Romano Lil - Rom, Sinti e Camminanti in Italia

lunedì, 11 maggio 2009

Reggio Calabria: il 13 maggio l'Opera Nomadi organizza "ragionare sull'abitare"

Il 13 maggio prossimo l’associazione terrà presso il centro sociale di Arghillà nord un seminario di studio dal titolo “ragionare sull’abitare” con il quale si intende approfondire il tema dell’housing sociale.

I lavori del seminario partiranno dai risultati della ricerca scientifica presentati nel volume dell’Opera Nomadi   “I rom e l’abitare interculturale. Dai torrenti ai condomini” pubblicato nel mese di marzo 2009 dalla casa editrice Franco Angeli. 

Il lavoro di ricerca e la  pubblicazione sono stati realizzati come azioni di un progetto dell’Opera Nomadi di Reggio Calabria ( l’abitare interculturale)  finanziato dall'Ufficio Nazionale Antirazzismo (UNAR) in seguito all’aggiudicamento di un bando nazionale e realizzato in partenariato con l'Università degli Studi di Messina - Dipartimento di Sociologia "V. Pareto", l'Opera Nomadi Lazio,  la rete europea REVES e il Dr Petronio.

La ricerca realizzata ha avuto l’obiettivo di valutare l’efficacia del modello dell’equa dislocazione proposto dai rom stessi mettendo a confronto i livelli di inclusione/esclusione delle famiglie rom che ancora vivono concentrati nei ghetti e di quelle che  abitano dislocati nei condomini.

I dati dello studio condotto su un totale di 500 famiglie residenti nelle città di Reggio Calabria e di Roma ( 250+250) hanno dimostrato che i rom dislocati hanno raggiunto un livello di inclusione sociale più alto rispetto a coloro che sono invece costretti a vivere concentrati.

L'indagine, oltre a verificare l'efficacia del modello abitativo dell'equa dislocazione e quindi del mix etnico-sociale, ha messo in evidenza la necessità di sviluppare una nuova politica abitativa fondata sul coinvolgimento diretto dei rom e sul concetto di abitare legato alla qualità dell'ambiente abitativo quale ambito di relazioni fondamentali per l’inclusione sociale.

Per contestualizzare la ricerca nel volume sono state  illustrate le condizioni di esclusione abitativa dei rom a Reggio Calabria e a Roma mettendo in evidenza le loro iniziative sociali volte a superare questa situazione. In particolare nel libro si ricostruisce il lungo e faticoso percorso di contrasto all'emarginazione con il quale una parte dei rom di Reggio Calabria è riuscita con l’aiuto dell’Opera Nomadi  a passare dalle baracche di cartone costruite nei letti dei torrenti (negli anni Cinquanta) alle abitazioni nei condomini (degli ultimi anni).

Partendo da questo lavoro l'obiettivo del seminario sarà  quello di affrontare la questione abitativa mettendo in comunicazione tutti i soggetti coinvolti a diverso titolo in questo tema delicato ed evidenziando  i limiti dell’attuale politica della casa, i bisogni inevasi ed un nuovo concetto di abitare .

La questione abitativa dei rom verrà affrontata all’interno del  tema generale della casa che interessa ormai una larga fascia della popolazione.

Pertanto al seminario interverranno oltre alle istituzioni e agli operatori sociali gli abitanti rom e non rom e gli argomenti del seminario saranno: la nuova proposta di legge regionale sulla casa, i quartieri ghetto, lo sviluppo futuro della politica della casa con le relative ricerche e proposte operative .


scritto da: romesinti alle ore 08:56 | link | commenti
categorie: calabria, habitat, opera nomadi di reggio calabria
martedì, 24 febbraio 2009

Reggio Calabria: nota del Presidente dell'Opera Nomadi

L’occupazione senza titolo degli alloggi Aterp del Viale Europa da parte di un ingente numero di famiglie rom è una reazione ad una grave condizione di disagio abitativo per la quale nessuna risposta è stata mai data.

Con questa azione le famiglie non hanno avuto l’intenzione di negare i diritti  dei concittadini  che aspettano da 20 anni di essere allocati in questi stessi alloggi, ma solo quella di reagire al silenzio delle istituzioni e quindi al pericolo incombente di una emarginazione definitiva ad Arghillà.

Sbaglia chi legge in questa occupazione l’arroganza e la violenza di un gruppo esercitata contro altri cittadini. In questo modo si crea artificiosamente l’ennesima guerra tra poveri che nei fatti e nelle intenzioni non esiste.

La prova sta nel fatto che nessuna di queste famiglie vorrebbe restare  in questi alloggi coabitando con  altre 40 nuclei rom perché così si creerebbe un ghetto, ma al contrario vedrebbe bene in questi alloggi poche famiglie rom inserite in mezzo a quelle famiglie non rom alle quali devono essere assegnati gli alloggi.

L’occupazione è nata dalla disperazione delle famiglie che vedono svanire nel nulla la loro speranza di uscire dalla situazione di emarginazione sociale nella quale vivono da decenni.

