Romano Lil - Rom, Sinti e Camminanti in Italia

venerdì, 22 maggio 2009

/Amnesty International a Ue:Ddl Italia discrimina i rom

di Apcom
"Bruxelles condanni obbligo registrazione dei senza fissa dimora"
Bruxelles, 15 mag. - Amnesty International ha scritto una lettera alla Commissione Ue per chiedere che intervenga contro l'Italia per alcune misure del ddl sicurezza che vengono giudicate come "discriminatorie" nei riguardi delle minoranze, e in particolare delle comunità rom e sinti. Nel mirino dell'organizzazione ci sono, in particolare, le nuove disposizioni secondo cui le persone che non vivono in una casa in regola con tutti i permessi edilizi e di sicurezza (come spesso i richiedenti asilo), o che vivono in roulotte e caravan (come i nomadi), verranno cancellate dai registri comunali dei residenti e iscritti in uno speciale registro dei senza fissa dimora, gestito dal inistero degli Interni. Amnesty International è particolarmente preoccupata per il fatto che la residenza nel territorio di un comune è "una precondizione per ottenere accesso alle cure sanitarie, all'assistenza sociale, all'istruzione e all'esercizio del diritto di voto nelle elezioni locali, nazionali ed europee. Queste misure colpirebbero in particolare e in maniera sproporzionata la comunità rom, configurando quindi, secondo l'organizzazione, "una discriminazione diretta o indiretta in base all'origine razziale o etnica, in violazione delle leggi nazionali e del diritto comunitario". La Commissione europea è quindi chiamata a "condannare queste nuove disposizioni come potenzialmente discriminatorie", a "monitorare strettamente il processo legislativo" in Italia, e a "fare tutti i passi necessari per garantire che il principio di non discriminazione sia rispettato come prevedono il diritto internazionale ed europeo". In una nota, Nicolas Beger, direttore dell'Ufficio europeo dell'organizzazione, afferma che le disposizioni sotto accusa "non solo violano il diritto comunitario, ma mettono a rischio i più vulnerabili nella società", perché "potrebbe essere impedito loro l'accesso alle cure sanitarie e all'istruzione". "L'Ue non può trascurare la creazione di politiche di tipo razziale in nessuno dei suoi Stati membri, e deve tenere d'occhio attentamente il processo legislativo", conclude Beger.

scritto da: romesinti alle ore 21:47 | link | commenti
categorie: europa, intolleranza, articoli nazionali
venerdì, 03 aprile 2009

Il Parlamento europeo premiato per la difesa dei diritti dei Rom

Il Presidente Pöettering riceve il premio dalla rappresentante delle comunità Rom
Il Presidente Pöettering riceve il premio dalla rappresentante delle comunità Rom

Il Presidente Hans-Gert Pöettering ha ricevuto oggi un premio per la difesa dei diritti dei Rom in Europa: nella legislatura in corso, il Parlamento si è distinto nel sostegno alle popolazioni Rom. Il riconoscimento è stato consegnato al Presidente da rappresentanti delle maggiori organizzazioni Rom in Europa, a nome delle comunità che celebreranno la giornata internazionale dei Rom l'8 aprile.

"Resta ancora molto da fare per i Rom in Europa. I Rom e i non-Rom devono collaborare per una migliore integrazione" ha detto Hans-Gert Pöettering, sottolinenando che il Parlamento continuerà la sua politica di lotta alle discriminazioni.
 
Nell'Unione europea vivono circa 10 milioni di Rom. La maggior parte di loro sono diventati cittadini europei dopo gli allargamenti del 2004 e del 2007.
 
Dal 2004 a oggi, il Parlamento ha approvato diverse risoluzioni sulla situazione dei Rom in Europa, sull'accesso al mondo del lavoro e sulle donne Rom.

scritto da: romesinti alle ore 15:02 | link | commenti
categorie: unione europea, europa
martedì, 24 febbraio 2009

Romania: al via progetto di inserimento lavorativo

12 gennaio 2009

Si chiama "Ponti di solidarietà e lavoro" ed è promosso dall fondazione Casa della Carità in collaborazione con la Provincia di Milano. Dal 1 gennaio 2009 un'azienda locale aderente al progetto ha assunto i primi sei dipendenti

Offrire occasioni di lavoro in Romania ed evitare un’emigrazione disordinata, che in Italia si trasforma in emergenza. È questo l’obiettivo dell’iniziativa 'Ponti di solidarietà e lavoro', promossa dalla Provincia di Milano e dalla fondazione Casa della carità. Il progetto prevede una serie di interventi finalizzati a favorire la capacità imprenditoriale e a sostenere l’occupazione con azioni di orientamento e formazione.

Il progetto 'Ponti di solidarietà e lavoro' sarà attuato a Ţânţăreni, un comune di quasi sei mila abitanti, di cui circa un terzo sono rom, situato nell’area sud occidentale della Romania non distante dalla città di Craiova. Si tratta del posto da cui provengono le famiglie rom che abitavano il campo di via San Dionigi, a Milano, e che furono accolte dalla Casa della carità dopo lo sgombero del settembre 2007. Il progetto viene realizzato in partnership con l’associazione rumena Aproapele, un’organizzazione non governativa e a carattere umanitario che ha sede a Bucarest e con la municipalità di Ţânţăreni, e consiste in due tipologie di azioni concrete avviate già a partire dal dicembre 2008. La prima consiste nell’istituzione, a Ţânţăreni, di uno sportello di orientamento al lavoro, che effettuerà colloqui individuali e rileverà le varie competenze professionali per poi indirizzare gli utenti verso percorsi di formazione o di avviamento occupazionale. La seconda azione riguarda lo sviluppo di un’impresa locale, speciali zata in costruzione di serramenti, attraverso l’acquisto di un macchinario per la lavorazione e produzione di infissi in lega di alluminio. A seguito di questo potenziamento l’azienda in questione, la S.C. MGV Computer, dal 1 gennaio 2009 ha assunto sei persone di Ţânţăreni appositamente individuate dal sindaco, da Aproapele e dalla Casa della carità.

“Con questo progetto", ha spiegato don Massimo Mapelli della Casa della carità, "proviamo a risolvere a monte il problema dei campi rom. Creando occasioni di lavoro in Romania diamo la possibilità alle famiglie di scegliere se restare nel proprio paese o di emigrare. La nostra pluriennale esperienza con i rom ci ha permesso di appurare che vengono in Italia alla ricerca di condizioni di vita migliori perché non hanno alternative. L’iniziativa messa in piedi grazie alla collaborazione della Provincia va proprio in questa direzione”.

“E' un progetto ambizioso, che si basa su una realtà oggettiva: chi decide di lasciare la propria terra non lo fa a cuor leggero, parte con speranze spesso disilluse e si trova in situazioni precarie che aggravano la sua condizione", ha dichiarato Ezio Casati, assessore alle Politiche sociali della Provincia di Milano. "È necessario quindi pensare fattivamente a progetti che escano dai confini provinciali e nazionali, per affrontare i problemi su più larga scala. Quella che presentiamo qui oggi è un’opportunità finalizzata a favorire l’occupazione dei migranti romeni nella propria terra, un ponte che si apre verso nuovi orizzonti di solidarietà e di cooperazione internazi

scritto da: romesinti alle ore 21:19 | link | commenti
categorie: europa, romania

Venti razzisti dall'est Europa: Consiglio Europa, in forte aumento in Ungheria

(ANSA) - STRASBURGO, 24 FEB - In Ungheria dal 2004 si e' verificato un cambiamento 'allarmante' sul fronte del razzismo e dell'intolleranza. Lo rivela un rapporto dell'Ecri, organismo del Consiglio d'Europa, che segnala un forte aumento di discorsi pubblici razzisti, la 'regolare pubblicazione' di articoli antisemiti su stampa e siti e da discorsi contro i Rom sempre piu' virulenti e diffusi. Preoccupante la nascita, nell'agosto 2007, di un gruppo radicale di destra, la Guardia Ungherese.


scritto da: romesinti alle ore 14:12 | link | commenti
categorie: europa, intolleranza
lunedì, 15 dicembre 2008

UNGHERIA: SONDAGGIO CONFERMA I PREGIUDIZI VERSO I ROM

27 nov. - La societa' ungherese e' piena di pregiudizi verso la minoranza etnica dei rom, mentre non e' lo stesso verso altre minoranze, come quella di lingua tedesca o croata, secondo quanto emerge da un recente sondaggio pubblicato oggi dal quotidiano Nepszabadsag.

