Romano Lil - Rom, Sinti e Camminanti in Italia

martedì, 26 maggio 2009

Milano accolto dal TAR il ricorso contro lo sgombero

le differenze sono una ricchezza da tutelare, accolto il ricorso del NAGA

Il Naga apprende con soddisfazione la decisione del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia - Milano di sospendere lo sgombero di cittadini italiani di origine Sinti residenti, da generazioni, nel comune di Gambolò (PV).

“La decisione di sgomberare l’area in cui vivono i cittadini Sinti si fonda solo una volontà discriminante, non sussistono, in alcun modo i presupposti per un atto di questo tipo e il TAR di Milano, con l’ordinanza di sospensione dello sgombero, l’ha riconosciuto” afferma Pietro Massarotto presidente del Naga “Inoltre si ribadisce che, secondo la legge italiana e le norme internazionali, la protezione delle minoranze si sostanzia non solo in obblighi di natura negativa, ma anche in doveri di protezione e valorizzazione delle differenze” prosegue Massarotto.

Il Naga, da oltre vent’anni fornisce assistenza sanitaria, sociale e legale a cittadini stranieri, “Dover difendere in giudizio lo sgombero forzato di cittadini italiani da un Comune in cui risiedono da più di ottant'anni appare veramente paradossale. Tuttavia, ciò dimostra, una volta di più, che le attuali politiche repressive colpiscono tutti ed in particolare il soggetti più deboli”, conclude il presiedente del Naga.

Il Naga continuerà a svolgere attività di assistenza e di difesa dei diritti di tutti e si augura di non dover più ricorrere ad un Tribunale per fermare un provvedimento di sgombero senza alternative.


Niente sgombero: i sinti vincono la disfida di Gambolò
A Gambolò (Pavia) il Tar Lombardia boccia l'ordinanza del sindaco che voleva sgomberare 19 sinti italiani da un terreno agricolo in cui abitano da tre generazioni. Franco Ovara Bianchi:''La nostra colpa è essere poveri''

MILANO - I 19 sinti italiani di Gambolò, paese di 10mila abitanti in provincia di Pavia, non si possono sgomberare. Il Tar Lombardia ha infatti bocciato l'ordinanza del 14 aprile del sindaco Elena Nai che prevedeva lo sgombero, per ragioni di salute pubblica urgenti, dei sinti da un terreno agricolo in cui abitano da tre generazioni. "I miei nonni sono seppelliti nel cimitero di Gambolò e ho parenti che vivono in paese in case normali -spiega Franco Ovara Bianchi, uno dei sinti-. I nostri figli vanno a scuola. La nostra colpa è solo quella di essere poveri". Per il Tar le ragioni sono infondate e comunque vengono in secondo piano rispetto al diritto dei 7 bambini del campo di continuare a frequentare le scuole del paese. Nelle roulottes inoltre vivono due persone gravemente malate. "Già a dicembre la nuova giunta di centro destra aveva cercato di mandarli via per motivi legati alla sicurezza stradale della zona, ma poi di fronte al nostro ricorso al Tar aveva ritirato l'ordinanza -spiega Pietro Massarotto, avvocato e presidente del Naga, l'organismo che sta difendendo i sinti di Gambolò-. Ora ci ha riprovato con la scusa di un pericolo per la salute pubblica. In realtà vogliono solo mandarli via e cercano un pretesto". 

In questi decenni del campo dei sinti di Gambolò non si era mai occupato nessuno. L'attacco all'acqua l'hanno fatto i sinti stessi collegandosi a un fontanile della zona, la corrente elettrica c'è ma da tempo non la pagano e nessuno manda loro la bolletta. "L'unico servizio del comune è quello della raccolta dei rifiuti due volte la settimana", aggiunge Franco Ovara Bianchi. Nel 2008 la giunta di centro sinistra aveva stanziato circa 200mila euro per sistemare il campo. "Il 2008 era anche l'anno in cui scadeva il mandato della giunta -aggiunge Pietro Massarotto-, e il centro destra ha impostato la campagna elettorale proprio sul tema dei sinti e dei soldi stanziati per il loro campo. Hanno vinto le elezioni e hanno promesso di cacciarli". Naga e Comune avevano anche iniziato nel dicembre 2008 una trattativa per trovare una soluzione alternativa. "Ma poi sono venute le ordinanze -sottolinea Pietro Massarotto-. Il punto è che sono cittadini italiani, residenti in quel paese e il doverli difendere da uno sgombero forzato appare veramente paradossale. Un Comune non può cacciare dei suoi cittadini"

scritto da: romesinti alle ore 20:37 | link | commenti
categorie: milano, lombardia, intolleranza, habitat
venerdì, 22 maggio 2009

Milano: allarme, allarme, arrivano ....

I pregiudicati si potrebbero mandare su un'isola deserta, tutti insieme, gagè compresi, italiani e stranieri e soprattutto i politici condannati che scontano la pena presso i servizi sociali.

Campi nomadi chiusi? Le carovane rom invadono l’hinterland
Comune e prefettura lavorano all’ipotesi di smantellare tre campi nomadi sui 12 ufficiali della città. Ma solo l’idea fa rabbrividire i sindaci della cintura metropolitana. Baranzate, Cologno Monzese, Cinisello Balsamo, Cusago, Sesto San Giovanni. I sindaci sono in allarme. Il primo cittadino di Baranzate, Giuseppe Corbari, oggi incontrerà il prefetto per mettersi al riparo dall’annunciata chiusura dei campi milanesi: «Noi rischiamo la rivolta - il suo allarme - per una presenza incontrollabile, sempre più massiccia». Il suo Comune ospita il più grande accampamento rom abusivo dell’intera regione, 800-100 nomadi. Ai cittadini i rom non bisogna neppure nominarli. Non se la passano meglio sindaco e cittadini di Cusago. Il sindaco Luigi Cairati avverte: «Qui siamo già in trincea, la gente si ribellerebbe a nuovo arrivi». Aree lungo la ferrovia, parcheggi vicini alle fermate della metro, fabbriche dimesse rendono Sesto San Giovanni un altro Comune caldissimo.
Sul piede di guerra anche Cologno Monzese. Il sindaco Mario Soldano attacca: «È sempre il solito scaricabarile, spostare queste persone non serve a niente».

«Via da Triboniano i pregiudicati»
Il campo di Triboniano sarà «alleggerito» da subito. E uno dei criteri per ridurre ulteriormente la popolazione del campo nomadi a nord di Milano dovrebbe essere l’allontanamento di coloro che hanno già ricevuto in passato provvedimenti interdittivi. Lo anticipa il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato, che nel regolamento sui rom aveva chiesto di inserire un norma che escludesse la possibilità d’integrare coloro che si erano resi protagonisti di episodi criminali.
Tempi più lunghi si annunciano invece per lo smantellamento dei campi di via Bonfadini e via Novara. Si parla del 2010: «Si tratterà di una disattivazione progressiva - conferma De Corato - anche perché lì vivono in gran parte nomadi italiani e comunitari, per cui si dovrà valutare attentamente come affrontare la questione».
Imminente invece lo sgombero dell’ex Marchiondi, a Baggio, l’ex scuola di via Noale a Baggio. Ci vivono centinaia di nomadi, in condizioni molto critiche dal punto di vista igienico. In questo caso lo sgombero dovrebbe essere compiuto entro pochi giorni.
Intanto Palazzo Marino incassa l’appoggio del governo anche su un altro dossier critico per l’ordine pubblico, con il sì del ministro Maroni all’ipotesi di un tetto ai rifugiati: «Il problema - attacca De Corato - sono i rifugiati di professione, quelli che creano problemi all’ordine pubblico, dormono nelle piazze, occupano le strade». «Che non possano godere dell’assistenza vita natural durante mi sembra un principio di buon senso - conclude De Corato - soprattutto se rifiutano accoglienza nei dormitori e posti di lavoro».
 

scritto da: romesinti alle ore 22:30 | link | commenti
categorie: milano, lombardia, intolleranza, habitat

Milano: Ogni settimana, sei donne nomadi a lezione di sartoria

in un locale a Quarto Oggiaro. Perché l´integrazione inizia imparando un mestiere
Jasmina, Radiza e le altre rom che imparano taglio e cucito

"Non sanno cose per noi scontate perché non hanno finito la scuola"
"Bisogna insegnare tutto. Apprendono in fretta e hanno gusto per i colori"
 
«Bangoso, bangoso», dice Jasmina a Radiza mentre prepara la stoffa rossa sul tavolo bianco. «Ogni tanto fate capire anche a me che cosa dite?» chiede Paola, che controlla il lavoro. «Bangoso vuol dire: è storto», spiega Jasmina, una delle cinque donne rom che stanno imparando taglio e cucito sotto la guida di Paola Della Pergola, ex insegnante di lettere, ceramista e fiber art che ogni giovedì mattina dà loro lezione per tre ore. L´iniziativa si chiama Sartoria Romani, è alla seconda edizione, sostenuta dalla Regione Lombardia, organizzata da Opera Nomadi e ospitata in un locale di via Francesco De Roberto, a Quarto Oggiaro, messo a disposizione dalle Acli all´interno del "Progetto Coesione Sociale". L´obiettivo del corso è insegnare un lavoro alle donne rom per renderle autonome. Finora le iscritte sono sei. «L´anno scorso hanno imparato a usare la macchina e le tecniche base di taglio e cucito - racconta Paola - e abbiamo realizzato sacchetti, borse, coperte che poi abbiamo venduto. Oggi impariamo a confezionare grembiuli, presine e guanti da cucina. Abbiamo una commessa per la cooperativa Romanodrom composta da musicisti e cuochi che lavorano per feste, banchetti e catering». Paola appoggia un grembiule su un pezzo di carta, ne ritaglia i bordi ed ecco il cartamodello che viene fissato sulla stoffa a sua volta ritagliata. Ma prima bisogna verificare le misure, tirar righe, fare aggiustamenti e calcoli che non sempre sono scontati per Jasmina, Gordana, Natasa, Radiza e Cristina. Radiza, per esempio, non sa usare il righello. «Alcune di loro non sanno cose per noi sono scontate perché non hanno finito la scuola o l´hanno frequentata a singhiozzo». E infatti Paola dirà loro più di una volta: «Se non imparate a leggere e contare, non potrete trasformare questa esperienza in un vero lavoro» e loro ascoltano, attente. Ognuna ha una storia e soprattutto una famiglia. Solo due, Radiza e Gordana, hanno figli che crescono da sole mentre le altre si occupano dei numerosi fratelli, da sei a nove. Vivono a Baranzate, in case che la comunità a cui appartengono ha costruito su un terreno comprato al Comune. Non è granché, sta sotto il cavalcavia di un´autostrada, ma almeno ci sono luce, fogne, bagni e terrazze piene di fiori. Jasmina e le altre vestono gonne lunghe all´occidentale e magliette pulite e stirate, hanno la pelle fresca, i capelli ben pettinati e il fatto che tutto questo si debba precisare, parlando di rom, serve per dire che la pulizia di una persona spesso dipende da come e dove vivi, non da una scelta. Quando hanno cominciato il corso, un anno fa, l´Opera Nomadi ha comprato due macchine per cucire da affidare ai due nuclei cui appartengono le donne. «Le teniamo in soggiorno - dice Radiza - lavoriamo insieme la sera e nel tempo libero». «Certo, bisogna insegnare tutto, a conservare i modelli, tenere in ordine i tessuti, recuperare i ritagli invece di buttarli, ma imparano in fretta e hanno molto gusto per i colori», dice Paola che, terminata la lezione, distribuisce tessuto e cartamodelli. A casa dovranno finire il lavoro, poi giovedì prossimo si imparerà a cucire e rifinire. Intanto fanno progetti su come allestire il laboratorio. Servirebbero un armadio, pezze di tessuto, uno specchio, un manichino, qualche scaffale che se qualcuno volesse donare, sarebbe molto ben accetto. Si avviano fumando verso l´autobus che le riporta al campo. Cristina è molto contenta. «È mancina - dice Paola - e si è impegnata molto per imparare a tagliare. Ah, ci fossero forbici da sarta per mancini... ».

