Il Naga apprende con soddisfazione la decisione del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia - Milano di sospendere lo sgombero di cittadini italiani di origine Sinti residenti, da generazioni, nel comune di Gambolò (PV).
“La decisione di sgomberare l’area in cui vivono i cittadini Sinti si fonda solo una volontà discriminante, non sussistono, in alcun modo i presupposti per un atto di questo tipo e il TAR di Milano, con l’ordinanza di sospensione dello sgombero, l’ha riconosciuto” afferma Pietro Massarotto presidente del Naga “Inoltre si ribadisce che, secondo la legge italiana e le norme internazionali, la protezione delle minoranze si sostanzia non solo in obblighi di natura negativa, ma anche in doveri di protezione e valorizzazione delle differenze” prosegue Massarotto.
Il Naga, da oltre vent’anni fornisce assistenza sanitaria, sociale e legale a cittadini stranieri, “Dover difendere in giudizio lo sgombero forzato di cittadini italiani da un Comune in cui risiedono da più di ottant'anni appare veramente paradossale. Tuttavia, ciò dimostra, una volta di più, che le attuali politiche repressive colpiscono tutti ed in particolare il soggetti più deboli”, conclude il presiedente del Naga.
Il Naga continuerà a svolgere attività di assistenza e di difesa dei diritti di tutti e si augura di non dover più ricorrere ad un Tribunale per fermare un provvedimento di sgombero senza alternative.
La distruzione della baraccopoli Bacula (Photoviews)
MILANO - La sintesi è: lavoro e casa ai rom. Ora, ci sono distinguo e chiarimenti da fare, e che faremo. Ma l’incontro, ieri, tra il prefetto e il sindaco ha inaugurato la nuova fase della gestione della questione-rom dopo la fase degli sgomberi. Per chi se lo merita, offre garanzie, ha voglia di cambiar vita — e secondo le istituzioni sarà naturalmente un cambiamento in meglio —, ci sarà «un percorso assistito di avviamento al lavoro ». E ci sarà la possibilità di «avere un’abitazione », abitazione la cui ricerca le istituzioni affideranno al terzo settore, «specie quello cattolico». Dunque si girerà nel circuito delle parrocchie e delle associazioni.
Soddisfatto il prefetto Gian Valerio Lombardi per l’esito dell’incontro di ieri pomeriggio a Roma con il ministro dell’Interno Roberto Maroni. In agenda l’attività svolta come commissario straordinario per l’emergenza rom: il lavoro svolto e quello programmato. La buona notizia: il ministero conferma i 10 milioni di euro stanziati per la sistemazione dei campi rom milanesi. Entro una settimana circa, infatti, il Comune presenterà il progetto per lo snellimento e la riqualificazione di una decina di campi autorizzati. Obiettivo: dimezzare il numero degli occupanti, smistarli in altre strutture, creare fognature e servizi necessari ai campi. Infine sarà creare anche un’area di sosta e transito. Saranno accompagnati e assistiti quei rom che desiderano cercare una soluzione abitativa diversa.
Lo sgombero dei rom al cavalcavia Bacula MILANO - Prima che «quelli di Bacula», nella geografia delle migrazioni metropolitane dei rom loro sono conosciuti come «quelli della Bovisasca». Attorno alle 150 unità, questi nomadi, romeni, l'anno scorso vennero sgomberati da un prato di via Bovisasca in una giornata calda e tesa che fece arrabbiare e in certi frangenti vergognare — «Violati i diritti umani» disse la Curia —, dopodiché gran parte degli immigrati finì appunto sotto il cavalcavia Bacula. Là, nel sottosuolo, c'era l'arsenico regalo delle vecchie fabbriche chimiche, mentre sul suolo galoppavano i topi; qui, è pure peggio. Per com'è posto, in campo aperto, sotto il cavalcavia il vento arriva con raffiche che gelano e spengono i fuocherelli. Ci son tanti bimbi. E adulti che spesso non lavorano, campano di elemosina, si lasciano andare.