L'avversione contro i rom, che rappresentano circa il 7% della popolazione, e' quasi generale; la maggioranza giudica 'estranea' la loro cultura e lingua, tollera malvolentieri che i rom 'siano sempre piu' numerosi'.

Secondo il 75%, i rom 'non osservano le leggi', e intascano 'troppi sussidi statali'. Tali pregiudizi sono molto meno avvertiti verso per le minoranze tedesca o croata.

Relativamente pochi (24%) sono quanti considerano un arricchimento la convivenza con i rom. L'unico tratto positivo fra i rom, sempre secondo le risposte, la forte solidarieta' dentro la famiglia.

Gli ungheresi credenti sono un po' meno ostili verso i rom che verso gli atei o non praticanti. ''E' emerso chiaramente che la gente si forma un'opinione basandosi soprattutto piu' su pregiudizi nella societa' che su esperienze dirette: viviamo fra malaugurati stereotipi e pregiudizi'', ha commentato il responsabile del sondaggio Janos Wildmann.

scritto da: romesinti alle ore 14:54 | link | commenti
categorie: unione europea, europa
martedì, 02 dicembre 2008

Repubblica Ceca, violenti scontro durante manifestazione dell'ultradestra

Attivisti della destra estrema hanno cercato di raggiungere i quartieri rom della città

Nella città ceca di Litvinov, a circa 120 chilometri da Praga, una manifestazione di attivisti dell'ultra destra che cercavano di raggiungere i quartieri rom, è finita in scontri con la polizia.

La manifestazione, composta da circa mezzo migliaio di attivisti del Partito dei lavoratori, di estrema destra, è uscita dal percorso previsto e ha cercato di dirigersi verso Janov, un quartiere abitato prevalentemente da rom. Di fronte alla polizia a cavallo che, in tenuta antisommossa ha cercato di bloccarli, i manifestanti hanno reagito con il lancio di sassi e di bottiglie incendiarie. A quel punto ne è nata una battaglia in cui sono rimasti feriti sette dimostranti e sette poliziotti. Nelle immagini trasmesse dalla televisione locale si poteva vedere una macchina della polizia a fuoco e molti dei dimostranti a viso coperto. Le autorità hanno fatto sapere di aver arrestato almeno 15 persone.
La comunità rom non ha però reagito a queste provocazione, ma ha tenuto un sit-in di protesta per la concessione dell'autorizzazione alla manifestazione.
Questa non è stata la prima volta che gli attivisti di estrema destra hanno cercato di assalatare i quartieri rom. Un episodio simile si era già verificato il 18 ottobre scorso ed era finito in scontri con la polizia. Per questo il ministro degli Interni ha recentemente proposto di bandire il Partito extraparlamentare dei lavoratori. 
Nei paesi dell'est europeo, i rom sono circa il 10 percento della popolazione e rappresentano una delle fasce più povere. La repubblica ceca è spesso stata accusata di non aver saputo prevenire episodi di discrimanazione razziale.
 

scritto da: romesinti alle ore 16:55 | link | commenti
categorie: europa
mercoledì, 26 novembre 2008

Rom : Consiglio d'Europa , crescente intolleranza e violenza

di Tara Fernandez

Il segretario generale del Consiglio d'Europa Terry Davis ha posto l'accento sulla "crescente intolleranza e la violenza contro i Rom in Europa".

L'occasione del monito di Davis e' stato il tentativo di attacco di una folla armata di pietre ad un sobborgo di Rom in lingua ceca nella citta' cecoslovacca di Litvinov, che, ha ricordato il seretario del Consiglio d'Europa, e' avvenuto il giorno dopo dell'anniversario della Kristallnacht che ha segnato l'inizio della Shoah.

"L'analogia - ha sottolineato Davis - va solo fin qui. Nel 1938 gli attacchi dalle sturm troopers erano orchestrate dal regime nazista, e sarebbe totalmente sbagliato trarre un parallelo con la Repubblica ceca, dove le autorita' stanno facendo tutto il possibile per impedire questi attacchi contro i Rom".

Tuttavia, secondo Davis, "dobbiamo riconoscere che questo incidente ha avuto luogo nel contesto di crescente intolleranza e violenza contro i Rom in Europa", e peraltro " Tutti i governi di tutta Europa devono anche esaminare urgentemente la situazione della comunita' Rom nei loro paesi ed agire con decisione per proteggerle contro la discriminazione, l'intolleranza e la violenza".


scritto da: romesinti alle ore 06:27 | link | commenti
categorie: unione europea, europa, intolleranza, articoli nazionali
lunedì, 27 ottobre 2008

Immigrati/ Spidla: Integrazione Rom non problema loro ma di tutti

Finora nessun Stato membro ha trovato soluzioni adeguate

Marsiglia, 17 ott. (Apcom) - La questione legata ai rom è essenzialmente un problema di povertà collettiva alla quale in Europa nessuno Stato membro ha trovato "soluzioni appropriate".E' necessario avviare progetti innovativi per affrontare l'integrazione.

E' il ragionamento espresso dal commissario europeo all'occupazione e agli affari sociali, Vladimir Spidla che ha toccato il delicato problema dei rom in un'intervista rilasciata al Tg padovano di Canale Italia, da Marsiglia dove si trovava per partecipare al convegno europeo sulla lotta alla povertà.

"Avete ragione - ha sottolineato - il problema della minoranza rom è piuttosto forte.In questo momento la povertà in Europa è meno legata alla condizione individuale - ha aggiunto il commissario europeo - questo significa che è fortemente legata alle condizioni delle famiglie. Se voi siete rom è assolutamente chiaro che siete poveri e allora ecco perché si tratta di una povertà collettiva".

Spidla ha poi osservato che a livello di politiche europee "sfortunatamente non c'è nessun paese membro che abbia trovato delle soluzioni appropriate. Bisogna cercare di avviare dei progetti innovativi - ha proseguito - ma senza dubbio bisogna prendere in considerazione che il problema dell'integrazione della minoranze rom - ha concluso - non è una questione solo dei rom ma deve essere di tutta la società".


scritto da: romesinti alle ore 21:11 | link | commenti
categorie: politica, unione europea, europa
mercoledì, 08 ottobre 2008

RAZZISMO: REVOCATO A KALIN RUMENOV IL PREMIO GIORNALISTICO "CHERNORIZETS HRABAR"

Gli organizzatori del premio giornalistico “Chernoritzets Hrabar 2008” hanno deciso il 15 settembre scorso, su raccomandazione dell'Unione degli Editori Bulgari, di revocare il premio assegnato a Kalin Rumenov, quale miglior giovane giornalista dell’anno.

Il premio era stato consegnato a Kalin Rumenov, che pubblica sul quotidiano “Novinar”, durante una cerimonia ufficiale a Sofia, il 25 maggio 2008 alla presenza di politici, membri del Parlamento e giornalisti. Il premio “Chernorizets Hrabar” è stato istituito nel 2002 e contempla 11 diverse categorie.

La giuria era formata da 19 persone, 12 direttori di giornali, sorteggiati da un pool di 28, e da 7 dei 10 membri del consiglio generale dell’Unione degli Editori Bulgari. La motivazione, non facendo riferimento ad articoli specifici, faceva presumere che il premio fosse stato assegnato ad Rumenov per la sua attività giornalistica in generale.

L’attribuzione del premio aveva provocato la protesta di altri giornalisti e gruppi della società civile bulgari perché l’autore si era distinto per articoli nei quali aveva attaccato la minoranza Rom bulgara con termini offensivi e razzisti.

Negli articoli di Kalin Rumenov pubblicati su “Novinar” si potevano leggere frasi come: "Gli Zingari sono furbi come lupi, si riproducono come pecore. I primi a lasciare saranno le compagnie internazionali. Non ci sarà più nessuno a cui vendere la loro nuova merda, e andranno in qualche altro posto con meno Zingari e più soldi. Chi comprerà sapone per una pelle bianca soffice e tenera? Sporchi Gyppos?"

