Romano Lil - Rom, Sinti e Camminanti in Italia

martedì, 26 maggio 2009

Milano accolto dal TAR il ricorso contro lo sgombero

le differenze sono una ricchezza da tutelare, accolto il ricorso del NAGA

Il Naga apprende con soddisfazione la decisione del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia - Milano di sospendere lo sgombero di cittadini italiani di origine Sinti residenti, da generazioni, nel comune di Gambolò (PV).

“La decisione di sgomberare l’area in cui vivono i cittadini Sinti si fonda solo una volontà discriminante, non sussistono, in alcun modo i presupposti per un atto di questo tipo e il TAR di Milano, con l’ordinanza di sospensione dello sgombero, l’ha riconosciuto” afferma Pietro Massarotto presidente del Naga “Inoltre si ribadisce che, secondo la legge italiana e le norme internazionali, la protezione delle minoranze si sostanzia non solo in obblighi di natura negativa, ma anche in doveri di protezione e valorizzazione delle differenze” prosegue Massarotto.

Il Naga, da oltre vent’anni fornisce assistenza sanitaria, sociale e legale a cittadini stranieri, “Dover difendere in giudizio lo sgombero forzato di cittadini italiani da un Comune in cui risiedono da più di ottant'anni appare veramente paradossale. Tuttavia, ciò dimostra, una volta di più, che le attuali politiche repressive colpiscono tutti ed in particolare il soggetti più deboli”, conclude il presiedente del Naga.

Il Naga continuerà a svolgere attività di assistenza e di difesa dei diritti di tutti e si augura di non dover più ricorrere ad un Tribunale per fermare un provvedimento di sgombero senza alternative.


Niente sgombero: i sinti vincono la disfida di Gambolò
A Gambolò (Pavia) il Tar Lombardia boccia l'ordinanza del sindaco che voleva sgomberare 19 sinti italiani da un terreno agricolo in cui abitano da tre generazioni. Franco Ovara Bianchi:''La nostra colpa è essere poveri''

MILANO - I 19 sinti italiani di Gambolò, paese di 10mila abitanti in provincia di Pavia, non si possono sgomberare. Il Tar Lombardia ha infatti bocciato l'ordinanza del 14 aprile del sindaco Elena Nai che prevedeva lo sgombero, per ragioni di salute pubblica urgenti, dei sinti da un terreno agricolo in cui abitano da tre generazioni. "I miei nonni sono seppelliti nel cimitero di Gambolò e ho parenti che vivono in paese in case normali -spiega Franco Ovara Bianchi, uno dei sinti-. I nostri figli vanno a scuola. La nostra colpa è solo quella di essere poveri". Per il Tar le ragioni sono infondate e comunque vengono in secondo piano rispetto al diritto dei 7 bambini del campo di continuare a frequentare le scuole del paese. Nelle roulottes inoltre vivono due persone gravemente malate. "Già a dicembre la nuova giunta di centro destra aveva cercato di mandarli via per motivi legati alla sicurezza stradale della zona, ma poi di fronte al nostro ricorso al Tar aveva ritirato l'ordinanza -spiega Pietro Massarotto, avvocato e presidente del Naga, l'organismo che sta difendendo i sinti di Gambolò-. Ora ci ha riprovato con la scusa di un pericolo per la salute pubblica. In realtà vogliono solo mandarli via e cercano un pretesto". 

In questi decenni del campo dei sinti di Gambolò non si era mai occupato nessuno. L'attacco all'acqua l'hanno fatto i sinti stessi collegandosi a un fontanile della zona, la corrente elettrica c'è ma da tempo non la pagano e nessuno manda loro la bolletta. "L'unico servizio del comune è quello della raccolta dei rifiuti due volte la settimana", aggiunge Franco Ovara Bianchi. Nel 2008 la giunta di centro sinistra aveva stanziato circa 200mila euro per sistemare il campo. "Il 2008 era anche l'anno in cui scadeva il mandato della giunta -aggiunge Pietro Massarotto-, e il centro destra ha impostato la campagna elettorale proprio sul tema dei sinti e dei soldi stanziati per il loro campo. Hanno vinto le elezioni e hanno promesso di cacciarli". Naga e Comune avevano anche iniziato nel dicembre 2008 una trattativa per trovare una soluzione alternativa. "Ma poi sono venute le ordinanze -sottolinea Pietro Massarotto-. Il punto è che sono cittadini italiani, residenti in quel paese e il doverli difendere da uno sgombero forzato appare veramente paradossale. Un Comune non può cacciare dei suoi cittadini"

scritto da: romesinti alle ore 20:37 | link | commenti
categorie: milano, lombardia, intolleranza, habitat
venerdì, 22 maggio 2009

Milano: allarme, allarme, arrivano ....

I pregiudicati si potrebbero mandare su un'isola deserta, tutti insieme, gagè compresi, italiani e stranieri e soprattutto i politici condannati che scontano la pena presso i servizi sociali.

Campi nomadi chiusi? Le carovane rom invadono l’hinterland
Comune e prefettura lavorano all’ipotesi di smantellare tre campi nomadi sui 12 ufficiali della città. Ma solo l’idea fa rabbrividire i sindaci della cintura metropolitana. Baranzate, Cologno Monzese, Cinisello Balsamo, Cusago, Sesto San Giovanni. I sindaci sono in allarme. Il primo cittadino di Baranzate, Giuseppe Corbari, oggi incontrerà il prefetto per mettersi al riparo dall’annunciata chiusura dei campi milanesi: «Noi rischiamo la rivolta - il suo allarme - per una presenza incontrollabile, sempre più massiccia». Il suo Comune ospita il più grande accampamento rom abusivo dell’intera regione, 800-100 nomadi. Ai cittadini i rom non bisogna neppure nominarli. Non se la passano meglio sindaco e cittadini di Cusago. Il sindaco Luigi Cairati avverte: «Qui siamo già in trincea, la gente si ribellerebbe a nuovo arrivi». Aree lungo la ferrovia, parcheggi vicini alle fermate della metro, fabbriche dimesse rendono Sesto San Giovanni un altro Comune caldissimo.
Sul piede di guerra anche Cologno Monzese. Il sindaco Mario Soldano attacca: «È sempre il solito scaricabarile, spostare queste persone non serve a niente».

«Via da Triboniano i pregiudicati»
Il campo di Triboniano sarà «alleggerito» da subito. E uno dei criteri per ridurre ulteriormente la popolazione del campo nomadi a nord di Milano dovrebbe essere l’allontanamento di coloro che hanno già ricevuto in passato provvedimenti interdittivi. Lo anticipa il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato, che nel regolamento sui rom aveva chiesto di inserire un norma che escludesse la possibilità d’integrare coloro che si erano resi protagonisti di episodi criminali.
Tempi più lunghi si annunciano invece per lo smantellamento dei campi di via Bonfadini e via Novara. Si parla del 2010: «Si tratterà di una disattivazione progressiva - conferma De Corato - anche perché lì vivono in gran parte nomadi italiani e comunitari, per cui si dovrà valutare attentamente come affrontare la questione».
Imminente invece lo sgombero dell’ex Marchiondi, a Baggio, l’ex scuola di via Noale a Baggio. Ci vivono centinaia di nomadi, in condizioni molto critiche dal punto di vista igienico. In questo caso lo sgombero dovrebbe essere compiuto entro pochi giorni.
Intanto Palazzo Marino incassa l’appoggio del governo anche su un altro dossier critico per l’ordine pubblico, con il sì del ministro Maroni all’ipotesi di un tetto ai rifugiati: «Il problema - attacca De Corato - sono i rifugiati di professione, quelli che creano problemi all’ordine pubblico, dormono nelle piazze, occupano le strade». «Che non possano godere dell’assistenza vita natural durante mi sembra un principio di buon senso - conclude De Corato - soprattutto se rifiutano accoglienza nei dormitori e posti di lavoro».
 

scritto da: romesinti alle ore 22:30 | link | commenti
categorie: milano, lombardia, intolleranza, habitat

Milano: Ogni settimana, sei donne nomadi a lezione di sartoria

in un locale a Quarto Oggiaro. Perché l´integrazione inizia imparando un mestiere
Jasmina, Radiza e le altre rom che imparano taglio e cucito

"Non sanno cose per noi scontate perché non hanno finito la scuola"
"Bisogna insegnare tutto. Apprendono in fretta e hanno gusto per i colori"
 
«Bangoso, bangoso», dice Jasmina a Radiza mentre prepara la stoffa rossa sul tavolo bianco. «Ogni tanto fate capire anche a me che cosa dite?» chiede Paola, che controlla il lavoro. «Bangoso vuol dire: è storto», spiega Jasmina, una delle cinque donne rom che stanno imparando taglio e cucito sotto la guida di Paola Della Pergola, ex insegnante di lettere, ceramista e fiber art che ogni giovedì mattina dà loro lezione per tre ore. L´iniziativa si chiama Sartoria Romani, è alla seconda edizione, sostenuta dalla Regione Lombardia, organizzata da Opera Nomadi e ospitata in un locale di via Francesco De Roberto, a Quarto Oggiaro, messo a disposizione dalle Acli all´interno del "Progetto Coesione Sociale". L´obiettivo del corso è insegnare un lavoro alle donne rom per renderle autonome. Finora le iscritte sono sei. «L´anno scorso hanno imparato a usare la macchina e le tecniche base di taglio e cucito - racconta Paola - e abbiamo realizzato sacchetti, borse, coperte che poi abbiamo venduto. Oggi impariamo a confezionare grembiuli, presine e guanti da cucina. Abbiamo una commessa per la cooperativa Romanodrom composta da musicisti e cuochi che lavorano per feste, banchetti e catering». Paola appoggia un grembiule su un pezzo di carta, ne ritaglia i bordi ed ecco il cartamodello che viene fissato sulla stoffa a sua volta ritagliata. Ma prima bisogna verificare le misure, tirar righe, fare aggiustamenti e calcoli che non sempre sono scontati per Jasmina, Gordana, Natasa, Radiza e Cristina. Radiza, per esempio, non sa usare il righello. «Alcune di loro non sanno cose per noi sono scontate perché non hanno finito la scuola o l´hanno frequentata a singhiozzo». E infatti Paola dirà loro più di una volta: «Se non imparate a leggere e contare, non potrete trasformare questa esperienza in un vero lavoro» e loro ascoltano, attente. Ognuna ha una storia e soprattutto una famiglia. Solo due, Radiza e Gordana, hanno figli che crescono da sole mentre le altre si occupano dei numerosi fratelli, da sei a nove. Vivono a Baranzate, in case che la comunità a cui appartengono ha costruito su un terreno comprato al Comune. Non è granché, sta sotto il cavalcavia di un´autostrada, ma almeno ci sono luce, fogne, bagni e terrazze piene di fiori. Jasmina e le altre vestono gonne lunghe all´occidentale e magliette pulite e stirate, hanno la pelle fresca, i capelli ben pettinati e il fatto che tutto questo si debba precisare, parlando di rom, serve per dire che la pulizia di una persona spesso dipende da come e dove vivi, non da una scelta. Quando hanno cominciato il corso, un anno fa, l´Opera Nomadi ha comprato due macchine per cucire da affidare ai due nuclei cui appartengono le donne. «Le teniamo in soggiorno - dice Radiza - lavoriamo insieme la sera e nel tempo libero». «Certo, bisogna insegnare tutto, a conservare i modelli, tenere in ordine i tessuti, recuperare i ritagli invece di buttarli, ma imparano in fretta e hanno molto gusto per i colori», dice Paola che, terminata la lezione, distribuisce tessuto e cartamodelli. A casa dovranno finire il lavoro, poi giovedì prossimo si imparerà a cucire e rifinire. Intanto fanno progetti su come allestire il laboratorio. Servirebbero un armadio, pezze di tessuto, uno specchio, un manichino, qualche scaffale che se qualcuno volesse donare, sarebbe molto ben accetto. Si avviano fumando verso l´autobus che le riporta al campo. Cristina è molto contenta. «È mancina - dice Paola - e si è impegnata molto per imparare a tagliare. Ah, ci fossero forbici da sarta per mancini... ».

scritto da: romesinti alle ore 21:12 | link | commenti
categorie: milano, lombardia
venerdì, 15 maggio 2009

Milano: due campi rom hanno le ore contate, spariranno via Novara e Bonfadini

Che vengano spesi dieci milioni di euro per creare altre aree comunali e non si facciano entrare le famiglie rom nelle graduatorie per le case popolari, non ha nessun senso e continua ad essere discriminante.   Ancora una volta le Istituzioni scaricano il problema sulle Associazioni che continuano ad essere protagoniste di azioni che da sole non sono in grado di portare avanti (un discorso più ampio  poi andrebbe fatto sulle Associazioni).   Il loro ruolo dovrebbe essere solo di eventuale supporto alle famiglie verso l'inserimento nel tessuto sociale.

