Il Naga apprende con soddisfazione la decisione del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia - Milano di sospendere lo sgombero di cittadini italiani di origine Sinti residenti, da generazioni, nel comune di Gambolò (PV).
“La decisione di sgomberare l’area in cui vivono i cittadini Sinti si fonda solo una volontà discriminante, non sussistono, in alcun modo i presupposti per un atto di questo tipo e il TAR di Milano, con l’ordinanza di sospensione dello sgombero, l’ha riconosciuto” afferma Pietro Massarotto presidente del Naga “Inoltre si ribadisce che, secondo la legge italiana e le norme internazionali, la protezione delle minoranze si sostanzia non solo in obblighi di natura negativa, ma anche in doveri di protezione e valorizzazione delle differenze” prosegue Massarotto.
Il Naga, da oltre vent’anni fornisce assistenza sanitaria, sociale e legale a cittadini stranieri, “Dover difendere in giudizio lo sgombero forzato di cittadini italiani da un Comune in cui risiedono da più di ottant'anni appare veramente paradossale. Tuttavia, ciò dimostra, una volta di più, che le attuali politiche repressive colpiscono tutti ed in particolare il soggetti più deboli”, conclude il presiedente del Naga.
Il Naga continuerà a svolgere attività di assistenza e di difesa dei diritti di tutti e si augura di non dover più ricorrere ad un Tribunale per fermare un provvedimento di sgombero senza alternative.
La distruzione della baraccopoli Bacula (Photoviews)
MILANO - La sintesi è: lavoro e casa ai rom. Ora, ci sono distinguo e chiarimenti da fare, e che faremo. Ma l’incontro, ieri, tra il prefetto e il sindaco ha inaugurato la nuova fase della gestione della questione-rom dopo la fase degli sgomberi. Per chi se lo merita, offre garanzie, ha voglia di cambiar vita — e secondo le istituzioni sarà naturalmente un cambiamento in meglio —, ci sarà «un percorso assistito di avviamento al lavoro ». E ci sarà la possibilità di «avere un’abitazione », abitazione la cui ricerca le istituzioni affideranno al terzo settore, «specie quello cattolico». Dunque si girerà nel circuito delle parrocchie e delle associazioni.
Lo sgombero dei rom al cavalcavia Bacula DiAP Dipartimento di Architettura e Pianificazione - Politecnico di Milano
via Bonardi 3
20133 Milano - Italia
il 23 Aprile 2009 - via Ampère, 2 Milano (MM2 fermata PIOLA, tram 23)
Prima Parte - AULA U.2
Le condizioni abitative dei Rom nella ricerca sociale
ore 9.30 Anna Nufrio, Politecnico di Milano Antonio Tosi, Politecnico di Milano
ore 10.00 Il progetto EU - ROMA Una ricerca europea sulle condizioni abitative dei Rom in Italia, Grecia, Romania e Regno Unito
Pietro Nunziante, Istituto Superiore di Design di Napoli
Alexander Valentino, Laboratorio Architettura Nomade
ore 11.30 dibattito: Fare ricerca nelle baraccopoli: esperienze e metodi a confronto coordina Federica Verona
Antonio Tosi, Politecnico di Milano
Paolo Cottino, Politecnico di Milano
Pietro Nunziante, Istituto Superiore di Design di Napoli
Alexander Valentino, Laboratorio Architettura Nomade
Anna Rita Calabrò, Università di Pavia Giovanni Semi, Università degli Studi di Milano
Giovanni La Varra, Politecnico di Milano
Seconda Parte - AULA GAMMA
Dalla ricerca alle politiche per gli insediamenti Rom
ore 14.30 presentazione "Favelas di Lombardia: la seconda indagine sugli insediamenti Rom e Sinti" Una ricerca dell’Osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità
Maurizio Ambrosini, Università degli Studi di Milano Antonio Tosi, Politecnico di Milano Paolo Cottino, Politecnico di Milano
Livio Neri, referente Lombardia ASGI - Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione
Maurizio Pagani, Opera Nomadi Milano
Massimo Mapelli, Casa della Carità, Milano
Marco Trezzi, Caritas Ambrosiana
ore 17.00 Il film: "Via San Dionigi, 93: storia di un campo rom" (2007)
Introduzione a cura dei registi Tonino Curagi e Anna Gorio
MILANO - Prima che «quelli di Bacula», nella geografia delle migrazioni metropolitane dei rom loro sono conosciuti come «quelli della Bovisasca». Attorno alle 150 unità, questi nomadi, romeni, l'anno scorso vennero sgomberati da un prato di via Bovisasca in una giornata calda e tesa che fece arrabbiare e in certi frangenti vergognare — «Violati i diritti umani» disse la Curia —, dopodiché gran parte degli immigrati finì appunto sotto il cavalcavia Bacula. Là, nel sottosuolo, c'era l'arsenico regalo delle vecchie fabbriche chimiche, mentre sul suolo galoppavano i topi; qui, è pure peggio. Per com'è posto, in campo aperto, sotto il cavalcavia il vento arriva con raffiche che gelano e spengono i fuocherelli. Ci son tanti bimbi. E adulti che spesso non lavorano, campano di elemosina, si lasciano andare.
