Romano Lil - Rom, Sinti e Camminanti in Italia

martedì, 26 maggio 2009

Milano accolto dal TAR il ricorso contro lo sgombero

le differenze sono una ricchezza da tutelare, accolto il ricorso del NAGA

Il Naga apprende con soddisfazione la decisione del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia - Milano di sospendere lo sgombero di cittadini italiani di origine Sinti residenti, da generazioni, nel comune di Gambolò (PV).

“La decisione di sgomberare l’area in cui vivono i cittadini Sinti si fonda solo una volontà discriminante, non sussistono, in alcun modo i presupposti per un atto di questo tipo e il TAR di Milano, con l’ordinanza di sospensione dello sgombero, l’ha riconosciuto” afferma Pietro Massarotto presidente del Naga “Inoltre si ribadisce che, secondo la legge italiana e le norme internazionali, la protezione delle minoranze si sostanzia non solo in obblighi di natura negativa, ma anche in doveri di protezione e valorizzazione delle differenze” prosegue Massarotto.

Il Naga, da oltre vent’anni fornisce assistenza sanitaria, sociale e legale a cittadini stranieri, “Dover difendere in giudizio lo sgombero forzato di cittadini italiani da un Comune in cui risiedono da più di ottant'anni appare veramente paradossale. Tuttavia, ciò dimostra, una volta di più, che le attuali politiche repressive colpiscono tutti ed in particolare il soggetti più deboli”, conclude il presiedente del Naga.

Il Naga continuerà a svolgere attività di assistenza e di difesa dei diritti di tutti e si augura di non dover più ricorrere ad un Tribunale per fermare un provvedimento di sgombero senza alternative.


Niente sgombero: i sinti vincono la disfida di Gambolò
A Gambolò (Pavia) il Tar Lombardia boccia l'ordinanza del sindaco che voleva sgomberare 19 sinti italiani da un terreno agricolo in cui abitano da tre generazioni. Franco Ovara Bianchi:''La nostra colpa è essere poveri''

MILANO - I 19 sinti italiani di Gambolò, paese di 10mila abitanti in provincia di Pavia, non si possono sgomberare. Il Tar Lombardia ha infatti bocciato l'ordinanza del 14 aprile del sindaco Elena Nai che prevedeva lo sgombero, per ragioni di salute pubblica urgenti, dei sinti da un terreno agricolo in cui abitano da tre generazioni. "I miei nonni sono seppelliti nel cimitero di Gambolò e ho parenti che vivono in paese in case normali -spiega Franco Ovara Bianchi, uno dei sinti-. I nostri figli vanno a scuola. La nostra colpa è solo quella di essere poveri". Per il Tar le ragioni sono infondate e comunque vengono in secondo piano rispetto al diritto dei 7 bambini del campo di continuare a frequentare le scuole del paese. Nelle roulottes inoltre vivono due persone gravemente malate. "Già a dicembre la nuova giunta di centro destra aveva cercato di mandarli via per motivi legati alla sicurezza stradale della zona, ma poi di fronte al nostro ricorso al Tar aveva ritirato l'ordinanza -spiega Pietro Massarotto, avvocato e presidente del Naga, l'organismo che sta difendendo i sinti di Gambolò-. Ora ci ha riprovato con la scusa di un pericolo per la salute pubblica. In realtà vogliono solo mandarli via e cercano un pretesto". 

In questi decenni del campo dei sinti di Gambolò non si era mai occupato nessuno. L'attacco all'acqua l'hanno fatto i sinti stessi collegandosi a un fontanile della zona, la corrente elettrica c'è ma da tempo non la pagano e nessuno manda loro la bolletta. "L'unico servizio del comune è quello della raccolta dei rifiuti due volte la settimana", aggiunge Franco Ovara Bianchi. Nel 2008 la giunta di centro sinistra aveva stanziato circa 200mila euro per sistemare il campo. "Il 2008 era anche l'anno in cui scadeva il mandato della giunta -aggiunge Pietro Massarotto-, e il centro destra ha impostato la campagna elettorale proprio sul tema dei sinti e dei soldi stanziati per il loro campo. Hanno vinto le elezioni e hanno promesso di cacciarli". Naga e Comune avevano anche iniziato nel dicembre 2008 una trattativa per trovare una soluzione alternativa. "Ma poi sono venute le ordinanze -sottolinea Pietro Massarotto-. Il punto è che sono cittadini italiani, residenti in quel paese e il doverli difendere da uno sgombero forzato appare veramente paradossale. Un Comune non può cacciare dei suoi cittadini"

scritto da: romesinti alle ore 20:37 | link | commenti
categorie: milano, lombardia, intolleranza, habitat
venerdì, 22 maggio 2009

Milano: allarme, allarme, arrivano ....