I campi rom di via Novara e via Bonfadini hanno le ore contate. A breve i due insediamenti regolari saranno smantellati e per gli abitanti sarà tempo di trovare un’altra sistemazione. È il primo effetto del nuovo piano per contrastare l’emergenza nomadi in città, che potrebbe essere presentato già lunedì prossimo dal ministro dell’Interno Roberto Maroni. L’intenzione è di limitare i campi regolari del Comune - attualmente a Milano ce ne sono 12 e ospitano in totale 1.350 persone -, ridimensionando e mettendo in sicurezza quelli destinati a rimanere attivi. Fra i quali uno sarà trasformato in area di transito temporaneo, destinato cioè a soste molto brevi in attesa della sistemazione definitiva. I fondi - 10 milioni di euro messi a disposizione dal governo anche per recuperare dieci aree dismesse - sono già disponibili. L’obiettivo dichiarato del piano è aiutare i rom che si integrano e che cominciano a lavorare, e di allontanare i meno virtuosi. I campi saranno quindi nuovamente censiti, famiglia per famiglia. Ma questa volta i controlli saranno estesi alla situazione patrimoniale dei nomadi, anche nel Paese di origine. «Chi ha una casa o una certa solidità economica nel proprio Paese farà ritorno a casa - anticipa l’assessore comunale alle Politiche sociali, Mariolina Moioli -. Allontaneremo anche tutti quelli che continuano a delinquere o che non rispettano le regole. Chi invece lavora in Italia sarà aiutato a trovare un alloggio. Mentre chi ha intenzione di integrarsi sarà accompagnato nella ricerca di un’occupazione che gli consenta di pagare un affitto». I rom non saranno iscritti nelle liste per le case popolari, ma potranno essere aiutati a ottenere le sistemazioni offerte da Onlus e associazioni cattoliche. «Ci siamo resi conto che mettere in sicurezza alcuni campi costerebbe più che assistere chi ci abita - continua la Moioli -. Abbiamo quindi deciso di mettere fine a questa forma di assistenzialismo diseducativo. Anche perché molti rom stanno riuscendo a integrarsi». L’obiettivo, a lunga scadenza, è di chiudere tutti gli accampamenti della città. «Non abbiamo ancora deciso in che modo i campi saranno smantellati - spiega il vicesindaco e assessore alla Sicurezza, Riccardo De Corato -, trattandosi di insediamenti regolari decideremo in accordo con questore e prefetto. Prima di tutto, però, dobbiamo sapere dove mandare i rom che attualmente abitano in quei campi. Stabilendo in modo puntuale quanti sono gli italiani e quanti i comunitari e gli extracomunitari. Ma per il momento le nostre priorità sono altre. Prima fra tutte il Marchiondi». Perché parallelamente alla sistemazione dei campi regolari continua la lotta alle baraccopoli abusive. «Ne stiamo chiudendo una al giorno - conferma De Corato -. La prossima a essere sgomberata sarà l'ex istituto Marchiondi, a Baggio.

Milano 10 milioni di euro
 
 

scritto da: romesinti alle ore 14:57 | link | commenti
categorie: politica, milano
martedì, 05 maggio 2009

Milano: «Case e lavoro ai rom, stop ai campi»

Vertice sindaco-prefetto: multe a chi non bonifica le aree dismesse
Il Comune: vieteremo le occupazioni delle aree dismesse, ma il conto lo pagheranno i proprietariLa distruzione della baraccopoli Bacula (Photoviews)

La distruzione della baraccopoli Bacula (Photoviews)

MILANO - La sintesi è: lavoro e casa ai rom. Ora, ci sono distinguo e chiarimenti da fare, e che fare­mo. Ma l’incontro, ieri, tra il prefetto e il sindaco ha inaugu­rato la nuova fase della gestio­ne della questione-rom dopo la fase degli sgomberi. Per chi se lo merita, offre garanzie, ha vo­glia di cambiar vita — e secon­do le istituzioni sarà natural­mente un cambiamento in me­glio —, ci sarà «un percorso as­sistito di avviamento al lavo­ro ». E ci sarà la possibi­lità di «avere un’abita­zione », abitazione la cui ricerca le istituzio­ni affideranno al terzo settore, «specie quello cattolico». Dunque si girerà nel circuito del­le parrocchie e delle as­sociazioni.

Si procede­rà piano, «con progetti che coinvolgeranno due-tre famiglie per volta». Così si è deci­so. Poi, chiaro, biso­gnerà vedere i risultati concreti. «Dopo trent’anni di campi rom», ha detto il prefet­to Gian Valerio Lom­bardi, peraltro commissario straordinario ai nomadi, «è ora di dire basta. Dobbiamo riusci­re a smantellare tutti gli insedia­menti ». A proposito di insediamenti. Il Comune ha garantito che spenderà parecchio (ha a dispo­sizione appositi fondi stanziati dal governo) per bonificare una decina di aree pubbliche, delle quali non ha fornito la lo­calizzazione. Le aree di tanto in tanto vengono occupate e si tra­sformano in bivacchi e barac­che. Sempre il Comune provve­derà a sistemare anche i terreni di proprietà di privati. O me­glio: se gli imprenditori interes­sati vorranno, lo faranno loro; se invece eviteranno di «puli­re », lo farà il Comune. Che pre­senterà il conto e pretenderà di esser pagato sull’unghia.
Prima parlavamo di distin­guo e chiarimenti. L’inserimen­to abitativo riguarderà in via esclusiva famiglie scelte, che possano contare su redditi reali e costanti: non si regaleranno insomma appartamenti al pri­mo che passa. E comunque, qualche rom che vive in appar­tamento già c’è e si comporta benissimo. Del resto, non sono degli alieni, questi nomadi. Di­fatti anche la Lega, con il consi­gliere comunale Matteo Salvini dice che la casa va bene. Nel senso che se qualcheduno deci­de di ospitare un nomade, «ben venga. Non vedo il problema. E così facendo si svuoterebbero anche i campi». Spera, Salvini, che il terzo settore, «e meglio sarebbe la chiesa di Milano», ne ospiti «decine, centinaia» di immigrati, s’intende «a proprio spese. Oh sì: non un centesimo pubblico deve venir versato».
Detto della Lega che tutto sommato è favorevole, diciamo del Pd, con il consigliere comu­nale Andrea Fanzago, che un poco è contrario. Perché se «l’inserimento lavorativo e abi­tativo è giustissimo, vediamo di non dimenticare quanta po­vera gente non ha una casa, con il Comune che non forni­sce aiuto». Ieri, alle 17.30, il sindaco Leti­zia Moratti ha visitato la mo­stra a Palazzo Reale di Monet. La accompagnavano l’assessore Finazzer Flory e il console fran­cese, con la quale si è a lunghis­simo intrattenuta parlando un elegantissimo francese. Una bel­la mostra, e la Moratti ha gradi­to. Dopo la visita, ha accettato di rispondere a domande sul­l’incontro con il prefetto. La Mo­ratti ha voluto sottolineare che chi tra i rom sbaglia verrà perse­guito con assoluta fermezza.

scritto da: romesinti alle ore 21:31 | link | commenti
categorie: milano, lombardia

Milano: 10 milioni di euro per i campi

rom-2Soddisfatto il prefetto Gian Valerio Lombardi per l’esito dell’incontro di ieri pomeriggio a Roma con il ministro dell’Interno Roberto Maroni. In agenda l’attività svolta come commissario straordinario per l’emergenza rom: il lavoro svolto e quello programmato. La buona notizia: il ministero conferma i 10 milioni di euro stanziati per la sistemazione dei campi rom milanesi. Entro una settimana circa, infatti, il Comune presenterà il progetto per lo snellimento e la riqualificazione di una decina di campi autorizzati. Obiettivo: dimezzare il numero degli occupanti, smistarli in altre strutture, creare fognature e servizi necessari ai campi. Infine sarà creare anche un’area di sosta e transito. Saranno accompagnati e assistiti quei rom che desiderano cercare una soluzione abitativa diversa.
Una volta che la riqualificazione sarà ultimata arriveranno anche i rinforzi: più forze dell’ordine per vigilare sulla sicurezza dei cittadini e su quanto avviene dentro i campi.
Leggete:

scritto da: romesinti alle ore 21:23 | link | commenti
categorie: milano, intolleranza, habitat, renata paolucci ex segr naz
giovedì, 30 aprile 2009

Milano: cancelli comunali anche alle aree dismesse private

Cancellate e protezioni in tutte le aree dismesse comunali e, se i proprietari non dovessero farlo autonomamente, anche in quegli stabili privati diventati dormitorio e rifugio per senza casa, rom, profughi. Per farlo, il Comune utilizzerà parte dei fondi che il Viminale ha messo a disposizione per l’emergenza nomadi. Rivalendosi poi sui proprietari

Lo sgombero dei rom al cavalcavia BaculaLo sgombero dei rom al cavalcavia Bacula

L'obiettivo dichiarato è quello di chiudere, rendere inaccessibile qualsiasi luogo che finora è stato usato come dimora da senza casa, profughi, rom, clandestini. Basta con le aree dismesse trasformate in campi abusivi, con gli stabili o i residence abbandonati diventati casa per gli invisibili. E anche per i campi nomadi, per i nomadi stessi, si preparano grandi cambiamenti, con percorsi di lavoro, ma anche di case — grazie al fondamentale lavoro delle associazioni del Terzo settore — per «alleggerire i campi», come dicono il sindaco Moratti e il prefetto Lombardi.

La linea del Comune è chiara: primo, individuare tutte le aree demaniali dismesse da «mettere in sicurezza», con cancellate, come è stato fatto al cavalcavia Bacula pochi giorni fa, o comunque chiudendo ogni entrata, usando per questo parte dei 10 milioni stanziati dal ministero dell'Interno per l'emergenza nomadi. Secondo, imporre ai proprietari di stabili abbandonati di fare altrettanto: in mancanza di una loro collaborazione, sarà il Comune a provvedere, addebitando poi i costi dell'intervento ai singoli proprietari. «Nei prossimi giorni — anticipa il vicesindaco Riccardo De Corato — convocheremo i proprietari degli stabili che stiamo individuando per chiedere loro di fare i lavori necessari, ma il decreto Maroni dà ai sindaci il potere di intervenire direttamente per ragioni di sicurezza urbana».

L'ex palazzo delle Poste di piazza Lugano potrebbe essere il primo di questi posti, mentre tra le aree comunali dismesse ci potrebbe essere la cascina Boldinasco di via Lemene, occupata abusivamente da anni. «È un primo passo — commenta il consigliere comunale pd Andrea Fanzago — ma il Comune farebbe davvero qualcosa di buono se, invece di mettere cancellate, trasformasse aree dismesse e ruderi in case, scuole e spazi sociali, e se imponesse di fare altrettanto ai proprietari di aree abbandonate, vedi il palazzo di via Lecco o il centro di formazione Achille Grandi, che è della Regione».

