Già nel 2002 un gruppo di musicisti Sinti ha suonato presso il Teatro comunale di Gries -Galleria Telser, per raccogliere fondi in favore dei bambini colpiti dal terremoto in Molise. Il concerto di beneficenza del gruppo "U Sinto" è successivamente anche diventato un CD.
E’ la solidarietà che in momenti come questi dà la speranza – dicono i Sinti –una speranza che scaturisce da gesti concreti. E’ importante far sentire il nostro sostegno non solo attraverso la raccolta di soldi ma anche attraverso la musica Sinta - tzigana. Le canzoni dei Sinti parlano della vita errabonda, del viaggio ma anche del rifiuto secolare nei loro confronti, dell’amore, del movimento continuo, delle esperienze emotive forti e contrastanti, del calore del fuoco, del spazio all’aperto, dei “rumori” delle notti sotto le stelle
Il concerto al Teatro Cristallo di Bolzano, domenica 17 maggio 2009, dalle ore 20,30, sostenuto dall’Assessorato provinciale alla Famiglia ed alle Politiche Sociali è stata un’occasione per ascoltare la musica dei sinti ed aiutare con una donazione chi ne ha veramente bisogno. Tutti i soldi raccolti saranno consegnati alla Caritas di Bolzano e destinati a favore delle vittime del terremoto in Abruzzo.
Sono partner delle associazioni “Nevo Drom” e “U Giaven” per l’organizzazione della serata di beneficenzai musicisti sinti del Trentino Alto Adige, la Caritas di Bolzano, il Teatro Cristallo, il Comune e la Provincia autonoma di Bolzano - Assessorato alla famigila e politiche sociali. Non era previsto un biglietto, l’entrata era libera ad offerta.
L'evento ”Arte della Felicità”, giunto alla V° edizione, quest’anno è dedicato al tema della ‘paura’. Questa mattina (ore 10), Gabriele Salvatores incontrerà gli studenti presso il Cinema Modernissimo per commentare l’inchiesta fotografica “Io ho paura”, a seguire la proiezione del film “Io non ho paura”.Arben si è ispirato al film “Billy Elliott” per scegliere il suo nome d’arte. Anche lui ha avuto molte difficoltà all’ inizio della sua carriera “gli altri mi hanno guardato con scetticismo e i miei amici mi hanno preso in giro, ma oggi sono orgogliosi di me. Ho provato che il mio popolo ha talento”.
Dijana è conosciuta per la sua militanza (è stata candidata per il consiglio comunale di Milano nel 2006) e per l’impegno a difendere i diritti civili dei rom ma “questo non è uno spettacolo militante: Le Danze di Billy e Dijana è uno spettacolo che guarda dentro l’essenza dell’essere umano e della cultura rom”, spiega l’attrice. Il titolo si riferisce ai due modi diversi di ballare, Billy balla con il corpo, ma Dijana balla con la voce. È una danza tra realtà e sogno analoga a quella scritta da Ernst Hoffmann nello Schiaccianoci.
“La conoscenza che abbiamo del mondo rom è molto scarsa” commenta il regista Daniele Lamuraglia, “questo è un progetto artistico ma anche solidale, che mostra i rom come loro sono veramente e non come li pensiamo”.
Le danze di Billy e Dijana ha il sostegno dell’Assessorato all’accoglienza del Comune di Firenze e sarà sulla scena l’8 e 9 Aprile al Teatro Puccini e il 26 al Giardino degli Alberi.
Lo spettacolo è integrato nella Giornata Internazionale delle popolazioni rom, sinte, kalé (”gitani” della penisola iberica), manouche (sinti francesi) e romanichals (inglesi).
L’8 Aprile 1971 a Londra si riunì il primo Congresso dell’International Romani Union e vennero scelti l’inno e la bandiera dei rom: la bandiera ha due colori, verde e blu, che rappresentano il cielo e la terra, e al centro una ruota, simboli evidenti della dispersione delle popolazioni rom. I sedici raggi della ruota alludono alle molteplici diversità presenti nella gente rom.