Nell'insieme, per la Diocesi, «la situazione non è degna di una città civile». Milano, a sentire il Comune, agirà con l'ennesimo blitz. A giorni. È già deciso. Sostiene la Diocesi, nello specifico con un cartello che unisce Caritas, Casa della Carità, Acli e Padri somaschi: «L'esperienza dovrebbe insegnare che se ci limiterà all'azione di forza i rom se ne andranno da questo precario insediamento ma — poco dopo — troveranno un altro posto ancora più nascosto, ancora più indecente, ancora più inumano, dove tentare di sopravvivere». Ora, non si dice che debbano rimanere dove sono. Anzi: «In quelle condizioni non possono più stare». Si dice, piuttosto, che non «bisogna vanificare il lavoro svolto», non «bisogna far cadere queste disponibilità». Il riferimento è alle stesse quattro realtà elencate prima, che sotto il cavalcavia hanno quasi quotidianamente inviato operatori e volontari, e non soltanto coperte e generi di prima necessità.
È un appello, quello della Diocesi. Un invito. Non è un monito, almeno a leggerlo così come è scritto. Ecco un altro passaggio: «Parte delle persone accampate ha mostrato la volontà di integrarsi. Vanno riconosciuti e incoraggiati i comportamenti civili e virtuosi di chi non delinque». Per vedere baracchette e tende, dovete scendere di sotto, dal ponte si vede poco; si vedono, questo sì, i panni stesi sulla massicciata che costeggia i binari delle Nord, e chi di voi è pendolare non può non averci fatto caso. Davanti alle baracchette e alle tende, c'è un campo, non piano. Attorno al prato, cespugli usati come bagni. A inizio mese, c'era stato un corteo della Lega, nel quartiere. Lungo il tragitto, erano comparsi ragazzi dei centri sociali e del Naga, i medici e gli infermieri che nel dopolavoro curano i clandestini. Avevano gridato: «razzisti»; «fascisti». Nulla di che, ma leggere tensioni c'erano comunque state. «Tutte tensioni inutili», aveva comunque detto il vicesindaco Riccardo De Corato, «perché entro marzo i nomadi saranno allontanati. Sono già previsti gli interventi per la impedire la rioccupazione attraverso la realizzazione di una recinzione di tre metri e mezzo».
Il campo del ponte Bacula"Coloro che ne chiesero la nomina di commissario straordinario all'emergenza rom - prosegue Penati - lo costringono ad avallare le scelte irresponsabili del Comune di Milano, che attraverso De Corato ordina che vengano sgomberati i rom del cavalcavia Bacula senza aver previsto una destinazione e infischiandosene del fatto che a Milano ci sia un commissario straordinario all'emergenza rom". Il presidente della Provincia conclude ricordando che Lombardi "prima lo si e' nominato per la politica dello scarica barile e oggi, sulla situazione del cavalcavia di via Bacula, lo si riduce al silenzio prevaricando i suoi poteri".
CORBETTA 30/01/2009 - Tanto spavento, ma per fortuna nessun ferito nell'incendio scoppiato ieri mattina nel campo rom di via Abbiategrasso a Corbetta. Verso le 10 da una stufetta sono partite le fiamme che hanno invaso immediatamente tutto il casolare in legno che è andato semidistrutto. All'interno c'erano papà, mamma, un bimbo di 2 anni e una bimba di 3. Sono usciti in tempo e si sono messi in salvo, soccorsi anche dagli altri rom che vivono nello stesso insediamento. A quel punto è scattato l'allarme al 115 che ha inviato sul posto l'autopompa dei vigili del fuoco volontari di Corbetta, l'autobotte dal distaccamento di Magenta e un mezzo da Rho.
Nerviano Sabato 24 gennaio, in occasione dei festeggiamenti per la Giornata della Memoria (27 gennaio), si svolgerà a Nerviano, alle ore 21 presso la Sala Bergognone dell'ex Convento degli Olivetani, la serata dal titolo "Ebrei e Rom: due storie dello stesso dolore". Durante la manifestazione, sarà proiettato il video "A forza di essere vento", a cui seguirà un concerto con musiche rom. Ad introdurre la serata Maurizio Pagani di Opera Nomadi.
A far da cornice al tutto, invece, l'esposizione della mostra "Porrajmos e Sumaradipen - Divoramento e genocidio", incentrata sull'olocausto dei popoli Rom e Sinti.
di MAGDA BIGLIA
— BRESCIA —
SI MOLTIPLICANO un po’ dovunque le iniziative per la “Giornata della memoria” del 27 gennaio, atte a coinvolgere popolazione e ragazzi delle scuole. Il treno speciale per Auschwitz, organizzato dall’Archivio storico della Camera del lavoro, è partito per la quinta volta in novembre carico di bresciani che hanno visto Cracovia e il terribile lager, riportandone come sempre emozioni davvero forti.