I pregiudicati si potrebbero mandare su un'isola deserta, tutti insieme, gagè compresi, italiani e stranieri e soprattutto i politici condannati che scontano la pena presso i servizi sociali.

Campi nomadi chiusi? Le carovane rom invadono l’hinterland
Comune e prefettura lavorano all’ipotesi di smantellare tre campi nomadi sui 12 ufficiali della città. Ma solo l’idea fa rabbrividire i sindaci della cintura metropolitana. Baranzate, Cologno Monzese, Cinisello Balsamo, Cusago, Sesto San Giovanni. I sindaci sono in allarme. Il primo cittadino di Baranzate, Giuseppe Corbari, oggi incontrerà il prefetto per mettersi al riparo dall’annunciata chiusura dei campi milanesi: «Noi rischiamo la rivolta - il suo allarme - per una presenza incontrollabile, sempre più massiccia». Il suo Comune ospita il più grande accampamento rom abusivo dell’intera regione, 800-100 nomadi. Ai cittadini i rom non bisogna neppure nominarli. Non se la passano meglio sindaco e cittadini di Cusago. Il sindaco Luigi Cairati avverte: «Qui siamo già in trincea, la gente si ribellerebbe a nuovo arrivi». Aree lungo la ferrovia, parcheggi vicini alle fermate della metro, fabbriche dimesse rendono Sesto San Giovanni un altro Comune caldissimo.
Sul piede di guerra anche Cologno Monzese. Il sindaco Mario Soldano attacca: «È sempre il solito scaricabarile, spostare queste persone non serve a niente».

«Via da Triboniano i pregiudicati»
Il campo di Triboniano sarà «alleggerito» da subito. E uno dei criteri per ridurre ulteriormente la popolazione del campo nomadi a nord di Milano dovrebbe essere l’allontanamento di coloro che hanno già ricevuto in passato provvedimenti interdittivi. Lo anticipa il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato, che nel regolamento sui rom aveva chiesto di inserire un norma che escludesse la possibilità d’integrare coloro che si erano resi protagonisti di episodi criminali.
Tempi più lunghi si annunciano invece per lo smantellamento dei campi di via Bonfadini e via Novara. Si parla del 2010: «Si tratterà di una disattivazione progressiva - conferma De Corato - anche perché lì vivono in gran parte nomadi italiani e comunitari, per cui si dovrà valutare attentamente come affrontare la questione».
Imminente invece lo sgombero dell’ex Marchiondi, a Baggio, l’ex scuola di via Noale a Baggio. Ci vivono centinaia di nomadi, in condizioni molto critiche dal punto di vista igienico. In questo caso lo sgombero dovrebbe essere compiuto entro pochi giorni.
Intanto Palazzo Marino incassa l’appoggio del governo anche su un altro dossier critico per l’ordine pubblico, con il sì del ministro Maroni all’ipotesi di un tetto ai rifugiati: «Il problema - attacca De Corato - sono i rifugiati di professione, quelli che creano problemi all’ordine pubblico, dormono nelle piazze, occupano le strade». «Che non possano godere dell’assistenza vita natural durante mi sembra un principio di buon senso - conclude De Corato - soprattutto se rifiutano accoglienza nei dormitori e posti di lavoro».
 

scritto da: romesinti alle ore 22:30 | link | commenti
categorie: milano, lombardia, intolleranza, habitat
lunedì, 11 maggio 2009

Reggio Calabria: il 13 maggio l'Opera Nomadi organizza "ragionare sull'abitare"

Il 13 maggio prossimo l’associazione terrà presso il centro sociale di Arghillà nord un seminario di studio dal titolo “ragionare sull’abitare” con il quale si intende approfondire il tema dell’housing sociale.

I lavori del seminario partiranno dai risultati della ricerca scientifica presentati nel volume dell’Opera Nomadi   “I rom e l’abitare interculturale. Dai torrenti ai condomini” pubblicato nel mese di marzo 2009 dalla casa editrice Franco Angeli. 

Il lavoro di ricerca e la  pubblicazione sono stati realizzati come azioni di un progetto dell’Opera Nomadi di Reggio Calabria ( l’abitare interculturale)  finanziato dall'Ufficio Nazionale Antirazzismo (UNAR) in seguito all’aggiudicamento di un bando nazionale e realizzato in partenariato con l'Università degli Studi di Messina - Dipartimento di Sociologia "V. Pareto", l'Opera Nomadi Lazio,  la rete europea REVES e il Dr Petronio.

