Romano Lil - Rom, Sinti e Camminanti in Italia

venerdì, 22 maggio 2009

/Amnesty International a Ue:Ddl Italia discrimina i rom

di Apcom
"Bruxelles condanni obbligo registrazione dei senza fissa dimora"
Bruxelles, 15 mag. - Amnesty International ha scritto una lettera alla Commissione Ue per chiedere che intervenga contro l'Italia per alcune misure del ddl sicurezza che vengono giudicate come "discriminatorie" nei riguardi delle minoranze, e in particolare delle comunità rom e sinti. Nel mirino dell'organizzazione ci sono, in particolare, le nuove disposizioni secondo cui le persone che non vivono in una casa in regola con tutti i permessi edilizi e di sicurezza (come spesso i richiedenti asilo), o che vivono in roulotte e caravan (come i nomadi), verranno cancellate dai registri comunali dei residenti e iscritti in uno speciale registro dei senza fissa dimora, gestito dal inistero degli Interni. Amnesty International è particolarmente preoccupata per il fatto che la residenza nel territorio di un comune è "una precondizione per ottenere accesso alle cure sanitarie, all'assistenza sociale, all'istruzione e all'esercizio del diritto di voto nelle elezioni locali, nazionali ed europee. Queste misure colpirebbero in particolare e in maniera sproporzionata la comunità rom, configurando quindi, secondo l'organizzazione, "una discriminazione diretta o indiretta in base all'origine razziale o etnica, in violazione delle leggi nazionali e del diritto comunitario". La Commissione europea è quindi chiamata a "condannare queste nuove disposizioni come potenzialmente discriminatorie", a "monitorare strettamente il processo legislativo" in Italia, e a "fare tutti i passi necessari per garantire che il principio di non discriminazione sia rispettato come prevedono il diritto internazionale ed europeo". In una nota, Nicolas Beger, direttore dell'Ufficio europeo dell'organizzazione, afferma che le disposizioni sotto accusa "non solo violano il diritto comunitario, ma mettono a rischio i più vulnerabili nella società", perché "potrebbe essere impedito loro l'accesso alle cure sanitarie e all'istruzione". "L'Ue non può trascurare la creazione di politiche di tipo razziale in nessuno dei suoi Stati membri, e deve tenere d'occhio attentamente il processo legislativo", conclude Beger.

scritto da: romesinti alle ore 21:47 | link | commenti
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martedì, 05 maggio 2009

FEDERAZIONE ROM E SINTI, GOVERNO CALPESTA I NOSTRI DIRITTI

 (ASCA) - Roma - Il governo italiano ''sta calpestando i diritti dei rom fallendo tutte le politiche di integrazione per i nomadi''. E' questa la principale posizione emersa dal primo congresso nazionale Rom e Sinti che si svolge nella sala auditorium dell'Unicef. L'obiettivo del congresso e' la realizzazione di un ruolo attivo e partecipante nelle politiche sociali e istituzionali dei Rom e dei sinti, attraverso il riconoscimento della minoranza linguistica, la diffusione della conoscenza della cultura rom e sinta, l'affermazione della cultura della legalita' e il superamento di ogni forma di discriminazione.

In una mozione che sara' votata domani dal congresso si attacca esplicitamente il ministro degli esteri, Franco Frattini, per alcune dichiarazioni rilasciate quando era commissario europeo per la giustizia e la liberta'. ''Quello che si deve fare e' semplice - ricorda la mozione citando Frattini - si va in un campo nomadi a Roma, ad esempio sulla Cristoforo Colombo, e a chi sta li' si chiede: tu di che vivi? se quello risponde: 'non lo so', lo si prende e lo si rimanda in Romania. Cosi' funziona le direttiva europea.

Semplice e senza scampo''.

Critiche anche alla gestione del problema campi nomadi nella Capitale sono arrivate anche dall'assessore al bilancio della Regione Lazio, Luigi Nieri, secondo cui ''la giunta Alemanno sta calpestando i diritti dei Rom con sgomberi indiscriminati. Dobbiamo pero', allo stesso tempo, prendere atto che in questi anni le politiche per i nomadi, in questa citta', sono state tutte fallimentari. La sicurezza e l'integrazione si garantiscono attraverso l'offerta di una soluzione abitativa vera''. Da mesi ''stiamo assistendo increduli a una escalation razzista e xenofoba che ha visto voi Rom e Sinti oggetto di trattamento normativo e pratico inqualificabile. In Italia esiste un problema sicurezza - ha aggiunto Nieri -. Ma a rischio sono gli immigrati oggetto ogni giorno di aggressioni e di violenze''. Sul tema dei campi nomadi si e' espresso anche Luigi Camilloni, presidente dell'osservatorio sociale. ''Giusta, condivisibile ed opportuna la chiusura dei campi nomadi perche' non possono essere delle soluzioni definitive al problema abitativo dei rom e l'unica via dignitosa e' appunto quella di chiuderli tutti''. Ma ''basta sopratutto con la politica dello struzzo, bisogna avere il coraggio a due mani per iniziare a dare un'alternativa alle reali condizioni di vita dei nomadi, cosa che finora e' mancato per ipocrisia generale''.


scritto da: romesinti alle ore 21:41 | link | commenti
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lunedì, 20 aprile 2009

Diritti umani, l’UE ammonisce duramente l’Italia

In un paese civile le critiche dovrebbero essere costruttive in Italia invece...

Ad essere criticate, ancora una volta, sono le istituzioni politiche italiane. Per Hammarberg, commissario del Consiglio d'Europa per i Diritti Umani, “le autorità dovrebbero condannare in modo più fermo tutte le manifestazioni di razzismo o di intolleranza e assicurare una applicazione efficace delle legislazioni contro le discriminazioni.” Come se questo j'accuse non fosse già ampiamente disdicevole, il commissario chiede che i vari gruppi etnici siano meglio rappresentati sia all'interno delle varie forme di rappresentanza democratica che nelle forze di polizia. Viene, inoltre, richiesta l'istituzione di un organismo nazionale indipendente che protegga in maniera più continua i diritti umani. Particolarmente significativa la critica sulla situazione dei rom in Italia: “ C'è un persistente clima di intolleranza contro di loro e le loro condizioni di vista sono ancora inaccettabili in molti dei campi che ho visitato”, aggiungendo comunque che “Le buone pratiche a livello locale esistono e dovrebbero essere più diffuse.” E' stato ribadita la profonda preoccupazione sull'utilizzo dello strumento dei censimenti nei campi rom e sinti, azione questa che desta nell'UE (in Italia l'opinione pubblica dorme già da tempo) non pochi dubbi sulla compatibilità con gli standard europei che regolano la raccolta e il trattamento dei dati personali. Il commissario chiede a gran voce, alle autorità competenti, di creare meccanismi consultivi per rom e sinti, esclusi fino ad ora dalla vita politica e sociale. Facendo in tal modo si eviterebbe di mandarli via senza offrire loro una valida alternativa abitativa. Oltre a ribadire l'importanza dell'istruzione scolastica per rom e sinti, Hammarberg spera che “il nuovo piano di azione per il welfare e le misure di integrazione venga presto applicato e che le autorità realizzino prontamente il loro annuncio a ratificare senza riserve la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla nazionalità, che porterebbe soprattutto benefici ai bambini rom che di fatto non hanno alcuno statuto.” Come ciliegina sulla torta il commissario ha ribadito la sua forte critica al decreto legge sulla sicurezza, soprattutto per le sue possibili ripercussioni sui diritti degli immigrati. “Criminalizzare gli immigrati è una misura sproporzionata che rischia di fomentare ulteriori tendenze discriminatorie e xenofobe nel paese. I recenti provvedimenti introdotti dal Senato che consentono al personale medico di denunciare alla polizia gli immigrati irregolari che accedono al servizio sanitario è profondamente ingiusto e potrebbe ulteriormente marginalizzare gli immigrati.” Il consiglio d'Europa è inoltre preoccupato da una serie di rimpatri forzati verso la Tunisia di alcune persone che rischiano di essere torturati nel loro paese di provenienza, “l'Italia ha ignorato le misure vincolanti temporanee richieste dalla Corte Europea dei diritti dell'Uomo per interrompere le deportazioni, mettendo così a serio rischio l'efficacia del sistema europeo dei diritti umani.” L'unica nota positiva in questa pessima nota del commissario sembra essere la positiva valutazione sia dell'adozione dei programmi di educazione interculturale che della decisione di ratificare la Convenzione del Consiglio d'Europa sull'azione contro il traffico di essere umani e lo sviluppo di un programma nazionale sui minori stranieri non accompagnati. Meno male che almeno su due cose riusciamo ad essere al passo con gli altri paesi civili.


scritto da: romesinti alle ore 19:26 | link | commenti
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mercoledì, 08 aprile 2009

DIRITTI. A Roma la Giornata Mondiale dei Rom e Sinti per superare i campi nomadi "ghetti"

07/04/2009 - 13:28

Oggi è la Giornata mondiale di Rom e Sinti per ricordare che l'8 aprile del 1971 a Londra i Rom di tutto il mondo si sono riuniti in un congresso mondiale ed è stato l'inizio di tante iniziative e di altri 7 congressi mondiali. La sala Protomoteca del Campidoglio, a Roma, ha ospitato la celebrazione di questa giornata facendo dialogare rappresentanti delle associazioni, delle istituzioni e delle comunità rom, per riflettere sulle condizioni in cui oggi, in Europa, ma soprattutto in Italia, vivono queste minoranze.

Dopo aver osservato due minuti di silenzio, in solidarietà alle vittime del terremoto in Abruzzo e per tutte le vittime del razzismo e della discriminazione, si è preso di petto il tema clou della giornata: la realtà dei campi nomadi in Italia è disumana e ghettizzante; non solo non vengono rispettati i diritti fondamentali dell'uomo ma non si permette una vera integrazione di queste minoranze nella società civile, anzi si esalta la percezione del rom come "diverso e pericoloso".

"In Italia non c'è un problema rom, ma una questione rom. Il problema è il razzismo - ha dichiarato Salvatore Bonadonna, ex assessore della Regione Lazio e presidente del Consiglio di Garanzia del PRC - Ad esempio nel nostro Paese ci sono e ci sono sempre state leggi che prevedono il diritto alla casa per tutti. E invece noi abbiamo la segregazione nei campi nomadi che, inevitabilmente, favorisce la delinquenza sia nella popolazione italiana, sia in quella rom. La vera battaglia che dobbiamo portare avanti è quella per la cittadinanza".

La proposta che arriva da più voci che hanno parlato a nome della comunità rom è quella di costruire case popolari per quelli che ora vivono nei campi nomadi, oppure riabilitare vecchi edifici, terreni dismessi o appartamenti che sono semplicemente vuoti.

"Oggi siamo qui tutti insieme per un obiettivo comune - ha spiegato Anna Pizzo, Consigliere regionale della Regione Lazio - quello di superare gli stereotipi, soprattutto in questa fase storica che vede i rom al gradino più basso della società. Questa è una vera e propria emergenza. Fino a qualche anno fa - ha ricordato il Consigliere regionale - tutte le decisioni che riguardavano i rom venivano prese sempre sotto la scusa del provvisorio. Ma questo ha portato alla creazione di veri luoghi di detenzione definitiva e quando è venuta meno anche questa falsa coscienza del provvisorio si è avviata la catastrofe: è venuta fuori un'attitudine della politica, che poi si è radicata negli italiani, a considerare il rom come un nomade da mandare via".

"Io ho fatto un mio censimento - ha detto Anna Pizzo - ed ho constatato che la situazione di questi campi è emergenziale. Da consigliera regionale credo che si possa fare una legge che equipara i piccoli terreni a riscatto per far si che chi non vuole far domanda per la casa popolare possa investire su questi terreni".

Dalla Giornata di oggi dunque è emersa la convinzione, da parte delle associazioni che lavorano per l'integrazione delle comunità rom e da parte delle istituzioni, che i campi nomadi non siano il modo giusto per accogliere queste minoranze, ma solo un modo per segregarle ancora di più e alimentare la paura nella popolazione italiana.

Leggete anche :  l'8_aprile__Romano_dives__giorno_del_popolo_rom

e Firenze a teatro per conoscere

venerdì, 03 aprile 2009

«Alemanno faccia chiarezza sulla memoria: le Foibe furono un’altra cosa»

di Paola Natalicchio
Scarpe comode, impermeabile scuro, berretto in testa. Piero Terracina, 81 anni, ancora una volta non si risparmia. E torna a camminare in mezzo agli studenti lungo i campi di sterminio in cui fu deportato ancora adolescente, in occasione del viaggio della memoria organizzato dal presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti. «Lo sai che sono stato qui anche la scorsa settimana? Con i ragazzi della provincia di Viterbo», racconta, fermandosi un attimo e allargando le braccia, mentre guadagna una panchina in cui prendere fiato, a pochi metri dall’ingresso del campo di Auschwitz.


«Mi hanno liberato a pochi metri da qui, era il 27 gennaio del 1945. Arrivavo dal vicino campo di Birkenau, dove ero stato per otto mesi e dove è morta tutta la mia famiglia. I tedeschi l’avevano abbandonato da pochi giorni, perché i soldati russi erano alle porte. Così mi sono nascosto, aspettando che arrivasse qualcuno», dice. E indica uno dei padiglioni rossi sullo sfondo, oggi adibiti a museo, dove intanto gli studenti entrano in fila di due. «Bevevo acqua pressando la neve e aspettavo che arrivasse qualcuno. Circondato da pochi sopravvissuti e molti cadaveri. Poi finalmente si aprì la porta e vidi un soldato. Quello che salvò Primo Levi era a cavallo. Il mio, lo ricordo ancora, era tutto vestito di bianco». Prende fiato, dopo una sveglia all’alba, una mattinata sotto la pioggia insieme al gruppo di 240 studenti e 60 docenti che lo segue fedele da due giorni, come fosse un pastore: lungo le vie di Cracovia, in sinagoga, nei padiglioni, davanti ai forni crematori, nei corridoi del Novotel, fin davanti all’ascensore.


Il no ad Alemanno «Sono un po’ stanco», sussurra, alzando appena le sopracciglia grandi e disegnando un sorriso gentile, che sembra spettinare un attimo la barba curata in ogni minimo dettaglio. È qui che si toglie il berretto, come a chiede scusa. E lo ripete ancora: «È vero. All’ultimo viaggio del Comune di Roma non sono venuto. Con il sindaco Alemanno proprio non era possibile. Non lo vedi che bel clima c’è adesso?». Poi inclina la testa, si sfiora il mento, si tocca la fronte. Prova ad argomentare, pesando le parole con prudenza, ma senza ipocrisia. «Certo, ha fatto qualche passo avanti rispetto al passato, non lo nego. Ma a me non basta. Devo essere convinto al 100% e ancora non lo sono. Mi manca un pezzo: il ripudio assoluto del passato». Quel viaggio mancato, un po’ ancora gli brucia. Per il timore, timido, di aver tradito i ragazzi. «Non vengo qui per me. Non sono masochista. Tornare qui, parlare di quello che mi è successo, mi fa male. Ma vedo che a loro serve». Solo che allora, nonostante questo, ha passato la mano. «Quando Alemanno tornò da Auschwitz, lessi le sue dichiarazioni ed erano molto belle. Subito dopo, però, ha nominato un delegato alle memorie. Plurale. E poi ha organizzato quel viaggio alle Foibe. Dove però non si è fermato neanche alla risiera di San Saba. Erano 5 chilometri di distanza, in fondo».