NELLE SCUOLE, in questi giorni, si riporteranno quelle esperienze. A Castegnato, alle 20.30 di martedì, al centro civico s’intitola “Un treno per...” lo spettacolo concerto con musiche ed immagini del viaggio. E il mattino, alle 9.30, gli studenti parteciperanno a un consiglio comunale aperto sulla Shoa.
È PROPOSTA dagli ex deportati la visione cinematografica “Un treno per Auschwitz” a Vobarno. È, invece, un treno in miniatura quello che i ragazzi del Gonzaga di Castiglione delle Stiviere da oggi al 27 faranno correre nel plastico di un lager a ricostruire la strada verso la morte. Le vicende di alcune vittime saranno messe in scena dai ragazzi. I cancelli saranno aperti di domenica dalle 10.30 alle 12 per consentire ai parenti di partecipare alla performance. Il 27 alle 20.30 nella biblioteca comunale di Cazzago San Martino saranno proiettati il film “Si fa presto a dire fame”, a cura dell’Archivio della Cdl e Porrjamos documentario dell’Opera nomadi sulle persecuzioni da parte di fascisti, nazisti e ustascia. Il Comune di Gussago, con l’Anci, ha realizzato una mostra con le testimonianze degli internati del paese nella sala Togni dove la sera di martedì sarà proiettato il film “Senza destino”. Prima, alle ore 10.45, si terrà una cerimonia davanti al monumento degli internati.
UNA MOSTRA su Olocausto e foibe, prima esposta a villa Mazzotti di Chiari, sarà fino al 15 febbraio nella sala civica di Castelcovati. Lo spettacolo “Il coraggio di vivere”, tratto a cura di Emanuele Turelli dal diario di Nedo Fiano, è in calendario il 27 a Borgosatollo, Cortefranca, Ome, il 28 a Ome e Cortefranca, il 29 a Capriolo, il 30 a Corzano, il 31 a Berzo Demo. Narra di un bambino ebreo fiorentino la cui esistenza viene sconvolta dalle leggi razziali, fino alla deportazione, ad Auschwitz.
I nomadi: vogliamo mandare a scuola i nostri bambini
Ci mandano via da ogni posto, o quasi. Noi vorremmo fermarci più di un giorno o due, per mandare a scuola i bambini e trovare lavoro». La carovana di roulotte - una trentina, circa 120 persone - è arrivata a Sannazzaro l’altra sera, occupando il parcheggio vicino al campo sportivo. Un’ordinanza del sindaco impone lo sgimbero entro 48 ore. Ma i nomadi protestano, vorrebbero maggior tolleranza da amministrazione e residenti. Sono tutti imparentati fra loro, il grande gruppo famigliare degli Hudorovich. Originari del Montenegro, che hanno lasciato dopo la seconda guerra mondiale, «siamo cittadini italiani a tutti gli effetti - dicono i capi della comunità, Mario e Franco, cugini di 54 e 56 anni - però ci sentiamo discriminati».
Ieri all’ora di pranzo mangiavano all’aperto, sui tavoli da campeggio vicino ai caravan. Un bicchiere di vino rosso anche per gli ospiti, la storia del clan da raccontare.
«I primi Hudorovich sono arrivati in Veneto dopo la guerra, perché in patria - quella terra dove era nata la vostra regina Elena - si faceva la fame». Si sono moltiplicati, «siamo sparsi in tutto il Nord Italia, con almeno quattro o cinque figli per ogni donna». Tutte con i capelli sciolti e lunghi, a qualunque età. Gonnelloni multicolor come da copione, orecchini grandi e luccicanti. Oggi in Italia si contano tre o quattrocento Hudorovich, parenti più meno stretti, dice Mario. Si spostano suddivisi in gruppi più piccoli, che si formano e si separano di stagione in stagione. Quello arrivato a Sannazzaro è numeroso, con molte giovanissime mamme e bambini. Le donne curano i figli e realizzano piccoli oggetti di rame, portacenere e soprammobili, che vendono di casa in casa. Uomini e ragazzi fanno gli stagnini: «Per esempio, andiamo nei ristoranti a chiedere se hanno pentole rotte e le aggiustiamo. Affiliamo i coltelli». Ma per trovare qualche cliente, «si deve rimanere almeno qualche giorno nello stesso posto, a cercare qualche contatto».
Niente foto in primo piano, «perché altrimenti quando ci presentiamo a cercare lavoro dicono ecco gli zingari, e ci mandano via». Alla vita nomade certo non vogliono rinunciare: «Una casa fra quattro mura l’ho avuta - dice il cugino Franco - ma l’ho venduta, non ci resistevo. Soprattutto d’estate».
Ma la vita raminga crea anche problemi: «La gente che ci crede tutti ladri, e poi far studiare i bambini è complicato». Questo però è ovvio: «Certo, non possono andare tutto l’anno nella stessa scuola, lo sappiamo benissimo anche noi». Ma «se ci lasciano stare almeno qualche settimana nello stesso posto, possiamo mandarli in una classe a imparare qualcosa. Mica è possino andare in una scuola solo due giorni».
