Renato Busich nuovo presidente dell'AnpiSabato 23 maggio, presso la sezione Pd Di Vittorio di Viterbo, presente il segretario organizzativo per Roma ed il Lazio Aladino Lombardi, si è riunito a congresso il Comitato Provinciale Anpi di Viterbo, per rinnovare il proprio organismo dirigente a seguito della morte del Presidente Biagio Gionfra.
Hanno portato i saluti: per il Pd, Christian Scorsi, coordinatore del II circolo territoriale, e, per l’Arci, il presidente del Comitato Provinciale Marco Trulli, che ha portato anche alcune copie di Morale della favola, la raccolta di foto e interviste sui partigiani del Viterbese di recente pubblicazione.
Il congresso è stato anche un momento di discussione e deliberazione, per approvazione unanime, in merito all’attualità, con la grave situazione politica che ci troviamo dinanzi, segnata da politiche di stampo razzista - culminate con la redazione del pacchetto sicurezza del governo Berlusconi - che un’associazione come la nostra non può che osteggiare con energia.
Tra l’altro, a dimostrazione che mentre qualcuno scrive pacchetti qualcun altro passa alle vie di fatto: a Roma, poche ore prima del nostro congresso, alle due del mattino, circa venti energumeni armati di mazze e bastoni facevano irruzione a villa Gordiani, al fine d’impedire alla comunità bengalese, alla quale va tutta la nostra solidarietà, i festeggiamenti del proprio capodanno, distruggendo le strutture in allestimento e mandando un ragazzo all’ospedale.
Per quanto riguarda la partecipazione di Berlusconi alle celebrazioni del 25 Aprile, di cui si è discusso nel congresso, il Comitato Provinciale Anpi esprime questa posizione: nell’illusione di mettere in imbarazzo l’attuale presidente del Consiglio, i dirigenti del Pd gli hanno in realtà fornito un assist, permettendogli di legittimarsi in una ricorrenza che questi ha sempre provocatoriamente snobbato, mettendone altresì a repentaglio il significato con la sua azione politica quotidiana.
Senza dubitare minimamente sul valore di quel partigiano e della banda in cui ha combattuto, non riusciamo a capire a cosa Berlusconi debba una così alta onorificenza, lo stesso Berlusconi che per l’occasione proponeva di cambiar nome della Festa della Liberazione in festa della libertà, svuotandola così di ogni contenuto antifascista, e che qualche settimana dopo tuonava: “L’Italia non sarà mai un paese multietnico”, come se non lo fosse già.
In sostanza, noi non crediamo che la celebrazione della Resistenza possa esaurirsi in un pur doveroso omaggio ai tempi che furono: occorre soprattutto combattere contro il razzismo e contro la fascistizzazione delle istituzioni, fenomeni che si manifestano qui e adesso.
Non ha granché senso per cui ricordare Auschwitz e in contemporanea avallare o giustificare le politiche xenofobe e le isterie anti-rom di oggi.
In conseguenza di ciò, chiediamo che anche l’Anpi prenda parte alla battaglia per lo scioglimento della Lega Nord, formazione politica che incita esplicitamente all’odio razziale, attraverso i suoi programmi e gli interventi pubblici dei suoi esponenti politici.
Per quanto riguarda il rinnovo dell’organismo dirigente, volendo conferire ruoli di responsabilità a sostenitori antifascisti, soprattutto giovani, che s’impegnino per la crescita dell’associazione, abbiamo integrato il nostro Consiglio Provinciale con i seguenti nomi: Letizia Corvi, classe 1980, studentessa lavoratrice di Orte; Guerrino Pizzi, classe 1968, di Canepina, e Anna Maria Sambuci, classe 1972, restauratrice di Vignanello.
Si tratta d’iscritte/i che da qualche anno svolgono un encomiabile quanto essenziale lavoro di tesseramento e che partecipano assiduamente alle nostre iniziative, in alcuni casi contribuendo anche alla loro realizzazione.
Per l’incarico di presidente del Comitato provinciale è stato invece eletto Renato Busich, nato nel 1920 a Orvieto (Tr) ma di origini triestine.
Il padre insegnava in un istituto religioso di Trieste quando, a causa della sua vicinanza agli ambienti modernisti, subisce un trasferimento punitivo negli ex territori del Pontificio, a Orvieto appunto.
La famiglia Busich si è definitivamente stabilita a Viterbo nel 1934. Renato si è avvicinato agli ambienti antifascisti durante gli studi universitari.