Difatti la gran parte degli occupanti è composta dalle  30 famiglie rom residenti nei due ghetti di Modena ( ex Polveriera e Ciccarello Palazzine) che risultano vincitrici del bando 1999 e che, come più volte denunciato dall’Opera Nomadi, sono stati invitati ad accettare un alloggio ad Arghillà dove, oggi, risiedono 108 famiglie. Un grande ghetto che aumenta sempre di più a danno di tutti.

Queste famiglie per evitare un futuro di emarginazione sociale hanno per due volte presentato al Sindaco, ai sensi della legge reg.le nr 32/96, regolare rinuncia all’alloggio di Arghillà chiedendo una casa  in equa dislocazione. Il Sindaco che per  il piano di equa dislocazione aveva promesso di accettare queste rinunce non l’ha mai fatto .  

Le altre famiglie di occupanti sono costituite da nuclei  del  208 che aspettano un alloggio dalla data di demolizione dell’ex caserma (agosto 2007) e da altri nuclei   che risiedono a Modena oppure ad Arghillà e che  sperano di uscire dalla condizione di ghettizzazione nella quale vivono.

Sui due insediamenti ghetto di Modena nessuna amministrazione comunale negli ultimi decenni ha mai progettato un intervento; il sindaco Scopelliti dopo la demolizione dell’ex caserma 208 ( agosto 2007) aveva promesso che nel gennaio 2008 sarebbe stato avviato un progetto di equa delocalizzazione, ma nulla è stato fatto.

Se per il ghetto del “208” ci sono voluti 36 anni per trovare una soluzione nonostante il progetto del nuovo ospedale Morelli, per i due ghetti  di Modena ( ex Polveriera e Modena palazzine) sul cui territorio non esiste alcun progetto, quanto tempo ci vorrà prima che si sviluppi una iniziativa?

La mancanza di una qualche attenzione verso i due ghetti di Modena (nei quali oggi vivono in condizioni disumane 77 famiglie rom) si nota anche dal fatto che nel Contratto di Quartiere di cui è titolare il Comune e che interessa questo territorio non si considera minimamente questa gravissima problematica. Eppure questa tipologia di progetti sono stati promossi negli ultimi anni perché prevedono il coinvolgimento di tutta la  popolazione nell’affrontare i problemi che riguardano il territorio. Ci chiediamo come è stato possibile ignorare una condizione abitativa  dove esiste un serio pericolo per l’incolumità fisica delle persone come quella in cui vivono dal 1960 le 30 famiglie rom dell’ex Polveriera ma anche quella delle Palazzine popolari che risale al 1981.

Di fronte a questa situazione così difficile e controversa le famiglie degli occupanti chiedono di avere la garanzia di un alloggio in condizioni di equa dislocazione.

La proposta che l’associazione avanza al Comune è quella di costituire subito un tavolo di lavoro con l’Opera Nomadi, con le stesse famiglie e con la Circoscrizione di Modena con la finalità di sviluppare un progetto per la sistemazione abitativa in dislocazione di queste famiglie partendo dalla loro condizione oggettiva e dalle priorità che questa presenta.

Il tavolo di lavoro con il sostegno dell’Opera Nomadi, in prima battuta, dovrà servire ad aprire un dialogo tra le famiglie rom ed il Sindaco fissando un accordo preciso.

Il primo cittadino dovrà garantire personalmente a queste persone un percorso d’inserimento abitativo in equa dislocazione da realizzare in tempi brevi e quindi dovrà spiegare insieme all’associazione che solo pochissimi nuclei, ossia quelli per i quali l’Amministrazione si era impegnata, potranno restare negli alloggi del Viale Europa mentre gli altri dovranno lasciarli aspettando la futura sistemazione.

Il dialogo e l’impegno diretto tra le famiglie rom ed il primo cittadino è servito per concludere l’operazione del 208 e quindi servirà pure oggi per risolvere questo problema dell’occupazione se effettivamente c’è l’intenzione di avviare un programma abitativo  di dislocazione evitando la soluzione Arghillà.

Per questo progetto si potrebbe rivedere il Contratto di Quartiere e coinvolgere la Regione Calabria per la richiesta di finanziamenti inoltre si potranno reperire alloggi nel patrimonio di edilizia residenziale pubblica tra quelli non occupati.

L’Opera Nomadi si impegna da parte sua a sostenere il Comune in una progettazione coerente con la dislocazione e che garantisca prima di tutto i diritti delle famiglie più disagiate . 

 
 
 
Il Presidente
Sig. Marino Antonino Giacomo

scritto da: romesinti alle ore 14:17 | link | commenti
categorie: politica, calabria, opera nomadi di reggio calabria
lunedì, 23 febbraio 2009

Lamezia Terme prove di integrazione


Il Municipio, da circa due mesi, è continuamente invaso da cittadini di etnia rom che, non avendo altri interlocutori, premono insistentemente sul sindaco Gianni Speranza ritenendolo in grado di risolvere i loro problemi legati sia alle condizioni disagiate nell'accampamento di Scordovillo, che si sono amplificate con le recenti piogge, sia alla legge nuova del Parlamento, che inasprisce le pene per chi smaltisce illegalmente i rifiuti, inducendo le forze di polizia a fermarli nel trasporto di ferro e altri strumenti legati alle loro attività tradizionali.