La ricerca realizzata ha avuto l’obiettivo di valutare l’efficacia del modello dell’equa dislocazione proposto dai rom stessi mettendo a confronto i livelli di inclusione/esclusione delle famiglie rom che ancora vivono concentrati nei ghetti e di quelle che  abitano dislocati nei condomini.

I dati dello studio condotto su un totale di 500 famiglie residenti nelle città di Reggio Calabria e di Roma ( 250+250) hanno dimostrato che i rom dislocati hanno raggiunto un livello di inclusione sociale più alto rispetto a coloro che sono invece costretti a vivere concentrati.

L'indagine, oltre a verificare l'efficacia del modello abitativo dell'equa dislocazione e quindi del mix etnico-sociale, ha messo in evidenza la necessità di sviluppare una nuova politica abitativa fondata sul coinvolgimento diretto dei rom e sul concetto di abitare legato alla qualità dell'ambiente abitativo quale ambito di relazioni fondamentali per l’inclusione sociale.

Per contestualizzare la ricerca nel volume sono state  illustrate le condizioni di esclusione abitativa dei rom a Reggio Calabria e a Roma mettendo in evidenza le loro iniziative sociali volte a superare questa situazione. In particolare nel libro si ricostruisce il lungo e faticoso percorso di contrasto all'emarginazione con il quale una parte dei rom di Reggio Calabria è riuscita con l’aiuto dell’Opera Nomadi  a passare dalle baracche di cartone costruite nei letti dei torrenti (negli anni Cinquanta) alle abitazioni nei condomini (degli ultimi anni).

Partendo da questo lavoro l'obiettivo del seminario sarà  quello di affrontare la questione abitativa mettendo in comunicazione tutti i soggetti coinvolti a diverso titolo in questo tema delicato ed evidenziando  i limiti dell’attuale politica della casa, i bisogni inevasi ed un nuovo concetto di abitare .

La questione abitativa dei rom verrà affrontata all’interno del  tema generale della casa che interessa ormai una larga fascia della popolazione.

Pertanto al seminario interverranno oltre alle istituzioni e agli operatori sociali gli abitanti rom e non rom e gli argomenti del seminario saranno: la nuova proposta di legge regionale sulla casa, i quartieri ghetto, lo sviluppo futuro della politica della casa con le relative ricerche e proposte operative .


scritto da: romesinti alle ore 08:56 | link | commenti
categorie: calabria, habitat, opera nomadi di reggio calabria
martedì, 05 maggio 2009

Milano: 10 milioni di euro per i campi

rom-2Soddisfatto il prefetto Gian Valerio Lombardi per l’esito dell’incontro di ieri pomeriggio a Roma con il ministro dell’Interno Roberto Maroni. In agenda l’attività svolta come commissario straordinario per l’emergenza rom: il lavoro svolto e quello programmato. La buona notizia: il ministero conferma i 10 milioni di euro stanziati per la sistemazione dei campi rom milanesi. Entro una settimana circa, infatti, il Comune presenterà il progetto per lo snellimento e la riqualificazione di una decina di campi autorizzati. Obiettivo: dimezzare il numero degli occupanti, smistarli in altre strutture, creare fognature e servizi necessari ai campi. Infine sarà creare anche un’area di sosta e transito. Saranno accompagnati e assistiti quei rom che desiderano cercare una soluzione abitativa diversa.
Una volta che la riqualificazione sarà ultimata arriveranno anche i rinforzi: più forze dell’ordine per vigilare sulla sicurezza dei cittadini e su quanto avviene dentro i campi.
Leggete:

scritto da: romesinti alle ore 21:23 | link | commenti
categorie: milano, intolleranza, habitat, renata paolucci ex segr naz
lunedì, 04 maggio 2009

Politiche Possibili abitare le città con i Rom e i Sinti

copertina poltiche possibiliCarocci editore
Politiche possibili
Abitare le città con i rom e i sinti
a cura di Tommaso Vitale
Studi Economici e Sociali Carocci
2009, pp. 300





Da secoli sono parte integrante della storia urbana e rurale del nostro Paese. Li chiamiamo con diversi nomi: zingari, nomadi, rom, sinti, caminanti, yenish. Negli ultimi anni la loro presenza è diventata uno dei principali temi di dibattito e mobilitazione nella vita politica, soprattutto a livello locale. I Comuni sono chiamati a realizzare politiche sociali e abitative, e spesso non sanno cosa fare. Tentate dalla demagogia, incalzate dai media, le amministrazioni sovente non conoscono esperienze già attuate in altre città e di cui è stata valutata l’efficacia.