Nel periodo resistenziale ha fatto la staffetta partigiana per la banda Biferali, dove operava suo zio, il calzolaio Luigi Mearilli, consigliere comunale per i comunisti nel dopoguerra.
Nel 1946 è stato candidato alle comunali di Viterbo per la lista del Pci. Poi, per diversi anni, è stato titolare dell’edicola di via Roma, nel centro storico. Persona molto colta e poliglotta, ha svolto, tra l’altro, la professione di guida turistica.
Da sempre impegnato nella ricerca storica, il suo contributo più celebre è senza dubbio l’articolo Una croce sulla Cassia, accadde a Viterbo il 12 luglio 1921 (“Biblioteca e Società”, III, 1981, 4, pp. 9-14): la ricostruzione, a sessant’anni dai fatti, della sollevazione del popolo viterbese contro le camicie nere che volevano conquistare la città, con la toccante testimonianza di Edmund Czernin - di quei fatti vittima per tragico errore - rintracciato da Busich a Salisburgo.
Busich è stato fotografato per la mostra Morale della favola di Daniele Vita - e quindi inserito nell’omonima pubblicazione a cura di Marco Trulli (Roma, Purple Press, 2009) – e intervistato per il documentario Aspettando gli Alleati, Antifascismo e Resistenza nel Viterbese, di Giuliano Calisti e Francesco Giuliani (30’_dvd_Italia_2009).
Era dal 1994, con la morte di Alessandro Bonucci, che il nostro Comitato non aveva un Presidente di Viterbo. Con Busich, che ha conosciuto e frequentato tutti i grandi personaggi della Resistenza viterbese, l’Anpi riallaccia i legami con la storia della lotta partigiana locale.
è una città che si-CURA
Riflessioni e proposte sulle periferie interculturali
Roma, via Alberini (colli aniene) 14-17 maggio 2009
Tra le mura del centro e le corsie del Grande Raccordo Anulare, c’è un deserto. Un deserto di valori e di relazioni. E’ una città di tutti e di nessuno, una città di identità che non si incontrano, una città senza parole, insicura.
Il deserto, appunto. Dove l’altro è un nemico, da picchiare o da derubare. Quartieri in cui si abita ma non si vive. Condomini in cui si ‘ciatta’ con il mondo ma non si conosce il vicino di casa.
Il deserto genera razzismo. Le aggressioni nei confronti di cittadini immigrati sono in aumento e spesso purtroppo gli autori rimangono impuniti. Il deserto genera anche paura. Un quartiere senza relazioni fa paura.
A Colli Aniene, in Quinto Municipio, per quattro giorni si parlerà di questo. Senza verità in tasca, ma con la necessità di trovare al più presto la CURA. Partendo dal confronto tra soggetti diversi e dalle potenzialità, dalle piccole oasi nel deserto. Dai luoghi abbandonati che possono trasformarsi e generare relazioni sociali, dialogo e convivenza.
Mosaici Comunicazione e il cantiere sociale Decolliamo
ORGANIZZANO:
La città SICURA
è una città
che SI-CURA
Riflessioni e Proposte
Per un quartiere
interculturale
Via Alberini, (Colli Aniene) 14-15-16-17 maggio 2009
inizio lavori, presentazione del seminario
‘VIVERE LE PERIFERIE, ABITARE LE RELAZIONI’
LA PERIFERIA ROMANA TRA PASSATO PRESENTE E FUTURO
-IL DESERTO OLTRE LE MURA
-moderatore Carlo MoccaldiA.Medici (vicepres. V Municipio) Dialogo e convivenza nel V municipio,
A. Virgili conflitti e identità _S. Paoluzzi _P. Bochicchio “Memoria delle periferie”
Rappresentante Comunità Rom Nedzib e Dragan “Colli Aniene: Vivere oltre il cavalcavia”
P. Vitale Comitato popolare per la lotta della casa “La situazione dell’emergenza abitativa nel V municipio”_F. Manujibeya (Mosaici) Razzismo e xenofobia nelle periferie romane
Osservatorio Razzismo “Casi di violenza in periferia”
Ore 18.00 presentazione mostra fotografica ‘l’Italia Accanto’
-Banco informativo: “Io non ho paura”.