Nell'insieme, per la Diocesi, «la situazione non è degna di una città civile». Milano, a sentire il Comune, agirà con l'ennesimo blitz. A giorni. È già deciso. Sostiene la Diocesi, nello specifico con un cartello che unisce Caritas, Casa della Carità, Acli e Padri somaschi: «L'esperienza dovrebbe insegnare che se ci limiterà all'azione di forza i rom se ne andranno da questo precario insediamento ma — poco dopo — troveranno un altro posto ancora più nascosto, ancora più indecente, ancora più inumano, dove tentare di sopravvivere». Ora, non si dice che debbano rimanere dove sono. Anzi: «In quelle condizioni non possono più stare». Si dice, piuttosto, che non «bisogna vanificare il lavoro svolto», non «bisogna far cadere queste disponibilità». Il riferimento è alle stesse quattro realtà elencate prima, che sotto il cavalcavia hanno quasi quotidianamente inviato operatori e volontari, e non soltanto coperte e generi di prima necessità.
È un appello, quello della Diocesi. Un invito. Non è un monito, almeno a leggerlo così come è scritto. Ecco un altro passaggio: «Parte delle persone accampate ha mostrato la volontà di integrarsi. Vanno riconosciuti e incoraggiati i comportamenti civili e virtuosi di chi non delinque». Per vedere baracchette e tende, dovete scendere di sotto, dal ponte si vede poco; si vedono, questo sì, i panni stesi sulla massicciata che costeggia i binari delle Nord, e chi di voi è pendolare non può non averci fatto caso. Davanti alle baracchette e alle tende, c'è un campo, non piano. Attorno al prato, cespugli usati come bagni. A inizio mese, c'era stato un corteo della Lega, nel quartiere. Lungo il tragitto, erano comparsi ragazzi dei centri sociali e del Naga, i medici e gli infermieri che nel dopolavoro curano i clandestini. Avevano gridato: «razzisti»; «fascisti». Nulla di che, ma leggere tensioni c'erano comunque state. «Tutte tensioni inutili», aveva comunque detto il vicesindaco Riccardo De Corato, «perché entro marzo i nomadi saranno allontanati. Sono già previsti gli interventi per la impedire la rioccupazione attraverso la realizzazione di una recinzione di tre metri e mezzo».
Il campo del ponte Bacula"Coloro che ne chiesero la nomina di commissario straordinario all'emergenza rom - prosegue Penati - lo costringono ad avallare le scelte irresponsabili del Comune di Milano, che attraverso De Corato ordina che vengano sgomberati i rom del cavalcavia Bacula senza aver previsto una destinazione e infischiandosene del fatto che a Milano ci sia un commissario straordinario all'emergenza rom". Il presidente della Provincia conclude ricordando che Lombardi "prima lo si e' nominato per la politica dello scarica barile e oggi, sulla situazione del cavalcavia di via Bacula, lo si riduce al silenzio prevaricando i suoi poteri".
Milano, 11 mar. (Apcom) - Maurizio Pagani, presidente della sezione di Milano di Opera Nomadi, promuove l'iniziativa della scuola pubblica milanese "Riccardo Massa" che prevede l'apertura dei bagni e delle docce dell'istituto alle sette del mattino per consentire agli alunni rom delle elementari e medie di lavarsi prima di entrare in classe. "Non solo - spiega Pagani - in questa iniziativa non c'è alcun atteggiamento discriminatorio, ma sopperisce a doveri che spetterebbero ad altri" come il Comune di Milano e la Prefettura. "Poteri pubblici - continua - che privano questi bambini di beni elementari come l'accesso all'acqua. Anche in situazioni di abusivismo dovrebbe prevalere l'interesse del minore".
Il progetto della scuola milanese, battezzato 'Acqua e sapone', secondo Pagani riguarda soprattutto i bambini appena arrivati dalla Romania e costretti a vivere in condizioni assolutamente precarie, senza acqua e corrente elettrica nel vicino campo di via Triboniano. "Il problema vero - continua - è un altro: in troppi casi questi bambini frequentano la terza o la quarta elementare senza sapere leggere. Questo perché il tempo che passano in classe è molto scarso visto che sono destinati ai 'laboratori multiculturali', aree di parcheggio che favoriscono solo l'allontanamento dalle classi".