«Il sindaco - informa una nota del Comune - che con pazienza sta portando avanti un lavoro di mediazione e di inclusione sociale, ha dedicato intere giornate per evitare l'occupazione del municipio da loro minacciata, cercare un dialogo e per aiutarli a mettersi in regola e a rispettare la legge. Perché ciò accada devono aderire ad una cooperativa che già realizza lo smaltimento dei rifiuti e regolarizzare la loro posizione».
Gianni Speranza ha anche preso contatti con la Prefettura e la Camera di Commercio. Per quanto riguarda la questione abitativa, Speranza ha annunciato che ultimamente è stata deliberata la richiesta di finanziamenti per l'acquisto di 20 prefabbricati dignitosi da disseminare su tutto il territorio di Lamezia, in modo da sgonfiare l'insostenibile situazione di malessere che si è venuta a creare nell'accampamento di Scordovillo

scritto da: romesinti alle ore 18:16 | link | commenti
categorie: politica, calabria
giovedì, 05 febbraio 2009

Melito condizioni disastrose per i Rom - Comunicato stampa dell'Opera Nomadi di Reggio Calabria

Riceviamo e pubblichiamo:

I rom di Melito Porto Salvo continuano a vivere in condizioni da terzo mondo mentre il Sindaco Iaria non si pronuncia, forse pensando di avere operato bene offrendo loro alloggi vecchi e localizzati  nell'estrema periferia della città. I rom di Melito P.S. hanno rifiutato questi alloggi perché sono perfettamente consapevoli che abitando in queste zone sarebbero ancora una volta emarginati. La logica seguita  da questa amministrazione è quella secondo la quale chi è zingaro ed è stato emarginato per tanti decenni non può mica pretendere condizioni di parità  e deve assolutamente  accettare di abitare dove nessun altro cittadino melitese accetterebbe di abitare. Il silenzio dell'Amministrazione è molto eloquente: visto che i rom hanno rifiutato gli alloggi vecchi e decentrati bisogna lasciarli nelle condizioni "disumane" del campo di via Del Fortino perché in questo modo saranno costretti  ad accettare. Anche la costruzione e l'apertura al traffico di una strada nel bel mezzo dell'insediamento rom con la quale è stata messa a repentaglio la sicurezza di molti minori che giocano in quell'area è chiaramente un'operazione finalizzata a costringere i rom ad accettare gli alloggi offerti. Un problema sociale che dura da 4 decenni non può essere affrontato di certo con questo metodo. I rom di Melito P.S. sono cittadini al pari degli altri e quindi dovrebbero essere garantite loro le stesse possibilità di inclusione sociale degli altri cittadini ; essendo stati emarginati negli ultimi decenni l'amministrazione comunale dovrebbe preoccuparsi della loro effettiva inclusione sociale e non progettarne una permanente esclusione. L'assegnazione di un alloggio ad una famiglia svantaggiata non garantisce solo un tetto sulla testa e condizioni igieniche migliori ma a secondo della sua collocazione geografica determina l'inclusione o l'esclusione dal tessuto sociale. E' chiaro che un alloggio localizzato in una zona isolata del tessuto sociale per una famiglia debole porta alla sua esclusione, viceversa una casa collocata in un'area meno decentrata favorisce la sua inclusione. Le famiglie rom, da sempre, hanno chiesto di poter abitare in dislocazione nell'ambito del tessuto cittadino melitese in modo da integrarsi con esso. Non hanno mai chiesto di abitare al centro della città, ma di potere risiedere anche in zone periferiche che consentissero loro di avere contatti e relazioni utili per l'inclusione sociale. In considerazioni questa richiesta l'Opera Nomadi, prima ancora che venisse avviata l'operazione di acquisto alloggi, aveva invitato più volte l'Amministrazione, ad evitare l'acquisto di alloggi localizzati in zone molto decentrate e in pessime condizioni strutturali . Ma l'amministrazione non ascoltando l'associazione ha proceduto all'acquisto di questi alloggi sostenendo che con i diversi bandi di acquisto non si è riusciti a trovare altri alloggi in zone meno decentrate. Ma le cose non stanno così  perché attraverso l'azione di sensibilizzazione dell'Opera Nomadi delle agenzie immobiliari hanno partecipato ai bandi pubblicati dal Comune per l'acquisto di alloggi  presentando offerte di case  in buone condizioni e localizzate in zone meno decentrate. Come mai le offerte delle agenzie sono state sempre respinte dall'Amministrazione comunale? Nella passata consiliatura presieduta dallo stesso sindaco Iaria l'assessore alle politiche sociali avvocato Minniti, avendo compreso l'importanza di inserire i rom in alloggi meno decentrati, aveva iniziato a lavorare per la vendita degli alloggi più decentrati e all'acquisto di altre abitazioni in zone meno periferiche .Grazie alla competenza e alla sensibilità dell'assessore Minniti si era trovata una via di uscita per favorire l'inclusione sociale di questi cittadini. Con la nuova consiliatura il sindaco Iaria, riconfermato alla guida dell'amministrazione comunale, nega in modo categorico questa possibilità, dichiarando che mai l'avvocato Minniti aveva proposto questa strada. Per uscire da questa spiacevole situazione è necessario che l'Amministrazione comunale metta da parte gli atteggiamenti di chiusura e riaprendo il dialogo con le famiglie rom prenda seriamente in considerazione il piano dell'ex assessore Minniti.