Il progetto di mettere in sicurezza «aree strategiche della città» è stato formalizzato durante un incontro tra prefetto, sindaco, vicesindaco, assessore Moioli. Un incontro che è servito a presentare un piano per "alleggerire" i campi nomadi, seguendo più strade. La prima è quella di mettere a punto, con le associazioni di volontariato, progetti di inserimento nel mondo del lavoro di quelle famiglie rom (prima quelle con cittadinanza italiana) che mostrino di rispettare il patto di legalità dei campi.

Assieme al lavoro, arriverebbero anche le case: non del Comune, ma di quegli enti, soprattutto religiosi, che già oggi stanno portando fuori dai campi le famiglie "virtuose", dando loro la possibilità di avere affitti (o mutui) a prezzi calmierati. Questa strada, assieme con l'allontanamento di chi non rispetta il patto di legalità e di chi commette reati, dovrebbe portare a ridurre le presenze nei campi, anche per permettere di ristrutturare i più vecchi.

scritto da: romesinti alle ore 14:55 | link | commenti
categorie: milano, lombardia, intolleranza
venerdì, 03 aprile 2009

Milano: Rom le idee sgomberate

L'anno scorso tutti ma proprio tutti promisero solennemente: mai più campi rom. Infatti, lo diciamo serenamente, non è successo nulla. Zero degrado? Zero iniziative. Da De Corato a Penati, nessuno ha risolto il problema e la Diocesi, come un anno fa, si dice molto preoccupata, soprattutto per il trattamento riservato ai bambini. Il modello Milano non funziona per tante cose, ma certamente non funziona per l'integrazione. Oltre a preoccuparsi del numero dei rom, qualcuno  dovrebbe pensare a quello delle idee. I primi sono molti, le seconde  molto poche. Le hanno sgomberate.

31/03/2009
Sgombero dei rom, la Diocesi richiama il Comune: «Situazione indegna»
I nomadi al cavalcavia Bacula: l'ennesimo blitz, a giorni, è già deciso. L'appello: alcuni vogliono integrarsiIl campo rom al cavalcavia Bacula (Fotogramma)

MILANO - Prima che «quelli di Bacula», nella geografia delle migrazioni metropolitane dei rom loro sono conosciuti come «quelli della Bovisasca». Attorno alle 150 unità, questi nomadi, romeni, l'anno scorso vennero sgomberati da un prato di via Bovisasca in una giornata calda e tesa che fece arrabbiare e in certi frangenti vergognare — «Violati i diritti umani» disse la Curia —, dopodiché gran parte degli immigrati finì appunto sotto il cavalcavia Bacula. Là, nel sottosuolo, c'era l'arsenico regalo delle vecchie fabbriche chimiche, mentre sul suolo galoppavano i topi; qui, è pure peggio. Per com'è posto, in campo aperto, sotto il cavalcavia il vento arriva con raffiche che gelano e spengono i fuocherelli. Ci son tanti bimbi. E adulti che spesso non lavorano, campano di elemosina, si lasciano andare.

Nell'insieme, per la Diocesi, «la situazione non è degna di una città civile». Milano, a sentire il Comune, agirà con l'ennesimo blitz. A giorni. È già deciso. Sostiene la Diocesi, nello specifico con un cartello che unisce Caritas, Casa della Carità, Acli e Padri somaschi: «L'esperienza dovrebbe insegnare che se ci limiterà all'azione di forza i rom se ne andranno da questo precario insediamento ma — poco dopo — troveranno un altro posto ancora più nascosto, ancora più indecente, ancora più inumano, dove tentare di sopravvivere». Ora, non si dice che debbano rimanere dove sono. Anzi: «In quelle condizioni non possono più stare». Si dice, piuttosto, che non «bisogna vanificare il lavoro svolto», non «bisogna far cadere queste disponibilità». Il riferimento è alle stesse quattro realtà elencate prima, che sotto il cavalcavia hanno quasi quotidianamente inviato operatori e volontari, e non soltanto coperte e generi di prima necessità.

È un appello, quello della Diocesi. Un invito. Non è un monito, almeno a leggerlo così come è scritto. Ecco un altro passaggio: «Parte delle persone accampate ha mostrato la volontà di integrarsi. Vanno riconosciuti e incoraggiati i comportamenti civili e virtuosi di chi non delinque». Per vedere baracchette e tende, dovete scendere di sotto, dal ponte si vede poco; si vedono, questo sì, i panni stesi sulla massicciata che costeggia i binari delle Nord, e chi di voi è pendolare non può non averci fatto caso. Davanti alle baracchette e alle tende, c'è un campo, non piano. Attorno al prato, cespugli usati come bagni. A inizio mese, c'era stato un corteo della Lega, nel quartiere. Lungo il tragitto, erano comparsi ragazzi dei centri sociali e del Naga, i medici e gli infermieri che nel dopolavoro curano i clandestini. Avevano gridato: «razzisti»; «fascisti». Nulla di che, ma leggere tensioni c'erano comunque state. «Tutte tensioni inutili», aveva comunque detto il vicesindaco Riccardo De Corato, «perché entro marzo i nomadi saranno allontanati. Sono già previsti gli interventi per la impedire la rioccupazione attraverso la realizzazione di una recinzione di tre metri e mezzo».

02 04/2009
Milano - Bacula, scomberata la baraccopoli ma i rom restano in strada
La baraccopoli sorta sotto il cavalcavia Bacula a Milano è stata smantellata e 70 rom romeni sono stati allontanati. Per impedire la rioccupazione sono cominciati i lavori di recinzione dell'area, che dureranno un mese
Lo sgombero del campo
Lo sgombero del campo
«Quella mia baracchina, mia casa. Se voi sgombera, io e mio figlio morire». Si chiama Petre il gigante che dell'Italia conosce solo questo ponte pieno di rifiuti e di doloreL'uomo col ventre nudo si sbraccia davanti ai binari della ferrovia. Urla in romeno, è agitato, troppa birra e troppa rabbia in corpo. Il bambino biondo che è aggrappato ai suoi pantaloni avrà sì e no cinque anni.

L'uomo è agitato. Afferra il bambino come fosse un pupazzo e minaccia di buttarsi sotto al treno in arrivo. Decine di agenti lo circondano. Le assistenti sociali cercano di prendere il bambino, che si divincola e vuole seguire il padre verso le rotaie. Dura mezz'ora la trattativa con il signor Petre, rimasto col figlio Vale alla baraccopoli sotto al Ponte Bacula, mentre la moglie Gabriela è andata a fare «mengele», l'elemosina. «Non sapevamo che c'era lo sgombero», urla Petre.

È lui l'unico ad esser colto di sorpresa da uno sgombero che ai nomadi del Bacula era stato annunciato da settimane. Sono ormai le nove del mattino, alla Ghisolfa, quando Petre provoca l'unico momento di tensione della giornata. Le ruspe hanno già cominciato a demolire la distesa di baracche sotto al primo dei ponti delle Nord, mentre i camion dell'Amsa stanno aggredendo le montagne di rifiuti che introducono a quel che resta dell'inferno. Scappano grasse pantegane spelacchiate dalla discarica creata dagli zingari in un anno di accampamento, dopo lo sgombero della primavera scorsa dalla Bovisasca.
I nomadi — la maggior parte di loro — sono già scappati. Chi la sera prima, chi all'alba. Quando alle 7.30 i 60 vigili del Nucleo problemi del territorio e del reparto Radiomobile circondano il campo, scortati da altrettanti tra carabinieri e poliziotti, nelle baracche c'è solo chi non ha ancora finito di riempire i sacchi neri della spazzatura con coperte e vestiti. Gli uomini della Croce Rossa, i Medici volontari guidati da Faustino Boioli e i tecnici della Protezione civile hanno allestito una tenda e alcuni gazebo per distribuire cure e qualche genere di conforto agli sgomberati. Per cercare di organizzare l'accoglienza di chi - solo sette persone nel bilancio di fine giornata - accetta un posto al dormitorio pubblico di viale Ortles o al centro di via Saponaro, gestito dai frati.


Delle 140 persone che vivevano sotto ai due ponti, all'arrivo delle forze dell'ordine ne è rimasta la metà. E pochissimi sono quelli che si fidano degli assistenti sociali, dei vigili urbani in tenuta antisommossa. Qualche bambino, convinto dal giovane parroco don Matteo Renzi, accetta titubante il succo di frutta e la merendina. Delle tredici famiglie con bambini in età scolare quattro sono già partite per via Brambilla, a Crescenzago, dove la Casa della Carità ha messo a disposizione «ospitalità e risorse per avviare un percorso di legalità e di cittadinanza», come spiega don Massimo Mapelli.

Con i 10 milioni di euro del ministro degli Interni Maroni, il Comune sosterrà le spese di quest'ennesimo intervento umanitario di don Virginio Colmegna. Ma la maggior parte resta in strada. Fra queste molte donne con bambini piccoli, che rifiutano di andare al dormitorio pubblico perché non vogliono separarsi dai mariti. «Io non ci vado alla Casa della carità, è una prigione. Ci sono il cancello, gli orari e non si può cucinare in cortile con la griglia», si lamenta Flora, riconosciuta capopolo dell'accampamento. Dei cinque figli, due ragazze frequentano la scuola media, uno le elementari. Uno è troppo piccolo per l'asilo e uno, Ulisse, 10 anni, è troppo provato dalla miseria e dal vagabondaggio per resistere alla costrizione di un banco. Solo alla fine del mattino, Flora si commuove per il destino dei suoi figli e decide di accettare l'aiuto di don Colmegna. Carica i sacchi neri con i suoi stracci sul passeggino e si avvia verso il primo domicilio stabile della sua vita. Seguita dal codazzo dei bambini.

scritto da: romesinti alle ore 15:24 | link | commenti
categorie: milano, lombardia, intolleranza
mercoledì, 25 marzo 2009

Milano: nuovo campo con il finanziamento ministeriale

in cambio mandate i figli a scuola"
Prefabbricati al posto dei container. Un progetto a medio-lungo termine per famiglie rom che assicurino il pagamento di una parte delle spese, la frequenza scolastica dei bambini, il lavoro degli adulti

Il campo del ponte Bacula Il campo del ponte Bacula

Prefabbricati al posto dei container. Un progetto a medio-lungo termine per famiglie rom che assicurino il pagamento di una parte delle spese, la frequenza scolastica dei bambini, il lavoro degli adulti. I soldi ci sono già: 750mila euro finanziati dal ministero delle Politiche sociali e altri 330mila assicurati dal Comune per realizzare in via Barzaghi, dove oggi c’è già un campo nomadi, il progetto “Dal campo al villaggio e all’abitazione”. Una novità contenuta nel “piano di zona 2009-2011” dell’assessorato alle Politiche sociali che, ancor prima di approdare in Consiglio, è già contestato all’interno dello stesso centrodestra: a cominciare dalla Lega, che rifiuta uno stanziamento di 11 milioni per gli immigrati.

Sul progetto che riguarda via Barzaghi — e che, nelle intenzioni dell’assessorato, dovrebbe partire entro pochi mesi — qualche perplessità la esprime anche don Massimo Mapelli, della Casa della carità, che gestisce quel campo: «Che senso ha spendere soldi per rendere più stabile la permanenza nei campi, quando l’obiettivo dichiarato è quello di superare il concetto stesso degli insediamenti?», si chiede don Massimo. Da parte sua, l’assessorato assicura che proprio questo progetto sarà la prima sperimentazione del passaggio verso «diverse, autonome soluzioni abitative». «Non costruiremo case, ma moduli abitativi prefabbricati, che quindi potranno essere smontati in qualsiasi momento», spiega l’assessore Mariolina Moioli.

