Romano Lil - Rom, Sinti e Camminanti in Italia

venerdì, 12 giugno 2009

Pacchetto sicurezza, ong olandese presenta ricorso contro Italia a Consiglio d'Europa

Il pacchetto sicurezza e i discorsi razzisti e xenofobi hanno portato a misure contrarie al rispetto dei diritti umani in particolare, ma non solo, di Rom e Sinti in Italia. Questa la tesi sostenuta dall'organizzazione non governativa Cohre, che si occupa di difendere il diritto alla casa e prevenire gli sfratti, nel ricorso collettivo contro l'Italia presentato al Comitato per i diritti sociali, organismo del Consiglio d'Europa incaricato di valutare se gli Stati membri rispettano quanto previsto dalla Carta sociale europea. Nel ricorso, registrato con il numero 58/2009, presentato lo scorso 29 maggio, ma di cui si e' avuta notizia solo oggi, l'organizzazione sostiene che le autorita' italiane hanno violato 5 articoli della Carta sociale europea. Secondo il Cohre, l'Italia avrebbe violato il diritto delle famiglie Rom e Sinti a godere di protezione sociale, legale ed economica (art. 16) e il diritto alla protezione e assistenza dei lavoratori immigrati e delle loro famiglie (art. 19). Inoltre, nel ricorso si sostiene la violazione dell'articolo 30 che impone agli Stati di garantire a Rom e Sinti, cittadini italiani, la protezione contro la poverta' e l'esclusione sociale e dell'articolo 31 che sancisce il diritto alla casa. In ultimo, nei confronti di Rom e Sinti le autorita' avrebbero anche violato il diritto alla non discriminazione come previsto dall'articolo E della versione rivista della Carta sociale europea.

scritto da: romesinti alle ore 21:03 | link | commenti
categorie: unione europea, intolleranza

Padova: Il Pdl: «Sociale penalizzato Troppi soldi per gli stranieri»

ballottaggio alle comunali
Dossier di Marin e Saia: «Ecco i contributi del sindaco e della Ruffini»

In coppia: Maurizio Sala e Marco Marin insieme
(Gobbi/Bergamaschi)

PADOVA - Ci sono i 5000 euro per la festa nazionale della Romania, i 500 per la proiezione di un film cingale­se, i 3 mila per la festa della famiglia africana e i 1500 per un torneo di calcio nigeria­no. Foglio Excel alla mano, Marco Marin con a fianco il senatore di An Maurizio Saia mette sotto tiro la politica dell'Immigrazione targata «Zanonato- Ruffini». «L'ulti­mo bilancio che ho approva­to come assessore al Sociale - attacca il candidato del centrodestra -, era di 13 mi­lioni 322 mila euro. Quest'an­no, a cinque anni di distan­za, con il costo della vita che è aumentato come tutti sap­piamo, non sono andati ol­tre ai 14 milioni 936 mila eu­ro».

«Il problema è che le prio­rità di questa giunta erano ben altre» rincara la dose l'ex olimpionico. Priorità che l'esponente elenca minu­ziosamente con una certa soddisfazione: «Una priorità per la giunta Zanonato- Ruf­fini è per esempio la festa per l'Indipendenza del Benin per cui sono stati stanziati 1 e 500 euro, 2500 sono andati invece per un torneo di cal­cio della Diaspora africana». «Leggendo tutto il lunghissi­mo elenco ci s'imbatte in vo­ci paradossali- rincara la do­se Marin-. Sono stati spesi 5 mila euro per corsi di lingua araba per minori e autocto­ni. Invece d'insegnare agli stranieri l'italiano, si finan­ziano lezioni di lingua stra­niera, magari indirizzati ai non italiani».

«Checché ne dicano a pa­lazzo Moroni, in questi anni le ore complessive dell'assi­stenza domiciliare sono di­minuite - aggiunge -. In compenso il centrosinistra investe 2 mila euro per spie­gare ai padovani come si fe­steggia la Pasqua in Roma­nia o 1500 per il capodanno dello Sri Lanka». «I padovani devono sapere che in questi anni Zanonato e la sua giun­ta hanno stanziato migliaia e migliaia di euro in favore di associazioni che si occupano di immigrazione. Di queste quella più a destra è l'Arci» polemizza invece Saia che, dopo essere rimasto in di­sparte durante la prima par­te della campagna elettorale, ora torna al centro della sce­na. «Dal momento che per l'integrazione dei nomadi il comune si appoggia all'Ope­ra nomadi- conclude il Sena­tore-, questi signori dovreb­bero spiegarci come mai ogni angolo del centro stori­co è occupato da qualche rom che chiede l'elemosina. Bisogna chiamare le cose con il loro nome: qui siamo di fronte ad un vero e pro­prio racket dell'accattonag­gio davanti al quale in molti preferiscono girarsi dall'al­tra parte».

 
Alberto RodighieroCorriere del Veneto
 

 La risposta dell'Opera Nomadi di Padova è sempre uguale, come abbiamo risposto a Menorello (pdl) - Ex Assessore della Giunta Destro 1999/2004,   rispondiamo anche al Senatore ed ex Vice Sindaco Maurizio Saia:

 

Dopo aver letto oggi sul "Corriere del Veneto"  l'ennesima polemica contro di  noi,  innescata  questa volta dal Senatore Maurizio Saia del Pdl exVice Sindaco della Giunta Destro (1999-2004) sopra citata, ci sentiamo in dovere di ribattere quanto segue: i Rom che chiedono l'elemosina a Padova non sono un numero così elevato, appartengono a gruppi itineranti  non stanziali  ed è molto difficile avvicinarli. Per tutte queste ragioni chiaramente non è stato possibile procedere ad un monitoraggio per poter avviare progetti di integrazione.    Comunque, se si tratta di un "racket dell'accattonaggio" come pensa  il Senatore Saia, non è certo compito della ns. associazione individuare i mandanti, ma spetta alle forze dell'ordine".

 

Per quanto riguarda il ns. lavoro a Padova e il ns. rapporto con la Giunta Zanonato, facciamo presente che abbiamo lavorato, sia per la scolarizzazione dei bambini Rom e Sinti, sia per la gestione delle aree nomadi comunali, anche con l'Assessore Marin della Giunta Destro oggi candidato Sindaco per il PDL. 

Di seguito riportiamo la risposta alla polemica di un anno e mezzo fa di un altro componente del PDL.  

 Ad un anno di distanza, dopo aver letto oggi su "Il Gazzettino" la stessa polemica, innescata dalla futura realizzazione del "Villaggio della Speranza" per i Sinti Veneti (cittadini italiani anzi padovani), abitanti nell'area nomadi dell'ex via Tassinari in Corso Australia, ci sembra d'obbligo rispondere nuovamente alle affermazioni del Consigliere Comunale di Forza Italia avv. Domenico Menorello. Il protocollo firmato tra L'Amministrazione Comunale di Padova e l'Opera Nomadi non dà alcuna carta bianca alla nostra associazione; si tratta infatti di un progetto già concordato dalla fine dell'anno 2006, che sarà, in itinere, sotto stretto controllo dello stesso Comune di Padova. E' un progetto di autocostruzionedi undici abitazioni di 50 mq. che permetterà ai Sinti Veneti, presenti nell'area nomadi di via Tassinari, un percorso di integrazione e di inserimento lavorativo per sette giovani che non hanno ancora trovato lavoro, attraverso un corso di formazione professionale che potrà valere anche per il futuro inserimento lavorativo come operatori edili. Le casette che verranno costruite sono la risposta alla loro esigenza, dettata dalla cultura d'appartenenza, di vivere in piccole aree attrezzate, a gruppi familiari allargati. L'abitare in casette, assegnate in locazione, con il proprio numero civico, con le proprie utenze, con il proprio servizio igienico, rappresenterà l'inizio di un nuovo percorso di vita autonomo e responsabile all'interno del ns. tessuto urbano e sociale, svincolato dalla logica assistenziale perpetrata fino ad oggi. I Sinti Veneti sono presenti in Italia e nel Veneto dal 1400 circa, la loro principale occupazione era, fino a poco tempo fa, il lavoro dello spettacolo viaggiante, le piccole giostre, i circhi, ecc, lavoro che, con il tempo, è divenuto sempre più precario con introiti insufficienti per mantenere in modo adeguato e decoroso le famiglie. Da semi-nomadi (si spostavano in alcuni periodi dell'anno seguendo le fiere e le sagre) sono perciò divenuti stanziali.

I figli, seguiti dal ns. progetto di scolarizzazione attivo da anni (anche durante la Giunta Destro di centro-destra) in Convenzione con l'Assessorato ai Servizi Scolastici, frequentano regolarmente la scuola materna, elementare e media e alcuni anche le scuole superiori. Rimane problematico l'accesso alle risorse (lavoro autonomo o dipendente), a causa molto spesso dei pregiudizi esistenti.

Le loro richieste di poter finalmente mutare le condizioni di vita emarginanti e discriminanti, come possono essere quelle della vita in un campo nomadi, dopo essere state attentamente valutate, sono state accolte dall'Amministrazione Zanonato.

Per quanto riguarda la Convenzione annuale di € 38.500,00.= che servono per la gestione delle due aree nomadi da parte di 6 operatori, sono gli stessi importi annuali che venivano assegnati alla ns. associazione anche dalla Giunta Destro (della quale faceva il senatore Saia come Vicesindaco, il Dott. Marco Marin come Assessore al Sociale e anche l'avv. Menorello).

Questo importo per quanto ci riguarda, una volta superati i campi nomadi verrà risparmiato dall'Amministrazione Comunale perché non ci sarà più bisogno di gestione. Quanto costano e quanto sono costati i campi nomadi alle Amministrazioni Comunali in Italia in questi anni? Questi soldi potevano sicuramente essere spesi molto meglio così come sta facendo oggi, l'Amministrazione Comunale di Padova.

Il progetto di Padova per lo smantellamento dei campi e la sistemazione delle famiglie che hanno i requisiti in abitazioni, l'individuazione di piccoli terreni da acquistare da parte delle persone rimaste in via Longhin e soprattutto la realizzazione del "Villaggio della Speranza autocostruito" sono stati individuati come "buone pratiche" in Convegni Nazionali ed Europei per l'integrazione dei Rom e dei Sinti, tanto è vero che il Ministero della Solidarietà Sociale ha inserito proprio Padova tra le quattro città destinatarie del finanziamento statale del "Bando di inclusione sociale" a favore dei Rom e dei Sinti.

La contrapposizione, l'ostilità, l'emarginazione e il disconoscimento delle persone portano all'insanabilità, e alla radicalizzazione dei conflitti, la generalizzazione e la criminalizzazione nei confronti di tutto un popolo, come si sta facendo in questi giorni a causa di un grave ed efferato episodio accaduto a Roma, offre lo spunto anche al consigliere comunale avv. Menorello per etichettare tutti i Rom e i Sinti come persone indegne, indesiderate, anormali e addirittura rapitrici di bambini: infatti l'avv. Menorello tira in ballo la ricerca di Denise Pipitone avvenuta anni fa al campo di via Longhin senza specificare come sarebbe doveroso che la ricerca ha avuto un esito assolutamente negativo.

Ricordiamo inoltre che la Giunta Destro, spese € 250.000,00.= (come da Delibera Comunale dell'8 luglio 2002) per l'adeguamento degli impianti nel campo nomadi di via Lungargine San Lazzaro n° 2 e non certo per favorire l'integrazione degli ospiti ma per mantenere la logica del campo-ghetto, logica contro la quale la ns. associazione si batte ormai da anni. I campi nomadi vanno superati in quanto sono veri e propri ghetti senza servizi igienici adeguati, moderni campi di concentramento come sono stati considerati dall'Unione Europea.


scritto da: romesinti alle ore 14:59 | link | commenti (1)
categorie: padova, intolleranza, opera nomadi di padova
mercoledì, 03 giugno 2009

Quando gli zingari eravamo noi.

"...Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.
Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane.
Si costruiscono baracche nelle periferie.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano in due e cercano una stanza ad uso cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Parlano lingue incomprensibili, forse antichi dialetti.

Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina, spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra loro.

Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.
Le nostre nostre donne li evitano sia perché sono poco attraenti e selvatici sia perché è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro.

I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.."

(Ottobre 1912. Ispettorato dell'Immigrazione del Congresso degli Stati Uniti. Relazione sugli immigrati italiani)


da:
illaicista.blogspot.com/2009/06/quando-gli-zingari-eravamo-noi

scritto da: romesinti alle ore 20:41 | link | commenti
categorie: politica, intolleranza
martedì, 26 maggio 2009

Milano accolto dal TAR il ricorso contro lo sgombero

le differenze sono una ricchezza da tutelare, accolto il ricorso del NAGA

Il Naga apprende con soddisfazione la decisione del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia - Milano di sospendere lo sgombero di cittadini italiani di origine Sinti residenti, da generazioni, nel comune di Gambolò (PV).

“La decisione di sgomberare l’area in cui vivono i cittadini Sinti si fonda solo una volontà discriminante, non sussistono, in alcun modo i presupposti per un atto di questo tipo e il TAR di Milano, con l’ordinanza di sospensione dello sgombero, l’ha riconosciuto” afferma Pietro Massarotto presidente del Naga “Inoltre si ribadisce che, secondo la legge italiana e le norme internazionali, la protezione delle minoranze si sostanzia non solo in obblighi di natura negativa, ma anche in doveri di protezione e valorizzazione delle differenze” prosegue Massarotto.

Il Naga, da oltre vent’anni fornisce assistenza sanitaria, sociale e legale a cittadini stranieri, “Dover difendere in giudizio lo sgombero forzato di cittadini italiani da un Comune in cui risiedono da più di ottant'anni appare veramente paradossale. Tuttavia, ciò dimostra, una volta di più, che le attuali politiche repressive colpiscono tutti ed in particolare il soggetti più deboli”, conclude il presiedente del Naga.

Il Naga continuerà a svolgere attività di assistenza e di difesa dei diritti di tutti e si augura di non dover più ricorrere ad un Tribunale per fermare un provvedimento di sgombero senza alternative.


Niente sgombero: i sinti vincono la disfida di Gambolò
A Gambolò (Pavia) il Tar Lombardia boccia l'ordinanza del sindaco che voleva sgomberare 19 sinti italiani da un terreno agricolo in cui abitano da tre generazioni. Franco Ovara Bianchi:''La nostra colpa è essere poveri''

MILANO - I 19 sinti italiani di Gambolò, paese di 10mila abitanti in provincia di Pavia, non si possono sgomberare. Il Tar Lombardia ha infatti bocciato l'ordinanza del 14 aprile del sindaco Elena Nai che prevedeva lo sgombero, per ragioni di salute pubblica urgenti, dei sinti da un terreno agricolo in cui abitano da tre generazioni. "I miei nonni sono seppelliti nel cimitero di Gambolò e ho parenti che vivono in paese in case normali -spiega Franco Ovara Bianchi, uno dei sinti-. I nostri figli vanno a scuola. La nostra colpa è solo quella di essere poveri". Per il Tar le ragioni sono infondate e comunque vengono in secondo piano rispetto al diritto dei 7 bambini del campo di continuare a frequentare le scuole del paese. Nelle roulottes inoltre vivono due persone gravemente malate. "Già a dicembre la nuova giunta di centro destra aveva cercato di mandarli via per motivi legati alla sicurezza stradale della zona, ma poi di fronte al nostro ricorso al Tar aveva ritirato l'ordinanza -spiega Pietro Massarotto, avvocato e presidente del Naga, l'organismo che sta difendendo i sinti di Gambolò-. Ora ci ha riprovato con la scusa di un pericolo per la salute pubblica. In realtà vogliono solo mandarli via e cercano un pretesto". 

In questi decenni del campo dei sinti di Gambolò non si era mai occupato nessuno. L'attacco all'acqua l'hanno fatto i sinti stessi collegandosi a un fontanile della zona, la corrente elettrica c'è ma da tempo non la pagano e nessuno manda loro la bolletta. "L'unico servizio del comune è quello della raccolta dei rifiuti due volte la settimana", aggiunge Franco Ovara Bianchi. Nel 2008 la giunta di centro sinistra aveva stanziato circa 200mila euro per sistemare il campo. "Il 2008 era anche l'anno in cui scadeva il mandato della giunta -aggiunge Pietro Massarotto-, e il centro destra ha impostato la campagna elettorale proprio sul tema dei sinti e dei soldi stanziati per il loro campo. Hanno vinto le elezioni e hanno promesso di cacciarli". Naga e Comune avevano anche iniziato nel dicembre 2008 una trattativa per trovare una soluzione alternativa. "Ma poi sono venute le ordinanze -sottolinea Pietro Massarotto-. Il punto è che sono cittadini italiani, residenti in quel paese e il doverli difendere da uno sgombero forzato appare veramente paradossale. Un Comune non può cacciare dei suoi cittadini"

scritto da: romesinti alle ore 20:37 | link | commenti
categorie: milano, lombardia, intolleranza, habitat

Viterbo - Il comitato provinciale per lo scioglimento della Lega Nord

Viterbo - 26 maggio 2009
Renato Busich nuovo presidente dell'Anpi

Resoconto del Congresso Straordinario 2009

Sabato 23 maggio, presso la sezione Pd Di Vittorio di Viterbo, presente il segretario organizzativo per Roma ed il Lazio Aladino Lombardi, si è riunito a congresso il Comitato Provinciale Anpi di Viterbo, per rinnovare il proprio organismo dirigente a seguito della morte del Presidente Biagio Gionfra.

A rappresentare la sezione Sugoni di Nepi, Antonella Litta.

Hanno portato i saluti: per il Pd, Christian Scorsi, coordinatore del II circolo territoriale, e, per l’Arci, il presidente del Comitato Provinciale Marco Trulli, che ha portato anche alcune copie di Morale della favola, la raccolta di foto e interviste sui partigiani del Viterbese di recente pubblicazione.

Il congresso è stato anche un momento di discussione e deliberazione, per approvazione unanime, in merito all’attualità, con la grave situazione politica che ci troviamo dinanzi, segnata da politiche di stampo razzista - culminate con la redazione del pacchetto sicurezza del governo Berlusconi - che un’associazione come la nostra non può che osteggiare con energia.

Tra l’altro, a dimostrazione che mentre qualcuno scrive pacchetti qualcun altro passa alle vie di fatto: a Roma, poche ore prima del nostro congresso, alle due del mattino, circa venti energumeni armati di mazze e bastoni facevano irruzione a villa Gordiani, al fine d’impedire alla comunità bengalese, alla quale va tutta la nostra solidarietà, i festeggiamenti del proprio capodanno, distruggendo le strutture in allestimento e mandando un ragazzo all’ospedale.

Per quanto riguarda la partecipazione di Berlusconi alle celebrazioni del 25 Aprile, di cui si è discusso nel congresso, il Comitato Provinciale Anpi esprime questa posizione: nell’illusione di mettere in imbarazzo l’attuale presidente del Consiglio, i dirigenti del Pd gli hanno in realtà fornito un assist, permettendogli di legittimarsi in una ricorrenza che questi ha sempre provocatoriamente snobbato, mettendone altresì a repentaglio il significato con la sua azione politica quotidiana.

Idem per il fazzoletto che il Partigiano della brigata Maiella ha messo al collo di Berlusconi a Onna (Aq).

Senza dubitare minimamente sul valore di quel partigiano e della banda in cui ha combattuto, non riusciamo a capire a cosa Berlusconi debba una così alta onorificenza, lo stesso Berlusconi che per l’occasione proponeva di cambiar nome della Festa della Liberazione in festa della libertà, svuotandola così di ogni contenuto antifascista, e che qualche settimana dopo tuonava: “L’Italia non sarà mai un paese multietnico”, come se non lo fosse già.

In sostanza, noi non crediamo che la celebrazione della Resistenza possa esaurirsi in un pur doveroso omaggio ai tempi che furono: occorre soprattutto combattere contro il razzismo e contro la fascistizzazione delle istituzioni, fenomeni che si manifestano qui e adesso.

Non ha granché senso per cui ricordare Auschwitz e in contemporanea avallare o giustificare le politiche xenofobe e le isterie anti-rom di oggi.

In conseguenza di ciò, chiediamo che anche l’Anpi prenda parte alla battaglia per lo scioglimento della Lega Nord, formazione politica che incita esplicitamente all’odio razziale, attraverso i suoi programmi e gli interventi pubblici dei suoi esponenti politici.

Per quanto riguarda il rinnovo dell’organismo dirigente, volendo conferire ruoli di responsabilità a sostenitori antifascisti, soprattutto giovani, che s’impegnino per la crescita dell’associazione, abbiamo integrato il nostro Consiglio Provinciale con i seguenti nomi: Letizia Corvi, classe 1980, studentessa lavoratrice di Orte; Guerrino Pizzi, classe 1968, di Canepina, e Anna Maria Sambuci, classe 1972, restauratrice di Vignanello.

Si tratta d’iscritte/i che da qualche anno svolgono un encomiabile quanto essenziale lavoro di tesseramento e che partecipano assiduamente alle nostre iniziative, in alcuni casi contribuendo anche alla loro realizzazione.

Per l’incarico di presidente del Comitato provinciale è stato invece eletto Renato Busich, nato nel 1920 a Orvieto (Tr) ma di origini triestine.

Il padre insegnava in un istituto religioso di Trieste quando, a causa della sua vicinanza agli ambienti modernisti, subisce un trasferimento punitivo negli ex territori del Pontificio, a Orvieto appunto.

La famiglia Busich si è definitivamente stabilita a Viterbo nel 1934. Renato si è avvicinato agli ambienti antifascisti durante gli studi universitari.

Nel periodo resistenziale ha fatto la staffetta partigiana per la banda Biferali, dove operava suo zio, il calzolaio Luigi Mearilli, consigliere comunale per i comunisti nel dopoguerra.

Nel 1946 è stato candidato alle comunali di Viterbo per la lista del Pci. Poi, per diversi anni, è stato titolare dell’edicola di via Roma, nel centro storico. Persona molto colta e poliglotta, ha svolto, tra l’altro, la professione di guida turistica.

Da sempre impegnato nella ricerca storica, il suo contributo più celebre è senza dubbio l’articolo Una croce sulla Cassia, accadde a Viterbo il 12 luglio 1921 (“Biblioteca e Società”, III, 1981, 4, pp. 9-14): la ricostruzione, a sessant’anni dai fatti, della sollevazione del popolo viterbese contro le camicie nere che volevano conquistare la città, con la toccante testimonianza di Edmund Czernin - di quei fatti vittima per tragico errore - rintracciato da Busich a Salisburgo.

Busich è stato fotografato per la mostra Morale della favola di Daniele Vita - e quindi inserito nell’omonima pubblicazione a cura di Marco Trulli (Roma, Purple Press, 2009) – e intervistato per il documentario Aspettando gli Alleati, Antifascismo e Resistenza nel Viterbese, di Giuliano Calisti e Francesco Giuliani (30’_dvd_Italia_2009).

Era dal 1994, con la morte di Alessandro Bonucci, che il nostro Comitato non aveva un Presidente di Viterbo. Con Busich, che ha conosciuto e frequentato tutti i grandi personaggi della Resistenza viterbese, l’Anpi riallaccia i legami con la storia della lotta partigiana locale.

Il Comitato Provinciale Anpi

scritto da: romesinti alle ore 20:30 | link | commenti
categorie: lazio, intolleranza
lunedì, 25 maggio 2009

Roma: raid razzista a villa Gordiani

Per tutti coloro che ancora ha difficoltà ad ammettere che il razzismo è aumentato a Roma ci troviamo purtroppo costretti a segnalare l’ennesimo episodio di intolleranza nella Capitale: il raid razzista a villa Gordiani della notte scorsa.

I fatti: la notte scorsa circa 20-30 uomini hanno compiuto un vero e proprio blitz razzista nel noto parco sulla prenestina dove si stavano svolgendo i preparativi per il capodanno bengalese. Al grido “bengalesi di merda” il gruppo di razzisti, armati di mazze, è penetrato nei tendoni dove si stava allestendo la festa ed ha spaccato tutto quello che ha trovato.