Ed ancora: "La differenza tra gli Zingari e il bestiame è che il bestiame è soggetto a controlli veterinari. Il bestiame non può comportarsi da Zingari, ma è possibile il contrario. I diritti e le libertà dei bovini sono stati sotto una seria pressione per anni, e durante quel tempo la donna Zingara ha partorito ancora e tuttora ha il cervello di una mucca".

Un appello era stato firmato da 109 personalità bulgare e nelle ultime settimane alla protesta si erano uniti, tra gli altri, anche la Federazione Internazionale dei Giornalisti, il Centro Simon Wiesenthal e il gruppo editoriale tedesco WAZ, che possiede i quotidiani “24 Chasa” e “Trud” in Bulgaria. Ed è probabile che che quest'ultima mossa sia stata proprio quella decisiva far cambiare opinione, dopo mesi, all'Unione degli Editori Bulgari.

E Kalin Rumenov, tanto per non smentirsi, ha intitolato la sezione del suo blog dedicata alla vicenda "Ihr Kampf - цигани & евреи vs. Калин Руменов" ("La sua battaglia: zingari ed ebrei vs Kalin Rumenov").

 

scritto da: romesinti alle ore 20:45 | link | commenti
categorie: europa
sabato, 20 settembre 2008

L’Ue e il futuro dei rom

Sollecitata da un gruppo di associazioni, la Commissione europea organizza per il 16 settembre prossimo il primo vertice dedicato ai rom. Ovvero come mettere in moto una politica globale per migliorare la situazione della più grande minoranza etnica d’Europa.
ANALISI

di Jane Mery. Traduzione Ada De Micheli 

In che modo si può favorire l’inclusione degli europei di origine rom nel continente? Dal 2004, con l’ingresso di dieci nuovi Paesi membri nell’Ue, la questione è diventata sempre più urgente. Mentre a Bruxelles giungono i dati relativi alla situazione sanitaria e sociale di questa popolazione, i sondaggi rivelano il distacco crescente tra i rom e i loro vicini, di qualsiasi nazionalità essi siano. Il prossimo vertice tenterà di definire una politica europea coerente contro la discriminazione di origine etnica e di «determinare le misure che sono risultate efficaci». Poiché considerato dalla parte dei rom, il bilancio è critico.

Milioni di rom in un’ Unione europea allargata

Se è vero che la popolazione Rom in seno all’Ue è notevolmente aumentata negli ultimi quattro anni, in modo particolare a seguito dell’ingresso dell’Ungheria e della Slovacchia, è anche vero che i dati disponibili sulla quantificazione di questa comunità sono pochissimi: «In una prima relazione sulla situazione dei rom nell’Unione europea allargata, pubblicata nel 2004, si evidenzia che la popolazione rom europea è costituita da qualche decina di milioni di individui». Tuttavia, prosegue il testo, «non si dispone di dati demografici precisi, a causa dei pregiudizi sull’identità rom e della reticenza di un buon numero di rom ad identificarsi ufficialmente come tali, oltre al rifiuto da parte di numerosi governi di includere i rom in quanto categoria legittima ai fini del censimento».
Ci sarebbero tuttavia più rom sparsi in Europa che abitanti in alcuni Stati membri. Mille volte affrontata, la questione è tristemente famosa. Il documento sul quale lavoreranno i 350 rappresentanti delle istituzioni europee, dei governi e dei parlamenti degli Stati membri e della società civile in occasione del prossimo vertice, e disponibile sul sito della Commissione dal 2 luglio scorso, riprende questa realtà grazie a qualche studio più recente, ma in ogni caso con pochi numeri alla mano. Milioni di europei di origine rom rappresentano un’esclusione sociale di grandi dimensioni, chiarisce la relazione: «La ricchezza di cui potrebbero farsi portatori in seno alla società europea è spesso disdegnata perché intrisa di stereotipi e pregiudizi che si manifestano sotto forma di discriminazione economica, sociale e politica».

Un razzismo duro a morire

Il tasso di disoccupazione molto elevato tra la popolazione rom è uno degli elementi più allarmanti, poiché non lavorare isola socialmente. In linea generale, lo stato di salute delle comunità rom è molto più bassa rispetto alla media nazionale dei Paesi ospitanti, con un’aspettativa di vita inferiore di dieci anni. Per quel che riguarda la sfera educativa, il futuro non fa presagire niente di buono. I rom costituiscono una popolazione estremamente giovane, composta da una maggioranza di individui con meno di 20 anni.
Ma spesso, il punto di riferimento dei giovani non è rappresentato da un’istituzione. In alcuni Paesi, trascorrono gran parte della loro vita scolastica in istituti per portatori di handicap fisici o mentali.
Da vent’anni, le associazioni per i diritti umani lanciano l’allarme. D’altronde, la “questione rom” è ormai nota: il 77% degli europei ritiene che in seno alla società i rom siano penalizzati, quasi quanto i portatori di handicap (79%). Tuttavia, alcuni sondaggi condotti nel 2008 rivelano che un quarto degli europei proverebbe imbarazzo all’idea di avere un rom come vicino di casa (il 24% degli europei ha risposto in questo senso, contro il 6% che invece ha dichiarato di sentirsi imbarazzato all’idea di vivere vicino ad un individuo di origine etnica diversa dalla propria, senza precisare quale).
In alcuni Paesi, come la Repubblica Ceca e l’Italia, la percentuale è ancora più alta: in queste realtà, la metà degli intervistati non sarebbe contento di avere un rom come vicino. «Alcuni studi condotti da esponenti della società civile rivelano che “l’anti-gypsism” è una forma di razzismo ben definita, basata sulla “delegittimazione” e sull’ “esclusione morale”», spiega ancora la Commissione.

Cosa può fare l’ Europa?

In seguito alla pressione esercitata da un nuovo gruppo di organizzazioni che si batte a favore di una politica pro rom in Europa (l’Eu Roma policy coalition, fondata nel marzo 2008), il prossimo vertice europeo avrà l’obiettivo di rispondere alla necessità urgente di una strategia globale e coerente. «Gli strumenti servono a migliorare la situazione», afferma la Commissione, «ma tutte le forze devono risultare unite per coordinare gli sforzi». Di quali strumenti si tratta? Dei Fondi strutturali europei (il Fondo sociale europeo, Fse per esempio) gli strumenti di preadesione svolgono un ruolo fondamentale per sconfiggere l’esclusione: «Infatti, tra il 2000 e il 2006, ben 275 milioni di euro provenienti dal Fse sono stati destinati a progetti specifici per i rom, un altro miliardo di euro a gruppi deboli, tra cui i Rom», valutano gli specialisti della Commissione.
Nella lotta contro il razzismo, i poteri conferiti all’Ue le hanno permesso di legiferare «in materia di parità di trattamento senza alcuna distinzione di razza o origine etnica» (direttiva 2000/43/CE) e «di accertarsi dell’effettiva attuazione del diritto comunitario»: «Tuttavia, molti dei temi cruciali all’integrazione dei rom dipendono dalla competenza degli Stati membri (educazione, occupazione, integrazione sociale, per esempio). Su questi temi, l’Unione può solo avere funzione di coordinamento delle politiche degli Stati membri e sostenere la loro applicazione grazie anche ai Fondi strutturali».
Lasciare la responsabilità agli Stati membri, ecco cosa non reputano conveniente i militanti del gruppo di organizzazioni. E non hanno tardato a farlo sapere: «Poiché le violenze nei confronti dei rom aumentano, in modo particolare in Italia, mai come ora è giunto il momento di parlare con un'unica voce e di proporre una strategia e un impegno a lungo termine», afferma Nicolas Beger della sezione Ue di Amnesty International. Questo vertice europeo potrà rappresentare finalmente una svolta?


scritto da: romesinti alle ore 16:08 | link | commenti
categorie: unione europea, europa

Europarlamento/ Sinistra europea candida Ong rom a premio Sakharov

Bruxelles, 3 set. (Apcom) - Il gruppo della Sinistra europea al Parlamento europeo (Gue), che comprende i deputati di Rifondazione comunista e dei Comunisti italiani, ha candidato una Ong rom - European Roma Rights Center (Errc) - al premio Sakharov, che ogni anno l'eurocamera assegna per la difesa dei diritti umani, la tutela dei diritti delle minoranze e lo sviluppo della democrazia.