Sui criteri di assegnazione delle future “casette” nel campo, il progetto detta alcune regole base: saranno destinate a «nuclei familiari, di origine rom, romeni con un reddito derivante da un lavoro regolare e quindi in grado di contribuire col pagamento di un affitto». «Ho più di una perplessità sul piano — spiega Matteo Salvini, capogruppo leghista in Consiglio — Su questo progetto non dico un no a priori, ma prima di spendere un milione di euro voglio capire a chi sono destinati questi prefabbricati, anche perché nella zona mi segnalano un ritorno di furti e vandalismi».

scritto da: romesinti alle ore 22:48 | link | commenti
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domenica, 22 marzo 2009

Milano: Penati un colpo al cerchio un colpo ....

Il Presidente della Provincia di Milano (del PD)
 "Rispetto all'emergenza campi rom a Milano il problema non e' il prefetto Gian Valerio Lombardi, cui rinnovo l'apprezzamento per il lavoro svolto e la stima personale, ma le condizioni per cui prima si e' voluto il commissario straordinario per l'emergenza rom e il modo in cui oggi e' costretto a lavorare". Lo afferma il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati.

"Coloro che ne chiesero la nomina di commissario straordinario all'emergenza rom - prosegue Penati - lo costringono ad avallare le scelte irresponsabili del Comune di Milano, che attraverso De Corato ordina che vengano sgomberati i rom del cavalcavia Bacula senza aver previsto una destinazione e infischiandosene del fatto che a Milano ci sia un commissario straordinario all'emergenza rom". Il presidente della Provincia conclude ricordando che Lombardi "prima lo si e' nominato per la politica dello scarica barile e oggi, sulla situazione del cavalcavia di via Bacula, lo si riduce al silenzio prevaricando i suoi poteri".


scritto da: romesinti alle ore 18:02 | link | commenti
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giovedì, 12 marzo 2009

Milano : Sì di Opera Nomadi a docce a bimbi rom prima di scuola

Pagani: nessuna discriminazione, sopperisce a dovere di altri

Milano, 11 mar. (Apcom) - Maurizio Pagani, presidente della sezione di Milano di Opera Nomadi, promuove l'iniziativa della scuola pubblica milanese "Riccardo Massa" che prevede l'apertura dei bagni e delle docce dell'istituto alle sette del mattino per consentire agli alunni rom delle elementari e medie di lavarsi prima di entrare in classe. "Non solo - spiega Pagani - in questa iniziativa non c'è alcun atteggiamento discriminatorio, ma sopperisce a doveri che spetterebbero ad altri" come il Comune di Milano e la Prefettura. "Poteri pubblici - continua - che privano questi bambini di beni elementari come l'accesso all'acqua. Anche in situazioni di abusivismo dovrebbe prevalere l'interesse del minore".

Il progetto della scuola milanese, battezzato 'Acqua e sapone', secondo Pagani riguarda soprattutto i bambini appena arrivati dalla Romania e costretti a vivere in condizioni assolutamente precarie, senza acqua e corrente elettrica nel vicino campo di via Triboniano. "Il problema vero - continua - è un altro: in troppi casi questi bambini frequentano la terza o la quarta elementare senza sapere leggere. Questo perché il tempo che passano in classe è molto scarso visto che sono destinati ai 'laboratori multiculturali', aree di parcheggio che favoriscono solo l'allontanamento dalle classi".

"Ho sempre pensato che potesse essere la via migliore per l'integrazione di questi bambini all'interno del gruppo classe -dice in un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano "Il Giornale" la preside dell'Istituto, Giovanna Foglia -. D'altra parte i bambini del campo arrivano a scuola veramente sporchi: loro si sentivano a disagio e gli altri condividevano il banco malvolentieri". La preside aggiunge che "tutti hanno sempre aderito al progetto molto volentieri" e anzi più di una volta a chiedere di usufruirne sono stati i parenti dei bambini fuori dalla scuola. "Naturalmente ho spiegato loro che non potevano farlo" conclude.


martedì, 02 dicembre 2008

MARCALLO CON CASONE (MI): Liberato l'edificio abusivo di Marcallo con Casone occupato dai rom

L'avvocato Marradi: "Creare spazi appositi per i nomadi è la soluzione migliore"
15/11/2008 - Si sono presentati alle 5 di ieri mattina i carabinieri di Magenta e di Abbiategrasso, insieme alla Polizia di Marcallo guidata dal comandante Giorgio Piacentini per dare esecuzione all'ordine di liberare la casa costruita abusivamente sotto il ponte della Tav a Casone, vicino ad una villetta (sempre di rom) perfettamente in regola. In tutto 10 bambini e 8 adulti, di origini rom, hanno lasciato la loro abitazione per trasferirsi altrove. Non si è trattato di uno sgombero nel verso senso del termine, ma di un sequestro preventivo disposto anni fa, precisamente nel 2005 dal tribunale del riesame su richiesta del Pm.

Il prossimo 16 dicembre il giudice presso il tribunale di Rho dovrà decidere sulla richiesta di revoca del provvedimento di sequestro presentata dall'avvocato magentino che tutela i diritti dei rom marcallesi, Giovanni Marradi. “Tutto si è svolto regolarmente – spiega il legale – la sola cosa che più lascia perplessi è il brevissimo termine concesso ai nomadi per lasciare l'alloggio abusivo. Solo un giorno e mezzo. C'erano anche bambini, molti nati a Marcallo, con i quali forse si sarebbe dovuta usare più cautela”. Dei 10 bimbi che vivono nell'area a destinazione agricola sotto il ponte della Tav, 3 sono iscritti nelle scuole elementari del paese.

“Riesce difficile pensare a terreni agricoli adiacenti la zona dell'alta velocità – sottolinea l'avvocato – si tratta di un'area degradata e inquinata, che forse i nomadi erano riusciti a sistemare e a rendere vivibile. Tutto questo in considerazione del cambio di mentalità dei rom avvenuto da diversi anni a questa parte. Molti hanno deciso di stabilizzarsi, e lasciare uno spazio per loro forse sarebbe la soluzione ottimale. Ma su questo saranno altri a prendere le loro decisioni”. Proprio ieri sera a Marcallo si è tenuto un importante convegno sulla sicurezza. Argomento sempre di primo piano per l'amministrazione retta dal sindaco, onorevole Massimo Garavaglia. “Le persone che vivevano qui hanno già trovato posto dove sistemarsi provvisoriamente – ha commentato un uomo che vive insieme ai nomadi di Marcallo – tutto si è svolto senza problemi”. Scritto da: GM -
graziano.masperi@cronacaqui.it

scritto da: romesinti alle ore 17:09 | link | commenti
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Milano: VIA BERNESE, DE CORATO: ROM OCCUPANO EDIFICIO, PRESTO SGOMBERO

"Un gruppo di rom romeni, 20 adulti e 5 minori sono stati segnalati all'autorità giudiziaria per occupazione di edificio pubblico. I nomadi si sono introdotti ieri sera in una ex scuola comunale, in via Bernese 3, dove sono stati trovati da una pattuglia del comando di Zona 1, allertati da un cittadino insospettito dall'andirivieni nell'edificio. Nei prossimi giorni è già stato programmato l'intervento di sgombero dell' immobile, che era stato appena ristrutturato, da parte del nucleo Problemi del Territorio della Polizia Municipale e la messa in sicurezza dello stabile". Ne dà notizia il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato

scritto da: romesinti alle ore 17:08 | link | commenti
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martedì, 25 novembre 2008

Mecenate (MI) - via Zama, sgomberata la ex scuola


Allontanati 25 rom. Distrutte pure le baracche di via Boffalora
 
MECENATE 18/11/2008 - I cancelli dell’ex scuola materna di via Zama angolo via Berlese, quartiere Salomone, da ieri mattina sono serrati con catena e lucchetto. E dei 25 rom (tra cui 5 minori) che venerdì scorso si erano accampati abusivamente negli spazi dismessi, ora non c’è più traccia. Ma è l’ennesima volta che l’edificio comunale viene posto in sicurezza («Solo l’anno scorso - afferma il vicesindaco Riccardo De Corato - la polizia municipale è intervenuta due volte per allontanare i nomadi che avevano occupato la struttura») e i cittadini si chiedono quale sarà il futuro dello stabile.Se il Comune non agirà in fretta - pensa Letizia, residente nel quartiere - quella gente andrà ad occuparlo nuovamente, com’è già successo». Molti sostengono che l’ideale sarebbe veder risorgere l’asilo, visto che negli ultimi anni è aumentata la popolazione della zona. «Sono state raccolte delle firme», spiega una suora della vicina parrocchia di San Galdino e «c’è proprio bisogno di una scuola materna vicino casa», continua Luigi Di Silvio.In ogni caso, «al posto di un edificio comunale non utilizzato - pensa Gaspare Giammarinaro - ci vorrebbe un servizio che funzioni». In realtà, la giunta si era espressa sul destino di quei locali più di un anno fa, decidendo di trasformarli in un centro di accoglienza per rifugiati politici. Idea, tra l’altro, già osteggiata dai cittadini. Tuttavia, oggi, le stanze di via Zama sono ancora vuote. Solo l’attigua ex scuola elementare è stata sistemata, diventando sede di archivi comunali.Ieri, quello di via Zama non è stato l’unico sgombero: alle 8 di mattina sono state smantellate 13 baracche spuntate tra le vie Boffalora e San Paolino, nella periferia Sud-ovest. Le costruzioni erano abitate da 40 romeni.I nomadi si sono allontanati spontaneamente all’arrivo degli agenti della polizia municipale. E, una volta distrutta la baraccopoli, Amsa è intervenuta per la bonifica e la messa in sicurezza dell’area.

scritto da: romesinti alle ore 17:54 | link | commenti
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giovedì, 06 novembre 2008

ROM, DE CORATO: PRESTO SGOMBERO INSEDIAMENTO SAN DIONIGI

"L'ennesimo episodio di criminalità predatoria di cui si sono resi protagonisti un gruppo di rom romeni conferma che questa popolazione continua a costituire un problema per Milano. E che le aree di occupazione abusive sono spesso basi logistiche per furti e rapine. La baraccopoli di San Dionigi 111, che si trova nei pressi del Parco delle Rose dove sono avvenute le rapine, è nella 'black list' delle aree da smantellare. E verrà pertanto prossimamente sgomberata. Solo negli ultimi quindici giorni la Polizia Locale ha abbattuto quattro altri insediamenti e allontanato 87 rom romeni che occupavano abusivamente le aree, poi ripulite da Amsa o dalle relative proprietà: 40 vivevano sotto il cavalcavia delle Milizie, 20 in via Toledo, 12 in un'area privata in via Dini-Missaglia e 15 in via Medici del Vascello (operazione effettuata ieri da tre pattuglie). Lo dichiara il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato dopo che la Polizia ha arrestato due rom romeni e denunciato altri cinque, tutti risiedenti nella baraccopoli di San Dionigi 111, accusati di aver commesso rapine nel Parco delle rose


scritto da: romesinti alle ore 22:37 | link | commenti
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lunedì, 27 ottobre 2008

NOMADI: VIMINALE, 12.346 I CENSITI A ROMA MILANO E NAPOLI

(AGI) - Roma, 22 ott. - Alla valutazione dei risultati del censimento, seguiranno quattro momenti chiave: adozione delle misure di sgombero e ripristino delle aree occupate abusivamente; individuazione contestuale di altri siti dove far sorgere i “villaggi attrezzati”; ripristino dei livelli minimi sociali e sanitari; piani di scolarizzazione per i minori (i cui tassi di scolarizzazione sono risultati, ha ammesso Maroni, “drammaticamente bassi, da emergenza”).