Le Foibe e la Shoah Sulle foibe, però, non è solo questo. «Io contesto la comparazione che viene proposta, in questo modo, tra Foibe e Shoah, che sono eventi completamente diversi. Lo sono nei numeri. I cinquemila morti delle Foibe sono cinquemila vite umane perse e, quindi, cinquemila tragedie. Ma rispetto ai sei milioni di morti nei campi di sterminio nazisti, la cosa è diversa. E lo sono per ragioni politiche. La Shoah è stato un evento a cui l’Italia fascista ha dato il suo notevole contributo ed è stata l’istituzionalizzazione dello sterminio di chi si riteneva diverso. Gli ebrei, i Rom e i Sinti e così via. Le Foibe sono un fatto assolutamente condannabile, non giustificabile, ma plausibile e spiegabile se pensiamo a quello che hanno fatto i fascisti italiani in quei territori. Ci furono perdite, vessazioni. Le origini di quell’evento si possono capire». Quella verso il sindaco non è una preclusione ideologica. E per spiegarlo Terracina usa l’esempio più efficace. «Con Gianfranco Fini è diverso. L’ho incontrato, gli ho anche stretto la mano, quando è venuto in visita alla comunità ebraica di Roma e quando sono stato da lui alla Camera, lo scorso settembre, per il settantesimo anniversario delle leggi razziali. Lui sta facendo un percorso, anche recentemente lo ha continuato. E io lo rispetto. Intendiamoci, per me è un avversario. Ma non un nemico. Alemanno, però, è un’altra cosa».

La sua storia Gli occhiali grandi e marroni. Quella voce, poi. Con un nodo alla gola perenne. Eppure ferma, decisa. E le parole eleganti, d’altri tempi, che usa con i ragazzi come un pifferaio magico con le rughe. Capace di incantarli, togliere il fiato e strappare applausi in una sala d’albergo gremita come quella di domenica sera. «Il mio abisso verso il campo di sterminio è iniziato nel 1938, con le leggi razziali. Abitavo a Roma, nel quartiere Monteverde, con i miei genitori, i nonni, i miei tre fratelli e mia sorella. Andavo a scuola pubblica, ma mi dissero che dovevo cambiare. Persi tutti gli amici. Fu il mio primo, grande dolore». Ne seguirono, di lì a poco, molti altri. «Con l’ingresso in guerra, nel ’40, mio padre iniziò a perdere il suo lavoro, come rappresentante di commercio. Iniziammo a vivere tra mille difficoltà». Poi arrivò il 16 ottobre del 1943, gli arresti degli ebrei in tutta Roma. «Quella volta la scampammo. Ero al tabaccaio, a comprare le sigarette per mio padre. Lui ebbe una soffiata. Venne a prendermi e ci nascondemmo da amici».

Poi, però, il 7 aprile del 1944, l’agguato. «Una spia indicò alle SS dove eravamo nascosti. Arrivarono alle nove di sera, davanti alla porta, armati fino ai denti. Non fu possibile opporre nessuna resistenza».

Prima il carcere, allora. Poi, un viaggio che passa per Fossoli, Monaco, fino all’arrivo a Birkenau. «Arrivammo stremati. Separarono subito me e i miei fratelli da mia madre e mio nonno. Che andarono a morire nelle camere a gas. Polvere e cenere. Negli otto mesi successivi, rividi mia sorella una sola volta. Poi persi anche mio padre e i miei tre fratelli. Quando tornai a Roma, nel dicembre del ’45, dopo essere stato in ospedale per mesi e poi arruolato nell’Armata Rossa, ero rimasto solo». E poi? «Poi si ricomincia. Sono stato molto fortunato, sai?». Molto fortunato. Dice davvero così. «Non mi sono mai sposato, ma ho lavorato con soddisfazione, fino a diventare dirigente in un’industria di bottoni. E poi eccomi qua, in mezzo ai ragazzi».
pnatalicchio@unita.it


sabato, 21 marzo 2009

Rom criminali, la discriminazione italiana

L'Onu accusa il governo italiano di alimentare un clima xenofobo che rende difficili l'inserimento nel mondo del lavoro dei cittadini rumeni
Il rapporto dell'ILO (Organizzazione Internazionale per il Lavoro) parla chiaro: l'Italia è un paese in preda della xenofobia.
Il forte clima di intolleranza razzista alimentato dal governo italiano – sostiene l'Onu – causa grosse discriminazioni per gli immigrati in cerca di lavoro.

È soprattutto l'etnia rom ad essere maggiormente danneggiata dalla retorica aggressiva dei leader politici italiani. I rom sono spesso associati alla criminalità, così politica e media alimentano il sentimento di ostilità dell'opinione pubblica.

Il clima di odio si riflette anche sull'accesso al mondo del lavoro e sugli standard minimi di sicurezza. I cittadini rom non vengono assunti e chi lo fa, li tratta come carne da macello, violando tutti i diritti dell'uomo e del lavoro.

La discriminazione in Italia c'è e va combattuta – come ammette Oliviero Forti, responsabile Caritas - soprattutto in un settore delicato come quello del lavoro.

Il Ministro degli Esteri Frattini accusa l'Onu di presentare rapporti falsi ed esprime forte indignazione per le calunnie. Secondo il governo, quelle presentate sono informazioni non dimostrate e non rappresentano un atto ufficiale dell'Ilo, ma soltanto delle ipotesi al vaglio dell'organizzazione.

Secondo il Ministero degli Esteri, l'Italia è in prima linea nel sostegno agli immigrati, avendo salvato la vita di migliaia di clandestini, a cui sono state garantite tutte le cure necessarie.

La Farnesina è convinta che il rapporto sia stato “sollecitato” da alcuni esponenti dell'Italia all'estero. Rapporto oltremodo falso, dato che l'Italia riconosce di dovere obbedienza alle regole europee internazionali sulle questioni del lavoro.


scritto da: romesinti alle ore 08:34 | link | commenti
categorie: politica, unione europea, intolleranza, articoli nazionali
giovedì, 12 marzo 2009

Napoli: La rom di Ponticelli non voleva rapire la bimba

Dubbi sulla condanna della rom: interviene anche il Consolato Usa
"Angelica è innocente, rivedete il caso"
Giuseppe Porzio
Gli atti non sono mai stati tradotti nella lingua madre e l´imputata non capisce l´italiano
La difesa: la nomade non ha rapito la neonata
Chi l´accusa ha già mentito
 
Non è certo se il suo nome sia Angelica o Maria. Quel che per il Tribunale dei minori è certo, è che la giovane nomade di origini rumene e dai troppi alias cercò di rapire una neonata. La rom è stata condannata, in primo grado, a 3 anni e 8 mesi. Una sentenza che però non ha affatto chiuso il caso, tanto da far scendere in campo, per chiedere che sia fatta chiarezza, riaperto il caso, l´Union Romanì (organismo internazionale per la salvaguardia dei diritti delle comunità rom), oltre all´Opera Nomadi e a Soccorso legale, che denunciano «violazioni dei diritti umani» e la «palese condanna mediatica di una innocente». Accanto a loro la Comunità di Sant´Egidio, Mani Tese, il Comitato napoletano per i rom, l´Osservazione e i gruppi Everyone e "Chi rom chi no". Ma il caso è ora anche all´attenzione del Consolato generale americano, che ha chiesto gli atti del processo. Della questione si interessa pure la senatrice Pd Annamaria Carloni, che farà un´interrogazione parlamentare. I fatti risalgono alla sera del 10 maggio. Per come l´hanno ricostruita gli inquirenti (tesi sposata dal Tribunale), Angelica si sarebbe introdotta in un appartamento di Ponticelli, avrebbe afferrato la bimba seduta in un dondolo e tentato la fuga, fermata sul pianerottolo dalla mamma della piccola rapita, poi rincorsa e quasi linciata dai familiari della donna. Un episodio che innescò la cacciata dei rom dalle baraccopoli di Ponticelli anche con raid incendiari. Angelica, 16 anni compiuti a novembre scorso, è stata condannata per sequestro di persona. La sentenza è del 15 gennaio. Otto mesi sono trascorsi tra indagini e dibattimenti, nel corso dei quali la ragazzina ha sentito pronunciare le accuse formulate nei suoi confronti senza comprenderle, perché solo di recente - come testimoniato da una mediatrice culturale di Nisida - avrebbe cominciato a masticare un po´ d´italiano. Né gli atti sono mai stati tradotti in lingua madre, dando così la possibilità all´imputata di scegliersi il rito. Angelica è stata inoltre giudicata senza che le fosse concesso il gratuito patrocinio di un avvocato (che l´ha comunque assistita gratuitamente), perché per i giudici « «potrebbe avere dei capitali in patria». Ed è stata condannata senza la concessione di alcuna attenuante, a causa di un precedente per furto che all´epoca del dibattimento non era passato in giudicato. Ma sono altri gli elementi sui quali la difesa invoca chiarezza. Su tutti, il fatto che l´episodio è stato ricostruito sulla base della sola testimonianza della madre della neonata: «Nel valutare l´attendibilità della teste - spiega Christian Valle, legale dell´imputata - non si è tenuto affatto conto di una precedente condanna nei suoi confronti proprio per falsa testimonianza». Si sottolinea inoltre che dal momento in cui la donna si è accorta dell´assenza della piccola, in cucina, a quando l´avrebbe trovata sul pianerottolo in braccio alla rom, sarebbe trascorso troppo tempo, abbastanza perché la presunta rapitrice si allontanasse. Perché, allora, avrebbe indugiato davanti all´uscio di casa? Ancora un dubbio avanzato dalla difesa: è stato provato che la sera in cui si sarebbe consumato il rapimento, la giovane avrebbe agito senza complici e mezzi di trasporto. «Assurdo ipotizzare - sottolinea il legale - che avrebbe potuto pensare di passare indisturbata, portando in braccio una bimba a piedi fino al campo rom nel quale risiedeva, che dista alcuni chilometri dalla casa». Lo stesso Tribunale ha accertato che la giovane ha agito senza la copertura di altri, per cui il rapimento e un´eventuale richiesta di riscatto avrebbe dovuto organizzarli in proprio. Dubbi che si addensano su di una vicenda che rischia di diventare un caso diplomatico.

lunedì, 02 marzo 2009

Obama: «Più tasse per i ricchi E l'assistenza sanitaria sarà per tutti»


Barack Obama e Timothy Geithner (Reuters)






WASHINGTON (USA) - «Sacrifici», soprattutto per i ricchi, ma anche maggiore equità sociale, con l'«assistenza sanitaria» per tutti gli americani. Barack Obama ha presentato così il piano di bilancio del governo federale degli Stati Uniti, dove è contenuto «un impegno storico per la riforma della sanità». Dalla finanziaria per l’anno fiscale 2010 emerge un quadro a tinte fosche: il deficit degli Stati Uniti infatti si dovrebbe attestare nel 2009 a 1.750 miliardi di dollari, il più alto dai tempi della Seconda guerra mondiale. E Obama, parlando di un bilancio corposo ma anche «onesto» («In passato altri bilanci per anni non hanno detto la verità», ha detto) ha annunciato che intende dimezzare il deficit entro la fine del suo primo mandato, nel gennaio 2013 e che sono stati già identificati risparmi per circa duemila miliardi di dollari.

SUSSIDIO PER DISOCCUPATI - Sulla sanità il presidente ha chiarito che il suo bilancio si prefigge di rendere l'assistenza più accessibile ai milioni di americani che hanno perso il posto. Obama ha parlato di un sussidio, in vigore dal 26 febbraio, che aiuterà sette milioni di americani che hanno perso il lavoro a conservare la mutua che avevano prima del licenziamento. La misura è compresa nel pacchetto di stimolo. «Sette milioni di americani avranno una cosa in meno di cui preoccuparsi quando vanno a dormire», ha detto Obama.

RINUNCE E SANITÀ - L'inquilino della Casa Bianca ha rivolto all'America un invito alle «rinunce» per uscire dalla crisi, in vista di «scelte difficili»: «Dovremo rinunciare a cose che ci piacciono ma che non ci possiamo permettere», ha detto il presidente spiegando inoltre che anche a livello di governo «sarà necessario tagliare cose che non ci servono per pagare quelle che servono», ovvero una grande riforma della sanità, per estendere a tutti l'assistenza pubblica, «anche tassando i più ricchi». Più in particolare per finanziare la nuova manovra che riguarda la sanità (la spesa prevista è di 634 miliardi di dollari) il presidente ha proposto il primo aumento delle tasse da 16 anni per le famiglie ad alto reddito (quanti guadagnano più di un quarto di milione di dollari all'anno) e una drastica revisione dei pagamenti alle assicurazioni private collegate a Medicare, la mutua per gli anziani.

RICCHI - Il piano di bilancio prevede di risparmiare svariati miliardi di dollari non rinnovando gli sgravi fiscali concessi all'amministrazione Bush ai già ricchi. Saranno interessati da questo provvedimento tutti gli americani che guadagnano oltre 250.000 dollari o 250.000 per le coppie sposate. Per i contribuenti oltre questa soglia, l'incidenza fiscale passerà rispettivamente dal 33% e dal 35% al 36% e al 39,6%.

TAGLI ALLA SPESA - Quanto al deficit, Obama ha spiegato che «soltanto in questi ultimi 30 giorni» la sua amministrazione ha identificato «riduzioni pari a 2mila miliardi, che ci aiuteranno - ha detto il presidente americano - a diminuire della metà il deficit entro la fine del mio mandato». Il presidente ha citato in particolare risparmi per 20 milioni con tagli nell'agricoltura, 200 milioni tagliando i fondi per le miniere abbandonate e riduzione per svariati programmi nella pubblica istruzione. Senza dare maggiore dettagli, Obama ha parlato di risparmi per quasi 50 miliardi riducendo sussidi eccessivi e sgravi fiscali.

IRAQ: VIA LE TRUPPE DAL 2010 - Un capitolo a parte nella legge di bilancio è dedicato alle guerre. Dove il presidente americano ribadisce quanto annunciato già in altre occasioni sull'Iraq: le truppe americane andranno via dall'agosto 2010. Tuttavia Obama ha detto ai parlamentari che lascerà da 35 a 50mila soldati come consiglieri delle forze irachene e per proteggere gli interessi statunitensi. Obama non ha risparmiato stilettate all'amministrazione Bush sulle spese di guerra. «Questo budget rivela i veri costi della guerra in Iraq» ha detto il presidente Usa ricordando la confusione intenzionale creata dal precedente inquilino della Casa Bianca sui reali oneri sopportati dal paese per finanziare le operazioni belliche nel paese. Obama ha previsto per le guerre in Iraq e in Afghanistan, dove intende rafforzare la presenza militare americana, spese pari a 130 miliardi di dollari nel 2010. Quest'anno le spese militari per le due guerre prevedono stanziamenti eccezionali per 75,5 miliardi, con richieste complessive del Pentagono pari a 141 miliardi. Complessivamente, le spese militari previste per l'esercizio 2010, che scatta il primo ottobre, sono pari a quasi 664 miliardi di dollari, in aumento dell'1,5%.

250 MILIARDI PER LE BANCHE - L'amministrazione Obama potrebbe chiedere inoltre al Congresso nuovi fondi per il maxi-salvataggio del sistema finanziario: altri 750 miliardi di dollari da mettere a disposizione delle istituzioni finanziarie travolte dalla crisi. È quanto emerge dalle prime indiscrezioni sul piano di bilancio, secondo quanto riporta l'agenzia Bloomberg. Più in dettaglio - ha spiegato un funzionario dell'amministrazione - il provvedimento sarà inserito nella manovra di bilancio sotto la cifra di 250 miliardi perché, in base alla normativa vigente, bisogna registrare i costi netti del piano a carico dei contribuenti. La Casa Bianca - ha comunque precisato la fonte - ancora non ha deciso se per sostenere il settore finanziario, ci sarà bisogno di un aiuto di tale entità.