- Cena Sud Americana
OASI E MIRAGGI
F. Manujebeya l’esperienza delle consulte”
Rappresentante comunità latino americana “L’accoglienza di Roma oggi”
Rappresentante comunità marocchina “L’esperienza della convivenza nell’emergenza abitativa”
T. Kuzik “Una piccola Kiev a Ponte Mammolo, l’aggregazione della comunità ucraina attraverso il mercato” C. Moccaldi l’integrazione nel condominio
PROIEZIONI, MUSICHE E SPETTACOLO
Gruppo percussioni Tor Sapienza Musica balcanica Alessandro menestrello vu’ Cumprà
Proiezione del documentario: “Colli Aniene: Percorsi di periferia”
LA CURA DELLA CITTA’ SICURA
LUOGHI, INCONTRI, RELAZIONI
R. Mastrantonio (VII Municipio)
G. Rocca “Arte e integrazione”
L. Carocci, “progetto Mediazione sociale” Sos Razzismo: “L’integrazione attraverso le banche del tempo” C. Moccaldi “la convivenza possibile, la cura attraverso i luoghi di incontro”
A. Virgili “Le “Romano Pijats” laboratorio di dialogo interculturale”
Conclusione: A. Medici (V Municipio) “Punto della situazione e nuove prospettive. Da dove ripartiamo?”
Ore 18.00 esposizione dell’artigianato Rom
Ore 20.00 musiche del mondo intorno al fuoco
IL PROGRAMMA AGGIORNATO è DISPONIBILE SUL SITO http://www.piazzavittorioweb.it/




Se vuoi sostenere questo appello rispondi a sostienipijatsromano@tiscali.it con nome e cognome, domicilio e attività. Grazie.
Al Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti
· CHE IL PATRIMONIO RAPPRESENTATO DAI PIJATS ROMANO’ NON VADA PERDUTO
· CHE VENGANO AUTORIZZATI I PIJATS ROMANO’ DEI VARI MUNICIPI
· CHE SI SVILUPPI UN PERCORSO CHE PORTI ALLA COSTRUZIONE DI UN UNICO GRANDE (BARO’) PIJATS ROMANO’ CITTADINO CHE RIUNIFICHI PERIODICAMENTE IN OCCASIONI SIGNIFICATIVE LE VARIE MANIFESTAZIONI MUNICIPALI
Pijats Romanò è una manifestazione culturale con esposizione di produzioni artigianali tipiche della cultura Rom/Sinta e di usato riciclato.
L’attività mercatale, svolta in modo non professionistico, con vendita di manufatti frutto dell’ingegno e delle abilità tradizionali viene svolta da sempre dai Rom/Sinti anche se in modo non normato, spontaneo.
Sicuramente questa abilità dei Rom/Sinti nel commerciare è stata favorita storicamente dal nomadismo e dalla necessità di costruire uno sbocco sul mercato ai tipici manufatti artigianali unitamente al commercio dei cavalli, una attività praticata da sempre.
E’ dalla conoscenza e consapevolezza di questa secolare competenza e professionalità nell’arte del commercio che a Roma le Comunità Rom e Sinti insieme all’Opera Nomadi ed alle cooperative Phralipè e Romano Pijatshanno dato vita ai Pijats Romanò. Nella lingua romanì Pijats significa appunto mercato, ma anche piazza a ricordarci che il mercato Rom/Sinti non è un mercato come tutti gli altri ma, potremmo dire, un vetrina di una molteplicità di prodotti, frutto delle abilità artigianali nella lavorazione dei metalli e dei tessuti, ma anche riutilizzo, riciclo e riuso di tutta una serie di beni che l’attuale società consumista presume, troppo velocemente e a torto, vecchi e inutili.
Se i Rom/Sinti da sempre commerciano, a Roma troviamo i primi mercati Rom AUTORIZZATI negli anni ‘90 a Spinaceto (XII Municipio) e a Casilino 700 (VII Municipio). Successivamente una ulteriore esperienza è stata sviluppata sempre in VII Municipio a Piazza San Felice da Cantalice.
Ma sicuramente è con l’edizione del mercatino Rom in V Municipio dapprima di Via di Casal Tidei e successivamente a Via di Cervara 200 (un progetto sostenuto anche dalla Provincia di Roma) che questa manifestazione trova una sua stabilità sul territorio romano e diventa un vero lavoro regolare per decine e decine di capifamiglia Rom/Sinti.
Un lavoro vero che sfata il pregiudizio che vorrebbe queste comunità inoperose, che produce un reddito onesto e che da la possibilità di risiedere legalmente sul nostro territorio attraverso il rinnovo del permesso di soggiorno altrimenti impossibile con le normative in materia di immigrazione via via affermatisi.