"Il popolo rom rappresenta oggi la principale vittima di una cultura razzista che sta crescendo in molte parti d'Europa. Con la candidatura dell'Errc - European Roma Rights Center - al premio Sakharov il Gruppo della Sinistra Europea al Parlamento europeo vuole dimostrare che esiste anche un'Europa fondata sulla solidarietà, la giustizia e l'uguaglianza tra i popoli", dichiara in un comunicato l'eurodeputato di Rifondazione Vittorio Agnoletto.

Le candidature al premio Sakharov da parte dei diversi gruppi politici dell'Europarlamento saranno presentate ufficialmente il 9 settembre. Il 22 settembre è prevista la votazione per scegliere i tre finalisti, tra i quali la conferenza dei capigruppo sceglierà il vincitore. La premiazione, in genere, avviene nel mese di ottobre. L'anno scorso il riconoscimento è stato assegnato a Salih Mahmoud Osman, un avvocato sudanese attivo nella difesa dei diritti umani in Darfur.


scritto da: romesinti alle ore 15:48 | link | commenti
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venerdì, 11 luglio 2008

Rom, parlamento europeo: Italia non prenda impronte digitali

giovedì, 10 luglio 142008
ROMA (Reuters) - Il Parlamento europeo ha esortato oggi le autorità italiane ad astenersi dal raccogliere le impronte digitali dei rom. Lo riferisce una nota dell'europarlamento, che ha adottato una risoluzione in tal senso.
In particolare la risoluzione ritiene "inammissibile la violazione dei diritti fondamentali dei bambini e la loro criminalizzazione".
"Chiede quindi alla Commissione di verificare la compatibilità delle misure italiane con il diritto Ue", si legge nella nota.
Dopo un acceso dibattito a Strasburgo, il Parlamento ha adottato con 336 voti favorevoli, 220 contrari e 77 astensioni la risoluzione sostenuta tra gli altri da Pse e Verdi.
La raccolta delle impronte digitali dei rom «costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e l'origine etnica, vietato dall'articolo 14 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo".
Più in particolare, i deputati ritengono "inammissibile" che, con l'obiettivo di proteggere i bambini, questi ultimi "vedano i propri diritti fondamentali violati e vengano criminalizzati". Sostengono, invece, che "il miglior modo per proteggere i diritti dei bambini rom sia di garantire loro parità di accesso a un'istruzione, ad alloggi e a un'assistenza sanitaria di qualità, nel quadro di politiche di inclusione e di integrazione, e di proteggerli dallo sfruttamento".
La risoluzione prende di mira la decisione del governo italiano di individuare attraverso la raccolta delle impronte digitali, tutti i rom presenti in Italia, mentre la Camera dei deputati dovrebbe convertire in legge entro il 25 luglio un decreto che inasprisce le misure sulla sicurezza, che tutte le forze parlamentari hanno ritenuto essere "un'emergenza nazionale".
Il Parlamento di Strasburgo ha però invitato la Commissione "a valutare approfonditamente le misure legislative ed esecutive adottate dal governo italiano per verificarne la compatibilità con i trattati dell'Ue e il diritto dell'Ue".
Ha espresso poi preoccupazione per il fatto che, a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza, i prefetti, cui è stata delegata l'autorità dell'esecuzione di tutte le misure, inclusa la raccolta di impronte digitali, "possano adottare misure straordinarie in deroga alle leggi", sulla base di una legge riguardante la protezione civile in caso di "calamità naturali, catastrofi o altri eventi", "che non è adeguata o proporzionata a questo caso specifico".
I deputati si sono detti preoccupati riguardo all'affermazione -- contenuta nei decreti amministrativi e nelle ordinanze del governo italiano -- secondo cui la presenza di campi rom attorno alle grandi città costituisce di per sé una grave emergenza sociale, con ripercussioni sull'ordine pubblico e la sicurezza, che giustificano la dichiarazione di uno "stato d'emergenza" per 12 mesi.
Prima di procedere al voto, il commissario Barrot ha aggiornato l'aula sugli ultimi sviluppi intervenuti a seguito dei suoi contatti con il ministro dell'Interno Roberto Maroni ed ha spiegato che l'intenzione sarebbe di raccogliere le impronte unicamente se non è possibile stabilire l'identità delle persone e, per quanto riguarda i bambini, si procederebbe in tal senso solo con l'autorizzazione di un giudice. Saranno inoltre depennate dal censimento le richieste di indicare l'etnia e la religione.
Ma questa precisazione non ha impedito il voto e l'approvazione della risoluzione.
     NOMADI: 120 EURODEPUTATI FIRMANO PETIZIONE CONTRO RACCOLTA IMPRONTE          

(ASCA-AFP) - Strasburgo, 9 lug - Piu' di 100 eurodeputati, tra i quali dei leader di gruppi, hanno aggiunto le loro impronte digitali a una petizione di protesta contro la politica del Governo sui Rom.

''Esortiamo il Governo e le autorita' italiane ad astenersi dal procedere alla raccolta delle impronte digitali dei Rom, minori compresi, in quanto costituisce un chiaro atto di discriminazione basato sulla razza e sull'origine etnica'', si legge nella petizione, firmata da 120 deputati.

''E' un atto politico forte che mira a chiedere la fine immediata di questa azione. Lo invieremo subito al governo italiano'', ha dichiarato l'europarlamentare di Rifondazione Comunista Giusto Catania, organizzatore della protesta.

In una bozza di risoluzione che dovrebbe essere approvata domani dall'Europarlamento, i deputati esortano l'italia a non raccogliere le impronte digitali dei Rom fino a quando la Commissione europea non indaghera' sulla questione.

Secondo gli eurodeputati, e' inaccettabile ''violare i diritti fondamentali e criminalizzare'' i Rom, nonostante l'obiettivo dichiarato di proteggere i bambini.


scritto da: romesinti alle ore 12:38 | link | commenti
categorie: unione europea, europa, articoli nazionali
mercoledì, 02 luglio 2008

ROM: AMNESTY, LA PROPOSTA DI MARONI E' DISCRIMINATORIA

ASCA) - Roma, 2 lug - ''La proposta avanzata dal ministro degli Interni Maroni e' discriminatoria, sproporzionata e ingiustificata e, se messa in pratica, violerebbe gli standard internazionali sui diritti umani che vietano la discriminazione'': e' quanto si legge in una nota della Sezione Italiana di Amnesty International, in relazione all'intenzione dichiarata da parte del ministro degli Interni di rilevare le impronte digitali a tutti, bambini inclusi, nell'ambito dei censimenti dei campi rom, sulla base di ordinanze di protezione civile.



Secondo l'organizzazione per i diritti umani, ''prevedere misure di controllo nei confronti di una specifica minoranza, o i cui effetti colpirebbero in particolare una minoranza, compresi i suoi componenti piu' vulnerabili, sarebbe infatti discriminatorio e costituirebbe un'ingiustificata restrizione alla vita privata'''. Inoltre, sottolinea la Sezione Italiana di Amnesty International, ''le dichiarazioni del ministro Maroni contribuiscono a quell'escalation di insicurezza e di paura che abbiamo denunciato piu' volte e rispetto alla quale ci saremmo aspettati un chiaro e responsabile cambio di rotta da parte del Governo italiano; che invece appare sordo rispetto ai continui richiami delle organizzazioni internazionali - tra cui l'Osce e il Consiglio d'Europa - e cieco innanzi al rischio che il susseguirsi di dichiarazioni di questo tipo rendano piu' probabili gli attacchi xenofobi''.


scritto da: romesinti alle ore 23:08 | link | commenti
categorie: politica, europa

Impronte rom, la Ue condanna, Maroni conferma





campo nomadi, sgombero


Si preannuncia una sonora bocciatura europea per la norma voluta dal ministro Maroni che impone anche ai bimbi rom di dare le loro impronte.



Il commissario europeo agli Affari sociali, Vladimir Spidla, ha giudicato «teoricamente grave» la discriminazione fra cittadini europei che consisterebbe nell'imporre ad alcuni di essi, su base etnica, doveri che gli altri non hanno, come quello di fornire le proprie impronte digitali per l'identificazione da parte delle autorità pubbliche.



