In coppia: Maurizio Sala e Marco Marin insieme
(Gobbi/Bergamaschi)
«Il problema è che le priorità di questa giunta erano ben altre» rincara la dose l'ex olimpionico. Priorità che l'esponente elenca minuziosamente con una certa soddisfazione: «Una priorità per la giunta Zanonato- Ruffini è per esempio la festa per l'Indipendenza del Benin per cui sono stati stanziati 1 e 500 euro, 2500 sono andati invece per un torneo di calcio della Diaspora africana». «Leggendo tutto il lunghissimo elenco ci s'imbatte in voci paradossali- rincara la dose Marin-. Sono stati spesi 5 mila euro per corsi di lingua araba per minori e autoctoni. Invece d'insegnare agli stranieri l'italiano, si finanziano lezioni di lingua straniera, magari indirizzati ai non italiani».
«Checché ne dicano a palazzo Moroni, in questi anni le ore complessive dell'assistenza domiciliare sono diminuite - aggiunge -. In compenso il centrosinistra investe 2 mila euro per spiegare ai padovani come si festeggia la Pasqua in Romania o 1500 per il capodanno dello Sri Lanka». «I padovani devono sapere che in questi anni Zanonato e la sua giunta hanno stanziato migliaia e migliaia di euro in favore di associazioni che si occupano di immigrazione. Di queste quella più a destra è l'Arci» polemizza invece Saia che, dopo essere rimasto in disparte durante la prima parte della campagna elettorale, ora torna al centro della scena. «Dal momento che per l'integrazione dei nomadi il comune si appoggia all'Opera nomadi- conclude il Senatore-, questi signori dovrebbero spiegarci come mai ogni angolo del centro storico è occupato da qualche rom che chiede l'elemosina. Bisogna chiamare le cose con il loro nome: qui siamo di fronte ad un vero e proprio racket dell'accattonaggio davanti al quale in molti preferiscono girarsi dall'altra parte».
La risposta dell'Opera Nomadi di Padova è sempre uguale, come abbiamo risposto a Menorello (pdl) - Ex Assessore della Giunta Destro 1999/2004, rispondiamo anche al Senatore ed ex Vice Sindaco Maurizio Saia:
Dopo aver letto oggi sul "Corriere del Veneto" l'ennesima polemica contro di noi, innescata questa volta dal Senatore Maurizio Saia del Pdl exVice Sindaco della Giunta Destro (1999-2004) sopra citata, ci sentiamo in dovere di ribattere quanto segue: i Rom che chiedono l'elemosina a Padova non sono un numero così elevato, appartengono a gruppi itineranti non stanziali ed è molto difficile avvicinarli. Per tutte queste ragioni chiaramente non è stato possibile procedere ad un monitoraggio per poter avviare progetti di integrazione. Comunque, se si tratta di un "racket dell'accattonaggio" come pensa il Senatore Saia, non è certo compito della ns. associazione individuare i mandanti, ma spetta alle forze dell'ordine".
Per quanto riguarda il ns. lavoro a Padova e il ns. rapporto con la Giunta Zanonato, facciamo presente che abbiamo lavorato, sia per la scolarizzazione dei bambini Rom e Sinti, sia per la gestione delle aree nomadi comunali, anche con l'Assessore Marin della Giunta Destro oggi candidato Sindaco per il PDL.
Di seguito riportiamo la risposta alla polemica di un anno e mezzo fa di un altro componente del PDL.
I figli, seguiti dal ns. progetto di scolarizzazione attivo da anni (anche durante la Giunta Destro di centro-destra) in Convenzione con l'Assessorato ai Servizi Scolastici, frequentano regolarmente la scuola materna, elementare e media e alcuni anche le scuole superiori. Rimane problematico l'accesso alle risorse (lavoro autonomo o dipendente), a causa molto spesso dei pregiudizi esistenti.