Le mamme cercano di dare qualche insegnamento, «fanno come possono». Ma molto presto, a dieci anni o poco più, soprattutto i maschi iniziano a lavorare con gli adulti. «Noi Hudorovich paghiamo le tasse e ci comportiamo bene. Quando ce ne andiamo da un posto, lasciamo tutto in ordine e pulito». Sottolineano i capi clan: «Siamo italiani come gli altri, andiamo regolarmente a votare. Lo Stato e quindi anche i sindaci dovrebbero aiutarci. In questo piazzale dove siamo ora, non ci sono nemmeno i collegamenti per l’acqua». Di fronte al parcheggio diventato campo nomadi c’è una fila di villette a schiera. Dai residenti un coro di proteste: «Servono aree attrezzate per i girovaghi. Perché le amministrazioni non si organizzano?»
"da qui non ce ne andremo mai" Corbetta Ad un paio di giorni di distanza dall'abbattimento della costruzione abusiva della frazione di Battuello a Corbetta i rom macedoni che dimoravano in quell'area sono ancora al loro posto. Anzi, aggiungono: “Da qui non ce ne andremo mai, avevamo una casa costruita abusivamente, siamo d'accordo. Ma almeno la zona era in ordine, adesso siamo costretti a vivere nelle roulotte e in piccoli caseggiati di fortuna. Volevano un vero campo rom? Bene, adesso l'hanno avuto”.
A parlare è una ragazza macedone che non si sbilancia più di tanto, aggiungendo che “ormai non c'è più niente da fare, hanno abbattuto i bagni. Non siamo certo gli unici a Corbetta ad avere delle costruzioni abusive, eppure la sentenza è arrivata solo per noi. Forse perchè non abbiamo bimbi piccoli come negli altri campi rom? Non vogliamo dire altre cose”. Due uomini che arrivano in auto nel campo si rifiutano di rilasciare qualsiasi dichiarazione e il colloquio ha fine. L'area accanto reca il cartello con la scritta “Proprietà comunale”.
Ieri mattina nel campo di Battuello si sono presentati anche i consiglieri di opposizione Claudio Cavaliere (indipendente ed ex membro della maggioranza) e Andrea Fragnito (centro destra, lista Per Corbetta e le sue frazioni). Non hanno parlato con i rom macedoni, limitandosi ad osservare il campo in cui vivono. Cavaliere ha predisposto un'interrogazione che verrà discussa prossimamente in consiglio comunale. Interrogazione avallata da tutti i consiglieri di opposizione: “Chiediamo all'amministrazione quali risultati si sono ottenuti con queste operazioni. A nostro avviso occorreva intervenire tempo prima, magari con un'ordinanza che vietasse gli accampamenti con roulotte come hanno fatto altri comuni. Lo abbiamo chiesto, ma non è stato mai fatto”.
Secondo Cavaliere nel campo di Battuello esiste anche un problema di igiene da non sottovalutare che rischia di esplodere nel tempo: “Ci chiediamo se vi sono le condizioni per poter vivere in quel modo”, ha detto. Quello di mercoledì è il primo abbattimento eseguito su una costruzione abusiva per mano dell'amministrazione retta dal sindaco Ugo Parini che, in attesa di chiarimenti ulteriori, si è limitato a dire: “Abbiamo agito secondo quanto stabilito dalla legge”. Un paio di anni fa lo stesso accampamento fu oggetto di un'altra sentenza del Tar, ma in quell'occasione furono gli stessi rom a dare esecuzione in maniera autonoma all'abbattimento.
E’ diventata un caso politico nazionale la vicenda, sollevata il 7 ottobre da quiBrescia.it (leggi l’articolo), dei cinque fratellini sinti di nazionalità italiana ai quali il sindaco leghista di Chiari, il senatore Sandro Mazzatorta (leggi l’intervista), nega la residenza. Il parlamentare Furio Colombo del Pd, infatti, ha scelto di accendere i riflettori su una vicenda umana che si è consumata nel buio dell'indifferenza, sotto la copertura dell’applicazione delle norme, raccontandola sulle pagine de l'Unità dopo che su quiBrescia.it aveva sollevato numerosi commenti. Una grande discussione che in qualche momento aveva anche scoperchiato il pentolone della coscienza civile e umana dei lettori del nostro giornale.
Ma Colombo mercoledì 29 ottobre aveva portato la vicenda anche all'attenzione della Camera dei Deputati. E, sul giornale di riferimento del suo partito, domenica scorsa, ha stigmatizzato il comportamento dell'amministrazione di Chiari nei confronti di questa famiglia (i bambini vanno dall'anno ai 14 anni) che fino al 2004 era regolarmente residente in un'area sulla quale la precedente giunta aveva costruito (con finanziamento regionale di 150 mila euro) alcune casette prefabbricate.