"Ho sempre pensato che potesse essere la via migliore per l'integrazione di questi bambini all'interno del gruppo classe -dice in un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano "Il Giornale" la preside dell'Istituto, Giovanna Foglia -. D'altra parte i bambini del campo arrivano a scuola veramente sporchi: loro si sentivano a disagio e gli altri condividevano il banco malvolentieri". La preside aggiunge che "tutti hanno sempre aderito al progetto molto volentieri" e anzi più di una volta a chiedere di usufruirne sono stati i parenti dei bambini fuori dalla scuola. "Naturalmente ho spiegato loro che non potevano farlo" conclude.
"L'ennesimo episodio di criminalità predatoria di cui si sono resi protagonisti un gruppo di rom romeni conferma che questa popolazione continua a costituire un problema per Milano. E che le aree di occupazione abusive sono spesso basi logistiche per furti e rapine. La baraccopoli di San Dionigi 111, che si trova nei pressi del Parco delle Rose dove sono avvenute le rapine, è nella 'black list' delle aree da smantellare. E verrà pertanto prossimamente sgomberata. Solo negli ultimi quindici giorni la Polizia Locale ha abbattuto quattro altri insediamenti e allontanato 87 rom romeni che occupavano abusivamente le aree, poi ripulite da Amsa o dalle relative proprietà: 40 vivevano sotto il cavalcavia delle Milizie, 20 in via Toledo, 12 in un'area privata in via Dini-Missaglia e 15 in via Medici del Vascello (operazione effettuata ieri da tre pattuglie). Lo dichiara il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato dopo che la Polizia ha arrestato due rom romeni e denunciato altri cinque, tutti risiedenti nella baraccopoli di San Dionigi 111, accusati di aver commesso rapine nel Parco delle rose
I primi interventi saranno messi a punto dai commissari in collaborazione con i tecnici del Viminale e con i ministeri del Welfare e della Pubblica Istruzione, gli enti locali, la Croce Rossa e l’Unicef. “Quanto tempo ci vorra? L’ordinanza prevedeva che tutto fosse realizzato entro un anno, e noi contiamo di rispettare i tempi - ha affermato il ministro - ovvero di eliminare i campi abusivi, far nascere i ‘villaggi attrezzati’, avviare i progetti di scolarizzazione e allontanare chi non ha diritto entro maggio-giugno del 2009. Allontanare eventuali cittadini comunitari e’ piu’ complicato che non espellere gli extracomunitari non in regola, e’ vero, ma chi non ha diritto di stare non puo’ stare e troveremo in collaborazione con i paesi di origine una soluzione. Tra l’altro, l’ordinanza non e’ mai stata modificata, mi preme ribadirlo”.
Quanto alla localizzazione dei nuovi “villaggi attrezzati”, se necessario “saranno coinvolti gli enti locali interessati anche perche’ i villaggi non solo dovranno essere accettati dalle comunita’, ma integrarsi in essi”. Ultimo capitolo quello dei costi. “Per il censimento - ha concluso Maroni - l’ordinanza stanziava 3 milioni di euro ma, ad esempio, le stime per avviare la scolarizzazione di oltre 5mila minori non sono ancora state fatte. Una cosa e’ certa: saranno trovate tutte le risorse necessarie, perche’ bisogna mettere fine per sempre allo sconcio dei campi abusivi”. (AGI)
''Espulsioni che di fatto - ha concluso De Corato - non potremo pero' mettere in pratica a causa dei veti dell'Unione Europea che, proprio pochi giorni fa, ci ha imposto il semplice invito all'allontanamento. Un atto considerato carta straccia da chi lo riceve. Naturalmente l'Italia si adeguera' anche a queste misure ma, come ha rilevato il ministro Maroni, si tratta di disposizioni inefficaci che tra l'altro vanificano i nostri sforzi. Ci auguriamo quindi che venga fatta presto chiarezza sul tema. Altrimenti potremmo ritrovarci a breve al punto di partenza''.
Presenti anche tutte le categorie della Cgil con striscioni, bandiere e cartelli. Foltissima la presenza di lavoratrici e lavoratori della scuola. Emblematico il loro cartello: “Ministro Gelmini, tu non pensi al futuro dei bambini”.
Nell’arco del pomeriggio organizzato dalla Camera del Lavoro milanese, si sono alternati diversi spettacoli. Il via al “pomeriggio per i diritti” è stato dato da “Gli Sconcertati” musicisti con viola, violoncello e contrabbasso licenziati dall’orchestra Verdi. Si sono poi esibiti i jazzisti di “Jambalaya six” con clarinetto, tromba, sax ten., tastiere, basso e batteria. Infine, la musica sinti e rom della “Banda del villaggio solidale” artisti delle tastiera, chitarra acustica, fisarmonica con voci inconfondibili.