scritto da: romesinti alle ore 21:12 | link | commenti
categorie: milano, lombardia
martedì, 05 maggio 2009

Milano: «Case e lavoro ai rom, stop ai campi»

Vertice sindaco-prefetto: multe a chi non bonifica le aree dismesse
Il Comune: vieteremo le occupazioni delle aree dismesse, ma il conto lo pagheranno i proprietariLa distruzione della baraccopoli Bacula (Photoviews)

La distruzione della baraccopoli Bacula (Photoviews)

MILANO - La sintesi è: lavoro e casa ai rom. Ora, ci sono distinguo e chiarimenti da fare, e che fare­mo. Ma l’incontro, ieri, tra il prefetto e il sindaco ha inaugu­rato la nuova fase della gestio­ne della questione-rom dopo la fase degli sgomberi. Per chi se lo merita, offre garanzie, ha vo­glia di cambiar vita — e secon­do le istituzioni sarà natural­mente un cambiamento in me­glio —, ci sarà «un percorso as­sistito di avviamento al lavo­ro ». E ci sarà la possibi­lità di «avere un’abita­zione », abitazione la cui ricerca le istituzio­ni affideranno al terzo settore, «specie quello cattolico». Dunque si girerà nel circuito del­le parrocchie e delle as­sociazioni.

Si procede­rà piano, «con progetti che coinvolgeranno due-tre famiglie per volta». Così si è deci­so. Poi, chiaro, biso­gnerà vedere i risultati concreti. «Dopo trent’anni di campi rom», ha detto il prefet­to Gian Valerio Lom­bardi, peraltro commissario straordinario ai nomadi, «è ora di dire basta. Dobbiamo riusci­re a smantellare tutti gli insedia­menti ». A proposito di insediamenti. Il Comune ha garantito che spenderà parecchio (ha a dispo­sizione appositi fondi stanziati dal governo) per bonificare una decina di aree pubbliche, delle quali non ha fornito la lo­calizzazione. Le aree di tanto in tanto vengono occupate e si tra­sformano in bivacchi e barac­che. Sempre il Comune provve­derà a sistemare anche i terreni di proprietà di privati. O me­glio: se gli imprenditori interes­sati vorranno, lo faranno loro; se invece eviteranno di «puli­re », lo farà il Comune. Che pre­senterà il conto e pretenderà di esser pagato sull’unghia.
Prima parlavamo di distin­guo e chiarimenti. L’inserimen­to abitativo riguarderà in via esclusiva famiglie scelte, che possano contare su redditi reali e costanti: non si regaleranno insomma appartamenti al pri­mo che passa. E comunque, qualche rom che vive in appar­tamento già c’è e si comporta benissimo. Del resto, non sono degli alieni, questi nomadi. Di­fatti anche la Lega, con il consi­gliere comunale Matteo Salvini dice che la casa va bene. Nel senso che se qualcheduno deci­de di ospitare un nomade, «ben venga. Non vedo il problema. E così facendo si svuoterebbero anche i campi». Spera, Salvini, che il terzo settore, «e meglio sarebbe la chiesa di Milano», ne ospiti «decine, centinaia» di immigrati, s’intende «a proprio spese. Oh sì: non un centesimo pubblico deve venir versato».
Detto della Lega che tutto sommato è favorevole, diciamo del Pd, con il consigliere comu­nale Andrea Fanzago, che un poco è contrario. Perché se «l’inserimento lavorativo e abi­tativo è giustissimo, vediamo di non dimenticare quanta po­vera gente non ha una casa, con il Comune che non forni­sce aiuto». Ieri, alle 17.30, il sindaco Leti­zia Moratti ha visitato la mo­stra a Palazzo Reale di Monet. La accompagnavano l’assessore Finazzer Flory e il console fran­cese, con la quale si è a lunghis­simo intrattenuta parlando un elegantissimo francese. Una bel­la mostra, e la Moratti ha gradi­to. Dopo la visita, ha accettato di rispondere a domande sul­l’incontro con il prefetto. La Mo­ratti ha voluto sottolineare che chi tra i rom sbaglia verrà perse­guito con assoluta fermezza.

scritto da: romesinti alle ore 21:31 | link | commenti
categorie: milano, lombardia
giovedì, 30 aprile 2009

Milano: cancelli comunali anche alle aree dismesse private

Cancellate e protezioni in tutte le aree dismesse comunali e, se i proprietari non dovessero farlo autonomamente, anche in quegli stabili privati diventati dormitorio e rifugio per senza casa, rom, profughi. Per farlo, il Comune utilizzerà parte dei fondi che il Viminale ha messo a disposizione per l’emergenza nomadi. Rivalendosi poi sui proprietari

Lo sgombero dei rom al cavalcavia BaculaLo sgombero dei rom al cavalcavia Bacula

L'obiettivo dichiarato è quello di chiudere, rendere inaccessibile qualsiasi luogo che finora è stato usato come dimora da senza casa, profughi, rom, clandestini. Basta con le aree dismesse trasformate in campi abusivi, con gli stabili o i residence abbandonati diventati casa per gli invisibili. E anche per i campi nomadi, per i nomadi stessi, si preparano grandi cambiamenti, con percorsi di lavoro, ma anche di case — grazie al fondamentale lavoro delle associazioni del Terzo settore — per «alleggerire i campi», come dicono il sindaco Moratti e il prefetto Lombardi.

La linea del Comune è chiara: primo, individuare tutte le aree demaniali dismesse da «mettere in sicurezza», con cancellate, come è stato fatto al cavalcavia Bacula pochi giorni fa, o comunque chiudendo ogni entrata, usando per questo parte dei 10 milioni stanziati dal ministero dell'Interno per l'emergenza nomadi. Secondo, imporre ai proprietari di stabili abbandonati di fare altrettanto: in mancanza di una loro collaborazione, sarà il Comune a provvedere, addebitando poi i costi dell'intervento ai singoli proprietari. «Nei prossimi giorni — anticipa il vicesindaco Riccardo De Corato — convocheremo i proprietari degli stabili che stiamo individuando per chiedere loro di fare i lavori necessari, ma il decreto Maroni dà ai sindaci il potere di intervenire direttamente per ragioni di sicurezza urbana».

L'ex palazzo delle Poste di piazza Lugano potrebbe essere il primo di questi posti, mentre tra le aree comunali dismesse ci potrebbe essere la cascina Boldinasco di via Lemene, occupata abusivamente da anni. «È un primo passo — commenta il consigliere comunale pd Andrea Fanzago — ma il Comune farebbe davvero qualcosa di buono se, invece di mettere cancellate, trasformasse aree dismesse e ruderi in case, scuole e spazi sociali, e se imponesse di fare altrettanto ai proprietari di aree abbandonate, vedi il palazzo di via Lecco o il centro di formazione Achille Grandi, che è della Regione».

Il progetto di mettere in sicurezza «aree strategiche della città» è stato formalizzato durante un incontro tra prefetto, sindaco, vicesindaco, assessore Moioli. Un incontro che è servito a presentare un piano per "alleggerire" i campi nomadi, seguendo più strade. La prima è quella di mettere a punto, con le associazioni di volontariato, progetti di inserimento nel mondo del lavoro di quelle famiglie rom (prima quelle con cittadinanza italiana) che mostrino di rispettare il patto di legalità dei campi.

Assieme al lavoro, arriverebbero anche le case: non del Comune, ma di quegli enti, soprattutto religiosi, che già oggi stanno portando fuori dai campi le famiglie "virtuose", dando loro la possibilità di avere affitti (o mutui) a prezzi calmierati. Questa strada, assieme con l'allontanamento di chi non rispetta il patto di legalità e di chi commette reati, dovrebbe portare a ridurre le presenze nei campi, anche per permettere di ristrutturare i più vecchi.

scritto da: romesinti alle ore 14:55 | link | commenti
categorie: milano, lombardia, intolleranza
mercoledì, 15 aprile 2009

MIlano: Esperienze di ricerca su alcune baraccopoli italiane ed europee

DiAP Dipartimento di Architettura e Pianificazione - Politecnico di Milano

via Bonardi 3

20133 Milano - Italia

 

il 23 Aprile 2009 - via Ampère, 2  Milano  (MM2 fermata PIOLA, tram 23)

EMERGENZA ROM? Mentre nel campo della ricerca sociale si affinano e si diffondono esperienze e metodi per indagare i complessi fenomeni associati al disagio abitativo delle popolazioni Rom, il dibattito sulle politiche, in Italia e in particolar modo a Milano, segnala lo scarto tra le misure securitarie e repressive promosse dalle istituzioni e le istanze per un intervento ispirato ai principi dell’integrazione sostenuto insieme da studiosi, ricercatori e operatori del sociale. A partire dalla presentazione di alcune esperienze di ricerca, il seminario intende offrire uno spazio di riflessione su questi temi per stimolare un approccio diverso da quello dettato dalle logiche dell’emergenza.

