L'evento ”Arte della Felicità”, giunto alla V° edizione, quest’anno è dedicato al tema della ‘paura’. Questa mattina (ore 10), Gabriele Salvatores incontrerà gli studenti presso il Cinema Modernissimo per commentare l’inchiesta fotografica “Io ho paura”, a seguire la proiezione del film “Io non ho paura”.
Ma a quanto pare molti Comuni disattendono tali norme, costringendo intere comunità di rom, spaventate dalle incursioni di poliziotti che avvengono anche all’insaputa delle Prefetture, a spostarsi in altri Comuni. Questa sorte è toccata alla comunità rom che ora si trova a Teverola, Caserta, proveniente da Giugliano, Napoli.
La presidente dell’ Associazione Opera Nomadi Nadia Marino spiega: “Resta un abissale scollamento tra le intenzioni del prefetto Pansa (che a Napoli si è mostrato solerte, umano e disponibile) esposte nelle interviste in tv e i fatti, che, purtroppo, a causa di una politica ottusa e poco lungimirante da parte delle amministrazioni comunali, porta ad una condizione di vita peggiorativa delle comunità presenti”.

Nella provincia di Caserta sono stati censiti i campi nelle seguenti zone: Sant'Arpino, Santa Maria Capua Vetere, Teverola e Capua (ex campo profughi), Santa Maria a Vico, Maddaloni.
Il piano di "risanamento" dovrebbe partire anche a Napoli e provincia. Le aree da "bonificare" sono le baracche di via Del Riposo, tra Poggioreale e San Pietro a Patierno, viale Umberto Maddalena, via Cupa Perillo a Piscinola e via Cupa del Cimitero a Barra. In provincia quelle di Giugliano ed Afragola.
Il totale "nomadi" censiti dalla Prefettura di Napoli è pari a 2.784, ma questo non può essere considerato solo un numero. Sperando che nessuno sia sfuggito al censimento, cosa molto improbabile, si tratta di 2.784 persone che hanno dei diritti in quanto esseri umani.
E mentre le associazioni sono preoccupate per il destino dei rom, l’operazione potrebbe portare ad una speculazione delle aree.Nella VI Municipalità di Napoli il piano ha scatenato una bufera. Una pesante accusa contro i diessini di Ponticelli arriva dall’assessore alle Politiche sociali, Patrizio Gragnano: “L’incendio ai campi fu appiccato per edificare, poco o niente c’entrava la camorra”.
Tre milioni di euro sono stati stanziati per insediare la comunità rom in uno stabile di via dell’Industria, tra i quartieri di Barra e Ponticelli. Ma il centrodestra esclude categoricamente la possibilità di un nuovo accampamento e chiede che lo stabile venga ristrutturato “per i cittadini indigenti di Napoli “, e il centrosinistra, invece, parla di “progetto che era già allo studio”, facendo capire di non essere tendenzialmente contrario. Il tutto mentre l’Mpa ha avviato una raccolta di firme.
Rom, aumenta la tensioneUna proposta che prevede che l'area in questione, come da piano regolatore, sia destinata al vantaggio del quartiere e dell'intera città e dotata di servizi e strutture necessarie per la crescita ed il miglioramento delle condizioni di vita di tutte le persone, in primo luogo di quelle che vivono nel quartiere, realizzando,come è giusto che sia, la convivenza di italiani e rom. Così come dovrebbe essere in una società civile.
Regionamenti/ Campania Moltissimi ragazzi rischiano di restare a casa perché privi del servizio di accompagnamento gestito dalla società di proprietà dell'amministrazione comunale, la Napoli Sociale Spa. Tra di loro ci sono anche i bambini rom dei campi di Secondigliano e Scampia, zone periferiche e poco praticabiliPer protestare contro le inadempienze del comune di Napoli, Marco Nieli, responsabile campano di Opera Nomadi, si è dimesso dalla carica di presidente. "Serve una scossa - spiega Nieli - in questo momento il fatto che centinaia di minori rom non abbiano la possibilità di andare a scuola rinunciando così a un diritto conquistato a fatica non fa notizia: siamo nel campo delle normali disfunzioni dell'informazione".