In quel giorno Rishi, studioso indiano di cultura rom, disse: “oggi i rom si riconoscono come nazione”. Da allora l’8 aprile è diventato “Romano Dives” e tutti gli anni i rom portano fiori e candele lungo le rive dei fiumi del mondo, che rappresentano la via percorsa durante le lunghe migrazioni.
In questa Giornata Internazionale sempre al Teatro Puccini dalle 17 possiamo visitare una mostra fotografica sul popolo rom ed assistere ad un incontro con istituzioni e associazioni italiane e rom, mentre alle 19 prima dello spettacolo possiamo gustare un po’ della cucina rom e sinti in un aperitivo.
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Teatro Puccini




pagine: 288. ISBN: 978-88-7039-0377. Milano, Teti Editore
Domari Society, associazione di Dom (i gruppi zigani del Medio
Oriente) per solidarietà con le famiglie zigane nella Striscia di Gaza.
(edizioni musicali Opera Nomadi di Milano/SIAE)
serata promossa da: Opera Nomadi di Milano, Fondazione culturale San Fedele,
Aggiornamenti sociali, Popoli, Consorzio SIR - Solidarietà in rete.
ARTE | Giugliano – Foto inedite a colori, saltate fuori come un regalo inatteso dallo sterminato archivio di Guido Giannini, fotoreporter (come ama definirsi) che tuttavia conserva il tocco raro del poeta. Gli scatti rappresentano al femminile il mondo dei Rom e dei Sinti accampato nei quartieri periferici di Napoli, tra Scampia, Poggioreale, Secondigliano, Ponticelli: su questo palcoscenico della desolazione, le zingare di Guido si stagliano con tutta la loro malinconica vitalità. Queste immagini, impresse su pellicola negli anni '70, raccontano di uno straordinario microcosmo sociale, fatto di tradizioni e abitudini ancestrali che resistono all'assalto della modernità. Ma non solo: le foto di Giannini spiegano, a trent'anni di distanza, le ragioni di una diversità irriducibile, di un progetto d'integrazione fallito in una città che ha visto crescere vertiginosamente le proprie contraddizioni. Le fotografie di questa serie saranno in mostra, dal 31 gennaio al 28 febbraio (ore 9-13 e 15-19, festivi esclusi), presso Kira Emanuelli a Giugliano, in corso Campano 93. È l'occasione per inaugurare "Meet&Fashion", il nuovo spazio dedicato agli incontri e alle esposizioni, recentemente allestito presso l'atelier. L'appuntamento inaugurale è per sabato 31 gennaio, alle ore 19.30.Domenica 18 gennaio 2009
Teatro Goldoni, Venezia
Centro Culturale Candiani, Mestre
celebrazioni ufficiali. Contemporaneamente, nella stessa sede a partire dalle ore 17, è in programma la cerimonia con il sindaco, Massimo Cacciari, e il presidente della comunità ebraica a Venezia, Vittorio Levis, che saranno poi presenti alla prima assoluta dello spettacolo-concerto- lavoro teatrale di e con Moni Ovadia che intende raccontare le storie intrecciate di due popoli, Ebrei e Zingari. Ingresso con invito
La voce delle minoranze: Khorakhané
di Fiammetta Poidomani
Il canto di chi viaggia in direzione ostinata e contraria
Non è facile parlare di De André attraverso una sola canzone. Ci sono tanti aspetti diversi nella sua poetica (possiamo tranquillamente definirla così): l’amore per Genova, l’influenza di Brassens, la lotta, la contestazione politica, l’ironia, il tema della morte, della solitudine... Fabrizio è stato un grande poeta che ha saputo parlare di tante cose, che ha descritto attraverso la musica il microcosmo e il macrocosmo dell’esistenza. Ma ciò che è sempre stata una costante nelle sue canzoni (e nella sua vita) è la sensibilità nei confronti dei discriminati, degli umili, degli emarginati. È su questo che ci soffermiamo a riflettere: su Fabrizio De André come voce delle minoranze.
