In coppia: Maurizio Sala e Marco Marin insieme
(Gobbi/Bergamaschi)
«Il problema è che le priorità di questa giunta erano ben altre» rincara la dose l'ex olimpionico. Priorità che l'esponente elenca minuziosamente con una certa soddisfazione: «Una priorità per la giunta Zanonato- Ruffini è per esempio la festa per l'Indipendenza del Benin per cui sono stati stanziati 1 e 500 euro, 2500 sono andati invece per un torneo di calcio della Diaspora africana». «Leggendo tutto il lunghissimo elenco ci s'imbatte in voci paradossali- rincara la dose Marin-. Sono stati spesi 5 mila euro per corsi di lingua araba per minori e autoctoni. Invece d'insegnare agli stranieri l'italiano, si finanziano lezioni di lingua straniera, magari indirizzati ai non italiani».
«Checché ne dicano a palazzo Moroni, in questi anni le ore complessive dell'assistenza domiciliare sono diminuite - aggiunge -. In compenso il centrosinistra investe 2 mila euro per spiegare ai padovani come si festeggia la Pasqua in Romania o 1500 per il capodanno dello Sri Lanka». «I padovani devono sapere che in questi anni Zanonato e la sua giunta hanno stanziato migliaia e migliaia di euro in favore di associazioni che si occupano di immigrazione. Di queste quella più a destra è l'Arci» polemizza invece Saia che, dopo essere rimasto in disparte durante la prima parte della campagna elettorale, ora torna al centro della scena. «Dal momento che per l'integrazione dei nomadi il comune si appoggia all'Opera nomadi- conclude il Senatore-, questi signori dovrebbero spiegarci come mai ogni angolo del centro storico è occupato da qualche rom che chiede l'elemosina. Bisogna chiamare le cose con il loro nome: qui siamo di fronte ad un vero e proprio racket dell'accattonaggio davanti al quale in molti preferiscono girarsi dall'altra parte».
La risposta dell'Opera Nomadi di Padova è sempre uguale, come abbiamo risposto a Menorello (pdl) - Ex Assessore della Giunta Destro 1999/2004, rispondiamo anche al Senatore ed ex Vice Sindaco Maurizio Saia:
Dopo aver letto oggi sul "Corriere del Veneto" l'ennesima polemica contro di noi, innescata questa volta dal Senatore Maurizio Saia del Pdl exVice Sindaco della Giunta Destro (1999-2004) sopra citata, ci sentiamo in dovere di ribattere quanto segue: i Rom che chiedono l'elemosina a Padova non sono un numero così elevato, appartengono a gruppi itineranti non stanziali ed è molto difficile avvicinarli. Per tutte queste ragioni chiaramente non è stato possibile procedere ad un monitoraggio per poter avviare progetti di integrazione. Comunque, se si tratta di un "racket dell'accattonaggio" come pensa il Senatore Saia, non è certo compito della ns. associazione individuare i mandanti, ma spetta alle forze dell'ordine".
Per quanto riguarda il ns. lavoro a Padova e il ns. rapporto con la Giunta Zanonato, facciamo presente che abbiamo lavorato, sia per la scolarizzazione dei bambini Rom e Sinti, sia per la gestione delle aree nomadi comunali, anche con l'Assessore Marin della Giunta Destro oggi candidato Sindaco per il PDL.
Di seguito riportiamo la risposta alla polemica di un anno e mezzo fa di un altro componente del PDL.
I figli, seguiti dal ns. progetto di scolarizzazione attivo da anni (anche durante la Giunta Destro di centro-destra) in Convenzione con l'Assessorato ai Servizi Scolastici, frequentano regolarmente la scuola materna, elementare e media e alcuni anche le scuole superiori. Rimane problematico l'accesso alle risorse (lavoro autonomo o dipendente), a causa molto spesso dei pregiudizi esistenti.
Le loro richieste di poter finalmente mutare le condizioni di vita emarginanti e discriminanti, come possono essere quelle della vita in un campo nomadi, dopo essere state attentamente valutate, sono state accolte dall'Amministrazione Zanonato.
Per quanto riguarda la Convenzione annuale di € 38.500,00.= che servono per la gestione delle due aree nomadi da parte di 6 operatori, sono gli stessi importi annuali che venivano assegnati alla ns. associazione anche dalla Giunta Destro (della quale faceva il senatore Saia come Vicesindaco, il Dott. Marco Marin come Assessore al Sociale e anche l'avv. Menorello).