I primi interventi saranno messi a punto dai commissari in collaborazione con i tecnici del Viminale e con i ministeri del Welfare e della Pubblica Istruzione, gli enti locali, la Croce Rossa e l’Unicef. “Quanto tempo ci vorra? L’ordinanza prevedeva che tutto fosse realizzato entro un anno, e noi contiamo di rispettare i tempi - ha affermato il ministro - ovvero di eliminare i campi abusivi, far nascere i ‘villaggi attrezzati’, avviare i progetti di scolarizzazione e allontanare chi non ha diritto entro maggio-giugno del 2009. Allontanare eventuali cittadini comunitari e’ piu’ complicato che non espellere gli extracomunitari non in regola, e’ vero, ma chi non ha diritto di stare non puo’ stare e troveremo in collaborazione con i paesi di origine una soluzione. Tra l’altro, l’ordinanza non e’ mai stata modificata, mi preme ribadirlo”.

Quanto alla localizzazione dei nuovi “villaggi attrezzati”, se necessario “saranno coinvolti gli enti locali interessati anche perche’ i villaggi non solo dovranno essere accettati dalle comunita’, ma integrarsi in essi”. Ultimo capitolo quello dei costi. “Per il censimento - ha concluso Maroni - l’ordinanza stanziava 3 milioni di euro ma, ad esempio, le stime per avviare la scolarizzazione di oltre 5mila minori non sono ancora state fatte. Una cosa e’ certa: saranno trovate tutte le risorse necessarie, perche’ bisogna mettere fine per sempre allo sconcio dei campi abusivi”. (AGI)


scritto da: romesinti alle ore 21:53 | link | commenti
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SICUREZZA: DE CORATO, PIU' CHE DIMEZZATI ROM ABUSIVI A MILANO

(ASCA) - Roma, 20 ott - ''I provvedimenti del ministro Maroni in tema di sicurezza hanno avuto effetti immediati nella nostra citta'. A partire dai campi rom. Infatti, grazie alla nomina del commissario straordinario, dopo il censimento dei campi autorizzati e il controllo costante degli insediamenti irregolari, e' dimezzato il numero delle aree occupate e degli abusivi. Passati, questi ultimi, da 10mila ad una stima attuale di 3-4 mila presenze''. Cosi' il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato e' intervenuto in apertura del seminario organizzato dalla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione Locale sul tema Le misure urgenti in materia di sicurezza urbana. ''All'azione di moral suasion - ha aqggiunto De Corato - si aggiunge l'opera di identificazione di circa 2.500 comunitari svolta dagli agenti della Polizia Municipale e di oltre 700 senza fissa dimora, per la maggior parte rom romeni. Persone che, sulla base di una direttiva Ue, andrebbero allontanati con provvedimento prefettizio se non dispongono dei necessari requisiti oltre i tre mesi di soggiorno''.

''Espulsioni che di fatto - ha concluso De Corato - non potremo pero' mettere in pratica a causa dei veti dell'Unione Europea che, proprio pochi giorni fa, ci ha imposto il semplice invito all'allontanamento. Un atto considerato carta straccia da chi lo riceve. Naturalmente l'Italia si adeguera' anche a queste misure ma, come ha rilevato il ministro Maroni, si tratta di disposizioni inefficaci che tra l'altro vanificano i nostri sforzi. Ci auguriamo quindi che venga fatta presto chiarezza sul tema. Altrimenti potremmo ritrovarci a breve al punto di partenza''.


scritto da: romesinti alle ore 21:40 | link | commenti
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mercoledì, 08 ottobre 2008

MIlano Manifestazione

Moltissime persone: almeno quindicimila, hanno partecipato oggi alla Manifestazione “Diritti in Piazza” a Milano, mobilitate dalla Cgil per contrastare le politiche del Governo che impoveriscono i salari e le pensioni e non offrono risposte adeguate a giovani e lavoratori.
In Piazzetta San Carlo, nel pieno centro del capoluogo meneghino, a due passi da San Babila, si sono riuniti i manifestanti uniti sotto le bandiere del Sindacato, indossando le casacchine gialle con in evidenza la scritta “Diritti in piazza”.

Presenti anche tutte le categorie della Cgil con striscioni, bandiere e cartelli. Foltissima la presenza di lavoratrici e lavoratori della scuola. Emblematico il loro cartello: “Ministro Gelmini, tu non pensi al futuro dei bambini”.

Nell’arco del pomeriggio organizzato dalla Camera del Lavoro milanese, si sono alternati diversi spettacoli. Il via al “pomeriggio per i diritti” è stato dato da “Gli Sconcertati” musicisti con viola, violoncello e contrabbasso licenziati dall’orchestra Verdi. Si sono poi esibiti i jazzisti di “Jambalaya six” con clarinetto, tromba, sax ten., tastiere, basso e batteria. Infine, la musica sinti e rom della “Banda del villaggio solidale” artisti delle tastiera, chitarra acustica, fisarmonica con voci inconfondibili.

Tutte esibizioni particolarmente apprezzate che hanno coinvolto i presenti in un pomeriggio di riflessione, divertimento e confronto. Pienamente riuscito il connubio fra i diversi significati degli spettacoli e la necessità di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema dei diritti nel mondo del lavoro e sulle scelte che riguardano milioni di cittadini.

Parecchi giovani presenti e partecipi all’iniziativa, poi, hanno rappresentato una ulteriore iniezione di fiducia verso il Sindacato dando l’idea di una forte adesione delle ultime generazioni alla manifestazione della Cgil. Giovani che si sono divertiti e che hanno preso atto dell’esigenza di un cambio reale nella politica economico-sociale del Governo anche in considerazione del proprio futuro.

A metà pomeriggio, considerando l’elevata partecipazione, l’organizzazione ha deciso di mobilitare un corteo che, partendo dal luogo del presidio ha attraversato le vie del centro giungendo d’innanzi al Teatro Alla Scala e in Piazza del Duomo. Il serpentone di persone, - davvero impressionante per partecipazione - poi, si è riunito in piazzetta San Carlo per la conclusione di Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil.

Si sono inoltre succeduti, nel corso della manifestazione, gli interventi dei delegati delle diverse categorie.

Milano, dunque, ha risposto particolarmente bene. Unanime il coro: “Governo, così proprio non va”.

U.S. Cgil


scritto da: romesinti alle ore 21:09 | link | commenti
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giovedì, 18 settembre 2008

Milano terminato il censimento nei campi nomadi

Milano. Terminato censimento nei campi nomadi 1180 identificati, la metà sono italiani. Iniziato lo sgombero dei campi abusivi.
 


Milano - 25 agosto 2008 - Sono 1.180 i nomadi che vivono nei 12 campi autorizzati di Milano, di questi oltre la meta' sono italiani: la polizia locale e le forze dell'ordine hanno terminato venerdì il censimento richiesto dal prefetto Gian Valerio Lombardi che e' stato nominato commissario straordinario per l'emergenza nomadi. In tutto sono 581 gli italiani che vivono nei campi regolari, 413 i romeni, 84 i kossovari, 70 i macedoni e 32 i bosniaci.

"Abbiamo rispettato i tempi - ha sottolineato il vicesindaco Riccardo De Corato - Comune, Prefettura e Questura si sono subito messi al lavoro e nel giro di due mesi sono stati censiti tutti i campi autorizzati. Ora al prefetto tocchera' il compito di mettere a mano al regolamento. Servono regole chiare e severe per chi non rispetta i patti". Durante i controlli, ci sono state alcune denunce per delle costruzioni abusive.

"Complessivamente - ha spiegato il vicesindaco - undici. Ci sono state complessivamente 11 denunce per edificazione abusiva. Una pratica intollerabile scovata anche in vari campi abusivi". In parallelo al censimento dei campi autorizzati, infatti, e' iniziato lo sgombero di quelli abusivi che De Corato promette continuerà "incessantemente".


scritto da: romesinti alle ore 15:09 | link | commenti
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mercoledì, 23 luglio 2008

Milano, censiti 110 italiani al campo nomadi di via Intro

Sono sinti, residenti in roulotte, camper e case in muratura
Un romeno è stato accompagnato in Questura per accertamenti. Nulla di irregolareè' emerso, inoltre, a seguito del controllo di 64 veicoli presenti nell'area
Milano, 17 lug. (Adnkronos) - Prosegue il censimento dei campi nomadi autorizzati previsto dall'ordinanza che ha conferito al Prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, i poteri di commissario straordinario per l'emergenza rom. A una settimana dai controlli in via Negrotto, questa mattina vigili, Polizia di Stato e Carabinieri al campo di via Idro hanno identificato 110 sinti italiani, residenti in roulotte, camper e case in muratura, mentre un romeno e' stato accompagnato in Questura per accertamenti. Nulla di irregolare e' emerso, inoltre, a seguito del controllo di 64 veicoli presenti nell'area.

L'intervento, come spiega il vicesindaco di Milano e assessore alla sicurezza, Riccardo De Corato, e' iniziato alle 7 di questa mattina ed e' durato circa tre ore e mezzo. Insieme a Polizia di Stato e Carabinieri, hanno operato sette agenti della Polizia Municipale coordinati da un ufficiale.

''Abbiamo superato il giro di boa -sottolinea De Corato- si tratta, infatti, del settimo campo censito dopo quelli di via Impastato, Martirano, Chiesa Rossa, Barzaghi, Triboniano 1 e Negrotto. Complessivamente sono state identificate circa 750 persone. Entro il 15 ottobre, nel rispetto dei tempi indicati dal ministro Maroni, verra' ultimato il monitoraggio degli altri cinque campi autorizzati ovvero: via Bonfadini, le due aree di via Novara e le rimanenti di Triboniano (Area 2 e Area 3)''.

''Questi interventi -osserva De Corato- sono opportuni anche per verificare il rispetto della legalita'. Per la sicurezza e gli interventi sociali nei dodici campi autorizzati, il Comune di Milano ha speso nel 2007 oltre 11 milioni di euro. Non possiamo tollerare che questi contributi vadano a sostenere chi vive di furti o ospita clandestini''.


scritto da: romesinti alle ore 08:48 | link | commenti
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mercoledì, 09 luglio 2008

MIlano depositato il primo ricorso contro "lo stato di emergenza" dalla Fam . Bezzecchi di via Impastato

Il provvedimento è in relazione allo sgombero del campo comunale di via Impastato
copertina porrajmos 

MILANO 08/07/2008 - Depositato presso il Tribunale di Milano il primo ricorso contro il decreto del presidente del Consiglio dei ministri che ha dichiarato lo stato di emergenza in Lombardia in relazione agli insediamenti di comunità nomadi e contro l'ordinanza che ha conferito poteri straordinari al prefetto Gian Valerio Lombardi.

Il ricorso è stato depositato oggi dagli avvocati Ada Lucia De Cesaris, Stefano Nespor, Valeria Sergi, Laura Hoesch, Achille Cutrera, Salvatore Morvillo e Alberto Guariso in relazione al controllo svolto il 6 giugno scorso da circa settanta tra agenti di polizia e vigili nel campo comunale di via Giuseppe Impastato 7 dove dal 2005 risiede una famiglia di italiani, sottolineano i legali, composta da 35 persone il cui esponente più anziano è Goffredo Bezzecchi, sposato con Antonija Hudorovich, entrambi invalidi civili.

I legali spiegano che gli agenti si sono presentati con vari mezzi blindati al campo, svegliando di soprassalto i residenti senza tener conto della presenza bambini, e che per oltre due ore hanno perquisito e fotografato le loro abitazioni. Peggio, li hanno "schedati" secondo l'espressione utilizzata dagli stessi operanti, fotografando i loro documenti di identità perché appartenenti all'etnia sinti. Durante il controllo il domicilio dei residenti è stato violato e a tutti è stato impedito di lasciare le abitazioni.

Per andare a lavoro o a scuola, hanno dovuto attendere di essere schedati e le apposite autorizzazioni. Ora, secondo il pool di legali, la schedatura, la violazione del domicilio e il comportamento tenuto dai funzionari costituiscono una gravissima discriminazione. Di più, sono stati posti in essere in violazione di disposizioni interne di rango costituzionale e ordinario, di norme vincolanti dell'Unione europea e di norme di diritto internazionale.