Maroni. Ma il ministro Maroni non accetta intromissioni di alcun genere. Anche se dubitare è un´organizzazione sovranazionale così importante come la UE. Prendere le impronte ai bimbi rom è una «priorità inderogabile per tutelare i cittadini». «Non c'è nessuna violazione delle norme europee, delle Carte dei diritti dei minori, nessuna violazione di nessuna norma». Solo «la necessità di procedere alla identificazione di chi vive negli oltre 700 campi nomadi abusivi esistenti in Italia».

È quanto ribadito dal ministro dell´interno leghista, nel "question time" alla Camera. Quella che prevede, tra l'altro, la rilevazione delle impronte anche ai minori «è un'ordinanza di protezione civile, firmata dal presidente del Consiglio il 30 maggio, quindi in vigore già da un mese: le polemiche degli ultimi giorni sono polemiche che io ritengo infondate e strumentali, che non tengono conto dei contenuti dell'ordinanza».

«Mi pare -ha poi rivendicato Maroni- che l'iniziativa che il governo ha preso sia lodevole: vuole da una parte porre fine all'indecenza dei campi nomadi abusivi e dall'altra garantire sicurezza ai cittadini italiani, ma anche e soprattutto ai minori che vivono in questi campi». «Prevediamo -ha concluso Maroni- che il censimento dei minori nei campi nomadi, non solo dei rom, verrà concluso entro il 15 di ottobre. Vogliamo vedere chi ha diritto di rimanere in condizioni umane, chi non ha diritto di rimanere verrà rimpatriato secondo le leggi italiane e le direttive europee. Prevediamo di affrontare e risolvere la questione entro la prima metà del prossimo anno, per dare una risposta di civilità a questa incivilità dei campi nomadi abusivi, dove c'è di tutto tranne condizioni di vita decorose». Una vera e propria schedatura su base etnica. Alla faccia dell´Unione Europea e delle carte internazionali dei diritti dell´uomo.



Il commissario europeo. Ed è proprio il commissario Spidla a ricordare quali sono questi diritti inderogabili dell´uomo. Incalzato dai cronisti, che chiedevano se sia possibile l'archiviazione delle impronte digitali su base etnica, il commissario ha dichiarato: «Non si può: le persone sono uguali. La legislazione Ue dice che non si può fare differenze su base etnica, e vedo un grave problema teorico. Comunque - ha puntualizzato Spidla - la Commissione europea studierà il caso concreto al momento debito, perché può reagire solo rispetto a situazioni reali, e per adesso questo non è il caso, non abbiamo informazioni sufficienti».



Il commissario ha precisato, più volte, di non potere commentare la situazione italiana non avendo abbastanza elementi per poterlo fare. «Non ho abbastanza elementi per dare un giudizio», ha risposto Spidla, ad una domanda sull'Italia sottolineando che «la commissione può reagire ad una situazione reale e questo non è il caso». Spidla ha quindi sottolineato che comunque seguirà gli sviluppi della situazione.«È chiaro che in Europa ci sono dei cittadini - ha sottolineato il commissario Ue - ed è impossibile dare a certi cittadini, per ragioni etniche, doveri diversi dagli altri».



Il commissario, che ha presentato una comunicazione per l'inclusione del rom, ha sottolineato che «la non discriminazione e l'uguaglianza di opportunità sono i valori più importanti dell'Unione europea».



Alla domanda se comunque le notizie provenienti dall'Italia non lo preoccupino, il commissario ha risposto che ci sono molte notizie ogni giorno che non vanno prese in considerazione perché «non hanno molta importanza». «Queste mi sembrano importanti e seguirò gli sviluppi».



Ai giornalisti, che a margine della sua conferenza stampa, gli chiedevano se il governo italiano avesse già notificato il provvedimento alla commissione Ue, Spidla ha replicato «di non avere avuto contatti diretti» e che se si renderà necessario potrà chiedere chiarimenti. «Queste sono informazioni importanti e molto sensibili: esaminerò la situazione ed è chiaro che se sarà necessario chiederemo comunicazioni e informazioni alle autorità italiane, ma per il momento - ha concluso il commissario - non ho un contatto diretto».



Al Parlamento Europeo. Intanto la questione della schedatura dei bambini rom approderà lunedì prossimo anche a Strasburgo. I deputati europei del gruppo dell'Alleanza Liberale e Democratica per l'Europa Marco Cappato (Radicale italiano) e Vittoria Mohacsi (deputata europea ungherese di origine rom) hanno depositato alla segreteria dell´assemblea rappresentativa europea un interrogazione che chiede di fare chiarezza sui metodi che il governo italiano intende utilizzare verso i rom.



Il testo dell´interrogazione parlamentare vuole sollecitare la Commissione a prendere «conoscenza della creazione della base-dati Rom in Italia». Prosegue l´interrogazione: «non ritiene la Commissione che una tale base-dati sia basata sulla razza e l'origine etnica, in quanto le impronte digitali sono raccolte soltanto per i Rom, mentre i cittadini italiani non sono tenuti a sottoporsi a simili procedure?».

«Non ritiene la Commissione che la raccolta delle impronte digitali dei Rom e la creazione di una base-dati dei Rom - si legge alla fine dell'interrogazione linerale - sia in contrasto con i diritti umani e le libertà fondamentali, i principi di eguaglianza e non-discriminazione, il diritto alla privacy , come riconosciuto dalla Convenzione europea sui diritti umani e la relativa giurisprudenza, la Carta europea dei diritti umani, i trattati UE e, in particolare, l'articolo 6 TUE e l'articolo 12 TCE (proibizione della discriminazione fondata sulla nazionalità) e l'articolo 13 TCE (proibizione della discriminazione fondata sulla razza e l'origine etnica), così come la direttiva anti-discriminazione sulla razza e l'origine etnica e la direttiva sulla libertà di movimento?».

scritto da: romesinti alle ore 23:05 | link | commenti
categorie: unione europea, europa
martedì, 01 luglio 2008

Eurobarometro: “Gli italiani a disagio se i vicini sono rom”

Se non bastasse la cronaca quotidiana, ecco la statistica: italiani e cechi sono gli europei più a disagio con i rom. Lo dice un sondaggio dell’Eurobarometro sulla discriminazione nell’Unione Europea, effettuato a marzo e i cui dati sono stati diffusi oggi. In una scala da 1 (”forte disagio”) a 10 (”totalmente a mio agio”) sul grado di apertura nei confronti di un vicino rom, il dato medio europeo è 6. Per l’Italia scende a 4, superando di poco i cechi, che registrano un 3,7.



In termini percentuali, dei 1036 italiani intervistati per il sondaggio, fra il 18 febbraio e il 7 marzo 2008, solo il 14% si dice a suo agio ad avere un nomade alla porta accanto, contro una media europea del 36%. Solo il 5 % degli italiani, inoltre, dice di avere amici e conoscenti fra i rom, poco meno di un terzo del 14% registrato a livello Ue. I più tolleranti nei confronti degli zingari, nella classifica di
Eurobarometro, sono i polacchi e gli svedesi. Il dato medio del disagio verso i rom è comunque più alto in tutta l’Unione rispetto a un generico “altre etnie”, per cui l’indice medio dei 27 è 8,1.



Rom a parte, in generale l’Italia si piazza tra i paesi meno “tolleranti” anche in altre classifiche: quella del sentirsi a proprio agio con un vicino di origine etnica diversa (assieme agli austriaci), o disabile (ancora con austriaci e cechi), di religione diversa (sempre con gli austriaci e i portoghesi). Mentre siamo più “a nostro agio” con gli anziani.