Questo importo per quanto ci riguarda, una volta superati i campi nomadi verrà risparmiato dall'Amministrazione Comunale perché non ci sarà più bisogno di gestione. Quanto costano e quanto sono costati i campi nomadi alle Amministrazioni Comunali in Italia in questi anni? Questi soldi potevano sicuramente essere spesi molto meglio così come sta facendo oggi, l'Amministrazione Comunale di Padova.
Il progetto di Padova per lo smantellamento dei campi e la sistemazione delle famiglie che hanno i requisiti in abitazioni, l'individuazione di piccoli terreni da acquistare da parte delle persone rimaste in via Longhin e soprattutto la realizzazione del "Villaggio della Speranza autocostruito" sono stati individuati come "buone pratiche" in Convegni Nazionali ed Europei per l'integrazione dei Rom e dei Sinti, tanto è vero che il Ministero della Solidarietà Sociale ha inserito proprio Padova tra le quattro città destinatarie del finanziamento statale del "Bando di inclusione sociale" a favore dei Rom e dei Sinti.
La contrapposizione, l'ostilità, l'emarginazione e il disconoscimento delle persone portano all'insanabilità, e alla radicalizzazione dei conflitti, la generalizzazione e la criminalizzazione nei confronti di tutto un popolo, come si sta facendo in questi giorni a causa di un grave ed efferato episodio accaduto a Roma, offre lo spunto anche al consigliere comunale avv. Menorello per etichettare tutti i Rom e i Sinti come persone indegne, indesiderate, anormali e addirittura rapitrici di bambini: infatti l'avv. Menorello tira in ballo la ricerca di Denise Pipitone avvenuta anni fa al campo di via Longhin senza specificare come sarebbe doveroso che la ricerca ha avuto un esito assolutamente negativo.
Ricordiamo inoltre che la Giunta Destro, spese € 250.000,00.= (come da Delibera Comunale dell'8 luglio 2002) per l'adeguamento degli impianti nel campo nomadi di via Lungargine San Lazzaro n° 2 e non certo per favorire l'integrazione degli ospiti ma per mantenere la logica del campo-ghetto, logica contro la quale la ns. associazione si batte ormai da anni. I campi nomadi vanno superati in quanto sono veri e propri ghetti senza servizi igienici adeguati, moderni campi di concentramento come sono stati considerati dall'Unione Europea.
Il Naga apprende con soddisfazione la decisione del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia - Milano di sospendere lo sgombero di cittadini italiani di origine Sinti residenti, da generazioni, nel comune di Gambolò (PV).
“La decisione di sgomberare l’area in cui vivono i cittadini Sinti si fonda solo una volontà discriminante, non sussistono, in alcun modo i presupposti per un atto di questo tipo e il TAR di Milano, con l’ordinanza di sospensione dello sgombero, l’ha riconosciuto” afferma Pietro Massarotto presidente del Naga “Inoltre si ribadisce che, secondo la legge italiana e le norme internazionali, la protezione delle minoranze si sostanzia non solo in obblighi di natura negativa, ma anche in doveri di protezione e valorizzazione delle differenze” prosegue Massarotto.
Il Naga, da oltre vent’anni fornisce assistenza sanitaria, sociale e legale a cittadini stranieri, “Dover difendere in giudizio lo sgombero forzato di cittadini italiani da un Comune in cui risiedono da più di ottant'anni appare veramente paradossale. Tuttavia, ciò dimostra, una volta di più, che le attuali politiche repressive colpiscono tutti ed in particolare il soggetti più deboli”, conclude il presiedente del Naga.
Il Naga continuerà a svolgere attività di assistenza e di difesa dei diritti di tutti e si augura di non dover più ricorrere ad un Tribunale per fermare un provvedimento di sgombero senza alternative.
Renato Busich nuovo presidente dell'AnpiSabato 23 maggio, presso la sezione Pd Di Vittorio di Viterbo, presente il segretario organizzativo per Roma ed il Lazio Aladino Lombardi, si è riunito a congresso il Comitato Provinciale Anpi di Viterbo, per rinnovare il proprio organismo dirigente a seguito della morte del Presidente Biagio Gionfra.
Hanno portato i saluti: per il Pd, Christian Scorsi, coordinatore del II circolo territoriale, e, per l’Arci, il presidente del Comitato Provinciale Marco Trulli, che ha portato anche alcune copie di Morale della favola, la raccolta di foto e interviste sui partigiani del Viterbese di recente pubblicazione.