Di qui il ricorso contro il ministero dell'Interno, nella persona del ministro Roberto Maroni; la Presidenza del Consiglio dei Ministri, nella persona di Silvio Berlusconi, il Prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi; il Questore di Milano, Vincenzo Indolfi; e il Comune di Milano. Nello specifico si ricorre contro il decreto con cui il 21 maggio scorso è stato dichiarato lo stato di emergenza fino al 31 maggio 2009 "in relazione agli insediamenti di comunità nomadi nel territorio delle regioni Campania, Lazio e Lombardia" e contro l'ordinanza del 30 maggio successivo con cui il presidente del Consiglio dei ministri, "considerata la situazione di estrema criticità determinatasi nel territorio della Regione Lombardia a causa della presenza di numerosi cittadini extracomunitari irregolari e nomadi che si sono stabilmente insediati nelle aree urbane", ha nominato il prefetto di Milano Commissario delegato per la realizzazione di tutti gli interventi necessari al superamento dello stato di emergenza.

Tra i poteri speciali figura il "monitoraggio dei campi autorizzati in cui sono presenti comunità nomadi e all'individuazione degli insediamenti abusivi", nonché "l'identificazione e censimento delle persone, anche minori di età e dei nuclei familiari presenti nei luoghi" attraverso rilievi segnaletici. Per i legali questi due provvedimenti sollevano numerosi profili di illegittimità. E comunque sono stati illegittimamente applicati alla vicenda in esame perché la famiglia "controllata" è composta da cittadini italiani stabilmente residenti a Milano fin dagli anni Settanta e quindi né extracomunitari né nomadi.

Anzi, Bezzecchi è un italiano decorato con la medaglia d'oro al valore civile dopo essere stato deportato nel 1942 all'età di 4 anni nel campo di concentramento di Tussicia (Abruzzo) in base alle leggi razziali del 1938 perché di etnia sinti. In punto di diritto, si ravvisa dunque una violazione del principio di parità di trattamento con l'assenza di qualsiasi discriminazione a causa della razza o dell'origine etnica.

Nel caso di specie l'elemento ritenuto più gravemente discriminatorio è la "schedatura" in assenza di fatti rilevanti per l'ordine pubblico ma determinata esclusivamente dalla appartenenza dei ricorrenti a una determinata etnia. I legali ricordano che i sinti costituiscono una minoranza nazionale, trattandosi di cittadini italiani residenti in Italia.

Per questo chiedono al giudice di ordinare alle amministrazioni citate di astenersi dal formare schede di cittadini italiani predisposte per etnia o razza e di distruggere quelle già fatte; di dichiarare che il comportamento tenuto dagli agenti integra una condotta discriminatoria, di condannare le amministrazioni per i danno cagionati e di pubblicare il provvedimento su tre quotidiani nazionali.



scritto da: romesinti alle ore 07:08 | link | commenti
categorie: milano, articoli nazionali, opera nomadi di milano
giovedì, 03 luglio 2008

Milano: Opera Nomadi: ''Nessun confronto con le associazioni''

Il presidente Pagani: ''Ben vengano manifestazioni che servono a denunciare il carattere discriminatorio dei provvedimenti sui nomadi. Sarà un nuovo invito a operare nel rispetto delle leggi''

MILANO -  “Ben vengano manifestazioni di questo  tipo, che servono a denunciare il carattere discriminatorio dei provvedimenti sui nomadi. Sarà un nuovo invito a operare nel rispetto delle leggi, riempiendo di contenuto sociale questi provvedimenti che rischiano altrimenti di essere misure di carattere repressivo”. E' il commento di Maurizio Pagani dell'Opera Nomadi di Milano alla manifestazione delle comunità lombarde di etnia sinta in programma lunedì a Milano (vedi lancio) 

 

La nuova manifestazione, aggiunge però Pagani, non è che un seguito a quella organizzata il 12 giugno da Opera Nomadi.  “Quello che davvero stupisce è che il Prefetto di Milano non abbia sentito da allora alcuna esigenza di avviare un confronto con le associazioni. Non avremmo certo dato il nostro assenso a operazioni di stampo discriminatorio, ma ci saremmo aspettati l'apertura di un confronto sulla falsariga di quanto accaduto a Roma, dove il Prefetto si sta battendo  in modo coraggioso e autorevole per arginare una deriva discriminatoria. Lombardi, invece, si limita a fare da portavoce alle iniziative di De Corato e del ministro degli Interni”.

Milano città aperta libera e accogliente

SABATO 5 LUGLIO - DALLE 15:00 ALLE 19:00






in largo Cairoli, a Milano



Siamo donne e uomini, cittadini italiani e cittadini stranieri che hanno deciso di essere in piazza insieme per offrire alla nostra città una occasione di festa, di riflessione e di conoscenza reciproca.



Con tante voci vogliamo rompere il silenzio pesante che da troppo tempo incombe a Milano su episodi drammatici che per decisioni del Governo ricadono su individui e comunità che nelle nostre città hanno radicato le loro speranze di una vita migliore.



Retate sui mezzi pubblici, ronde notturne, espulsione dagli alloggi, campagne contro le moschee, sgomberi violenti, schedature etniche di Rom e Sinti: sono solo alcuni esempi di un crescendo impressionante che vede misure legislative e scelte governative che vogliono l’esercito nelle strade, la reclusione nei Cpt fino a 18 mesi e la criminalizzazione degli irregolari.



Eppure nella nostra città la società multietnica è ormai una realtà: italiani o stranieri, cristiani, musulmani o non credenti, viviamo tutti qui, frequentiamo le stesse scuole, lavoriamo fianco a fianco e facciamo tutti la stessa fatica per tirare a fine mese.



Siamo consapevoli che Milano, come molte altre città, è attraversata da manifestazioni sempre più evidenti di disgregazione sociale che colpiscono soprattutto i quartieri periferici, ma proprio perché viviamo in questa città e ne conosciamo i problemi, siamo convinti che per farvi fronte, legalità e sicurezza non possono essere interpretate solo come controllo e repressione.



La sicurezza va intesa come un sistema di garanzie per difendere i diritti umani: il diritto alla salute, all’educazione, al lavoro, alla casa, alla libertà di espressione.



La sfida è mettere in campo politiche urbane, abitative, sociali, culturali in grado di produrre solidarietà, partecipazione e rispetto dei diritti, attraverso percorsi democratici e condivisi.



Ci sono molti amministratori, forze politiche e mezzi di comunicazione che oggi continuano a seminare ostilità e conflitti, indicando negli stranieri e nei poveri il capro espiatorio per tutti i problemi sociali, economici e urbani che determinano la condizione precaria di ognuno di noi, gettando un’ombra inquietante sul presente e sul futuro della nostra comunità.



Una società che imbocca la strada della xenofobia e del razzismo diventerà sempre più insicura e invivibile, perché la sicurezza non può nascere dall’emarginazione, ma dall’accoglienza e dal riconoscimento dei diritti di tutti sulla base di valori irrinunciabili:



-  i principi di uguaglianza, di rispetto delle diversità e di giustizia sociale, presenti nella Costituzione italiana, devono vivere concretamente nelle politiche e nelle azioni amministrative.



-  non si possono imporre regole speciali che violino il principio dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alle leggi.



È necessario che si levino mille e mille voci per chiedere:



-  abolizione della legge Bossi - Fini perché costringe alla clandestinità



-  regolarizzazione di tutti coloro che lavorano e vivono in Italia



-  tempi certi e rapidi per il rilascio dei documenti senza tassazione e con trasferimento delle competenze agli enti locali



-  introduzione di una legge organica per i richiedenti asilo politico e umanitario



-  superamento di forme abitative ghettizzanti e su base etnica (i cosiddetti "campi nomadi"), garanzia di condizioni abitative dignitose e non discriminanti.



-  no al pacchetto sicurezza



-  no al reato di immigrazione clandestina



-  chiusura dei CPT no alla schedatura etnica



per questi motivi vi invitiamo ad essere presenti



SABATO 5 LUGLIO - DALLE 15:00 ALLE 19:00



in largo Cairoli, a Milano



durante il pomeriggio sono previsti interventi e spettacoli



di Djiana Pavlovic, Mohamed Ba, Tommaso Vitale



promuovono: Arci, Camera del lavoro di Milano, Centro delle Culture, ass. Dimensioni diverse, ass. Punto Rosso, SdL Intercategoriale, Mosaico interculturale, ASMP, ass. Arci Todo Cambia, ass. Arci Zagridi, Comitato "Movimento Pais", Federación ecuatoriana de asociaciones, Rete di scuole senza permesso, Circolo Arci "Blob"



partecipano inoltre: Partito Umanista; Associazione 3 febbraio; Ernesto Rossi (pres. ass. Aven Amenza); Sinistra critica, Luciano Mulbahuer (Consigliere regionale Lombardia, Prc); AceaOnlus; Massimo De Giuli; Federazione milanese PRC; CRIC; Ass. Altropallone Ads Onlus; Vittorio Agnoletto (europarlamentare); Sinistra democratica per il socialismo europeo (zona 8); Ass. per una Libera Università delle Donne; ACCESSO Coop.sociale; Alessandro Rizzo (Capo lista Uniti con Dario Fo consiglio zona 4 Milano); Comitato No Expo; Arci Corvetto; Sinistra Zona 4; Alfredo Di Sirio, portavoce Movimento studentesco di Bergamo; Casa della Sinistra



adesioni: retemigrantemilano@gmail.com

scritto da: romesinti alle ore 06:12 | link | commenti
categorie: milano
martedì, 01 luglio 2008

MILANO: Campi rom, scontro sulle regole

postato da operanomadipadova [23/06/2008 16:07]


Don Davanzo, direttore della Caritas: "Da noi vivono anche profughi di guerra, mandiamo via anche loro?" di Oriana Liso  Un campo nomadiVanno bene le regole, va bene l´idea di un superamento del campo rom, ma «attenzione a non cadere nella demagogia» prevedendo una permanenza massima di tre mesi nei container del Comune. Il primo a bocciare la norma che renderebbe provvisoria la sosta nei campi nomadi è Corrado Mandreoli, responsabile dell´area problemi del territorio della Camera del lavoro. La bozza del futuro regolamento delle aree di sosta per gli zingari è ancora nei cassetti del prefetto ma già iniziano le polemiche sulle novità che cambierebbero non di poco il "modello Triboniano" che ne è all´origine.



«Sarebbe bello che i rom dopo soli tre mesi potessero abbandonare la roulotte - dice il sindacalista - ma per far questo ci vorrebbe l´intervento dell´amministrazione per immaginare percorsi di autonomia per questa gente, quindi investimenti per dar loro modo di trovare lavoro regolare e case popolari in affitto».



Sulla stessa identica linea è don Roberto Davanzo, direttore della Caritas Ambrosiana, che fra le altre cose gestisce per conto del Comune un campo in via Novara dove abitano 220 rom kosovari e macedoni: «Il discorso dei 90 giorni nella nostra struttura è impensabile, visto che qui ci sono rom ma anche profughi di guerra con lo status di rifugiati. In altri campi invece abitano rom italiani, stanziali da decenni, come molti romeni. Anche per questi dovrebbe valere la regola dei tre mesi?». Lo scetticismo di don Davanzo trapela nonostante la sua vigorosa adesione all´idea della legalità: «Ben venga la presenza delle forze dell´ordine, così come il comitato di gestione e il rispetto delle regole pena l´espulsione. Ma l´amministrazione premi il buon esempio di chi manda i figli a scuola e di chi lavora onestamente, aiutandolo a trovare una casa vera».