In dati generali, il 15% dei cittadini europei contattati ritiene di essere stato discriminato in qualche senso negli ultimi mesi: la maggior parte per l’ età, seguono genere, etnia, religione, disabilità, orientamento sessuale. Interessanti i risultati anche sulla percezione della discriminazione tra le alte cariche politiche: il livello di “comfort” medio dei cittadini Ue è maggiore nel caso in cui la poltrona più alta è occupata da “persona di differente religione”, “donna”, “disabile” o “gay” rispetto a “persona con più di 75 anni”.

scritto da: romesinti alle ore 18:58 | link | commenti
categorie: europa, articoli nazionali

IMPRONTE, UE NON SONO POSSIBILI ROMA


postato da operanomadipadova [30/06/2008 14:43]




2008-06-27 -  Venti di guerra, poi sopiti, tra Bruxelles e Roma sulla proposta del ministro dell'Interno, Roberto Maroni, di prendere le impronte digitali ai nomadi. Intanto il prefetto di Roma, Carlo Mosca, commissario governativo per i nomadi per il Lazio, ha detto che nel censimento che sarà fatto nei campi della Capitale, non farà prendere le impronte digitali ai bambini rom.  Alle 13 era arrivata la bocciatura da parte di uno dei portavoce della Commissione europea. Seguita dalla dura replica di Maroni, che ha parlato di rilievi infondati. Intorno alle 17.30, la marcia indietro di Bruxelles: "la Commissione - fa sapere il portavoce del commissario europeo alla Giustizia, Libertà e Sicurezza, Jacques Barrot - non ha espresso alcun giudizio sull'annuncio di possibili misure fatto da Maroni". Nel mezzo, quattro lunghe ore di contatti e richieste di spiegazioni lungo la linea Viminale-Commissione Ue.



Tiene dunque ancora banco la contestata misura del rilevamento delle impronte digitali per chi vive nei campi nomadi, anche ai minori. Le ostilità le apre Pietro Petrucci, uno dei portavoce di Bruxelles. La Commissione, spiega, non commenta quelle che al momento sono ancora "dichiarazioni e controdichiarazioni di attori della scena politica italiana", ma a chi gli chiede se in base alle regole Ue questa ipotesi sia  possibile, il portavoce replica secco: "la risposta è no".



Uno scambio di battute che fa infuriare il Viminale. Quella di rilevare le impronte ai minori, replica Maroni, "é una procedura che viene fatta normalmente in tutti i tribunali per i minorenni. Chi ha detto che non si può fare è poco informato. Inviterei i responsabili della Commissione a informarsi prima di esprimere opinioni che sono francamente infondate". Segue comunicato del ministero che informa come la decisione sulle impronte sia "stata presa anche sulla base del regolamento del Consiglio dell'Unione Europea, n. 380 del 18 aprile 2008, che prevede l'obbligo di rilevare le impronte digitali ai cittadini dei Paesi terzi (per i permessi di soggiorno) a partire dall'età di sei anni".



Chiude, per ora, la polemica, una nota del portavoce di Barrot, Michele Cercone, che ricorda come non sia "consuetudine della Commissione europea rilasciare commenti su intenzioni o opinioni dei responsabili politici nazionali. Se e quando l'Italia introdurrà misure concrete - aggiunge - la Commissione, nel consueto spirito di collaborazione con gli Stati, ne esaminerà la compatibilità con la legislazione comunitaria e con il rispetto dei diritti fondamentali".  



Netto e senza ripensamenti, invece, il giudizio sulla proposta Maroni da parte del presidente del Consiglio d'Europa, Terry Davies. "Nonostante sia convinto che la democrazia italiana e le sue istituzioni siano abbastanza mature da evitare che tali idee diventino leggi - spiega Davies - sono molto preoccupato che un membro di uno dei Governi dei Paesi del Consiglio d'Europa abbia fatto una tale proposta, che invita ad analogie storiche talmente chiare che non devono nemmeno essere menzionate".



E non si fermano le critiche dell'opposizione. Il segretario del Pd, Walter Veltroni definisce l'iniziativa di Maroni "assolutamente inaccettabile, che contrasta con la normativa europea e con qualsiasi elementare ragione di umanità. Stiamo parlando di bambini di 6-7 anni che dovrebbero essere costretti in ragione della loro identità a mettere le loro impronte digitali".



Il ministro, da parte sua, tira dritto, sottolineando che si tratta di "un censimento, non una schedatura. Facciamo accompagnare questa azione dalla Croce rossa italiana, che accompagnerà la polizia nei campi nomadi per tutelare i diritti di tutti".



In serata, la posizione del prefetto di Roma: "Così come non si prendono le impronte digitali per il passaporto ai minori italiani così non si vede il motivo per cui bisogna farlo con i bambini rom".

 

Impronte a minori nomadi, Commissione Ue contraria

venerdì, 27 giugno 2008 10.47

 

BRUXELLES (Reuters) - Se il governo italiano andasse fino in fondo con l'annunciata intenzione di prendere le impronte digitali a tutti i minori nomadi, troverebbe l'opposizione della Commissione europea.

Lo ha detto oggi a Reuters una fonte vicina al commissario Ue alla Giustizia Jacques Barrot.

"E' chiaro che la Commissione punta al rispetto del principio di anti-discriminazione ovunque. Non si capisce qual è il criterio applicato: oggi sono i Rom, domani potrebbero essere i tunisini", ha detto la fonte, commentando l'iniziativa annunciata dal governo di censire i minori nomadi sulla base delle impronte digitali, che ha suscitato forti polemiche.

"E' chiaro che la Commissione si oppone ad ogni tipo di iniziativa contro la protezione dei dati dei bambini e dei cittadini in generale", ha precisato la fonte.

Ieri il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha ribadito la volontà dell'esecutivo di centrodestra di andare fino in fondo con l'iniziativa, prevista nel cosiddetto pacchetto-sicurezza, che sarebbe non una "schedatura etnica" ma una garanzia a tutela dei diritti dei nomadi.

scritto da: romesinti alle ore 01:01 | link | commenti
categorie: politica, unione europea, europa, articoli nazionali
lunedì, 30 giugno 2008

L'Ue all'Italia: punire violenze sui rom


20/5/2008 (19:1) - SICUREZZA - IL PACCHETTO SARA' APPROVATO ENTRO LA FINE DI LUGLIO




STRASBURGO 20 maggio 2008

Dall'Europa arriva un duro richiamo all'Italia sul caso-rom. Aprendo il dibattito a Strasburgo sui nomadi in Italia ed in Europa, il commissario agli affari sociali Vladimir Spidla «condanna vivamente qualsiasi violenza» stigmatizzanto «la violenza razzista che si nutre di populismo» e parlando di «un fenomeno che riguarda molti stati membri».



Il monito dell'Ue


Spidla riconosce che «Ponticelli non è un caso isolato» e chiede «all’Italia e a tutti gli stati membri di fare di tutto per migliorare la loro inclusione sociale». Al tempo stesso ricorda che anche per i Rom, «la lotta alla criminalità deve essere fatta nel quadro dello stato di diritto». Secondo il commissario europeo, per gli immigrati irregolari, è prevista «l’espulsione ma si tratta di una situazione estrema», va presa «caso per caso» e ne va «motivata l’urgenza». Il commissario si è infine assunto l’impegno di «far applicare la legislazione comunitaria».



Disgelo fra Schulz e Frattini

A chiedere dibattito è stato il gruppo del PSE, mentre il PPE, invano, ha chiesto di riservare il dibattito alla commissione parlamentare per le libertà pubbliche. Nessun intento «di fare del dibattito un’occasione per mettere sotto accusa il Governo Berlusconi», assicura il Presidente Martin Schulz nel corso di una «cordiale telefonata» con il ministro degli esteri Franco Frattini. Che sottolinea l’importanza che la «Commissione Europea ponga a disposizione dei Paesi interessati, e quindi anche dell’Italia, fondi sufficienti per affrontare efficacemente la situazione». In ogni caso «il governo Berlusconi chiederà che vengano rese effettive le espulsioni per chi violi le leggi ed i principi di comune convivenza civile».



Lo show di Agnoletto. "Ma non siamo nel Parlamento italiano"

Nel corso di una conferenza stampa prima dell’inizio del dibattito, l’eurodeputata ungherese di origine Rom, Viktoria Mohacsi, ha affermato che «la situazione dei Rom in Italia è la peggiore dell’Unione europea». Insieme a lei, il collega radicale Marco Cappato ha sottolineato come sia «sbagliato fare finta di non vedere questi problemi ma è anche sbagliato strumentalizzarli». Unanime la condanna del razzismo ma non sono mancate proposte che hanno costretto il commissario a dissociarsi al termine del dibattito che non si è concluso con un voto o con una risoluzione. Un dibattito animato, con Vittorio Agnoletto (PRC) che imbracciava un cartello che dava ragione alla Spagna: «Nel governo italiano ci sono razzisti». Ed a un certo punto la presidenza del Parlamento europeo, per riportare la calma dice, «colleghi, non siamo al Parlamento italiano». Era anche lei un’italiana, la vicepresidente Luisa Morgantini del Prc.