Il presidente
Sig. Antonino Giacomo Marino

scritto da: romesinti alle ore 20:48 | link | commenti
categorie: calabria, opera nomadi di reggio calabria
martedì, 02 dicembre 2008

Reggio Calabria: Opera Nomadi, "Serve piano delocalizzazione Rom"

Giovedì 13 Novembre 2008
L’Amministrazione comunale pur avendo dichiarato a più riprese sulla stampa nazionale che la delocalizzazione dei rom è il “modello Reggio” che dovrebbero seguire pure gli altri comuni continua ancora a concentrare famiglie ad Arghillà nord dove risiedono 106 nuclei rom in una situazione sociale ormai al collasso.
L’assessorato alle politiche sociali, in questi giorni, ha comunicato a due famiglie rom, che alloggiano presso l’albergo Sirio da 15 mesi in attesa dell’alloggio in dislocazione promesso dal sindaco tra gli alloggi del Viale Europa , che il prossimo 17 novembre dovranno trasferirsi ad Arghillà nord.
Questo quartiere proprio per il fatto di concentrare un gran numero di famiglie povere è un luogo dove esiste un capitale sociale e una socialità molto deboli, quindi le opportunità di sviluppo vengono negate a favore del degrado e della devianza.
I fatti quotidiani del quartiere testimoniano questo stato di cose e il loro peggioramento progressivo. Ma l’Amministrazione continua a trasferire in questo luogo famiglie svantaggiate senza preoccuparsi degli effetti estremamente negativi di questa operazione; effetti che sta pagando l’intera città.
Finanziare iniziative sociali e progettare per il futuro opere faraoniche per diversi milioni di euro può dimostrare un’attenzione verso il quartiere ma questo non modifica la situazione problematica se nello stesso tempo si continua a implementare un tessuto sociale debole.
Questa strana operazione denominata “rom delocation” che concentra invece di deconcentrare risponde ad una logica parallela assunta dalla Giunta comunale secondo la quale allocare tante famiglie rom nella piccola area di Arghillà nord distribuendoli in condomini diversi significa ugualmente delocalizzare. Ma il Consiglio comunale in diverse delibere ha definito in modo coerente l’operazione di delocalizzazione come equa distribuzione sull’intero territorio comunale delle famiglie rom.
Se l’Amministrazione continuerà a seguire questa logica incoerente nei prossimi mesi oltre a queste due famiglie potrebbero essere trasferiti ad Arghillà altri 30 nuclei rom residenti a Ciccarello e vincitrici del bando 1999.
Per evitare l’aumento del concentramento delle famiglie ad Arghillà l’Opera Nomadi e gli stessi rom hanno invitato più volte il Sindaco ad elaborare insieme un programma di delocalizzazione. Ad oggi la risposta degli uffici competenti è che si sta lavorando in questa direzione mentre in realtà si continua a concentrare i nuclei ad Arghillà
La possibilità di alloggiare altrove le famiglie più povere esiste realmente. Sarebbe sufficiente che il Comune facesse i controlli necessari sugli alloggi localizzati in altre zone e orientasse la sua politica della casa veramente verso l’equa dislocazione con una progettazione mirata.
Per le famiglie rom ancora alloggiati in albergo dalla data di demolizione del 208 l’Opera Nomadi ha segnalato, già da qualche mese, degli alloggi che potrebbero essere assegnati dopo aver effettuato le verifiche necessarie.
Sulla problematica di Arghillà molto importante è l’attenzione che la Diocesi sta sviluppando perché se questo impegno sarà orientato anche alla creazione di un tessuto sociale mixato potrebbe favorire importanti risultati sociali.
L’Opera Nomadi e i rom invitano il Sindaco a rivedere la decisione di trasferire queste famiglie ad Arghillà e di voler costruire assieme un programma di delocalizzazione mantenendo fede alle promesse fatte e al piano di delocalizzazione.
Il presidente
Sig. Antonino Giacomo Marino

scritto da: romesinti alle ore 17:20 | link | commenti
categorie: calabria, opera nomadi di reggio calabria
mercoledì, 26 novembre 2008

Praia a Mare. L’ Ente si attiva con i rom. Siglato un patto sociale

Calabria Ora 23/11/2008
 

PRAIA - Praia a mare apre le porte della solidarietà e detta le regole per la convivenza con la piccola comunità Rom della città. Il Comune, la scuola, la chiesa, l’Asp si attivano perché la sfortunata famiglia Ahmetovic si integri al meglio, in attesa di una soluzione abitativa vera e legale per

I 25 Rom stabilitisi in paese. Nella riunione di ieri chiesta dal presidente nazionale dell’Opera nomadi, che si è tenuta con il sindaco il comandante dei vigili, il dirigente scolastico e tre capifamiglia Rom, Ramiza con i figli Isret e Massimo, si è deciso che nessun minore, neanche i neonati con le mamme, potrà più questuare per Praia e nel Tirreno, ma sarà gratuitamente iscritto a scuola. Da parte sua la famiglia Rom degli Ahmetovic si è impegnata a rispettare il patto sociale siglato con le istituzioni.