Nel 1996 usciva l’album Anime Salve, che nasceva dalla collaborazione di due cantautori: Fabrizio De André e Ivano Fossati. Una vera rarità nel panorama della musica italiana, senza dubbio di altissimo livello per quanto riguarda le liriche e gli arrangiamenti. Sotto tutti gli aspetti, sia musicali che tematici, uno dei lavori più interessanti di De André. L’album è considerato da alcuni il suo “testamento spirituale”, per l’intensità delle parole e la bellezza della musica che risente di diverse influenze e sonorità, da quella balcanica a quella sudamericana e mediterranea.
I temi affrontati hanno sempre un comune denominatore: lo schieramento dalla parte degli emarginati. Che è comunque la matrice fondamentale di moltissime canzoni di De André: in “Fiume Sand Creek” (L’Indiano, 1981), partecipava fermamente al sostegno degli Indiani d’America, perseguitati e vittime di genocidi nella propria terra d’origine. Nel 1992, quando si festeggiavano i 500 anni dalla scoperta dell’America, il cantautore dichiarò che in quel “giorno di lutto” il suo cuore sarebbe stato con gli Indiani. Allo stesso modo venne conquistato dalla cultura della Sardegna (quasi un mondo a sé stante rispetto al resto dell’Italia), al punto di scrivere canzoni in dialetto prettamente sardo. Entrambe le etnie, diceva De André, sia quella indiana che quella sarda, possono ritenersi accomunate dalla stessa condizione: rinchiuse in riserve se non altro culturali, oppresse da dominazioni sociali.
Anime Salve rappresenta una delle opere più ricca di significati, e contiene una canzone in particolare che, oltre a presentarci un altro popolo di cui Fabrizio si interessò molto, i Rom, racchiude in sé (a mio parere) alcuni degli elementi fondamentali del pensiero e dello stile del cantautore: sto parlando di “Khorakhané”. In essa ritroviamo l’interesse verso il mondo dei diseredati, degli zingari. Il pezzo è infatti incentrato sulla vita nomade dei “Khorakhané”, nome di una tribù rom di provenienza serbo-montenegrina. «Sarebbe un popolo da insignire con il Nobel per la pace per il solo fatto di girare per il mondo senza armi da oltre 2000 anni» asserì Fabrizio De André durante il concerto al Teatro Brancaccio di Roma nel 1998.
Nella canzone i Rom vengono rappresentati come individui senza una vera casa e per questo assolutamente liberi e privi di condizionamenti economico-sociali (l’amore per la libertà è un altro dei temi ricorrenti nell’opera di De André); il viaggio degli zingari non ha una meta, anzi, gli zingari non si preoccupano neanche di averne una. Il loro eterno peregrinare non ha uno scopo, ma fa parte del loro DNA: “per un solo dolcissimo umore del sangue/ per la stessa ragione del viaggio viaggiare”. Da qui il cantautore prende lo spunto per lanciare una critica alle cosiddette “persone per bene” ed esprimere il suo disprezzo nei confronti dei moralisti benpensanti. “…e se questo vuol dire rubare…/ lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca/ il punto di vista di Dio” .
Non mancano neanche in questa canzone struggente i toni amari tipici di De André (“…i figli cadevano dal calendario/ Yugoslavia Polonia Ungheria/ i soldati prendevano tutti/ e tutti buttavano via…”), né il ricorso ad altre lingue: la coda finale, che rende il brano ancora più conturbante e d’ impatto, è scritta in romanì, la lingua dei Rom; in studio è cantata dalla moglie di De André, Dori Ghezzi. Per questa parte Fabrizio collaborò con un suo amico rom.