I vescovi e
la Caritas
: no alla linea dura

Intanto un coro di no alla linea dura del governo su sicurezza e immigrati, in particolare contro l’istituzione del reato di immigrazione clandestina, è giunto oggi dal mondo cattolico italiano, che ha anche invitato l’Europa a non farsi prendere dalla "nevrosi" «nell'ora delle decisioni». E il Sir, l'agenzia stampa dei vescovi, chiede di non «buttarla, per l’ennesima volta, in politica». Tra le misure previste dal pacchetto sicurezza preparato dal governo c’è lo smantellamento di tutti i campi rom abusivi. A sostenere che «non servono regole speciali» e che «bastano quelle che ci sono» era stato ieri il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace. Oggi Sir e Caritas vanno oltre. «Ormai nessuno azzarda più retoriche sdolcinate - scrive in una nota l’agenzia dei settimanali cattolici promossa dalla Cei - è l’ora delle decisioni, ma anche delle nevrosi, che curiosamente sembrano correre in particolare fuori d’Italia, sulla linea che dalla Spagna di Zapatero approda all’Europarlamento ad iniziativa socialista».



Gelo di cattolici e protestanti

Sulla stessa linea anche l’intervento del direttore della Caritas italiana don Vittorio Nozza, che su Famiglia Cristiana giudica "sproporzionata" la trasformazione dell’immigrazione in reato, ’illegittimè le restrizioni ai ricongiungimenti familiari e «simili a carceri» i Cpt, dove i tempi di permanenza rischiano di allungarsi a dismisura. E si fanno sentire anche le chiese protestanti: la segretaria generale della Commissione delle chiese per i migranti in Europa (CCME), Doris Peschke, ha inviato una lettera al ministro dell’Interno del governo italiano, Roberto Maroni, sostenendo che «i provvedimenti annunciati nei confronti degli immigrati e dei rom sono sproporzionati». Secondo i battisti italiani il reato di immigrazione clandestina è una «mostruosità» e c’è un clima da «tolleranza zero», che, anche secondo i luterani, «rischia di istigare i giovani all’odio», opinione condivisa dalla Federazione dei Salesiani per il sociale.

scritto da: romesinti alle ore 21:38 | link | commenti
categorie: unione europea, europa
domenica, 29 giugno 2008

STRASBUGO 21 MAGGIO 2008 - La Ue: «No alle violenze contro le popolazioni rom»

Richiamo ai governi del commissario agli Affari sociali: le espulsioni devono essere decise caso per caso

 

Strasburgo, 21 MAGGIO 2008

Un dibattito intenso, segnato da scambi polemici e contrapposizioni sulla politica da adottare nei confronti dei rom , ma anche sul ruolo del governo italiano.

Così gli eurodeputati, per la stragrande maggioranza italiani, ma in un'aula semideserta, si sono confrontati sulla questione dei rom dopo avere ascoltato le parole del commissario Ue Vladimir Spidla, che ha espresso una forte condanna delle violenze nei confronti dei rom , invitando a punire i responsabili di tali violenze senza dimenticare di ricordare che è dovere degli stati Ue garantire la sicurezza delle persone sul loro territorio.

Quanto avvenuto a Ponticelli, ha sottolineato Spidla, non è un caso isolato perché «la violenza razzista che si nutre di populismo e di battage mediatico» si può osservare in vari stati europei , ma deve spingere tutti ad uno sforzo di solidarietà, della quale i rom hanno bisogno per rom pere il circolo vizioso di emarginazione e violenza.

«I rom non sono criminali o meno intelligenti di altri», ha rimarcato Spidla e non li si può stigmatizzare come criminali.

Così come, ha precisato, non si può impedire ai cittadini rom eni, che sono cittadini europei, di godere dei diritti sanciti dai trattati e in particolare dalla direttiva sulla libera circolazione dei cittadini. In base a questa direttiva l'espulsione è possibile in presenza di una minaccia reale alla sicurezza , ma deve essere decisa caso per caso e comunque rappresenta «una misura estrema di limitazione di una liberta fondamentale».

Spidla ha riconosciuto che lo sforzo fin qui fatto non è stato efficace e per questo la Commissione presenterà a giugno un documento sul ruolo dell'Ue nel aumentare l'integrazione dei rom . «La storia ci ha mostrato che il razzismo, l'odio e l'intolleranza prima o poi portano alla catastrofe. Se non si traggono le lezioni del passato si è condannati a riviverle», ha ammonito Spidla, chiudendo un dibattito che ha volte ha avuto toni aspri.

Come quanto Rom ano la Russa (An) è stato interrotto dal radicale Marco Pannella mentre affermava di essere «ancora alla ricerca di un rom con un lavoro legale e che paghi le tasse».

Il diverbio fra i due ha costretto la presidente di turno dell'assemblea, Luisa Morgantini (Prc), ad intervenire: «Vi ricordo che qui non siamo al parlamento italiano».

L'approccio soft del capogruppo socialista Martin Schulz, che ha insistito più volte sul fatto che l'obiettivo del dibattito non era mettere l'Italia sul banco degli imputati, non ha avuto molto seguito fra i parlamentari del centrosinistra. A cominciare da componenti del suo gruppo. «'Chi governa ha il diritto ma anche il dovere di indicare soluzioni e non solo di indicare capri espiatori o di inviare le ruspe. Dal governo italiano ci aspettiamo risposte concrete e coerenti con le esigenze di accoglienza, integrazione e sicurezza», ha affermato Gianni Pittella, mentre Claudio Fava ha accusato il governo Berlusconi di ripristinare «il concetto di razza nell'ordinamento giuridico italiano». La verde Monica Frassoni, che ha anche fatto un riferimento alle «ultime incredibili affermazioni» sul gay pride della «bellissima ministra italiana per le pari opportunità», ha sollecitato il rispetto delle regole «di tutte le regole» quelle che «vietano di rubare e di occupare il suolo pubblico, ma anche quelle che vietano di discriminare, di cacciare le persone povere e di mantenere persone senza diritti per decenni».

Mentre Cristina Muscardini (An) ha accusato Schulz di avere fatto un'operazione partitica e Vito Bosignore (Fi) ha difeso l'operato del governo Berlusconi, l'atmosfera si è riscaldata quando Luca Rom agnoli (Fiamma tricolore) ha proposto la creazione di uno stato rom o quando quando il leghista Mario Borghezio ha sollecitato che diventi reato «l'associazione a delinquere delle famiglie rom finalizzata a commettere furti e rapine».

scritto da: romesinti alle ore 13:41 | link | commenti
categorie: europa

Europa 07 maggio 2008 - Italia ultima in Europa per le politiche di accoglienza dei rom

Per il Consiglio d’Europa i Rom rappresentano l’unica vera minoranza europea, ma anche quella più colpita da fenomeni di discriminazione ed emarginazione socio-economica

ROMA - Pensiamo di sapere chi sono, da dove vengono e come vivono, li chiamiamo zingari o rom e per noi sono solo i brutti, gli sporchi e i cattivi. E' così che, comunemente, definiamo  la più numerosa minoranza etnico-culturale in Europa, suddivisa in centinaia di gruppi che si differenziano in relazione al periodo di permanenza nel paese, alle regioni di provenienza, alla lingua e all"appartenenza religiosa e presente in tutti i paesi europei dal Portogallo alla Russia. Da sempre i rom continuano a soffrire delle conseguenze di una discriminazione endemica che si riflette in condizioni di vita carenti e nella quasi totale esclusione sociale. Oggi si stima che i Rom che vivono in Europa siano 12/15 milioni di cui la maggior parte risiede nei paesi dell’Europa centro orientale, con punte di quasi 2 milioni in Romania, circa 800 mila in Bulgaria, 700 mila in Ungheria e quasi mezzo milione in Serbia e Slovacchia. L’unico paese dell’Europa occidentale con un numero simile è la Spagna, con circa 700 mila presenze, in Italia ci sono circa 150 mila Rom e Sinti, una delle presenze più basse dell’intera Ue.