Le loro richieste di poter finalmente mutare le condizioni di vita emarginanti e discriminanti, come possono essere quelle della vita in un campo nomadi, dopo essere state attentamente valutate, sono state accolte dall'Amministrazione Zanonato.
Per quanto riguarda la Convenzione annuale di € 38.500,00.= che servono per la gestione delle due aree nomadi da parte di 6 operatori, sono gli stessi importi annuali che venivano assegnati alla ns. associazione anche dalla Giunta Destro (della quale faceva il senatore Saia come Vicesindaco, il Dott. Marco Marin come Assessore al Sociale e anche l'avv. Menorello).
Questo importo per quanto ci riguarda, una volta superati i campi nomadi verrà risparmiato dall'Amministrazione Comunale perché non ci sarà più bisogno di gestione. Quanto costano e quanto sono costati i campi nomadi alle Amministrazioni Comunali in Italia in questi anni? Questi soldi potevano sicuramente essere spesi molto meglio così come sta facendo oggi, l'Amministrazione Comunale di Padova.
Il progetto di Padova per lo smantellamento dei campi e la sistemazione delle famiglie che hanno i requisiti in abitazioni, l'individuazione di piccoli terreni da acquistare da parte delle persone rimaste in via Longhin e soprattutto la realizzazione del "Villaggio della Speranza autocostruito" sono stati individuati come "buone pratiche" in Convegni Nazionali ed Europei per l'integrazione dei Rom e dei Sinti, tanto è vero che il Ministero della Solidarietà Sociale ha inserito proprio Padova tra le quattro città destinatarie del finanziamento statale del "Bando di inclusione sociale" a favore dei Rom e dei Sinti.
La contrapposizione, l'ostilità, l'emarginazione e il disconoscimento delle persone portano all'insanabilità, e alla radicalizzazione dei conflitti, la generalizzazione e la criminalizzazione nei confronti di tutto un popolo, come si sta facendo in questi giorni a causa di un grave ed efferato episodio accaduto a Roma, offre lo spunto anche al consigliere comunale avv. Menorello per etichettare tutti i Rom e i Sinti come persone indegne, indesiderate, anormali e addirittura rapitrici di bambini: infatti l'avv. Menorello tira in ballo la ricerca di Denise Pipitone avvenuta anni fa al campo di via Longhin senza specificare come sarebbe doveroso che la ricerca ha avuto un esito assolutamente negativo.
Ricordiamo inoltre che la Giunta Destro, spese € 250.000,00.= (come da Delibera Comunale dell'8 luglio 2002) per l'adeguamento degli impianti nel campo nomadi di via Lungargine San Lazzaro n° 2 e non certo per favorire l'integrazione degli ospiti ma per mantenere la logica del campo-ghetto, logica contro la quale la ns. associazione si batte ormai da anni. I campi nomadi vanno superati in quanto sono veri e propri ghetti senza servizi igienici adeguati, moderni campi di concentramento come sono stati considerati dall'Unione Europea.
Firmata ieri dal premier Silvio Berlusconi l'ordinanza che nomina il prefetto del capoluogo
â– Dopo Roma, Milano e Napoli, anche Torino e soprattutto Venezia avranno il loro commissario delegato per i campi nomadi. A gestire in Veneto «la grave situazione di alcuni insediamenti, caratterizzati da condizioni di degrado che mostrano un'incidenza negativa soprattutto su bambini e ragazzi », come sostenuto dal ministro dell'Interno Roberto Maroni, sarà il capo dell'ufficioterritoriale del Governo di Ca' Corner, che avrà il compito di coordinare gli interventi per passare, sostanzialmente, dai campi ai villaggi attrezzati.
Anche se per gli addetti ai lavori, né nella terraferma veneziana né nel resto del Veneto c'è un'emergenza. E anzi, il superamento dei campi nomadi è già un dato di fatto. Parlando appunto di fatti, sul tavolo comunque ne restano due. Da una parte il decreto firmato ieri mattina dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Che oltre a prorogare fino a dicembre 2010 il commissariamento a Milano, Roma e Napoli per concludere i progetti avviati, introduce la figura anche nei capoluoghi veneto e piemontese. A Venezia la carica diventerà operativa non appena sarà nominato, è ovvio, il nuovo prefetto che succederà a Guido Nardone.