"Sto per raccontare una storia. Potrebbe essere un'invenzione per creare un po' di emozione", scrive su l'Unità Furio Colombo, "e invece è vera. Potrebbe essere la testimonianza di qualcosa che purtroppo è avvenuto, ma che per fortuna è finito. Invece continua".
"Gli stessi fatti sono stati narrati e denunciati da me alla Camera dei deputati il giorno 29 ottobre", prosegue Colombo, "mentre si discuteva di turismo e campeggi e di come tener distinti i campeggi dai campi nomadi. Urla e boati dei deputati della Lega, ma nessun intervento, nessun tentativo di chiarimento e smentita".
"Soltanto un'ora più tardi", riferisce il parlamentare del Pd, "il deputato leghista D'Amico è venuto in aula e ha chiesto la parola per spiegare che la famiglia di due adulti e cinque bambini di cui uno neonato era stata colta dai vigili in sosta vietata e che quel nucleo familiare era socialmente pericoloso. Un dato di vita di questa famiglia italiana che deve essere sfuggito ai volontari della Caritas che non li hanno mai abbandonati".
Due intere pagine del giornale sono state dunque dedicate alla storia di Cristina, Michele, Lucia, Anastasia e del piccolo Mattia.
E l'articolo di Colombo di chiude con una frase significativa: "Questi bambini sono italiani esclusi da tutto per mano del potere estraneo della Lega per l'indipendenza della Padania. Il nostro impegno civile è non dimenticare questa vicenda e questi nomi".
Roma, 31 ott. (Apcom) - Con l'accusa di istigazione a delinquere l'attuale sindaco leghista di Opera, in provincia di Milano, Ettore Fusco, dovrà nuovamente essere giudicato dal gup del capoluogo lombardo che il 14 febbraio scorso lo aveva prosciolto. Il verdetto favorevole è stato annullato con rinvio dai giudici della prima sezione penale che hanno accolto le "obiezioni" sollevate dalla procura della Repubblica. L'accusa contestata dai pm ambrosiani si riferisce all'invito ad occupare il locale campo nomadi che Fusco, quando era consigliere di opposizione al comune di Opera nel dicembre 2007, rivolse al pubblico che seguiva la seduta del consiglio comunale.
La sera stessa ci furono degli scontri e il campo, destinato ad ospitare famiglie rom che erano state sfrattate da un'altra area, venne invaso dalla cittadinanza che distrusse le tende allestite dalla Protezione civile. All'udienza preliminare di febbraio scorso il giudice, accogliendo le tesi della difesa, prosciolse Ettore Fusco affermando che "le azioni che aveva proposto non erano violente ma avevano il solo scopo di tutelare gli interessi dei cittadini". La zona sulla quale era stata realizzata la tendopoli infatti era stata in precedenza destinata alla Croce Rossa. Contro il "non luogo a procedere" deciso dal gup la procura ha presentato ricorso in Cassazione.
La sentenza 40684 depositata oggi annulla il proscioglimento e invita il giudice a verificare, con una nuova udienza preliminare, "quale forza suggestiva" potessero avere "le frasi pronunciate da Fusco". A questo proposito i magistrati sottolineano che il reato di istigazione a delinquere si riferisce "a quelle condotte che rappresentano azioni concrete che possono indurre altri a commettere fatti delittuosi". In sostanza, secondo la Cassazione, non è importante quale fosse l'intento dell'attuale sindaco se le sue parole inducevano, di fatto, la cittadinanza a compiere azioni contro la legge. Una decisione che ha "scavalcato" anche le conclusioni del sostituto procuratore generale della Cassazione, Mauro Iacoviello, che invece aveva chiesto la conferma del proscioglimento
Un libro a cura di Giorgio Bezzecchi, Maurizio Pagani e Tommaso Vitale.
I gruppi zigani sono molti e differenti. Abitano da secoli il tessuto urbano d’Europa. Sono parte integrante della storia italiana, soggetti in uno stato di diritto. Spesso, tuttavia, le politiche nei loro confronti assumono tratti marcatamente discriminanti e di frequente gli enti locali adottano vere e proprie forme di razzismo istituzionale. Altre volte, politiche e provvedimenti ben intenzionati falliscono per le proteste e le mobilitazioni locali, ma anche per il mancato ascolto e coinvolgimento dei diretti interessati, i rom e i sinti.
Il volume tenta di fornire idee e appigli per uscire da questo senso di impotenza: i diversi contributi che lo compongono mostrano strade concretamente percorribili nell’azione pubblica. Guardando alla sfida di una politica democratica e partecipata, questo libro racconta una pluralità di casi empirici che aiutano a capire come è possibile rispettare i diritti fondamentali delle minoranze, moltiplicando il consenso sulle politiche necessarie per una migliore convivenza.
Il volume contiene saggi di Alberto Giasanti, Amoun Sleem, Antonio Tosi, Carlo Cuomo, Elisabetta Vivaldi, Giorgio Bezzecchi, János Ladányi, Joanna Richardson, Laura Boschetti, Maurizio Pagani, Paola Pessina, Tommaso Vitale, Zoran Lapov.