Prima Parte - AULA U.2

Le condizioni abitative dei Rom nella ricerca sociale

ore 9.30 Anna Nufrio, Politecnico di Milano Antonio Tosi, Politecnico di Milano

ore 10.00 Il progetto EU - ROMA Una ricerca europea sulle condizioni abitative dei Rom in Italia, Grecia, Romania e Regno Unito

Pietro Nunziante, Istituto Superiore di Design di Napoli

Alexander Valentino, Laboratorio Architettura Nomade

ore 11.30 dibattito:  Fare ricerca nelle baraccopoli: esperienze e metodi a confronto coordina Federica Verona

Antonio Tosi, Politecnico di Milano

Paolo Cottino, Politecnico di Milano

Pietro Nunziante, Istituto Superiore di Design di Napoli

Alexander Valentino, Laboratorio Architettura Nomade

Anna Rita Calabrò, Università di Pavia Giovanni Semi, Università degli Studi di Milano

Giovanni La Varra, Politecnico di Milano

Seconda Parte - AULA GAMMA

Dalla ricerca alle politiche per gli insediamenti Rom

ore 14.30 presentazione "Favelas di Lombardia: la seconda indagine sugli insediamenti Rom e Sinti" Una ricerca dell’Osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità

Maurizio Ambrosini, Università degli Studi di Milano Antonio Tosi, Politecnico di Milano Paolo Cottino, Politecnico di Milano

ore 16.00 dibattito: L’intervento nei campi a Milano: discriminazione o politiche dell’abitare? coordina Gloria Pessina

Livio Neri, referente Lombardia ASGI - Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione

Tommaso Vitale, Università Statale Milano Bicocca

Maurizio Pagani, Opera Nomadi Milano

Massimo Mapelli, Casa della Carità, Milano

Marco Trezzi, Caritas Ambrosiana

ore 17.00 Il film: "Via San Dionigi, 93: storia di un campo rom" (2007)

Introduzione a cura dei registi Tonino Curagi e Anna Gorio

 


venerdì, 03 aprile 2009

Milano: Rom le idee sgomberate

L'anno scorso tutti ma proprio tutti promisero solennemente: mai più campi rom. Infatti, lo diciamo serenamente, non è successo nulla. Zero degrado? Zero iniziative. Da De Corato a Penati, nessuno ha risolto il problema e la Diocesi, come un anno fa, si dice molto preoccupata, soprattutto per il trattamento riservato ai bambini. Il modello Milano non funziona per tante cose, ma certamente non funziona per l'integrazione. Oltre a preoccuparsi del numero dei rom, qualcuno  dovrebbe pensare a quello delle idee. I primi sono molti, le seconde  molto poche. Le hanno sgomberate.

31/03/2009
Sgombero dei rom, la Diocesi richiama il Comune: «Situazione indegna»
I nomadi al cavalcavia Bacula: l'ennesimo blitz, a giorni, è già deciso. L'appello: alcuni vogliono integrarsiIl campo rom al cavalcavia Bacula (Fotogramma)

MILANO - Prima che «quelli di Bacula», nella geografia delle migrazioni metropolitane dei rom loro sono conosciuti come «quelli della Bovisasca». Attorno alle 150 unità, questi nomadi, romeni, l'anno scorso vennero sgomberati da un prato di via Bovisasca in una giornata calda e tesa che fece arrabbiare e in certi frangenti vergognare — «Violati i diritti umani» disse la Curia —, dopodiché gran parte degli immigrati finì appunto sotto il cavalcavia Bacula. Là, nel sottosuolo, c'era l'arsenico regalo delle vecchie fabbriche chimiche, mentre sul suolo galoppavano i topi; qui, è pure peggio. Per com'è posto, in campo aperto, sotto il cavalcavia il vento arriva con raffiche che gelano e spengono i fuocherelli. Ci son tanti bimbi. E adulti che spesso non lavorano, campano di elemosina, si lasciano andare.

Nell'insieme, per la Diocesi, «la situazione non è degna di una città civile». Milano, a sentire il Comune, agirà con l'ennesimo blitz. A giorni. È già deciso. Sostiene la Diocesi, nello specifico con un cartello che unisce Caritas, Casa della Carità, Acli e Padri somaschi: «L'esperienza dovrebbe insegnare che se ci limiterà all'azione di forza i rom se ne andranno da questo precario insediamento ma — poco dopo — troveranno un altro posto ancora più nascosto, ancora più indecente, ancora più inumano, dove tentare di sopravvivere». Ora, non si dice che debbano rimanere dove sono. Anzi: «In quelle condizioni non possono più stare». Si dice, piuttosto, che non «bisogna vanificare il lavoro svolto», non «bisogna far cadere queste disponibilità». Il riferimento è alle stesse quattro realtà elencate prima, che sotto il cavalcavia hanno quasi quotidianamente inviato operatori e volontari, e non soltanto coperte e generi di prima necessità.

È un appello, quello della Diocesi. Un invito. Non è un monito, almeno a leggerlo così come è scritto. Ecco un altro passaggio: «Parte delle persone accampate ha mostrato la volontà di integrarsi. Vanno riconosciuti e incoraggiati i comportamenti civili e virtuosi di chi non delinque». Per vedere baracchette e tende, dovete scendere di sotto, dal ponte si vede poco; si vedono, questo sì, i panni stesi sulla massicciata che costeggia i binari delle Nord, e chi di voi è pendolare non può non averci fatto caso. Davanti alle baracchette e alle tende, c'è un campo, non piano. Attorno al prato, cespugli usati come bagni. A inizio mese, c'era stato un corteo della Lega, nel quartiere. Lungo il tragitto, erano comparsi ragazzi dei centri sociali e del Naga, i medici e gli infermieri che nel dopolavoro curano i clandestini. Avevano gridato: «razzisti»; «fascisti». Nulla di che, ma leggere tensioni c'erano comunque state. «Tutte tensioni inutili», aveva comunque detto il vicesindaco Riccardo De Corato, «perché entro marzo i nomadi saranno allontanati. Sono già previsti gli interventi per la impedire la rioccupazione attraverso la realizzazione di una recinzione di tre metri e mezzo».

02 04/2009
Milano - Bacula, scomberata la baraccopoli ma i rom restano in strada
La baraccopoli sorta sotto il cavalcavia Bacula a Milano è stata smantellata e 70 rom romeni sono stati allontanati. Per impedire la rioccupazione sono cominciati i lavori di recinzione dell'area, che dureranno un mese
Lo sgombero del campo
Lo sgombero del campo
«Quella mia baracchina, mia casa. Se voi sgombera, io e mio figlio morire». Si chiama Petre il gigante che dell'Italia conosce solo questo ponte pieno di rifiuti e di doloreL'uomo col ventre nudo si sbraccia davanti ai binari della ferrovia. Urla in romeno, è agitato, troppa birra e troppa rabbia in corpo. Il bambino biondo che è aggrappato ai suoi pantaloni avrà sì e no cinque anni.

L'uomo è agitato. Afferra il bambino come fosse un pupazzo e minaccia di buttarsi sotto al treno in arrivo. Decine di agenti lo circondano. Le assistenti sociali cercano di prendere il bambino, che si divincola e vuole seguire il padre verso le rotaie. Dura mezz'ora la trattativa con il signor Petre, rimasto col figlio Vale alla baraccopoli sotto al Ponte Bacula, mentre la moglie Gabriela è andata a fare «mengele», l'elemosina. «Non sapevamo che c'era lo sgombero», urla Petre.

È lui l'unico ad esser colto di sorpresa da uno sgombero che ai nomadi del Bacula era stato annunciato da settimane. Sono ormai le nove del mattino, alla Ghisolfa, quando Petre provoca l'unico momento di tensione della giornata. Le ruspe hanno già cominciato a demolire la distesa di baracche sotto al primo dei ponti delle Nord, mentre i camion dell'Amsa stanno aggredendo le montagne di rifiuti che introducono a quel che resta dell'inferno. Scappano grasse pantegane spelacchiate dalla discarica creata dagli zingari in un anno di accampamento, dopo lo sgombero della primavera scorsa dalla Bovisasca.
I nomadi — la maggior parte di loro — sono già scappati. Chi la sera prima, chi all'alba. Quando alle 7.30 i 60 vigili del Nucleo problemi del territorio e del reparto Radiomobile circondano il campo, scortati da altrettanti tra carabinieri e poliziotti, nelle baracche c'è solo chi non ha ancora finito di riempire i sacchi neri della spazzatura con coperte e vestiti. Gli uomini della Croce Rossa, i Medici volontari guidati da Faustino Boioli e i tecnici della Protezione civile hanno allestito una tenda e alcuni gazebo per distribuire cure e qualche genere di conforto agli sgomberati. Per cercare di organizzare l'accoglienza di chi - solo sette persone nel bilancio di fine giornata - accetta un posto al dormitorio pubblico di viale Ortles o al centro di via Saponaro, gestito dai frati.


Delle 140 persone che vivevano sotto ai due ponti, all'arrivo delle forze dell'ordine ne è rimasta la metà. E pochissimi sono quelli che si fidano degli assistenti sociali, dei vigili urbani in tenuta antisommossa. Qualche bambino, convinto dal giovane parroco don Matteo Renzi, accetta titubante il succo di frutta e la merendina. Delle tredici famiglie con bambini in età scolare quattro sono già partite per via Brambilla, a Crescenzago, dove la Casa della Carità ha messo a disposizione «ospitalità e risorse per avviare un percorso di legalità e di cittadinanza», come spiega don Massimo Mapelli.

Con i 10 milioni di euro del ministro degli Interni Maroni, il Comune sosterrà le spese di quest'ennesimo intervento umanitario di don Virginio Colmegna. Ma la maggior parte resta in strada. Fra queste molte donne con bambini piccoli, che rifiutano di andare al dormitorio pubblico perché non vogliono separarsi dai mariti. «Io non ci vado alla Casa della carità, è una prigione. Ci sono il cancello, gli orari e non si può cucinare in cortile con la griglia», si lamenta Flora, riconosciuta capopolo dell'accampamento. Dei cinque figli, due ragazze frequentano la scuola media, uno le elementari. Uno è troppo piccolo per l'asilo e uno, Ulisse, 10 anni, è troppo provato dalla miseria e dal vagabondaggio per resistere alla costrizione di un banco. Solo alla fine del mattino, Flora si commuove per il destino dei suoi figli e decide di accettare l'aiuto di don Colmegna. Carica i sacchi neri con i suoi stracci sul passeggino e si avvia verso il primo domicilio stabile della sua vita. Seguita dal codazzo dei bambini.

scritto da: romesinti alle ore 15:24 | link | commenti
categorie: milano, lombardia, intolleranza
mercoledì, 25 marzo 2009

Milano: nuovo campo con il finanziamento ministeriale

in cambio mandate i figli a scuola"
Prefabbricati al posto dei container. Un progetto a medio-lungo termine per famiglie rom che assicurino il pagamento di una parte delle spese, la frequenza scolastica dei bambini, il lavoro degli adulti

Il campo del ponte Bacula Il campo del ponte Bacula

Prefabbricati al posto dei container. Un progetto a medio-lungo termine per famiglie rom che assicurino il pagamento di una parte delle spese, la frequenza scolastica dei bambini, il lavoro degli adulti. I soldi ci sono già: 750mila euro finanziati dal ministero delle Politiche sociali e altri 330mila assicurati dal Comune per realizzare in via Barzaghi, dove oggi c’è già un campo nomadi, il progetto “Dal campo al villaggio e all’abitazione”. Una novità contenuta nel “piano di zona 2009-2011” dell’assessorato alle Politiche sociali che, ancor prima di approdare in Consiglio, è già contestato all’interno dello stesso centrodestra: a cominciare dalla Lega, che rifiuta uno stanziamento di 11 milioni per gli immigrati.

Sul progetto che riguarda via Barzaghi — e che, nelle intenzioni dell’assessorato, dovrebbe partire entro pochi mesi — qualche perplessità la esprime anche don Massimo Mapelli, della Casa della carità, che gestisce quel campo: «Che senso ha spendere soldi per rendere più stabile la permanenza nei campi, quando l’obiettivo dichiarato è quello di superare il concetto stesso degli insediamenti?», si chiede don Massimo. Da parte sua, l’assessorato assicura che proprio questo progetto sarà la prima sperimentazione del passaggio verso «diverse, autonome soluzioni abitative». «Non costruiremo case, ma moduli abitativi prefabbricati, che quindi potranno essere smontati in qualsiasi momento», spiega l’assessore Mariolina Moioli.