Il tutto «in accoglimento delle richieste provenienti da quelle realtà regionali», precisa Maroni. Ma chi si occupa in Veneto proprio di queste realtà, si chiede dove sia quest'allarme sociale.
«Qui non c'è nessuna emergenza - esordisce Renata Paolucci, Opera Nomadi - anzi ci sono progetti di integrazione e riqualificazione avanzati come autocostruzione di alloggi, ristrutturazione dei campi o presenza di famiglie allargate su terreni di proprietà della famiglia stessa». E per quanto riguarda il degrado e la situazione dei minori? «Dico solo che il 95 per cento dei ragazzini delle realtà rom e sinti frequenta la scuola».
Nello specifico, nel Veneziano il campo sinti di via Vallenari si sta trasformando giorno dopo giorno in un - pur contestatisssimo - villaggio attrezzato.
A Padova, ad esempio, dei circa 400 rom e sinti vivono tra i campi di via Longhin (circa 55 residenti), via Tassinari con (8 roulotte) e una trentina di micro- insediamenti su terreni di proprietà.
A Treviso l'ultimo campo è stato sgomberato nel 2006 e quasi tutte le famiglie sinti sono sistemate in alloggi Ater nel quartiere popolare di via Bindoni.
A Vicenza restano un campo comunale in via Criccoli e una ventina di insediamenti provati. «Lì dove c'erano emergenze, le stiamo risolvendo » chiude Paolucci. â–

Il Naga apprende con soddisfazione la decisione del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia - Milano di sospendere lo sgombero di cittadini italiani di origine Sinti residenti, da generazioni, nel comune di Gambolò (PV).
“La decisione di sgomberare l’area in cui vivono i cittadini Sinti si fonda solo una volontà discriminante, non sussistono, in alcun modo i presupposti per un atto di questo tipo e il TAR di Milano, con l’ordinanza di sospensione dello sgombero, l’ha riconosciuto” afferma Pietro Massarotto presidente del Naga “Inoltre si ribadisce che, secondo la legge italiana e le norme internazionali, la protezione delle minoranze si sostanzia non solo in obblighi di natura negativa, ma anche in doveri di protezione e valorizzazione delle differenze” prosegue Massarotto.
Il Naga, da oltre vent’anni fornisce assistenza sanitaria, sociale e legale a cittadini stranieri, “Dover difendere in giudizio lo sgombero forzato di cittadini italiani da un Comune in cui risiedono da più di ottant'anni appare veramente paradossale. Tuttavia, ciò dimostra, una volta di più, che le attuali politiche repressive colpiscono tutti ed in particolare il soggetti più deboli”, conclude il presiedente del Naga.
Il Naga continuerà a svolgere attività di assistenza e di difesa dei diritti di tutti e si augura di non dover più ricorrere ad un Tribunale per fermare un provvedimento di sgombero senza alternative.
Renato Busich nuovo presidente dell'AnpiSabato 23 maggio, presso la sezione Pd Di Vittorio di Viterbo, presente il segretario organizzativo per Roma ed il Lazio Aladino Lombardi, si è riunito a congresso il Comitato Provinciale Anpi di Viterbo, per rinnovare il proprio organismo dirigente a seguito della morte del Presidente Biagio Gionfra.
Hanno portato i saluti: per il Pd, Christian Scorsi, coordinatore del II circolo territoriale, e, per l’Arci, il presidente del Comitato Provinciale Marco Trulli, che ha portato anche alcune copie di Morale della favola, la raccolta di foto e interviste sui partigiani del Viterbese di recente pubblicazione.