Giorgio Bezzecchi, presidente della cooperativa Romano Drom, è un Rom Harvato, esperto di processi e politiche di mediazione culturale. Da molti anni è uno dei massimi dirigenti dell’Opera Nomadi. Vive e lavora a Milano.
Maurizio Pagani, dirigente dell’Opera Nomadi, da molti anni è attivamente impegnato in azioni di promozione sociale delle comunità zingare e studio delle politiche pubbliche. Vive e lavora a Milano.
Tommaso Vitale, ricercatore di Sociologia, insegna sia Sviluppo locale che Programmazione sociale all’Università degli Studi di Milano Bicocca ed è membro della redazione di Partecipazione e conflitto - Rivista di studi politici e sociali.
I rom e l’azione pubblica
a cura di Giorgio Bezzecchi, Maurizio Pagani e Tommaso Vitale
Pagine: 288
Prezzo: Euro 20
ISBN: 978-88-7039-0377
Per l’acquisto versare il relativo importo sul c/c postale n° 59861203, intestato a:
Nicola Teti Editore srl - Milano.
Per pagamento in contrassegno l’importo va maggiorato di € 3 (Tel. 02.55015575).
''Espulsioni che di fatto - ha concluso De Corato - non potremo pero' mettere in pratica a causa dei veti dell'Unione Europea che, proprio pochi giorni fa, ci ha imposto il semplice invito all'allontanamento. Un atto considerato carta straccia da chi lo riceve. Naturalmente l'Italia si adeguera' anche a queste misure ma, come ha rilevato il ministro Maroni, si tratta di disposizioni inefficaci che tra l'altro vanificano i nostri sforzi. Ci auguriamo quindi che venga fatta presto chiarezza sul tema. Altrimenti potremmo ritrovarci a breve al punto di partenza''.
"Prosegue l’azione di contrasto al nomadismo itinerante", ha spiegato Rolfi ai giornalisti aggiungendo che, con questa ordinanza, "si chiude il ciclo degli atti di massima urgenza relativi all’uso delle bevande alcoliche, alla prostituzione, al commercio abusivo e alla presenza di nomadi". In effetti, anche se termini come nomadi o rom non appaiono nero su bianco nel provvedimento, è esplicito che queste regole sono state pensate per loro. "Entro la fine di novembre", ha poi proseguito il vice sindaco cittadino, "presenteremo il nuovo regolamento della città e che rispecchierà in toto i presupposti alla base del patto per Brescia sicura".
La nuova ordinanza intende evitare ogni tipo di occupazione del suolo che "rechi turbativa alla sicurezza urbana, allarme sociale foriero di possibili tensioni tra cittadini residenti e occupanti, insicurezza nella cittadinanza e comunque conseguenza negative all’ordinato e sicuro vivere civile". Inoltre, nel corso dell’incontro avuto con la stampa nella sede dei Vigili di via Donegani, Rolfi e il comandante della polizia municipale di Brescia hanno fornito i numeri delle azioni svolte dal nucleo impegnato a "evitare lo stanziamento prolungato di carovane sul suolo cittadino": 48 ispezioni ai campi nomadi e 65 interventi per allontanare e controllare i nomadi stanziati.
Le fiamme, provocate forse da un corto circuito, hanno devastato la struttura utilizzata come cucina. Incendio distrugge roulotte in un campo nomadi
Un incendio ha distrutto una roulotte in un campo nomadi in via Dei Caduti a Tradate. L'incendio è divampato intorno alle 3 del mattino ed è stato provocato, secondo quanto accertato dai carabinieri della stazione di Tradate, da un corto circuito.
La roulotte veniva utilizzata da una famiglia, costituita da 6 persone, come cucina. Quando le fiamme si sono propagate il gruppo di nomadi stava dormendo in un'altra roulotte. Sono riusciti a lanciare l'allarme ma non a spegnere l'incendio che si è propagato ad un'altra struttura, bruciandola in parte. Tempestivo l'intervento dei vigili del fuoco di Busto Arsizio che hanno lavorato fino alle 6 per domare le fiamme.
Ordinanza che consente il campeggio per 24 ore a chi transita in città solo in un’area comunale, ma prima si deve lasciare i dati alla Polizia Locale.
Nomadi in città, solo se ne fanno richiesta
Si legge campeggio, ma si riferisce soprattutto al passaggio dei nomadi. È la nuova ordinanza del comune di Tradate, firmata dal sindaco Stefano Candiani, che vieta il campeggio su tutto il territorio comunale. O quasi tutto: l’ordinanza prevede che chi transita sul territorio possa sostare per non più di 24 ore in una parte del campo di via Saporiti, vicino alla Varesina, ma prima bisogna registrarsi e chiedere autorizzazione alla Polizia Locale. “È vietato il campeggio per motivi di igiene, sanità, sicurezza ed incolumità pubblica di autoveicoli attrezzati quali roulotte, camper e simili”. L’autorizzazione al campo è rilasciata “dal competente ufficio di polizia locale a soggetti in regola con le disposizioni normative in materia di permesso di soggiorno su territorio nazionale”.