Nel volume vengono esaminati aspetti storici, culturali e sociologici dei differenti gruppi zigani e vengono descritte le linee di politica progettate dall’Unione Europea. Sono poi esposte nel dettaglio le politiche sociali, sanitarie, educative, del lavoro e, in particolare, abitative realizzate verso i nomadi in diverse realtà italiane. Dall’insieme emerge come, se programmate e negoziate con i rom e i sinti, politiche locali che affrontano i problemi e le contraddizioni e rispettano i diritti di tutte le parti in gioco sono possibili.
Tommaso Vitale è ricercatore di Sociologia presso l’Università di Milano Bicocca dove insegna Scienza politica e Sviluppo locale, è membro del comitato di redazione della rivista “Partecipazione e conflitto. Rivista italiana di studi sociali e politici”. Conduce ricerche sui conflitti urbani, sulla governance dei processi di conversione industriale e sulla programmazione dei servizi sociali. Fra le sue pubblicazioni più recenti: Le convenzioni del lavoro, il lavoro delle convenzioni (2007, con V. Borghi), In nome di chi? Partecipazione e rappresentanza nelle mobilitazioni locali (2007); I rom e l’azione pubblica (2008, con G. Bezzecchi e M. Pagani).
- Prefazione di Luca Rodda
- Ringraziamenti di Maurizio Cabras
- Introduzione:
elogio del possibilismo di Tommaso Vitale
Prima parte
- Una pluralità di storie e culture
- La “questione zingari” nell’Italia fascista. La costruzione culturale
di una categoria razziale di Luca Bravi
- Lingue, culture e rappresentazioni di Demir Mustafa
- Generazioni nomadi fra tradizione e mutamento di Alfredo Alietti
- Le normative europee e internazionali contro la discriminazione di Eva Rizzin e Claudia Tavani
Seconda parte
Conflitti e governo locale
- Opera:
emergenza e partecipazione politica di Patrizio Ponti e Laura Rosina
- Pavia:
la negazione istituzionale di una questione pubblica di Andrea Membretti
- Buccinasco:
un esperimento insolito coi sinti lombardi di Ernesto Rossi
- Reggio Calabria e Messina:
tra mediazioni e conflitti di Antonella Cammarota e Tiziana Tarsia
- Venezia:
quando un ente locale deve lottare per realizzare le proprie politiche di Claudia Mantovan
Terza parte
Le politiche sociali
- I servizi sanitari.
Promozione della salute ed epidemiologia del pregiudizio di Lorenzo Monasta
- I servizi sociali.
Rom a servizio o servizi per i rom? di Daniela Lucatti
- I servizi sociali.
Strategie di progettazione integrata di Stefania Mapelli
- I percorsi educativi.
Il sostegno alle capacità di minori e adulti di Claudia Biondi e Sabrina Ignazi
- La scuola. Lu
ogo di appartenenza o di esclusione? di Angela Sacco
Il lavoro.
Gli inserimenti lavorativi fra sperimentazione e messa a regime di Eleonora Costantini
Il lavoro.
Mediazione associativa, auto-organizzazione dei rom e conquista di opportunità personali di Maurizio Pagani
L’integrazione fra politiche.
Immaginare un futuro tra memoria e presente di Milena Scioscia
Quarta parte
Le politiche dell’abitare
- Dalla segregazione al diritto all’abitare di Tommaso Vitale e Livia Brembilla
- Pisa:
politiche e interventi locali fattibili con i rom e i sinti di Antonio Sconosciuto
- Rovereto e Trento:
l’accesso all’edilizia pubblica di Stefano Petrolini Bologna: migrazioni rom e inserimenti abitativi
di Cris Tomesani

- Milano: g
radualmente verso una casa in affitto di Fiorenzo De Molli
- Mantova:
dal campo ai terreni privati, un percorso di mediazione culturale di Elena Borghi e Stefano Liuzzo
- Modena:
il percorso di realizzazione delle microaree di Luca Puggioli e Paola Santoro
- Padova:
il superamento dei campi nomadi e il Progetto di inserimento
scolastico di Renata Paolucci