scritto da: romesinti alle ore 06:38 | link | commenti
categorie: calabria
mercoledì, 08 ottobre 2008

Lamezia Terme: Nessun rom in classe Panizza lancia l'allarme

Nessun bambino rom quest'anno a scuola. Alle mamme e ai papà di Scordovillo non importa se i loro figli imparano a leggere, scrivere, il teorema di Pitagora o dove si trovano Romania e Slovenia.
Fino all'anno scorso c'era un pulmino giallo che ogni mattina alle 7 e mezza passava dal campo rom per togliere i più piccoli dalle baracche fatiscenti. Si trattava solo di una mattinata, dal lunedì al sabato. Gli animatori dell'associazione "La Strada" riuscivano a portare uno sprazzo di luce nell'accampamento di zingari più popolato dell'Europa occidentale, e forse per questo tanto triste. Ma il Comune non ha rinnovato la convenzione ai volontari.
Per molti bambini rom funzionava, la scuola gli piaceva, avevano quaderni e libri come tutti gli "italiani" dietro ai banchi. Ma da una settimana sono ricominciate le lezioni e di zingarelli in classe nemmeno l'ombra. Forse alcuni genitori "italiani" si staranno sfregando le mani perchè in classe con i loro figli non ci sono più zingari, dimenticando che la questione rom parte proprio da lì. È un fatto prima di tutto culturale. L'equazione è facile: niente educazione è uguale a furti d'auto.
«Noi crediamo che debba continuare il servizio di mediazione culturale e sociale, senza interruzioni o ritardi, che causano cittadini di serie B», dice Giacomo Panizza, presidente della comunità d'accoglienza Cnca Calabria. Per il quale «occorre che qualcuno vada ancora al campo rom. E che le istituzioni prevedano in tempo questi servizi».
Perchè a questa prima settimana di dispersione scolastica non ne seguano altre, le associazioni e cooperative sociali del Cnca, lanciano questo allarme-scuola per i piccoli rom, in accordo con alcuni loro genitori.


scritto da: romesinti alle ore 20:47 | link | commenti
categorie: calabria
sabato, 20 settembre 2008