Il congresso è stato anche un momento di discussione e deliberazione, per approvazione unanime, in merito all’attualità, con la grave situazione politica che ci troviamo dinanzi, segnata da politiche di stampo razzista - culminate con la redazione del pacchetto sicurezza del governo Berlusconi - che un’associazione come la nostra non può che osteggiare con energia.
Tra l’altro, a dimostrazione che mentre qualcuno scrive pacchetti qualcun altro passa alle vie di fatto: a Roma, poche ore prima del nostro congresso, alle due del mattino, circa venti energumeni armati di mazze e bastoni facevano irruzione a villa Gordiani, al fine d’impedire alla comunità bengalese, alla quale va tutta la nostra solidarietà, i festeggiamenti del proprio capodanno, distruggendo le strutture in allestimento e mandando un ragazzo all’ospedale.
Per quanto riguarda la partecipazione di Berlusconi alle celebrazioni del 25 Aprile, di cui si è discusso nel congresso, il Comitato Provinciale Anpi esprime questa posizione: nell’illusione di mettere in imbarazzo l’attuale presidente del Consiglio, i dirigenti del Pd gli hanno in realtà fornito un assist, permettendogli di legittimarsi in una ricorrenza che questi ha sempre provocatoriamente snobbato, mettendone altresì a repentaglio il significato con la sua azione politica quotidiana.
Senza dubitare minimamente sul valore di quel partigiano e della banda in cui ha combattuto, non riusciamo a capire a cosa Berlusconi debba una così alta onorificenza, lo stesso Berlusconi che per l’occasione proponeva di cambiar nome della Festa della Liberazione in festa della libertà, svuotandola così di ogni contenuto antifascista, e che qualche settimana dopo tuonava: “L’Italia non sarà mai un paese multietnico”, come se non lo fosse già.
In sostanza, noi non crediamo che la celebrazione della Resistenza possa esaurirsi in un pur doveroso omaggio ai tempi che furono: occorre soprattutto combattere contro il razzismo e contro la fascistizzazione delle istituzioni, fenomeni che si manifestano qui e adesso.
Non ha granché senso per cui ricordare Auschwitz e in contemporanea avallare o giustificare le politiche xenofobe e le isterie anti-rom di oggi.
In conseguenza di ciò, chiediamo che anche l’Anpi prenda parte alla battaglia per lo scioglimento della Lega Nord, formazione politica che incita esplicitamente all’odio razziale, attraverso i suoi programmi e gli interventi pubblici dei suoi esponenti politici.
Per quanto riguarda il rinnovo dell’organismo dirigente, volendo conferire ruoli di responsabilità a sostenitori antifascisti, soprattutto giovani, che s’impegnino per la crescita dell’associazione, abbiamo integrato il nostro Consiglio Provinciale con i seguenti nomi: Letizia Corvi, classe 1980, studentessa lavoratrice di Orte; Guerrino Pizzi, classe 1968, di Canepina, e Anna Maria Sambuci, classe 1972, restauratrice di Vignanello.
Si tratta d’iscritte/i che da qualche anno svolgono un encomiabile quanto essenziale lavoro di tesseramento e che partecipano assiduamente alle nostre iniziative, in alcuni casi contribuendo anche alla loro realizzazione.
Per l’incarico di presidente del Comitato provinciale è stato invece eletto Renato Busich, nato nel 1920 a Orvieto (Tr) ma di origini triestine.
Il padre insegnava in un istituto religioso di Trieste quando, a causa della sua vicinanza agli ambienti modernisti, subisce un trasferimento punitivo negli ex territori del Pontificio, a Orvieto appunto.
La famiglia Busich si è definitivamente stabilita a Viterbo nel 1934. Renato si è avvicinato agli ambienti antifascisti durante gli studi universitari.
Nel periodo resistenziale ha fatto la staffetta partigiana per la banda Biferali, dove operava suo zio, il calzolaio Luigi Mearilli, consigliere comunale per i comunisti nel dopoguerra.
Nel 1946 è stato candidato alle comunali di Viterbo per la lista del Pci. Poi, per diversi anni, è stato titolare dell’edicola di via Roma, nel centro storico. Persona molto colta e poliglotta, ha svolto, tra l’altro, la professione di guida turistica.