- Trezzo sull’Adda:
l’importanza dell’ascolto di Giuseppe Barbisoni , Francesca Gilioli , Laura Di Martino
- Trezzo sull’Adda:
una esperienza interrotta… verso modelli dell’abitare integrato di Maurizio Cabras e Paola Ciceri
- Settimo Torinese:
il processo di autocostruzione e autorecupero come strumento di inclusione sociale di Armando De Salvatore e Simona Riboni
- Lione:
il miglioramento delle abitazioni “indegne” di Martine Chanal Case, casette, baracche e roulotte di Nicola Solimano
- Conclusioni.
Ragionare per casi: dinamiche di innovazione nelle
politiche locali con i rom e i sinti di Tommaso Vitale e Loris Caruso

Bibliografia



homepage.mac.com/tommaso.vitale

mercoledì, 15 aprile 2009

MIlano: Esperienze di ricerca su alcune baraccopoli italiane ed europee

DiAP Dipartimento di Architettura e Pianificazione - Politecnico di Milano

via Bonardi 3

20133 Milano - Italia

 

il 23 Aprile 2009 - via Ampère, 2  Milano  (MM2 fermata PIOLA, tram 23)

EMERGENZA ROM? Mentre nel campo della ricerca sociale si affinano e si diffondono esperienze e metodi per indagare i complessi fenomeni associati al disagio abitativo delle popolazioni Rom, il dibattito sulle politiche, in Italia e in particolar modo a Milano, segnala lo scarto tra le misure securitarie e repressive promosse dalle istituzioni e le istanze per un intervento ispirato ai principi dell’integrazione sostenuto insieme da studiosi, ricercatori e operatori del sociale. A partire dalla presentazione di alcune esperienze di ricerca, il seminario intende offrire uno spazio di riflessione su questi temi per stimolare un approccio diverso da quello dettato dalle logiche dell’emergenza.

Prima Parte - AULA U.2

Le condizioni abitative dei Rom nella ricerca sociale

ore 9.30 Anna Nufrio, Politecnico di Milano Antonio Tosi, Politecnico di Milano

ore 10.00 Il progetto EU - ROMA Una ricerca europea sulle condizioni abitative dei Rom in Italia, Grecia, Romania e Regno Unito

Pietro Nunziante, Istituto Superiore di Design di Napoli

Alexander Valentino, Laboratorio Architettura Nomade

ore 11.30 dibattito:  Fare ricerca nelle baraccopoli: esperienze e metodi a confronto coordina Federica Verona

Antonio Tosi, Politecnico di Milano

Paolo Cottino, Politecnico di Milano

Pietro Nunziante, Istituto Superiore di Design di Napoli

Alexander Valentino, Laboratorio Architettura Nomade

Anna Rita Calabrò, Università di Pavia Giovanni Semi, Università degli Studi di Milano

Giovanni La Varra, Politecnico di Milano

Seconda Parte - AULA GAMMA

Dalla ricerca alle politiche per gli insediamenti Rom

ore 14.30 presentazione "Favelas di Lombardia: la seconda indagine sugli insediamenti Rom e Sinti" Una ricerca dell’Osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità

Maurizio Ambrosini, Università degli Studi di Milano Antonio Tosi, Politecnico di Milano Paolo Cottino, Politecnico di Milano

ore 16.00 dibattito: L’intervento nei campi a Milano: discriminazione o politiche dell’abitare? coordina Gloria Pessina

Livio Neri, referente Lombardia ASGI - Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione

Tommaso Vitale, Università Statale Milano Bicocca

Maurizio Pagani, Opera Nomadi Milano

Massimo Mapelli, Casa della Carità, Milano

Marco Trezzi, Caritas Ambrosiana

ore 17.00 Il film: "Via San Dionigi, 93: storia di un campo rom" (2007)

Introduzione a cura dei registi Tonino Curagi e Anna Gorio

 


venerdì, 03 aprile 2009

Genova: giovane rom muore di polmonite

Sfrattato dal tugurio, un giovane rom di 18 anni è morti a causa di una polmonite fulminante all'ospedale villa Scassi di Genova Sampierdarena. Il 18enne viveva con la famiglia nello stabile abbandonato andato a fuoco alcuni giorni fa nel quartiere genovese di Fegìno. Costretto a vivere all'addiaccio il ragazzo si è ammalato gravemente. Ieri il reparto di rianimazione del Villa Scassi è stato preso d'assalto dai familiari e amici del 18enne.

scritto da: romesinti alle ore 07:19 | link | commenti
categorie: genova, intolleranza, habitat
mercoledì, 25 marzo 2009

Roma: i rom non devono essere stanziali

SANTORI-TODINI: “AVVIARE SUBITO PIANO NOMADI MANTENENDO PUNTI FERMI: NUMERO CHIUSO, PERMANENZA TEMPORANEA E NUOVI CAMPI FUORI DAI CENTRI ABITATI”