Nel frattempo altri mercatini sono stati sviluppati come quelli del XII Municipio in Piazzale militari caduti nei lager ma soprattutto con i Pijats Romanò del VII e dell’XI Municipio rispettivamente nell’area parcheggio di Via Collatina (di fronte a Via Zanibelli poi spostato in Via Longoni) e nell’area di Via Lungotevere Dante (traversa Viale Marconi). Questi due ultimi nati dal recupero di due aree estremamente degradate che l’Assessorato alle Politiche Sociali e il V Dipartimento del Comune di Roma hanno risanato.
Successivamente sono stati attivati quelli del V Municipio a Via Mirtillo, dell’VIII Municipio in Viale Tor Bella Monaca (e successivamente Grotte Celoni), del XV Municipio a Corviale e, infine del IV Municipio a Piazzale Flaiano (una edizione definita IntegraROMa).
Da segnalare inoltre che espositori Rom e i Sinti partecipano ai mercati di Porta Portese e di Porta Portese 2 e quelli nati spontaneamente a ridosso di alcune comunità (come a Via Boccea e a Via Cesare Lombroso).
Purtroppo negli ultimi periodi molte di queste iniziative sono state sospese (a tutt’oggi sono attivi solo i mercatini Rom del IV e del VII Municipio) e il problema della ricerca di ulteriori aree dove poter svolgere tale attività non significa tanto allargamento di questa attività ma presupposto indispensabile per l’esistenza della stessa. Questo perché, per poter funzionare, l’attività mercatale dei Rom/Sinti ha bisogno di un numero determinato di posti che impediscano che, una massa sproporzionata di venditori si riversino sui pochissimi mercati funzionanti, facendoli così collassare data l’esiguità dei posti disponibili rispetto all’alto numero di Rom e Sinti che vogliono svolgere questa attività in modo regolare.
Bisogna poi comprendere che un popolo che non concepisce separazioni, barriere e confini nazionali è difficile che si adegui spontaneamente ai confini municipali con cui attualmente si svolgono i mercatini Rom.
La costruzione dei Pijats Romanò a livello municipale è stata una scelta importante perché ha permesso un radicamento di queste attività sul territorio ed ha sollevato i singoli municipi dalla complessità cittadina dei mercatini rom (ad esempio ai tempi di Casal Tidei tutte le Comunità Rom/Sinte di Roma premevano per partecipare a questo unico mercato esistente con le conseguenze negative che tutti possiamo ricordare e immaginare).
Crediamo però pure che dopo questo tirocinio municipale si possa immaginare anche la costruzione di un Romano Pijats cittadino con caratteristiche e basi nuove e l’inserimento di singoli venditori/espositori Rom e Sinti nei mercati rionali e domenicali esistenti.
Come abbiamo già detto il mercatino Rom ha molteplici caratteri e funzionalità:
Carattere economico
I Rom ed i Sinti da sempre praticano la compravendita riciclano materiali usati e sviluppano attività artigianali (rame, ferro, vestiario tradizionale, bottiglie decorate e bonsai).
Tali attività possono avere impulso e sbocco solo con i mercati. Nello stesso tempo l’attività mercatale è importante perché:
- permette loro di preservare le loro caratteristiche di famiglia allargata;
- è in sintonia con la loro concezione del tempo e dello spazio,
- valorizza le loro attitudini artigianali ed autoimprenditoriali.
I Rom e i Sinti naturalmente si sentono artigiani e commercianti e praticano questa attività perlopiù in modo spontaneo (abusivo).
Per abbattere il muro dei pregiudizi e degli stereotipi legati all’immagine negativa dei Rom, Sinti e Camminanti che vivono di espedienti, che rifiutano il lavoro soprattutto inteso come valore, e distaccati da un inserimento sociale, occorre riconoscere la profonda modificazione che sta avvenendo all’interno della cultura di questo popolo. Modificazione culturale presente in tutte le comunità Rom/Sinti, ma evidentissima nei Rom, Sinti e Camminanti italiani: soprattutto per l’attuale scolarizzazione dei minori, la ricerca di istruzione anche tra fasce di età adulta, l’avvicinamento ad una possibile formazione professionale congeniale alla loro potenzialità.
L’istruzione e la formazione con qualifiche professionali definite, diventano il primo strumento utile per abbattere il muro di pregiudizi che porta a vere discriminazioni etniche.. Esse aprono prospettive per nuove possibilità occupazionali, legate alle peculiarità originarie di ogni gruppo, sia esso costituito da Rom, Sinti o Camminanti.