Condanna immediata di Alemanno. “Condanno con fermezza il raid xenofobo che ieri ha colpito la festa del Capodanno Bangla ed esprimo la mia piena solidarietà alla comunità bengalese e alle vittime dell’aggressione. Mi auguro che gli inquirenti assicurino alla giustizia i responsabili di questo episodio il cui movente di intolleranza xenofoba appare evidente”. Bene le parole. Ma per l’ennesima volta diciamo: non basta più parlare, bisogna fermare i razzisti.


scritto da: romesinti alle ore 18:42 | link | commenti
categorie: roma, intolleranza
venerdì, 22 maggio 2009

Milano: allarme, allarme, arrivano ....

I pregiudicati si potrebbero mandare su un'isola deserta, tutti insieme, gagè compresi, italiani e stranieri e soprattutto i politici condannati che scontano la pena presso i servizi sociali.

Campi nomadi chiusi? Le carovane rom invadono l’hinterland
Comune e prefettura lavorano all’ipotesi di smantellare tre campi nomadi sui 12 ufficiali della città. Ma solo l’idea fa rabbrividire i sindaci della cintura metropolitana. Baranzate, Cologno Monzese, Cinisello Balsamo, Cusago, Sesto San Giovanni. I sindaci sono in allarme. Il primo cittadino di Baranzate, Giuseppe Corbari, oggi incontrerà il prefetto per mettersi al riparo dall’annunciata chiusura dei campi milanesi: «Noi rischiamo la rivolta - il suo allarme - per una presenza incontrollabile, sempre più massiccia». Il suo Comune ospita il più grande accampamento rom abusivo dell’intera regione, 800-100 nomadi. Ai cittadini i rom non bisogna neppure nominarli. Non se la passano meglio sindaco e cittadini di Cusago. Il sindaco Luigi Cairati avverte: «Qui siamo già in trincea, la gente si ribellerebbe a nuovo arrivi». Aree lungo la ferrovia, parcheggi vicini alle fermate della metro, fabbriche dimesse rendono Sesto San Giovanni un altro Comune caldissimo.
Sul piede di guerra anche Cologno Monzese. Il sindaco Mario Soldano attacca: «È sempre il solito scaricabarile, spostare queste persone non serve a niente».

«Via da Triboniano i pregiudicati»
Il campo di Triboniano sarà «alleggerito» da subito. E uno dei criteri per ridurre ulteriormente la popolazione del campo nomadi a nord di Milano dovrebbe essere l’allontanamento di coloro che hanno già ricevuto in passato provvedimenti interdittivi. Lo anticipa il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato, che nel regolamento sui rom aveva chiesto di inserire un norma che escludesse la possibilità d’integrare coloro che si erano resi protagonisti di episodi criminali.
Tempi più lunghi si annunciano invece per lo smantellamento dei campi di via Bonfadini e via Novara. Si parla del 2010: «Si tratterà di una disattivazione progressiva - conferma De Corato - anche perché lì vivono in gran parte nomadi italiani e comunitari, per cui si dovrà valutare attentamente come affrontare la questione».
Imminente invece lo sgombero dell’ex Marchiondi, a Baggio, l’ex scuola di via Noale a Baggio. Ci vivono centinaia di nomadi, in condizioni molto critiche dal punto di vista igienico. In questo caso lo sgombero dovrebbe essere compiuto entro pochi giorni.
Intanto Palazzo Marino incassa l’appoggio del governo anche su un altro dossier critico per l’ordine pubblico, con il sì del ministro Maroni all’ipotesi di un tetto ai rifugiati: «Il problema - attacca De Corato - sono i rifugiati di professione, quelli che creano problemi all’ordine pubblico, dormono nelle piazze, occupano le strade». «Che non possano godere dell’assistenza vita natural durante mi sembra un principio di buon senso - conclude De Corato - soprattutto se rifiutano accoglienza nei dormitori e posti di lavoro».
 

scritto da: romesinti alle ore 22:30 | link | commenti
categorie: milano, lombardia, intolleranza, habitat

/Amnesty International a Ue:Ddl Italia discrimina i rom

di Apcom
"Bruxelles condanni obbligo registrazione dei senza fissa dimora"
Bruxelles, 15 mag. - Amnesty International ha scritto una lettera alla Commissione Ue per chiedere che intervenga contro l'Italia per alcune misure del ddl sicurezza che vengono giudicate come "discriminatorie" nei riguardi delle minoranze, e in particolare delle comunità rom e sinti. Nel mirino dell'organizzazione ci sono, in particolare, le nuove disposizioni secondo cui le persone che non vivono in una casa in regola con tutti i permessi edilizi e di sicurezza (come spesso i richiedenti asilo), o che vivono in roulotte e caravan (come i nomadi), verranno cancellate dai registri comunali dei residenti e iscritti in uno speciale registro dei senza fissa dimora, gestito dal inistero degli Interni. Amnesty International è particolarmente preoccupata per il fatto che la residenza nel territorio di un comune è "una precondizione per ottenere accesso alle cure sanitarie, all'assistenza sociale, all'istruzione e all'esercizio del diritto di voto nelle elezioni locali, nazionali ed europee. Queste misure colpirebbero in particolare e in maniera sproporzionata la comunità rom, configurando quindi, secondo l'organizzazione, "una discriminazione diretta o indiretta in base all'origine razziale o etnica, in violazione delle leggi nazionali e del diritto comunitario". La Commissione europea è quindi chiamata a "condannare queste nuove disposizioni come potenzialmente discriminatorie", a "monitorare strettamente il processo legislativo" in Italia, e a "fare tutti i passi necessari per garantire che il principio di non discriminazione sia rispettato come prevedono il diritto internazionale ed europeo". In una nota, Nicolas Beger, direttore dell'Ufficio europeo dell'organizzazione, afferma che le disposizioni sotto accusa "non solo violano il diritto comunitario, ma mettono a rischio i più vulnerabili nella società", perché "potrebbe essere impedito loro l'accesso alle cure sanitarie e all'istruzione". "L'Ue non può trascurare la creazione di politiche di tipo razziale in nessuno dei suoi Stati membri, e deve tenere d'occhio attentamente il processo legislativo", conclude Beger.

scritto da: romesinti alle ore 21:47 | link | commenti
categorie: europa, intolleranza, articoli nazionali
lunedì, 11 maggio 2009

Napoli: Confermata la condanna per Angelica

di Dario Del Porto
Un paio d´ore di camera di consiglio e anche in appello il caso è chiuso: condanna a 3 anni e 8 mesi di reclusione confermata per Angelica, diciassette anni non ancora compiuti, romena di etnia rom, riconosciuta colpevole del sequestro di una bambina di sei mesi denunciato esattamente un anno fa, il 10 maggio 2008, da una giovane madre di Ponticelli. Il secondo processo, celebrato davanti ai giudici della sezione per i minorenni della Corte d´Appello, non modifica la ricostruzione giudiziaria di un episodio comunque controverso, che dodici mesi or sono scatenò l´assalto di alcuni abitanti del quartiere contro i campi nomadi e che negli ultimi mesi è stato accompagnato dai dubbi sollevati non solo dalla difesa dell´imputata, ma anche dalla comunità di Sant´Egidio e dal missionario comboniano Alex Zanotelli.

Spenti i fuochi della rivolta, chiusi nel recinto mediatico gli appelli e le perplessità delle associazioni, resta però il dato prospettato dalle indagini e fin qui ritenuto credibile dalla magistratura: «Ho visto la porta di casa aperta, mi sono precipitata sul pianerottolo e ho visto quella ragazza che teneva mia figlia in braccio - aveva raccontato la madre della neonata - l´ho strappata con forza e mi sono messa a gridare». Angelica, assistita dall'avvocato Cristian Valle e dal prof. Marco Nieli (Opera Nomadi di Napoli), ha sempre respinto le accuse e dopo aver scritto, alla vigilia dell´udienza, una lettera al Capo dello Stato, ha preso brevemente la parola anche ieri, davanti ai giudici, per ribadire la sua versione dei fatti. Secondo la difesa, la versione della parte offesa va ritenuta inattendibile e contraddittoria. I legali hanno inoltre eccepito la notifica all´imputata di un decreto di citazione non tradotto nella sua lingua e rilevando anche l´insussistenza dell´aggravante della "minorata difesa" che determina un innalzamento del limite massimo della pena. Ma già il giudice di primo grado, nella sentenza impugnata e ieri confermata, aveva replicato che non esistono allo stato elementi per mettere in discussione il racconto fornito dalla madre della bambina e posto alla base del verdetto di condanna. A "Repubblica", il procuratore per i minorenni Luciana Izzo aveva sottolineato che l´ufficio aveva «messo in campo una cautela estrema, il massimo equilibrio, svolgendo indagini in ogni direzione» anche per evitare il rischio che l´inchiesta potesse in qualche modo «avallare i pregiudizi» che accompagnano i cittadini di etnia rom. All´udienza di ieri mattina, anche il sostituto pg Alessandro Piccirillo ha chiesto la conferma della condanna di primo grado. E nella sua discussione ha argomentato: «La Romania è entrata a far parte nella comunità europea, pertanto deve uniformarsi i parametri dell´Unione e integrarsi con la nostra cultura e le nostre leggi. Il rapimento dei neonati non appartiene alla nostra cultura. Ciò nonostante, in Italia spariscono tanti bambini. Non sappiamo ad opera di chi, ma è un dato del quale non possiamo non tenere conto».

Fra trenta giorni il deposito delle motivazioni. La difesa prepara ricorso per Cassazione. Angelica è ancora detenuta nell´istituto minorile di Nisida.

scritto da: romesinti alle ore 13:59 | link | commenti
categorie: campania, napoli, intolleranza

Catania: La "bufala" del rapimento di una bimba da parte di una donna Rom

I RAGAZZI DI STEP 1
CANDIDATI AL PREMIO
ISCHIA 2009 PER AVER
SMONTATO UNA BUFALA

Gestiscono il giornale telematico dell'ateneo catanese e lo scorso anno hanno sbugiardato molti giornali, che avevano raccontato di un tentativo (mai avvenuto) di rapimento di una bambina da parte di una donna di etnia rom, semplicemente andando a verificare le fonti. Per questo sono in corsa per ottenere il prestigioso riconoscimento, assieme a testate come Dagospia e Punto Informatico.