Maria Ochoa-Llido, responsabile del Dipartimento rom e migranti del Consiglio di Europa, spiega che non esiste un modello unico per affrontare la questione rom. "La situazione varia da paese a paese e ogni governo affronta la questione con un proprio approccio politico”. Certo negli ultimi venti anni le cose stanno cambiando, il Consiglio d'Europa si sta facendo carico, sul fronte dei diritti umani, dei diritti delle minoranze e in funzione dell'integrazione sociale ma il cammino è arduo. Nonostante gli appelli lanciati da varie organizzazioni internazionali ed europee e la Strategia per i Rom, votata a larga maggioranza dal Parlamento europeo nel gennaio 2008, che condanna senza eccezioni tutte le forme di razzismo e di discriminazione cui sono soggetti i Rom e sollecita la Commissione europea a sviluppare una strategia quadro per il loro inserimento, nella maggior parte degli stati dell’Unione le popolazioni rom e nomadi non beneficiano di una protezione giuridica specifica. E le raccomandazioni e le linee guida per un miglioramento delle loro condizioni di vita non sono vincolanti. 

In Italia, "il paese dei campi” la situazione è una delle più drammatiche, nonostante negli anni  ci siano state esperienze positive promosse da amministratori locali, ad esempio nei Comuni di Cosenza, Firenze, Genova e Torino dove alcune famiglie di zingari hanno avuto modo di accedere ad alloggi pubblici.

Nella grande maggioranza dei casi le politiche di integrazione si sono scontrate con la ghettizzazione forzata che popolazione rom ha subito. I campi nomadi, nati agli inizi degli anni ’70, per offrire un’habitat dignitoso hanno fallito miseramente. Sovraffollati, nascosti ai margini delle città e in condizioni igienico sanitarie pessime hanno intensificato in maniera radicale una discriminazione atavica. Inoltre, sebbene queste popolazioni vivano da decenni in Italia la maggior parte di loro non gode del diritto di cittadinanza, in quanto non c’è alcuna disposizione precisa in materia di documenti di identità e di soggiorno, contrariamente al resto d’Europa.

Nel nostro ordinamento giuridico non esiste alcuna norma che preveda e disciplini “l’inclusione” e il “riconoscimento”delle popolazioni Rom nel concetto di “minoranza etnico-linguistica”, al contrario della minoranza zingara storica la cui posizione giuridica (l’80% dei sedentarizzati Rom storici sono cittadini italiani) non è riconducibile ed accomunabile a quella degli zingari immigrati, provenienti in massima parte dall’Est Europeo.

La legge n. 482 del 1999 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche”, infatti, escluse la minoranza rom tra quelle ammesse a tutela sulla base del presupposto di una mancanza di radicamento sul territorio, riservandosi, in futuro, di proporre e approvare una legge ad hoc che tenesse conto della loro specificità. Nonostante l’impegno assunto dal Parlamento e le diverse proposte di legge presentate, non è stata ancora approvata una legge nazionale di riconoscimento e tutela delle popolazioni rom. Un vuoto normativo solo in parte colmato, in questi anni, da leggi regionali.

Recentemente l’Italia è stata sollecitata dal Comitato dell’Onu per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale (U.N. Commitee on the elimination of all forms of racial discrimination, Cerd) ad adottare le necessarie misure legislative relative ai Rom e ai Sinti per riconoscerli come minoranza nazionale e per favorire l’inclusione nel sistema scolastico di tutti i bambini di origine Rom.

Il Governo italiano è stato oggetto di critiche anche da parte del Consiglio d'Europa per la violazione della Carta sociale Europea, oltre che della Commissione Europea per la mancata attuazione della Direttiva sulla parità di trattamento. Significative, in questo senso le dichiarazioni del presidente della stessa Commissione, Barroso, sulla mancata richiesta da parte dell’Italia dei fondi messi a disposizione dalla Ue per favorire l’inclusione dei Rom. (Aneta Carreri)

scritto da: romesinti alle ore 13:17 | link | commenti
categorie: unione europea, europa

Europa, 07 maggio 2008 - Integrazione dei Rom, l'esempio di Francia, Germania e Spagna

Modelli severi si sposano con la politica dell'integrazione: campi rom solo come scelta estrema, i governi tendono a garantire alloggi. A condizione che le regole siano rispettate

 

ROMA - Mentre l’Italia langue e affronta il problema con proclami razzisti e demagogici, nei principali stati europei le soluzioni adottate risultano di gran lunga migliori rispetto alle nostre.

In base al diritto alla libera circolazione i Rom possono stabilirsi in un paese Ue per tre mesi. Così in Francia se vogliono prolungare il loro soggiorno dopo quella data devono trovare un posto di lavoro. Ma naturalmente non è facile. La Francia si muove su due fronti opposti, l’accoglienza e la tolleranza zero. La legge Besson del 2000 dice che ogni comune con più di 5000 abitanti deve essere dotato di un’area di accoglienza mentre il provvedimento del 2003, dell’allora ministro dell’Interno Nicolas Sarkozy, applica sanzioni pesanti per chi infrange le regole dello stazionamento nei campi. Chi non le rispetta è cacciato definitivamente e chi occupa abusivamente un’area incorre nell’arresto e nel sequestro del mezzo. In tutto il territorio francese ci sono circa 10mila campi, un terzo di quelli necessari, perché per la legge Besson, i campi sono solo una soluzione temporanea, in quanto la stessa legge prevede un programma di case da concedere in affitto ai manouche, oltre a terreni familiari su cui poter costruire abitazioni da destinare a famiglie semistanziali in condizioni precarie. Molti nomadi vivono in case popolari pagando l’affitto e le spese ordinarie.

“Siamo responsabilizzati-racconta Arif, rom kosovaro-viviamo nei centri abitati, non siamo emarginati, lavoriamo e abbiamo firmato un Patto di stabilità per cui i ragazzi sono obbligati ad andare a scuola ed è vietato chiedere l’elemosina. Se siamo disoccupati per sei mesi abbiamo il sussidio fino a 950 euro al mese e percepiamo anche gli assegni familiari.

Chi sbaglia, chi delinque, chi ruba, chi non manda i figli a scuola, viene cacciato dalla Francia. E su questo punto siamo noi i primi ad essere d’accordo”.

Anche la Germania ha adottato un modello severo che si sposa con la politica dell’integrazione. I circa 130mila Rom e Camminanti sono considerati per legge “minoranza nazionale”. Hanno diritti e doveri. Dopo la disgregazione dell’ex Jugoslavia, la Germania ha accolto queste migliaia di persone con un progetto di welfare. Sono state assegnate case, singole o in palazzine popolari, hanno ricevuto un sussidio per il vitto e sono stati messi in condizione di lavorare. A patto di rispettare la legge o fuori per sempre.

La Spagna, che ha un europarlamentare gitano, Juan de Dios Ramirez Heredia, rappresentante dell'Osservatorio europeo contro il razzismo e la xenofobia, dalla fine degli anni ‘80 ha messo a punto un programma di sviluppo per la popolazione rom con un budget annuale di 3,3milioni di euro a cui si aggiungono i finanziamenti delle singole regioni e delle ong.

Nel Paese ogni regione ha un Ufficio centrale che coordina gli interventi e le politiche per i gitani, in cui lavorano funzionari del governo e rom che ricoprono la funzione di mediatori culturali.

Il risultato di questi anni è positivo, i campi nomadi sono quasi scomparsi e moltissimi vivono in affitto nei condomini popolari o in case di proprietà, nelle periferie ma anche nelle città. Chi non lavora ha un sussidio di circa 700 euro al mese per sei mesi, ma rimane alto il tasso di criminalità. Sono zingare il venti per cento delle donne detenute nelle carceri spagnole.

Negli ultimi mesi, però, a causa dell’ enorme afflusso di rom dalla Romania stanno rispuntando baraccopoli nelle periferie di Barcellona, Madrid, Siviglia e Granata.

Confrontando le diverse situazioni emerge come l’Italia tenda ad aggravare il problema rom. Manca, infatti, la volontà politica di far fronte alle condizioni di disagio e di emarginazione, di queste popolazioni, che impediscono concretamente qualsiasi integrazione e sviluppo sociale.(Aneta Carreri)

scritto da: romesinti alle ore 11:12 | link | commenti
categorie: unione europea, europa

Foglio illustrativo delle attività del Coordinamento Nazionale dell'Opera Nomadi

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