CITIGROUP - Citigroup, intanto, potrebbe annunciare già in giornata di aver trovato un accordo con il governo americano per nuove infusioni di capitale in cambio di una partecipazione a favore del Tesoro che potrebbe raggiungere il 40%. L'operazione si configura come una forma di «seminazionalizzazione». Non mancano però conseguenze potenzialmente gravi: la legge messicano, per esempio, impedisce a qualsiasi impresa controllata da un governo straniero in misura superiore al 10% di operare nel Paese. Il problema è che Citigroup controlla Banamex, il gruppo finanziario messicano che considera il suo gioiello della corona e di cui non vorrebbe affatto privarsi.


scritto da: romesinti alle ore 10:14 | link | commenti
categorie: politica, articoli nazionali
mercoledì, 25 febbraio 2009

Noto (SR) e i Caminanti

Giostrai, stagnini, ombrellai affollano le feste di paese e sono italiani a tutti gli effetti. Non vogliono essere chiamati rom. Ma conservano il vecchio spirito nomade.

Rumungri ungheresi, Tattaren svedesi, Bergitka polacchi, Sinti-Gackanè tedeschi, Gypsies inglesi, Kalé spagnoli. Sono alcuni dei popoli gitani sparsi in Europa, ciascuno con un proprio nome e una storia diversa, ma tutti annotati ai margini delle città e battezzati come "genti del vento", perché dall’aria si fanno trascinare.
In un panorama così ampio, c’è chi rifiuta d’essere assimilato ai rom. Sono i caminanti di Noto, un gruppo "invisibile" di girovaghi siciliani, continuatori di un’antica tradizione incentrata sulla parola, il canto e le leggende. Questa frangia etnica ben radicata nel territorio cerca di far valere la propria identità popolare, ricordando a tutti come la parola "rom" abbia un significato ben diverso dall’uso oggi in voga, e sia semplicemente la traduzione di "uomini liberi".
I giramondo di Noto negano d’essere "zingari" di professione, nonostante sia impresso su di loro come un marchio il destino di un popolo ramingo, fatto di venditori e riparatori ambulanti, tutti "camminanti", nel nome e di fatto.
Discendenti dei nomadi sbarcati in Sicilia alla fine del Trecento, al seguito dei profughi Arberes’h, i caminanti hanno mantenuto intatta l’originaria organizzazione familiare, sotto la guida di un capogruppo più anziano e con matrimoni stabiliti all’interno della comunità, un’unica e grande famiglia. «Sono nato così», ricorda uno di loro, «quando ero bambino e vedevo i figli di chi stava al campo, mio padre mi diceva che eravamo tutti parenti».
Sono considerati i più grandi camminatori della storia, disseminati nel ventaglio tra Catania, Agrigento e Siracusa, ma durante l’inverno affollano uno storico quartiere di Noto, che porta il loro nome. I "siciliani erranti" sono gli ultimi eredi di una cultura fondata sul movimento, ma hanno fatto proprie le tradizioni locali, favorendo la nascita di una mescolanza variopinta di stili di vita.
«Ci basta avere per tetto il cielo e il fuoco per riscaldarci, ma non siamo zingari», continuano, «siamo siciliani e somigliamo alle rondini, perché viviamo liberi». Negli anni ’50 i caminanti salivano in cima alle montagne a dorso di mulo, oggi si spostano alla guida di roulotte attrezzate, una scelta che li accomuna agli altri rom. La Sicilia rimane, però, la loro regione d’appartenenza, l’Italia è la vera patria, anche perché vi abitano da decine d’anni, mantenendo diritto di voto e cittadinanza. Alcune famiglie d’ambulanti continuano a migrare ciclicamente da Sud a Nord, per poi tornare nella provincia siracusana in primavera, "svernando" lì come gli uccelli. A ogni cambio di stagione, traslocano nei paisi dell’entroterra, chiamati così in dialetto baccàgghiu, una lingua inventata dalla fusione tra siciliano stretto e italiano e colorata dall’aggiunta d’accenti diversi, per via del troppo girovagare.
Un buon mezzo per comunicare
Sono siciliani in ogni espressione quotidiana, dal culto della campagna all’abito di stoffa "buona" indossato per la Messa domenicale, dal modo di cucinare e disossare gli animali alla simbolica gestualità isolana, tipica di chi ha conosciuto l’alternanza di svariate dominazioni, ritrovando nel gesto l’unico mezzo d’intesa. Una mimica colorita, quella dei caminanti, che deriva dalla loro essenza raminga, perché continuamente a contatto con genti straniere e in cerca di un buon mezzo per comunicare.
La mattina i bambini vanno a scuola, grazie ai numerosi progetti socio-scolastici nati a favore dell’integrazione di un popolo autoctono, il cui essere itinerante pone non pochi problemi alla scolarizzazione. Gli adulti continuano il mestiere dei padri. Arrotini, ombrellai, giostrai, impagliatori e riparatori di cucine, famosi per lo squillante richiamo lanciato a gran voce con l’altoparlante.
Sono gli "aggiustatori di tutto", svolgono mestieri ormai in disuso, perché spinti dalla stessa mentalità umile e adattabile che accompagnava i caminanti del primo dopoguerra. A ogni festività, gli uomini inondano le strade con le loro giostrine, i palloncini colorati e le bancarelle di calia e semenza, ceci abbrustoliti e semi di zucca seccati al sole, preparati in casa dalle donne. In autunno, arrivano con i camion stracolmi d’ombrelli, anticipando il primo temporale della stagione.
«Un tempo, i nostri mestieri erano tanti», racconta una vecchia caminante della provincia di Siracusa, «si vendevano scaldini di metallo, trappole per topi, gabbie per galline o mestoli per la ricotta. Gli uomini erano tutti stagnini, le donne andavano di porta in porta a raccogliere capelli, per farne poi parrucche o bamboline da rivendere».
Oggi, i giovani preferiscono la vita dei conterranei stanziali, chiamati "paesani sedentari", scegliendo di non allontanarsi troppo da Noto, dove vendono la buona sorte e leggono il futuro ai turisti di passaggio, con un pappagallino portafortuna sempre appollaiato sulla spalla. I caminanti sono un popolo nel popolo, nei gesti traspaiono i tratti dell’appassionata teatralità siciliana, ma il loro spirito è carico d’orgoglio gitano.

scritto da: romesinti alle ore 21:03 | link | commenti
categorie: sicilia, articoli nazionali
martedì, 10 febbraio 2009

Roma: Parte il censimento bis, Folgore, Corpo Forestale, Polizia Municipale

Un totale di 124 insediamenti abusivi monitorati, rimossi e bonificati, e circa 200 persone identificate, delle quali 60 denunciate per occupazione di suolo pubblico, in quattro grandi aree verdi della Capitale.

È il risultato di un'operazione interistituzionale coordinata dall'Upgsp (Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico) della questura di Roma.

All'operazione ha collaborato personale del comando provinciale del Corpo forestale dello Stato, della Folgore, della polizia municipale, nonché personale guardaparco dell'Ente parco regionale 'Roma Natura' e parco 'Appia Antica'.

"Abbiamo progettato l'operazione a novembre e in soli 54 giorni l'abbiamo portata a termine - ha spiegato Clemente - grazie ad una grande collaborazione interistituzionale e seguendo un piano organico che, partito dalle zone centrali della città, ci porterà nei prossimi mesi a spingerci verso obbiettivi più esterni".

Anche l'assessore all'Ambiente del Comune di Roma, Fabio De Lillo, ha sottolineato "lo spirito di collaborazione che ha caratterizzato quest'operazione". "In particolare - ha proseguito - voglio porre l'accento sul lavoro svolto dal Servizio Giardini del Comune che impiegando circa 30 uomini, ruspe e vari altri strumenti, ha permesso di bonificare immediatamente le aree liberate dagli abusivi dalle forze dell'ordine con un grandissimo risparmio di risorse. In via del Frassineto - ha concluso De Lillo - per esempio una ditta privata ci aveva presentato un preventivo di circa 120mila euro per la demolizione di 75 baracche, noi lo abbiamo fatto a costo zero".

Il delegato per l'assessorato alla Sicurezza della Regione Lazio, Vincenzo Boncoraglio ha poi spiegato che "il tema della sicurezza e della bonifica di insediamenti abusivi è da sempre al centro dell'attenzione della Regione. Già l'anno scorso - ha detto - avevamo finanziato attività simili. In questi interventi la Regione è puntuale e lo sarà sempre". Ezio Paluzzi, assessore provinciale alla Sicurezza ha infine sottolineato come "molte volte la pressione esercitata sul territorio di Roma genera una dislocazione degli insediamenti abusivi. Operazioni come questa, però, organizzate in un piano organico di monitoraggio e bonifica sono encomiabili. L'attenzione deve comunque restare ai massimi livelli".

scritto da: romesinti alle ore 21:40 | link | commenti
categorie: roma, lazio, articoli nazionali
giovedì, 05 febbraio 2009

Scrivi anche tu al Presidente della Repubblica

contro una legge che porterà ad una schedatura su base etnica per i Sinti italiani. Vai in questa pagina e compila il modulo con i dati richiesti. Nello spazio oggetto inserisci “no alla schedatura”. Nello spazio testo inserisci l’appello che trovi qui sotto.
 
Egregio Presidente, chiedo il suo intervento sul Parlamento per lo stralcio degli articoli 36 e 44 del ddl n. 733 in discussione in Parlamento.
L’approvazione degli articoli 36 e 44 del ddl n. 733 modificherebbe la legge anagrafica del 1954 e ciò porterebbe di fatto ad una “schedatura etnica” per i Sinti italiani e complicherebbe i percorsi di interazione sociale.
Nell’articolo 36 del disegno di legge n. 733 per la modifica della legge 24 dicembre 1954, n. 1228 si parla esclusivamente di “immobili”, implicitamente escludendo a priori dal poter ottenere l’iscrizione anagrafica per chi vive in roulotte, in camper, in una carovana o una casa mobile (beni mobili). Inoltre, si pone come requisito essenziale per l’ottenimento dell’iscrizione anagrafica nel luogo dove si vive, le condizioni igienico-sanitarie ai sensi delle vigenti norme sanitarie.
Chi sarà colpito da questa norma? Le famiglie sinte italiane che vivono nei cosiddetti “campi nomadi”, le famiglie sinte italiane che vivono in terreni privati e le famiglie dello spettacolo viaggiante. Ma non solo perché anche tantissime famiglie Rom italiane vivono in case mobili o in roulotte.
Migliaia di Cittadini italiani rischieranno di perdere non solo il diritto di voto ma tutta una serie di diritti legati indissolubilmente all’iscrizione anagrafica (i documenti come la patente di guida, le licenze per le attività lavorative, l’assistenza sanitaria,…).
Inoltre con l'articolo 44 si prevede l'istituzione, presso il ministero degli Interni, di un registro nazionale per le persone senza dimora. Oltre a far intuire finalità di controllo, il registro rischierebbe di separare l'iscrizione anagrafica dagli abituali luoghi di vita, con effetti imprevedibili sul reale accesso ai servizi da parte dei Sinti italiani. Un esempio? Se una famiglia sinta italiana di Venezia dovesse avere qualsiasi tipo di problema, dovrà rivolgersi ai servizi sociali della sua città o direttamente a Roma?
Inoltre, non è da sottovalutare la dizione che sarà scritta sulle Carte d’Identità: “senza fissa dimora”. Questa dizione limiterà in maniera notevole le possibilità di vita sociale e lavorativa. Infatti, con tale dicitura sulla Carta d’Identità sarà difficile anche solo ottenere una tessera per noleggiare dei video ma soprattutto sarà ancor più difficile trovare lavoro. Come per altro già succede in alcuni casi.
Di fatto con l’approvazione degli articoli 36 e 44 la stragrande maggioranza dei Sinti italiani e non solo saranno cancellati dai luoghi di residenza e saranno tutti inseriti in un unico registro nazionale.
Per queste ragioni chiedo il Suo intervento per evitare questa discriminazione che separerà i Cittadini italiani a seconda della tipologia abitativa.
In attesa di riscontro, porgo i più cordiali saluti

scritto da: romesinti alle ore 07:11 | link | commenti
categorie: politica, articoli nazionali
lunedì, 26 gennaio 2009

La “Giornata della memoria” dopo Gaza

gaza-children-looking-for-food-in-a-garbage_7333“Giornata della memoria”. Cade in un momento difficile per l’ebraismo, che, ormai, è sempre più identificato con lo Stato d’Israele e le sue politiche, a mio avviso sciagurate, che stanno favorendo l’antisemitismo, proprio per questa identificazione che è bilaterale: ossia deriva tanto da un orientamento dello Stato israeliano, che è pronto a dare la cittadinanza a tutti gli ebrei del mondo, sia alle comunità israelitiche che, progressivamente, ma si direbbe inarrestabilmente, vanno assumendo i tratti di agenzie periferiche del governo di Tel Aviv.


Dunque, davanti agli orrori procurati in modo cinico dagli israeliani su una popolazione inerme, e per lo più composta degli inermi fra gli inermi, i bambini, bisognava aspettarsi rifiuti, contestazioni, e quanto meno brontolii sulla celebrazione del 27 gennaio. Specialmente da quando essa è diventata una manifestazione obbligata – per esempio a scuola, con tanto di direttive ministeriali, ribadite da circolari ogni anno, che lasciano poco o nessuno spazio all’autonomia dell’insegnante – che alla lunga finirà per produrre un effetto di banalizzazione, spettacolarizzazione, e infine di saturazione. Da più parti si è chiesto di ricordare accanto e insieme alla Shoa, altri olocausti, “altre Shoa” (come recitava il manifesto di una iniziativa svoltasi a Fasano, in provincia di Brindisi, organizzata dal locale Comitato per Gaza). Ma ricordare in un giorno tutte le vittime dei tanti, troppi massacri della Storia, sarebbe impensabile. E, sia detto per inciso, sempre che si giudichi sensata la memorialistica a date obbligate. Personalmente, ritengo che gli insegnanti di discipline storiche, ma in generale quelli di materie umanistiche, nelle scuole di ogni ordine e grado, dovrebbero cogliere le infinite occasioni che offre l’attualità, al di là dei vincoli imposti dai programmi ministeriali. A gennaio come a maggio, a ottobre come a marzo.

Nondimeno, pur rimanendo entro l’ottica del ricordo da tenersi in una data prestabilita, e al di là delle contestazioni – del tutto giustificate, quest’anno, davanti allo scempio cui abbiamo assistito impotenti, anche quando abbiamo cercato di fare udire la nostra voce, che nulla conta, se non come una testimonianza del rifiuto di essere complici – non condivido il proponimento di associare la memoria di Auschwitz (il 27 gennaio ’45 il campo di sterminio fu liberato dall’Armata Rossa) a quella di altri olocausti, anche di pari o di superiore dimensione: basti pensare a quello perpetrato da noi cristianissimi occidentali, specialmente gli spagnoli e i portoghesi, nelle cosiddette “Indie”, ossia in America, dopo la sua “scoperta”, ai danni dei nativi. Ma sia quell’olocausto – si parla di decine di milioni di esseri umani sterminati da altri esseri umani di “superiore civiltà”–, sia altri tentativi genocidari, dagli Armeni (perpetrato dai Turchi) ai Tutsi (ad opera degli Hutu, anche se non mancarono azioni in senso contrario), sono diversi dalla Shoa, intesa come il progetto del nazionalsocialismo di giungere a una “soluzione finale” della “questione ebraica”, che però era integrata in un più vasto disegno di eliminazione fisica di tutti gli elementi “perniciosi”, “deviati”, e così via. Ossia, gli ebrei; ma anche i Sinti e i Rom, gli omosessuali, i disabili, se possibile gli Slavi, e, non dimentichiamolo, i comunisti, considerati anch’essi una sorta di “razza inferiore”.