Catania, 9 maggio 2009. Gli studenti di Step1, periodico telematico dell'Università di Catania, sono stati selezionati per il Premio Ischia 2009, sezione blog. Mentre tutti i giornali accusavano una rom di aver tentato di rapire una bimba, hanno scoperto – verificando sul posto – che l’accusa era infondata. Non è vero che gli zingari rapiscono i bambini. O perlomeno, non era vera la notizia del tentato rapimento di una bimba al supermercato Auchan di Catania, di cui avevano parlato in coro, la scorsa primavera, quasi tutti i giornali italiani. Quasi tutti, con l’eccezione di Step1, giornale online redatto dagli studenti dell’Università di Catania. Che proprio per avere smontato questa “bufala”, verificando direttamente le fonti e mettendo in luce le carenze dell’impianto accusatorio, si trovano ora candidati al Premio Ischia 2009, un riconoscimento per chi “ha ricercato e raccontato la propria verità attraverso i mezzi di comunicazione di massa”.
La vicenda risale al maggio del 2008. Tutto parte da un'Ansa, rigorosamente al condizionale, su un presunto tentativo di una bambina a opera di una giovane rom (spalleggiata dal marito), nel parcheggio di un grande ipermercato catanese. Il presunto rapimento sarebbe avvenuto dopo un vivace alterco con la madre della piccola, che usciva dal supermercato con il carrello della spesa. Quasi immediatamente l'unico quotidiano locale, “La Sicilia”, e i maggiori nazionali, tra cui “La Repubblica”, passano all’indicativo e puntano il dito sulla zingara rapitrice. Sono i giorni immediatamente successivi ai fatti di Ponticelli e ai roghi nei campi nomadi. Ma i ragazzi di Step1 non si accontentano delle agenzie e vanno a verificare sul posto. È davvero possibile che, in queste ultime settimane, tutti i Rom d’Itali a si siano messi a rapire bambini?
Parlando con i dipendenti e gli addetti alla sicurezza, i ragazzi si convincono che la notizia sia frutto di una psicosi collettiva. Accertano che i due rom sono ben conosciuti dal personale dell'ipermercato, dove vanno a chiedere l'elemosina. Spesso seguono le persone con la spesa e riportano indietro il carrello per intascare la monetina. Se poi sul carrello c’è un bambino, non si fanno problemi a “scaricarlo”. Un gesto poco garbato, senza dubbio. Ma ben diverso da un rapimento. In secondo luogo, i ragazzi scoprono che in Procura non sono mai arrivati i nastri della videosorveglianza (la zona del parcheggio è osservata da molte telecamere). Questi sono stati distrutti prima ancora di poter essere acquisiti dagli inquirenti. Nonostante le falle nell’impianto accusatorio, però, la giovane Rom ha trascorso l’estate in carcere. A settembre è stata assolta dall’accusa di tentato rapimento. Il processo non è ancora terminato, ma il capo di imputazione è stato modificato: l’accusa è infatti di estorsione. Estorsione di una monetina.
Step1 ha dedicato al caso alcuni servizi di cronaca, cui ha fatto seguito una serie di approfondimenti, adesso raccolti in uno speciale. Nello scorso ottobre, su “Internazionale”, il professor John Foot dell’Università di Londra ha parlato del lavoro di questi ragazzi in termini lusinghieri («una prova di serio giornalismo investigativo»). Adesso arriva la candidatura al Premio Ischia, insieme a blog d'informazione molto quotati: Attivissimo, Byoblu, Blackcat, Dagospia, Giornalettismo, Lastknight, Piovono Rane, Punto Informatico, Voglio Scendere e altri.
Ciò che rende interessante questa candidatura è la natura di Step1, periodico online attivato all’interno dei laboratori giornalistici dell'università di Catania, scritto da studenti o ex studenti affiancati da due tutor professionisti. L'aggiornamento del sito, quotidiano, è in mano ai ragazzi. Il giornale esiste solo in edizione online. Ma quello che sembrava un limite dettato dagli scarsi mezzi, si è presto tramutato in un'occasione grazie alla tempestività degli aggiornamenti. Sono proprio tempismo, precisione e attendibilità i criteri di valutazione adottati dalla prestigiosa giuria del Premio Ischia. Senza trascurare la dura legge di Internet: la presenza di link e tag di citazioni sui maggiori sistemi di aggregazione online di notizie.
Anche la votazione, per restare in tema, sarà telematica. Sarà possibile infatti scegliere tra i 10 siti d'informazione compilando (entro il 25 giugno) il form presente sul sito del Premio. Intanto la palestra di Step1 continua a sfornare idee. Il giornale ha di recente attivato un laboratorio di video-inchieste: un genere, anche questo molto impegnativo per degli studenti universi tari. Un altro modo per dimostrare che la pubblicazione online non è per forza un limite ma può essere una risorsa, anche per la sua apertura alla multimedialità. Ma a condizione che si tenga presente che le notizie vanno sempre verificate. Andando sul posto.

scritto da: romesinti alle ore 13:56 | link | commenti
categorie: sicilia, intolleranza
martedì, 05 maggio 2009

FEDERAZIONE ROM E SINTI, GOVERNO CALPESTA I NOSTRI DIRITTI

 (ASCA) - Roma - Il governo italiano ''sta calpestando i diritti dei rom fallendo tutte le politiche di integrazione per i nomadi''. E' questa la principale posizione emersa dal primo congresso nazionale Rom e Sinti che si svolge nella sala auditorium dell'Unicef. L'obiettivo del congresso e' la realizzazione di un ruolo attivo e partecipante nelle politiche sociali e istituzionali dei Rom e dei sinti, attraverso il riconoscimento della minoranza linguistica, la diffusione della conoscenza della cultura rom e sinta, l'affermazione della cultura della legalita' e il superamento di ogni forma di discriminazione.

In una mozione che sara' votata domani dal congresso si attacca esplicitamente il ministro degli esteri, Franco Frattini, per alcune dichiarazioni rilasciate quando era commissario europeo per la giustizia e la liberta'. ''Quello che si deve fare e' semplice - ricorda la mozione citando Frattini - si va in un campo nomadi a Roma, ad esempio sulla Cristoforo Colombo, e a chi sta li' si chiede: tu di che vivi? se quello risponde: 'non lo so', lo si prende e lo si rimanda in Romania. Cosi' funziona le direttiva europea.

Semplice e senza scampo''.

Critiche anche alla gestione del problema campi nomadi nella Capitale sono arrivate anche dall'assessore al bilancio della Regione Lazio, Luigi Nieri, secondo cui ''la giunta Alemanno sta calpestando i diritti dei Rom con sgomberi indiscriminati. Dobbiamo pero', allo stesso tempo, prendere atto che in questi anni le politiche per i nomadi, in questa citta', sono state tutte fallimentari. La sicurezza e l'integrazione si garantiscono attraverso l'offerta di una soluzione abitativa vera''. Da mesi ''stiamo assistendo increduli a una escalation razzista e xenofoba che ha visto voi Rom e Sinti oggetto di trattamento normativo e pratico inqualificabile. In Italia esiste un problema sicurezza - ha aggiunto Nieri -. Ma a rischio sono gli immigrati oggetto ogni giorno di aggressioni e di violenze''. Sul tema dei campi nomadi si e' espresso anche Luigi Camilloni, presidente dell'osservatorio sociale. ''Giusta, condivisibile ed opportuna la chiusura dei campi nomadi perche' non possono essere delle soluzioni definitive al problema abitativo dei rom e l'unica via dignitosa e' appunto quella di chiuderli tutti''. Ma ''basta sopratutto con la politica dello struzzo, bisogna avere il coraggio a due mani per iniziare a dare un'alternativa alle reali condizioni di vita dei nomadi, cosa che finora e' mancato per ipocrisia generale''.


scritto da: romesinti alle ore 21:41 | link | commenti
categorie: intolleranza, articoli nazionali

Milano: 10 milioni di euro per i campi

rom-2Soddisfatto il prefetto Gian Valerio Lombardi per l’esito dell’incontro di ieri pomeriggio a Roma con il ministro dell’Interno Roberto Maroni. In agenda l’attività svolta come commissario straordinario per l’emergenza rom: il lavoro svolto e quello programmato. La buona notizia: il ministero conferma i 10 milioni di euro stanziati per la sistemazione dei campi rom milanesi. Entro una settimana circa, infatti, il Comune presenterà il progetto per lo snellimento e la riqualificazione di una decina di campi autorizzati. Obiettivo: dimezzare il numero degli occupanti, smistarli in altre strutture, creare fognature e servizi necessari ai campi. Infine sarà creare anche un’area di sosta e transito. Saranno accompagnati e assistiti quei rom che desiderano cercare una soluzione abitativa diversa.
Una volta che la riqualificazione sarà ultimata arriveranno anche i rinforzi: più forze dell’ordine per vigilare sulla sicurezza dei cittadini e su quanto avviene dentro i campi.
Leggete:

scritto da: romesinti alle ore 21:23 | link | commenti
categorie: milano, intolleranza, habitat, renata paolucci ex segr naz

Rep. Ceca/ Neonazisti attaccano manifestazione rom a Chomutov

di Apcom
Oggi manifestazioni contro il razzismo in tutto il Paese
Praga, 3 mag. (Ap) - Decine di neonazisti hanno attaccato oggi una manifestazione pacifica di rom a Chomutov, cittadina della Repubblica Ceca situata a un centinaio di chilometri a nordovest di Praga. La polizia è immediatamente intervenuta contro i neonazisti, che avevano intonato slogan razzisti e lanciato petardi contro i rom. In 14 località della Repubblica Ceca migliaia di persone sono scese in strada oggi per protestare contro gli episodi razzismo di cui sono rimasti recentemente vittime i rom. Questa campagna anti-razzista è partita lo scorso mese dopo un attacco incendiario contro una famiglia rom, in cui una bambina di due anni è rimasta ferita gravemente.

scritto da: romesinti alle ore 21:10 | link | commenti
categorie: unione europea, intolleranza
giovedì, 30 aprile 2009

Ungheria/ Rom nel mirino, piangono quinta vittima...

Minoranza rischia di diventare capro espiatorio della crisi
Non è chiaro dove sia iniziata questa scia di sangue. Spesso sono citati due episodi come possibili cause di ritorsioni contro i rom. Il primo risale al 2006, quando un docente ungherese di 45 anni fu picchiato a morte di fronte alle sue due figliolette nella città di Olaszliszka dopo aver ferito leggermente una ragazza rom con la sua auto. Per la sua uccisione sono accusati diversi rom, tra questi alcuni parenti della ragazza. L'altro caso è di febbraio di quest'anno ed è raccontato sul sito dell'Open Society di George Soros, cui fa capo un'importante iniziativa per i diritti delle popolazioni rom. Si tratta dell'uccisione del giocatore di pallamano Marian Cozma a Veszprem. Ai suoi funerali la folla urlava contro i rom, prima ancora che la polizia rendesse noto che effettivamente dei rom erano sospettati del crimine. Ma l'ondata di aggressioni contro i rom non ha nulla di episodico. I leader delle organizzazioni a loro sostegno hanno contato, lo scorso anno, almeno 30 attacchi con bombe molotov contro le abitazioni di membri di una minoranza, che in Ungheria rappresenta circa tra il 6 e il 10 per cento della popolazione. Diverse centinaia di migliaia di persone che, secondo un sondaggio condotto per l'Unione europea subiscono pesanti discriminazioni. Il rapporto Ue-Midis (European Union Minorities and Discrimination Survey) sostiene che nel 2008, in media, in Ungheria il 62 per cento dei rom dichiara di aver subito discriminazioni su base etnica. La politica ha la sua responsabilità. Organizzazioni di estrema destra, dal partito Jobbik alla Magyar Garda (Guardia magiara) - un gruppo un divisa sospettato di neonazismo - battono molto con la loro propaganda contro i rom. E anche gruppi benemerito talvolta fanno scivoloni. E' accaduto, per esempio, al Mate Szabo, un "ombudsman" per i diritti civili, ha parlato di "crimine zingaro" facendo riferimento e episodi di microcriminalità. Dichiarazioni poi ritrattate dopo una reprimenda del presidente della repubblica Laszlo Solyom. C'è poi un'altra preoccupazione, evidenziata da grandi mezzi di stampa internazionali come il New York Times e il Financial Times. L'Ungheria, tra i paesi dell'Europa, è uno di quelli che più di tutti sta risentendo della crisi economica globale. Per quest'anno, il governo arriva a prevedere una contrazione del 6 per cento del prodotto interno e i sacrifici per la popolazione si starebbero riverberando in maniera ulteriormente pesante sulle minoranze. "Con la crisi economica, è iniziata la tradizionale caccia al capro espiatorio", ha affermato al Ft il criminologo Peter Hack. "Dal momento che - ha aggiunto - non ci sono immmigrati in Ungheria, i rom sono nel mirino".

scritto da: romesinti alle ore 14:58 | link | commenti
categorie: unione europea, intolleranza, ungheri

Milano: cancelli comunali anche alle aree dismesse private

Cancellate e protezioni in tutte le aree dismesse comunali e, se i proprietari non dovessero farlo autonomamente, anche in quegli stabili privati diventati dormitorio e rifugio per senza casa, rom, profughi. Per farlo, il Comune utilizzerà parte dei fondi che il Viminale ha messo a disposizione per l’emergenza nomadi. Rivalendosi poi sui proprietari

Lo sgombero dei rom al cavalcavia BaculaLo sgombero dei rom al cavalcavia Bacula

L'obiettivo dichiarato è quello di chiudere, rendere inaccessibile qualsiasi luogo che finora è stato usato come dimora da senza casa, profughi, rom, clandestini. Basta con le aree dismesse trasformate in campi abusivi, con gli stabili o i residence abbandonati diventati casa per gli invisibili. E anche per i campi nomadi, per i nomadi stessi, si preparano grandi cambiamenti, con percorsi di lavoro, ma anche di case — grazie al fondamentale lavoro delle associazioni del Terzo settore — per «alleggerire i campi», come dicono il sindaco Moratti e il prefetto Lombardi.