Sui criteri di assegnazione delle future “casette” nel campo, il progetto detta alcune regole base: saranno destinate a «nuclei familiari, di origine rom, romeni con un reddito derivante da un lavoro regolare e quindi in grado di contribuire col pagamento di un affitto». «Ho più di una perplessità sul piano — spiega Matteo Salvini, capogruppo leghista in Consiglio — Su questo progetto non dico un no a priori, ma prima di spendere un milione di euro voglio capire a chi sono destinati questi prefabbricati, anche perché nella zona mi segnalano un ritorno di furti e vandalismi».

scritto da: romesinti alle ore 22:48 | link | commenti
categorie: milano, lombardia, habitat
domenica, 22 marzo 2009

Milano: Penati un colpo al cerchio un colpo ....

Il Presidente della Provincia di Milano (del PD)
 "Rispetto all'emergenza campi rom a Milano il problema non e' il prefetto Gian Valerio Lombardi, cui rinnovo l'apprezzamento per il lavoro svolto e la stima personale, ma le condizioni per cui prima si e' voluto il commissario straordinario per l'emergenza rom e il modo in cui oggi e' costretto a lavorare". Lo afferma il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati.

"Coloro che ne chiesero la nomina di commissario straordinario all'emergenza rom - prosegue Penati - lo costringono ad avallare le scelte irresponsabili del Comune di Milano, che attraverso De Corato ordina che vengano sgomberati i rom del cavalcavia Bacula senza aver previsto una destinazione e infischiandosene del fatto che a Milano ci sia un commissario straordinario all'emergenza rom". Il presidente della Provincia conclude ricordando che Lombardi "prima lo si e' nominato per la politica dello scarica barile e oggi, sulla situazione del cavalcavia di via Bacula, lo si riduce al silenzio prevaricando i suoi poteri".


scritto da: romesinti alle ore 18:02 | link | commenti
categorie: milano, lombardia
sabato, 21 marzo 2009

Opera (mi) : prosciolto dal gup il sindaco di Opera, Ettore Fusco

Era accusato di istigazione a delinquere per rogo campo rom(ANSA) - MILANO, 19 MAR - Il sindaco di Opera Ettore Fusco e' stato prosciolto dal gup di Milano dall'accusa di istigazione a delinquere per il rogo del campo rom.La vicenda risale al 24 dicembre 2006 quando un gruppo di cittadini di Opera, incitati, sembra, da Fusco e altri esponenti di Lega e An, avevano incendiato le tende della Protezione civile allestite per ospitare per alcuni mesi circa 60 Rom sgomberati in precedenza da un campo nomadi alla periferia di Milano.

scritto da: romesinti alle ore 08:44 | link | commenti
categorie: lombardia, intolleranza
lunedì, 23 febbraio 2009

Milano: manifestazione dei Sinti contro il decreto 733

Sinti italiani scendono in piazza contro il disegno di legge sulla sicurezza. Manifestazione a Milano oltre mille da tutta Italia. "Contestiamo in particolare l’articolo 36, che subordina il rilascio della residenza alla verifica delle condizioni igieniche sanitarie dell’alloggio - spiega Davide Casadio, presidente dell’associazione nazionale Sinti italiani - Chi vive nei campi nomadi rischia la cancellazione dall’anagrafe".

Leggi:
Contro il DDL 733 norme sul rilascio della residenza - scrivi anche tu al Presidente

scritto da: romesinti alle ore 18:29 | link | commenti
categorie: lombardia
venerdì, 30 gennaio 2009

Corbetta (MI): Incendio al campo rom di Corbetta: in salvo un'intera famiglia

L'intervento dei vigili del fuoco in via Abbiategrasso
CORBETTA 30/01/2009 - Tanto spavento, ma per fortuna nessun ferito nell'incendio scoppiato ieri mattina nel campo rom di via Abbiategrasso a Corbetta. Verso le 10 da una stufetta sono partite le fiamme che hanno invaso immediatamente tutto il casolare in legno che è andato semidistrutto. All'interno c'erano papà, mamma, un bimbo di 2 anni e una bimba di 3. Sono usciti in tempo e si sono messi in salvo, soccorsi anche dagli altri rom che vivono nello stesso insediamento. A quel punto è scattato l'allarme al 115 che ha inviato sul posto l'autopompa dei vigili del fuoco volontari di Corbetta, l'autobotte dal distaccamento di Magenta e un mezzo da Rho.

I pompieri hanno messo in sicurezza la zona e, azionando gli idranti, hanno domato il rogo che è arrivato fino al tetto della casetta. "Ci siamo spaventati, ma non abbiamo riportato ferite", ha commentato la ragazza, cittadina italiana di 23 anni che si trovava all'interno del locale quando è scoppiato l'incendio. Quanto alle cause sono ancora in via di accertamento, ma parrebbe che tutto sia partito da una stufetta che si è surriscaldata. Anche i carabinieri di Corbetta e la Polizia locale hanno eseguito un sopralluogo per verificare l'accaduto per il quale sono da escludere ipotesi dolose. "L'edificio è stato dichiarato inagibile - ha detto il sindaco di Corbetta Ugo Parini - per questo sono stato costretto a firmare un'ordinanza che vieta di utilizzarlo". Il campo rom di via Abbiategrasso è formato da alcuni piccoli edifici sorti abusivamente su terreno agricolo regolarmente acquistato dai rom anni fa in aperta campagna. Edifici tutti abusivi, tranne uno che è stato condonato, dove vivono famiglie di rom croati, ma anche qualche italiano.

E' un luogo diventato tristemente famoso la scorsa estate perchè vi morì la piccola Goga, bimba di soli 5 anni che stava giocando con gli amichetti nei pressi di un canale di irrigazione. Perse l'equilibrio e scivolò nel canale dove l'acqua la trascinò per alcune centinaia di metri in aparta campagna, finchè il suo corpicino non venne recuperato privo di vita. L'amministrazione corbettese sta conducendo una battaglia giudiziaria per sbloccare la situazione che vede la presenza di sette campi rom abusivi sparsi soprattutto nelle frazioni. Nel mese di ottobre le ruspe entrarono in azione nella frazione di Battuello per abbattere un edificio abusivo tra le proteste dei rom. "Continueremo a fare tutti i passi per far rispettare la legalità nella nostra città", ha detto il primo cittadino. Ma c'è chi polemizza sulla situazione di perdurante insicurezza nella qale versano gli accampamenti abusivi. "Proprio l'altro giorno sono passato dall'insediamento di via Abbiategrasso - ha detto il consigliere indipendente Claudio Cavaliere - vivono in situazioni igieniche precarie e pericoli che riguardano soprattutto i più piccoli".

Nel periodo invernale, ha spiegato il sindaco (che ha sempre tenuto una linea ferma ma allo stesso tempo aperta al dialogo), non ci saranno abbattimenti. Poi riprenderanno le battaglie legali per far rispettare la legge.
Scritto da: GM - graziano.masperi@cronacaqui.it



scritto da: romesinti alle ore 09:51 | link | commenti
categorie: lombardia
lunedì, 26 gennaio 2009

A Nerviano una Giornata della Memoria per ricordare Ebrei, Rom e Sinti

porraimos Nerviano Sabato 24 gennaio, in occasione dei festeggiamenti per la Giornata della Memoria (27 gennaio), si svolgerà a Nerviano, alle ore 21 presso la Sala Bergognone dell'ex Convento degli Olivetani, la serata dal titolo "Ebrei e Rom: due storie dello stesso dolore".

Durante la manifestazione, sarà proiettato il video "A forza di essere vento", a cui seguirà un concerto con musiche rom. Ad introdurre la serata Maurizio Pagani di Opera Nomadi.
A far da cornice al tutto, invece, l'esposizione della mostra "Porrajmos e Sumaradipen - Divoramento e genocidio", incentrata sull'olocausto dei popoli Rom e Sinti.


scritto da: romesinti alle ore 19:10 | link | commenti
categorie: lombardia, porrajmos olocausto rom sinti

La «Giornata della memoria» mobilita scuole e associazioni


Diverse iniziative con mostre e film sull’olocausto

di MAGDA BIGLIA

— BRESCIA —
SI MOLTIPLICANO un po’ dovunque le iniziative per la “Giornata della memoria” del 27 gennaio, atte a coinvolgere popolazione e ragazzi delle scuole. Il treno speciale per Auschwitz, organizzato dall’Archivio storico della Camera del lavoro, è partito per la quinta volta in novembre carico di bresciani che hanno visto Cracovia e il terribile lager, riportandone come sempre emozioni davvero forti.

NELLE SCUOLE, in questi giorni, si riporteranno quelle esperienze. A Castegnato, alle 20.30 di martedì, al centro civico s’intitola “Un treno per...” lo spettacolo concerto con musiche ed immagini del viaggio. E il mattino, alle 9.30, gli studenti parteciperanno a un consiglio comunale aperto sulla Shoa.

È PROPOSTA dagli ex deportati la visione cinematografica “Un treno per Auschwitz” a Vobarno. È, invece, un treno in miniatura quello che i ragazzi del Gonzaga di Castiglione delle Stiviere da oggi al 27 faranno correre nel plastico di un lager a ricostruire la strada verso la morte. Le vicende di alcune vittime saranno messe in scena dai ragazzi. I cancelli saranno aperti di domenica dalle 10.30 alle 12 per consentire ai parenti di partecipare alla performance. Il 27 alle 20.30 nella biblioteca comunale di Cazzago San Martino saranno proiettati il film “Si fa presto a dire fame”, a cura dell’Archivio della Cdl e Porrjamos documentario dell’Opera nomadi sulle persecuzioni da parte di fascisti, nazisti e ustascia. Il Comune di Gussago, con l’Anci, ha realizzato una mostra con le testimonianze degli internati del paese nella sala Togni dove la sera di martedì sarà proiettato il film “Senza destino”. Prima, alle ore 10.45, si terrà una cerimonia davanti al monumento degli internati.

UNA MOSTRA su Olocausto e foibe, prima esposta a villa Mazzotti di Chiari, sarà fino al 15 febbraio nella sala civica di Castelcovati. Lo spettacolo “Il coraggio di vivere”, tratto a cura di Emanuele Turelli dal diario di Nedo Fiano, è in calendario il 27 a Borgosatollo, Cortefranca, Ome, il 28 a Ome e Cortefranca, il 29 a Capriolo, il 30 a Corzano, il 31 a Berzo Demo. Narra di un bambino ebreo fiorentino la cui esistenza viene sconvolta dalle leggi razziali, fino alla deportazione, ad Auschwitz.


martedì, 02 dicembre 2008

MARCALLO CON CASONE (MI): Liberato l'edificio abusivo di Marcallo con Casone occupato dai rom

L'avvocato Marradi: "Creare spazi appositi per i nomadi è la soluzione migliore"
15/11/2008 - Si sono presentati alle 5 di ieri mattina i carabinieri di Magenta e di Abbiategrasso, insieme alla Polizia di Marcallo guidata dal comandante Giorgio Piacentini per dare esecuzione all'ordine di liberare la casa costruita abusivamente sotto il ponte della Tav a Casone, vicino ad una villetta (sempre di rom) perfettamente in regola. In tutto 10 bambini e 8 adulti, di origini rom, hanno lasciato la loro abitazione per trasferirsi altrove. Non si è trattato di uno sgombero nel verso senso del termine, ma di un sequestro preventivo disposto anni fa, precisamente nel 2005 dal tribunale del riesame su richiesta del Pm.