L’ordinanza è stata firmata nei giorni scorsi e si va ad aggiungere a un regolamento che già vietava la sosta ai nomadi. “Con questo tipo di documento mettiamo dei paletti precisi – spiega il sindaco Stefano Candiani – con cui si regolamenta la sosta sul territorio comunale. Semplicemente diciamo che è obbligatorio farne richiesta prima di posizionarsi”.
Per chi non rispetterà queste regole, l’ordinanza prevede una multa di 500 euro e la possibilità della polizia locale di avviare lo sgombero dell’area occupata.
di Elisabetta Reguitti
Ha fatto molto discutere la vicenda dei cinque bambini Sinti italiani, ai quali non viene concessa la residenza nel comune di Chiari (leggi l’articolo precedente). Ma che cosa dice uno dei protagonisti della vicenda? Per conoscere la posizione dell’amministrazione municipale, quiBrescia.it ha chiesto l'opinione del sindaco della cittadina bresciana, il leghista Sandro Mazzatorta. Avvocato, nato a Verbania nel 1965, vive a Chiari da quando ha vent’anni. E’ sposato e ha un figlio. E’ primo cittadino dal 28 giugno 2004. Dal 13 aprile 2008 è stato eletto senatore nelle file del Carroccio.
La linea politica della Lega sui campi nomadi abusivi è chiara. Ma la storia che abbiamo raccolto e raccontato si è consumata in un'area regolare e messa a disposizione di alcune famiglie Sinti dalla precedente amministrazione comunale di Chiari. Lasciando perdere le scelte della politica, qual è la sua posizione da un punto di vista umano?
Allora come oggi ritengo che la cosa migliore che abbia potuto fare per quelle persone sia stata smantellare quell'area. I bambini vivevano in condizioni igieniche impossibili. Ho un dossier fotografico che lo attesta. Fotografie scattate dagli agenti della polizia locale che testimoniano la sporcizia e il disordine in cui crescevano quei bambini. Il comune di Chiari ha sopportato per anni, troppo a lungo, quella situazione al limite della civiltà. Non esagero definendolo campo nomadi lager.
In quell'area però, come risulta dagli atti, tra le case costruite con fondi pubblici c'era anche un piccolo edificio prefabbricato utilizzato dai volontari della Caritas.
Io non so se c'è stato qualcuno che ha visto e ha taciuto. Posso solamente dire che la Lega ha visto le condizioni drammatiche di quel campo e ha agito secondo leggi e regole che tutti devono rispettare. Per quanto riguarda le costruzioni pagate con soldi pubblici non sono state distrutte bensì smantellate e sono conservate nel magazzino comunale. In ogni caso siamo pronti a consegnarle a qualunque comune che intenda mettere un’area a disposizione di quella famiglia.
Ha qualche idea?Certamente. Potrebbero farlo tutte le amministrazioni comunali di centrosinistra che governano i comuni limitrofi. Parlo di Cazzago, Cologne, Coccaglio ma anche di Rovato. Perché nessuno si è mai fatto avanti? Lo scriva pure: il sindaco di Chiari sarà felice di consegnare le case a quanti daranno la disponibilità di un'area agricola per accogliere la famiglia di cui avete scritto e che, ritengo, venga solo strumentalizzata politicamente. Perché questi sindaci non iscrivono questi bambini nel registro dei senza fissa dimora?
Ma perché gli altri comuni e non Chiari?
Non è forse il centrosinistra che ha una visione solidaristica di quel registro? Quella della Lega, al contrario, è rigorosa. In ogni caso si faccia pure avanti il comune di Rovato. Noi per esempio, ci siamo occupati di affidare l'ultimo bambino nato in quella famiglia a un nucleo che gli garantisse una vita più normale.
Quindi per lei la questione è chiusa?Certamente. Voglio anche ricordare come la nostra amministrazione abbia stanziato 4 mila euro a testa per ogni nucleo Sinti che viveva in quel campo. Soldi che sono stati consegnati al momento della sottoscrizione di un accordo siglato in Prefettura, a Brescia. Quelle persone si sono impegnate a lasciare Chiari. Alcune lo hanno fatto. Evidentemente non tutti. Quell'area è stata cancellata dal Pgt. Inoltre nel comune di Chiari nessuno può fermarsi su di un mezzo mobile per più di 24 ore. E' scritto nel regolamento comunale che noi facciamo rispettare.
Neppure i camperisti, quindi?Neppure loro ovviamente. Ma a Rovato c'è un grande parcheggio...
In ogni caso i bambini sono tali. Non avere una residenza complica loro la vita anche dal punto di vista medico-sanitario. Senza parlare della scuola. Nella provincia di Brescia ci sono diversi ospedali con relativi Pronto soccorso. Non ci sono solamente l'ospedale e il comune di Chiari. E per quanto riguarda la scuola vorrei che ci risentissimo a fine anno scolastico per vedere quanti giorni questi bambini avranno frequentato le lezioni.