"Da otto anni - continua - collaboriamo con comune e regione nell'ottica di sostenere il diritto alla scuola degli immigrati, ma ora la situazione è diventata insostenibile. La nostra - sottolinea l'operatore sociale - è una critica costruttiva, nel senso che noi abbiamo sempre sostenuto la giunta Iervolino e non vogliamo certo un governo di centro-destra razzista e xenofobo".
Ma, per il momento, "non avendo nessuna rassicurazione sulla continuità del servizio, non possiamo starcene con le mani in mano mentre tante famiglie rom rischiano una denuncia per inadempienza scolastica".
Il problema del mancato accompagnamento scolastico riguarda, in particolare, circa 150 minori, sui 250 che vanno a scuola tra Scampia e Secondigliano. "Siamo riusciti, non senza fatica, a coinvolgere - racconta Nieli - circa il 60% dei minori dei campi rom di Scampia e Secondigliano che oggi frequenta scuola tutti i giorni. Non è stato facile, abbiamo dovuto combattere e combattiamo ancora l'evasione scolastica: non avremmo mai pensato però di trovarci a combattere anche per non gettare al vento tutto il lavoro fatto finora". Anche "quando il servizio c'è - aggiunge - non funziona mai a regime e l'erogazione dei fondi regionali va a singhiozzi: il giorno prima è garantito, ma quello dopo si può interrompere, con ricadute negative ovviamente sulla frequenza e sull'andamento scolastico dei piccoli rom, che hanno già le loro difficoltà ad integrarsi".
Il comune, conclude Nieli, "ci ha detto che proprio in questi giorni sono arrivati i fondi dalla regione, ma che sono bloccati. Intanto i bambini restano a casa così come i mediatori culturali che normalmente li accompagnano, che oggi si ritrovano senza contratto. Se la situazione non cambia nell'immediato, saremo costretti a mobilitarci, insieme alle altre associazioni di disabili coinvolte. Il terzo settore non può sostituirsi al pubblico".
ARTE | Giugliano – Foto inedite a colori, saltate fuori come un regalo inatteso dallo sterminato archivio di Guido Giannini, fotoreporter (come ama definirsi) che tuttavia conserva il tocco raro del poeta. Gli scatti rappresentano al femminile il mondo dei Rom e dei Sinti accampato nei quartieri periferici di Napoli, tra Scampia, Poggioreale, Secondigliano, Ponticelli: su questo palcoscenico della desolazione, le zingare di Guido si stagliano con tutta la loro malinconica vitalità. Queste immagini, impresse su pellicola negli anni '70, raccontano di uno straordinario microcosmo sociale, fatto di tradizioni e abitudini ancestrali che resistono all'assalto della modernità. Ma non solo: le foto di Giannini spiegano, a trent'anni di distanza, le ragioni di una diversità irriducibile, di un progetto d'integrazione fallito in una città che ha visto crescere vertiginosamente le proprie contraddizioni. Le fotografie di questa serie saranno in mostra, dal 31 gennaio al 28 febbraio (ore 9-13 e 15-19, festivi esclusi), presso Kira Emanuelli a Giugliano, in corso Campano 93. È l'occasione per inaugurare "Meet&Fashion", il nuovo spazio dedicato agli incontri e alle esposizioni, recentemente allestito presso l'atelier. L'appuntamento inaugurale è per sabato 31 gennaio, alle ore 19.30.
Gli ultimi raid ai campi nomadi inducono Alex Zanotelli ad amare riflessioni: "Preoccupante l’assenza del commissario Pansa. A Giugliano servono soluzioni alternative".