Il congresso è stato anche un momento di discussione e deliberazione, per approvazione unanime, in merito all’attualità, con la grave situazione politica che ci troviamo dinanzi, segnata da politiche di stampo razzista - culminate con la redazione del pacchetto sicurezza del governo Berlusconi - che un’associazione come la nostra non può che osteggiare con energia.
Tra l’altro, a dimostrazione che mentre qualcuno scrive pacchetti qualcun altro passa alle vie di fatto: a Roma, poche ore prima del nostro congresso, alle due del mattino, circa venti energumeni armati di mazze e bastoni facevano irruzione a villa Gordiani, al fine d’impedire alla comunità bengalese, alla quale va tutta la nostra solidarietà, i festeggiamenti del proprio capodanno, distruggendo le strutture in allestimento e mandando un ragazzo all’ospedale.
Per quanto riguarda la partecipazione di Berlusconi alle celebrazioni del 25 Aprile, di cui si è discusso nel congresso, il Comitato Provinciale Anpi esprime questa posizione: nell’illusione di mettere in imbarazzo l’attuale presidente del Consiglio, i dirigenti del Pd gli hanno in realtà fornito un assist, permettendogli di legittimarsi in una ricorrenza che questi ha sempre provocatoriamente snobbato, mettendone altresì a repentaglio il significato con la sua azione politica quotidiana.
Senza dubitare minimamente sul valore di quel partigiano e della banda in cui ha combattuto, non riusciamo a capire a cosa Berlusconi debba una così alta onorificenza, lo stesso Berlusconi che per l’occasione proponeva di cambiar nome della Festa della Liberazione in festa della libertà, svuotandola così di ogni contenuto antifascista, e che qualche settimana dopo tuonava: “L’Italia non sarà mai un paese multietnico”, come se non lo fosse già.
In sostanza, noi non crediamo che la celebrazione della Resistenza possa esaurirsi in un pur doveroso omaggio ai tempi che furono: occorre soprattutto combattere contro il razzismo e contro la fascistizzazione delle istituzioni, fenomeni che si manifestano qui e adesso.
Non ha granché senso per cui ricordare Auschwitz e in contemporanea avallare o giustificare le politiche xenofobe e le isterie anti-rom di oggi.
In conseguenza di ciò, chiediamo che anche l’Anpi prenda parte alla battaglia per lo scioglimento della Lega Nord, formazione politica che incita esplicitamente all’odio razziale, attraverso i suoi programmi e gli interventi pubblici dei suoi esponenti politici.
Per quanto riguarda il rinnovo dell’organismo dirigente, volendo conferire ruoli di responsabilità a sostenitori antifascisti, soprattutto giovani, che s’impegnino per la crescita dell’associazione, abbiamo integrato il nostro Consiglio Provinciale con i seguenti nomi: Letizia Corvi, classe 1980, studentessa lavoratrice di Orte; Guerrino Pizzi, classe 1968, di Canepina, e Anna Maria Sambuci, classe 1972, restauratrice di Vignanello.
Si tratta d’iscritte/i che da qualche anno svolgono un encomiabile quanto essenziale lavoro di tesseramento e che partecipano assiduamente alle nostre iniziative, in alcuni casi contribuendo anche alla loro realizzazione.
Per l’incarico di presidente del Comitato provinciale è stato invece eletto Renato Busich, nato nel 1920 a Orvieto (Tr) ma di origini triestine.
Il padre insegnava in un istituto religioso di Trieste quando, a causa della sua vicinanza agli ambienti modernisti, subisce un trasferimento punitivo negli ex territori del Pontificio, a Orvieto appunto.
La famiglia Busich si è definitivamente stabilita a Viterbo nel 1934. Renato si è avvicinato agli ambienti antifascisti durante gli studi universitari.
Nel periodo resistenziale ha fatto la staffetta partigiana per la banda Biferali, dove operava suo zio, il calzolaio Luigi Mearilli, consigliere comunale per i comunisti nel dopoguerra.
