L'evento ”Arte della Felicità”, giunto alla V° edizione, quest’anno è dedicato al tema della ‘paura’. Questa mattina (ore 10), Gabriele Salvatores incontrerà gli studenti presso il Cinema Modernissimo per commentare l’inchiesta fotografica “Io ho paura”, a seguire la proiezione del film “Io non ho paura”.
Ci sono alcune frasi così semplici e incisive nel libro Pina Varriale I bambini invisibili da restare impresse nella mente.
E’ il caso delle righe conclusive:
“Alla fine siamo diventate amiche e io non ho fatto più caso alle differenze, anzi, a pensarci bene, sono proprio quelle che mi piacciono.
Forse aveva ragione Papo Mirko, andare d’accordo non è difficile. Basterebbe soltanto non aver paura… di conoscersi.”
I bambini invisibili sono i bambini Rom. Che, in questo caso, vivono in un campo di Kempine (ovvero roulotte) alla periferia di Napoli, così come in gran parte delle periferie delle grandi città. Ma com’è la loro vita nei campi? E' proprio vero che i bambini vengono trattati male e costretti a lavorare e a rubare?
Sevla racconta la sua vita e la sua storia in prima persona. E pagina dopo pagina viene naturale immedesimarsi in lei, una dodicenne che ama la sua casa con le ruote e vuole come tetto il cielo azzurro. Alla quale sembra normale addormentarsi alla sera con i racconti di suo nonno e la musica dei violini attorno al fuoco.
"Normale"… il libro fa riflettere parecchio su questa parola, che nasconde i pregiudizi nei confronti di chi è al di fuori da questa “norma”. La parole di Sevla ci permettono di avere una prospettiva completamente differente su quello che significa essere un Rom, fare parte di una cultura diversa con propri valori e legami forti. Noi, in fondo, siamo gli altri i gagè, ovvero i non Rom, che trattano Sevla con indifferenza e in alcuni casi con ribrezzo. E che arrivano alla fine a bruciare per intolleranza, paura e incomprensione il suo campo e la sua casa. Infatti come dice Sevla: “I gagè hanno un sacco di idee sbagliate sul nostro conto. Anche se qualcuno gli dovrebbe spiegare che la gente non è buona o cattiva a seconda del posto dove abita o della lingua che parla.”
Dopo Ragazzi di Camorra Pina Varriale pubblica per Il battello a vapore un’altra storia toccante che parla di bambini ai margini.
I bambini invisibili, 180 pagine, 12,50 €.
Regionamenti/ Campania Moltissimi ragazzi rischiano di restare a casa perché privi del servizio di accompagnamento gestito dalla società di proprietà dell'amministrazione comunale, la Napoli Sociale Spa. Tra di loro ci sono anche i bambini rom dei campi di Secondigliano e Scampia, zone periferiche e poco praticabiliPer protestare contro le inadempienze del comune di Napoli, Marco Nieli, responsabile campano di Opera Nomadi, si è dimesso dalla carica di presidente. "Serve una scossa - spiega Nieli - in questo momento il fatto che centinaia di minori rom non abbiano la possibilità di andare a scuola rinunciando così a un diritto conquistato a fatica non fa notizia: siamo nel campo delle normali disfunzioni dell'informazione".
"Da otto anni - continua - collaboriamo con comune e regione nell'ottica di sostenere il diritto alla scuola degli immigrati, ma ora la situazione è diventata insostenibile. La nostra - sottolinea l'operatore sociale - è una critica costruttiva, nel senso che noi abbiamo sempre sostenuto la giunta Iervolino e non vogliamo certo un governo di centro-destra razzista e xenofobo".
Ma, per il momento, "non avendo nessuna rassicurazione sulla continuità del servizio, non possiamo starcene con le mani in mano mentre tante famiglie rom rischiano una denuncia per inadempienza scolastica".