Fu diverso quell’olocausto, da tutti i precedenti, e finora, fortunatamente, dai successivi, per le sue modalità, la sua scientificità, la sua organizzazione, esemplata sul modello della fabbrica capitalistica. Comprese le tangenti alle SS, da parte di ditte produttori di forni crematori, o di gas Zyclon B (quello che poi fuorusciva dalle “docce”, dove gli internati erano inviati, una volta spogliati di tutto quello che loro rimaneva, dagli abiti ai capelli, tosati e venduti), per ottenere l’appalto. Non si è mai visto nella storia dell’umanità qualcosa di simile: un tentativo perfettamente strutturato, secondo modalità rigide e via via più standardizzate, “perfezionate”, di cancellazione di “categorie” (etniche, religiose, politiche ecc.); e in particolare, naturalmente, di un popolo, quello ebraico.

Colpisce in questa Shoa, anche l’assenza di una vera motivazione, al di là degli slogan che valevano a convincere l’opinione pubblica: gli elementi da eliminare non erano nocivi, da alcun punto di vista, non producevano danno alla “nazione germanica”, e fra gli ebrei tedeschi non pochi erano stati fino al ’33-34, addirittura favorevoli non solo a una politica di destra, ma allo stesso hitlerismo. Nel disegno di cancellare quel popolo, come i Sinti e i Rom, v’era quella che Baumann ha definito la logica del giardiniere: il quale non odia, che so?, le margherite gialle. Decide, senza neppure sapere perché, che quei fiori vanno estirpati dal suo giardino. (Forse non gli piacciono? Non si armonizzano con gli altri colori?...). E procede: lo fa in modo il più possibile tecnologico, scientificamente organizzato, senza alcun sentimento di odio (o di pena) per quegli innocui fiori. L’eliminazione degli internati nei campi di sterminio fece ricorso alle più avanzate tecniche operative. Una volta deciso trattarsi di sottoumanità, anzi di “non umanità”, tutto diveniva lecito. E ognuno si lavava la coscienza, preventivamente. Si può provare rimorso se si schiaccia una zanzara? I campi di concentramento erano diversi dai campi di sterminio: perciò non si capisce lo sdegno davanti al paragone, forte, ma tutt’altro che immotivato, di Gaza come “campo di concentramento”: il più grande del mondo, a cielo aperto; ma il campo di concentramento rischia di essere l’anticamera di quello di sterminio. E il sospetto che per tanti israeliani la “soluzione finale” del “problema palestinese” sia la loro scomparsa. O se ne vanno, o li aiutiamo ad andarsene, anche in modo definitivo.
La tragedia, come ho già scritto, di diventare “vittime delle vittime”, per i Palestinesi (cito il grande Edward Said); o, per gli ebrei, di diventare carnefici dopo essere stati vittime.

Dunque, capisco le proteste, e le giustifico, specie davanti alla monopolizzazione della shoa, da parte degli ebrei: come già detto non possono essere dimenticate le altre “margherite gialle” che il giardiniere nazista decise di estirpare dal suo giardino. Inaccettabile è poi l’uso politico, che ormai è entrato nella fase del consumismo, dell’olocausto ebraico. Per legittimare lo Stato israeliano e giustificare ogni sua nefandezza. A cominciare da quello che Ilan Pappe (lo storico israeliano costretto a lasciare la sua università, Haifa, e a rifugiarsi all’estero, in Gran Bretagna, per avere osato rompere la “storia sacra” della fondazione statuale) chiama “il peccato originale di Israele”, ossia la “pulizia etnica della Palestina”, nel 1947-48, ripresa massicciamente, vent’anni dopo, nel 1967, a seguito della guerra dei Sei Giorni.

E infine, forse una mano sulla coscienza dovrebbero mettersela quei tanti ebrei italiani che accolgono giubilando la “protezione” dei nostri governanti, e l’inquietante attitudine con cui la nostra destra (in parte adeguandosi al “nuovo filosemitismo europeo”, per dirla con un autentico intellettuale ebreo israeliano dissidente, Yitzhak Lahor), è diventata tutta zelantemente “israeliana” e sionista. Si può celebrare la liberazione di Auschtwitz (ribadisco: da parte dei “comunisti”), avendo accanto Alemanno e La Russa?

Angelo d'Orsi

 

scritto da: romesinti alle ore 19:17 | link | commenti
categorie: articoli nazionali, porrajmos olocausto rom sinti

27 gennaio, una Giornata per non dimenticare


Al Quirinale consegna delle medaglie agli ex deportati o agli eredi
Incontri, proiezioni, letture, iniziative e manifestazioni in tutta Italia
Viaggi della memoria ad Auschwitz e Birkenau
Un giovane palestinese sul treno da Firenze: "L'uomo da quegli orrori non ha imparato"

ROMA - Il 27 gennaio di 64 anni fa le avanguardie dell'Armata Rossa aprivano i cancelli di Auschwitz, liberando i pochi superstiti e mostrando al mondo gli orrori di un lager dove erano stati sterminati un milione e mezzo di ebrei, zingari, omosessuali, oppositori politici e prigionieri di guerra. Per non dimenticare la Shoah e le vittime innocenti uccise ad Auschwitz e negli altri campi di concentramento domani, 27 gennaio, sarà celebrata la Giornata della memoria, istituita nel 2000 per ricordare - soprattutto ai giovani - i milioni di uomini, donne e bambini messi a morte dai nazisti. Numerose le iniziative, a cominciare dalla consegna al Quirinale delle medaglie agli ex deportati o agli eredi, per proseguire nel corso della giornata con concerti, proiezioni, testimonianze, conferenze, letture e manifestazioni in tutta Italia.


Quirinale, medaglie a ex deportati. Una cerimonia solenne al Quirinale apre la Giornata della memoria. Il sottosegretario Gianni Letta, a nome del governo, consegnerà medaglie d'onore ad alcuni ex deportati civili e militari che furono internati nei lager nazisti o ai loro eredi per onorare i sopravvissuti e le vittime di un dramma che coinvolse centinaia di migliaia di italiani (40mila civili e 650mila militari deportati: nove su dieci non fecero ritorno, 50mila i soldati uccisi nei campi di sterminio). Cerimonie analoghe si svolgeranno contemporaneamente in diverse città alla presenza delle autorità locali.

Convegno alla Camera. Alle 15 nella Sala della Lupa di Montecitorio si terrà il convegno "Memoria: dalle testimonianze dirette al museo della Shoah", aperto dal presidente della Camera, Gianfranco Fini. Interverranno: Gianni Alemanno, Piero Marrazzo, Nicola Zingaretti, Walter Veltroni, Renzo Gattegna, Leone Paserman, Goti Bauer, Marcello Pezzetti, Luca Zevi, Giorgio Maria Tamburini. Il convegno sarà anche l'occasione per presentare il progetto del Museo nazionale della Shoah, sulla via Nomentana a Roma, la cui inaugurazione è prevista per il 2011.

Il viaggio in treno da Milano. Oltre 900 giovani delle scuole superiori di Milano e della Lombardia hanno affrontato il lungo viaggio in treno dalla stazione Centrale di Milano fino a quella di Auschwitz. I ragazzi arrivati a destinazione sono rimasti in silenzio di fronte all'atrocità evocata dalla scritta "Arbeit Macht Frei" (il lavoro rende liberi) che ancora campeggia sul cancello d'ingresso del campo di sterminio nazista. Orrore amplificato davanti alle camere a gas, agli oggetti delle vittime, ai nomi e dopo la visita a Birkenau, dove i quattro forni crematori hanno funzionato a pieno ritmo fino agli ultimi giorni della guerra.

Sul treno anche gli studenti di Parma.
Su uno dei due treni della memoria partiti da Milano, organizzati da Cgil, Cisl e dalla Provincia di Milano, tra gli oltre 1200 passeggeri sulla via per Auschwitz - tra cui 300 lavoratori e pensionati - anche un gruppo di studenti di Parma che hanno affidato a Parma-Repubblica.it il loro diario di viaggio corredato di foto e racconti. Un viaggio collettivo verso i campi di sterminio, dove sono previste visite, cerimonie, confronti organizzati con l'obiettivo di "formare nuovi testimoni".

Firenze, la partenza del treno della memoria


Arabi e cristiani in viaggio da Firenze. Un treno della memoria è partito anche da Firenze, organizzato dalla Regione Toscana, con a bordo 800 persone tra studenti delle scuole superiori e giovani di diversi paesi che frequentano le università toscane. Una ragazza marocchina con il chador, un palestinese che studia a Firenze per diventare artista nella sua terra, un esponente della comunità rom. "Questo viaggio è importante per conoscere dal vivo i luoghi dove l'uomo ha commesso orrori, ma sono consapevole che l'uomo da quegli orrori non ha imparato" commenta Remzt, 22 anni, palestinese della città vecchia di Gerusalemme.

Gli appuntamenti in tv. Numerose le occasioni per ricordare la Giornata della memoria sul piccolo schermo, a cominciare da RaiTre che domani alle 11 trasmette in diretta la cerimonia dal salone dei Corazzieri del Quirinale. Questa sera Retequattro alle 23.20 propone il film tv Il processo di Norimberga. Sempre su RaiTre, questa sera a mezzanotte Linea notte ospiterà Anna Foam, autrice del libro Diaspora, storia degli ebrei nel '900. Domani si comincia alle 8.05, ancora su RaiTre, con la seconda puntata de La storia siamo noi, dal titolo La soluzione finale, alla ricerca delle radici ideologiche e politiche della Shoah (mercoledì la terza parte). Sempre sulla terza rete Rai alle 13.10 va in onda Un treno per Auschwitz, il documentario di Carlo Lucarelli e Paola De Martiis dedicato al viaggio in treno di 600 studenti da Carpi al lager. La7 ricorda la Shoah alle 14 con la favola tragica Train de vie, film scritto e diretto da Radu Mihaileanu. RaiUno alle 14.10 ripropone la fiction Exodus - Il sogno di Ada, protagonista Monica Guerritore, dedicata alla storia di Ada Sereni che ha dedicato la sua vita a organizzare l'espatrio di migliaia di ebrei verso la Palestina. Nell'arco della giornata Rainews 24 propone interviste a scrittori, storici, testimoni, sopravvissuti e l'inchiesta esclusiva Bombardate Auschwitz: l'ordine che non fu dato. Sempre domani Retequattro trasmette alle 21.10 Il pianista, il film di Roman Polanski con Adrien Brody, il musicista la cui vita fu sconvolta dalla guerra e dall'invasione nazista. Sky Cinema 1, invece, ricorda lo sterminio trasmettendo in esclusiva alle 21 il film Il diario di Anna Frank, una recente trasposizione del celebre diario.

Roma, le iniziative alla Casa della memoria. Proiezioni di film, documentari, testimonianze e interviste, conferenze, letture e presentazioni di libri organizzati alla Casa della memoria e della storia, a Roma. Domani dalle 11 alle 24 nel locale Qube, appuntamento con La memoria degli altri - Il giallo e il rosa. Shoah e Homocaust, due genetiche per uno sterminio, evento ideato da Davide Pavoncello per ricordare le discriminazioni e persecuzioni che ebrei e omosessuali subirono durante il nazismo. Al Complesso del Vittoriano alle 17 il ministro per i Beni e le attività culturali, Sandro Bondi, interverrà all'iniziativa promossa dal suo ministero che prevede lettura di brani sulla Shoah da parte di alcuni studenti delle scuole medie superiori, con l'intervento di Paola Pitagora, e la presentazione del volume Il libro della Shoah italiana di Marcello Pezzetti, coordinata da Bruno Vespa con gli interventi dell'autore, del ministro Bondi e di quello dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, del sottosegretario Carlo Giovanardi e dei rappresentanti delle comunità ebraiche italiane.


Venezia, un mese per non dimenticare. Anche quest'anno Venezia celebra la ricorrenza della Giornata della memoria scegliendo di promuovere molteplici appuntamenti distribuiti nell'arco di un mese, sostenendo occasioni di approfondimento culturale e iniziative d'arte e spettacolo sensibili ai valori di una "memoria condivisa" da non rimuovere, specie nei suoi capitoli meno conosciuti come la persecuzione nazista dei disabili, degli zingari, degli omosessuali e degli oppositori politici. Spicca la presenza di Moni Ovadia, che ha dato il via a una serie di eventi al teatro Goldoni tra cui la prima del suo ultimo lavoro teatrale Senza confini, ebrei e zingari. Tra le iniziative più toccanti la Fiaccolata delle memoria, la silenziosa marcia che partirà domani da Chirignago, in terra ferma, e sarà accompagnata dalle testimonianze di coloro che allo sterminio nazista sono sopravvissuti.

Cuneo, Bob Geldof in concerto. Incontri culturali, momenti di confronto e di riflessione a Cuneo. Nella mattinata di martedì, alle 12, in prefettura consegna delle medaglie d'onore ai deportati nei lager nazisti. Alle 16.30 dalla sinagoga di Contrada Mondovì partirà un trekking della memoria, con tappe al monumento alla Resistenza, al santuario degli Angeli e poi a Borgo San Dalmazzo dove centinaia di lumini ricordano le vittime della Shoah al Memoriale della deportazione, nei pressi della stazione ferroviaria. Alle 21 al teatro Toselli l'ottava edizione del Concerto della memoria con Bob Geldof, artista già candidato al premio Nobel per la pace e organizzatore di grandi eventi mondiali come il Live Aid e il Live 8.

Trieste ricorda dalla Risiera di San Sabba. A Trieste la giornata del 27 gennaio si apre alle 9.30 con la marcia silenziosa degli ex deportati dalle carceri del Coroneo alla Stazione centrale, dove sarà deposta una corona del Comune a ricordo della partenza dei convogli verso i campi nazisti. Alle 11 alla Risiera di San Sabba, unico campo di sterminio sul territorio italiano, si svolgerà la cerimonia solenne mentre tre esposizioni approfondiranno le storie legate alle deportazioni nazifasciste: le opere di Mario Moretti, militare italiano deportato dal 1943 al 1945 in Polonia e Germania, una mostra sulla persecuzione degli ebrei in Italia e una sul diario di Nicolò Chiucchi, cittadino istriano deportato a Dachau.

In Toscana spettacoli e riflessioni. Un nuovo museo per la documentazione, canti sacri, spettacoli teatrali e momenti di riflessione sono le iniziative organizzate in Toscana. A Prato domani sera è in programma nella chiesa di Lammari a Capannori il concerto di Antonella Ruggiero dedicato alla musica ebraica. Massa celebrerà il giorno della memoria con una seduta solenne del Consiglio Regionale nel Palazzo Ducale. Le scuole di Chiusi (Siena) saranno invece coinvolte in incontri con un sopravvissuto di un lager, Bruno Toppi, e assisteranno anche alla proiezione del film Il bambino col pigiama a righe. A Firenze il tradizionale concerto del 27 gennaio organizzato dal Maggio Musicale fiorentino sarà dedicato quest'anno alla "notte dei cristalli". Durante il concerto, in programma al Piccolo teatro del Maggio, saranno proiettati filmati e foto d'epoca con l'obiettivo di proporre una riflessione sul tema.