Tutte esibizioni particolarmente apprezzate che hanno coinvolto i presenti in un pomeriggio di riflessione, divertimento e confronto. Pienamente riuscito il connubio fra i diversi significati degli spettacoli e la necessità di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema dei diritti nel mondo del lavoro e sulle scelte che riguardano milioni di cittadini.
Parecchi giovani presenti e partecipi all’iniziativa, poi, hanno rappresentato una ulteriore iniezione di fiducia verso il Sindacato dando l’idea di una forte adesione delle ultime generazioni alla manifestazione della Cgil. Giovani che si sono divertiti e che hanno preso atto dell’esigenza di un cambio reale nella politica economico-sociale del Governo anche in considerazione del proprio futuro.
A metà pomeriggio, considerando l’elevata partecipazione, l’organizzazione ha deciso di mobilitare un corteo che, partendo dal luogo del presidio ha attraversato le vie del centro giungendo d’innanzi al Teatro Alla Scala e in Piazza del Duomo. Il serpentone di persone, - davvero impressionante per partecipazione - poi, si è riunito in piazzetta San Carlo per la conclusione di Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil.
Si sono inoltre succeduti, nel corso della manifestazione, gli interventi dei delegati delle diverse categorie.
Milano, dunque, ha risposto particolarmente bene. Unanime il coro: “Governo, così proprio non va”.
U.S. Cgil
Milano - 25 agosto 2008 - Sono 1.180 i nomadi che vivono nei 12 campi autorizzati di Milano, di questi oltre la meta' sono italiani: la polizia locale e le forze dell'ordine hanno terminato venerdì il censimento richiesto dal prefetto Gian Valerio Lombardi che e' stato nominato commissario straordinario per l'emergenza nomadi. In tutto sono 581 gli italiani che vivono nei campi regolari, 413 i romeni, 84 i kossovari, 70 i macedoni e 32 i bosniaci.
"Abbiamo rispettato i tempi - ha sottolineato il vicesindaco Riccardo De Corato - Comune, Prefettura e Questura si sono subito messi al lavoro e nel giro di due mesi sono stati censiti tutti i campi autorizzati. Ora al prefetto tocchera' il compito di mettere a mano al regolamento. Servono regole chiare e severe per chi non rispetta i patti". Durante i controlli, ci sono state alcune denunce per delle costruzioni abusive.
"Complessivamente - ha spiegato il vicesindaco - undici. Ci sono state complessivamente 11 denunce per edificazione abusiva. Una pratica intollerabile scovata anche in vari campi abusivi". In parallelo al censimento dei campi autorizzati, infatti, e' iniziato lo sgombero di quelli abusivi che De Corato promette continuerà "incessantemente".

MILANO 08/07/2008 - Depositato presso il Tribunale di Milano il primo ricorso contro il decreto del presidente del Consiglio dei ministri che ha dichiarato lo stato di emergenza in Lombardia in relazione agli insediamenti di comunità nomadi e contro l'ordinanza che ha conferito poteri straordinari al prefetto Gian Valerio Lombardi.
Il ricorso è stato depositato oggi dagli avvocati Ada Lucia De Cesaris, Stefano Nespor, Valeria Sergi, Laura Hoesch, Achille Cutrera, Salvatore Morvillo e Alberto Guariso in relazione al controllo svolto il 6 giugno scorso da circa settanta tra agenti di polizia e vigili nel campo comunale di via Giuseppe Impastato 7 dove dal 2005 risiede una famiglia di italiani, sottolineano i legali, composta da 35 persone il cui esponente più anziano è Goffredo Bezzecchi, sposato con Antonija Hudorovich, entrambi invalidi civili.
I legali spiegano che gli agenti si sono presentati con vari mezzi blindati al campo, svegliando di soprassalto i residenti senza tener conto della presenza bambini, e che per oltre due ore hanno perquisito e fotografato le loro abitazioni. Peggio, li hanno "schedati" secondo l'espressione utilizzata dagli stessi operanti, fotografando i loro documenti di identità perché appartenenti all'etnia sinti. Durante il controllo il domicilio dei residenti è stato violato e a tutti è stato impedito di lasciare le abitazioni.