Alla luce della crisi che in questi ultimi decenni ha investito la possibilità dell’indipendenza economica dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti, in seguito a vari fenomeni (primo fra i quali il venir meno della civiltà contadina) appare opportuno formulare concrete proposte che possano contribuire a conseguire un inserimento significativo nell’assetto produttivo.
Proposte che mirano a valorizzare le potenzialità presenti in queste comunità rispettando i loro valori. Tutto ciò, sia promuovendo e ridefinendo i saperi artigianali e comunque tradizionali, sia individuando nuove prospettive occupazionali e produttive compatibili con le trasformazioni in atto nel mondo dei Rom, Sinti e Camminanti.
La necessità e l’urgenza nell’affrontare con questo spirito il problema del lavoro, non risponde solo alla logica di una politica occupazionale; essa assume invece, nel caso specifico, una grande importanza, anche perché costituisce una grande occasione di riscatto dall’emarginazione, di prevenzione e superamento della devianza, di sviluppo e autopromozione economica non assistenzialistica, di progettualità produttiva compatibile con le istanze della cultura e dell’assetto sociale del popolo dei Rom, Sinti e Camminanti.
E’ infine la questione legata al permesso di soggiorno per i Rom di origine balcanica fuggiti dalle guerre civili che li vedevano soccombere di fronte alle comunità maggioritarie dei nuovi Stati nazionali nati dopo la caduta del cosiddetto “muro”.
Senza un regolare lavoro per queste persone la possibilità di legalizzazione del loro soggiorno in Italia è impossibile e i mercati Romanò sono una delle poche e di massa risposte a tale necessità in questo preciso momento storico.
Ugualmente anche i cittadini neocomunitari rumeni devono, dopo tre mesi, regolarizzare la loro posizione in Italia attraverso la iscrizione anagrafica.
Quest’ultima è possibile solo in presenza di un domicilio e di un lavoro (o iscrizione a corsi scolastici o professionali e certificando un reddito e un’assicurazione sanitaria).
La presenza nel mercato di saperi e culture di questo popolo è stato anche un momento di crescita culturale e di approccio interculturale della cittadinanza romana che ha visitato queste manifestazioni.
In particolare nei pijats romanò si sono svolte le seguenti attività culturali:
- La musica,
- le danze,
- la dimostrazione da parte dei maestri artigiani rom delle loro attività,
- la predizione del futuro praticata da esperte rumrià (donne rom) abruzzesi,
- la mostra storico – documentaria sui Rom Sinti e Camminanti
- la mostra sullo sterminio dimenticato di questo popolo (porrajmos),
- i “giornali parlati” effettuati al mercato sulle caratteristiche e presenza delle Comunità dei Rom, Sinti e Camminanti
- il materiale informativo sui Rom, Sinti e Camminanti distribuito gratuitamente
- i questionari somministrati
hanno fatto conoscere ai visitatori una parte della vita di queste comunità che non è quasi mai portata alla luce dai mezzi di comunicazione ed è per lo più è sconosciuta.
Alcuni bambini rom e il capofamiglia sono rimasti leggermente intossicati dal fumo nelle baracche dove vivevano. E' accaduto nei pressi della zona industriale di Colleferro, in via Carpinetana Nord, dove un nucleo di circa 20 persone aveva creato, da diverso tempo, un piccolo insediamento nomade. Il capofamiglia, mentre era a letto all'interno di una baracca non si e' reso conto che la coperta termica usata per coprirsi era in corto, respirando cosi' i fumi tossici. I vigili del fuoco di Colleferro arrivati sul posto, dopo aver spento la coperta e lasciato l'anziano uomo alle cure del 118, hanno visto uscire del fumo da un'altra baracca non molto lontano dalla prima. Entrati all'interno con gli autorespiratori hanno trovato 7 bambini che dormivano in giacigli di fortuna dopo aver consumato la cena e nessuno si era reso conto del pericolo a cui erano esposti. Tutti e sette sono stati prontamente portati all'esterno ed anche loro hanno ricevuto le cure mediche. E' stato fatto loro respirare ossigeno ma fortunatamente non c'e' stato bisogno di trasportarli in ospedale. L'uomo invece ha rifiutato il ricovero.
Un'audizione presso la Commissione Lavoro e Politiche sociali del Lazio per dare voce ai giostrai e circensi che lavorano nel territorio laziale.
Anche se una legge dello Stato prevede una serie di norme volte a sostenere e agevolare l'arte dello spettacolo viaggiante, quelli che stanno vivendo i giostrai del Lazio sono davvero tempi duri.