Da sempre impegnato nella ricerca storica, il suo contributo più celebre è senza dubbio l’articolo Una croce sulla Cassia, accadde a Viterbo il 12 luglio 1921 (“Biblioteca e Società”, III, 1981, 4, pp. 9-14): la ricostruzione, a sessant’anni dai fatti, della sollevazione del popolo viterbese contro le camicie nere che volevano conquistare la città, con la toccante testimonianza di Edmund Czernin - di quei fatti vittima per tragico errore - rintracciato da Busich a Salisburgo.
Busich è stato fotografato per la mostra Morale della favola di Daniele Vita - e quindi inserito nell’omonima pubblicazione a cura di Marco Trulli (Roma, Purple Press, 2009) – e intervistato per il documentario Aspettando gli Alleati, Antifascismo e Resistenza nel Viterbese, di Giuliano Calisti e Francesco Giuliani (30’_dvd_Italia_2009).
Era dal 1994, con la morte di Alessandro Bonucci, che il nostro Comitato non aveva un Presidente di Viterbo. Con Busich, che ha conosciuto e frequentato tutti i grandi personaggi della Resistenza viterbese, l’Anpi riallaccia i legami con la storia della lotta partigiana locale.
I fatti: la notte scorsa circa 20-30 uomini hanno compiuto un vero e proprio blitz razzista nel noto parco sulla prenestina dove si stavano svolgendo i preparativi per il capodanno bengalese. Al grido “bengalesi di merda” il gruppo di razzisti, armati di mazze, è penetrato nei tendoni dove si stava allestendo la festa ed ha spaccato tutto quello che ha trovato.
Condanna immediata di Alemanno. “Condanno con fermezza il raid xenofobo che ieri ha colpito la festa del Capodanno Bangla ed esprimo la mia piena solidarietà alla comunità bengalese e alle vittime dell’aggressione. Mi auguro che gli inquirenti assicurino alla giustizia i responsabili di questo episodio il cui movente di intolleranza xenofoba appare evidente”. Bene le parole. Ma per l’ennesima volta diciamo: non basta più parlare, bisogna fermare i razzisti.
(ASCA) - Roma - Il governo italiano ''sta calpestando i diritti dei rom fallendo tutte le politiche di integrazione per i nomadi''. E' questa la principale posizione emersa dal primo congresso nazionale Rom e Sinti che si svolge nella sala auditorium dell'Unicef. L'obiettivo del congresso e' la realizzazione di un ruolo attivo e partecipante nelle politiche sociali e istituzionali dei Rom e dei sinti, attraverso il riconoscimento della minoranza linguistica, la diffusione della conoscenza della cultura rom e sinta, l'affermazione della cultura della legalita' e il superamento di ogni forma di discriminazione.
In una mozione che sara' votata domani dal congresso si attacca esplicitamente il ministro degli esteri, Franco Frattini, per alcune dichiarazioni rilasciate quando era commissario europeo per la giustizia e la liberta'. ''Quello che si deve fare e' semplice - ricorda la mozione citando Frattini - si va in un campo nomadi a Roma, ad esempio sulla Cristoforo Colombo, e a chi sta li' si chiede: tu di che vivi? se quello risponde: 'non lo so', lo si prende e lo si rimanda in Romania. Cosi' funziona le direttiva europea.
Semplice e senza scampo''.
Critiche anche alla gestione del problema campi nomadi nella Capitale sono arrivate anche dall'assessore al bilancio della Regione Lazio, Luigi Nieri, secondo cui ''la giunta Alemanno sta calpestando i diritti dei Rom con sgomberi indiscriminati. Dobbiamo pero', allo stesso tempo, prendere atto che in questi anni le politiche per i nomadi, in questa citta', sono state tutte fallimentari. La sicurezza e l'integrazione si garantiscono attraverso l'offerta di una soluzione abitativa vera''. Da mesi ''stiamo assistendo increduli a una escalation razzista e xenofoba che ha visto voi Rom e Sinti oggetto di trattamento normativo e pratico inqualificabile. In Italia esiste un problema sicurezza - ha aggiunto Nieri -. Ma a rischio sono gli immigrati oggetto ogni giorno di aggressioni e di violenze''. Sul tema dei campi nomadi si e' espresso anche Luigi Camilloni, presidente dell'osservatorio sociale. ''Giusta, condivisibile ed opportuna la chiusura dei campi nomadi perche' non possono essere delle soluzioni definitive al problema abitativo dei rom e l'unica via dignitosa e' appunto quella di chiuderli tutti''. Ma ''basta sopratutto con la politica dello struzzo, bisogna avere il coraggio a due mani per iniziare a dare un'alternativa alle reali condizioni di vita dei nomadi, cosa che finora e' mancato per ipocrisia generale''.