Per andare a lavoro o a scuola, hanno dovuto attendere di essere schedati e le apposite autorizzazioni. Ora, secondo il pool di legali, la schedatura, la violazione del domicilio e il comportamento tenuto dai funzionari costituiscono una gravissima discriminazione. Di più, sono stati posti in essere in violazione di disposizioni interne di rango costituzionale e ordinario, di norme vincolanti dell'Unione europea e di norme di diritto internazionale.
Di qui il ricorso contro il ministero dell'Interno, nella persona del ministro Roberto Maroni; la Presidenza del Consiglio dei Ministri, nella persona di Silvio Berlusconi, il Prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi; il Questore di Milano, Vincenzo Indolfi; e il Comune di Milano. Nello specifico si ricorre contro il decreto con cui il 21 maggio scorso è stato dichiarato lo stato di emergenza fino al 31 maggio 2009 "in relazione agli insediamenti di comunità nomadi nel territorio delle regioni Campania, Lazio e Lombardia" e contro l'ordinanza del 30 maggio successivo con cui il presidente del Consiglio dei ministri, "considerata la situazione di estrema criticità determinatasi nel territorio della Regione Lombardia a causa della presenza di numerosi cittadini extracomunitari irregolari e nomadi che si sono stabilmente insediati nelle aree urbane", ha nominato il prefetto di Milano Commissario delegato per la realizzazione di tutti gli interventi necessari al superamento dello stato di emergenza.
Tra i poteri speciali figura il "monitoraggio dei campi autorizzati in cui sono presenti comunità nomadi e all'individuazione degli insediamenti abusivi", nonché "l'identificazione e censimento delle persone, anche minori di età e dei nuclei familiari presenti nei luoghi" attraverso rilievi segnaletici. Per i legali questi due provvedimenti sollevano numerosi profili di illegittimità. E comunque sono stati illegittimamente applicati alla vicenda in esame perché la famiglia "controllata" è composta da cittadini italiani stabilmente residenti a Milano fin dagli anni Settanta e quindi né extracomunitari né nomadi.
Anzi, Bezzecchi è un italiano decorato con la medaglia d'oro al valore civile dopo essere stato deportato nel 1942 all'età di 4 anni nel campo di concentramento di Tussicia (Abruzzo) in base alle leggi razziali del 1938 perché di etnia sinti. In punto di diritto, si ravvisa dunque una violazione del principio di parità di trattamento con l'assenza di qualsiasi discriminazione a causa della razza o dell'origine etnica.
Nel caso di specie l'elemento ritenuto più gravemente discriminatorio è la "schedatura" in assenza di fatti rilevanti per l'ordine pubblico ma determinata esclusivamente dalla appartenenza dei ricorrenti a una determinata etnia. I legali ricordano che i sinti costituiscono una minoranza nazionale, trattandosi di cittadini italiani residenti in Italia.
Per questo chiedono al giudice di ordinare alle amministrazioni citate di astenersi dal formare schede di cittadini italiani predisposte per etnia o razza e di distruggere quelle già fatte; di dichiarare che il comportamento tenuto dagli agenti integra una condotta discriminatoria, di condannare le amministrazioni per i danno cagionati e di pubblicare il provvedimento su tre quotidiani nazionali.
i principi di uguaglianza, di rispetto delle diversità e di giustizia sociale, presenti nella Costituzione italiana, devono vivere concretamente nelle politiche e nelle azioni amministrative.
non si possono imporre regole speciali che violino il principio dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alle leggi.
abolizione della legge Bossi - Fini perché costringe alla clandestinità
regolarizzazione di tutti coloro che lavorano e vivono in Italia
tempi certi e rapidi per il rilascio dei documenti senza tassazione e con trasferimento delle competenze agli enti locali
introduzione di una legge organica per i richiedenti asilo politico e umanitario
superamento di forme abitative ghettizzanti e su base etnica (i cosiddetti "campi nomadi"), garanzia di condizioni abitative dignitose e non discriminanti.
no al pacchetto sicurezza
no al reato di immigrazione clandestina
chiusura dei CPT no alla schedatura etnicaFoglio illustrativo delle attività del Coordinamento Nazionale dell'Opera Nomadi