Il Presidente della Commissione Sicurezza: “Nomadi non siano stanziali”. “Finalmente Roma avrà un piano nomadi che la città attende da oltre 20 anni, infatti il provvedimento garantirà inclusione e condizioni di vita più dignitose a chi rispetta le regole. E’ ammesso solo chi è munito di DAST, il Documento di Autorizzazione allo Stazionamento Temporaneo e sottoscrive gli obblighi previsti dal regolamento, chi paga le utenze e chi rispetta gli obblighi di scolarizzazione per i minori. Le aree di sosta saranno controllate 24 ore su 24. Roma è una città aperta, ma non può assistere un numero infinito di nomadi. Se la permanenza è concessa solo a carattere temporaneo si riesce di fatto a mantenere un ‘numero chiuso’ per nomadi e senza fissa dimora a Roma e nel Lazio eliminando tutti gli insediamenti abusivi della città”. Lo dichiarano i consiglieri capitolini del Pdl, Fabrizio Santori, Presidente della Commissione Sicurezza Urbana del Comune di Roma e Ludovico Todini, membro della Commissione, in merito alla riunione della Commissione avente per oggetto il “Regolamento per la gestione dei villaggi attrezzati per le Comunità nomadi nella Regione Lazio”, emanato dal Commissario delegato per l’emergenza nomadi. All’incontro sono intervenuti tra gli altri Daniel Bostaca, della Comunità Romena di Roma, in rappresentanza della delegata del Sindaco Ramona Badescu. “Nel corso della riunione - conclude Santori – è stata inoltre riconfermata la volontà politica della Commissione Sicurezza di collocare le nuove aree attrezzate al di fuori del Raccordo Anulare e di contenerne i costi di gestione ”.

scritto da: romesinti alle ore 23:02 | link | commenti (1)
categorie: roma, intolleranza, habitat

Carbonia: consegnato il nuovo campo nomadi

Commento: ancora campi e anche in Sardegna.

Sono ufficialmente finiti i lavori nel nuovo campo nomadi di Carbonia

Ci sono le piazzole di sosta ciascuna con luce e acqua, due aree per i bambini, i bagni, le docce e i lavatoi per il bucato. Un campo di sosta perfettamente attrezzato, costato 250 mila euro (fondi regionali e comunali), che da oggi è stato messo a disposizione delle famiglie rom che risiedono ormai da tanto tempo nel territorio comunale. Vivere nel nuovo campo costerà un euro al giorno per famiglia, oltre alle spese di luce, acqua e Tarsu. L’area, ricavata fra il viale del Minatore e via Dalmazia, potrà ospitare otto famiglie in altrettante piazzole di 60 metri quadrati, dotate dei servizi basilari. Sulle piazzole potranno essere posizionate solo roulotte o costruzioni in legno amovibili e non potranno sorgere altri tipi di manufatti. Nel campo non potrà essere svolta alcuna attività artigianale: se i nomadi vorranno continuare a lavorare il ferro (è la loro principale attività) dovranno trovarsi nuove aree a loro spese. I primi a trasferirsi saranno gli abitanti del campo di via Nazionale i cui terreni sono già stati venduti a dei privati che hanno da tempo sollecitato lo sgombero. In seguito arriveranno quelli del campo rom di Sirai.


scritto da: romesinti alle ore 22:58 | link | commenti
categorie: sardegna, habitat

Milano: nuovo campo con il finanziamento ministeriale

in cambio mandate i figli a scuola"
Prefabbricati al posto dei container. Un progetto a medio-lungo termine per famiglie rom che assicurino il pagamento di una parte delle spese, la frequenza scolastica dei bambini, il lavoro degli adulti

Il campo del ponte Bacula Il campo del ponte Bacula

Prefabbricati al posto dei container. Un progetto a medio-lungo termine per famiglie rom che assicurino il pagamento di una parte delle spese, la frequenza scolastica dei bambini, il lavoro degli adulti. I soldi ci sono già: 750mila euro finanziati dal ministero delle Politiche sociali e altri 330mila assicurati dal Comune per realizzare in via Barzaghi, dove oggi c’è già un campo nomadi, il progetto “Dal campo al villaggio e all’abitazione”. Una novità contenuta nel “piano di zona 2009-2011” dell’assessorato alle Politiche sociali che, ancor prima di approdare in Consiglio, è già contestato all’interno dello stesso centrodestra: a cominciare dalla Lega, che rifiuta uno stanziamento di 11 milioni per gli immigrati.