Soddisfatto il prefetto Gian Valerio Lombardi per l’esito dell’incontro di ieri pomeriggio a Roma con il ministro dell’Interno Roberto Maroni. In agenda l’attività svolta come commissario straordinario per l’emergenza rom: il lavoro svolto e quello programmato. La buona notizia: il ministero conferma i 10 milioni di euro stanziati per la sistemazione dei campi rom milanesi. Entro una settimana circa, infatti, il Comune presenterà il progetto per lo snellimento e la riqualificazione di una decina di campi autorizzati. Obiettivo: dimezzare il numero degli occupanti, smistarli in altre strutture, creare fognature e servizi necessari ai campi. Infine sarà creare anche un’area di sosta e transito. Saranno accompagnati e assistiti quei rom che desiderano cercare una soluzione abitativa diversa.
Lo sgombero dei rom al cavalcavia Bacula Ad essere criticate, ancora una volta, sono le istituzioni politiche italiane. Per Hammarberg, commissario del Consiglio d'Europa per i Diritti Umani, “le autorità dovrebbero condannare in modo più fermo tutte le manifestazioni di razzismo o di intolleranza e assicurare una applicazione efficace delle legislazioni contro le discriminazioni.” Come se questo j'accuse non fosse già ampiamente disdicevole, il commissario chiede che i vari gruppi etnici siano meglio rappresentati sia all'interno delle varie forme di rappresentanza democratica che nelle forze di polizia. Viene, inoltre, richiesta l'istituzione di un organismo nazionale indipendente che protegga in maniera più continua i diritti umani. Particolarmente significativa la critica sulla situazione dei rom in Italia: “ C'è un persistente clima di intolleranza contro di loro e le loro condizioni di vista sono ancora inaccettabili in molti dei campi che ho visitato”, aggiungendo comunque che “Le buone pratiche a livello locale esistono e dovrebbero essere più diffuse.” E' stato ribadita la profonda preoccupazione sull'utilizzo dello strumento dei censimenti nei campi rom e sinti, azione questa che desta nell'UE (in Italia l'opinione pubblica dorme già da tempo) non pochi dubbi sulla compatibilità con gli standard europei che regolano la raccolta e il trattamento dei dati personali. Il commissario chiede a gran voce, alle autorità competenti, di creare meccanismi consultivi per rom e sinti, esclusi fino ad ora dalla vita politica e sociale. Facendo in tal modo si eviterebbe di mandarli via senza offrire loro una valida alternativa abitativa. Oltre a ribadire l'importanza dell'istruzione scolastica per rom e sinti, Hammarberg spera che “il nuovo piano di azione per il welfare e le misure di integrazione venga presto applicato e che le autorità realizzino prontamente il loro annuncio a ratificare senza riserve la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla nazionalità, che porterebbe soprattutto benefici ai bambini rom che di fatto non hanno alcuno statuto.” Come ciliegina sulla torta il commissario ha ribadito la sua forte critica al decreto legge sulla sicurezza, soprattutto per le sue possibili ripercussioni sui diritti degli immigrati. “Criminalizzare gli immigrati è una misura sproporzionata che rischia di fomentare ulteriori tendenze discriminatorie e xenofobe nel paese. I recenti provvedimenti introdotti dal Senato che consentono al personale medico di denunciare alla polizia gli immigrati irregolari che accedono al servizio sanitario è profondamente ingiusto e potrebbe ulteriormente marginalizzare gli immigrati.” Il consiglio d'Europa è inoltre preoccupato da una serie di rimpatri forzati verso la Tunisia di alcune persone che rischiano di essere torturati nel loro paese di provenienza, “l'Italia ha ignorato le misure vincolanti temporanee richieste dalla Corte Europea dei diritti dell'Uomo per interrompere le deportazioni, mettendo così a serio rischio l'efficacia del sistema europeo dei diritti umani.” L'unica nota positiva in questa pessima nota del commissario sembra essere la positiva valutazione sia dell'adozione dei programmi di educazione interculturale che della decisione di ratificare la Convenzione del Consiglio d'Europa sull'azione contro il traffico di essere umani e lo sviluppo di un programma nazionale sui minori stranieri non accompagnati. Meno male che almeno su due cose riusciamo ad essere al passo con gli altri paesi civili.