Il problema del mancato accompagnamento scolastico riguarda, in particolare, circa 150 minori, sui 250 che vanno a scuola tra Scampia e Secondigliano. "Siamo riusciti, non senza fatica, a coinvolgere - racconta Nieli - circa il 60% dei minori dei campi rom di Scampia e Secondigliano che oggi frequenta scuola tutti i giorni. Non è stato facile, abbiamo dovuto combattere e combattiamo ancora l'evasione scolastica: non avremmo mai pensato però di trovarci a combattere anche per non gettare al vento tutto il lavoro fatto finora". Anche "quando il servizio c'è - aggiunge - non funziona mai a regime e l'erogazione dei fondi regionali va a singhiozzi: il giorno prima è garantito, ma quello dopo si può interrompere, con ricadute negative ovviamente sulla frequenza e sull'andamento scolastico dei piccoli rom, che hanno già le loro difficoltà ad integrarsi".
Il comune, conclude Nieli, "ci ha detto che proprio in questi giorni sono arrivati i fondi dalla regione, ma che sono bloccati. Intanto i bambini restano a casa così come i mediatori culturali che normalmente li accompagnano, che oggi si ritrovano senza contratto. Se la situazione non cambia nell'immediato, saremo costretti a mobilitarci, insieme alle altre associazioni di disabili coinvolte. Il terzo settore non può sostituirsi al pubblico".
Gli ultimi raid ai campi nomadi inducono Alex Zanotelli ad amare riflessioni: "Preoccupante l’assenza del commissario Pansa. A Giugliano servono soluzioni alternative".
A nome del comitato campano con i ROM, esprimo l’amarezza e la rabbia per tutto quello che il popolo ROM sta subendo in questa città e nella provincia di Napoli. Il 28 dicembre 2008 è stata data alle fiamme un piccolo dormitorio ROM, uno squallido buco sotto un cavalcavia tra Casavatore e San Pietro a Paterno, dove dormivano una quarantina di ROM. Incidente? Doloso? Nessuno sembra saperlo. Il 30 dicembre a Capua è stato bruciato un altro campo ROM situato tra Orta di Atella , Pascarola e Caivano. Incidente? Doloso? Nessuno sembra saperlo.
Ed ora è il turno del campo ROM di Giugliano. Infatti l’autorità giudiziaria, nella persona del dott. Galasso, ha deciso (19/12/2008) il sequestro preventivo del campo ROM di Giugliano entro 15 giorni dal decreto. Non contestiamo la decisione dell’autorità giudiziaria, ma il fatto che i ROM(400 circa, con 80 bambini scolarizzati a Giugliano) vengano fatti sgomberare senza un’alternativa adeguata. Una pratica ormai consolidata in questo territorio (basta ricordare la demolizione del campo ROM di Casoria senza offrire loro un sito alternativo).
Riteniamo gravi tutti questi fatti che vengono ad aggiungersi agli ormai già visti nel territorio contro i ROM, come a Ponticelli. Riteniamo grave il silenzio e l’inazione del Prefetto di Napoli, dott. Pansa, anche commissario straordinario dei ROM. Dietro a questo silenzio si cela la politica razzista del governo Berlusconi, espressa dal ministro degli Interni Maroni che arriva al punto di identificare il clandestino con il criminale. Tutto questo nell’attuale crisi economica che con sempre più conflitti sociali , porterà alla politica del capro espiatorio. E a pagarne le conseguenze , saranno i ROM e gli immigrati.
C'erano anche donne e bambini nel campo rom alle spalle del Centro Direzionale di Napoli che quattro ragazzi hanno tentato di incendiare giovedì notte. Le fiamme divampano verso le 22.00. Circa un quarto d'ora dopo arrivano vigili del fuoco e polizia. Le operazioni per spegnere l'incendio durano ore e la dinamica dei fatti non è del tutto chiara. Il piccolo agglomerato di baracche, abitato da una trentina di persone, si trova all'ingresso del popoloso rione Luzzatti, di fianco a un complesso sportivo abbandonato e vicino l'ingresso dall'autostrada. Nella zona ci sono tante prostitute, e all'arrivo della polizia fuggono via. Qualcuna, senza farsi vedere, si ferma e ci racconta qualcosa. «Erano in quattro - racconta una - correvano sui motorini, poi si sono fermati, hanno gettato delle bottiglie piene di benzina e hanno dato fuoco a tutto». «Abbiamo provato a vedere le targhe dei motorini - racconta un'altra - ma correvano, ci puntavano con i motorini per spaventarci e a qualcuna di noi sono arrivati anche schiaffi». Il campo è nascosto da una collinetta di rifiuti e da enormi pile di cassette per la frutta che i commercianti del vicino mercato ortofrutticolo depositano ogni giorno. Mentre i vigili del fuoco lavorano per domare le fiamme e la polizia tenta di ricostruire i fatti, saliamo sulla collinetta di rifiuti ed entriamo nel campo. E' tutto buio. Hanno un generatore di corrente elettrica che per sicurezza hanno staccato quando sono divampate le fiamme.