A nome del comitato campano con i ROM, esprimo l’amarezza e la rabbia per tutto quello che il popolo ROM sta subendo in questa città e nella provincia di Napoli. Il 28 dicembre 2008 è stata data alle fiamme un piccolo dormitorio ROM, uno squallido buco sotto un cavalcavia tra Casavatore e San Pietro a Paterno, dove dormivano una quarantina di ROM. Incidente? Doloso? Nessuno sembra saperlo. Il 30 dicembre a Capua è stato bruciato un altro campo ROM situato tra Orta di Atella , Pascarola e Caivano. Incidente? Doloso? Nessuno sembra saperlo.
Ed ora è il turno del campo ROM di Giugliano. Infatti l’autorità giudiziaria, nella persona del dott. Galasso, ha deciso (19/12/2008) il sequestro preventivo del campo ROM di Giugliano entro 15 giorni dal decreto. Non contestiamo la decisione dell’autorità giudiziaria, ma il fatto che i ROM(400 circa, con 80 bambini scolarizzati a Giugliano) vengano fatti sgomberare senza un’alternativa adeguata. Una pratica ormai consolidata in questo territorio (basta ricordare la demolizione del campo ROM di Casoria senza offrire loro un sito alternativo).
Riteniamo gravi tutti questi fatti che vengono ad aggiungersi agli ormai già visti nel territorio contro i ROM, come a Ponticelli. Riteniamo grave il silenzio e l’inazione del Prefetto di Napoli, dott. Pansa, anche commissario straordinario dei ROM. Dietro a questo silenzio si cela la politica razzista del governo Berlusconi, espressa dal ministro degli Interni Maroni che arriva al punto di identificare il clandestino con il criminale. Tutto questo nell’attuale crisi economica che con sempre più conflitti sociali , porterà alla politica del capro espiatorio. E a pagarne le conseguenze , saranno i ROM e gli immigrati.
C'erano anche donne e bambini nel campo rom alle spalle del Centro Direzionale di Napoli che quattro ragazzi hanno tentato di incendiare giovedì notte. Le fiamme divampano verso le 22.00. Circa un quarto d'ora dopo arrivano vigili del fuoco e polizia. Le operazioni per spegnere l'incendio durano ore e la dinamica dei fatti non è del tutto chiara. Il piccolo agglomerato di baracche, abitato da una trentina di persone, si trova all'ingresso del popoloso rione Luzzatti, di fianco a un complesso sportivo abbandonato e vicino l'ingresso dall'autostrada. Nella zona ci sono tante prostitute, e all'arrivo della polizia fuggono via. Qualcuna, senza farsi vedere, si ferma e ci racconta qualcosa. «Erano in quattro - racconta una - correvano sui motorini, poi si sono fermati, hanno gettato delle bottiglie piene di benzina e hanno dato fuoco a tutto». «Abbiamo provato a vedere le targhe dei motorini - racconta un'altra - ma correvano, ci puntavano con i motorini per spaventarci e a qualcuna di noi sono arrivati anche schiaffi». Il campo è nascosto da una collinetta di rifiuti e da enormi pile di cassette per la frutta che i commercianti del vicino mercato ortofrutticolo depositano ogni giorno. Mentre i vigili del fuoco lavorano per domare le fiamme e la polizia tenta di ricostruire i fatti, saliamo sulla collinetta di rifiuti ed entriamo nel campo. E' tutto buio. Hanno un generatore di corrente elettrica che per sicurezza hanno staccato quando sono divampate le fiamme.