Bologna, teatro e commemorazioni. Deposizioni di corone, incontri musicali, tavole rotonde, spettacoli teatrali e consigli congiunti di Comuni e Province sono in programma in tutta l'Emilia Romagna. A Bologna le celebrazioni si aprono al Museo ebraico con l'inaugurazione della mostra Carlo Levi - Il prezzo della libertà. Al quartiere San Donato, invece, andranno in scena gli spettacoli teatrali ispirati al saggio di Hannah Arendt La banalità del male replicati nei licei Copernico, Minghetti e Galvani. Martedì saranno deposte delle corone davanti alle lapide presso lo stadio Dall'Ara in memoria di Arpad Weisz, atleta ebreo morto ad Auschwitz che fu allenatore del Bologna negli anni Trenta, al monumento dei martiti in piazza Nettuno, al cippo dei caduti in Certosa, alla lapide davanti alla Sinagoga e ai monumenti ai deportati omosessuali e zingari, uccisi dai nazi-fascisti.

Genova ricorda vittime omosessuali. In occasione della Giornata della memoria il programma di iniziative del Comitato Genova Pride presenta nella sala espositiva della Regione Liguria la mostra interattiva Omocausto, organizzata dal Gruppo Giovani del comitato Arcigay L'Approdo.

Le iniziative in Puglia. Numerose le iniziative in Puglia, a cominciare dalla consegna, domani mattina in prefettura a Bari, delle medaglie d'onore ai cittadini italiani, civili e militari, deportati e internati nei lager nazisti. Il Piccinniensemble con la direzione del maestro Valfrido Ferrari, terrà un concerto a Santeramo in colle. A Foggia la Città del cinema ha curato la proiezione, domani mattina, del film Il bambino con il pigiama a righe di Mark Herman.

L'università della Calabria. "Toccare, vedere, sentire: comprendere l'altro", questo il tema scelto dall'Università della Calabria con un nutrito programma di iniziative organizzate con il Conservatorio Giacomantonio di Cosenza, con la fondazione Ferramonti che prevede una visita al Campo di concentramento di Tarsia, e con il Movimento delle donne e l'Arcigay.


La «Giornata della memoria» mobilita scuole e associazioni


Diverse iniziative con mostre e film sull’olocausto

di MAGDA BIGLIA

— BRESCIA —
SI MOLTIPLICANO un po’ dovunque le iniziative per la “Giornata della memoria” del 27 gennaio, atte a coinvolgere popolazione e ragazzi delle scuole. Il treno speciale per Auschwitz, organizzato dall’Archivio storico della Camera del lavoro, è partito per la quinta volta in novembre carico di bresciani che hanno visto Cracovia e il terribile lager, riportandone come sempre emozioni davvero forti.

NELLE SCUOLE, in questi giorni, si riporteranno quelle esperienze. A Castegnato, alle 20.30 di martedì, al centro civico s’intitola “Un treno per...” lo spettacolo concerto con musiche ed immagini del viaggio. E il mattino, alle 9.30, gli studenti parteciperanno a un consiglio comunale aperto sulla Shoa.

È PROPOSTA dagli ex deportati la visione cinematografica “Un treno per Auschwitz” a Vobarno. È, invece, un treno in miniatura quello che i ragazzi del Gonzaga di Castiglione delle Stiviere da oggi al 27 faranno correre nel plastico di un lager a ricostruire la strada verso la morte. Le vicende di alcune vittime saranno messe in scena dai ragazzi. I cancelli saranno aperti di domenica dalle 10.30 alle 12 per consentire ai parenti di partecipare alla performance. Il 27 alle 20.30 nella biblioteca comunale di Cazzago San Martino saranno proiettati il film “Si fa presto a dire fame”, a cura dell’Archivio della Cdl e Porrjamos documentario dell’Opera nomadi sulle persecuzioni da parte di fascisti, nazisti e ustascia. Il Comune di Gussago, con l’Anci, ha realizzato una mostra con le testimonianze degli internati del paese nella sala Togni dove la sera di martedì sarà proiettato il film “Senza destino”. Prima, alle ore 10.45, si terrà una cerimonia davanti al monumento degli internati.

UNA MOSTRA su Olocausto e foibe, prima esposta a villa Mazzotti di Chiari, sarà fino al 15 febbraio nella sala civica di Castelcovati. Lo spettacolo “Il coraggio di vivere”, tratto a cura di Emanuele Turelli dal diario di Nedo Fiano, è in calendario il 27 a Borgosatollo, Cortefranca, Ome, il 28 a Ome e Cortefranca, il 29 a Capriolo, il 30 a Corzano, il 31 a Berzo Demo. Narra di un bambino ebreo fiorentino la cui esistenza viene sconvolta dalle leggi razziali, fino alla deportazione, ad Auschwitz.


venerdì, 16 gennaio 2009

Ma non si era detto mai più?....

arb1Mai più è lo slogan ripetuto ed ascoltato milioni di volte dalle generazioni nate nel secondo dopoguerra. Mai più è la frase ad effetto che accompagna le celebrazioni della Giornata della Memoria, istituita allo scopo di ricordare al mondo intero la barbarie dell’Olocausto di ebrei, zingari, omosessuali e “diversi”, messa in atto dalla Germania nazista di Hitler.

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  Manifestazioni, fiaccolate, preghiere, momenti di raccoglimento e visite guidate nel lager polacco di Auschwitz, per cercare di stampare nelle menti dei giovani che la programmata uccisione di 3, 4, 5, 6 milioni di persone (con queste cifre enormi il numero esatto non conta) è un crimine animalesco contro l’umanità. Negli ultimi anni poi, in nome di una pietà bipartisan e politically correct, accanto alla Giornata della Memoria (dedicata a partigiani comunisti, ebrei e “froci”), in Italia è stata creata la Giornata del Ricordo, ricordo degli italiani trucidati nelle Foibe dai partigiani titini, ad uso e consumo degli ex repubblichini e dei post fascisti di casa nostra.
 
Basterebbe questo dato a far comprendere la falsità e la strumentalità di ricordare le carneficine passate, riuscendo a chiudere gli occhi di fronte alla realtà contemporanea. Realtà che non riguarda solo il genocidio che Tsahal sta compiendo a Gaza, ma anche le decine di guerre dimenticate e le migliaia di morti (per fame, malattia o guerra) che ogni giorno nel mondo vanno a sommarsi ai tanto celebrati morti di ieri. Al momento più di 1100 vittime accertate, una tragica conta di morte, il tutto nel silenzio e nell’inerzia della diplomazia mondiale. Politici corrotti che scaldano il posto e si sporcano la coscienza con parole come “terrorismo islamico” e “giusta guerra di difesa” (vero Ronchi, Gasparri e compagnia bella?).
 
 La politica mondiale è complice della strage di Gaza, tutti siamo complici perché non muoviamo un dito per fermare la barbarie del terzo millennio. Bene ha fatto Michele Santoro ad essere fazioso ad Annozero, Che lo si tacci pure di antisemitismo adesso, sarebbe l’ennesima prova della malafede della casta al potere.
 
16 gennaio 2009
fazioso dalla parte dei morti e dei disgraziati.

Fabrizio De Andrè ...anime salve ...Khorakhanè

La voce delle minoranze: Khorakhané
di Fiammetta Poidomani

Il canto di chi viaggia in direzione ostinata e contraria de andrè


Non è facile parlare di De André attraverso una sola canzone. Ci sono tanti aspetti diversi nella sua poetica (possiamo tranquillamente definirla così): l’amore per Genova, l’influenza di Brassens, la lotta, la contestazione politica, l’ironia, il tema della morte, della solitudine... Fabrizio è stato un grande poeta che ha saputo parlare di tante cose, che ha descritto attraverso la musica il microcosmo e il macrocosmo dell’esistenza. Ma ciò che è sempre stata una costante nelle sue canzoni (e nella sua vita) è la sensibilità nei confronti dei discriminati, degli umili, degli emarginati. È su questo che ci soffermiamo a riflettere: su Fabrizio De André come voce delle minoranze.

Nel 1996 usciva l’album Anime Salve, che nasceva dalla collaborazione di due cantautori: Fabrizio De André e Ivano Fossati. Una vera rarità nel panorama della musica italiana, senza dubbio di altissimo livello per quanto riguarda le liriche e gli arrangiamenti. Sotto tutti gli aspetti, sia musicali che tematici, uno dei lavori più interessanti di De André. L’album è considerato da alcuni il suo “testamento spirituale”, per l’intensità delle parole e la bellezza della musica che risente di diverse influenze e sonorità, da quella balcanica a quella sudamericana e mediterranea.

I temi affrontati hanno sempre un comune denominatore: lo schieramento dalla parte degli emarginati. Che è comunque la matrice fondamentale di moltissime canzoni di De André: in “Fiume Sand Creek” (L’Indiano, 1981), partecipava fermamente al sostegno degli  Indiani d’America, perseguitati e vittime di genocidi nella propria terra d’origine. Nel 1992, quando si festeggiavano i 500 anni dalla scoperta dell’America, il cantautore dichiarò che in quel “giorno di lutto” il suo cuore sarebbe stato con gli Indiani. Allo stesso modo venne conquistato dalla cultura della Sardegna (quasi un mondo a sé stante rispetto al resto dell’Italia), al punto di scrivere canzoni in dialetto prettamente sardo. Entrambe le etnie, diceva De André, sia quella indiana che quella sarda, possono ritenersi accomunate dalla stessa condizione: rinchiuse in riserve se non altro culturali, oppresse da dominazioni sociali.

Anime Salve rappresenta una delle opere più ricca di significati, e contiene una canzone in particolare che, oltre a presentarci un altro popolo di cui Fabrizio si interessò molto, i Rom, racchiude in sé (a mio parere) alcuni degli elementi fondamentali del pensiero e dello stile del cantautore: sto parlando di “Khorakhané”. In essa ritroviamo l’interesse verso il mondo dei diseredati, degli zingari. Il pezzo è infatti incentrato sulla vita nomade dei “Khorakhané”, nome di una tribù rom di provenienza serbo-montenegrina. «Sarebbe un popolo da insignire con il Nobel per la pace per il solo fatto di girare per il mondo senza armi da oltre 2000 anni» asserì Fabrizio De André durante il concerto al Teatro Brancaccio di Roma nel 1998.

Nella canzone i Rom vengono rappresentati come individui senza una vera casa e per questo assolutamente liberi e privi di condizionamenti economico-sociali (l’amore per la libertà è un altro dei temi ricorrenti nell’opera di De André); il viaggio degli zingari non ha una meta, anzi, gli zingari non si preoccupano neanche di averne una. Il loro eterno peregrinare non ha uno scopo, ma fa parte del loro DNA: “per un solo dolcissimo umore del sangue/ per la stessa ragione del viaggio viaggiare”. Da qui il cantautore prende lo spunto per lanciare una critica alle cosiddette “persone per bene” ed esprimere il suo disprezzo nei confronti dei moralisti benpensanti. “…e se questo vuol dire rubare…/ lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca/ il punto di vista di Dio” .

Non mancano neanche in questa canzone struggente i toni amari tipici di De André (“…i figli cadevano dal calendario/ Yugoslavia Polonia Ungheria/ i soldati prendevano tutti/ e tutti buttavano via…”), né il ricorso ad altre lingue: la coda finale, che rende il brano ancora più conturbante e d’ impatto, è scritta in romanì, la lingua dei Rom; in studio è cantata dalla moglie di De André, Dori Ghezzi. Per questa parte Fabrizio collaborò con un suo amico rom.

“Khorakhané” è infine una poesia intensa e incisiva, che rileva immediatamente la maestria di De André nell’arte di mettere insieme le parole. Le espressioni usate, le immagini che vengono evocate sono di una bellezza sconvolgente, ma, allo stesso tempo, manifestano una crudezza e un’asprezza che arrivano direttamente nel profondo dell’anima in modo sconcertante, come solo De André riusciva a fare. È la sintesi tra visione elegiaca di poeta e sapienza popolare.

De André infatti era un uomo dalla cultura vastissima, ma che non aveva mai voluto sconfinare nell’intellettualismo manierato. Anarchico fino in fondo, conservava un profondo disprezzo per ogni tipo di prevaricazione, sia fisica che mentale: la figura di intellettuale che elargisce il proprio sapere dall’alto di un piedistallo proprio non gli si addiceva. Era un uomo prima di tutto, il suo intento non era quello di rieducare il mondo né di rivelare verità nascoste. E proprio in questo, forse, sta la sua grandezza: l’aver detto tanto senza la pretesa di insegnare niente a nessuno.

«Il meglio della cultura viene sollecitato da persone che si trovano in minoranza e che proprio per i loro doni vengono emarginate e all'occorrenza perseguitate»

 

altri Link:

Khorakhanè_quella_canzone_tradotta_per_Fabrizio_de_Andrè

 

scritto da: romesinti alle ore 22:07 | link | commenti
categorie: musica e spettacoli, articoli nazionali
mercoledì, 14 gennaio 2009

La Sardegna riconosce i Rom e i Sinti come minoranza linguistica

200px-Renato_Soru9 gennaio 2009.
Le politiche della Regione Sardegna nei riguardi della minoranza Rom e Sinta sono in linea con la Costituzione italiana, le Direttive Ue e le Carte dei diritti umani e dei diritti dei popoli.

Il ruolo di Renato Soru (nella foto), presidente della Regione fino al 26 dicembre 2008, giorno in cui le sue dimissioni - rese 30 giorni prima - sono diventate effettive, ha rappresentato una garanzia di rispetto e tutela dei diritti e delle emergenze abitative e di inclusione sociale di tale minoranza. Ecco perché non solo auspichiamo che Soru vinca le elezioni del 15 e 16 febbraio prossimi, ma esprima a livelli ancora più rappresentativi la sua lungimiranza e la sua statura morale e politica: è lui l'uomo nuovo della sinistra italiana, capace di rappresentare la via della nuova Europa, che si basa sui valori civili, sul dialogo e sul rispetto dell'altro: in una parola, sui Diritti Umani.

Il 2008 si è chiuso, per la Regione Autonoma della Sardegna, con un risultato memorabile per i Rom e i Sinti, un risultato per cui Soru si è impegnato con grandi energie.

La Giunta regionale ha approvato infatti una proposta normativa, in linea con le più recenti politiche dell'Unione europea sui Rom, che riconosce Rom e Sinti quali minoranza linguistica regionale. Le nuove indicazioni promuovono, anche attraverso l'uso di strumenti in rete, una politica improntata alla riscoperta e valorizzazione del sardo e delle varietà linguistiche alloglotte:  il catalano di Alghero, il Sassarese, il Ligure dell'isola di San Pietro e il Gallurese.

La legge offrirà una tutela particolare anche  al dialetto veneto di Arborea, a quello istriano di Fertilia e alla lingua Romani parlata da Rom e Sinti: è questa la novità (insieme alle misure antidiscriminazione e ai progetti di inclusione realizzati per le comunità Rom che vivono in Sardegna) che pone la regione all'avanguardia nella tutela dei diritti delle minoranze razziali e linguistiche.
Roberto Malini - Gruppo EveryOne

scritto da: romesinti alle ore 18:13 | link | commenti (1)
categorie: politica, sardegna, articoli nazionali
giovedì, 18 dicembre 2008

Regione Veneto : tagli al sociale per 17 milioni di euro

COMUNICATO STAMPA
UNO ZERO È PER SEMPRE 

Noi organizzazioni del Privato Sociale del Veneto operative in ambito di grave emarginazione sociale esprimiamo forte preoccupazione e delusione rispetto alle decisioni annunciate dalla Regione Veneto di procedere ad un pesante taglio, per il prossimo ed i successivi tre anni, della spesa per le Politiche Sociali. Ci colpisce l’azzeramento totale dei già modesti capitoli di spesa per le vittime della tratta di esseri umani e la povertà estrema, così come il pesante taglio alle azioni rivolte a minori, tossicodipendenti, disabili, giovani. Con ciò si distrugge un lavoro paziente portato avanti negli ultimi dieci anni, di collaborazione e sacrificio, anche da parte di numerose organizzazioni del Privato Sociale. Un lavoro che ha permesso di aiutare migliaia di persone ad uscire dal buio dell’emarginazione. Un lavoro che ha permesso di restituire dignità a persone che, nell’abuso e nello sfruttamento, hanno visto ridotti a zero i propri diritti di esseri umani. Un lavoro che ha visto crescere un patrimonio di esperienze e competenze, umane e professionali. Un lavoro che nella difficoltà delle zone più crude delle città del Veneto è continuato nel silenzio e lontano dai riflettori della politica. Ed un lavoro che, attraverso il reinserimento sociale di persone in difficoltà, ha contribuito a moderare la sensazione di insicurezza dei cittadini, cresciuta negli ultimi anni proprio a causa della sempre maggior visibilità dei fenomeni di emarginazione nelle nostre città.