Lamezia Terme: la Chiesa vicina e solidale con i rom. PD progetti da individuare

Il vescovo della diocesi lametina , monsignor Luigi Cantafora ha fatto visita alla popolazione Rom del campo di località Scordovillo. Il presule ha così risposto all'invito dei giovani che lavorano alla cooperativa Ciarapanì e che lo hanno accompagnato per tutto il tempo durante la visita. Insieme a Luigi, Cosimo e Damiano il vescovo ha incontrato le famiglie che vivono all'accampamento tra mille disagi e difficoltà. Il pastore ha inteso così dimostrare la vicinanza e la solidarietà della Chiesa locale alle centinaia di persone che a gran voce, ancora una volta, hanno reclamato un trattamento migliore e una risoluzione definitiva dei loro problemi da parte delle autorità preposte. Dai più anziani ai giovanissimi che al campo sono la maggioranza il coro è stato unanime: «Vogliamo una casa come tutti gli altri cristiani. Perché a Cosenza, a Reggio, a Catanzaro, ai Rom è stata data una sistemazione decente e invece noi continuiamo a restare in questo inferno?». Questo il tormentone che ha caratterizzato la visita del presule cui gli uomini e le donne Rom hanno raccontato la vita nei container che d'estate – come oggi - sono un vero e proprio forno e d'inverno diventano dei veri refrigeratori. Una vita che quotidianamente deve assolvere a dei riti immancabili come la caccia ai topi e agli scarafaggi che scorazzano indisturbati per il campo, sia nella parte vecchia dell'accampamento dove ancora resistono alcune baracche del primo insediamento, sia nella zona dei container voluti dai commissari prefettizi qualche anno fa. Al "Padre" Luigi i Rom hanno detto di voler andare via da Scordovillo, ma di non volere un altro campo, un "no" secco e deciso ad un altro ghetto. «Non vogliamo essere considerati solo come dei delinquenti; molti di noi vivono e lavorano onestamente e così vorremmo continuare a fare. Non sono solo Rom quelli che rubano a Lamezia». Mons. Cantafora ha invitato tutti e soprattutto i giovani del campo Rom a rispettare le regole, a vivere con responsabilità la propria condizione in modo da poter essere propositivi con quelle istituzioni preposte alla risoluzione di una questione che si trascina da anni. È stato anche ricordato al pastore diocesano quanti soldi siano stati stanziati negli anni a favore dei Rom, cittadini lametini a tutti gli effetti. Denaro non speso o che si è disperso in mille rivoli per l'evidente non volontà politica di affrontare concretamente il problema. Mons. Cantafora, si è soffermato anche con alcuni ammalati del campo, ha parlato con la giovane Rosa costretta su una sedia a rotelle perché colpita durante una sparatoria. Il presule ha poi fatto una pausa nella casa container di Cosima e Leonardo che hanno preparato il caffè per il vescovo e i suoi accompagnatori; oltre ai ragazzi della Ciarapanì ad affiancare mons. Cantafora anche il condirettore della Caritas don Giacomo Panizza, Marina Galati e Antonio Rocca, rispettivamente presidente e vice della cooperativa Ciarapanì. Questa prima visita del vescovo Luigi al campo di Scordovillo è trascorsa graditissima, sia al vescovo stesso che ai Rom, coi quali si è amabilmente intrattenuto. A conclusione del suo incontro mons. Cantafora ha auspicato che i vari soggetti deputati alla risoluzione della questione Rom sappiano finalmente e in maniera energica e decisa venire a capo del problema. «L'augurio di tutti – ha concluso il presule – è che le tante teste che finora hanno pensato e progettato trovino un punto d'accordo. Ai Rom va riconosciuta la pari dignità di tutte le altre persone, perché in tutte è impressa l'immagine di Dio». Intanto ieri dal campo nomadi un'intensa colonna di fumo si è levata dalla baraccopoli adiacente l'ospedale civile di contrada Ferrantazzo ed ha invaso parte della città. Il fumo nero, provocato dalla combustione di cumuli di gomme e di rottami, ha praticamente invaso non solo il nosocomio, ma anche il centro città. Sul posto sono giunti i vigili del fuoco del distaccamento lametino per spegnere le fiamme.
Campisi del Partito Democratico: bisogna individuare progetti mirati
«La recente visita nel campo Rom di monsignor Luigi Cantafora è stata avvertita come una forma di sana terapia d'urto che ha destato dal torpore la società civile lametina, soprattutto la politica istituzionale che , allo stato, non ha formulato una risposta definitiva e risolutrice per affrontare l'annoso e drammatico problema ed al contempo dare inizio ad un percorso di inclusione sociale».
E' il componente dell'esecutivo cittadino del Pd, Pino Campisi che interviene, senza ma e senza se direttamente al cuore del problema Rom. Un problema vero e reale non solo quando si tratta di denunciare gli atti illegali commessi dai Rom. Il problema è serio sul fronte umano e sociale e l'esponente del Pd Campisi lo affronta a tutto Tondo. In particolare afferma - «dare una prospettiva di lavoro per mettere in pratica forme di emersione dalla condizione permanente di esclusione di centinaia di cittadini lametini che vivono nel campo di Scordovillo». «Certo - spiega - non sfugge ad alcuno che la prima emergenza è la costruzione e/o l'assegnazione di abitazioni decenti per fare uscire dalla angosciante situazione le indigenti famiglie Rom, soprattutto anziani e bambini alla cui sofferenza la civilissima nostra cittadina deve dare una risposta, altrimenti c'è il rischio di una emergenza senza fine». «Questa riflessione - sostiene - vale soprattutto per le forze politiche, a partire dal Pd, che hanno il compito istituzionale di dare un forte segnale di convergenza per superare un dramma che deve essere sentito come fosse della città intera o meglio della comunità in tutta la sua carica umana e civile». «E' evidente - aggiunge -che per molti anni si è assistito ad un vuoto nell'intrapresa di iniziative mirate alla concreta soluzione del problema e se oggi, dopo l'energico intervento di del Vescovo, s'intende dare uno scatto di incisive ed inclusive politiche sociali allora bisogna muoversi con proposte concrete, facendo venir fuori, nell'arco di tempo di pochi mesi, risultati tangibili e quindi credibili, cercando di ridurre la generale collera che regolarmente si eleva nel definire il dramma».« A dire il vero - prosegue - il Pd nell'ambito di alcune discussioni e confronti aveva già formulato alcune proposte che potrebbero, dal lato dell'emersione delle attività lavorative, dare risposte immediate e utili al fine di donare quella pari dignità a cui ha fatto riferimento il Vescovo Cantafora». «Infatti, alla luce di quanto sta accadendo in città, nell'ambito di una tematica così emergenziale - osserva - la politica ha il compito di dare una risposta attendibile e produttiva di azioni positive verso tutte quelle persone, cittadini lametini, che vivono nel disagio». «Nè si può pensare - afferma -di rimandare ogni utile iniziativa a dopo la risoluzione della questione abitativa che certamente deve essere avviata a soluzione ma che non può interrompere ogni altra azione per dare segni di interventi concreti ed offrire respiro sociale e civile alla comunità Rom». «Una cosa è certa: gli strumenti ci sono e però vanno messi - chiarisce -in azione positiva con progetti che sappiano cogliere il problema e soprattutto stare dentro i parametri e le misure richiesti dall'Unione Europea per l'approvazione». Non possiamo, ancora una volta, rinviare i problemi o fallire nella mancanza di utilizzo di risorse per insufficiente conoscenza - sottolinea - di quanto prevede il Por Calabria con i Fondi comunitari, in particolare con il Fse 2007/2013, con i fondi Fesr - Asse IV - Obiettivo Operativo 4.2.2.; sostenere e migliorare le condizioni di vita di alcune categorie svantaggiate riducendo i fenomeni di emarginazione e discriminazione». «Per dare forza propositiva all'idea sarebbe utile fare richiamo - riferisce -anche all'Ocse che ha già adottato un Piano per migliorare la condizione dei Rom e l'Ue ha definito, in particolare, due direttive contro la discriminazione: la direttiva 2000/43/Ce e la direttiva 2000/78/Ce a salvaguardia di milioni di Rom e con il Fondo sociale europeo vengono finanziati programmi e progetti per erogare in particolare azioni per l'inserimento socio-lavorativo dei Rom». «Le iniziative possono essere intraprese- va avanti Campisi - attraverso due assi di intervento: asse Occupabilità, che prevede l'obiettivo specifico di costruire modelli e strumenti condivisi per accrescere l'occupabilità e l'efficacia dell'inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, tra i quali possono essere inclusi i Rom; asse Pari opportunità e non discriminazione, che si pone come obiettivo specifico quello di superare gli stereotipi riferiti alle forme di discriminazione basate sull'origine etnica». «Una forte traccia di richiamo alle responsabilità la troviamo - dice Campisi - nella risoluzione approvata dal Parlamento europeo lo scorso 31 gennaio 2008 " Una strategia europea per i rom", laddove gli Stati europei si impegnano a garantire uguali opportunità a tutti i cittadini, in particolare attraverso la direttiva 2000/78/Ce che stabilisce " un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro».
« Ed è utile sottolineare che su circa 15 milioni di rom - osserva ancora -che vivono in Europa , almeno 10 milioni sono nell'Unione europea».
«Tuttavia ancora più utile è sottolineare che - sottolinea -nella stessa risoluzione viene detto: «considerando che le comunità rom presentano in media livelli inammissibilmente elevati di disoccupazione, il che richiede interventi specifici volti ad agevolare l'accesso al lavoro; sottolineando che il mercato europeo del lavoro, così come la società europea nel suo complesso, trarrebbe enorme beneficio dall'integrazione dei rom». Ed al punto successivo - precisa- «considerando che l'Unione europea offre una varietà di meccanismi e strumenti che possono essere utilizzati per migliorare l'accesso dei rom ad un'istruzione di qualità, all'occupazione, all'alloggio e all'assistenza sanitaria, in particolare politiche in materia di inclusione sociale, sviluppo regionale e occupazione». « A Lamezia - conclude Campisi - una prima risposta la si potrebbe dare attraverso l'avvio di un "progetto pilota" finalizzato alla creazione di occasioni di lavoro per i rom, utilizzando risorse Por previste dall'asse III - Inclusione sociale che veda al centro o tra le " principali categorie di destinatari", oltre alle " persone appartenenti a minoranze etniche" anche i "gruppi a rischio di esclusione sociale e in condizioni di povertà relativa».  