Le donne portano di corsa i bambini in casa. Si fermano a parlare solo gli uomini e una ragazza. Ibraim ci mostra i documenti, poi indica un cumulo di ferraglia che nel buio si vede a stento e ci dice che gli uomini guadagnano da vivere con la raccolta del ferro. La ragazza parla bene italiano, sorride e ammette di andare in giro a chiedere l'elemosina. Qualcuno ci racconta di un patto con i commerciati di frutta: questi li lasciano vivere nel campo e loro controllano che nessuno rubi le cassette di frutta. Dall'alito e dai repentini cambi di umore si direbbe che hanno bevuto. Uno racconta di quando la polizia è arrivata nel campo per prendere le generalità di tutti, un altro vede una telecamera e inveisce contro i giornalisti. Altri ci invitano a tornare: vogliono fare una festa, ci dicono di portare vino, vodka, pasta e caffè.
Quando riscendiamo la collinetta di rifiuti troviamo un capannello di curiosi. Avviciniamo due ragazzi. «E' morto qualche zingaro? - ci chiede uno -. Se non è morto nessuno ci penso io domani a ucciderli». L'altro non parla, e i due hanno tutta l'aria di chi è "tornato sul luogo del delitto".
Ci spostiamo di qualche metro, entriamo in una pizzeria, ordiniamo due birre e facciamo qualche domanda. Ci sono due ragazzi che hanno appena finito di inseguirsi con i motorini. «Non si fanno queste cose - dice uno dei due - anche se ci rubano in casa sono persone come noi». Poi montano di nuovo in sella agli scooter e cominciano a impennare per strada.
«Bestie - sentenzia il proprietario della pizzeria - sono bestie quelli che hanno fatto questa cosa. Io li conosco bene questi zingari, sono pochi, sono tranquilli, a me fanno tenerezza». Ci racconta che spesso vanno in pizzeria a chiedere acqua o da mangiare. Lui li accontenta con una pizza e qualche volta con una cassa d'acqua. «Li accusano di rubare, di rapire i bambini - dice ancora il proprietario della pizzeria - eppure sono più gli italiani a fare queste cose. Se il metodo è appiccare gli incendi allora dovremmo dare fuoco a tutto il rione».
I primi interventi saranno messi a punto dai commissari in collaborazione con i tecnici del Viminale e con i ministeri del Welfare e della Pubblica Istruzione, gli enti locali, la Croce Rossa e l’Unicef. “Quanto tempo ci vorra? L’ordinanza prevedeva che tutto fosse realizzato entro un anno, e noi contiamo di rispettare i tempi - ha affermato il ministro - ovvero di eliminare i campi abusivi, far nascere i ‘villaggi attrezzati’, avviare i progetti di scolarizzazione e allontanare chi non ha diritto entro maggio-giugno del 2009. Allontanare eventuali cittadini comunitari e’ piu’ complicato che non espellere gli extracomunitari non in regola, e’ vero, ma chi non ha diritto di stare non puo’ stare e troveremo in collaborazione con i paesi di origine una soluzione. Tra l’altro, l’ordinanza non e’ mai stata modificata, mi preme ribadirlo”.