Nel 1946 è stato candidato alle comunali di Viterbo per la lista del Pci. Poi, per diversi anni, è stato titolare dell’edicola di via Roma, nel centro storico. Persona molto colta e poliglotta, ha svolto, tra l’altro, la professione di guida turistica.
Da sempre impegnato nella ricerca storica, il suo contributo più celebre è senza dubbio l’articolo Una croce sulla Cassia, accadde a Viterbo il 12 luglio 1921 (“Biblioteca e Società”, III, 1981, 4, pp. 9-14): la ricostruzione, a sessant’anni dai fatti, della sollevazione del popolo viterbese contro le camicie nere che volevano conquistare la città, con la toccante testimonianza di Edmund Czernin - di quei fatti vittima per tragico errore - rintracciato da Busich a Salisburgo.
Busich è stato fotografato per la mostra Morale della favola di Daniele Vita - e quindi inserito nell’omonima pubblicazione a cura di Marco Trulli (Roma, Purple Press, 2009) – e intervistato per il documentario Aspettando gli Alleati, Antifascismo e Resistenza nel Viterbese, di Giuliano Calisti e Francesco Giuliani (30’_dvd_Italia_2009).
Era dal 1994, con la morte di Alessandro Bonucci, che il nostro Comitato non aveva un Presidente di Viterbo. Con Busich, che ha conosciuto e frequentato tutti i grandi personaggi della Resistenza viterbese, l’Anpi riallaccia i legami con la storia della lotta partigiana locale.
I fatti: la notte scorsa circa 20-30 uomini hanno compiuto un vero e proprio blitz razzista nel noto parco sulla prenestina dove si stavano svolgendo i preparativi per il capodanno bengalese. Al grido “bengalesi di merda” il gruppo di razzisti, armati di mazze, è penetrato nei tendoni dove si stava allestendo la festa ed ha spaccato tutto quello che ha trovato.
Condanna immediata di Alemanno. “Condanno con fermezza il raid xenofobo che ieri ha colpito la festa del Capodanno Bangla ed esprimo la mia piena solidarietà alla comunità bengalese e alle vittime dell’aggressione. Mi auguro che gli inquirenti assicurino alla giustizia i responsabili di questo episodio il cui movente di intolleranza xenofoba appare evidente”. Bene le parole. Ma per l’ennesima volta diciamo: non basta più parlare, bisogna fermare i razzisti.
Già nel 2002 un gruppo di musicisti Sinti ha suonato presso il Teatro comunale di Gries -Galleria Telser, per raccogliere fondi in favore dei bambini colpiti dal terremoto in Molise. Il concerto di beneficenza del gruppo "U Sinto" è successivamente anche diventato un CD.
E’ la solidarietà che in momenti come questi dà la speranza – dicono i Sinti –una speranza che scaturisce da gesti concreti. E’ importante far sentire il nostro sostegno non solo attraverso la raccolta di soldi ma anche attraverso la musica Sinta - tzigana. Le canzoni dei Sinti parlano della vita errabonda, del viaggio ma anche del rifiuto secolare nei loro confronti, dell’amore, del movimento continuo, delle esperienze emotive forti e contrastanti, del calore del fuoco, del spazio all’aperto, dei “rumori” delle notti sotto le stelle
Il concerto al Teatro Cristallo di Bolzano, domenica 17 maggio 2009, dalle ore 20,30, sostenuto dall’Assessorato provinciale alla Famiglia ed alle Politiche Sociali è stata un’occasione per ascoltare la musica dei sinti ed aiutare con una donazione chi ne ha veramente bisogno. Tutti i soldi raccolti saranno consegnati alla Caritas di Bolzano e destinati a favore delle vittime del terremoto in Abruzzo.