Le donne portano di corsa i bambini in casa. Si fermano a parlare solo gli uomini e una ragazza. Ibraim ci mostra i documenti, poi indica un cumulo di ferraglia che nel buio si vede a stento e ci dice che gli uomini guadagnano da vivere con la raccolta del ferro. La ragazza parla bene italiano, sorride e ammette di andare in giro a chiedere l'elemosina. Qualcuno ci racconta di un patto con i commerciati di frutta: questi li lasciano vivere nel campo e loro controllano che nessuno rubi le cassette di frutta. Dall'alito e dai repentini cambi di umore si direbbe che hanno bevuto. Uno racconta di quando la polizia è arrivata nel campo per prendere le generalità di tutti, un altro vede una telecamera e inveisce contro i giornalisti. Altri ci invitano a tornare: vogliono fare una festa, ci dicono di portare vino, vodka, pasta e caffè.
Quando riscendiamo la collinetta di rifiuti troviamo un capannello di curiosi. Avviciniamo due ragazzi. «E' morto qualche zingaro? - ci chiede uno -. Se non è morto nessuno ci penso io domani a ucciderli». L'altro non parla, e i due hanno tutta l'aria di chi è "tornato sul luogo del delitto".
Ci spostiamo di qualche metro, entriamo in una pizzeria, ordiniamo due birre e facciamo qualche domanda. Ci sono due ragazzi che hanno appena finito di inseguirsi con i motorini. «Non si fanno queste cose - dice uno dei due - anche se ci rubano in casa sono persone come noi». Poi montano di nuovo in sella agli scooter e cominciano a impennare per strada.
«Bestie - sentenzia il proprietario della pizzeria - sono bestie quelli che hanno fatto questa cosa. Io li conosco bene questi zingari, sono pochi, sono tranquilli, a me fanno tenerezza». Ci racconta che spesso vanno in pizzeria a chiedere acqua o da mangiare. Lui li accontenta con una pizza e qualche volta con una cassa d'acqua. «Li accusano di rubare, di rapire i bambini - dice ancora il proprietario della pizzeria - eppure sono più gli italiani a fare queste cose. Se il metodo è appiccare gli incendi allora dovremmo dare fuoco a tutto il rione».
Dicono che l’afflusso di clandestini è un’emergenza nazionale.
Noi diciamo che il governo ha invocato lo stato di eccezione senza giustificata ragione per nascondere l’incapacità di rispondere alle difficoltà economiche e sociali di milioni di famiglie.
Dicono che c’è un problema di sicurezza. I lavoratori ne sanno qualcosa di insicurezza. E non solo per i continui infortuni sul lavoro: mai come in questo momento il reddito è incerto, la casa è un privilegio, il posto di lavoro insicuro, i diritti conquistati sono messi in dubbio.
Dicono che i clandestini sono il problema. Noi diciamo che le condizioni di lavoro diventano sempre più dure e che far dipendere il permesso di soggiorno dal contratto di lavoro è un ricatto. Tutti i lavoratori oggi sono trattati come clandestini, visto il silenzio che circonda la loro condizione di precarietà. Per questo vogliamo costruire un patto di solidarietà per rilanciare i diritti di tutti/e e perché la vera emergenza è quella democratica.
Dicono che gli immigrati e persino i rifugiati, entrando in Italia senza alcun documento, hanno commesso un reato e che chi è senza un permesso di soggiorno deve essere considerato come un criminale. Quale sarebbe il corpo del reato di chi rischia la vita per entrare in Italia? Che ne sarà di tutti gli immigrati che lavorano e vivono in Italia ma che a causa di un sistema legislativo ipocrita non possono regolarizzare la loro posizione?
Noi sappiamo che gli aspetti perversi e repressivi della normativa in vigore inaspriti dal pacchetto sicurezza faciliteranno l’economia sommersa e renderanno più difficile a chi è già regolare mantenere i diritti acquisiti. Noi diciamo che è un dovere proteggere i richiedenti asilo che fuggono da conflitti e persecuzioni. Noi sappiamo che nessuno potrà fermare uomini, donne e bambini in fuga e che senza attivare canali di ingresso regolari, l’introduzione di un permesso di soggiorno per ricerca di lavoro, senza dare la possibilità al datore di lavoro di regolarizzare il suo lavoratore (dalle colf e badanti a tutti i lavoratori subordinati e autonomi), i lavoratori immigrati saranno sempre più invisibili pur continuando a far arrivare sulle nostre tavole frutta e verdura, ad accudire i nostri cari, a costruire palazzi e infrastrutture, a fare le pulizie, a lavorare nei pubblici esercizi. Dunque negare il permesso di soggiorno ai lavoratori immigrati è un proibizionismo che aiuta a sfruttare uomini e donne, aumentando la precarietà di tutti.