“Khorakhané” è infine una poesia intensa e incisiva, che rileva immediatamente la maestria di De André nell’arte di mettere insieme le parole. Le espressioni usate, le immagini che vengono evocate sono di una bellezza sconvolgente, ma, allo stesso tempo, manifestano una crudezza e un’asprezza che arrivano direttamente nel profondo dell’anima in modo sconcertante, come solo De André riusciva a fare. È la sintesi tra visione elegiaca di poeta e sapienza popolare.
De André infatti era un uomo dalla cultura vastissima, ma che non aveva mai voluto sconfinare nell’intellettualismo manierato. Anarchico fino in fondo, conservava un profondo disprezzo per ogni tipo di prevaricazione, sia fisica che mentale: la figura di intellettuale che elargisce il proprio sapere dall’alto di un piedistallo proprio non gli si addiceva. Era un uomo prima di tutto, il suo intento non era quello di rieducare il mondo né di rivelare verità nascoste. E proprio in questo, forse, sta la sua grandezza: l’aver detto tanto senza la pretesa di insegnare niente a nessuno.
«Il meglio della cultura viene sollecitato da persone che si trovano in minoranza e che proprio per i loro doni vengono emarginate e all'occorrenza perseguitate»
altri Link:
Khorakhanè_quella_canzone_tradotta_per_Fabrizio_de_Andrè
(ASCA) - Ancona, 4 nov - Prende il via il progetto Adriatico Mediterraneo Mari d'Europa-Mari delle Marche con cui la Regione ha vinto il bando promosso dal Parlamento Europeo a sostegno del dialogo interculturale, in occasione del cinquantesimo anniversario della prima seduta dell'assemblea del Parlamento europeo, e dell'Anno europeo del dialogo interculturale. L'iniziativa, cofinanziata dal Parlamento Europeo e promossa dalla Regione Marche 8e da vari comuni) ed e' attuata dall'associazione Adriatico Mediterraneo in collaborazione con il Teatro Stabile delle Marche e le amministrazioni locali, a sostegno dell'integrazione nella societa' e nelle scuole della regione. Verranno toccate una serie di citta' delle Marche (Macerata, Ancona, Jesi, Loreto, Osimo, Porto Sant'Elpidio, Senigallia) dove verranno rappresentati spettacoli teatrali, preceduti da incontri con gli studenti, caratterizzati dall'attenzione per le tematiche sociali. La terza fase del festival ha il suo primo appuntamento a Macerata, giovedi' 6 novembre (ore 21) al Teatro Lauro Rossi Zingari: l'olocausto dimenticato in collaborazione con Amat e Comune di Macerata per ''Altri percorsi 2008/2009'' spettacolo teatrale di e con Pino Petruzzelli, spettacolo dedicato al genocidio degli zingari durante il nazismo, genocidio che nasce dal pregiudizio e dal razzismo imperanti nella Germania degli anni Trenta. Un viaggio nella memoria alla scoperta di una pagina di storia che inspiegabilmente non trova spazio nei testi scolastici.
Uno spettacolo - e' detto in una nota - carico di umanita' e di amore per un'etnia, quella Rom e Sinta, che nel corso degli anni piu' che essere sconosciuta e' stata misconosciuta. Si proseguira' sabato 8 novembre al Teatro Sperimentale di Ancona, dove alle 21 andra' in scena Il Poema dei Monti naviganti, spettacolo teatrale da un'idea di Roberta Biagiarelli, tratto dal libro di Paolo Rumiz con Roberta Biagiarelli e Sandro Fabiani, regia Alessandro Marinuzzi. Ancora, mercoledi' 19 novembre (ore 21) al Ridotto del Teatro delle Muse di Ancona la Lettura teatral-musicale Storie di vita da testi di Giancarlo Trapanese con Luca Violini (voce recitante) e Gli Ex (musica e canzoni).
Incontri sono in programma i varie cittadine della regione: da Porto Sant'Elpidio (Teatro della Api) venerdi' 21 novembre (concerto di Giovanni Seneca in quintetto Per Aspera - Approdi Mediterranei) a sabato 13 dicembre, dove a Loreto si terra' un incontro con le scuole medie superiori su ''La riconciliazione possibile'' nell'ambito delle giornate dell'11* Meeting Internazionale Migrazioni.