Ci appelliamo a tutte le persone di buona volontà, politici e cittadini, sensibili ai valori della solidarietà, dell’accoglienza e dell’aiuto verso chi è stato meno fortunato per sostenere la richiesta al Consiglio Regionale di un ripensamento su tale nefasta decisione.

Organizzazioni:
Associazione Mimosa (PD), EQUALITY Cooperativa Sociale (PD), Associazione Di.A.Psi.Gra (VI), 
Associazione Genitori Vicenza ONLUS (VI), Lega Tumori Vicenza (VI),
Suore francescane con i poveri ONLUS (PD),Associazione Welcome (PD), ACLI Veneto,
Associazione Diritti Umani - Sviluppo Umano (PD), Comunità dei Giovani (VR),
Opera Nomadi di Padova - Onlus
 
Cittadini:
Luigi Gui (sociologo), Alberto Borin (consulente organizzazioni No Profit), STUDIO LEGALE BONOMO - BUGARELLA – GAMBATO,

scritto da: romesinti alle ore 18:23 | link | commenti
categorie: politica, veneto, articoli nazionali
martedì, 09 dicembre 2008

Casalecchio: False accuse a tre nomadi: indagati cinque poliziotti

AGGRESSIONE DI CASALECCHIO
Alcuni agenti avrebbero riferito di un tentativo di rapina ai danni di un collega e di una successiva rissa poi conclusasi con gli arresti dei rom. Una telecamera di sicurezza ha però filmato la scena che non corrisponderebbe a quella raccontata
Bologna, 25 Novembre 2008 - Il filmato di una telecamera di sicurezza 'inchioda' quattro agenti del Reparto Mobile di Bologna per gli arresti conseguenti a una presunta rapina nel parcheggio di una sexy discoteca di Casalecchio. Coinvolti nella vicenda diversi poliziotti: tre che firmarono i verbali dell'arresto e uno che denunciò il tentativo di rapina da parte di tre nomadi. Dal filmato acquisito dal magistrato, però, la dinamica dei fatti non risulta come raccontata dagli agenti che ora si trovano indagati  dal Pm Antonello Gustapane per arresto illegale, calunnia, falso ideologico, lesioni aggravate e frode processuale. Successivamente è stato indagato anche un quinto poliziotto, dopo essere stato sentito inzialmente come testimone, ma a differenza degli altri non è accusato di frode processuale.
 
I fatti risalgono alla notte   tra il 7 e l’8 ottobre scorsi. Secondo quanto riferito allora, il fatto avvenne dopo una festa organizzata dal VII reaprto Mobile per la raccolta di fondi a scopo di beneficenza. A fine serata, uno dei partecipanti alla cena era uscito dal locale per caricare in macchina alcune attrezzature, fra cui una videocamera digitale e - secondo la versione dei poliziotti - venne aggredito per una rapina nel parcheggio.
 
Dopo - sempre in base al rapporto di allora - intervennero anche alcuni colleghi e dopo una violenta colluttazione i tre nomadi vennero bloccati e arrestati. Ma un filmato registrato da una telecamera di sicurezza, accquisita dal Pm, avrebbe mostrato una dinamica diversa e che non ci fu rapina.
 

scritto da: romesinti alle ore 17:41 | link | commenti (1)
categorie: intolleranza, emilia romagna, articoli nazionali
martedì, 02 dicembre 2008

Facebook ripulito dei gruppi neonazisti italiani

In seguito a richieste esplicite del parlamento europeo Facebook ha rimosso diversi gruppi che aggregano online comunità neonaziste italiane all'insegna dell'odio contro gli zingari. Come YouTube anche Facebook non può filtrare i contenuti ma li rimuove
Facendo seguito ad una serie di lamentele e richieste provenienti direttamente dalla comunità europea, Facebook ha rimosso dal proprio social network alcuni gruppi di stampo neonazista che si professavano contro la comunità degli zingari. Tutte pagine provenienti dall'Italia.
Si trattava di sette gruppi diversi, tutti creati dal nostro paese, che avevano al centro l'odio nei confronti degli zingari. Odio professato con dei termini e degli attacchi che hanno indotto alla segnalazione alla direzione del social network che ha poi provveduto a cancellarle. Il social network infatti, come ogni altro grande sito di aggregazione e condivisione, non può vedere in anteprima ciò che sarà pubblicato e filtrarlo, ma è pronto a cancellare tutto dietro segnalazione mirata.
La motivazione ufficiale è che «Facebook è a favore del libero fluire dell'informazione, e i gruppi sono un elemento importante di tale flusso. Lo stesso però Facebook ha il dovere di rimuovere qualsiasi gruppo sia minaccioso o violento», in più una simile tipologia di aggregazione va anche contro i termini di servizio del sito.
«La sola esistenza di simili gruppi è rivoltante» ha dichiarato Martin Schulz, leader socialista nel parlamento europeo, l'uomo che per primo ha segnalato l'esistenza dei gruppi in questione e l'esigenza di rimuoverli in massa.
Ad ogni modo non è solo Facebook a doversi preoccupare di fiammate neonaziste. Già nel 2000 una sentenza francese intimò a Yahoo di dismettere la vendita di oggetti di carattere nazista per non pagare una multa di 13.000 dollari al giorno. Allo stesso modo un altro sito, ancora più fondato sulla vendita come eBay, ad oggi impedisce la vendita di qualsiasi oggetto in qualche modo correlato a politiche improntate sull'odio.

scritto da: romesinti alle ore 17:04 | link | commenti
categorie: articoli nazionali

Facebook all’italiana tra nazisti e cocaina

da : Lorenzo Di Palma: Novembre 17, 2008,
Il sito di social network continua a far notizia. Notizia?  
Oggi Facebook ha spopolato sui giornali italiani. Era presente in tutte le salse. Ma il social network non ha molto da vantarsene. Non mancava l’immancabile articolo d’aggiornamento sui politici e su chi di loro ha più “amici” su Facebook. Ma soprattutto si discuteva della vergognosa comparsa di gruppi apertamente razzisti nella Facebook italiana.
Che hanno richiesto niente meno che un intervento del centro Simon Wiesenthal, sempre in prima fila contro i nazisti, per indurre Facebook a chiuderli. Anzi visto che c’era Shimon Samuels, portavoce del Centro, ha chiesto anche che si trovino soluzioni per “censurare” ed eliminare preventivamente discorsi di puro odio.
D’altronde, i gruppi creati dagli italiani “brava gente” avevano intestazioni del tipo: “Rendiamo utili gli zingari: trasformiamoli in benzina verde”. Oppure “Facciamo collaudare agli zingari le camere a gas”. O, minimalisti (ma solo nel titolo), come “Quelli che vogliono gli zingari fuori dall’Italia”. Gruppi che sono arrivati a contare migliaia di iscritti.
L’altra notizia pubblicata da una free-press a grande diffusione come e-Polis, presentava il gruppo di Facebook, aperto a Milano dei fan della cocaina. L’ancora attivo e visibile Gruppo Barella, con un nome in puro slang milanese dei dediti alla polvere bianca. L’articolo di e-Polis ha naturalmente aumentato il numero degli iscritti. E ne ha fatto nascere anche uno specularmente opposto: “Quelli che… non pippano cocaina !!!”. Ma per ora il gruppo Barella vince 105 a 85, come numero di iscritti.

scritto da: romesinti alle ore 17:03 | link | commenti
categorie: articoli nazionali
mercoledì, 26 novembre 2008

Rom : Consiglio d'Europa , crescente intolleranza e violenza

di Tara Fernandez

Il segretario generale del Consiglio d'Europa Terry Davis ha posto l'accento sulla "crescente intolleranza e la violenza contro i Rom in Europa".

L'occasione del monito di Davis e' stato il tentativo di attacco di una folla armata di pietre ad un sobborgo di Rom in lingua ceca nella citta' cecoslovacca di Litvinov, che, ha ricordato il seretario del Consiglio d'Europa, e' avvenuto il giorno dopo dell'anniversario della Kristallnacht che ha segnato l'inizio della Shoah.

"L'analogia - ha sottolineato Davis - va solo fin qui. Nel 1938 gli attacchi dalle sturm troopers erano orchestrate dal regime nazista, e sarebbe totalmente sbagliato trarre un parallelo con la Repubblica ceca, dove le autorita' stanno facendo tutto il possibile per impedire questi attacchi contro i Rom".

Tuttavia, secondo Davis, "dobbiamo riconoscere che questo incidente ha avuto luogo nel contesto di crescente intolleranza e violenza contro i Rom in Europa", e peraltro " Tutti i governi di tutta Europa devono anche esaminare urgentemente la situazione della comunita' Rom nei loro paesi ed agire con decisione per proteggerle contro la discriminazione, l'intolleranza e la violenza".


scritto da: romesinti alle ore 06:27 | link | commenti
categorie: unione europea, europa, intolleranza, articoli nazionali
martedì, 25 novembre 2008

PACCHETTO SICUREZZA: FAMIGLIA CRISTIANA, INDEGNO DI UNO STATO DI DIRITTO

(ASCA) - Roma, 18 nov - Famiglia Cristiana di questa settimana dedica il suo editoriale politico, a firma di Beppe Del Colle, al cosidetto ''Pacchetto Sicurezza'' proposto dal ministro dell'Interno Maroni.''Indegno di uno Stato di diritto'', lo giudica il settimanale cattolico, e le cui varie misure (ronde, permessi a punti, schedatura dei senza fissa dimora, ecc.) hanno due caratteristiche comuni: ''L'inutilita' ai fini a cui sono rivolte e l'estrema difficolta' a metterle in pratica da parte di uno Stato la cui giustizia e la cui burocrazia gia' faticano a tenere il passo delle normali incombenze''.In piu', aggiunge Famiglia Cristiana, ''esse scontano le conseguenze di un'esagerata descrizione della realta', come ha dimostrato il caso suscitato dalla decisione, presa nel giugno scorso da Maroni, sul rilevamento delle impronte digitali ai bambini rom... I nomadi di origine rom e sinti erano molti meno di quelli denunciati, e la loro schedatura - soprattutto dei bambini - e' stata effettuata con metodi diversi e piu' tradizionali, d'intesa con la Croce rossa; anche se questa pratica piu' civile e piu' umana, decisa d'accordo con il sindaco Alemanno, e' costata la destituzione al prefetto di Roma, Carlo Mosca''.Quanto poi alla schedatura dei senza fissa dimora, Del Colle ricorda che ''qualcuno lo ha gia' fatto, ma con spirito diverso da quello del ''pacchetto sicurezza''''. Si tratta di Lia Varesio, che nel 1980 fondo' a Torino la Bartolomeo&C, un'associazione di volontari che tutte le notti uscivano nelle strade alla ricerca di ''barboni'' che dormivano sulle panchine o sotto i portici delle stazioni. ''Per loro'', scrive Del Colle ''Lia aveva attuato, in accordo con il Comune, ''la reiscrizione anagrafica'', in modo tale che potessero riacquistare un'identita', visto che molti di loro erano stati davvero ''cancellati''''.''L'opera da lei avviata continua in una cultura opposta a quella della paura, del rifiuto del 'diverso' e del ricorso all'autodifesa'' conclude l'editorialista, ''in cui le 'ronde' rischiano di essere il simbolo d'un comportamento che uno Stato di diritto non puo' e non deve permettersi''.

scritto da: romesinti alle ore 18:25 | link | commenti
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Emergenza o no? Razzismo

Per l’85% degli italiani non un immigrato in più, il 51% pensa che abbiano già abbastanza diritti: fotografia di un paese in cui il disagio-stranieri sta diventando intolleranza e violenza

Era l’alba di Obama: le 5 del mattino, ora italiana, del 5 novembre. E la possibilità – augurabile o temuta – che l’America, nel segreto dell’urna, non avrebbe votato un presidente nero, s’era appena squagliata in qualche residuale pillacchera di livore. Lasciando il posto a uno stupore molto italiano, quasi avessimo misurato gli umori americani – ripassando la storia dell’apartheid e incrociandola con l’11 settembre e la dirompente immigrazione, ispanica e no, di quel Paese – con il nostro metro di oggi: un po’ più corto e intimorito, un po’ più intollerante e preoccupato. Tanto da chiederci se quel «razzismo», più o meno sottotraccia, attribuito agli Stati Uniti e mandato a gambe all’aria dall’elezione del presidente nero, non fosse in realtà una riserva tutta nostra. Un disagio a nostra immagine e somiglianza: l’Italia spaventata di oggi.

Sì, razzismo, la parola infine sdoganata. Dalla politica. Dalla Chiesa. E, almeno tre volte nell’ultimo mese, dalla Cassazione: la remissione di querela non ferma un processo per ingiuria a sfondo razziale (2 novembre); i sentimenti di disprezzo e ostilità alimentano l’odio razziale e costituiscono perciò un’aggravante (9 ottobre); condanna annullata per la segretaria di una ex-sezione Ds di Roma che accusava due esponenti di An di alimentare intolleranza e odio razziale: su questi temi, ha decretato la Corte, «è lecita una polemica politica aspra» (24 ottobre).

Sì, razzismo. Quel crescendo di ostilità che ha fatto dire a Gianfranco Fini: «Siamo onesti, negli ultimi tempi in Italia ci sono stati episodi di discriminazione razzista e xenofoba, in alcuni casi anche violenti. Negarlo sarebbe sbagliato ». Messaggio rivolto a chi tira il sasso dell’intolleranza e poi, dinnanzi alle aggressioni, nasconde la mano, guantandola di «non c’è nessuna emergenza», «solo episodi isolati», e « in fondo non si può parlare di razzismo». Come se le denunce di Napolitano e Ratzinger, il loro grido di allarme, fossero il capriccio di due anziani signori, un po’ esagerati. Come se negli ultimi mesi – tra campi rom assaltati, neri pestati e clochard bruciati – la violenza xenofoba non si fosse tolta la cinghia, per picchiare un po’ ovunque. Picchiando duro. Soprattutto il nero: il più «straniero». E il più facile da: ingiuriare («riporti suo figlio nella giungla», ha detto una maestra di Milano a una mamma); malmenare (l’aggressione a colpi di «confessa, scimmia» subita a Emannuel Bonsu, di cui sono accusati dieci vigili di Parma); perfino ammazzare (l’omicidio dello «sporco negro» Abdul Guibre, italiano di Milano, che avrebbe rubato dei biscotti). Il nero come il colore preferito dalla paura e dall’insicurezza in una società neo-depressa e un po’ più povera, parola di Istat.