Sono partner delle associazioni “Nevo Drom” e “U Giaven” per l’organizzazione della serata di beneficenzai musicisti sinti del Trentino Alto Adige, la Caritas di Bolzano, il Teatro Cristallo, il Comune e la Provincia autonoma di Bolzano - Assessorato alla famigila e politiche sociali. Non era previsto un biglietto, l’entrata era libera ad offerta.

è una città che si-CURA
Riflessioni e proposte sulle periferie interculturali
Roma, via Alberini (colli aniene) 14-17 maggio 2009
Tra le mura del centro e le corsie del Grande Raccordo Anulare, c’è un deserto. Un deserto di valori e di relazioni. E’ una città di tutti e di nessuno, una città di identità che non si incontrano, una città senza parole, insicura.
Il deserto, appunto. Dove l’altro è un nemico, da picchiare o da derubare. Quartieri in cui si abita ma non si vive. Condomini in cui si ‘ciatta’ con il mondo ma non si conosce il vicino di casa.
Il deserto genera razzismo. Le aggressioni nei confronti di cittadini immigrati sono in aumento e spesso purtroppo gli autori rimangono impuniti. Il deserto genera anche paura. Un quartiere senza relazioni fa paura.
A Colli Aniene, in Quinto Municipio, per quattro giorni si parlerà di questo. Senza verità in tasca, ma con la necessità di trovare al più presto la CURA. Partendo dal confronto tra soggetti diversi e dalle potenzialità, dalle piccole oasi nel deserto. Dai luoghi abbandonati che possono trasformarsi e generare relazioni sociali, dialogo e convivenza.
Mosaici Comunicazione e il cantiere sociale Decolliamo
ORGANIZZANO:
La città SICURA
è una città
che SI-CURA
Riflessioni e Proposte
Per un quartiere
interculturale
Via Alberini, (Colli Aniene) 14-15-16-17 maggio 2009
inizio lavori, presentazione del seminario
‘VIVERE LE PERIFERIE, ABITARE LE RELAZIONI’
LA PERIFERIA ROMANA TRA PASSATO PRESENTE E FUTURO
-IL DESERTO OLTRE LE MURA
-moderatore Carlo MoccaldiA.Medici (vicepres. V Municipio) Dialogo e convivenza nel V municipio,
A. Virgili conflitti e identità _S. Paoluzzi _P. Bochicchio “Memoria delle periferie”
Rappresentante Comunità Rom Nedzib e Dragan “Colli Aniene: Vivere oltre il cavalcavia”
P. Vitale Comitato popolare per la lotta della casa “La situazione dell’emergenza abitativa nel V municipio”_F. Manujibeya (Mosaici) Razzismo e xenofobia nelle periferie romane
Osservatorio Razzismo “Casi di violenza in periferia”
Ore 18.00 presentazione mostra fotografica ‘l’Italia Accanto’
-Banco informativo: “Io non ho paura”.
- Cena Sud Americana
OASI E MIRAGGI
F. Manujebeya l’esperienza delle consulte”
Rappresentante comunità latino americana “L’accoglienza di Roma oggi”
Rappresentante comunità marocchina “L’esperienza della convivenza nell’emergenza abitativa”
T. Kuzik “Una piccola Kiev a Ponte Mammolo, l’aggregazione della comunità ucraina attraverso il mercato” C. Moccaldi l’integrazione nel condominio
PROIEZIONI, MUSICHE E SPETTACOLO
Gruppo percussioni Tor Sapienza Musica balcanica Alessandro menestrello vu’ Cumprà
Proiezione del documentario: “Colli Aniene: Percorsi di periferia”
LA CURA DELLA CITTA’ SICURA
LUOGHI, INCONTRI, RELAZIONI
R. Mastrantonio (VII Municipio)
G. Rocca “Arte e integrazione”
L. Carocci, “progetto Mediazione sociale” Sos Razzismo: “L’integrazione attraverso le banche del tempo” C. Moccaldi “la convivenza possibile, la cura attraverso i luoghi di incontro”
A. Virgili “Le “Romano Pijats” laboratorio di dialogo interculturale”
Conclusione: A. Medici (V Municipio) “Punto della situazione e nuove prospettive. Da dove ripartiamo?”