Don Virginio Colmegna, che gestisce il campo di via Triboniano con i suoi 600 romeni e bosniaci, sottolinea che «sarebbe importante che prima di stendere qualsiasi regolamento futuro ci fosse un confronto con chi vive in mezzo ai problemi». Colmegna traccia un bilancio positivo dell´esperienza Triboniano allo scadere del primo anno di gestione: «Ci sono luci e ombre, perché rimane ancora un grave disagio abitativo per molte famiglie. I risultati comunque si vedono: i ragazzi vanno a scuola, gli adulti cercano lavoro. La Casa della carità ha anche organizzato una colonia al mare per i bambini, perché non si può vivere solo di sicurezza ed emergenza, ci vuole anche la normalità, la felicità almeno per i piccoli».



La bozza di regolamento piace molto al vicesindaco Riccardo de Corato che promette ancora più rigore: «Sarà sul modello Triboniano ma con più disciplina, con qualche ulteriore limitazione». Rincara la dose il capogruppo della Lega in consiglio, Matteo Salvini: «Non serve alcun regolamento, se non transitorio, perché noi non vogliamo campi».



Protesta, invece, dall´insediamento di via Impastato, il rom cittadino italiano Giorgio Bezzecchi Vice presidente nazionale, per 23 anni consulente dell´ufficio nomadi del Comune, oggi collaboratore dell´università Bicocca: «Ormai a Milano siamo all´apartheid. Chi appartiene al mio popolo è sottoposto ad ogni tipo di controllo, schedatura e limitazione, anche se lavora in regola come me ed è da generazioni in Italia. Il Patto di legalità ha aperto la strada alla criminalizzazione dei rom e in futuro sarà solo peggio». (23 giugno 2008)

scritto da: romesinti alle ore 01:07 | link | commenti
categorie: milano, giorgio bezzecchi vice pres naz

MILANO: Sicurezza, scattano le nuove regole per i campi nomadi



postato da operanomadipadova [23/06/2008 09:02]


Tessere di riconoscimento, bollette da pagare, istruzione obbligatoria e solo tre mesi di permanenza: ecco il diktat della Prefettura

 

Saranno meno disordinati, le feste fino a tarda notte un'eccezione, ci sarà un "portinaio" e si pagherà l'affitto. Ma ci saranno, anche, più attenzione all'istruzione dei bambini e un aiuto per gli adulti a trovare un lavoro regolare.



Così i campi nomadi di domani. Nell'incontro di lunedì scorso in prefettura il ministro dell'Interno Maroni aveva annunciato: «Gestiamo l'emergenza, ma fra un anno i campi nomadi diventeranno campi di transito».



E lo stesso prefetto Gian Valerio Lombardi aveva ribadito: «È un'anomalia che si parli di nomadi quando molti di loro sono stanziali da anni». Un progetto a media scadenza - quello dei campi di transito - che però prevede una riformulazione quasi immediata delle regole che vigono nei campi autorizzati che sono, in molti casi, realtà chiuse all'esterno. Alcuni, come quello di via Chiesa Rossa, sono stati definiti «fortini extraterritoriali».



Per questo, di pari passo con il censimento delle presenze dei nomadi, in prefettura si sta mettendo a punto un regolamento per i campi. Un'articolata lista di diritti e doveri che verrà adattata alle due fasi della gestione rom: quella immediata, con le persone che ci vivono in pianta stabile, e quella futura, con il turnover ogni tre mesi.



A dare il proprio contributo alla stesura del regolamento sono chiamate tutte le realtà istituzionali che dell'emergenza si stanno occupando. Per cercare di stabilire regole chiare, di far passare la linea del rispetto della legge, di creare percorsi di istruzione e formazione per i minori e rapporti, per quanto possibile, di buon vicinato con i quartieri.



Parte da qui la bozza, che si compone di molti articoli che affrontano tutte le questioni pratiche sia dell'accesso che della permanenza. Almeno due le novità: la prima è la creazione di un comitato di gestione di ogni campo, con membri scelti dal Comune - che dovrebbero far parte sia delle istituzioni che delle realtà sociali - e sede operativa nei consigli di zona; la seconda è che d'ora in poi i nomadi autorizzati a vivere nei campi dovranno pagare le bollette di gas, luce e acqua (ovvero dei servizi), mentre è ancora in forse una tariffa per la permanenza, una sorta di affitto.





L'idea dei gestori se ne porta dietro un'altra: quella del "portinaio" del campo, che sarà la persona che fisicamente sarà presente nell'insediamento e si occuperà della burocrazia, anche quella spicciola (per esempio, controllare l'accesso dei nomadi autorizzati con le tessere di riconoscimento, ma anche la presenza di ospiti) e segnalerà al Comitato e alla polizia locale eventuali irregolarità.



Ecco, il capitolo controllo. Oggi i campi nomadi sono percepiti - e in certi casi lo sono davvero - come luoghi di insicurezza. Per questo, oltre a stabilire all'interno del campo un presidio fisso della polizia locale, il regolamento prevede che nelle situazioni più complicate si faccia richiesta anche dell'intervento delle forze dell'ordine.

(21 giugno 2008)


scritto da: romesinti alle ore 01:05 | link | commenti
categorie: milano
lunedì, 30 giugno 2008

MILANO 24 giugno 2008 - Schedatura dei rom a Milano, interrogazione all'Ue

Firmatario l'europarlamentare Vittorio Agnoletto: ''Si è trattato di un'azione assolutamente illegale. Ho preferito concentrami sull'ordinanza del presidente del Consiglio che l'ha resa possibile''

 

 - Un'interrogazione scritta alla Commissione europea per fare luce sull'intervento delle forze dell'ordine dello scorso 6 giugno al campo Nomadi di via Impastato, e sulla creazione dell'archivio dei rom alla Prefettura di Milano. L'ha presentata l'eurodeputato della Sinistra europea, Vittorio Agnoletto. Un atto formale per chiedere all'esecutivo dell'Unione europea  se l'azione messa in atto dalle forze dell'ordine non sia in contrasto con il diritto comunitario che vieta qualunque forma di discriminazione nei confronti di cittadini dell'Unione.  Oggetto dell'interrogazione l'intervento del 6 giugno in cui, si legge nel testo, "si è proceduto alla fotosegnalazione e alla schedatura delle carte d'identità dei circa 35 rom di cittadinanza italiana, residenti nel campo da circa 40 anni e regolarmente iscritti all'anagrafe milanese, quindi cittadini comunitari”. 



“Si è trattato di un'azione assolutamente illegale - commenta Vittorio Agnoletto-. Tuttavia nell'interrogazione ho preferito concentrami sull'ordinanza del presidente del Consiglio che l'ha resa possibile. Qui non c'è  un prefetto che è andato sopra le righe, ma un atto del Governo che potrebbe valere anche per altre città”.  Nel testo inviato ai commissari Ue Agnoletto cita l'ordinanza  del presidente del Consiglio con la quale il prefetto di Milano è stato nominato commissario per l'emergenza rom.  La stessa ordinanza ha dato potere al commissario di provvedere alla "identificazione e censimento delle persone, anche minori di età, e dei nuclei familiari dei campi autorizzati in cui sono presenti comunità nomadi attraverso rilievi segnaletici". Qui i rilievi di Agnoletto. 



“Ho preferito presentare un'interrogazione molto mirata per evitare di riceve dalla Commissione una risposta ambigua o generica – continua l'europarlamentare -. Porto l'esempio di alcuni cittadini italiani, che in quanto tali sono già iscritti all'Anagrafe. L'unico motivo per cui dovrebbero fare parte di questo archivio, quindi, è la loro appartenenza a un'etnia rom o sinti”. Nella comunicazione rivolta ai commissari, l'eurodeputato chiede se la Commissione non  ritenga che la schedatura e la creazione di un archivio speciale con  foto e dati di cittadini italiani di etnia rom e sinti non sia “un vero e proprio censimento di una parte della popolazione italiana-comunitaria basata sulla discriminante etnica” e quindi in contrastato con la direttiva 2004/38/CE in materia di diritti umani e libera circolazione dei cittadini comunitari



“E' un modo di dire alla Commissione:  guardate che l'Italia è andata oltre il limite.  Spero nelle prossime settimane di riceve una risposta dalla Commissione. Nel caso rispondessero che il contrasto esiste, chiederei se e quanto verrà attivata la procedura di infrazione”. La notizia che i dati raccolti nell'operazione di schedatura nei campi andranno a finire in un archivio speciale era emersa il 12 giugno  nell'incontro tra Michele Tortora, rappresentante del Prefetto, e alcune associazioni  tra cui Opera nomadi, OsservAzione, Federazione Rom e Sinti insieme, Romanodrom, alla quale era presente lo stesso Agnoletto. (Francesco Abiuso) 

scritto da: romesinti alle ore 23:43 | link | commenti
categorie: milano

MILANO 17 GIUGNO 2008 - Un osservatorio per i diritti dei rom

Iniziativa del Coordinamento rom. Pagani (Opera Nomadi): ''Oltre che sbagliati da un punto di vista sociale, i provvedimenti del pacchetto sicurezza sono iniqui, discriminatori e in alcuni passaggi ricordano una sorta di pulizia etnica''

 

MILANO 17 giugno 2008 - Nascerà presto a Milano un osservatorio sul rispetto dei diritti fondamentali, con il compito di registrare e denunciare gli episodi di vessazione a cui vengono sottoposti gli stranieri, soprattutto clandestini. "Dichiarazioni  come quelle del ministro degli Interni Roberto Maroni, ieri in Prefettura, hanno carattere discriminatorio -dice Maurizio  Pagani dell'Opera Nomadi-. Oltre che sbagliati da un punto di vista sociale, questi provvedimenti sono iniqui e in alcuni  passaggi ricordano una sorta di pulizia etnica”. La sua istituzione verrà annunciata domani sera in occasione di un convegno organizzato dal Coordinamento rom di Milano, che riunisce diverse associazioni fra le quali Arci, Opera Nomadi, Caritas ambrosiana.



Scopo dell'incontro (ore 21, Camera del Lavoro, corso di Porta Vittoria 43) sarà analizzare  i provvedimenti adottati dal Governo in materia di sicurezza e quelli annunciati dopo il vertice di ieri alla Prefettura di Milano. Dal decreto legge 92/08 che introduce la condizione di “soggetto che si trova illegalmente sul territorio nazionale” come aggravante nel processo penale, e prolunga da due a 18 mesi la permanenza negli ex Cpt (rinominati Centri di identificazione ed espulsione), all'annunciato censimento a 360 gradi dei campi rom a Milano che riguarderà anche i minori. “Il tentativo dell'incontro di domani sarà uscire dagli slogan -dice Corrado Mandreoli della Cgil-, perché a proposito del pacchetto sicurezza molto si è detto sull'introduzione del reato di clandestinità, ma si è parlato poco di altre norme che fanno terra bruciata attorno a chi è clandestino. Ad esempio, prevedendo aspre sanzioni per chi affitta un immobile a irregolari”.