Sul progetto che riguarda via Barzaghi — e che, nelle intenzioni dell’assessorato, dovrebbe partire entro pochi mesi — qualche perplessità la esprime anche don Massimo Mapelli, della Casa della carità, che gestisce quel campo: «Che senso ha spendere soldi per rendere più stabile la permanenza nei campi, quando l’obiettivo dichiarato è quello di superare il concetto stesso degli insediamenti?», si chiede don Massimo. Da parte sua, l’assessorato assicura che proprio questo progetto sarà la prima sperimentazione del passaggio verso «diverse, autonome soluzioni abitative». «Non costruiremo case, ma moduli abitativi prefabbricati, che quindi potranno essere smontati in qualsiasi momento», spiega l’assessore Mariolina Moioli.

Sui criteri di assegnazione delle future “casette” nel campo, il progetto detta alcune regole base: saranno destinate a «nuclei familiari, di origine rom, romeni con un reddito derivante da un lavoro regolare e quindi in grado di contribuire col pagamento di un affitto». «Ho più di una perplessità sul piano — spiega Matteo Salvini, capogruppo leghista in Consiglio — Su questo progetto non dico un no a priori, ma prima di spendere un milione di euro voglio capire a chi sono destinati questi prefabbricati, anche perché nella zona mi segnalano un ritorno di furti e vandalismi».

scritto da: romesinti alle ore 22:48 | link | commenti
categorie: milano, lombardia, habitat
sabato, 21 marzo 2009

Torino: concluso il progetto di auto-recupero

Settimo TorineseFinito il progetto di auto-recupero per 8 famiglie
Il 22 marzo prossimo verrà inaugurato a Settimo Torinese, in provincia di Torino, "il Dado", una struttura auto-recuperata residenziale che ospiterà otto famiglie rom romene scampate, con altre, all'incendio che, nel novembre 2006, distrusse il loro campo a Mappano, alle porte del capoluogo piemontese.

La struttura, di circa 675 metri quadrati, è stata data dal Comune di Settimo in concessione all'associazione "Terra del Fuoco" che da anni si occupa di nomadi, e in collaborazione con il Comitato Provinciale della Croce Rossa Italiana, si prende cura delle famiglie, attraverso il controllo sanitario, la regolarizzazione dei documenti, l'inserimento e accompagnamento scolastico dei minori, e lavorativo.

La ristrutturazione e l'adattamento della struttura, in collaborazione con "Architettura delle Convivenze", è un progetto di auto-recupero: il lavoro è svolto in prima persona dalle famiglie rom, e garantisce un risparmio nella ristrutturazione: le famiglie, in cambio dell'ospitalità, contribuiscono al patrimonio della comunità di Settimo. Lo scopo non è solo quello di creare degli appartamenti per le famiglie, ma di realizzare un'abitazione provvisoria che sia anche luogo di condivisione, con particolare attenzione ad alcuni ambienti di socialità: la terrazza, il giardino per i più piccoli.

Verranno inoltre ospitati per periodi brevi alcuni responsabili della rete internazionale di Flare, network europeo fondato da Terra del Fuoco e Libera, per lottare contro le mafie a livello europeo. Le famiglie rom coinvolte vengono accompagnate dai mediatori culturali in un percorso d'inclusione sociale che, partendo dall'inserimento scolastico dei minori, e lavorativo degli adulti, si conclude con la ricerca di un'abitazione permanente.

Il progetto è stato realizzato grazie al sostegno economico della Compagnia di San Paolo e dell'assessorato al Lavoro e alle politiche sociali della Provincia di Torino.

Leggete:

BORGARO - Settimo (TO)__dopo_l_incendio_si_auto_recupera

scritto da: romesinti alle ore 08:51 | link | commenti
categorie: torino, habitat
sabato, 28 febbraio 2009

Rimini: sinti in piazza manifestano per il superamento del campo nomadi

Circa un centinaio di rom e sinti si sono ritrovati in piazza Tre Martiri per chiedere il rispetto dei propri diritti. Temi della manifestazione la denuncia dello stato del campo di via Islanda e la richiesta di creazione di microaree, già presenti in altre città italiane

  Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

Campo nomadi di via islanda a Rimini

Erano circa un centinaio i rom e sinti che si sono riuniti in piazza Tre Martiri per manifestare a difesa dei loro diritti.  L'iniziativa - organizzata dall'associazione Sucar Mero ('Bel Mare') ha ottenuto l'autorizzazione dalla Prefettura per percorrere le vie del centro storico.