L'etnia Sinti, che da secoli è la principale titolare di tali mestieri ambulanti, lamenta infatti l'assenza di spazi idonei per vivere e lavorare.
La situazione è emersa nel corso dell'audizione di ieri in Commissione presieduta da Peppe Mariani, della lista civica per il Lazio, alla quale ha partecipato una numerosa delegazione di Sinti, guidata da Massimo Converso, presidente dell'Opera Nomadi, ente morale istituito con decreto del 1970.
I Sinti sono originari dell'India, come i Rom, e sono presenti nel nostro paese fin dal XV secolo e circa mille sono presenti nel Lazio, di cui, oltre la metà a Roma.
Il mestiere, che si tramandano di padre in figlio è quello di giostraio, soprattutto quei lavori legati all'arte circense, tra i più famosi in Italia di origine Sinti, gli Orfei e i Togni.
La legge obbliga i comuni a rendere disponibili apposite aree per le istallazioni delle attività dello spettacolo viaggiante e dei parchi di divertimento, ma, come ha riferito il presidente dell'Opera Nomadi nel corso dell'audizione, questo nel Lazio non sempre avviene.
L'esigenza di microaree per famiglie allargate, più funzionali alle esigenze di vita e di lavoro dei Sinti, è stata evidenziata nel corso dell'audizione.
Attualmente infatti i Sinti sono concentrati in grandi insediamenti, come quello di San Basilio a Roma, e coinvolti dai recenti provvedimenti per i campi rom.
Intanto Mariani ha dichiarato di attivarsi subito con le Asl per avere il rapporto sulle persone vaccinate: "Non farlo sarebbe un segnale inaccettabile per la salute pubblica", ha dichiarato.
Nelle ultime settimane intanto, si è provveduto a vaccinare i circa 200 bambini presenti nei campi, mentre rimane in pessime condizioni la viabilità dell'insediamento di Ciampino.
Il segretario provinciale Filiberto Pesciaroli e gli altri militanti della Destra presenti, si sono intrattenuti a lungo con i concittadini per spiegare le nostre iniziative volte a scongiurare la sciagurata ipotesi di trasferire campi nomadi di Roma nel viterbese e più in generale per presentare le nostre proposte per il miglioramento del governo del territorio.
Registriamo inoltre la visita informale del sindaco di Viterbo Giulio Marini il quale, anche grazie ai nostri ripetuti appelli, si è schierato apertamente contro qualsiasi apertura o concessione al trasloco dei rom nel nostro territorio e ci ha promesso di intraprendere tutte le azioni in suo potere come sindaco e come parlamentare di maggioranza per impedire al commissario di governo per l’emergenza nomadi, nominato dalla sua stessa maggioranza di centro, di individuare nella Tuscia aree ove scaricare e nascondere i problemi di Roma.
La Destra, a nome di tutti i suoi sostenitori, ringrazia per questa netta presa di posizione ed informa che sarà presenta i prossimi sabati e domeniche in varie cittadine della provincia per raccogliere sul territorio le istanze dei cittadini
Roma, 20 feb. - (Adnkronos) - "Il nostro piano, per cio' che riguarda i campi nomadi, prevede lo smantellamento delle sedi abusive per fare in modo che chi non puo' stare nella nostra citta' perche' ha commesso reati venga espulso. Chi invece puo' rimanere deve stare in pochi campi vigilati, che non siano aree di degrado''. E' quanto dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, intervenendo all'assemblea pubblica al Teatro 33, in via Gran Paradiso nel IV Municipio.
"Ecco perche' - prosegue il sindaco di Roma - le zone lontane dai centri abitati sono le possibili aree di costruzione. Questo progetto sara' terminato entro un anno''.
"Noi - conclude Alemanno - non vogliamo piu' queste realta' che sono impressionanti, Roma non puo' essere questa ma deve tornare a essere una citta' tranquilla serena dove c'e' gioia di vivere".
Replica dell'Oppposizione : BIANCHINI (PD), ALEMANNO HA UN PIANO DI DEPORTAZIONE NOMADI
Roma, 20 feb. - (Adnkronos) - "Finalmente Alemanno getta la maschera e dice chiaramente che ha un vero e proprio piano di deportazione dei nomadi fuori citta', in luoghi senza servizi e opportunita', dove sara' impossibile sperimentare qualsiasi processo d'integrazione o avere infrastrutture essenziali, un problema sofferto dai cittadini che abitano gia' tali zone". E' il commento del consigliere del Pd Paolo Bianchini, componente della Commissione Sviluppo alla Provincia di Roma, in merito alle dichiarazioni sui campi nomadi del sindaco nel IV municipio.