scritto da: romesinti alle ore 15:52 | link | commenti (2)
categorie: calabria
giovedì, 18 settembre 2008

Reggio Calabria: Opera Nomadi Locale sul progetto di inclusione sociale

Dopo un anno esatto dalla demolizione dell'ex caserma 208, sei famiglie rom che avevano abbandonato l'insediamento perchè il Sindaco aveva promesso loro  l'assegnazione di un alloggio in dislocazione entro dicembre 2007,  ancora oggi non hanno una casa  .
Tre famiglie vivono in albergo da un anno con tanto di bambini piccoli, due sono  ospiti dei parenti e una è in affitto.
L'Amministrazione da mesi non da alcuna risposta a queste famiglie che continuano a chiedere la sistemazione promessa in dislocazione, ma spesso non vengono nemmeno ricevuti.
In questi giorni una delle famiglie che risiede in albergo ,  è stata invitata per il 25 agosto  ad accettare un alloggio ad Arghillà dove sono concentrati già  106 nuclei rom. 
Eppure dopo l'abbattimento del ghetto storico del "208" il Sindaco ha avviato una vera campagna mediatica di livello nazionale, dichiarando che la sua Amministrazione ha  trovato un "modello " (modello Reggio)  per l'inclusione sociale dei rom e l'eliminazione dei ghetti che  si basa sull'equa delocalizzazione delle famiglie sul territorio e sul dialogo con i rom.
Ma la realtà è ben diversa rispetto a quanto dichiarato .
Il dialogo con i rom si è sviluppato solo nel mese di agosto 2007 quando era necessario convincere le  famiglie a lasciare il 208 senza che gli venisse assegnato un alloggio, ma poi tutto è finito. L'Amministrazione comunale ha avuto sì il merito di aver applicato effettivamente l'equa  dislocazione  per 40 nuclei , ma nello stesso tempo ne ha ghettizzato altri 30 ad Arghillà, quartiere-dormitorio dove già risedeva una comunità  rom numerosa, contribuendo  a realizzare il più grande ghetto della storia della città. 
L'Amministrazione non ha rispettato la delibera del Consiglio comunale del giugno 2005 con la quale la massima Assemblea aveva deciso che ad Arghillà dovevano  essere allocati non più di 12 famiglie e non 30 come poi è avvenuto.
Ma quello che è più grave che questo non sembra un semplice errore di rotta, ma  un preciso orientamento.
Difatti nelle prossime settimane , oltre alla famiglia del 208, tante altre  famiglie rom verranno invitate ad accettare un alloggio  ad Arghillà.
Il Sindaco, pur sapendo da tempo che  30 famiglie rom residenti a Ciccarello, vincitrici del bando 1999,  hanno ricevuto un decreto di assegnazione di un alloggio per Arghillà a sua firma , non ha preparato alcun programma di equa dislocazione né ha risposto alle rinunce più volte presentate dalle stesse famiglie e quindi in questo modo li sta spingendo ad accettare questa sistemazione ghettizzante .
Per giustificare questa posizione del tutto contraddittoria rispetto al modello dell'equa dislocazione,  qualche assessore sostiene da tempo che l'assegnazione di altri alloggi ad Arghillà è  anche questa una forma di dislocazione. Secondo costoro  è sufficiente che  i nuclei vengano distribuiti nei vari condomini perché ci sia una delocalizzazione. 
Oggi Arghillà è un quartiere isolato della città dove, nell'arco di quasi venti anni, attraverso la politica ghettizzante degli alloggi popolari è stata concentrata la popolazione più debole della città ( rom e non rom) , creando un tessuto sociale sempre più  fragile.  Un capitale sociale negativo determinato dalla somma di tanti svantaggi sociali hanno fatto  di quest'area un "non-luogo" nel quale i residenti non hanno alcuna possibilità di migliorare la loro condizione già precaria , ma solo di vederla peggiorare.
Data la situazione è urgente non insediare altre famiglie svantaggiate ( rom e non rom) ma anzi  dislocare il maggior numero di famiglie rom e di altri soggetti svantaggiati  in altre aree della città per offrire loro un habitat inclusivo e per migliore lo stesso tessuto sociale di questo quartiere. 
 