Il prossimo 16 dicembre il giudice presso il tribunale di Rho dovrà decidere sulla richiesta di revoca del provvedimento di sequestro presentata dall'avvocato magentino che tutela i diritti dei rom marcallesi, Giovanni Marradi. “Tutto si è svolto regolarmente – spiega il legale – la sola cosa che più lascia perplessi è il brevissimo termine concesso ai nomadi per lasciare l'alloggio abusivo. Solo un giorno e mezzo. C'erano anche bambini, molti nati a Marcallo, con i quali forse si sarebbe dovuta usare più cautela”. Dei 10 bimbi che vivono nell'area a destinazione agricola sotto il ponte della Tav, 3 sono iscritti nelle scuole elementari del paese.

“Riesce difficile pensare a terreni agricoli adiacenti la zona dell'alta velocità – sottolinea l'avvocato – si tratta di un'area degradata e inquinata, che forse i nomadi erano riusciti a sistemare e a rendere vivibile. Tutto questo in considerazione del cambio di mentalità dei rom avvenuto da diversi anni a questa parte. Molti hanno deciso di stabilizzarsi, e lasciare uno spazio per loro forse sarebbe la soluzione ottimale. Ma su questo saranno altri a prendere le loro decisioni”. Proprio ieri sera a Marcallo si è tenuto un importante convegno sulla sicurezza. Argomento sempre di primo piano per l'amministrazione retta dal sindaco, onorevole Massimo Garavaglia. “Le persone che vivevano qui hanno già trovato posto dove sistemarsi provvisoriamente – ha commentato un uomo che vive insieme ai nomadi di Marcallo – tutto si è svolto senza problemi”. Scritto da: GM -
graziano.masperi@cronacaqui.it

scritto da: romesinti alle ore 17:09 | link | commenti
categorie: milano, lombardia

Milano: VIA BERNESE, DE CORATO: ROM OCCUPANO EDIFICIO, PRESTO SGOMBERO

"Un gruppo di rom romeni, 20 adulti e 5 minori sono stati segnalati all'autorità giudiziaria per occupazione di edificio pubblico. I nomadi si sono introdotti ieri sera in una ex scuola comunale, in via Bernese 3, dove sono stati trovati da una pattuglia del comando di Zona 1, allertati da un cittadino insospettito dall'andirivieni nell'edificio. Nei prossimi giorni è già stato programmato l'intervento di sgombero dell' immobile, che era stato appena ristrutturato, da parte del nucleo Problemi del Territorio della Polizia Municipale e la messa in sicurezza dello stabile". Ne dà notizia il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato

scritto da: romesinti alle ore 17:08 | link | commenti
categorie: milano, lombardia

Magenta (MI) : che ne sarà ora dei nomadi di Pontevecchio?

Magenta. Pubblichiamo le toccanti parole di una abitante. Dopo che un gruppo di nomadi ha lasciato il campo di Pontevecchio, molti hanno tirato un sospiro di sollievo. Non tutti, però. E c'è chi, come Roberta Orpelletti, si chiede: cosa sarà ora di queste persone, che vivevano sul territorio da ormai moltissimi anni?
Di seguito la lettera integrale.

"Se ne sono andati senza far rumore, una sera d’autunno. Quattro piccole roulotte e i loro 14 occupanti. Ora il parcheggio vuoto può finalmente tornare ad essere un buco nel nostro spazio mentale.
D’altronde, due mesi senza elettricità, acqua e riscaldamento sono tanti, soprattutto per dei bambini, degli anziani e una donna incinta.
A Pontevecchio hanno tirato un sospiro di sollievo, e anche a Magenta. Gli zingari se ne sono andati! Che tornino al loro paese!
Già, il loro paese. Annunziata e Gaetano che parlano il dialetto magentino e vivevano a Pontevecchio da più di venti anni, Johnny e i suoi fratelli che sono nati qui, come i loro figli, di che paese sono? Avevano tutti la cittadinanza italiana e la residenza a Magenta, ma quando in famiglia si parla Sinti, questo non basta. E poi si ostinano a vivere in una roulotte…
Che strano paese l’Italia. Un paese in cui vivere in una roulotte è un reato, mentre lucrare sui soldi dei correntisti, degli azionisti, dei clienti e, in certi casi, persino dei contribuenti è considerato bravura. Un paese dove una ragazzina di 15 anni che sogna di fare la veterinaria è un pericolo di ordine pubblico. Un paese dove si può andare in chiesa tutte le domeniche e rifiutarsi di vedere che una madre sta per partorire in una mangiatoia.
Ma non si può ostacolare il progresso: dal campo comunale dove hanno sostato nell’indifferenza generale per 12 anni dovrà passare la strada che finalmente collegherà Pavia alla Malpensa. E no, un altro campo privato, comunale o parrocchiale per loro proprio non c’era. E non dimentichiamo che il Prefetto aveva iniziato il Censimento delle aree adibite a campo nomadi di tutta la provincia, e questo campo non aveva i requisiti necessari per essere riconosciuto legalmente. E adeguare costa, mentre chiudere gli occhi, in effetti, è gratis. E alla fine è vero: che differenza fa? Tanto, per noi, loro non erano mai esistiti. E domani torneremo tutti alle nostre vite e ai nostri piccoli e grandi problemi quotidiani. Ma io, almeno oggi, mi vergogno di essere italiana, cristiana, magentina e di abitare in questa frazione di cui non mi sento più parte.
Il vento autunnale soffia sulla piazzola vuota del parcheggio e fa volteggiare nella mia testa un turbinio di parole: quelle dei cittadini di serie A, dei politici, dei preti e anche le mie. E non mi illudo: come le foglie, anche queste verranno presto spazzate via."
Roberta Orpelletti

scritto da: romesinti alle ore 16:53 | link | commenti
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lunedì, 01 dicembre 2008

Varese - Domenica mattina al Cinema teatro Nuovo si è alzato il sipario sulla paura

 L'attore milanese interviene al convegno della Sinistra varesina (Sinistra democratica, Rifondazione per la sinistra, Unaltralombardia e Sinistra varesina giovanile) e picchia duro sulla Lega Nord
Ovadia: "I nazisti usavano il metodo della paura"

A parlare del sentimento che ha trovato calda ospitalità nell’immaginario collettivo italiano, c’erano i principali rappresentanti della categoria: l’uomo nero, Jacques Amani, sindacalista della Cgil, l’attrice e mediatrice culturale rom Djana Pavlovic, l’intellettuale, il filosofo Roberto Escobar e l'immancabile Moni Ovadia. Sono stati chiamati a raccolta dalla Sinistra varesina per parlare, appunto, della paura.
Il "servo di Dio" (è la traduzione del nome Ovadià) ha picchiato duro sulla Lega Nord, sul ministro degli Interni Roberto Maroni, sull’europarlamentare Paolo Borghezio e su Umberto Bossi.« Io non posso dire che Maroni sia razzista, perché non lo conosco di persona. Ma  è razzista ciò che fa».
Sfruttando un assist del filosofo-politico Roberto Escobar,  l’attore yiddish si è spinto fino ad un parallelo con il nazifascismo. «Non bisogna assumere un atteggiamento remissivo nei confronti di questa politica - ha detto Ovadia -. I razzisti mirano a un risultato e utilizzano la paura perché è un sentimento potente. E’ il tipico strumento adottato dai regimi dittatoriali. E’ un metodo vecchio, che sa di marcio, che usavano i nazisti e che noi ebrei conosciamo benissimo. Hitler, ad esempio, diceva che i polacchi attaccavano i tedeschi». Saper mantenere alta l’attenzione della platea è la dote principale di un attore. E dopo la bordata, arriva la battuta: «Ve lo immaginate Bossi che quando arriva Obama gli dà del Bingo Bongo. Guardate che il problema non è destra o sinistra, perché Churchill era un anticomunista viscerale, ma pur di fermare Hitler fece un accordo con Stalin. Il sindaco ultraconservatore di Colonia ha chiamato a raccolta la città per stanare e isolare le frange naziste. Invece Borghezio ha solidarizzato con i nenonazisti». 
Il dibattito prima dell’arrivo di Ovadia si era mantenuto sui binari della testimonianza. Stimolato da Angelo Zappoli, consigliere comunale di Rifondazione comunista, Jacques Amani  aveva parlato delle contraddizioni della legge Bossi-Fini, della condizione dell’immigrato clandestino bollato come nemico, del problema dei ricongiungimenti famigliari. Djana Pavlovic, donna rom di origine serba che dal 1999 vive in Italia, era invece partita dalle cifre sulla criminalità che vedono l’Italia tra i paesi più sicuri d’Europa. «I campi rom sono luoghi di segregazione lontanissimi dal cuore della società. Io non combatto per i diritti del mio popolo , ma per i diritti di tutti. Chi spiega alla gente chi siamo noi? Chi dice ai bambini rom perché devono prendere un pulmino diverso o entrare nelle aule con la scritta rom?».
Dopo la serata con l'europarlamentare Claudio Fava, organizzata da Sinistra democratica, la nuova Sinistra varesina (composta da: Sinistra democratica, Rifondazione per la sinistraUnaltralombardia e Sinistra varesina giovanile. In sala era presente, solo come uditore, anche Pippo Pitarresi segretario cittadino del Pdci) con questa iniziativa ha tracciato la sua linea politica. Ipotizzare quale sia invece il suo futuro e il suo peso in uno scenario politico nazionale è forse ancora prematuro. Più facile è intuire cosa non vuole essere. Moni Ovadia, che è stato nella costituente del Pd, lo ha sintetizzato in una battuta: «Rivendico quell'appartenenza, ma se qualcuno pensa che nel Pd ci sia posto anche per l’Udc, allora  non sono d’accordo. Obama ha detto cancellerò 200 leggi di Bush. Mi piacerebbe sentir dire da qualcuno del Pd: "cancellerò due leggi di Berlusconi"».

scritto da: romesinti alle ore 15:01 | link | commenti
categorie: lombardia, intolleranza
mercoledì, 26 novembre 2008

Sannazzaro (PV) : «Non allontanateci ancora»

Un carovana di 120 persone accampata nel parcheggio dello stadio, devono sgomberare in due giorni

I nomadi: vogliamo mandare a scuola i nostri bambini

 