All'incontro, oltre che alle associazioni riunite nel Coordinamento Rom,  saranno presenti gli avvocati Leonardo Bardi, Enrico Belloli, Marilisa d'Amico, Alberto Guariso, Luca Masera, Livio Neri, mentre Marzia Barbera, docente di diritto del lavoro, farà da moderatrice al dibattito.  (Francesco Abiuso)

scritto da: romesinti alle ore 23:11 | link | commenti
categorie: milano, maurizio pagani vice pres naz

La Lega come i Pellerossa, anche a Milano

Flop della manifestazione leghista anti-rom. Ma il Cerd ammonisce alcuni politici italiani: “incitano all’odio razziale”



I casi sono due: o i Leghisti milanesi hanno sbagliato giorno e luogo per il loro meeting anti-rom, oppure anche nella Milano dell’“Albanès torna al tò paès” qualcosa si sta smuovendo. Fatto sta che alla manifestazione di ieri pomeriggio, organizzata dal Carroccio per protestare contro le dichiarazioni rilasciate in settimana dal cardinale Dionigi Tettamanzi, che aveva osato difendere i Rom, parlando di “violazione dei diritti umani” in occasione dello sgombero del campo di via Bovisasca, sono arrivate solo poche decine di persone. I milanesi hanno dunque preferito partecipare alla festa di Letizia Moratti che, in corso Buenos Aires, ha avuto il bagno di folla che aspettava da Lunedì scorso, quando Milano ha vinto il confronto a distanza con Smirne, aggiudicandosi l’Expo 2015. La manifestazione leghista, quindi, non è riuscita a decollare, anche a causa dell’assenza dei leader nazionali del partito, impegnati a “imbracciare i fucili” per combattere le schede elettorali di Amato. Non sono stati sufficienti la presenza di Matteo Salvini, capogruppo leghista a Palazzo Marino, nonché condottiero delle ripetute campagne anti-rom in Lombardia e il lancio di volantini fantasiosi, che paragonano gli italiani ai pellerossa, vittime entrambi di un’immigrazione senza controllo. Bersaglio principale delle accusa leghiste è stato ieri il cardinal Tettamanzi, che già una in passato aveva espresso pareri negativi sull’operato della Giunta Moratti in materia di tutela dei diritti dei rom. “Tettamanzi invoca diritti per persone come i nomadi – ha sbottato Salvini – che hanno fatto una scelta di vita delinquenziale e che restano volutamente fuori dal contesto sociale”. Come per confermare le denuncie del cardinale di Milano, tuttavia, è arrivato ieri anche un rapporto dell’Onu che ammonisce l’Italia dal continuare “una campagna di discriminazione” senza precedenti, infiammata tra l’altro da “politici che incitano all’odio razziale”. L’ennesima bacchettata al nostro Paese proviene questa volta dal Cerd, il comitato internazionale per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale delle Nazioni Unite, che ha elencato tutte le manifestazioni contro i Rom, svoltesi in Italia in occasione degli sgomberi dei campi, a Bologna, Napoli, Roma e Milano. In particolare le critiche del Cerd si sono concentrate sulle “discriminazioni nell’accesso ai diritti sociali, politici civili ed economici”, nonché sulla prassi ormai corrente di effettuare sgomberi cechi di campi Rom, senza mettere in prevenzione una sistemazione alternativa per gli sfollati. Agghiacciante, in particolare, è la condizione in cui si trovano a vivere i minorenni che rappresentano circa il 60% della comunità presente in Italia. Solo il 37% di questi, infatti, secondo il rapporto del Cerd, viene sottoposto ad un programma di reinserimento sociale, mentre il resto viene abbandonato colpevolmente al suo destino. Le richieste del Cerd sono semplici: riconoscimento dell’esistenza sul territorio italiano di rom e sinti, etnia dalle origini, probabilmente, indiane; ricorso all’azione penale contro i politici responsabili di dichiarazioni che incitano all’odio razziale; controllo sull’operato delle forze dell’ordine in occasione degli sgomberi; pene severe contro chi organizza raid di stampo xenofobo.

Il mondo, insomma, ci invita a voltare pagina e a restituire ai nomadi la dignità che Bossi, Fini e Salvini vorrebbero togliergli. La notizia dell’insuccesso della manifestazione leghista in una roccaforte come Milano fa certamente ben sperare; non resta che aspettare il giorno delle elezioni per verificare se sarà proprio il Carroccio ad essere relegato nelle “Riserve”, proprio come i pellerossa da loro sfruttati in campagna elettorale.

scritto da: romesinti alle ore 23:06 | link | commenti
categorie: milano

MILANO 11 giugno 2008 - Censimento a Milano, presidio di Opera Nomadi davanti alla prefettura

Parteciperanno alcuni rom di campi di via Impastato, via Triboniano, Rho e Baranzate. Pagani: ''Chiediamo un incontro con il prefetto per discutere con lui le modalità dei controlli avviati''

 

 - L'Opera nomadi organizza per domani a mezzogiorno un presidio davanti alla prefettura. Parteciperanno diverse associazioni (tra cui Arci, Naga, Gruppo Abele, Comitato rom e sinti) ma anche alcuni rom di campi di via Impastato, via Triboniano, Rho e Baranzate. "Chiediamo un incontro con il prefetto - spiega Maurzio Pagani, presidente dell'Opera Nomadi - per discutere con lui le modalità che la prefettura ha avviato per il censimento della popolazione”. Uno degli obiettivi della manifestazione è dare voce agli abitanti dei campi “storici” di Milano e dell'hinterland che ospitano due terzi della popolazione rom e dei sinti milanese. Una manifestazione che ha preso forza a seguito dei controlli eseguiti dalle forze dell'ordine nel campo di via Impastato, in zona Rogoredo, che ha coinvolto anche la famiglia di Giorgio Bezzecchi, vice presidente dell'Opera Nomadi (vedi lancio del 6 giugno). “Da quel momento abbiamo ricevuto centinaia di mail di solidarietà, anche dall'Anpi, dalla comunità ebraica, dall'associazione deportati -dice Maurizio Pagani- . È un segno positivo: sta riprendendo forza quella parte della società civile contraria a quei provvedimenti cui abbiamo assistito di recente”. (Ilaria Sesana)

scritto da: romesinti alle ore 22:56 | link | commenti
categorie: milano, maurizio pagani vice pres naz

ROMA 09 GIUGNO 2008 - L'Arci: ''No a pogrom contro rom, sinti e immigrati''

Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’associazione, ricorda gli ultimi sgomberi e i recenti interventi delle forze dell’ordine e si rivolge al Presidente della Repubblica e alla magistratura per vegliare sul rispetto della Costituzione

ROMA 09 maggio 2008 – L’Arci ricorda gli sgomberi dei campi rom della scorsa settimana e si appella al presidente della Repubblica “per evitare che si realizzino veri e propri pogrom contro rom, sinti e immigrati”. Lo fa con una nota a firma di Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci, che fa la cronistoria degli ultimi avvenimenti: “Venerdì scorso, nonostante le parole del prefetto Mosca, neocommissario straordinario ai ‘senza fissa dimora’, che aveva annunciato l’avvio di un censimento dei campi rom a Roma, smentendo l’ipotesi di un trasferimento di massa oltre il raccordo anulare, la questura di Roma, in collaborazione con la polizia municipale, ha deciso lo sgombero forzato, dalla zona dell'ex mattatoio, a Ponte Testaccio, di 30 roulotte che ospitano rom italiani di origine slava. Si tratta di 120 persone, 50 minori e 70 adulti di nazionalità italiana, per i quali, già un anno fa, l’amministrazione si era impegnata a trovare una sistemazione alternativa. Venerdì sono stati invece spostati in un’area a Tor Vergata, priva di acqua potabile, come ‘soluzione temporanea in attesa di un incontro con l’amministrazione’”.

 

“Intanto a Milano – continua Miraglia - è iniziato il ‘censimento’ dei rom presenti nell’area metropolitana, deciso dal Commissario straordinario per l’emergenza rom, il prefetto Lombardi. Primo atto la schedatura degli abitanti del ‘campo’ di via Impastato. All’alba del 6 giugno, una cinquantina tra agenti della questura, della polizia municipale e carabinieri ha bloccato il ‘campo’, impedendo ai presenti di allontanarsi e procedendo all’acquisizione e alla copiatura dei documenti, normalissime carte di identità rilasciate dal Comune di Milano. Il ‘campo’, infatti, in piena regola, è abitato da 35 persone, tutti cittadini italiani da generazioni e residenti a Milano da decenni. Per ‘schedarli’ sarebbe stato sufficiente consultare il computer dell’anagrafe”.

“Pochi giorni prima, a Mestre – ricorda ancora l’esponente dell’Arci - alcuni esponenti della Lega Nord hanno fatto irruzione in un cantiere per la costruzione di un campo nomadi attrezzato, finanziato dal Comune con 2.800.000 euro. La decisione di istituire il campo risale al 1997, è stata approvata da tutti gli organismi di quartiere e la richiesta di sospensiva è stata rigettata dal Tar. I leghisti sono entrati nel cantiere, alcuni di loro si sono incatenati per bloccarne i lavori, protestando contro la destinazione del sito a una comunità di Sinti da anni residente nel Comune e cittadini veneziani a tutti gli effetti. La protesta, iniziata il 3 giugno è andata avanti per 4 giorni. La sera del 2 giugno, intanto, continuava a bruciare il campo rom di via Argine a Ponticelli, ormai abbandonato”.

 

Per Miraglia, “si tratta di vicende gravissime, con risvolti paradossali. Il campo di Testaccio sgombrato era stato scelto come punto di arrivo del corteo ‘Contro ogni razzismo, in solidarietà ai rom e sinti’, che si è tenuto domenica 8, giorno in cui nel 1936 fu istituito a Monaco l'Ufficio centrale contro la Piaga Zingara, che mise in atto un censimento del popolo Rom nel territorio del Reich, avviò sgomberi e una politica di ‘tolleranza zero’, sostenuta dalla propaganda allarmista della stampa dell’epoca. A Mestre, il 4 giugno, rappresentanti dei centri sociali veneziani hanno occupato simbolicamente e pacificamente la sede della Lega di Mestre. Dovranno rispondere di violenza privata aggravata, rapina, lesioni personali, invasione di terreni ed edifici, e danneggiamento con l’aggravante ‘dell'eversione dell'ordine democratico, consistente nell'uso della violenza e della minaccia’. La gravità dell’accusa ha indotto i militanti antirazzisti ad affermare ‘Sono palesi i due pesi e le due misure per il blocco dei lavori xenofobo protetto dalla polizia e per un'azione simbolica e pacifica’”.

 

“A Milano, inoltre, il primo atto di quella che si configura come una vera e propria schedatura di massa su base etnica si verifica in una via dedicata a Peppino Impastato e interessa i familiari di Giorgio Bazzecchi, vice-presidente nazionale dell'Opera Nomadi che da anni lavora per la promozione sociale, politica e culturale dei rom a Milano(…). Il razzismo dilaga e non solo contro i rom. A Milano da giorni sono in atto controlli a tappeto sui mezzi pubblici, una vera e propria caccia agli immigrati clandestini che aumenta la sensazione di deliberata persecuzione ai danni degli stranieri e induce a pensare che si stia materializzando in Italia il fantasma del razzismo istituzionale”.

 

Poi l’appello: “Chiediamo con forza alle istituzioni che venga interrotta la schedatura su base etnica di rom, sinti e camminanti, i cui membri sono in larga misura italiani. Nulla giustifica interventi come quelli descritti e che ricordano i rastrellamenti del passato. Chiediamo alla magistratura di vegliare sul rispetto del dettato costituzionale e in particolare dell’art. 3. Facciamo appello al Presidente della Repubblica affinché intervenga per evitare che si realizzino veri e propri pogrom nei confronti di decine di migliaia di persone che già vivono una situazione di forte discriminazione nei campi”.

“I campi – ribadisce Miraglia - sono luoghi di emarginazione e vanno superati, ma non saranno le schedature e gli sgomberi forzati a produrre soluzioni eque e durature. Nell’elaborazione e implementazione di strategie per il loro superamento vanno coinvolti innanzitutto gli abitanti stessi dei campi. Ribadiamo che l’unica strada per la soluzione delle problematiche legate alla convivenza risiede sempre e comunque nel dialogo. Chiediamo quindi al governo, per il livello nazionale, e ai sindaci, per i rispettivi territori, di aprire un dibattito con rom, sinti e associazioni per avviare percorsi di superamento dei campi nel rispetto delle persone e dei loro diritti, così come sancito dalla nostra Costituzione e dalle convenzioni internazionali”.

scritto da: romesinti alle ore 22:49 | link | commenti
categorie: politica, milano, roma, articoli nazionali

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