MILANO - Prima che «quelli di Bacula», nella geografia delle migrazioni metropolitane dei rom loro sono conosciuti come «quelli della Bovisasca». Attorno alle 150 unità, questi nomadi, romeni, l'anno scorso vennero sgomberati da un prato di via Bovisasca in una giornata calda e tesa che fece arrabbiare e in certi frangenti vergognare — «Violati i diritti umani» disse la Curia —, dopodiché gran parte degli immigrati finì appunto sotto il cavalcavia Bacula. Là, nel sottosuolo, c'era l'arsenico regalo delle vecchie fabbriche chimiche, mentre sul suolo galoppavano i topi; qui, è pure peggio. Per com'è posto, in campo aperto, sotto il cavalcavia il vento arriva con raffiche che gelano e spengono i fuocherelli. Ci son tanti bimbi. E adulti che spesso non lavorano, campano di elemosina, si lasciano andare.
Nell'insieme, per la Diocesi, «la situazione non è degna di una città civile». Milano, a sentire il Comune, agirà con l'ennesimo blitz. A giorni. È già deciso. Sostiene la Diocesi, nello specifico con un cartello che unisce Caritas, Casa della Carità, Acli e Padri somaschi: «L'esperienza dovrebbe insegnare che se ci limiterà all'azione di forza i rom se ne andranno da questo precario insediamento ma — poco dopo — troveranno un altro posto ancora più nascosto, ancora più indecente, ancora più inumano, dove tentare di sopravvivere». Ora, non si dice che debbano rimanere dove sono. Anzi: «In quelle condizioni non possono più stare». Si dice, piuttosto, che non «bisogna vanificare il lavoro svolto», non «bisogna far cadere queste disponibilità». Il riferimento è alle stesse quattro realtà elencate prima, che sotto il cavalcavia hanno quasi quotidianamente inviato operatori e volontari, e non soltanto coperte e generi di prima necessità.
È un appello, quello della Diocesi. Un invito. Non è un monito, almeno a leggerlo così come è scritto. Ecco un altro passaggio: «Parte delle persone accampate ha mostrato la volontà di integrarsi. Vanno riconosciuti e incoraggiati i comportamenti civili e virtuosi di chi non delinque». Per vedere baracchette e tende, dovete scendere di sotto, dal ponte si vede poco; si vedono, questo sì, i panni stesi sulla massicciata che costeggia i binari delle Nord, e chi di voi è pendolare non può non averci fatto caso. Davanti alle baracchette e alle tende, c'è un campo, non piano. Attorno al prato, cespugli usati come bagni. A inizio mese, c'era stato un corteo della Lega, nel quartiere. Lungo il tragitto, erano comparsi ragazzi dei centri sociali e del Naga, i medici e gli infermieri che nel dopolavoro curano i clandestini. Avevano gridato: «razzisti»; «fascisti». Nulla di che, ma leggere tensioni c'erano comunque state. «Tutte tensioni inutili», aveva comunque detto il vicesindaco Riccardo De Corato, «perché entro marzo i nomadi saranno allontanati. Sono già previsti gli interventi per la impedire la rioccupazione attraverso la realizzazione di una recinzione di tre metri e mezzo».
"Chiudere le fontanelle pubbliche, per favore, altrimenti ci vanno i rom. Sono tanti, si accalcano per riempire le taniche e danno fastidio ai residenti del quartiere e ai commercianti. E' sconveniente, soprattutto vicino al mercato rionale". Per questo motivo il presidente di An del IV municipio di Roma, a ottobre, aveva chiuso alcune fontanelle pubbliche nei quartieri Talenti e Prati Fiscali: Roma Nord-est, quartieri di lavoratori dipendenti a un passo dal centro. Una di queste, in via Prati Fiscali vecchia, è ancora chiusa. 
Ma a quanto pare molti Comuni disattendono tali norme, costringendo intere comunità di rom, spaventate dalle incursioni di poliziotti che avvengono anche all’insaputa delle Prefetture, a spostarsi in altri Comuni. Questa sorte è toccata alla comunità rom che ora si trova a Teverola, Caserta, proveniente da Giugliano, Napoli.
La presidente dell’ Associazione Opera Nomadi Nadia Marino spiega: “Resta un abissale scollamento tra le intenzioni del prefetto Pansa (che a Napoli si è mostrato solerte, umano e disponibile) esposte nelle interviste in tv e i fatti, che, purtroppo, a causa di una politica ottusa e poco lungimirante da parte delle amministrazioni comunali, porta ad una condizione di vita peggiorativa delle comunità presenti”.