Ci mandano via da ogni posto, o quasi. Noi vorremmo fermarci più di un giorno o due, per mandare a scuola i bambini e trovare lavoro». La carovana di roulotte - una trentina, circa 120 persone - è arrivata a Sannazzaro l’altra sera, occupando il parcheggio vicino al campo sportivo. Un’ordinanza del sindaco impone lo sgimbero entro 48 ore. Ma i nomadi protestano, vorrebbero maggior tolleranza da amministrazione e residenti. Sono tutti imparentati fra loro, il grande gruppo famigliare degli Hudorovich. Originari del Montenegro, che hanno lasciato dopo la seconda guerra mondiale, «siamo cittadini italiani a tutti gli effetti - dicono i capi della comunità, Mario e Franco, cugini di 54 e 56 anni - però ci sentiamo discriminati».
Ieri all’ora di pranzo mangiavano all’aperto, sui tavoli da campeggio vicino ai caravan. Un bicchiere di vino rosso anche per gli ospiti, la storia del clan da raccontare.
«I primi Hudorovich sono arrivati in Veneto dopo la guerra, perché in patria - quella terra dove era nata la vostra regina Elena - si faceva la fame». Si sono moltiplicati, «siamo sparsi in tutto il Nord Italia, con almeno quattro o cinque figli per ogni donna». Tutte con i capelli sciolti e lunghi, a qualunque età. Gonnelloni multicolor come da copione, orecchini grandi e luccicanti. Oggi in Italia si contano tre o quattrocento Hudorovich, parenti più meno stretti, dice Mario. Si spostano suddivisi in gruppi più piccoli, che si formano e si separano di stagione in stagione. Quello arrivato a Sannazzaro è numeroso, con molte giovanissime mamme e bambini. Le donne curano i figli e realizzano piccoli oggetti di rame, portacenere e soprammobili, che vendono di casa in casa. Uomini e ragazzi fanno gli stagnini: «Per esempio, andiamo nei ristoranti a chiedere se hanno pentole rotte e le aggiustiamo. Affiliamo i coltelli». Ma per trovare qualche cliente, «si deve rimanere almeno qualche giorno nello stesso posto, a cercare qualche contatto».
Niente foto in primo piano, «perché altrimenti quando ci presentiamo a cercare lavoro dicono ecco gli zingari, e ci mandano via». Alla vita nomade certo non vogliono rinunciare: «Una casa fra quattro mura l’ho avuta - dice il cugino Franco - ma l’ho venduta, non ci resistevo. Soprattutto d’estate».
Ma la vita raminga crea anche problemi: «La gente che ci crede tutti ladri, e poi far studiare i bambini è complicato». Questo però è ovvio: «Certo, non possono andare tutto l’anno nella stessa scuola, lo sappiamo benissimo anche noi». Ma «se ci lasciano stare almeno qualche settimana nello stesso posto, possiamo mandarli in una classe a imparare qualcosa. Mica è possino andare in una scuola solo due giorni».
Le mamme cercano di dare qualche insegnamento, «fanno come possono». Ma molto presto, a dieci anni o poco più, soprattutto i maschi iniziano a lavorare con gli adulti. «Noi Hudorovich paghiamo le tasse e ci comportiamo bene. Quando ce ne andiamo da un posto, lasciamo tutto in ordine e pulito». Sottolineano i capi clan: «Siamo italiani come gli altri, andiamo regolarmente a votare. Lo Stato e quindi anche i sindaci dovrebbero aiutarci. In questo piazzale dove siamo ora, non ci sono nemmeno i collegamenti per l’acqua». Di fronte al parcheggio diventato campo nomadi c’è una fila di villette a schiera. Dai residenti un coro di proteste: «Servono aree attrezzate per i girovaghi. Perché le amministrazioni non si organizzano?»


scritto da: romesinti alle ore 06:32 | link | commenti
categorie: lombardia
martedì, 25 novembre 2008

Mecenate (MI) - via Zama, sgomberata la ex scuola


Allontanati 25 rom. Distrutte pure le baracche di via Boffalora
 
MECENATE 18/11/2008 - I cancelli dell’ex scuola materna di via Zama angolo via Berlese, quartiere Salomone, da ieri mattina sono serrati con catena e lucchetto. E dei 25 rom (tra cui 5 minori) che venerdì scorso si erano accampati abusivamente negli spazi dismessi, ora non c’è più traccia. Ma è l’ennesima volta che l’edificio comunale viene posto in sicurezza («Solo l’anno scorso - afferma il vicesindaco Riccardo De Corato - la polizia municipale è intervenuta due volte per allontanare i nomadi che avevano occupato la struttura») e i cittadini si chiedono quale sarà il futuro dello stabile.Se il Comune non agirà in fretta - pensa Letizia, residente nel quartiere - quella gente andrà ad occuparlo nuovamente, com’è già successo». Molti sostengono che l’ideale sarebbe veder risorgere l’asilo, visto che negli ultimi anni è aumentata la popolazione della zona. «Sono state raccolte delle firme», spiega una suora della vicina parrocchia di San Galdino e «c’è proprio bisogno di una scuola materna vicino casa», continua Luigi Di Silvio.In ogni caso, «al posto di un edificio comunale non utilizzato - pensa Gaspare Giammarinaro - ci vorrebbe un servizio che funzioni». In realtà, la giunta si era espressa sul destino di quei locali più di un anno fa, decidendo di trasformarli in un centro di accoglienza per rifugiati politici. Idea, tra l’altro, già osteggiata dai cittadini. Tuttavia, oggi, le stanze di via Zama sono ancora vuote. Solo l’attigua ex scuola elementare è stata sistemata, diventando sede di archivi comunali.Ieri, quello di via Zama non è stato l’unico sgombero: alle 8 di mattina sono state smantellate 13 baracche spuntate tra le vie Boffalora e San Paolino, nella periferia Sud-ovest. Le costruzioni erano abitate da 40 romeni.I nomadi si sono allontanati spontaneamente all’arrivo degli agenti della polizia municipale. E, una volta distrutta la baraccopoli, Amsa è intervenuta per la bonifica e la messa in sicurezza dell’area.

scritto da: romesinti alle ore 17:54 | link | commenti
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giovedì, 06 novembre 2008

Corbetta (MI) - una famiglia di Rom Macedoni

roulotte"da qui non ce ne andremo mai"

Corbetta Ad un paio di giorni di distanza dall'abbattimento della costruzione abusiva della frazione di Battuello a Corbetta i rom macedoni che dimoravano in quell'area sono ancora al loro posto. Anzi, aggiungono: “Da qui non ce ne andremo mai, avevamo una casa costruita abusivamente, siamo d'accordo. Ma almeno la zona era in ordine, adesso siamo costretti a vivere nelle roulotte e in piccoli caseggiati di fortuna. Volevano un vero campo rom? Bene, adesso l'hanno avuto”.

A parlare è una ragazza macedone che non si sbilancia più di tanto, aggiungendo che “ormai non c'è più niente da fare, hanno abbattuto i bagni. Non siamo certo gli unici a Corbetta ad avere delle costruzioni abusive, eppure la sentenza è arrivata solo per noi. Forse perchè non abbiamo bimbi piccoli come negli altri campi rom? Non vogliamo dire altre cose”. Due uomini che arrivano in auto nel campo si rifiutano di rilasciare qualsiasi dichiarazione e il colloquio ha fine. L'area accanto reca il cartello con la scritta “Proprietà comunale”.

Ieri mattina nel campo di Battuello si sono presentati anche i consiglieri di opposizione Claudio Cavaliere (indipendente ed ex membro della maggioranza) e Andrea Fragnito (centro destra, lista Per Corbetta e le sue frazioni). Non hanno parlato con i rom macedoni, limitandosi ad osservare il campo in cui vivono. Cavaliere ha predisposto un'interrogazione che verrà discussa prossimamente in consiglio comunale. Interrogazione avallata da tutti i consiglieri di opposizione: “Chiediamo all'amministrazione quali risultati si sono ottenuti con queste operazioni. A nostro avviso occorreva intervenire tempo prima, magari con un'ordinanza che vietasse gli accampamenti con roulotte come hanno fatto altri comuni. Lo abbiamo chiesto, ma non è stato mai fatto”.

Secondo Cavaliere nel campo di Battuello esiste anche un problema di igiene da non sottovalutare che rischia di esplodere nel tempo: “Ci chiediamo se vi sono le condizioni per poter vivere in quel modo”, ha detto. Quello di mercoledì è il primo abbattimento eseguito su una costruzione abusiva per mano dell'amministrazione retta dal sindaco Ugo Parini che, in attesa di chiarimenti ulteriori, si è limitato a dire: “Abbiamo agito secondo quanto stabilito dalla legge”. Un paio di anni fa lo stesso accampamento fu oggetto di un'altra sentenza del Tar, ma in quell'occasione furono gli stessi rom a dare esecuzione in maniera autonoma all'abbattimento.


scritto da: romesinti alle ore 21:34 | link | commenti (1)
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Chiari (BS): alla Camera i piccoli sinti lunedì 03 novembre 2008

E’ diventata un caso politico nazionale la vicenda, sollevata il 7 ottobre da quiBrescia.it (leggi l’articolo), dei cinque fratellini sinti di nazionalità italiana ai quali il sindaco leghista di Chiari, il senatore Sandro Mazzatorta (leggi l’intervista), nega la residenza. Il parlamentare Furio Colombo del Pd, infatti, ha scelto di accendere i riflettori su una vicenda umana che si è consumata nel buio dell'indifferenza, sotto la copertura dell’applicazione delle norme, raccontandola sulle pagine de l'Unità dopo che su quiBrescia.it aveva sollevato numerosi commenti. Una grande discussione che in qualche momento aveva anche scoperchiato il pentolone della coscienza civile e umana dei lettori del nostro giornale.
Ma Colombo mercoledì 29 ottobre aveva portato la vicenda anche all'attenzione della Camera dei Deputati. E, sul giornale di riferimento del suo partito, domenica scorsa, ha stigmatizzato il comportamento dell'amministrazione di Chiari nei confronti di questa famiglia (i bambini vanno dall'anno ai 14 anni) che fino al 2004 era regolarmente residente in un'area sulla quale la precedente giunta aveva costruito (con finanziamento regionale di 150 mila euro) alcune casette prefabbricate.
"Sto per raccontare una storia. Potrebbe essere un'invenzione per creare un po' di emozione", scrive su l'Unità Furio Colombo, "e invece è vera. Potrebbe essere la testimonianza di qualcosa che purtroppo è avvenuto, ma che per fortuna è finito. Invece continua".
"Gli stessi fatti sono stati narrati e denunciati da me alla Camera dei deputati il giorno 29 ottobre", prosegue Colombo, "mentre si discuteva di turismo e campeggi e di come tener distinti i campeggi dai campi nomadi. Urla e boati dei deputati della Lega, ma nessun intervento, nessun tentativo di chiarimento e smentita".
"Soltanto un'ora più tardi", riferisce il parlamentare del Pd, "il deputato leghista D'Amico è venuto in aula e ha chiesto la parola per spiegare che la famiglia di due adulti e cinque bambini di cui uno neonato era stata colta dai vigili in sosta vietata e che quel nucleo familiare era socialmente pericoloso. Un dato di vita di questa famiglia italiana che deve essere sfuggito ai volontari della Caritas che non li hanno mai abbandonati".
Due intere pagine del giornale sono state dunque dedicate alla storia di Cristina, Michele, Lucia, Anastasia e del piccolo Mattia.
E l'articolo di Colombo di chiude con una frase significativa: "Questi bambini sono italiani esclusi da tutto per mano del potere estraneo della Lega per l'indipendenza della Padania. Il nostro impegno civile è non dimenticare questa vicenda e questi nomi".


scritto da: romesinti alle ore 21:29 | link | commenti
categorie: lombardia, intolleranza

Cassazione/ Assalto campo nomadi,nuovo processo a sindaco di Opera

Sarà processato con l'accusa di istigazione a delinquere

Roma, 31 ott. (Apcom) - Con l'accusa di istigazione a delinquere l'attuale sindaco leghista di Opera, in provincia di Milano, Ettore Fusco, dovrà nuovamente essere giudicato dal gup del capoluogo lombardo che il 14 febbraio scorso lo aveva prosciolto. Il verdetto favorevole è stato annullato con rinvio dai giudici della prima sezione penale che hanno accolto le "obiezioni" sollevate dalla procura della Repubblica. L'accusa contestata dai pm ambrosiani si riferisce all'invito ad occupare il locale campo nomadi che Fusco, quando era consigliere di opposizione al comune di Opera nel dicembre 2007, rivolse al pubblico che seguiva la seduta del consiglio comunale.