Dopo il Microfestival del Nuovo teatro italiano/Nuove sensibilità, la rassegna "Altri percorsi", promossa dal Comune in collaborazione con l'Amat, prosegue il suo cammino con lo spettacolo "Zingari: l'Olocausto dimenticato".

dal Comune di Macerata
www.comune.macerata.it
In programma questa sera, alle ore 21, al teatro Lauro Rossi, lo spettacolo di e con Pino Petruzzelli che ne firma anche la regia, è un viaggio nella memoria alla scoperta di una pagina di storia che inspiegabilmente non trova spazio nei testi scolastici. Siamo a Berlino, intorno agli anni Trenta, quando il dottor Robert Ritter, direttore del centro di ricerche per l'igiene e la razza, dichiara che "gli zingari risultano come un miscuglio pericoloso di razze deteriorate" e che "la questione zingara potrà considerarsi risolta solo quando il grosso di questi asociali e fannulloni sarà sterilizzato".
La dottoressa Eva Justin rivela al mondo accademico nazista, nella sua applaudita tesi di laurea, la presenza nel sangue degli zingari di un gene molto pericoloso: quello dell'stinto al nomadismo, il terribile wandertrieb. Un genocidio dimenticato quello degli zingari, così come dimenticati sono stati i risarcimenti a loro dovuti a seguito delle persecuzioni durante il nazismo. Uno spettacolo carico di umanità e di amore per un'etnia, quella Rom e Sinta, che nel corso degli anni, più che essere sconosciuta, è stata misconosciuta. Regista e attore, diplomato all'Accademia nazionale d'arte drammatica "Silvio D'Amico" di Roma, Pino Petruzzelli, lavora da ani per mettere la cultura al servizio di importanti cause sociali, andando a conoscere in prima persona le realtà che poi racconta attraverso spettacoli e reportage, tra cui appunto "Zingari" presentato in prima nazionale al 38° Festival teatrale di Borgio Verezzi e nel corso della trasmissione "Terra!" di Canale 5 raggiungendo il 14 per cento di share.
I biglietti per assistere allo spettacolo sono in vendita alla Biglietteria dei teatri di piazza Mazzini (10.30/13 - 17/19.30 - tel. 0733.230735) al prezzo di 12 euro (ridotto 7 euro), on line sui siti www.amat.marche.it e www.vivaticket.it.
La sua carriera è stata davvero strepitosa: dal campo nomadi di vicolo Savini ad attrice di successo.
È la storia di una giovane rom che sarà protagonista di un film, "Il prossimo tuo", che sarà presentato al festival del cinema di Roma e co-protagonista di una fiction televisiva che andrà in onda su Rai Uno a marzo dal titolo "Butta la luna 2".
di Cinzia Mazzarini
redazione@vivereroma.org
La sedicenne rom di etnia bosniaca di nome Romana Hadzovic Merlin Romina, è la quarta di otto figli di una delle famiglie rom più numerose, in città da oltre trent'anni.
"Tutti dovrebbero conoscere in disagio e il degrado in cui si vive in un campo nomadi, a volte lì dentro si fanno scelte sbagliate imposte dalla situazione che si vive. - dice Romina - Non sarei mai arrivata a raggiungere questo traguardo, se i miei genitori non mi avessero mandato a scuola con i miei fratelli e se non avessero rifiutato, dopo lo sgombero di vicolo Savini, di farci vivere dentro un altro campo nomadi".