‘’Questa adesione è già un successo - ha commentato Davide Gerardi, dell’associazione - Manifesteremo in piazza Tre Martiri, dalle 10 alle 12, con cartelloni e striscioni. Siamo pronti’’. Gerardi parla di persone ‘’stanche di essere discriminate e criminalizzate’’. Tra i temi della protesta c’è lo stato del campo nomadi di via Islanda, di cui Sucar Mero denuncia da tempo l’irregolarità e ne chiede la chiusura.

L’associazione ha anche indicato la via preferibile, che sarebbe quella della creazione di microaree, già predisposte in altre città italiane. Nelle scorse settimane, un blitz delle forze dell’ordine nel campo aveva fatto scoprire allacciamenti abusivi alle reti dei principali servizi.

E il deputato della Lega Nord Gianluca Pini aveva presentato al riguardo una interrogazione parlamentare.   Ma Gerardi sostiene di avere da tempo chiesto un incontro all’amministrazione comunale per risolvere la questione, senza ricevere risposta.


scritto da: romesinti alle ore 07:46 | link | commenti (1)
categorie: emilia romagna, habitat

Reggio Emilia: Oggi la prima famiglia Sinti nella microarea di via Felesino

Ieri il trasloco con l’arrivo del grande caravan
 
Questa mattina la prima famiglia Sinti scelta per il progetto sperimentale delle microaree prenderà possesso della struttura di via Felesino a Roncocesi. Ieri sono terminati i lavori per trasportare il caravan della famiglia dal campo di via Gramsci all’area individuata dai tecnici comunali e dall’assessorato alla Solidarietà. E oggi spazio al classico taglio del nastro.
Si conclude così la fase più delicata di un progetto annunciato dal sindaco Graziano Delrio un anno e mezzo fa e che in città ha acceso per mesi il dibattito politico. Polemiche spesso durissime con l’opposizione in prima linea per cercare in tutti i modi di ostacolare un progetto che la giunta ha sempre definito «importante per dare un segno tangibile di integrazione e rispetto delle regole».
IL TRASPORTO. Ieri mattina, intorno alle 11, un camion specializzato nei trasporti eccezionali, ha raggiunto la microarea di via Felesino trasportando il caravan che ospiterà la famiglia di nomadi Sinti. Quattordici persone che lo scorso anno erano state scelte dai servizi sociali del Comune per far parte di un progetto che questa mattina vedrà il suo compimento.
 La famiglia di nomadi prenderà infatti possesso della struttura, dopo che due settimane fa erano terminati i lavori per la sua realizzazione.
LE INDAGINI. Lavori che in realtà erano finiti alla vigilia di Natale dello scorso anno, ma che dovettero riprendere per riparare i danni provocati dall’agguato incendiario di Santo Stefano. In quell’occasione qualcuno, lanciando due bombe molotov, aveva parzialmente distrutto la microarea, mandando un segnale forte alla giunta per cercare di far tornare sui propri passi il sindaco Delrio e la sua giunta. Quell’intimidazione aveva però prodotto l’immediata reazione del Comune che aveva subito ordinato il ripristino della microarea. Quel gesto aveva provocato anche l’intervento della polizia. La Digos, che in quell’occasione aveva sequestrato diverso materiale, sta tuttora lavorando per cercare di trovare chi aveva compiuto quell’agguato incendiario.
IL PROGETTO. Il sì definitivo all’arrivo della famiglia Sinti in via Felesino era stato dato dalla seconda circoscrizione lo scorso 2 settembre quando, al termine di una riunione, il consiglio aveva votato e approvato un ordine del giorno di maggioranza che accoglieva favorevolmente la proposta dell’amministrazione. Dodici i consiglieri a favore, quattro gli astenuti.
Il terreno - circa 400 metri quadrati - è di proprietà del Comune. E tale rimarrà anche dopo l’ingresso della famiglia nomade. Dal punto di vista della classificazione urbanistica, si tratta di un terreno agricolo sul quale i nuovi arrivati si insedieranno con il loro caravan, accanto al quale l’amministrazione ha costruito i servizi igienici. Nessuna casa, ma bagni in muratura e l’allacciamento delle utenze (acqua, luce e gas che saranno a carico della famiglia). Il progetto delle microaree a Reggio ha trovato l’appoggio delle Nazioni Unite, tanto che l’amministrazione ha utilizzato un contributo economico di 126mila euro di finanziamento Unrra (amministrazione delle Nazioni unite per l’assistenza e la riabilitazione).



scritto da: romesinti alle ore 07:36 | link | commenti
categorie: emilia romagna, habitat

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