Quanto alla localizzazione dei nuovi “villaggi attrezzati”, se necessario “saranno coinvolti gli enti locali interessati anche perche’ i villaggi non solo dovranno essere accettati dalle comunita’, ma integrarsi in essi”. Ultimo capitolo quello dei costi. “Per il censimento - ha concluso Maroni - l’ordinanza stanziava 3 milioni di euro ma, ad esempio, le stime per avviare la scolarizzazione di oltre 5mila minori non sono ancora state fatte. Una cosa e’ certa: saranno trovate tutte le risorse necessarie, perche’ bisogna mettere fine per sempre allo sconcio dei campi abusivi”. (AGI)
Roberto Maroni ha citato alcune iniziative riguardanti l'avviamento professionale dei nomadi, come il coinvolgimento nella costruzione di nuovi villaggi e la costituzione di cooperative di servizi per smaltimento e diferenziata. Ronghi, MpA: «I disoccupati napoletani si dichiarino nomadi»
Nomadi a Napoli si occuperanno dello smaltimento dei rifiuti. Lo ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, nel corso di un'audizione al Comitato Schengen. Il ministro ha parlato di alcune iniziative riguardanti l'avviamento professionale dei nomadi. I percorsi, ha spiegato, "sono essenzialmente due: il primo è il coinvolgimento dei nomadi nella costruzione di nuovi villaggi; il secondo è la costituzione di cooperative di servizi".
Per quest'ultimo tema, ha fatto sapere, "c'è in corso un'iniziativa a Napoli nel campo dello smaltimento dei rifiuti e della raccolta differenziata. Il prefetto ha fatto un accordo con alcuni residenti nei campi nomadi che si sono impegnati ad attuare, attraverso appunto la costituzione di una cooperativa di servizi, un'attività parallela a quella del commissario Bertolaso per lo smaltimento dei rifiuti tossico-nocivi che ancora ci sono in giro per la Campania".
Secondo quanto si apprende, l'accordo punta a far gestire ai nomadi lo smaltimento dei rifiuti che loro stessi producono in maniera diretta. Si tratta, per la maggior parte, di rifiuti ingombranti (materassi, armadi, frigoriferi) che, anziché rimanere per strada, andrebbero portati nelle piazzole attrezzate per questa tipologia di rifiuti.
Netta la replica del consigliere regionale e portavoce campano del MpA Salvatore Ronghi; "È sconvolgente quanto affermato dal ministro Maroni a proposito dell'iniziativa che il prefetto di Napoli avrebbe già sottoscritto per la costituzione di una cooperativa di nomadi da impiegare per la raccolta differenziata a Napoli". Ronghi ha, dunque, invitato "tutti i disoccupati napoletani, i partecipanti al progetto I.s.o.l.a. e tutti coloro che hanno fatto formazione per la raccolta differenziata a chiedere al prefetto di essere inseriti nella cooperativa, rinunciando alla cittadinanza italiana e dichiarandosi nomadi".
Leggete: Napoli cooperative di Rom per la raccolta di rifiuti
Su «Il Napoli». La prefettura: «Non sappiamo come rimediare»
Zero navette dal campo di Poggioreale. Nieli (Opera nomadi): «Andare in classe è indispensabile per l'integrazione» NAPOLI - Niente pulmino, niente scuola. È triste negare l'istruzione a sessanta bimbi rom semplicemente perché non c'è servizio di navetta. Eppure è così: tanti ragazzini delle famiglie nomadi fuggite di Ponticelli - come riporta la free press «Il Napoli» - non potranno frequentare la scuola pur essendo stati regolarmente iscritti dai volontari della Caritas e dell’ Opera Nomadi in un istituto della stess aperiferia est di Napoli. «Servirebbe un pulmino col quale accompagnare i piccoli a scuola - spiega all’Ansa Marco Nieli dell’Opera Nomadi - perchè l’iscrizione è solo un primo passo, poi serve l’accompagnamento materiale: non tutti i genitori hanno compreso l’importanza della scuola per i loro figli». Anche la prefettura sembra non avere soluzioni, nell'immediato: «È un problema ma non sappiamo come rimediare».
DA POGGIOREALE - In seguito all’incendio che a maggio ha distrutto il campo rom di Ponticelli, alcune famiglie si sono spostate a Poggioreale, dove c’è un grosso accampamento «di circa 350 persone, un terzo sono bambini», prosegue Nieli. Per il pulmino che dovrebbe accompagnare i bambini da Poggioreale all’istituto scolastico di Ponticelli però «mancano le risorse economiche», dice il responsabile dell’ Opera Nomadi. «Le diffidenze tra la comunità italiana e quella rom non si risolvono in un giorno: la scuola è indispensabile perchè favorisce l’integrazione», aggiunge Nieli. «Pensiamo di chiedere aiuto al Comune - conclude Nieli - o di proporre ai genitori dei bimbi rom di autofinanziare con una piccola somma un mezzo di trasporto, come fanno anche le famiglie italiane».