"Ecco il progetto di Alemanno, paladino del decoro e della bella facciata - conclude Bianchini - mettere i nomadi in isolamento in periferia, foraggiare sentimenti di diffidenza e risentimento, impedendo ogni coesione sociale e dando cosi' nuova linfa a quel senso d'insicurezza che in questi mesi il sindaco ha voluto alimentare in ogni modo".

Opera Nomadi Ente Morale (D. P. R. 26/03/70 n. 347)
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Comune di Roma Dipartimento XIV Deter. Dir. N. 1939 del 23.12.04 |
In collaborazione
COOPERATIVA SOCIALE “Romano Pijats”
COOP SOC PHRALIPE’ – FRATERNITA’
Municipio Roma VII
“Pijats Romanò”
(manifestazione culturale e esposizione artigianale dei Rom/Sinti del VII Municipio)
tutti le domeniche dalle ore 8.00 alle ore 12.00
Area Parcheggio Via Emilio Longoni (di fronte Via Collatina) Zona Tor Sapienza
- esibizione del lavoro effettuato dai maestri ramai Rom,
- musica balcanica,
- mostra storico – documentaria sul popolo dei Rom, Sinti e Camminanti
- banchetti di libri e materiale informativo sul popolo dei Rom, Sinti e Camminanti
Autobus: 112 da Largo Preneste
541 da Largo Preneste
150 da V.le Washington (anche Termini)
Tel/fax ![]()
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06/72634508 www.romlavoro.it romlavoro@tiscali.it Per contatti ![]()
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348/6614207
L'Associazione Romà Onlus e Focus Casa dei Diritti Sociali realizzeranno sabato 31 al Circo Lidia Togni (Via Appia Nuova 1050, Capannelle) uno spettacolo interamente dedicato ai bambini rom e sinti di Roma. Per una volta potranno essere i piccoli rom e sinti a poter invitare i loro amici e compagni di scuola ad un evento, dove potranno conoscere meglio la cultura rom e sinti. Sarà presente un coro misto di bambini italiani e rom e sinti, proveniente da Latina dove da tempo si è avviato un processo analogo di scolarizzazione, che canterà l'inno del popolo rom e l'inno di Mameli. L'evento si svolge con il patrocinio del Comune di Roma e dell'Assessorato alle Politiche Educative, Scolastiche, l'assessore Laura Marsilio interverrà all'evento. Questa è la prima di una serie di iniziative incentrate sulla riscoperta e valorizzazione della cultura del popolo rom e sinti, in modo da porre l'accento sui molti aspetti positivi e sulla capacità dei rom e sinti di interagire oggi con le società ospitanti. L'Associazione Romà, costituita prevalentemente da Rom e Sinti, contraddicendo ogni pregiudizio, sottolinea che "i Rom e i Sinti sono, nella storia, comunità attive e laboriose: circensi, artigiani, allevatori di cavalli, giostrai, commercianti, etc. che hanno da sempre saputo contribuire ai bisogni dell'economia e della società nella quale si sono insediati".|
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Comune di Roma Dipartimento XIV
Deter. Dir. N. 1939 del 23.12.04
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Quanto all'impressione avuta nel suo primo giorno a capo della Prefettura di Roma Pecoraro ha detto: «Ho avuto un'ottima impressione, c'è una completa identità di vedute con i miei colleghi del ministero e con il sottosegretario Mantovano».
Cortei. Sulla questione della regolamentazione dei cortei nella Capitale Pecoraro ha affermato: «Ci sono delle cose da disciplinare ma non la considero un'emergenza». Al margine della cerimonia il prefetto ha detto di voler incontrare i segretari generali dei sindacati confederali: «Vedremo se sarà possibile fare qualcosa, ovviamente garantendo il diritto di manifestare ma tenendo anche ben presenti le esigenze dei cittadini».
Mosca. «Ho svolto un ruolo di garante dei diritti civili e sociali». Così Carlo Mosca, ormai ex prefetto di Roma, sintetizza l'operato del suo mandato. Mosca, al termine della cerimonia del passaggio di consegne, ha dichiarato di lasciare l'incarico «con spirito sereno e grande orgoglio. Ho svolto un servizio in favore di una città che ha tanti problemi e di cittadini che meritano grande rispetto». Quanto al nodo cortei, Mosca ha espresso l'auspicio che «il nuovo prefetto vari il regolamento sempre d'intesa con tutti i protagonisti della vita della città».