Quindi secondo lei non c’è nessuna speranza di un futuro diverso da quello dei loro genitori per quei cinque bambini Sinti?I fatti dimostrano che ci sono culture che non hanno nessun interesse né alcuna volontà di cambiare.
Presenti anche tutte le categorie della Cgil con striscioni, bandiere e cartelli. Foltissima la presenza di lavoratrici e lavoratori della scuola. Emblematico il loro cartello: “Ministro Gelmini, tu non pensi al futuro dei bambini”.
Nell’arco del pomeriggio organizzato dalla Camera del Lavoro milanese, si sono alternati diversi spettacoli. Il via al “pomeriggio per i diritti” è stato dato da “Gli Sconcertati” musicisti con viola, violoncello e contrabbasso licenziati dall’orchestra Verdi. Si sono poi esibiti i jazzisti di “Jambalaya six” con clarinetto, tromba, sax ten., tastiere, basso e batteria. Infine, la musica sinti e rom della “Banda del villaggio solidale” artisti delle tastiera, chitarra acustica, fisarmonica con voci inconfondibili.
Tutte esibizioni particolarmente apprezzate che hanno coinvolto i presenti in un pomeriggio di riflessione, divertimento e confronto. Pienamente riuscito il connubio fra i diversi significati degli spettacoli e la necessità di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema dei diritti nel mondo del lavoro e sulle scelte che riguardano milioni di cittadini.
Parecchi giovani presenti e partecipi all’iniziativa, poi, hanno rappresentato una ulteriore iniezione di fiducia verso il Sindacato dando l’idea di una forte adesione delle ultime generazioni alla manifestazione della Cgil. Giovani che si sono divertiti e che hanno preso atto dell’esigenza di un cambio reale nella politica economico-sociale del Governo anche in considerazione del proprio futuro.
A metà pomeriggio, considerando l’elevata partecipazione, l’organizzazione ha deciso di mobilitare un corteo che, partendo dal luogo del presidio ha attraversato le vie del centro giungendo d’innanzi al Teatro Alla Scala e in Piazza del Duomo. Il serpentone di persone, - davvero impressionante per partecipazione - poi, si è riunito in piazzetta San Carlo per la conclusione di Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil.
Si sono inoltre succeduti, nel corso della manifestazione, gli interventi dei delegati delle diverse categorie.
Milano, dunque, ha risposto particolarmente bene. Unanime il coro: “Governo, così proprio non va”.
U.S. Cgil
(vicesindaco Fabio Rolfi e la presidente del consiglio comunale Simona Bordonali) di brindare sui resti del campo nomadi di via Girelli appena demolito non è passato sotto silenzio. L’opposizione consiliare è insorta.
Secondo il segretario cittadino del Pd, Giorgio De Martin, "è inaccettabile che qualcuno festeggi perché si scacciano persone dalle proprie abitazioni. Lo sappiamo, in quel campo si annidavano anche delinquenti che meritano di essere allontanati o di andare in carcere. Ma c’erano anche bambini e tante persone innocenti".
De Martin nel suo comunicato evidenzia il fatto che "Brescia negli scorsi anni è diventata un modello per le altre città nella gestione della presenza dei nomadi" e che "gli sgomberi di oggi non sono altro che la prosecuzione di scelte operate dalla precedente giunta". Si tratta di "provvedimenti giusti", che tuttavia "non devono essere accompagnati da comportamenti indegni".
Anche la socialista Laura Castelletti, ha stigmatizzato l'episodio "carico di rancore e provocazione", dal quale "emerge il cattivo gusto e la grettezza di un atto senza precedenti" e che ha segnato "una rottura nella storia di Brescia".
"Mai rappresentanti delle istituzioni cittadine", sottolinea Castelletti, "avevano avuto l’indecenza di brindare sulle macerie e la disperazione di altre persone, seppur queste in condizione di non legalità. Quando si ricoprono ruoli istituzionali si ha il dovere di rappresentare l’intera città, anche chi ha votato per altri, e agire di conseguenza".
L’ex candidata sindaco ricorda che a Brescia "i valori della tolleranza, della fraternità, dell’umanesimo cristiano e l’aiuto alle fasce più deboli, sono stati da sempre concretamente, e silenziosamente, parte del tessuto sociale. Oggi sono stati messi in crisi da un atto che svela il vero volto di alcuni rappresentanti comunali, al di là della maschera istituzionale; una maschera che evidentemente viene indossata con fastidio".
Anche Castelletti ha ricordato che "la chiusura di questa area è frutto di un procedimento iniziato dalla precedente amministrazione, che ha dovuto superare i lunghi tempi dettati dal Consiglio di Stato e dal Tar al quale i nomadi avevano fatto ricorso".
Foglio illustrativo delle attività del Coordinamento Nazionale dell'Opera Nomadi