La linea del Comune è chiara: primo, individuare tutte le aree demaniali dismesse da «mettere in sicurezza», con cancellate, come è stato fatto al cavalcavia Bacula pochi giorni fa, o comunque chiudendo ogni entrata, usando per questo parte dei 10 milioni stanziati dal ministero dell'Interno per l'emergenza nomadi. Secondo, imporre ai proprietari di stabili abbandonati di fare altrettanto: in mancanza di una loro collaborazione, sarà il Comune a provvedere, addebitando poi i costi dell'intervento ai singoli proprietari. «Nei prossimi giorni — anticipa il vicesindaco Riccardo De Corato — convocheremo i proprietari degli stabili che stiamo individuando per chiedere loro di fare i lavori necessari, ma il decreto Maroni dà ai sindaci il potere di intervenire direttamente per ragioni di sicurezza urbana».

L'ex palazzo delle Poste di piazza Lugano potrebbe essere il primo di questi posti, mentre tra le aree comunali dismesse ci potrebbe essere la cascina Boldinasco di via Lemene, occupata abusivamente da anni. «È un primo passo — commenta il consigliere comunale pd Andrea Fanzago — ma il Comune farebbe davvero qualcosa di buono se, invece di mettere cancellate, trasformasse aree dismesse e ruderi in case, scuole e spazi sociali, e se imponesse di fare altrettanto ai proprietari di aree abbandonate, vedi il palazzo di via Lecco o il centro di formazione Achille Grandi, che è della Regione».

Il progetto di mettere in sicurezza «aree strategiche della città» è stato formalizzato durante un incontro tra prefetto, sindaco, vicesindaco, assessore Moioli. Un incontro che è servito a presentare un piano per "alleggerire" i campi nomadi, seguendo più strade. La prima è quella di mettere a punto, con le associazioni di volontariato, progetti di inserimento nel mondo del lavoro di quelle famiglie rom (prima quelle con cittadinanza italiana) che mostrino di rispettare il patto di legalità dei campi.

Assieme al lavoro, arriverebbero anche le case: non del Comune, ma di quegli enti, soprattutto religiosi, che già oggi stanno portando fuori dai campi le famiglie "virtuose", dando loro la possibilità di avere affitti (o mutui) a prezzi calmierati. Questa strada, assieme con l'allontanamento di chi non rispetta il patto di legalità e di chi commette reati, dovrebbe portare a ridurre le presenze nei campi, anche per permettere di ristrutturare i più vecchi.

scritto da: romesinti alle ore 14:55 | link | commenti
categorie: milano, lombardia, intolleranza
lunedì, 20 aprile 2009

Diritti umani, l’UE ammonisce duramente l’Italia

In un paese civile le critiche dovrebbero essere costruttive in Italia invece...

Ad essere criticate, ancora una volta, sono le istituzioni politiche italiane. Per Hammarberg, commissario del Consiglio d'Europa per i Diritti Umani, “le autorità dovrebbero condannare in modo più fermo tutte le manifestazioni di razzismo o di intolleranza e assicurare una applicazione efficace delle legislazioni contro le discriminazioni.” Come se questo j'accuse non fosse già ampiamente disdicevole, il commissario chiede che i vari gruppi etnici siano meglio rappresentati sia all'interno delle varie forme di rappresentanza democratica che nelle forze di polizia. Viene, inoltre, richiesta l'istituzione di un organismo nazionale indipendente che protegga in maniera più continua i diritti umani. Particolarmente significativa la critica sulla situazione dei rom in Italia: “ C'è un persistente clima di intolleranza contro di loro e le loro condizioni di vista sono ancora inaccettabili in molti dei campi che ho visitato”, aggiungendo comunque che “Le buone pratiche a livello locale esistono e dovrebbero essere più diffuse.” E' stato ribadita la profonda preoccupazione sull'utilizzo dello strumento dei censimenti nei campi rom e sinti, azione questa che desta nell'UE (in Italia l'opinione pubblica dorme già da tempo) non pochi dubbi sulla compatibilità con gli standard europei che regolano la raccolta e il trattamento dei dati personali. Il commissario chiede a gran voce, alle autorità competenti, di creare meccanismi consultivi per rom e sinti, esclusi fino ad ora dalla vita politica e sociale. Facendo in tal modo si eviterebbe di mandarli via senza offrire loro una valida alternativa abitativa. Oltre a ribadire l'importanza dell'istruzione scolastica per rom e sinti, Hammarberg spera che “il nuovo piano di azione per il welfare e le misure di integrazione venga presto applicato e che le autorità realizzino prontamente il loro annuncio a ratificare senza riserve la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla nazionalità, che porterebbe soprattutto benefici ai bambini rom che di fatto non hanno alcuno statuto.” Come ciliegina sulla torta il commissario ha ribadito la sua forte critica al decreto legge sulla sicurezza, soprattutto per le sue possibili ripercussioni sui diritti degli immigrati. “Criminalizzare gli immigrati è una misura sproporzionata che rischia di fomentare ulteriori tendenze discriminatorie e xenofobe nel paese. I recenti provvedimenti introdotti dal Senato che consentono al personale medico di denunciare alla polizia gli immigrati irregolari che accedono al servizio sanitario è profondamente ingiusto e potrebbe ulteriormente marginalizzare gli immigrati.” Il consiglio d'Europa è inoltre preoccupato da una serie di rimpatri forzati verso la Tunisia di alcune persone che rischiano di essere torturati nel loro paese di provenienza, “l'Italia ha ignorato le misure vincolanti temporanee richieste dalla Corte Europea dei diritti dell'Uomo per interrompere le deportazioni, mettendo così a serio rischio l'efficacia del sistema europeo dei diritti umani.” L'unica nota positiva in questa pessima nota del commissario sembra essere la positiva valutazione sia dell'adozione dei programmi di educazione interculturale che della decisione di ratificare la Convenzione del Consiglio d'Europa sull'azione contro il traffico di essere umani e lo sviluppo di un programma nazionale sui minori stranieri non accompagnati. Meno male che almeno su due cose riusciamo ad essere al passo con gli altri paesi civili.


scritto da: romesinti alle ore 19:26 | link | commenti
categorie: unione europea, intolleranza, articoli nazionali
venerdì, 03 aprile 2009

Milano: Rom le idee sgomberate

L'anno scorso tutti ma proprio tutti promisero solennemente: mai più campi rom. Infatti, lo diciamo serenamente, non è successo nulla. Zero degrado? Zero iniziative. Da De Corato a Penati, nessuno ha risolto il problema e la Diocesi, come un anno fa, si dice molto preoccupata, soprattutto per il trattamento riservato ai bambini. Il modello Milano non funziona per tante cose, ma certamente non funziona per l'integrazione. Oltre a preoccuparsi del numero dei rom, qualcuno  dovrebbe pensare a quello delle idee. I primi sono molti, le seconde  molto poche. Le hanno sgomberate.

31/03/2009
Sgombero dei rom, la Diocesi richiama il Comune: «Situazione indegna»
I nomadi al cavalcavia Bacula: l'ennesimo blitz, a giorni, è già deciso. L'appello: alcuni vogliono integrarsiIl campo rom al cavalcavia Bacula (Fotogramma)

MILANO - Prima che «quelli di Bacula», nella geografia delle migrazioni metropolitane dei rom loro sono conosciuti come «quelli della Bovisasca». Attorno alle 150 unità, questi nomadi, romeni, l'anno scorso vennero sgomberati da un prato di via Bovisasca in una giornata calda e tesa che fece arrabbiare e in certi frangenti vergognare — «Violati i diritti umani» disse la Curia —, dopodiché gran parte degli immigrati finì appunto sotto il cavalcavia Bacula. Là, nel sottosuolo, c'era l'arsenico regalo delle vecchie fabbriche chimiche, mentre sul suolo galoppavano i topi; qui, è pure peggio. Per com'è posto, in campo aperto, sotto il cavalcavia il vento arriva con raffiche che gelano e spengono i fuocherelli. Ci son tanti bimbi. E adulti che spesso non lavorano, campano di elemosina, si lasciano andare.

Nell'insieme, per la Diocesi, «la situazione non è degna di una città civile». Milano, a sentire il Comune, agirà con l'ennesimo blitz. A giorni. È già deciso. Sostiene la Diocesi, nello specifico con un cartello che unisce Caritas, Casa della Carità, Acli e Padri somaschi: «L'esperienza dovrebbe insegnare che se ci limiterà all'azione di forza i rom se ne andranno da questo precario insediamento ma — poco dopo — troveranno un altro posto ancora più nascosto, ancora più indecente, ancora più inumano, dove tentare di sopravvivere». Ora, non si dice che debbano rimanere dove sono. Anzi: «In quelle condizioni non possono più stare». Si dice, piuttosto, che non «bisogna vanificare il lavoro svolto», non «bisogna far cadere queste disponibilità». Il riferimento è alle stesse quattro realtà elencate prima, che sotto il cavalcavia hanno quasi quotidianamente inviato operatori e volontari, e non soltanto coperte e generi di prima necessità.

È un appello, quello della Diocesi. Un invito. Non è un monito, almeno a leggerlo così come è scritto. Ecco un altro passaggio: «Parte delle persone accampate ha mostrato la volontà di integrarsi. Vanno riconosciuti e incoraggiati i comportamenti civili e virtuosi di chi non delinque». Per vedere baracchette e tende, dovete scendere di sotto, dal ponte si vede poco; si vedono, questo sì, i panni stesi sulla massicciata che costeggia i binari delle Nord, e chi di voi è pendolare non può non averci fatto caso. Davanti alle baracchette e alle tende, c'è un campo, non piano. Attorno al prato, cespugli usati come bagni. A inizio mese, c'era stato un corteo della Lega, nel quartiere. Lungo il tragitto, erano comparsi ragazzi dei centri sociali e del Naga, i medici e gli infermieri che nel dopolavoro curano i clandestini. Avevano gridato: «razzisti»; «fascisti». Nulla di che, ma leggere tensioni c'erano comunque state. «Tutte tensioni inutili», aveva comunque detto il vicesindaco Riccardo De Corato, «perché entro marzo i nomadi saranno allontanati. Sono già previsti gli interventi per la impedire la rioccupazione attraverso la realizzazione di una recinzione di tre metri e mezzo».

02 04/2009
Milano - Bacula, scomberata la baraccopoli ma i rom restano in strada
La baraccopoli sorta sotto il cavalcavia Bacula a Milano è stata smantellata e 70 rom romeni sono stati allontanati. Per impedire la rioccupazione sono cominciati i lavori di recinzione dell'area, che dureranno un mese
Lo sgombero del campo
Lo sgombero del campo
«Quella mia baracchina, mia casa. Se voi sgombera, io e mio figlio morire». Si chiama Petre il gigante che dell'Italia conosce solo questo ponte pieno di rifiuti e di doloreL'uomo col ventre nudo si sbraccia davanti ai binari della ferrovia. Urla in romeno, è agitato, troppa birra e troppa rabbia in corpo. Il bambino biondo che è aggrappato ai suoi pantaloni avrà sì e no cinque anni.

L'uomo è agitato. Afferra il bambino come fosse un pupazzo e minaccia di buttarsi sotto al treno in arrivo. Decine di agenti lo circondano. Le assistenti sociali cercano di prendere il bambino, che si divincola e vuole seguire il padre verso le rotaie. Dura mezz'ora la trattativa con il signor Petre, rimasto col figlio Vale alla baraccopoli sotto al Ponte Bacula, mentre la moglie Gabriela è andata a fare «mengele», l'elemosina. «Non sapevamo che c'era lo sgombero», urla Petre.