È un anatema. «Potevate salvarle e non l´avete fatto. Potevate avere rispetto della loro morte e non l´avete avuto. Che siate maledetti». Scandisce ogni parola, Vera Carig, la nonna di Cristina e Violetta, le due sorelline rom del campo di Secondigliano morte annegate sabato scorso sulla spiaggia di Torregaveta, tra l´indifferenza di molti e il disperato tentativo di salvarle di pochissimi.
Tredici anni Cristina, dodici Violetta. Sono vestite a festa, con l´abito bianco, pieno di sbuffi e voile. La più piccola ha un diadema con una farfalla sulla fronte ed entrambe indossano piccoli guanti bianchi su cui sono poggiati anelli d´oro, pietre luccicanti e bracciali. Le due bare bianche sono sommerse di fiori, in una baracca al centro del campo. Rose, gerbere, margherite, orchidee portate da mamme e bambini di Secondigliano. «Fiori e una preghiera: ci piacerebbe servissero a cancellare l´indifferenza in cui sono morte le due ragazzine», spiega uscendo dalla camera ardente Lucia N., 29 anni che tiene per mano suo figlio M., compagno di scuola di Violetta.
«Violetta si sentiva italiana, sognava di diventare una "Velina", era vanitosa e spesso la trovavamo davanti allo specchio a ballare, come qualsiasi altra adolescente. Si sentiva italiana ed è morta da rom - sussurra la mamma Myriana Gergevic, 28 anni - E poi cosa vuol dire rom? Loro sono nate in Italia, io stessa sono nata qui. I miei antenati sono di Zagabria, ma noi siamo italiani. Eppure voi ci odiate tanto». Rabbia. Ma anche solidarietà davanti alla camera ardente. «Violetta veniva sempre a casa nostra era molto amica di mia figlia» dice Gennaro Chirichella, di Melito. «Conosco bene il campo e queste famiglie - dice Nicola, maglietta bianca e occhiali da sole - è gente generosa, ospitale». Chiunque arriva porta fiori e un lumino.
Alle 14 sul tavolo davanti alla baracca ci sono 64 lumini e un croissant. Nessuno sembra vedere la brioche mezza mangiucchiata, che rimane lì tra le luci che danno l´ultimo saluto alle due bimbe. L´odore acre di crauti, piselli, patate, pollo diventa sempre più intenso. Le donne stanno ultimando i preparativi del pranzo, mentre le bimbe più piccole sistemano le panche per il banchetto, in attesa che arrivi da Salerno anche il padre delle ragazzine, Branco Georgevic, in carcere per furto. «Oggi i camion dell´Asìa hanno raccolto l´immondizia davanti al campo - esplode Branco Georgevic omonimo del padre e cugino di famiglia - Le nostre bimbe sono morte come cani mentre la gente prendeva il sole e ora si ricordano anche di noi, che viviamo come cani nei rifiuti dei napoletani».
Vera Carig è una donna piccola, con occhi azzurri come lame: «Tre mesi fa davanti al campo c´è stato un incidente stradale tra due ragazzi italiani, noi siamo usciti tutti per aiutarli. Li abbiamo soccorsi e trattati come figli, perché invece Violetta e Cristina sono state abbandonate sotto un asciugamano. Io non li maledico con la forza del loro odio, ma con quella del mio amore per le mie bimbe».
Alle tre del pomeriggio il pranzo funebre è pronto. La tavolata di fronte alla camera ardente si popola di piatti fumanti. Si fermano le lacrime, le invettive e le litanie. Un´ora dopo si presenta al campo padre Andrej Poytsov, parroco della chiesa ortodossa, di Santa Maria di Benmorire, in corso Umberto. Il padre delle bimbe non é ancora arrivato. Vera e Myriana sono le prime ad alzarsi in piedi. Il pranzo è finito. Parte una musica triste, che piano piano prende ritmo. Fisarmoniche per salutare Violetta e Cristina. Verranno sepolte al cimitero di Qualiano. Le bare bianche escono dal campo portate a spalla, seguite da decine di bimbe, con i jeans e le scarpine con il tacco.