Ore 18.00 esposizione dell’artigianato Rom
Ore 20.00 musiche del mondo intorno al fuoco
IL PROGRAMMA AGGIORNATO è DISPONIBILE SUL SITO http://www.piazzavittorioweb.it/




I lavori del seminario partiranno dai risultati della ricerca scientifica presentati nel volume dell’Opera Nomadi “I rom e l’abitare interculturale. Dai torrenti ai condomini” pubblicato nel mese di marzo 2009 dalla casa editrice Franco Angeli.
Il lavoro di ricerca e la pubblicazione sono stati realizzati come azioni di un progetto dell’Opera Nomadi di Reggio Calabria ( l’abitare interculturale) finanziato dall'Ufficio Nazionale Antirazzismo (UNAR) in seguito all’aggiudicamento di un bando nazionale e realizzato in partenariato con l'Università degli Studi di Messina - Dipartimento di Sociologia "V. Pareto", l'Opera Nomadi Lazio, la rete europea REVES e il Dr Petronio.
La ricerca realizzata ha avuto l’obiettivo di valutare l’efficacia del modello dell’equa dislocazione proposto dai rom stessi mettendo a confronto i livelli di inclusione/esclusione delle famiglie rom che ancora vivono concentrati nei ghetti e di quelle che abitano dislocati nei condomini.
I dati dello studio condotto su un totale di 500 famiglie residenti nelle città di Reggio Calabria e di Roma ( 250+250) hanno dimostrato che i rom dislocati hanno raggiunto un livello di inclusione sociale più alto rispetto a coloro che sono invece costretti a vivere concentrati.
L'indagine, oltre a verificare l'efficacia del modello abitativo dell'equa dislocazione e quindi del mix etnico-sociale, ha messo in evidenza la necessità di sviluppare una nuova politica abitativa fondata sul coinvolgimento diretto dei rom e sul concetto di abitare legato alla qualità dell'ambiente abitativo quale ambito di relazioni fondamentali per l’inclusione sociale.
Per contestualizzare la ricerca nel volume sono state illustrate le condizioni di esclusione abitativa dei rom a Reggio Calabria e a Roma mettendo in evidenza le loro iniziative sociali volte a superare questa situazione. In particolare nel libro si ricostruisce il lungo e faticoso percorso di contrasto all'emarginazione con il quale una parte dei rom di Reggio Calabria è riuscita con l’aiuto dell’Opera Nomadi a passare dalle baracche di cartone costruite nei letti dei torrenti (negli anni Cinquanta) alle abitazioni nei condomini (degli ultimi anni).
Partendo da questo lavoro l'obiettivo del seminario sarà quello di affrontare la questione abitativa mettendo in comunicazione tutti i soggetti coinvolti a diverso titolo in questo tema delicato ed evidenziando i limiti dell’attuale politica della casa, i bisogni inevasi ed un nuovo concetto di abitare .
La questione abitativa dei rom verrà affrontata all’interno del tema generale della casa che interessa ormai una larga fascia della popolazione.
Pertanto al seminario interverranno oltre alle istituzioni e agli operatori sociali gli abitanti rom e non rom e gli argomenti del seminario saranno: la nuova proposta di legge regionale sulla casa, i quartieri ghetto, lo sviluppo futuro della politica della casa con le relative ricerche e proposte operative .
(ASCA) - Roma - Il governo italiano ''sta calpestando i diritti dei rom fallendo tutte le politiche di integrazione per i nomadi''. E' questa la principale posizione emersa dal primo congresso nazionale Rom e Sinti che si svolge nella sala auditorium dell'Unicef. L'obiettivo del congresso e' la realizzazione di un ruolo attivo e partecipante nelle politiche sociali e istituzionali dei Rom e dei sinti, attraverso il riconoscimento della minoranza linguistica, la diffusione della conoscenza della cultura rom e sinta, l'affermazione della cultura della legalita' e il superamento di ogni forma di discriminazione.