La sera stessa ci furono degli scontri e il campo, destinato ad ospitare famiglie rom che erano state sfrattate da un'altra area, venne invaso dalla cittadinanza che distrusse le tende allestite dalla Protezione civile. All'udienza preliminare di febbraio scorso il giudice, accogliendo le tesi della difesa, prosciolse Ettore Fusco affermando che "le azioni che aveva proposto non erano violente ma avevano il solo scopo di tutelare gli interessi dei cittadini". La zona sulla quale era stata realizzata la tendopoli infatti era stata in precedenza destinata alla Croce Rossa. Contro il "non luogo a procedere" deciso dal gup la procura ha presentato ricorso in Cassazione.

La sentenza 40684 depositata oggi annulla il proscioglimento e invita il giudice a verificare, con una nuova udienza preliminare, "quale forza suggestiva" potessero avere "le frasi pronunciate da Fusco". A questo proposito i magistrati sottolineano che il reato di istigazione a delinquere si riferisce "a quelle condotte che rappresentano azioni concrete che possono indurre altri a commettere fatti delittuosi". In sostanza, secondo la Cassazione, non è importante quale fosse l'intento dell'attuale sindaco se le sue parole inducevano, di fatto, la cittadinanza a compiere azioni contro la legge. Una decisione che ha "scavalcato" anche le conclusioni del sostituto procuratore generale della Cassazione, Mauro Iacoviello, che invece aveva chiesto la conferma del proscioglimento


scritto da: romesinti alle ore 21:27 | link | commenti
categorie: lombardia, intolleranza
lunedì, 27 ottobre 2008

I rom e l’azione pubblica

copertina libro Bezz. Vit. PaganiUn libro a cura di Giorgio Bezzecchi, Maurizio Pagani e Tommaso Vitale.

I gruppi zigani sono molti e differenti. Abitano da secoli il tessuto urbano d’Europa. Sono parte integrante della storia italiana, soggetti in uno stato di diritto. Spesso, tuttavia, le politiche nei loro confronti assumono tratti marcatamente discriminanti e di frequente gli enti locali adottano vere e proprie forme di razzismo istituzionale. Altre volte, politiche e provvedimenti ben intenzionati falliscono per le proteste e le mobilitazioni locali, ma anche per il mancato ascolto e coinvolgimento dei diretti interessati, i rom e i sinti.

Il volume tenta di fornire idee e appigli per uscire da questo senso di impotenza: i diversi contributi che lo compongono mostrano strade concretamente percorribili nell’azione pubblica. Guardando alla sfida di una politica democratica e partecipata, questo libro racconta una pluralità di casi empirici che aiutano a capire come è possibile rispettare i diritti fondamentali delle minoranze, moltiplicando il consenso sulle politiche necessarie per una migliore convivenza.

Il volume contiene saggi di Alberto Giasanti, Amoun Sleem, Antonio Tosi, Carlo Cuomo, Elisabetta Vivaldi, Giorgio Bezzecchi, János Ladányi, Joanna Richardson, Laura Boschetti, Maurizio Pagani, Paola Pessina, Tommaso Vitale, Zoran Lapov.

Giorgio Bezzecchi, presidente della cooperativa Romano Drom, è un Rom Harvato, esperto di processi e politiche di mediazione culturale. Da molti anni è uno dei massimi dirigenti dell’Opera Nomadi. Vive e lavora a Milano.

Maurizio Pagani, dirigente dell’Opera Nomadi, da molti anni è attivamente impegnato in azioni di promozione sociale delle comunità zingare e studio delle politiche pubbliche. Vive e lavora a Milano.

Tommaso Vitale, ricercatore di Sociologia, insegna sia Sviluppo locale che Programmazione sociale all’Università degli Studi di Milano Bicocca ed è membro della redazione di Partecipazione e conflitto - Rivista di studi politici e sociali.

I rom e l’azione pubblica
a cura di Giorgio Bezzecchi, Maurizio Pagani e Tommaso Vitale

Pagine: 288
Prezzo: Euro 20
ISBN: 978-88-7039-0377

[Teti Editore
Nicola Teti Editore teti@teti.it - www.teti.it

Per l’acquisto versare il relativo importo sul c/c postale n° 59861203, intestato a:
Nicola Teti Editore srl - Milano.
Per pagamento in contrassegno l’importo va maggiorato di € 3 (Tel. 02.55015575).

[ mercoledì 22 ottobre 2008 ]
 

SICUREZZA: DE CORATO, PIU' CHE DIMEZZATI ROM ABUSIVI A MILANO

(ASCA) - Roma, 20 ott - ''I provvedimenti del ministro Maroni in tema di sicurezza hanno avuto effetti immediati nella nostra citta'. A partire dai campi rom. Infatti, grazie alla nomina del commissario straordinario, dopo il censimento dei campi autorizzati e il controllo costante degli insediamenti irregolari, e' dimezzato il numero delle aree occupate e degli abusivi. Passati, questi ultimi, da 10mila ad una stima attuale di 3-4 mila presenze''. Cosi' il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato e' intervenuto in apertura del seminario organizzato dalla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione Locale sul tema Le misure urgenti in materia di sicurezza urbana. ''All'azione di moral suasion - ha aqggiunto De Corato - si aggiunge l'opera di identificazione di circa 2.500 comunitari svolta dagli agenti della Polizia Municipale e di oltre 700 senza fissa dimora, per la maggior parte rom romeni. Persone che, sulla base di una direttiva Ue, andrebbero allontanati con provvedimento prefettizio se non dispongono dei necessari requisiti oltre i tre mesi di soggiorno''.

''Espulsioni che di fatto - ha concluso De Corato - non potremo pero' mettere in pratica a causa dei veti dell'Unione Europea che, proprio pochi giorni fa, ci ha imposto il semplice invito all'allontanamento. Un atto considerato carta straccia da chi lo riceve. Naturalmente l'Italia si adeguera' anche a queste misure ma, come ha rilevato il ministro Maroni, si tratta di disposizioni inefficaci che tra l'altro vanificano i nostri sforzi. Ci auguriamo quindi che venga fatta presto chiarezza sul tema. Altrimenti potremmo ritrovarci a breve al punto di partenza''.


scritto da: romesinti alle ore 21:40 | link | commenti
categorie: milano, lombardia

Brescia sicurezza, dopo Chiari nuova ordinanza: vietati i camper

(e.reg.) "Ordine, rigore e rispetto delle regole": il vice sindaco di Brescia e assessore alla Sicurezza Fabio Rolfi, lunedì ha illustrato i contenuti dell'ultima ordinanza che prevede il divieto di "bivacco con camper, furgoni, roulottes e autoveicoli in genere nelle aree pubbliche cittadine e nei parcheggi". Dunque non è più possibile sostare per dormire in città, se non nell’apposita area a pagamento per camperisti, attrezzata in via Maggia. Pena un’ammenda di 450 euro.

"Prosegue l’azione di contrasto al nomadismo itinerante", ha spiegato Rolfi ai giornalisti aggiungendo che, con questa ordinanza, "si chiude il ciclo degli atti di massima urgenza relativi all’uso delle bevande alcoliche, alla prostituzione, al commercio abusivo e alla presenza di nomadi". In effetti, anche se termini come nomadi o rom non appaiono nero su bianco nel provvedimento, è esplicito che queste regole sono state pensate per loro. "Entro la fine di novembre", ha poi proseguito il vice sindaco cittadino, "presenteremo il nuovo regolamento della città e che rispecchierà in toto i presupposti alla base del patto per Brescia sicura".
La nuova ordinanza intende evitare ogni tipo di occupazione del suolo che "rechi turbativa alla sicurezza urbana, allarme sociale foriero di possibili tensioni tra cittadini residenti e occupanti, insicurezza nella cittadinanza e comunque conseguenza negative all’ordinato e sicuro vivere civile". Inoltre, nel corso dell’incontro avuto con la stampa nella sede dei Vigili di via Donegani, Rolfi e il comandante della polizia municipale di Brescia hanno fornito i numeri delle azioni svolte dal nucleo impegnato a "evitare lo stanziamento prolungato di carovane sul suolo cittadino": 48 ispezioni ai campi nomadi e 65 interventi per allontanare e controllare i nomadi stanziati.


scritto da: romesinti alle ore 21:37 | link | commenti
categorie: lombardia

Tradate (VA) - Incendio e conseguente ordinanza del Comune

Le fiamme, provocate forse da un corto circuito, hanno devastato la struttura utilizzata come cucina. Incendio distrugge roulotte in un campo nomadi


Un incendio ha distrutto una roulotte in un campo nomadi in via Dei Caduti a Tradate. L'incendio è divampato intorno alle 3 del mattino ed è stato provocato, secondo quanto accertato dai carabinieri della stazione di Tradate, da un corto circuito.
La roulotte veniva utilizzata da una famiglia, costituita da 6 persone, come cucina. Quando le fiamme si sono propagate il gruppo di nomadi stava dormendo in un'altra roulotte. Sono riusciti a lanciare l'allarme ma non a spegnere l'incendio che si è propagato ad un'altra struttura, bruciandola in parte.
Tempestivo l'intervento dei vigili del fuoco di Busto Arsizio che hanno lavorato fino alle 6 per domare le fiamme.

 
 

Ordinanza che consente il campeggio per 24 ore a chi transita in città solo in un’area comunale, ma prima si deve lasciare i dati alla Polizia Locale.
Nomadi in città, solo se ne fanno richiesta


Si legge campeggio, ma si riferisce soprattutto al passaggio dei nomadi. È la nuova ordinanza del comune di Tradate, firmata dal sindaco Stefano Candiani, che vieta il campeggio su tutto il territorio comunale. O quasi tutto: l’ordinanza prevede che chi transita sul territorio possa sostare per non più di 24 ore in una parte del campo di via Saporiti, vicino alla Varesina, ma prima bisogna registrarsi e chiedere autorizzazione alla Polizia Locale. “È vietato il campeggio per motivi di igiene, sanità, sicurezza ed incolumità pubblica di autoveicoli attrezzati quali roulotte, camper e simili”. L’autorizzazione al campo è rilasciata “dal competente ufficio di polizia locale a soggetti in regola con le disposizioni normative in materia di permesso di soggiorno su territorio nazionale”.