Noi diciamo che è criminale chi vuole l’irregolarità per poter sfruttare meglio la manodopera immigrata e per abbassare i salari degli italiani.. Noi diciamo che è ipocrita chi da un lato etichetta un immigrato come criminale e dall’altro fa campagna acquisti per reperire braccia a buon mercato.
Dicono che la famiglia è un valore sacrosanto ma il Governo vuole limitare fortemente il ricongiungimento familiare rendendo donne, bambini e uomini più soli.
Dicono che le nostre città sono in grave pericolo e che il pericolo proverrebbe dagli immigrati.
Ma non sentiamo la stessa tensione per combattere i poteri criminali, i crimini ambientali, il disagio e la povertà …non sentiamo la stessa tensione per combattere queste ingiustizie.
Noi non vogliamo guardare solo le braccia degli uomini che producono, ci piace provare a guardare gli altri negli occhi per provare a costruire città vivibili, pulite, accoglienti, dove i legami sociali e le relazioni solidali rendano le persone più sicure.
C’è una bruttissima aria in giro. Non permettiamo a nessuno di speculare sulle nostre paure. Nessuna carica politica dovrebbe mai giustificare la violenza come risposta alla paura perché questa risposta genera una regressione culturale, sociale e civile che prima o poi coinvolge tutti i cittadini.
Ci mobiliteremo contro tutti i razzismi e tutte le camorre ed il pacchetto sicurezza per:
Una regolarizzazione dei migranti che loro malgrado sono ancora irregolari e che di fatto da anni vivono e lavorano in Italia senza alcun riconoscimento. Basta stragi nei mari: è ora di prevedere canali di ingresso regolari (senza la farsa del decreto flussi) e permessi di soggiorno per ricerca di lavoro;
Il ritiro del “pacchetto sicurezza”(reato di ingresso illegale, 18 mesi di permanenza nei centri di Identificazione ed Espulsione, limitazioni al ricongiungimento familiare, esame del DNA per accertare la parentela, gravissime restrizioni sul diritto di asilo etc);
Garantire il diritto di asilo e di accoglienza. Per l’applicazione delle innovazioni introdotte dal decreto procedure e qualifiche in recepimento delle direttive europee;
Per la chiusura dei C.P.T! E’ scandaloso sperperare danaro pubblico per militarizzare mari, coste e città al fine di detenere persone che non hanno commesso alcun reato!
Le tasse dei cittadini devono essere investite per costruire città accoglienti e politiche di integrazione unico mezzo per avere città sicure!
L’introduzione del diritto di voto;
Il rafforzamento dei ricongiungimenti familiari e la possibilità che i bambini nati in Italia ottengano la cittadinanza.
Per questo il movimento dei migranti, dei rifugiati e degli antirazzisti intende riprendere con forza la parola attraverso una serie di campagne e percorsi di riappropriazione dei diritti di cittadinanza, affinché i nostri bisogni concreti siano posti al centro dell’attività legislativa. Lanciamo un patto per costruire legami di solidarietà, perché i diritti sono l’unico strumento per combattere l’insicurezza.
4 ottobre corteo anti-razzista per le strade di Caserta. Al termine del corteo azioni di lotta e visibilità delle comunità dei migranti e degli antirazzisti.