In una mozione che sara' votata domani dal congresso si attacca esplicitamente il ministro degli esteri, Franco Frattini, per alcune dichiarazioni rilasciate quando era commissario europeo per la giustizia e la liberta'. ''Quello che si deve fare e' semplice - ricorda la mozione citando Frattini - si va in un campo nomadi a Roma, ad esempio sulla Cristoforo Colombo, e a chi sta li' si chiede: tu di che vivi? se quello risponde: 'non lo so', lo si prende e lo si rimanda in Romania. Cosi' funziona le direttiva europea.
Semplice e senza scampo''.
Critiche anche alla gestione del problema campi nomadi nella Capitale sono arrivate anche dall'assessore al bilancio della Regione Lazio, Luigi Nieri, secondo cui ''la giunta Alemanno sta calpestando i diritti dei Rom con sgomberi indiscriminati. Dobbiamo pero', allo stesso tempo, prendere atto che in questi anni le politiche per i nomadi, in questa citta', sono state tutte fallimentari. La sicurezza e l'integrazione si garantiscono attraverso l'offerta di una soluzione abitativa vera''. Da mesi ''stiamo assistendo increduli a una escalation razzista e xenofoba che ha visto voi Rom e Sinti oggetto di trattamento normativo e pratico inqualificabile. In Italia esiste un problema sicurezza - ha aggiunto Nieri -. Ma a rischio sono gli immigrati oggetto ogni giorno di aggressioni e di violenze''. Sul tema dei campi nomadi si e' espresso anche Luigi Camilloni, presidente dell'osservatorio sociale. ''Giusta, condivisibile ed opportuna la chiusura dei campi nomadi perche' non possono essere delle soluzioni definitive al problema abitativo dei rom e l'unica via dignitosa e' appunto quella di chiuderli tutti''. Ma ''basta sopratutto con la politica dello struzzo, bisogna avere il coraggio a due mani per iniziare a dare un'alternativa alle reali condizioni di vita dei nomadi, cosa che finora e' mancato per ipocrisia generale''.
La distruzione della baraccopoli Bacula (Photoviews)
MILANO - La sintesi è: lavoro e casa ai rom. Ora, ci sono distinguo e chiarimenti da fare, e che faremo. Ma l’incontro, ieri, tra il prefetto e il sindaco ha inaugurato la nuova fase della gestione della questione-rom dopo la fase degli sgomberi. Per chi se lo merita, offre garanzie, ha voglia di cambiar vita — e secondo le istituzioni sarà naturalmente un cambiamento in meglio —, ci sarà «un percorso assistito di avviamento al lavoro ». E ci sarà la possibilità di «avere un’abitazione », abitazione la cui ricerca le istituzioni affideranno al terzo settore, «specie quello cattolico». Dunque si girerà nel circuito delle parrocchie e delle associazioni.
Soddisfatto il prefetto Gian Valerio Lombardi per l’esito dell’incontro di ieri pomeriggio a Roma con il ministro dell’Interno Roberto Maroni. In agenda l’attività svolta come commissario straordinario per l’emergenza rom: il lavoro svolto e quello programmato. La buona notizia: il ministero conferma i 10 milioni di euro stanziati per la sistemazione dei campi rom milanesi. Entro una settimana circa, infatti, il Comune presenterà il progetto per lo snellimento e la riqualificazione di una decina di campi autorizzati. Obiettivo: dimezzare il numero degli occupanti, smistarli in altre strutture, creare fognature e servizi necessari ai campi. Infine sarà creare anche un’area di sosta e transito. Saranno accompagnati e assistiti quei rom che desiderano cercare una soluzione abitativa diversa.
Paolo PadoinFoglio illustrativo delle attività del Coordinamento Nazionale dell'Opera Nomadi