Nella provincia di Caserta sono stati censiti i campi nelle seguenti zone: Sant'Arpino, Santa Maria Capua Vetere, Teverola e Capua (ex campo profughi), Santa Maria a Vico, Maddaloni.
Il piano di "risanamento" dovrebbe partire anche a Napoli e provincia. Le aree da "bonificare" sono le baracche di via Del Riposo, tra Poggioreale e San Pietro a Patierno, viale Umberto Maddalena, via Cupa Perillo a Piscinola e via Cupa del Cimitero a Barra. In provincia quelle di Giugliano ed Afragola.
Il totale "nomadi" censiti dalla Prefettura di Napoli è pari a 2.784, ma questo non può essere considerato solo un numero. Sperando che nessuno sia sfuggito al censimento, cosa molto improbabile, si tratta di 2.784 persone che hanno dei diritti in quanto esseri umani.
E mentre le associazioni sono preoccupate per il destino dei rom, l’operazione potrebbe portare ad una speculazione delle aree.Nella VI Municipalità di Napoli il piano ha scatenato una bufera. Una pesante accusa contro i diessini di Ponticelli arriva dall’assessore alle Politiche sociali, Patrizio Gragnano: “L’incendio ai campi fu appiccato per edificare, poco o niente c’entrava la camorra”.
Tre milioni di euro sono stati stanziati per insediare la comunità rom in uno stabile di via dell’Industria, tra i quartieri di Barra e Ponticelli. Ma il centrodestra esclude categoricamente la possibilità di un nuovo accampamento e chiede che lo stabile venga ristrutturato “per i cittadini indigenti di Napoli “, e il centrosinistra, invece, parla di “progetto che era già allo studio”, facendo capire di non essere tendenzialmente contrario. Il tutto mentre l’Mpa ha avviato una raccolta di firme.
Rom, aumenta la tensioneUna proposta che prevede che l'area in questione, come da piano regolatore, sia destinata al vantaggio del quartiere e dell'intera città e dotata di servizi e strutture necessarie per la crescita ed il miglioramento delle condizioni di vita di tutte le persone, in primo luogo di quelle che vivono nel quartiere, realizzando,come è giusto che sia, la convivenza di italiani e rom. Così come dovrebbe essere in una società civile.
È soprattutto l'etnia rom ad essere maggiormente danneggiata dalla retorica aggressiva dei leader politici italiani. I rom sono spesso associati alla criminalità, così politica e media alimentano il sentimento di ostilità dell'opinione pubblica.
Il clima di odio si riflette anche sull'accesso al mondo del lavoro e sugli standard minimi di sicurezza. I cittadini rom non vengono assunti e chi lo fa, li tratta come carne da macello, violando tutti i diritti dell'uomo e del lavoro.
Il Ministro degli Esteri Frattini accusa l'Onu di presentare rapporti falsi ed esprime forte indignazione per le calunnie. Secondo il governo, quelle presentate sono informazioni non dimostrate e non rappresentano un atto ufficiale dell'Ilo, ma soltanto delle ipotesi al vaglio dell'organizzazione.
Secondo il Ministero degli Esteri, l'Italia è in prima linea nel sostegno agli immigrati, avendo salvato la vita di migliaia di clandestini, a cui sono state garantite tutte le cure necessarie.
La Farnesina è convinta che il rapporto sia stato “sollecitato” da alcuni esponenti dell'Italia all'estero. Rapporto oltremodo falso, dato che l'Italia riconosce di dovere obbedienza alle regole europee internazionali sulle questioni del lavoro.
Rudi per diversi anni e' stato mediatore allo Sportello lavoro comunale e con la cooperativa sociale Phralipe' (fraternita') collaborava ad offrire una possibilita' di un lavoro a tanti.
"Riempivo i fascicoli per persone che venivano da tutta Italia per il nuovo permesso di soggiorno. Abbiamo fondato anche una fraternita', con dei mercatini dove le persone vanno a lavorare e con la cooperativa facciamo rinnovare i permessi di soggiorno".