È lui l'unico ad esser colto di sorpresa da uno sgombero che ai nomadi del Bacula era stato annunciato da settimane. Sono ormai le nove del mattino, alla Ghisolfa, quando Petre provoca l'unico momento di tensione della giornata. Le ruspe hanno già cominciato a demolire la distesa di baracche sotto al primo dei ponti delle Nord, mentre i camion dell'Amsa stanno aggredendo le montagne di rifiuti che introducono a quel che resta dell'inferno. Scappano grasse pantegane spelacchiate dalla discarica creata dagli zingari in un anno di accampamento, dopo lo sgombero della primavera scorsa dalla Bovisasca.
I nomadi — la maggior parte di loro — sono già scappati. Chi la sera prima, chi all'alba. Quando alle 7.30 i 60 vigili del Nucleo problemi del territorio e del reparto Radiomobile circondano il campo, scortati da altrettanti tra carabinieri e poliziotti, nelle baracche c'è solo chi non ha ancora finito di riempire i sacchi neri della spazzatura con coperte e vestiti. Gli uomini della Croce Rossa, i Medici volontari guidati da Faustino Boioli e i tecnici della Protezione civile hanno allestito una tenda e alcuni gazebo per distribuire cure e qualche genere di conforto agli sgomberati. Per cercare di organizzare l'accoglienza di chi - solo sette persone nel bilancio di fine giornata - accetta un posto al dormitorio pubblico di viale Ortles o al centro di via Saponaro, gestito dai frati.


Delle 140 persone che vivevano sotto ai due ponti, all'arrivo delle forze dell'ordine ne è rimasta la metà. E pochissimi sono quelli che si fidano degli assistenti sociali, dei vigili urbani in tenuta antisommossa. Qualche bambino, convinto dal giovane parroco don Matteo Renzi, accetta titubante il succo di frutta e la merendina. Delle tredici famiglie con bambini in età scolare quattro sono già partite per via Brambilla, a Crescenzago, dove la Casa della Carità ha messo a disposizione «ospitalità e risorse per avviare un percorso di legalità e di cittadinanza», come spiega don Massimo Mapelli.

Con i 10 milioni di euro del ministro degli Interni Maroni, il Comune sosterrà le spese di quest'ennesimo intervento umanitario di don Virginio Colmegna. Ma la maggior parte resta in strada. Fra queste molte donne con bambini piccoli, che rifiutano di andare al dormitorio pubblico perché non vogliono separarsi dai mariti. «Io non ci vado alla Casa della carità, è una prigione. Ci sono il cancello, gli orari e non si può cucinare in cortile con la griglia», si lamenta Flora, riconosciuta capopolo dell'accampamento. Dei cinque figli, due ragazze frequentano la scuola media, uno le elementari. Uno è troppo piccolo per l'asilo e uno, Ulisse, 10 anni, è troppo provato dalla miseria e dal vagabondaggio per resistere alla costrizione di un banco. Solo alla fine del mattino, Flora si commuove per il destino dei suoi figli e decide di accettare l'aiuto di don Colmegna. Carica i sacchi neri con i suoi stracci sul passeggino e si avvia verso il primo domicilio stabile della sua vita. Seguita dal codazzo dei bambini.

scritto da: romesinti alle ore 15:24 | link | commenti
categorie: milano, lombardia, intolleranza

Bolzano: l’Ipes sfratta gli zingari: «Non si adattano»

La famiglia abitava in via Palermo, Istituto e Comune: meglio i campi
CONVIVENZA DIFFICILE
La madre: «All’inizio è stata dura, ma adesso non c’erano più problemi»
L’avvocato Boscarol: «Ci sono tre minori che non hanno un letto dove poter passare la notte»
 
BOLZANO. Sulle spalle Francesca (nome di fantasia, ndr) ha lo zainetto coi libri; in braccio la gabbia del criceto. Ieri né lei né gli altri due suoi fratelli di 11 e 16 anni sono andati a scuola. C’era altro da fare in quella famiglia di nomadi: racimolare le proprie cose, metterle nei sacchi delle immondizie e dire addio all’appartamento di via Palermo, assegnato dall’Ipes quattro anni fa. A N.G., 4 figli e un marito, è stato notificato lo sfratto. Motivo? La famiglia - secondo l’Istituto - non si è mai adattata alle regole del vivere in condominio. Ipes e Comune non hanno dubbi: sono i campi la soluzione migliore.
Dopo anni passati nei container del campo, stretto tra gli svincoli di autostrada e Mebo, per la famiglia, quattro anni fa, sembrava arrivato il giorno del riscatto. Con quattro figli, un basso reddito e una sistemazione abitativa disastrosa, N.G. ha scalato rapidamente le graduatorie Ipes e ha ottenuto una casa vera al civico 80 di via Palermo. Il guaio è che quella casa tanto agognata si è trasformata quasi subito in una prigione per quei quattro bambini abituati a vivere nel campo nomadi.
«La situazione - spiega Stefano Grando, direttore del Centro servizi dell’Ipes - non era più sostenibile. Gli inquilini dello stabile erano ormai all’esasperazione. Urla e caos giorno e notte. Addirittura i ragazzini si arrampicavano lungo le grondaie».
Esagerazioni? «All’inizio - ammette la donna - ci sono stati effettivamente dei problemi: i bambini non erano abituati a vivere in un appartamento. Loro sono cresciuti liberi, al campo. Hanno dovuto adattarsi. Proprio ora che ci erano riusciti, è arrivato lo sfratto».
Ma non si poteva far accompagnare da assistenti sociali l’inserimento della famiglia nel nuovo contesto?
«È stata tentata anche quella strada - assicura Grando - ma ad un certo punto anche le assistenti hanno dovuto gettare la spugna. Cosa dovevamo fare? Prima abbiamo parlato con la signora spiegando la situazione; poi, non ottenendo alcun risultato, abbiamo applicato le norme e, dopo la terza lettera, abbiamo dovuto procedere allo sfratto».
Gianfranco Ponte, responsabile del Comitato inquilini dell’Ipes, approva la scelta dell’Istituto: «Hanno fatto l’unica cosa possibile, allontanando la famiglia perché la convivenza con gli altri inquilini era diventata insostenibile. C’è gente che si è rivolta a noi disperata, chiedendo il cambio dell’alloggio».
Sfrattati da via Palermo dove andranno ora?
«È questo che mi preoccupa - spiega l’avvocato Marco Boscarol che assiste i nomadi -: qui ci sono tre minorenni che questa notte non sanno dove andare a dormire. Spero intervengano i servizi sociali e trovino una sistemazione alternativa anche se mi rendo conto che non è facile».
E proprio per questo l’Ipes, prima di decidere lo sfratto, ci ha pensato a lungo.
«Ho chiesto - dice la donna - a mia madre se mi può ospitare per qualche giorno nel container, al campo. Poi non so cosa faremo, dove andremo. I miei figli vanno a scuola, ma dal campo sono troppo lontani». Il caso della famiglia sfrattata ieri da via Palermo mette in luce il problema, più volte sollevato dall’Ipes, delle difficoltà di inserimento delle famiglie nomadi in particolare, ma anche di extracomunitari. «Per questo alla luce della nostra esperienza - dice Grando - la soluzione migliore è quella di creare dei campi nomadi: strutture fatte ad hoc e gestite secondo determinati criteri». Condivide la linea l’assessore Stefano Pagani: «I nomadi hanno grosse dfifficoltà a adattarsi a vivere in alloggi normali. È un problema per loro e per i vicini: non sopportano le regole di un condominio. Tanto che sono gli stessi nomadi, spesso e volentieri, a chiedere di essere messi in un campo assieme alla loro gente».

scritto da: romesinti alle ore 07:27 | link | commenti (2)
categorie: trentino, intolleranza

Genova: giovane rom muore di polmonite

Sfrattato dal tugurio, un giovane rom di 18 anni è morti a causa di una polmonite fulminante all'ospedale villa Scassi di Genova Sampierdarena. Il 18enne viveva con la famiglia nello stabile abbandonato andato a fuoco alcuni giorni fa nel quartiere genovese di Fegìno. Costretto a vivere all'addiaccio il ragazzo si è ammalato gravemente. Ieri il reparto di rianimazione del Villa Scassi è stato preso d'assalto dai familiari e amici del 18enne.

scritto da: romesinti alle ore 07:19 | link | commenti
categorie: genova, intolleranza, habitat
mercoledì, 25 marzo 2009

Roma: i rom non devono essere stanziali

SANTORI-TODINI: “AVVIARE SUBITO PIANO NOMADI MANTENENDO PUNTI FERMI: NUMERO CHIUSO, PERMANENZA TEMPORANEA E NUOVI CAMPI FUORI DAI CENTRI ABITATI”


Il Presidente della Commissione Sicurezza: “Nomadi non siano stanziali”. “Finalmente Roma avrà un piano nomadi che la città attende da oltre 20 anni, infatti il provvedimento garantirà inclusione e condizioni di vita più dignitose a chi rispetta le regole. E’ ammesso solo chi è munito di DAST, il Documento di Autorizzazione allo Stazionamento Temporaneo e sottoscrive gli obblighi previsti dal regolamento, chi paga le utenze e chi rispetta gli obblighi di scolarizzazione per i minori. Le aree di sosta saranno controllate 24 ore su 24. Roma è una città aperta, ma non può assistere un numero infinito di nomadi. Se la permanenza è concessa solo a carattere temporaneo si riesce di fatto a mantenere un ‘numero chiuso’ per nomadi e senza fissa dimora a Roma e nel Lazio eliminando tutti gli insediamenti abusivi della città”. Lo dichiarano i consiglieri capitolini del Pdl, Fabrizio Santori, Presidente della Commissione Sicurezza Urbana del Comune di Roma e Ludovico Todini, membro della Commissione, in merito alla riunione della Commissione avente per oggetto il “Regolamento per la gestione dei villaggi attrezzati per le Comunità nomadi nella Regione Lazio”, emanato dal Commissario delegato per l’emergenza nomadi. All’incontro sono intervenuti tra gli altri Daniel Bostaca, della Comunità Romena di Roma, in rappresentanza della delegata del Sindaco Ramona Badescu. “Nel corso della riunione - conclude Santori – è stata inoltre riconfermata la volontà politica della Commissione Sicurezza di collocare le nuove aree attrezzate al di fuori del Raccordo Anulare e di contenerne i costi di gestione ”.

scritto da: romesinti alle ore 23:02 | link | commenti (1)
categorie: roma, intolleranza, habitat

Roma, il municipio vieta le fontanelle ai rom e altri vengono sgomberati

 "Chiudere le fontanelle pubbliche, per favore, altrimenti ci vanno i rom. Sono tanti, si accalcano per riempire le taniche e danno fastidio ai residenti del quartiere e ai commercianti. E' sconveniente, soprattutto vicino al mercato rionale". Per questo motivo il presidente di An del IV municipio di Roma, a ottobre, aveva chiuso alcune fontanelle pubbliche nei quartieri Talenti e Prati Fiscali: Roma Nord-est, quartieri di lavoratori dipendenti a un passo dal centro. Una di queste, in via Prati Fiscali vecchia, è ancora chiusa.

Una decina di cittadini di sinistra del IV municipio, pensionati, liberi professionisti, docenti ha letto la denuncia de l'Unità e lanciato un appello e una raccolta di firme per la riapertura delle fontanelle. "L'acqua è vita, è un bene di tutti. Non si può togliere a chi vive in strada, a quei rom che non hanno neanche un posto nei campi nomadi della città" - scrivono i dieci.

E spiegano: "La motivazione del nostro incontro viene dall'osservazione quotidiana della disgregazione del tessuto sociale dei nostri quartieri, dal venir meno di segni di accoglienza e di solidarietà, il tutto nella progressiva scomparsa di luoghi di incontro e confronto. Ciò viene accentuato dalle attuali difficoltà economiche. In questo quadro, sempre di più, vengono strumentalmente indicate e fatte percepire come un pericolo le persone provenienti da altri paesi che qui vivono e lavorano. Il nostro obiettivo è costruire un luogo di aggregazione e di riflessione e di intessere al nostro territorio, una rete di relazioni tra i cittadini italiani e quelli di provenienze diverse".