5 ottobre Piazza Vanvitelli Caserta dalle ore 18.00 Proiezioni/Animazione/“Live contro il Razzismo”con la partecipazione di Pietro Condorelli e la Piccola Orchestra di Piazza Vittorio/ Talk Show con giornalisti di rilievo nazionale;
6 ottobre la mobilitazione continua con il confronto con le Istituzioni locali e nazionali.
Comitato promotore della Campagna antirazzista:
Movimento dei migranti e dei rifugiati di Caserta – Centro Sociale “Ex-Canapificio” – Ta.Co.Ci.Su. Casa Rut – Caritas Diocesana di Caserta -Padri Sacramentini - Tenda di Abramo – Ass.ne culturale Movimentazione –Nero e Non solo !-CIDIS onlus -ARCI - Opera Nomadi (Ce) L’ORCHESTRA di PIAZZA VITTORIO – DACIA MARAINI - MASSIMO RANIERI – PIETRO CONDORELLI – GIOBBE COVATTA- Padre Alex Zanotelli-Fausto Pellegrini (giornalista Rai news 24)- Daniele Biacchessi giornalista, autore, interprete di teatro civile-Legambiente Ce–Laboratorio Sociale Millepiani –Centro Sociale Spartaco (S.M.C.V) -CGIL immigrazione Campania- CGIL Camera del Lavoro di Ce - Amani Caserta –- Coordinamento Campano Anticamorra "G.Franciosi"-Ass.ne ZERNO- S.D.L. -Sinistra Critica Campania–ACLI prov.le di Ce-Ass.ne Ingrid Noguera per il comm.cio equo e solidale- Centro Italiano Democratico Insegnanti- Ass.ne Melagrana onlus- Scuola di Pace Don Peppe Diana (Casal di Principe) - Azione Cattolica Ce – Ass.ne “La Zattera”- Don Vitaliano Della Sala - Missionari Comboniani di Castel Volturno - Ass.re Adriana D’Amico– Radio Vostock – Movimento Disoccupati Cobas di Cava dei Tirreni (SA) –La. SKA (Na)- Collettivo No Border (Na)-Ass.re Enrico Milani – Assemblea Nazionale delle RETI ANTIRAZZISTE – RDB CUB Immigrazione – ATTAC (Na) – Collettivo Femminista “Degeneri”- Collettivo Queer Tiresi@ - Don Giorgio Quici - Don Antonello Giannotti – Don Michele Cicchella – Don Oreste Farina – Don Stefano Giaquinto- Laboratorio Occupato Insurgencia- Partito della Rifondazione Comunista- Marco Russo Coord Giovani IdV Ce-Collettivo Universitario Orientale Agitata/ UNIRIOT Napoli/ Collettivi Autonomi studenteschi/Collettivo femminista Pachamama/ C.A.N.NA/Colettivo Antiproibizionismo Napoletano/Ass.ne Ya Basta Napoli/Alternative Visuali-C.S.O.A. Tempo Rosso- Federazione provinciale di Salerno del P.R.C./Coor.to Prov. delle/dei Giovani Comuniste/i-Fulvio Vassallo Paleologo Università di Palermo- Cittadini Invisibili?No Grazie (Sicilia)-COMUNE DI NAPOLI- Assopace Napoli- Senza Confine Roma-Centro Astalli Roma-RdB CUB –Partito Democratico Caserta- Enzo Iodice Segr. Prov. P.D. Ce- on Stefano Graziano (deputato P.D.)- on .Pina Picierno (deputato P.D.)- CON IL SOSTEGNO Degli Enti di Tutela del TAVOLO NAZIONALE ASILO
contatti: csaexcanapificio@libero.it 0823/216332

Continua la "bonifica" a Ponticelli. Non quella del Comune. Ma purtroppo quella violenta e incontrollata del quartiere. Ieri è andato a fuoco il campo rom di via Virginia Woolf, un assembramento di quatto baracche rimaste miracolosamente in piedi dopo i roghi dello scorso maggio e dove, secondo le testimonianza degli stessi residenti, da qualche settimana, la notte andavano a dormire i nomadi tornati nella periferia Est. L´incendio è scoppiato poco prima delle 19. Un raid. Per fortuna nelle baracche non c´era ancora nessuno. Una telefonata anonima ha avvertito i vigili del fuoco, che parlano di incendio doloso. Un copione già visto: domenica scorsa, esattamente alla stessa ora, era stato dato alle fiamme il campo di via Argine di fronte alla Motorizzazione (anche questo riaperto nella notte da due famiglie di nomadi).