Così, alle 11 di quel 5 novembre, a sei ore di distanza dall’elezione di Barack Obama – quando certi commenti (Umberto Bossi: «Da noi mai un presidente nero») e certe carinerie erano ancora là da venire – abbiamo chiesto alla Ipsos di lanciare un sondaggio per fotografare l’atteggiamento italiano nei confronti dei 3.432.651 stranieri (il 5,8% della popolazione) che vivono da noi, con noi. Per capire se, e quanto, il montare dell’intolleranza abbia a che fare con la presenza degli immigrati in Italia. E quanto il mutamento sociale del paesaggio urbano (costumi, lingue, religioni) armi il nostro recente «cattivo umore».

La risposta è stata chiara: «Gli immigrati in Italia sono troppi, bisogna ridurne il numero», dice la maggioranza degli italiani. Aggiungendo: nessun diritto in più deve essere loro concesso, e anzi per il 30% del campione intervistato, gli immigrati che vivono da noi dovrebbero vedere «ristretti i loro diritti». Già, ma quali, se il ministro Bossi ha spiegato che «il voto sarà concesso sempre e solo agli italiani, che non sceglieranno mai un nero»? C’è davvero soltanto l’equazione un po’ semplicistica «immigrati=delinquenza », alla radice delle opinioni espresse nel sondaggio? Marzio Barbagli, sociologo, autore di Immigrazione e sicurezza in Italia (Il Mulino), è convinto di no: «Certo, una delle motivazioni è che gli immigrati delinquono di più, ma ce n’è anche un’altra che non riguarda né la differenza culturale né la diversa religione ed è il welfare. E quando dico welfare non penso al lavoro o alla casa, piuttosto alla sanità e a tutte le code nei pronto soccorso e nella diagnostica, perché tanti immigrati cercano assistenza gratuita; o agli asili nido e alle scuole materne, dove le graduatorie, dato l’alto tasso di fertilità degli stranieri, riservano esclusioni. Il tema-razzismo è di quelli capaci ancora di suscitare passioni forti e contrastanti, ma più che di razzismo, in molti casi parlerei di paura e di ostilità. Altro discorso invece sono i raid contro i rom o le violazioni del codice penale. Certo, il sondaggio dimostra tutte le difficoltà che abbiamo in Italia nel gestire l’integrazione». In Italia più che in Europa, dove Sarkozy ha appena nominato il primo prefetto di colore e Rotterdam, la città che diede i natali al leader anti-immigrati Pym Fortuyn, ha eletto un sindaco marocchino. Nonostante il nostro Paese (un solo parlamentare di colore su 945) sia alle prime armi con l’immigrazione, o forse proprio per questo. Ha ricordato Sergio Romano a un lettore del Corriere che chiedeva se e quando un Obama da noi «che gli americani hanno impiegato un secolo e mezzo perché il rappresentante di una forte minoranza divenisse presidente e non si può pretendere che la stessa cosa accada ora in Italia all’esponente di una piccola e recente immigrazione».

Piccola davvero, se paragonata ai numeri di Francia e Germania, eppure secondo il recente VI rapporto su Immigrazione e cittadinanza in Europa, gli immigrati sono una minaccia per l’ordine pubblico e la sicurezza per il 50,7 degli italiani, a fronte del 21,6 dei francesi e del 29,2 dei tedeschi. Numeri che si ribaltano alla domanda, se «gli immigrati sono una risorsa per il Paese»: sì per il 59,3 dei francesi e il 61,7 dei tedeschi, ma soltanto per il 46,5 degli italiani, una minoranza.

A conferma che, da noi, l’ostilità è un rumore sordo che cresce: questa è l’aria che tira oggi in Italia, e non è una bella aria. Lo spavento fa il suo giro, come un vecchio arrotino, affilando il rancore e l’intolleranza. Tanto da far dire a Don Black, ex Ku-Klux-Klan, uno dei capi del suprematismo bianco anti-Obama, in un’intervista rilasciata a Mario Calabresi per Repubblica: «Ci piace il vostro Paese: c’è molta eccitazione sul nostro sito per quello che sta succedendo da voi, siete i primi a reagire e a dimostrare che non vi fate sottomettere dagli immigrati». Attestato che forse farà gonfiare il petto ai Borghezio e ai Gentilini (lo sceriffo di Treviso, indagato il mese scorso per «razzismo»), ma preoccupa non poco, per la fonte che l’ha rilasciato e il gran festeggiare dei siti razzisti in rete.

Quel «gli immigrati in Italia sono troppi» è anche un modo per comprendere il recente successo elettorale della Lega che, perfettamente in linea con la maggioranza espressa dal sondaggio Magazine-Ipsos, vuole chiudere il rubinetto dei flussi e, parola di Bossi, non intende rinunciare ai «pregiudizi nei confronti degli immigrati», nonostante l’invito, giovedì scorso, del presidente Napolitano.

Niente di nuovo, la Lega da sempre cavalca a pelo il temasicurezza e continua a servire una fantasia di proposte, piatto tradizionale della casa, senza soluzione di continuità: introduzione del reato di clandestinità, impronte ai bimbi rom, medici obbligati a segnalare i malati clandestini in cura, patente di italianità a punti, campi-rom solo dopo referendum cittadino, classi separate per i piccoli stranieri. Non tutte diventeranno legge, ma leggerle tutte assieme fa un certo effetto, anche se il sondaggio non dice se l’intolleranza cavalca la paura o è la paura di perdere i connotati (culturali, religiosi, sociali) a farti prendere la smania di «sbiancare» tutti. Come hanno fatto, insultanti, gli ignoti che a Varese hanno dipinto di bianco le sagome dei bimbi neri sistemate dagli studenti elementari nel giardino della scuola. E come hanno fatto, provocatoriamente, per irridere il razzista di turno, i fotografi svizzeri che abbiamo scelto per la copertina dedicata a questa inchiesta.

E ha voglia la Comunità di Sant’Egidio a puntare il dito contro «chi non si vergogna, da posizioni di responsabilità nelle amministrazioni pubbliche e in Parlamento, ad incitare al disprezzo verso immigrati, rom, romeni, islamici, in un clima irresponsabile e irrespirabile di “caccia al diverso” che rischia di ammalare la convivenza nelle nostre città, dove la sequenza di atti di razzismo è impressionante ». Il fatto è che la paura porta voti e la tolleranza, oggi in Italia, li fa perdere.

La Chiesa sembra in effetti l’unica diga alla xenofobia, visto che non si presenta all’elezione e conferma la sua missione, battendo il tasto dell’accoglienza anche quando si sente rispondere, dallo Speroni di turno: «Se li prendano in Vaticano i clandestini». Eppure il cardinale Scola, patriarca di Venezia, lo spiega molto chiaramente: «Il meticciato culturale è la realtà del nostro tempo e va affrontato con coraggio. Le persone che si muoveranno in questo secolo saranno più di un miliardo e noi qui a spaventarci per i 14 milioni di islamici in Europa… I grandi processi non domandano permesso per accadere». Come a dire che alzare muri d’intolleranza, arroccati nel fortino indifendibile, non è la soluzione: è come svuotare il mare della paura armati di un cucchiaio. O peggio, di un coltello.

Ed è stata proprio la Chiesa, la settimana scorsa, a intervenire, indirettamente, su un altro dato del nostro sondaggio; quello che segnala gli immigrati da Est, romeni in testa, come i meno integrati in Italia, a dispetto di una radice latina e di una lingua facilmente assimilata. Opinione che risente della confusione romeno-rom e del fatto che gli zingari sono, in questo Paese, la comunità «meno sopportata ». Lo studio della Cei, commissionato all’università di Verona, ha dimostrato che non esiste un solo caso di rapimento di bambino ad opera di nomadi negli ultimi vent’anni e che la leggenda degli zingari rapitori è solo un pregiudizio e, anzi, «troppo spesso, i bambini rom vengono tolti alle famiglie, con la scusa dei maltrattamenti, e dati in adozione con troppa facilità».

Uno studio dettagliato che ha già scatenato il fastidio di tanti che preferiscono credere alle loro ossessioni, fino a restarne prigionieri, come quei membri di Facebook, il social network più famoso del mondo, che hanno aderito entusiasti ai gruppi, gestiti da italiani, del tipo Odio gli zingari (più di 7mila iscritti), Bruciamoli tutti o Diamo un lavoro agli zingari: collaudatori di camere a gas. E pensare che proprio un finto rapimento, l’accusa senza prove nei confronti di una nomade 16enne, innescò due mesi fa il pogrom di Ponticelli: l’assalto impunito al campo rom e il via libera a quella serie di aggressioni a sfondo razziale, contro tutti i colori del «nero» – anche contro ragazzi cinesi, albanesi, romeni – che ha scandito questo autunno italiano al grido di «Ve ne dovete andare». Più o meno quello che ha risposto al sondaggio, all’alba di Obama, l’Italia di oggi.

 

scritto da: romesinti alle ore 18:13 | link | commenti
categorie: intolleranza, articoli nazionali

Unicef contro la discriminazione dei rom, sinti e camminanti

Per lui quali diritti?
19 novembre 2008

“Per il 2008 l’Unicef ha deciso di lavorare con maggiore attenzione sul tema della non discriminazione. Una riflessione sulla situazione dei bambini rom, sinti e camminanti in Italia era dunque fondamentale, anche in relazione alle iniziative del governo che nel mese di luglio ha intrapreso un censimento dei minori nei vari campi”. Così il direttore generale di Unicef Italia, Roberto Salvan, spiega l’importanza del seminario che apre a Roma intitolato “Per i diritti dei bambini rom, sinti e camminanti in Italia”.
Un appuntamento in collaborazione con Unicef internazionale, destinato a diventare un impegno annuale, che prevede di mettere in luce problemi, linee guida internazionali e buone pratiche già realizzate sul nostro territorio.

 Assistiamo a una recrudescenza di episodi di intolleranza nei confronti dei rom. E’ un fenomeno tutto italiano?

 E’ una questione internazionale. Anche nei paesi dell’Est Europa ci sono fenomeni simili, legati a problemi di integrazione e acuiti da scarsi investimenti politici ed economici. Il nostro paese è sicuramente in una situazione di maggiore arretratezza rispetto ad altri, non solo per un problema di risorse da investire nell’integrazione, ma forse per una mancanza di volontà politica ad andare in questa direzione.

Quanta responsabilità hanno i media a creare una cultura della diffidenza?

 Hanno una responsabilità costruttiva, quella di sforzarsi di mettere in luce storie positive, esempi di buone pratiche, di diffondere una cultura dell’accoglienza. Ma non sono i media il primo tassello verso l’integrazione, piuttosto lo è la scuola, come luogo di crescita e confronto. E poi, si dovrebbero realizzare incisive iniziative legislative regionali.

Ad esempio?

Il riconoscimento delle varie etnie come minoranze linguistiche, esattamente come è stato fatto per i ladini in Trentino. Questo significherebbe risorse specifiche e una diffusa accettazione sociale. Ma nessuna regione, per ora, ha imboccato questa coraggiosa strada.

Sono state sperimentate altre buone pratiche?

In piccole realtà, a livello comunale, sono state fatte iniziative importanti, come l’accesso all’edilizia pubblica insieme a tutte le altre famiglie residenti. E’ una cosa che ha dato risultati positivi e sconfitto la cultura della segregazione: i rom sono favorevoli all’inclusione, non è giusto pensare che amino stare esclusivamente nei campi, che spesso sono in condizioni igienico-sanitarie difficilissime. Sono state fatte delle ottime esperienze, in questo senso, a Bologna, in Umbria, a Pisa e Livorno.


Parliamo dei bambini. Si è detto che i censimenti nei campi avevano la ratio di proteggerli da situazioni di spaventoso abuso. E’ veramente così o c’è un’insofferenza verso la tradizione familiare rom?
Se ci occupiamo strettamente di rom, sinti e camminanti direi decisamente la seconda opzione. Bisogna tenere presente che i minori in situazioni di estrema povertà sono ovunque, non possono essere ristretti a un solo gruppo etnico. Nei campi più degradati e vasti, poi, non ci sono solo famiglie rom ma nuclei di rumeni e di altre nazionalità. Non nascondiamoci che i bambini sfruttati per la prostituzione e l’accattonaggio, schiavi della criminalità che li sposta continuamente di città in città, sono un problema generale e certamente non lo si può imputare solo al fenomeno rom. Il senso e l’intento di questi lavori seminariali è anche quello di affrontare il problema nella sua globalità e affinare i nostri strumenti d’intervento per allargare la cultura della tolleranza e della difesa dei diritti dei bambini.

www.unicef.it

Quanti in Italia, con quale destino
Non esistono censimenti ufficiali che dicano con esattezza quanti sono. Stime ufficiali parlano di 160 mila persone di cui 70 mila con cittadinanza italiana e 90 provenienti dai Balcani, di cui la metà dalla ex Jugoslavia a partire dal 1966 con punte altissime nei primi anni Novanta, e l'altra metà da Bulgaria e soprattutto Romania.
In Europa la minoranza rom/sinta è stata definita "la minoranza più numerosa dell'Unione europea". In Italia "pesa" con una percentuale pari allo 0,3 per cento della popolazione. In genere si può dire che è un popolo con una bassa speranza di vita, l'età media è tra i 40 e i 50 anni, e con un'alta percentuale di minori (il 60 per cento ha meno di 18 anni). Tra questi il 47 per cento ha dai 6 ai 14 anni; il 23 per cento tra i 15 e i 18; il trenta per cento tra 0 e 5 anni.


Ancora sul numero di minori, il ministro Gelmini ha accennato alla presenza di 35mila bambini fra i 6 e i 14 anni, mentre nelle audizioni del Gruppo di lavoro sui minori rom, sinti e camminanti recentemente sono stati stimati 70mila minorenni.

scritto da: romesinti alle ore 18:04 | link | commenti
categorie: intolleranza, articoli nazionali
martedì, 11 novembre 2008

"Non è vero che i Rom rapiscono i bambini"

Una ricerca commissionata dalla Fondazione Migrantes all'Università di Verona Analizzati 40 casi negli ultimi 20 anni. "I responsabili sono parenti o pedofili"
Bacchettati tv e giornali che amplificano stereotipi "con forza squassante"
 
Controlli in un campo nomadi

ROMA - Sono i parenti, i pedofili, gli amici di famiglia ma non i nomadi a rubare i bambini. E' solo un brutto stereotipo, un pregiudizio infondato quello che attribuisce ai rom la responsabilità di far sparire i bambini. Un modo di dire, e pensare, che i media - tv, e giornali in ugual misura - amplificano "con forza squassante". E' il risultato di una ricerca commissionata dalla Fondazione Migrantes (Cei) al Dipartimento di psicologia e antropologia culturale dell'università di Verona sui presunti tentati rapimenti addebitati ai rom dal 1986 al 2007.

"Dei 40 casi presi in esame, nessuna sparizione è da addebitare a nomadi", ha sintetizzato monsignor Piergiorgio Saviola, direttore generale della Fondazione Migrantes, presentando questa mattina nella sede della Radio Vaticana il lavoro dell'ateneo di Verona.

I casi sono stati individuati e analizzati partendo dalle notizie fornite dalla stampa nazionale ed esaminati attraverso la consultazione dei fascicoli giudiziari. La ricerca ha dimostrato che in nessuno caso la sottrazione "dell'infante effettivamente avvenuta e provata oggettivamente" è da imputare ai rom. Anche laddove si apre un processo giudiziario, le indagini di polizia concludono sempre che "i rom e i sinti non c'entrano". I ricercatori hanno esaminato anche casi a cui la stampa ha dato ampio spazio, come la sparizione di
Angela Celentano e Denise Pipitone, ma i risultati hanno escluso la partecipazione di gruppi nomadi.