ROM:  BONIFICATI ALTRI INSEDIAMENTI ABUSIVI
(ASCA) - Roma, 24 mar - Proseguono i controlli della Questura tesi al monitoraggio dei campi nomadi non regolari sorti nella Capitale e alla verifica delle persone che li abitano.

Nella giornata di ieri, nell'ambito dell'attivita' di controllo delle aree golenali dei fiumi Tevere ed Aniene e dei nodi di scambio, gli Agenti della Polizia di Stato della Questura hanno bonificato 2 insediamenti abusivi sorti nei pressi di via Walter Procaccini, piazza Ettore Scola e viale Rizzieri, nella zona di Torre Maura.

scritto da: romesinti alle ore 22:55 | link | commenti
categorie: roma, intolleranza, sgomberi
sabato, 21 marzo 2009

Campania, Caserta: Rom, sgombero forzato...Opera Nomadi: “è una persecuzione”

Rom, aumenta la tensione

Anche in Campania ha preso il via il Piano Pansa-Bertolaso per bonificare i campi rom con sgombero forzato delle comunità di nomadi. Il blitz scatta d’intesa con i Comuni, la Prefettura, le Asl competenti e l’Arpac. Opera Nomadi denuncia: “I sindaci sgomberano le comunità rom non seguendo le direttive inviate dal prefetto-commissario straordinario per i rom della Regione Campania Alessando Pansa. L'operazione di risanamento così si trasforma in persecuzione".
Il Prefetto Alessandro Pansa, nominato per i rom, nel piano predisposto per sgombrare i campi disseminati in Campania ha disposto l'individuazione di aree idonee alla realizzazione di nuovi insediamenti per porre fine allo stato di emergenza in cui si trovano le comunità, chiedendo ai Comuni di indicare il numero di persone che sarebbe possibile accogliere.

Ma a quanto pare molti Comuni disattendono tali norme, costringendo intere comunità di rom, spaventate dalle incursioni di poliziotti che avvengono anche all’insaputa delle Prefetture, a spostarsi in altri Comuni. Questa sorte è toccata alla comunità rom che ora si trova a Teverola, Caserta, proveniente da Giugliano, Napoli. 

La presidente dell’ Associazione Opera Nomadi Nadia Marino spiega: “Resta un abissale scollamento tra le intenzioni del prefetto Pansa (che a Napoli si è mostrato solerte, umano e disponibile) esposte nelle interviste in tv e i fatti, che, purtroppo, a causa di una politica ottusa e poco lungimirante da parte delle amministrazioni comunali,  porta ad una condizione di vita peggiorativa delle comunità presenti”.

Rom, inizia lo sgombero forzato

Nella provincia di Caserta sono stati censiti i campi nelle seguenti zone:  Sant'Arpino, Santa Maria Capua Vetere, Teverola e Capua (ex campo profughi), Santa Maria a Vico, Maddaloni.

Opera Nomadi chiede che ciascun Comune individui microaree da attrezzare che dovranno ospitare non più di una decina di famiglie. Dovranno essere assicurati: l'energia elettrica, l'acqua potabile, i servizi igienici, il trasporto scolastico, le vaccinazioni obbligatorie mediante un’Unità di strada della Asl. Alla Regione Campania tocca “individuare i fondi per l’attuazione delle finalità del protocollo anche sotto forma di cofinanziamento agli enti locali aderenti. Inoltre dovrebbe provvedere al reperimento di container e roulotte da parte della Protezione civile regionale per la sistemazione dignitosa delle famiglie destinatarie  degli  interventi”.

Il piano di "risanamento"  dovrebbe partire anche a  Napoli e provincia. Le aree da "bonificare" sono le baracche di via Del Riposo, tra Poggioreale e San Pietro a Patierno, viale Umberto Maddalena, via Cupa Perillo a Piscinola e via Cupa del Cimitero a Barra. In provincia quelle di Giugliano ed Afragola.

Scampia, incendio al campo rom
Scampia, incendio al campo rom













Un’operazione difficile e, a detta di alcuni, disorganizzata, che rischia di trasformare un piano definito di  risanamento in una vera operazione di ulteriore marginalizzazione, ghettizzazione, segregazione, esclusione.

Il totale "nomadi" censiti dalla Prefettura di Napoli è pari a 2.784, ma questo non può essere considerato solo un numero. Sperando che nessuno sia sfuggito al censimento, cosa molto improbabile, si tratta di  2.784 persone  che hanno dei diritti in quanto esseri umani. 

E mentre le associazioni sono preoccupate per il destino dei rom, l’operazione potrebbe portare ad una speculazione delle aree.

Nella VI Municipalità di Napoli il piano ha scatenato una bufera. Una pesante accusa contro i diessini di Ponticelli arriva dall’assessore alle Politiche sociali, Patrizio Gragnano: “L’incendio ai campi fu appiccato per edificare, poco o niente c’entrava la camorra”.

Tre milioni di euro sono stati stanziati per insediare la comunità rom in uno stabile di via dell’Industria, tra i quartieri di Barra e Ponticelli. Ma il centrodestra esclude categoricamente la possibilità di un nuovo accampamento e chiede che lo stabile venga ristrutturato “per i cittadini indigenti di Napoli “, e il centrosinistra, invece, parla di “progetto che era già allo studio”, facendo capire di non essere tendenzialmente contrario. Il tutto mentre l’Mpa ha avviato una raccolta di firme.

 
Campo rom, incursione poliziaRom, aumenta la tensione














In mezzo a tutto questo caos, le uniche che tentano di risolvere il problema dei rom pensando a loro come essere umani e cittadini che hanno dei diritti, sono le associazioni. Infatti, anche l’Associazione Onlus di promozione sociale "Chi rom e…chi no" si è attivata. Infatti, nel convegno che ha tenuto il 16 marzo sul tema  "I rom tra stato di diritto e stato di eccezione, proposte di trasformazione urbana", ha presentato una proposta che mira a diminuire la distanza sociale con idonee progettazioni di riqualificazione urbanistica: "Linee guida e progettualità integrata per il superamento dei campi rom a Scampia, e la riqualificazione dell'area indicata all'art. 132 norme di attuazione Dpgr 323/04 Variante Prg e zone limitrofe".

Una proposta che prevede che l'area in questione, come da piano regolatore, sia destinata al vantaggio del quartiere e dell'intera città e dotata di servizi e strutture necessarie per la crescita ed il miglioramento delle condizioni di vita di tutte le persone, in primo luogo di quelle che vivono nel quartiere, realizzando,come è giusto che sia, la convivenza di italiani e rom. Così come dovrebbe essere in una società civile.


scritto da: romesinti alle ore 09:02 | link | commenti (1)
categorie: campania, intolleranza, opera nomadi di caserta

Opera (mi) : prosciolto dal gup il sindaco di Opera, Ettore Fusco

Era accusato di istigazione a delinquere per rogo campo rom(ANSA) - MILANO, 19 MAR - Il sindaco di Opera Ettore Fusco e' stato prosciolto dal gup di Milano dall'accusa di istigazione a delinquere per il rogo del campo rom.La vicenda risale al 24 dicembre 2006 quando un gruppo di cittadini di Opera, incitati, sembra, da Fusco e altri esponenti di Lega e An, avevano incendiato le tende della Protezione civile allestite per ospitare per alcuni mesi circa 60 Rom sgomberati in precedenza da un campo nomadi alla periferia di Milano.

scritto da: romesinti alle ore 08:44 | link | commenti
categorie: lombardia, intolleranza

Rom criminali, la discriminazione italiana

L'Onu accusa il governo italiano di alimentare un clima xenofobo che rende difficili l'inserimento nel mondo del lavoro dei cittadini rumeni
Il rapporto dell'ILO (Organizzazione Internazionale per il Lavoro) parla chiaro: l'Italia è un paese in preda della xenofobia.
Il forte clima di intolleranza razzista alimentato dal governo italiano – sostiene l'Onu – causa grosse discriminazioni per gli immigrati in cerca di lavoro.

È soprattutto l'etnia rom ad essere maggiormente danneggiata dalla retorica aggressiva dei leader politici italiani. I rom sono spesso associati alla criminalità, così politica e media alimentano il sentimento di ostilità dell'opinione pubblica.

Il clima di odio si riflette anche sull'accesso al mondo del lavoro e sugli standard minimi di sicurezza. I cittadini rom non vengono assunti e chi lo fa, li tratta come carne da macello, violando tutti i diritti dell'uomo e del lavoro.

La discriminazione in Italia c'è e va combattuta – come ammette Oliviero Forti, responsabile Caritas - soprattutto in un settore delicato come quello del lavoro.

Il Ministro degli Esteri Frattini accusa l'Onu di presentare rapporti falsi ed esprime forte indignazione per le calunnie. Secondo il governo, quelle presentate sono informazioni non dimostrate e non rappresentano un atto ufficiale dell'Ilo, ma soltanto delle ipotesi al vaglio dell'organizzazione.

Secondo il Ministero degli Esteri, l'Italia è in prima linea nel sostegno agli immigrati, avendo salvato la vita di migliaia di clandestini, a cui sono state garantite tutte le cure necessarie.

La Farnesina è convinta che il rapporto sia stato “sollecitato” da alcuni esponenti dell'Italia all'estero. Rapporto oltremodo falso, dato che l'Italia riconosce di dovere obbedienza alle regole europee internazionali sulle questioni del lavoro.


scritto da: romesinti alle ore 08:34 | link | commenti
categorie: politica, unione europea, intolleranza, articoli nazionali
giovedì, 12 marzo 2009

Napoli: La rom di Ponticelli non voleva rapire la bimba

Dubbi sulla condanna della rom: interviene anche il Consolato Usa
"Angelica è innocente, rivedete il caso"
Giuseppe Porzio
Gli atti non sono mai stati tradotti nella lingua madre e l´imputata non capisce l´italiano
La difesa: la nomade non ha rapito la neonata
Chi l´accusa ha già mentito
 
Non è certo se il suo nome sia Angelica o Maria. Quel che per il Tribunale dei minori è certo, è che la giovane nomade di origini rumene e dai troppi alias cercò di rapire una neonata. La rom è stata condannata, in primo grado, a 3 anni e 8 mesi. Una sentenza che però non ha affatto chiuso il caso, tanto da far scendere in campo, per chiedere che sia fatta chiarezza, riaperto il caso, l´Union Romanì (organismo internazionale per la salvaguardia dei diritti delle comunità rom), oltre all´Opera Nomadi e a Soccorso legale, che denunciano «violazioni dei diritti umani» e la «palese condanna mediatica di una innocente». Accanto a loro la Comunità di Sant´Egidio, Mani Tese, il Comitato napoletano per i rom, l´Osservazione e i gruppi Everyone e "Chi rom chi no". Ma il caso è ora anche all´attenzione del Consolato generale americano, che ha chiesto gli atti del processo. Della questione si interessa pure la senatrice Pd Annamaria Carloni, che farà un´interrogazione parlamentare. I fatti risalgono alla sera del 10 maggio. Per come l´hanno ricostruita gli inquirenti (tesi sposata dal Tribunale), Angelica si sarebbe introdotta in un appartamento di Ponticelli, avrebbe afferrato la bimba seduta in un dondolo e tentato la fuga, fermata sul pianerottolo dalla mamma della piccola rapita, poi rincorsa e quasi linciata dai familiari della donna. Un episodio che innescò la cacciata dei rom dalle baraccopoli di Ponticelli anche con raid incendiari. Angelica, 16 anni compiuti a novembre scorso, è stata condannata per sequestro di persona. La sentenza è del 15 gennaio. Otto mesi sono trascorsi tra indagini e dibattimenti, nel corso dei quali la ragazzina ha sentito pronunciare le accuse formulate nei suoi confronti senza comprenderle, perché solo di recente - come testimoniato da una mediatrice culturale di Nisida - avrebbe cominciato a masticare un po´ d´italiano. Né gli atti sono mai stati tradotti in lingua madre, dando così la possibilità all´imputata di scegliersi il rito. Angelica è stata inoltre giudicata senza che le fosse concesso il gratuito patrocinio di un avvocato (che l´ha comunque assistita gratuitamente), perché per i giudici « «potrebbe avere dei capitali in patria». Ed è stata condannata senza la concessione di alcuna attenuante, a causa di un precedente per furto che all´epoca del dibattimento non era passato in giudicato. Ma sono altri gli elementi sui quali la difesa invoca chiarezza. Su tutti, il fatto che l´episodio è stato ricostruito sulla base della sola testimonianza della madre della neonata: «Nel valutare l´attendibilità della teste - spiega Christian Valle, legale dell´imputata - non si è tenuto affatto conto di una precedente condanna nei suoi confronti proprio per falsa testimonianza». Si sottolinea inoltre che dal momento in cui la donna si è accorta dell´assenza della piccola, in cucina, a quando l´avrebbe trovata sul pianerottolo in braccio alla rom, sarebbe trascorso troppo tempo, abbastanza perché la presunta rapitrice si allontanasse. Perché, allora, avrebbe indugiato davanti all´uscio di casa? Ancora un dubbio avanzato dalla difesa: è stato provato che la sera in cui si sarebbe consumato il rapimento, la giovane avrebbe agito senza complici e mezzi di trasporto. «Assurdo ipotizzare - sottolinea il legale - che avrebbe potuto pensare di passare indisturbata, portando in braccio una bimba a piedi fino al campo rom nel quale risiedeva, che dista alcuni chilometri dalla casa». Lo stesso Tribunale ha accertato che la giovane ha agito senza la copertura di altri, per cui il rapimento e un´eventuale richiesta di riscatto avrebbe dovuto organizzarli in proprio. Dubbi che si addensano su di una vicenda che rischia di diventare un caso diplomatico.