Un lavoro che ''vuole raccontare un popolo senza fissa dimora: un po’ come tutti noi artisti''
Roma, 21 ott. - (Ign) - ''Non credo al censimento dei rom: sono tutte operazioni di marketing''. Piero Pelù(nella foto) parlando a IGN, testata on line del gruppo Adnkronos, critica le scelte del governo per la regolarizzazione dei campi nomadi, anche se, precisa, ''non sono qui per far polemica, ma per dare spazio alla loro musica, alle sonorità gitane''. Domenica prossima l'artista toscano presenterà con un concerto (alle 22, Festival della Creatività alla Fortezza da Basso a Firenze) la sua nuova produzione musicale 'Lacio Drom: Buon Viaggio' realizzato con il gruppo gitano ‘Acquaragia Drom’. Un progetto che, spiega, ''nasce in un momento in cui i rom sono sempre più al centro di incomprensioni e difficoltà''. Un lavoro ambizioso che ''vuole raccontare un popolo senza fissa dimora: un po’ come tutti noi artisti''.
Durante il concerto verranno suonati brani provenienti dalla tradizione manouche e alcuni stralci dal suo ultimo lavoro ‘Fenomeni’. Dietro al palco la proiezione del videoclip ‘un viaggio’, girato a S. Maries de la Mer in Francia, durante il raduno dei gitani di mezza Europa. ''È stata un’esperienza indimenticabile - dice l'ex leader dei Litfiba -. Quando si lavora con due registri di linguaggio, due musiche differenti, bisogna avere molta pazienza e sperimentare in continuazione''. Non è semplice anche perché, spiega Pelù, ''la cultura rom non è scritta, ma orale'' e quindi ''non ci sono spartiti, bisogna affidarsi completamente alla memoria''.
''È un po’ come quando ci si ritrova d’estate con gli amici in spiaggia e si canta attorno a un fuoco. Le canzoni non sono mai le stesse, ma cambiano, si evolvono. Così è per la musica rom, ogni volta è una scoperta per il pubblico e, lo confesso, un po’ anche per me''.
Beppe Rosso con i musicisti Marino Serban e Albert Florian Mihai hanno portato in scena lo scorso venerdì, alla Sala del Carmine in Orvieto, uno spettacolo d'impegno civile, intenso e molto piacevole.
"Seppellitemi in piedi" è la storia di un campo nomade nato al confine tra una grande città, Torino, ed una più piccola, Venaria.
Il racconto di cronaca e di antiche storie Rom cavalca la musica, elemento essenziale della cultura zingara; la narrazione ripercorre l'eterno conflitto fra nomadi e stanziali.
Parole e musica riempiono la scena, le note della fisarmonica e del cembalon si intrecciano con la voce di Osman il capo del campo, con i discorsi del sindaco della piccola città in dubbio tra politica ed umanità, con quanto pronuncia il vecchio Carfin fuggito dalle persecuzioni in Romania, segue l'effetto fonico dell'arrivo di un elicottero.
Le vicende non vengono rappresentate ma sono evocate, i personaggi sono tratteggiati ed al pubblico resta il lavoro dell'immaginazione.
La sobrietà della scena aiuta a mantenere desta l'attenzione sul racconto che parte tra allegorie e metafore ed a poco a poco si trasforma nella narrazione dei fatti, veri, dolorosi; imbarazzanti per chi crede di appartenere ad una società civile.
Lo svolgimento dello spettacolo è come percorrere un sentiero dove la nebbia si dirada man mano che si avanza.
Sono zingari, nomadi. Per molti di noi, "abitanti delle villette a schiera", costituiscono un elemento di disturbo con cui è difficile convivere.
Sono coloro che dicono " Mister, noi non rubiamo… vicino al campo non rubiamo mai ".
Poi di colpo ci troviamo fuori dalla nebbia e ci appaiono diversamente: sono uomini, donne, vecchi e bambini, sono Cristiani. Sono tradizioni, musica, cultura, sentimenti che non possono essere chiusi nei recinti.
Sono senza diritti, per questo non resistono agli sgombri, perché "per resistere devi avere dei diritti, devi aver peso …".
"Sono leggeri come atomi nel vento …" non si possono fermare perché sanno "… che quando il mondo è contro di loro è meglio assecondarne il movimento: farsi più in là, lungo la linea di minore attrito"
Foglio illustrativo delle attività del Coordinamento Nazionale dell'Opera Nomadi