L’ordinanza è stata firmata nei giorni scorsi e si va ad aggiungere a un regolamento che già vietava la sosta ai nomadi. “Con questo tipo di documento mettiamo dei paletti precisi – spiega il sindaco Stefano Candiani – con cui si regolamenta la sosta sul territorio comunale. Semplicemente diciamo che è obbligatorio farne richiesta prima di posizionarsi”.
Per chi non rispetterà queste regole, l’ordinanza prevede una multa di 500 euro e la possibilità della polizia locale di avviare lo sgombero dell’area occupata.

 

scritto da: romesinti alle ore 21:17 | link | commenti
categorie: lombardia

Chiari (BS): «I Sinti? Li può ospitare Rovato»

sabato 18 ottobre 2008

di Elisabetta Reguitti

Ha fatto molto discutere la vicenda dei cinque bambini Sinti italiani, ai quali non viene concessa la residenza nel comune di Chiari (leggi l’articolo precedente). Ma che cosa dice uno dei protagonisti della vicenda? Per conoscere la posizione dell’amministrazione municipale, quiBrescia.it ha chiesto l'opinione del sindaco della cittadina bresciana, il leghista Sandro Mazzatorta. Avvocato, nato a Verbania nel 1965, vive a Chiari da quando ha vent’anni. E’ sposato e ha un figlio. E’ primo cittadino dal 28 giugno 2004. Dal 13 aprile 2008 è stato eletto senatore nelle file del Carroccio.

La linea politica della Lega sui campi nomadi abusivi è chiara. Ma la storia che abbiamo raccolto e raccontato si è consumata in un'area regolare e messa a disposizione di alcune famiglie Sinti dalla precedente amministrazione comunale di Chiari. Lasciando perdere le scelte della politica, qual è la sua posizione da un punto di vista umano?
Allora come oggi ritengo che la cosa migliore che abbia potuto fare per quelle persone sia stata smantellare quell'area. I bambini vivevano in condizioni igieniche impossibili. Ho un dossier fotografico che lo attesta. Fotografie scattate dagli agenti della polizia locale che testimoniano la sporcizia e il disordine in cui crescevano quei bambini. Il comune di Chiari ha sopportato per anni, troppo a lungo, quella situazione al limite della civiltà. Non esagero definendolo campo nomadi lager.

In quell'area però, come risulta dagli atti, tra le case costruite con fondi pubblici c'era anche un piccolo edificio prefabbricato utilizzato dai volontari della Caritas.
Io non so se c'è stato qualcuno che ha visto e ha taciuto. Posso solamente dire che la Lega ha visto le condizioni drammatiche di quel campo e ha agito secondo leggi e regole che tutti devono rispettare. Per quanto riguarda le costruzioni pagate con soldi pubblici non sono state distrutte bensì smantellate e sono conservate nel magazzino comunale. In ogni caso siamo pronti a consegnarle a qualunque comune che intenda mettere un’area a disposizione di quella famiglia.

Ha qualche idea?Certamente. Potrebbero farlo tutte le amministrazioni comunali di centrosinistra che governano i comuni limitrofi. Parlo di Cazzago, Cologne, Coccaglio ma anche di Rovato. Perché nessuno si è mai fatto avanti? Lo scriva pure: il sindaco di Chiari sarà felice di consegnare le case a quanti daranno la disponibilità di un'area agricola per accogliere la famiglia di cui avete scritto e che, ritengo, venga solo strumentalizzata politicamente. Perché questi sindaci non iscrivono questi bambini nel registro dei senza fissa dimora?

Ma perché gli altri comuni e non Chiari?
Non è forse il centrosinistra che ha una visione solidaristica di quel registro? Quella della Lega, al contrario, è rigorosa. In ogni caso si faccia pure avanti il comune di Rovato. Noi per esempio, ci siamo occupati di affidare l'ultimo bambino nato in quella famiglia a un nucleo che gli garantisse una vita più normale.

Quindi per lei la questione è chiusa?Certamente. Voglio anche ricordare come la nostra amministrazione abbia stanziato 4 mila euro a testa per ogni nucleo Sinti che viveva in quel campo. Soldi che sono stati consegnati al momento della sottoscrizione di un accordo siglato in Prefettura, a Brescia. Quelle persone si sono impegnate a lasciare Chiari. Alcune lo hanno fatto. Evidentemente non tutti. Quell'area è stata cancellata dal Pgt. Inoltre nel comune di Chiari nessuno può fermarsi su di un mezzo mobile per più di 24 ore. E' scritto nel regolamento comunale che noi facciamo rispettare.

Neppure i camperisti, quindi?Neppure loro ovviamente. Ma a Rovato c'è un grande parcheggio...

In ogni caso i bambini sono tali. Non avere una residenza complica loro la vita anche dal punto di vista medico-sanitario. Senza parlare della scuola. Nella provincia di Brescia ci sono diversi ospedali con relativi Pronto soccorso. Non ci sono solamente l'ospedale e il comune di Chiari. E per quanto riguarda la scuola vorrei che ci risentissimo a fine anno scolastico per vedere quanti giorni questi bambini avranno frequentato le lezioni.

Quindi secondo lei non c’è nessuna speranza di un futuro diverso da quello dei loro genitori per quei cinque bambini Sinti?I fatti dimostrano che ci sono culture che non hanno nessun interesse né alcuna volontà di cambiare.


scritto da: romesinti alle ore 21:13 | link | commenti
categorie: politica, lombardia
mercoledì, 08 ottobre 2008

MIlano Manifestazione

Moltissime persone: almeno quindicimila, hanno partecipato oggi alla Manifestazione “Diritti in Piazza” a Milano, mobilitate dalla Cgil per contrastare le politiche del Governo che impoveriscono i salari e le pensioni e non offrono risposte adeguate a giovani e lavoratori.
In Piazzetta San Carlo, nel pieno centro del capoluogo meneghino, a due passi da San Babila, si sono riuniti i manifestanti uniti sotto le bandiere del Sindacato, indossando le casacchine gialle con in evidenza la scritta “Diritti in piazza”.

Presenti anche tutte le categorie della Cgil con striscioni, bandiere e cartelli. Foltissima la presenza di lavoratrici e lavoratori della scuola. Emblematico il loro cartello: “Ministro Gelmini, tu non pensi al futuro dei bambini”.

Nell’arco del pomeriggio organizzato dalla Camera del Lavoro milanese, si sono alternati diversi spettacoli. Il via al “pomeriggio per i diritti” è stato dato da “Gli Sconcertati” musicisti con viola, violoncello e contrabbasso licenziati dall’orchestra Verdi. Si sono poi esibiti i jazzisti di “Jambalaya six” con clarinetto, tromba, sax ten., tastiere, basso e batteria. Infine, la musica sinti e rom della “Banda del villaggio solidale” artisti delle tastiera, chitarra acustica, fisarmonica con voci inconfondibili.

Tutte esibizioni particolarmente apprezzate che hanno coinvolto i presenti in un pomeriggio di riflessione, divertimento e confronto. Pienamente riuscito il connubio fra i diversi significati degli spettacoli e la necessità di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema dei diritti nel mondo del lavoro e sulle scelte che riguardano milioni di cittadini.

Parecchi giovani presenti e partecipi all’iniziativa, poi, hanno rappresentato una ulteriore iniezione di fiducia verso il Sindacato dando l’idea di una forte adesione delle ultime generazioni alla manifestazione della Cgil. Giovani che si sono divertiti e che hanno preso atto dell’esigenza di un cambio reale nella politica economico-sociale del Governo anche in considerazione del proprio futuro.

A metà pomeriggio, considerando l’elevata partecipazione, l’organizzazione ha deciso di mobilitare un corteo che, partendo dal luogo del presidio ha attraversato le vie del centro giungendo d’innanzi al Teatro Alla Scala e in Piazza del Duomo. Il serpentone di persone, - davvero impressionante per partecipazione - poi, si è riunito in piazzetta San Carlo per la conclusione di Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil.

Si sono inoltre succeduti, nel corso della manifestazione, gli interventi dei delegati delle diverse categorie.

Milano, dunque, ha risposto particolarmente bene. Unanime il coro: “Governo, così proprio non va”.

U.S. Cgil


scritto da: romesinti alle ore 21:09 | link | commenti
categorie: politica, milano, lombardia

Brescia: sgombero con brindisi della Lega Nord ...

Com’era facile prevedere, il gesto provocatorio degli esponenti della Lega Nord di Brescia (tra cui il

(vicesindaco Fabio Rolfi e la presidente del consiglio comunale Simona Bordonali) di brindare sui resti del campo nomadi di via Girelli appena demolito non è passato sotto silenzio. L’opposizione consiliare è insorta.
Secondo il segretario cittadino del Pd, Giorgio De Martin, "è inaccettabile che qualcuno festeggi perché si scacciano persone dalle proprie abitazioni. Lo sappiamo, in quel campo si annidavano anche delinquenti che meritano di essere allontanati o di andare in carcere. Ma c’erano anche bambini e tante persone innocenti".
De Martin nel suo comunicato evidenzia il fatto che "Brescia negli scorsi anni è diventata un modello per le altre città nella gestione della presenza dei nomadi" e che "gli sgomberi di oggi non sono altro che la prosecuzione di scelte operate dalla precedente giunta". Si tratta di "provvedimenti giusti", che tuttavia "non devono essere accompagnati da comportamenti indegni".
Anche la socialista Laura Castelletti, ha stigmatizzato l'episodio "carico di rancore e provocazione", dal quale "emerge il cattivo gusto e la grettezza di un atto senza precedenti" e che ha segnato "una rottura nella storia di Brescia".
"Mai rappresentanti delle istituzioni cittadine", sottolinea Castelletti, "avevano avuto l’indecenza di brindare sulle macerie e la disperazione di altre persone, seppur queste in condizione di non legalità. Quando si ricoprono ruoli istituzionali si ha il dovere di rappresentare l’intera città, anche chi ha votato per altri, e agire di conseguenza".
L’ex candidata sindaco ricorda che a Brescia "i valori della tolleranza, della fraternità, dell’umanesimo cristiano e l’aiuto alle fasce più deboli, sono stati da sempre concretamente, e silenziosamente, parte del tessuto sociale. Oggi sono stati messi in crisi da un atto che svela il vero volto di alcuni rappresentanti comunali, al di là della maschera istituzionale; una maschera che evidentemente viene indossata con fastidio".
Anche Castelletti ha ricordato che "la chiusura di questa area è frutto di un procedimento iniziato dalla precedente amministrazione, che ha dovuto superare i lunghi tempi dettati dal Consiglio di Stato e dal Tar al quale i nomadi avevano fatto ricorso".


scritto da: romesinti alle ore 20:54 | link | commenti (1)
categorie: lombardia

Foglio illustrativo delle attività del Coordinamento Nazionale dell'Opera Nomadi

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Utente: romesinti
Nome: Romano Lil
Foglio illustrativo del Coordinamento Nazionale dell'Opera Nomadi

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