Mosca da prefetto aveva detto no alle impronte per i rom, alle espulsioni di massa e agli sgomberi dei campi nomadi; nei giorni scorsi il vice prefetto Maria Rosaria Ingenito aveva criticato la decisione del Viminale di rimuovere Mosca dall'incarico, definendolo «defenestrato per un pretesto qualunque».
Dieci righe pesanti e quattro punti programmatici. Due terzi di pagina su un documento di 109 cartelle, ma sufficienti per segnare un cambio di passo per la risoluzione dell’emergenza nomadi nella Capitale. Una svolta sulla questione rom che forse è sfuggita a molti osservatori, messa nero su bianco all’interno del Documento di programmazione finanziaria 2009-2011 del Comune appena approvato dalla giunta e che sta per approdare in Consiglio. I quattro punti su immigrazione e rom recitano così (pagina 59): «Creazione del circuito della seconda accoglienza; creazione di un sistema progettuale permanente finalizzato all’autonomia socio-lavorativa; promozione del reingresso assistito nei paesi di origine dei rom; normalizzazione della situazione dei campi nomadi autorizzati prevedendo lo spostamento dalla città in zone periferiche e dotate di servizi essenziali».
Mentre a pagina 104 del Dpf, nel paragrafo sulle “politiche per la sicurezza e la legalità” si legge: «Attuare, sulla base delle direttive del Commissario delegato per il superamento dell’emergenza nomadi, un piano per il contenimento e l’inclusione sociale delle popolazioni senza territorio attraverso programmi di bonifica e ristrutturazione degli insediamenti delle popolazioni nomadi e il progressivo sgombero, previa individuazione di aree disponibili alternative e la sistemazione dei minori, degli accampamenti illegali a partire dalle situazioni di maggior degrado». Il Campidoglio sembra quindi deciso a proseguire con la politica degli sgomberi degli insediamenti abusivi, unendola tuttavia a un piano per il contenimento e l’inclusione sociale dei rom. Bastone e carota insomma, bonifica dei campi illegali (o più degradati come il Casilino 900) e successivo spostamento fuori Roma, ma anche recupero sociale con operazioni sulla falsariga del censimento della Croce Rossa. O come quelle legate alla scolarizzazione di cui si parla a pagina 63 (paragrafo «politiche educative e scolastiche»): «Rientrano sempre nelle finalità legate al diritto allo studio anche la fornitura di libri di testo nonché la scolarizzazione rom da attuarsi mediante la costituzione di una cabina di regia che, monitorando il servizio, individuerà nuove linee strategiche per il raggiungimento dell’obiettivo». Un obiettivo da perseguire anche attraverso «la realizzazione di corsi a contenuto professionalizzante da proporre alla frequenza delle popolazioni nomadi», e una cabina di regia che dovrà ripensare il fallimentare e costoso modello di integrazione scolastica avviato dalle amministrazioni Rutelli e Veltroni. Ed è significativo che uno dei sei macroprogetti legati alla solidarietà reciti «risoluzione dell’emergenza dei senza fissa dimora e dei nomadi».
La cornice in cui collocare tutte queste azioni è ancora il «Patto per Roma sicura» firmato lo scorso 29 luglio da Comune, Provincia, Regione e Prefettura. Così come l’interlocutore di riferimento è sempre il prefetto nonché commissario straordinario per l’emergenza rom. E non è un caso che venerdì il sindaco Alemanno, in occasione del passaggio di consegne tra il vecchio inquilino di Palazzo Valentini Carlo Mosca e il nuovo Giuseppe Pecoraro, abbia subito affrontato la questione con il prefetto entrante indicando come priorità le situazioni nomadi e cortei. Per tornare al contenuto del Dpf, le dieci righe di pagina 104 si chiudono così: «In particolare occorre procedere all’individuazione dei soggetti destinatari di provvedimenti che impediscono la prosecuzione della loro presenza sul territorio, con particolare riferimento agli extracomunitari clandestini e ai cittadini comunitari che delinquono o sono pericolosi, per i quali andranno adottati rispettivamente provvedimenti di espulsione e di allontanamento». E qui sarà fondamentale il differente atteggiamento di Pecoraro rispetto al suo predecessore Mosca. «Stimo Mosca, lo conosco da molti anni ma io e lui abbiamo caratteri diversi». Parole, quelle del neoprefetto, che lasciano intuire un’inversione di marcia.
Foglio illustrativo delle attività del Coordinamento Nazionale dell'Opera Nomadi