Continua la "bonifica" a Ponticelli. Non quella del Comune. Ma purtroppo quella violenta e incontrollata del quartiere. Ieri è andato a fuoco il campo rom di via Virginia Woolf, un assembramento di quatto baracche rimaste miracolosamente in piedi dopo i roghi dello scorso maggio e dove, secondo le testimonianza degli stessi residenti, da qualche settimana, la notte andavano a dormire i nomadi tornati nella periferia Est. L´incendio è scoppiato poco prima delle 19. Un raid. Per fortuna nelle baracche non c´era ancora nessuno. Una telefonata anonima ha avvertito i vigili del fuoco, che parlano di incendio doloso. Un copione già visto: domenica scorsa, esattamente alla stessa ora, era stato dato alle fiamme il campo di via Argine di fronte alla Motorizzazione (anche questo riaperto nella notte da due famiglie di nomadi).
«Appena va via la luce del giorno, loro escono. Alcuni dormono nel prato, altri hanno attrezzato le baracche, ma solo per la notte» raccontava all´indomani del rogo di via Argine Ines Renna, membro del comitato «Insieme per Ponticelli», riferendosi alle baracche di via Woolf. Ed ecco che a 7 giorni di distanza anche le ultime casupole di legno e ferro sono state rase al suolo con il fuoco. Venerdì, alle 14, a Palazzo San Giacomo, il Comune ha finalmente assegnato la gara per la bonifica ufficiale dei campi devastati di Ponticelli. Ha vinto una ditta di Pozzuoli, con un´offerta di circa 320 mila euro. Oggi alle 8.30 è fissato il primo incontro in Comune per far partire la bonifica, dopo tanti roghi e polemiche. A Ponticelli rimane ancora in piedi parte del campo di via Dorando Pietri (disabitato) e quello di via Argine ad angolo con via Nisco, dove da 15 giorni sono tornati Dragan e la sua famiglia, gli unici nomadi ancora presenti a Ponticelli e guardati a vista da polizia e carabinieri.
È pur vero che a Scampia si sta seguendo una linea più soft. “Prima di iniziare il censimento - prosegue Esposito - siamo stati interpellati dal Commissario straordinario Alessandro Pansa - e abbiamo concordato alcune minime condizioni. La prima, che ci sembrava la più importante, è stata quella di non schedare i minori, che ci appariva come un atto di criminalizzazione, la seconda è stata di avvisare almeno i capi-famiglia dei diversi campi prima di iniziare. Credo che la cosa importante sia il dopo-censimento, cioé la possibilità di riconoscere le persone censite. Per questo abbiamo chiesto che venga rilasciato loro un documento che ne attesti l'identità, la provenienza geografica e l'appartenenza ai luoghi in cui vivono”. Per poi pensare a sistemi di accoglienza migliori e soprattutto definitivi. “È il vero problema - prosegue Esposito - purtroppo i commissari straordinari sono nominati sull'emergenza mentre noi abbiamo sempre chiesto un ufficio di governo ad hoc che possa pianificare e deliberare in un'ottica di integrazione reale. In Italia ci sono Rom che sono ormai alla terza generazione”.


Roma 19 maggio 2008 - Bambini rom tolti ai genitori dal tribunale dei minori dei quali si sarebbero perse completamente le tracce. Alcuni di questi bambini erano accusati di accattonaggio, ma da due anni i genitori non sanno piu' nulla della loro sorte. A denunciare l'episodio e' l'europarlamentare ungherese Rom, Viktoria Mohacsi, che e' intervenuta questa mattina alla conferenza organizzata dai radicali 'Emergenza carceri come conseguenza dello sfascio della giustizia', organizzata nella sede dei radicali a Roma.
Foglio illustrativo delle attività del Coordinamento Nazionale dell'Opera Nomadi