A Ponte Galeria e' solo. A casa ha lasciato l'intera famiglia. Conosce bene la procedura e sa bene dove si trova in questo momento. "Qualcuno rimane qui due mesi, altri dopo una quarantina di giorni tornano liberi. Ci sono tanti stranieri. Sono circa 170 le persone qui nel centro". E' una sorta di babele. Tante persone da tanti posti diversi. "Noi non siamo come chi viene da altri paesi senza moglie e senza bambini-spiega-. Noi abbiamo moglie e bambini che vanno a scuola. Se mi vuoi mandarmi via, fallo con mia moglie e i miei figli. Non puoi dividere la famiglia. Invece non interessa".
Rudi ha paura di prendere qualche malattia, ma e' la mancanza di una cittadinanza gli ha tolto soprattutto la liberta'. "Qui stanno male. Questo non e' un centro di accoglienza. Ponte Galeria e' un carcere vero e proprio, secondo me". Nonostante tutto non ce l'ha con chi gli ha tolto la liberta' per un pezzo di carta. "Qui ci sono persone fanno il loro lavoro e lo fanno bene, ma non so come mai noi rom con i bambini e da tanti anni in Italia siamo finiti qui. Non abbiamo fatto niente, solo che non abbiamo questo pezzo di carta del permesso di soggiorno".
Il piu' piccolo dei suoi figli ha soli 12 anni, va a scuola. Rudi lo ha sentito al telefono in questi giorni e ha cercato di spiegargli che presto sara' di nuovo a casa. "Mi chiama, parlo con lui qualche volta. Mi chiede quando tornero' a casa e piange. È un casino spiegare dove sono adesso. Gli dico di non preoccuparsi e che tornero' presto a casa".(Ga)(Redattore Sociale - Dires)
Vicenza. Il popolo dei Sinti ha scelto Vicenza, come città veneta, per scendere in piazza in difesa dei diritti di questa minoranza che in Italia conta una realtà di 150 mila persone, più di 500 nel Veneto, 150 censiti nel solo Comune di Vicenza. In contemporanea cortei si sono tenuti anche a Bologna, Prato, Brescia e Reggio Emilia.
Poco più di una cinquantina di persone, si sono radunate sul piazzale della stazione per poi sfilare per le vie del centro, presenti rappresentanti di Verona, Brescia e Treviso, con cartelli e tricolori in mano. Una giornata di sensibilizzazione sulla propria identità e su temi caldi che la disordinata immigrazione degli ultimi anni ha finito con l’esasperare: l’integrazione e la sicurezza.
Ma il popolo dei Sinti, prendendo le distanze anche dai Rom, tiene a precisare di aver alle spalle una lunga storia. Manifestano per chiedere maggiori margini di integrazione, oggi ostacolata dalle restrizioni del governo. Si definiscono un popolo di giostrai, mandano i figli a scuola e chiedono più aree attrezzate e una politica della casa meno restrittiva. Fra di noi molti sbagliano - ma succede per tutti dicono -, la convivenza si basa sul rispetto delle regole, l’emarginazione però non aiuta.
Bruxelles, 27 feb. (Apcom - Nuova Europa) - L'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) "osserva con grande preoccupazione l'emergenza di un clima di odio nei confronti delle minoranze rom e sinti in alcuni suoi Stati membri, che in alcuni casi sono sfociati in violenze e perfino omicidi". E' quanto afferma, in una nota il direttore dell'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (Odihr) dell'istutituzione di Vienna, lo sloveno Janez Lenarcic.
Il monito di Lenarcic arriva all'indomani di quello del commissario Ue agli Affari sociali, Vladimir Spidla. Entrambi hanno puntato il dito contro l'Ungheria, dove lunedì sono stati uccisi un giovane rom e suo figlio di cinque anni, ma hanno citato anche altri Stati europei. "In questi tempi di crisi economica, c'è il rischio sempre maggiore che i rom e i sinti vengano trasformati in capri espiatori di problemi di cui non sono responsabili", avverte il direttore dell'Odihr/Osce.
(ANSA) - STRASBURGO, 24 FEB - In Ungheria dal 2004 si e' verificato un cambiamento 'allarmante' sul fronte del razzismo e dell'intolleranza. Lo rivela un rapporto dell'Ecri, organismo del Consiglio d'Europa, che segnala un forte aumento di discorsi pubblici razzisti, la 'regolare pubblicazione' di articoli antisemiti su stampa e siti e da discorsi contro i Rom sempre piu' virulenti e diffusi. Preoccupante la nascita, nell'agosto 2007, di un gruppo radicale di destra, la Guardia Ungherese.
Foglio illustrativo delle attività del Coordinamento Nazionale dell'Opera Nomadi