Monsignor Saviola, da tempo al fianco della comunità nomade che abita in Italia, ha sottolineato che "nessuna prova certa, nessun verdetto di condanna è stato emesso contro qualche figlia o moglie di zingaro per sequestro di minori". E ancora: "E' una conclusione sconcertante, non tanto in riferimento agli zingari, quanto in riferimento a chi punta il dito verso di loro in base a questo famoso 'sentito dire', magari tradotto in un altro famoso e pericoloso 'tutti dicono così'. Continuare a diffondere certe dicerie non è soltanto andare contro verità, ma contro giustizia".
"La ricerca - ha spiegato il direttore di Migrantes - è un appello ai singoli e alla pubblica opinione a non 'rapire' la reputazione, l'onorabilità a gente che ha come colpa principale l'essere diversa da noi per lingua, cultura, tradizioni o comportamenti sociali".


altri articoli:

Gli zingari restituiscono i bambini


scritto da: romesinti alle ore 20:29 | link | commenti (1)
categorie: intolleranza, articoli nazionali
giovedì, 06 novembre 2008

MARCHE: INTEGRAZIONE NELLE SCUOLE, SPETTACOLI TEATRALI ED INCONTRI

Pino Petruzzelli(ASCA) - Ancona, 4 nov - Prende il via il progetto Adriatico Mediterraneo Mari d'Europa-Mari delle Marche con cui la Regione ha vinto il bando promosso dal Parlamento Europeo a sostegno del dialogo interculturale, in occasione del cinquantesimo anniversario della prima seduta dell'assemblea del Parlamento europeo, e dell'Anno europeo del dialogo interculturale. L'iniziativa, cofinanziata dal Parlamento Europeo e promossa dalla Regione Marche 8e da vari comuni) ed e' attuata dall'associazione Adriatico Mediterraneo in collaborazione con il Teatro Stabile delle Marche e le amministrazioni locali, a sostegno dell'integrazione nella societa' e nelle scuole della regione. Verranno toccate una serie di citta' delle Marche (Macerata, Ancona, Jesi, Loreto, Osimo, Porto Sant'Elpidio, Senigallia) dove verranno rappresentati spettacoli teatrali, preceduti da incontri con gli studenti, caratterizzati dall'attenzione per le tematiche sociali. La terza fase del festival ha il suo primo appuntamento a Macerata, giovedi' 6 novembre (ore 21) al Teatro Lauro Rossi Zingari: l'olocausto dimenticato in collaborazione con Amat e Comune di Macerata per ''Altri percorsi 2008/2009'' spettacolo teatrale di e con Pino Petruzzelli, spettacolo dedicato al genocidio degli zingari durante il nazismo, genocidio che nasce dal pregiudizio e dal razzismo imperanti nella Germania degli anni Trenta. Un viaggio nella memoria alla scoperta di una pagina di storia che inspiegabilmente non trova spazio nei testi scolastici.

Uno spettacolo - e' detto in una nota - carico di umanita' e di amore per un'etnia, quella Rom e Sinta, che nel corso degli anni piu' che essere sconosciuta e' stata misconosciuta. Si proseguira' sabato 8 novembre al Teatro Sperimentale di Ancona, dove alle 21 andra' in scena Il Poema dei Monti naviganti, spettacolo teatrale da un'idea di Roberta Biagiarelli, tratto dal libro di Paolo Rumiz con Roberta Biagiarelli e Sandro Fabiani, regia Alessandro Marinuzzi. Ancora, mercoledi' 19 novembre (ore 21) al Ridotto del Teatro delle Muse di Ancona la Lettura teatral-musicale Storie di vita da testi di Giancarlo Trapanese con Luca Violini (voce recitante) e Gli Ex (musica e canzoni).

Incontri sono in programma i varie cittadine della regione: da Porto Sant'Elpidio (Teatro della Api) venerdi' 21 novembre (concerto di Giovanni Seneca in quintetto Per Aspera - Approdi Mediterranei) a sabato 13 dicembre, dove a Loreto si terra' un incontro con le scuole medie superiori su ''La riconciliazione possibile'' nell'ambito delle giornate dell'11* Meeting Internazionale Migrazioni.

'Altri percorsi', in scena gli 'Zingari' di Petruzzelli

Dopo il Microfestival del Nuovo teatro italiano/Nuove sensibilità, la rassegna "Altri percorsi", promossa dal Comune in   collaborazione con l'Amat, prosegue il suo cammino con lo spettacolo "Zingari: l'Olocausto dimenticato".

immagine non disponibile

immagine non disponibiledal Comune di Macerata
www.comune.macerata.it

In programma questa sera, alle ore 21, al teatro Lauro Rossi, lo spettacolo di e con Pino Petruzzelli che ne firma anche la regia, è un viaggio nella memoria alla scoperta di una pagina di storia che inspiegabilmente non trova spazio nei testi scolastici. Siamo a Berlino, intorno agli anni Trenta, quando il dottor Robert Ritter, direttore del centro di ricerche per l'igiene e la razza, dichiara che "gli zingari risultano come un miscuglio pericoloso di razze deteriorate" e che "la questione zingara potrà considerarsi risolta solo quando il grosso di questi asociali e fannulloni sarà sterilizzato".

 

La dottoressa Eva Justin rivela al mondo accademico nazista, nella sua applaudita tesi di laurea, la presenza nel sangue degli zingari di un gene molto pericoloso: quello dell'stinto al nomadismo, il terribile wandertrieb. Un genocidio dimenticato quello degli zingari, così come dimenticati sono stati i risarcimenti a loro dovuti a seguito delle persecuzioni durante il nazismo. Uno spettacolo carico di umanità e di amore per un'etnia, quella Rom e Sinta, che nel corso degli anni, più che essere sconosciuta, è stata misconosciuta. Regista e attore, diplomato all'Accademia nazionale d'arte drammatica "Silvio D'Amico" di Roma, Pino Petruzzelli, lavora da ani per mettere la cultura al servizio di importanti cause sociali, andando a conoscere in prima persona le realtà che poi racconta attraverso spettacoli e reportage, tra cui appunto "Zingari" presentato in prima nazionale al 38° Festival teatrale di Borgio Verezzi e nel corso della trasmissione "Terra!" di Canale 5 raggiungendo il 14 per cento di share.

 

I biglietti per assistere allo spettacolo sono in vendita alla Biglietteria dei teatri di piazza Mazzini (10.30/13 - 17/19.30 - tel. 0733.230735) al prezzo di 12 euro (ridotto 7 euro), on line sui siti www.amat.marche.it e www.vivaticket.it.

 


scritto da: romesinti alle ore 22:32 | link | commenti
categorie: musica e spettacoli, marche, articoli nazionali

Gli zingari restituiscono i bambini

_2602927Di Fabrizio Casavola del 10/10/2008, in blog,

Da Postcrazia

Non mi stupisce che la notizia di un finto rapimento fosse in prima pagina e la sentenza di assoluzione sia ignorata. Però mi inquieta. Senza complottismo, mi sembra che ci sia comunque un'opera sistematica di costruzione del mostro.

In quei giorni di maggio - e oggi non è cambiato molto - il mostro erano gli zingari. Gli zingari ladri di bambini. La stampa aveva preso al volo la notizia del tentativo di rapimento nel parcheggio di un supermercato e ne aveva fatto un bocconcino succulento da dare in pasto alle migliori intenzioni di razzismo.

Adesso che un giudice ha assolto i due giovani rom dalle accuse, ritagliamoci almeno qualche minuto per registrare la notizia.


scritto da: romesinti alle ore 22:30 | link | commenti (2)
categorie: intolleranza, articoli nazionali

Zingari: viaggio nelle contraddizioni


zingari_di_merda-175x280Il libro Zingari di Merda (Antonio Moresco – 93 pag., ill., - Edizioni Effigie 2008) l’ho cercato e voluto per la stessa ragione che ha spinto lo scrittore A. Moresco e il fotogiornalista (nonché editore) G. Giovannetti, verso la Romania: “andare a vedere da dove si mette in movimento tutta questa disperazione, l’origine di questa ferita”. Con loro, a bordo di una vecchia BMW, un rom sgomberato dalla città di Pavia.

Imbarcarsi da lettore in quest’avventura ha avuto un sapore ibrido, reportage ma anche racconto di narrativa. Miscuglio probabilmente voluto dagli stessi autori per creare una sorta di parallelismo con i rom, con la mescolanza che da sempre contraddistingue il loro nomadismo.

Ma come tutti i cammini avventati, anche questo necessita di cautele. Di esperienze messe a disposizione. La prima che mi viene in mente è forse la più ovvia, ma non la più sciocca: un viaggio del genere non può non partire da qui, dalla Roma o dalla Milano quotidiana.

Quella dei marciapiedi o dei lembi di periferia abitati dagli “zingari”. Dalla forma spregiativa che quel sostantivo, già da solo, senza neppure il bisogno della specifica poi utilizzata dagli autori nel titolo, è riuscita a farsi strada nel nostro gergo di gente da ipermercato, cucine profumate di sughi pronti, auto gelide da climatizzatori computerizzati.

“Zingaro” già di per sé incute terrore, che poi sia “di merda” è solo un ammennicolo. D’altronde, eludendo questa premessa, sarebbe impossibile spiegare come per esempio sia stata necessaria la creazione ex-novo di un Commissario straordinario per i Rom.

C’è stato quello per i rifiuti, quello per il terremoto o le alluvioni, ma una calamità travestita da essere umano io non l’avevo mai sentita. E neppure Moresco immagino. Su questo punto lo scrittore mantovano non transige, lo si intuisce perfettamente fra le righe: se si dà per scontato che il nostro modo di vivere sia quello giusto, il passo successivo non può che essere quello di ricondurre tutti a dinamiche di vita simili alle nostre.

È in ragione di ciò, per il solo fatto che gli zingari incarnano l’irriducibilità e la differenza, che Moresco ha scelto di rappresentarli senza censure, senza cercare di farne un santino edificante. Semplicemente li mostra.

Nel libro non mancano però giudizi. Uno su tutti: la condanna senza mezzi termini della violenza Rom nei confronti delle proprie donne: “Dire qualcosa?” dice Dimitru, il ragazzotto che accompagna gli autori durante il viaggio “Ma stai scherzando? Le nostre donne non si devono azzardare ad aprire bocca, se no le massacriamo”.

Ma anche qui, Moresco ci fa intendere come sovente è il nostro termine di paragone a risultare più grave: tutto è più criminale se compiuto dagli zingari di merda, quasi che di violenze domestiche italiote non se ne fosse mai sentito parlare.

Partire da Pavia (o come dicevo all’inizio da Roma o Milano) per andare fino a Listaeva a trovare gente che vive in buche scavate sotto terra (avete letto bene), non ha significato perciò allargare ulteriormente il solco che sembra separarci da loro.

“Zingari di merda” vuole a ragione (riuscendoci) essere la prova provata che in fondo non è così strano per un Rom immaginarsi protagonista di un futuro migliore: da diavolo in terra, da spettatore nelle baracche di Slatina di televisioni che a ruota trasmettono quanto è splendida e facile la vita in Italia e dappertutto là fuori, a chiunque, davvero a chiunque, verrebbe normale fuggire.

L’uomo migra per necessità. Lo ha sempre fatto.

Stefano Paolocci
 
Titolo Zingari di merda
Autore Antonio Moresco
Editore Effigie
Anno 2008
Prezzo € 15,00

scritto da: romesinti alle ore 21:39 | link | commenti
categorie: libri, articoli nazionali

Europa: un viaggio attraverso l’Italia razzista dell'Europarlamentare Rom Victoria Mohacsi

mohacsi a Pesaro


















È quello compiuto dalla parlamentare europea Victoria Mohacsi, rom ungherese, accompagnata per i campi abusivi d’Italia dai volontari del gruppo Everyone. Le testimonianze raccolte finiscono sul web e al parlamento Ue

“Ho attraversato l’Europa per analizzare le condizioni di vita dei rom e il loro grado di integrazione. Non avevo mai assistito a violazioni di diritti umani così gravi come quelle che le istituzioni italiane rivolgono alla mia gente”. Suonano gravi le parole che usa Victoria Mohacsi, rom ungherese membro del Parlamento europeo, all’indomani della fine del suo ‘tour degli orrori’ fra i campi nomadi abusivi delle periferie italiane.

Dal 17 al 20 ottobre 2008 l’europarlamentare ha visitato una decina di insediamenti rom tra Firenze, Bologna, Pesaro, Padova e Sesto San Giovanni (provincia di Milano, teatro dell’ultima tragedia di un mese fa, quando un ragazzino è morto carbonizzato nel sonno per un incendio accidentale nella fabbrica dismessa dove dormiva), accompagnata da una delegazione formata da alcuni attivisti per i diritti umani del gruppo Everyone e da una troupe ungherese di riprese documentarie.

La Mohacsi e i suoi collaboratori hanno ispezionato i luoghi in cui vivono gli ultimi Rom romeni rimasti in Italia, alcune comunità di Rom e Sinti italiani, insediamenti di famiglie Rom originarie dei Paesi della ex Jugoslavia. “La delegazione ha raccolto documentazione riguardo alla condizione dei ‘nomadi’ in Italia, intervistando decine di testimoni della persecuzione e filmando i luoghi in cui i Rom convivono con topi, parassiti e disperazione”, fa sapere il gruppo Everyone, “Stiamo preparando un dossier illustrato da fotografie, per raccontare all'Ue le fasi del drammatico  viaggio in Italia compiuto da una coraggiosa parlamentare europea che si batte da quindici anni contro la tragedia del razzismo che sta annientando il suo popolo”. Un riassunto dell’esperienza italiana della europarlamentare, anch’esso corredato da fotografie, è già disponibile sul sito web everyonegroup.org

Rom - L′Italia viola i diritti umani

Dal 17 al 20 ottobre 2008 l’europarlamentare rom ungherese Victoria Mohacsi ha visitato alcuni campi nomadi abusivi presenti in Italia. A seguirla una delegazione formata da alcuni attivisti per i diritti umani del gruppo Everyone e da una troupe ungherese di riprese documentarie.

 

Nel corso del viaggio la delegazione ha raccolto testimonianze filmate della condizione dei nomadi in Italia, sono state effettuate anche numerose interviste. Il dossier finale, corredato di foto e altri documenti, presto verrà pubblicato su internet – una sintesi del “diario di viaggio” è già disponibile sul sito web everyone group.org.

 

L’obiettivo della visita era osservare le reali condizioni e il grado di integrazione della popolazione rom nel nostro Paese e mostrarle al resto del mondo e al Parlamento europeo. Spiegano alcuni membri della delegazione: “stiamo preparando un dossier illustrato da fotografie, per raccontare all′Ue le fasi del drammatico  viaggio in Italia compiuto da una coraggiosa parlamentare europea che si batte da quindici anni contro la tragedia del razzismo che sta annientando il suo popolo”.

 

Il quadro che via via emerge sotto lo sguardo attento della parlamentare ungherese è tutt’altro che confortante. “Ho attraversato l’Europa per analizzare le condizioni di vita dei rom e il loro grado di integrazione. Non avevo mai assistito a violazioni di diritti umani così gravi come quelle che le istituzioni italiane rivolgono alla mia gente”.

 


 

scritto da: romesinti alle ore 21:31 | link | commenti
categorie: unione europea, articoli nazionali

Foglio illustrativo delle attività del Coordinamento Nazionale dell'Opera Nomadi

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Utente: romesinti
Nome: Romano Lil
Foglio illustrativo del Coordinamento Nazionale dell'Opera Nomadi

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