«Appena va via la luce del giorno, loro escono. Alcuni dormono nel prato, altri hanno attrezzato le baracche, ma solo per la notte» raccontava all´indomani del rogo di via Argine Ines Renna, membro del comitato «Insieme per Ponticelli», riferendosi alle baracche di via Woolf. Ed ecco che a 7 giorni di distanza anche le ultime casupole di legno e ferro sono state rase al suolo con il fuoco. Venerdì, alle 14, a Palazzo San Giacomo, il Comune ha finalmente assegnato la gara per la bonifica ufficiale dei campi devastati di Ponticelli. Ha vinto una ditta di Pozzuoli, con un´offerta di circa 320 mila euro. Oggi alle 8.30 è fissato il primo incontro in Comune per far partire la bonifica, dopo tanti roghi e polemiche. A Ponticelli rimane ancora in piedi parte del campo di via Dorando Pietri (disabitato) e quello di via Argine ad angolo con via Nisco, dove da 15 giorni sono tornati Dragan e la sua famiglia, gli unici nomadi ancora presenti a Ponticelli e guardati a vista da polizia e carabinieri.
È pur vero che a Scampia si sta seguendo una linea più soft. “Prima di iniziare il censimento - prosegue Esposito - siamo stati interpellati dal Commissario straordinario Alessandro Pansa - e abbiamo concordato alcune minime condizioni. La prima, che ci sembrava la più importante, è stata quella di non schedare i minori, che ci appariva come un atto di criminalizzazione, la seconda è stata di avvisare almeno i capi-famiglia dei diversi campi prima di iniziare. Credo che la cosa importante sia il dopo-censimento, cioé la possibilità di riconoscere le persone censite. Per questo abbiamo chiesto che venga rilasciato loro un documento che ne attesti l'identità, la provenienza geografica e l'appartenenza ai luoghi in cui vivono”. Per poi pensare a sistemi di accoglienza migliori e soprattutto definitivi. “È il vero problema - prosegue Esposito - purtroppo i commissari straordinari sono nominati sull'emergenza mentre noi abbiamo sempre chiesto un ufficio di governo ad hoc che possa pianificare e deliberare in un'ottica di integrazione reale. In Italia ci sono Rom che sono ormai alla terza generazione”.

Agenti del commissariato di Aversa hanno completato oggi il parziale sgombero del campo nomadi, nella zona industriale di Teverola; un accampamento realizzato, tra l'altro, a poca distanza da due importanti ipermercati e da altri insediamenti commerciali. Non è stato possibile smantellare l'intera struttura - come da tempo sollecitavano gli operatori commerciali della zona, lamentando una serie di furti e rapine - a causa della presenza di alcuni nomadi pregiudicati, agli arresti domiciliari proprio nel campo: lo ha spiegato in una nota il dirigente del commissariato, vice questore Antonio Sferragatta. La polizia ha anche sollecitato l'Asi a predisporre barriere in grado di ostacolare l'insediamento di altri gruppi di nomadi lungo una strada interna, senza sbocco,nella vicina zona industriale di Gricignano d'Aversa. La strada, molto larga, corre parallela alla linea ferroviaria, dalla quale vengono continuamente rubati fili di rame. (24 aprile 2008)
Foglio illustrativo delle attività del Coordinamento Nazionale dell'Opera Nomadi