Alla luce di questa necessità l'Associazione e la comunità rom chiedono al Sindaco di voler abbandonare l'orientamento intrapreso del concentramento ad Arghillà, aprendo il dialogo con le famiglie rom per costruire assieme un programma di equa dislocazione per le sei famiglie rom del 208, per quelle di Ciccarello e di Arghillà.
 
IL presidente
Sig. Antonino Giacomo Marino
 

scritto da: romesinti alle ore 15:12 | link | commenti
categorie: calabria, opera nomadi di reggio calabria
lunedì, 28 luglio 2008

Reggio Calabria: emergenza abitativa, Opera Nomadi e occupanti abusivi si rivolgono alle istituzioni

Reggio Calabria. No alle speculazioni, sì al rispetto di chi ha effettivamente bisogno di un alloggio popolare.
E’ quanto chiedono l’Opera Nomadi e il “Forum degli abitanti” che incarna, più che altro, un forum degli occupanti abusivi <per bisogno>, come sottolineano i diretti interessati con estrema dignità.
Forte di 75 firme, una petizione illustrata ieri in conferenza stampa all’Opera Nomadi chiede a Prefetto, Regione e Comune un tempestivo intervento per cambiare nel profondo le regole in materia di assegnazione d’alloggi popolari: una normativa percepita come ingiusta e profondamente datata, soprattutto per l’assenza di efficaci controlli.
Malgrado un patrimonio complessivo di 8.400 case popolari solo a Reggio-città, zone come Arghillà vivono così una profonda inquietudine: per le 100 famiglie rom, ma anche per le altre 700 che non nuotano nell’oro.
…E ci sono pure zone joniche come Locri o Brancaleone, Ardore o Marina di Gioiosa…
E tornando al capoluogo di provincia, per gli occupanti abusivi di via Esperia (a Santa Caterina) è dramma vero. Nel giro di un paio di giorni, è atteso lo sgombero: si cercano affannosamente soluzioni alternative.
Due quelle maggiormente caldeggiate… L’attivazione di contributi “mirati” della Regione affinché i Comuni prendano in locazione nuove unità immobiliari da destinare ad alloggi popolari. E poi, il turnover: l’avvicendamento tra chi ha un disperato bisogno di un tetto sulla testa e chi invece è nascosto nelle pieghe di graduatorie che un’assurda burocrazia ci mette anche 9 anni a soddisfare, ma in realtà senza avere più i requisiti per l’accesso a una casa popolare.

scritto da: romesinti alle ore 14:06 | link | commenti
categorie: calabria, opera nomadi di reggio calabria
martedì, 17 giugno 2008

Immigrazione, convention dei vescovi calabresi


Rivedere in modo più concreto e ravvicinato il problema dell'immigrazione. È quanto farà la Conferenza episcopale calabra nel corso dell'incontro «immigrazione in Calabria e linee di pastorale migratoria» organizzato in collaborazione con la Commissione per la pastorale migratoria e l'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali previsto per venerdì alle 10. L'appuntamento servirà per partire dalle esperienze acquisite nella regione per poi entrare nello specifico delle problematiche socio-economiche ed etico-religiose del fenomeno migratorio in Calabria. Durante l'incontro si metterà a fuoco una piattaforma di interventi immediati e futuri, tenendo conto delle linee predisposte dalla Pastorale migratoria.

«Un fenomeno immigratorio – hanno spiegato gli organizzatori dell'evento – che non deve essere ristretto soltanto alla realtà che più si evidenzia sotto gli occhi, quanto da allargare e da posizionare nel più complesso mondo dell'immigrazione, includendo i popoli di etnia rom e sinti.


scritto da: romesinti alle ore 23:10 | link | commenti
categorie: calabria

Foglio illustrativo delle attività del Coordinamento Nazionale dell'Opera Nomadi

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Utente: romesinti
Nome: Romano Lil
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