mercoledì, 04 marzo 2009

Rom, apolide, in Italia da 35 anni: "Rinchiuso come un cane a Ponte Galeria"

ROMA - "Sono a Ponte Galeria da 20 giorni. Sono qui, chiuso. Da 20 anni collaboro con l'Opera Nomadi. Mi hanno buttato qui e rinchiuso come un cane". Dal Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di Ponte Galeria, Rudi Salkanovic, apolide, residente al Casilino 900, a Roma, racconta da un telefono qualcosa che dopo anni di impegno per i rom non avrebbe mai immaginato. Montenegrino d'origine, oggi ha 46 anni, sette figli di cui alcuni sposati e anche due nipoti italiani che hanno fatto il militare a Livorno e a Venezia. È arrivato in Italia a soli 11 anni. "Io non me lo aspettavo- spiega-. Per avere il permesso di soggiorno ci vuole un passaporto valido. Io, invece, ho perso la cittadinanza jugoslava e non ho potuto rinnovare il passaporto. Il vecchio passaporto ce l'ho, ma e' scaduto. Non potendolo rinnovare non ho potuto prendere il permesso di soggiorno. Ci vuole il passaporto valido".

Rudi per diversi anni e' stato mediatore allo Sportello lavoro comunale e con la cooperativa sociale Phralipe' (fraternita') collaborava ad offrire una possibilita' di un lavoro a tanti.

"Riempivo i fascicoli per persone che venivano da tutta Italia per il nuovo permesso di soggiorno. Abbiamo fondato anche una fraternita', con dei mercatini dove le persone vanno a lavorare e con la cooperativa facciamo rinnovare i permessi di soggiorno".

A Ponte Galeria e' solo. A casa ha lasciato l'intera famiglia. Conosce bene la procedura e sa bene dove si trova in questo momento. "Qualcuno rimane qui due mesi, altri dopo una quarantina di giorni tornano liberi. Ci sono tanti stranieri. Sono circa 170 le persone qui nel centro". E' una sorta di babele. Tante persone da tanti posti diversi. "Noi non siamo come chi viene da altri paesi senza moglie e senza bambini-spiega-. Noi abbiamo moglie e bambini che vanno a scuola. Se mi vuoi mandarmi via, fallo con mia moglie e i miei figli. Non puoi dividere la famiglia. Invece non interessa".

Rudi ha paura di prendere qualche malattia, ma e' la mancanza di una cittadinanza gli ha tolto soprattutto la liberta'. "Qui stanno male. Questo non e' un centro di accoglienza. Ponte Galeria e' un carcere vero e proprio, secondo me". Nonostante tutto non ce l'ha con chi gli ha tolto la liberta' per un pezzo di carta. "Qui ci sono persone fanno il loro lavoro e lo fanno bene, ma non so come mai noi rom con i bambini e da tanti anni in Italia siamo finiti qui. Non abbiamo fatto niente, solo che non abbiamo questo pezzo di carta del permesso di soggiorno".

Il piu' piccolo dei suoi figli ha soli 12 anni, va a scuola. Rudi lo ha sentito al telefono in questi giorni e ha cercato di spiegargli che presto sara' di nuovo a casa. "Mi chiama, parlo con lui qualche volta. Mi chiede quando tornero' a casa e piange. È un casino spiegare dove sono adesso. Gli dico di non preoccuparsi e che tornero' presto a casa".(Ga)(Redattore Sociale - Dires)

3 marzo 2009

scritto da: romesinti alle ore 13:42 | link | commenti
categorie: roma, intolleranza, opera nomadi del lazio
lunedì, 02 marzo 2009

Vicenza: I Sinti veneti in corteo "No all'emarginazione, siamo italiani"


Il corteo dei Sinti in viale Roma

Vicenza. Il popolo dei Sinti ha scelto Vicenza, come città veneta, per scendere in piazza in difesa dei diritti di questa minoranza che in Italia conta una realtà di 150 mila persone, più di 500 nel Veneto, 150 censiti nel solo Comune di Vicenza. In contemporanea cortei si sono tenuti anche a Bologna, Prato, Brescia e Reggio Emilia.

Poco più di una cinquantina di persone, si sono radunate sul piazzale della stazione per poi sfilare per le vie del centro, presenti rappresentanti di Verona, Brescia e Treviso, con cartelli e tricolori in mano. Una giornata di sensibilizzazione sulla propria identità e su temi caldi che la disordinata immigrazione degli ultimi anni ha finito con l’esasperare: l’integrazione e la sicurezza.

Ma il popolo dei Sinti, prendendo le distanze anche dai Rom, tiene a precisare di aver alle spalle una lunga storia. Manifestano per chiedere maggiori margini di integrazione, oggi ostacolata dalle restrizioni del governo. Si definiscono un popolo di giostrai, mandano i figli a scuola e chiedono più aree attrezzate e una politica della casa meno restrittiva. Fra di noi molti sbagliano - ma succede per tutti dicono -, la convivenza si basa sul rispetto delle regole, l’emarginazione però non aiuta.


scritto da: romesinti alle ore 09:54 | link | commenti
categorie: veneto, intolleranza
sabato, 28 febbraio 2009

Sicurezza/ Osce: Grande preoccupazione per clima odio contro rom

Lenarcic: in tempi di crisi "non diventino capri espiatori"

Bruxelles, 27 feb. (Apcom - Nuova Europa) - L'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) "osserva con grande preoccupazione l'emergenza di un clima di odio nei confronti delle minoranze rom e sinti in alcuni suoi Stati membri, che in alcuni casi sono sfociati in violenze e perfino omicidi". E' quanto afferma, in una nota il direttore dell'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (Odihr) dell'istutituzione di Vienna, lo sloveno Janez Lenarcic.

Il monito di Lenarcic arriva all'indomani di quello del commissario Ue agli Affari sociali, Vladimir Spidla. Entrambi hanno puntato il dito contro l'Ungheria, dove lunedì sono stati uccisi un giovane rom e suo figlio di cinque anni, ma hanno citato anche altri Stati europei. "In questi tempi di crisi economica, c'è il rischio sempre maggiore che i rom e i sinti vengano trasformati in capri espiatori di problemi di cui non sono responsabili", avverte il direttore dell'Odihr/Osce.


scritto da: romesinti alle ore 07:43 | link | commenti
categorie: politica, unione europea, intolleranza
martedì, 24 febbraio 2009

Venti razzisti dall'est Europa: Consiglio Europa, in forte aumento in Ungheria

(ANSA) - STRASBURGO, 24 FEB - In Ungheria dal 2004 si e' verificato un cambiamento 'allarmante' sul fronte del razzismo e dell'intolleranza. Lo rivela un rapporto dell'Ecri, organismo del Consiglio d'Europa, che segnala un forte aumento di discorsi pubblici razzisti, la 'regolare pubblicazione' di articoli antisemiti su stampa e siti e da discorsi contro i Rom sempre piu' virulenti e diffusi. Preoccupante la nascita, nell'agosto 2007, di un gruppo radicale di destra, la Guardia Ungherese.


scritto da: romesinti alle ore 14:12 | link | commenti
categorie: europa, intolleranza
sabato, 21 febbraio 2009

Ascanio Celestini: le camere a gas sterminavano pidocchi.

ascanio celestini
Le camere a gas sterminavano pidocchi.
Lo leggo sul giornale.   L’ha detto un prete francese e l’ha ripetuto un suo collega di treviso.
Allora telefono a Piero.   Dico” vorrei farti un intervista per una trasmissione televisiva, una piccola cosa di cinque minuti”. Mi dice che fino alla fine di marzo sta in giro “mi capisci, dice, pure tu stai sempre in torunée”.   E io un po lo capisco, ma mica tanto.   Perché Piero non è un attore anche se vaga per l’Italia come me. Ma in genere lui è invitato a parlare proprio perché recita la sua parte, non c’ha il costume di scena, non impara le battute a memoria. Lo chiamano perché racconta un fatto suo, una cosa che gli è successa quando l’hanno portato in Polonia in un vagone dove ha viaggiato insieme a sessantaquattro persone.   Se in questi giorni non fosse stato impegnato nei suoi viaggi della memoria gli avrei chiesto un racconto che ho sentito fare da lui in un deposito degli autobus sulla Prenestina in un incontro di qualche anno fa. Parlava di quando stava nel campo D alla fine di luglio del ’44 e vedeva gli zingari nel campo E.    Dice che era un campo anomalo con le famiglie che vivevano ancora insieme. Ancora con i loro abiti e i loro capelli.   Persino con gli strumenti musicali. Separare le famiglie, privarle degli abiti e capelli per uno zingaro equivale a morire.   Per la burocrazia dello sterminio sarebbe stata una perdita di tempo, perciò li lasciarono alla loro gioiosa deriva. Una notte ci fu un trambusto e la mattina appresso il campo era deserto. Piero dice che “bastò un’occhiata alle ciminiere per capire che durante la notte erano state mandate a morire ottomila persone”. Ma perché erano tanto odiati dai nazisti?
Forse perché sono un popolo che non ha mai fatto guerre, non ha un esercito o una polizia. Non ambisce alla bomba atomica e se ne frega delle mine antiuomo, dello scudo spaziale e delle armi chimiche. Non fonda banche e assicurazioni, né terrorizza con l’inganno del prodotto interno lordo. Non costruisce galere e manicomi. Non ha fabbriche che inquinano fiumi, né compagnie aeree che avvelena l’aria. Non ha prodotto amianto cancerogeno, né imbottiglia l’acqua per lucrare su un bene che dovrebbe essere comune. Non bombarda la frutta con i raggi gamma, né produce ortaggi transgenici. Non possiede supermercati, fast food e ipernegozi del mobile componibile. Non ha leader che diventano burocrati, politici, preti e commercialisti, papi o re, leader di schieramenti politici e segretari di partito o di sindacato, amministratori delegati e maestri venerabili di lobbie massoniche, ministri, sindaci, presentatori televisivi e veline. Non controlla l’informazione con giornali e televisioni.   Non viaggia nello spazio e nel cyberspazio.   Non guadagna col copyright e non.    E’ vero, si tratta proprio di pericolosi parassiti.   Un problema da risolvere con il DDT.
Buona tournée, Piero.

scritto da: romesinti alle ore 08:39 | link | commenti
categorie: intolleranza, porrajmos olocausto rom sinti

Foglio illustrativo delle attività del Coordinamento Nazionale dell'Opera Nomadi

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Utente: romesinti
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