Romano Lil - Rom, Sinti e Camminanti in Italia

lunedì, 11 maggio 2009

Napoli: Confermata la condanna per Angelica

di Dario Del Porto
Un paio d´ore di camera di consiglio e anche in appello il caso è chiuso: condanna a 3 anni e 8 mesi di reclusione confermata per Angelica, diciassette anni non ancora compiuti, romena di etnia rom, riconosciuta colpevole del sequestro di una bambina di sei mesi denunciato esattamente un anno fa, il 10 maggio 2008, da una giovane madre di Ponticelli. Il secondo processo, celebrato davanti ai giudici della sezione per i minorenni della Corte d´Appello, non modifica la ricostruzione giudiziaria di un episodio comunque controverso, che dodici mesi or sono scatenò l´assalto di alcuni abitanti del quartiere contro i campi nomadi e che negli ultimi mesi è stato accompagnato dai dubbi sollevati non solo dalla difesa dell´imputata, ma anche dalla comunità di Sant´Egidio e dal missionario comboniano Alex Zanotelli.

Spenti i fuochi della rivolta, chiusi nel recinto mediatico gli appelli e le perplessità delle associazioni, resta però il dato prospettato dalle indagini e fin qui ritenuto credibile dalla magistratura: «Ho visto la porta di casa aperta, mi sono precipitata sul pianerottolo e ho visto quella ragazza che teneva mia figlia in braccio - aveva raccontato la madre della neonata - l´ho strappata con forza e mi sono messa a gridare». Angelica, assistita dall'avvocato Cristian Valle e dal prof. Marco Nieli (Opera Nomadi di Napoli), ha sempre respinto le accuse e dopo aver scritto, alla vigilia dell´udienza, una lettera al Capo dello Stato, ha preso brevemente la parola anche ieri, davanti ai giudici, per ribadire la sua versione dei fatti. Secondo la difesa, la versione della parte offesa va ritenuta inattendibile e contraddittoria. I legali hanno inoltre eccepito la notifica all´imputata di un decreto di citazione non tradotto nella sua lingua e rilevando anche l´insussistenza dell´aggravante della "minorata difesa" che determina un innalzamento del limite massimo della pena. Ma già il giudice di primo grado, nella sentenza impugnata e ieri confermata, aveva replicato che non esistono allo stato elementi per mettere in discussione il racconto fornito dalla madre della bambina e posto alla base del verdetto di condanna. A "Repubblica", il procuratore per i minorenni Luciana Izzo aveva sottolineato che l´ufficio aveva «messo in campo una cautela estrema, il massimo equilibrio, svolgendo indagini in ogni direzione» anche per evitare il rischio che l´inchiesta potesse in qualche modo «avallare i pregiudizi» che accompagnano i cittadini di etnia rom. All´udienza di ieri mattina, anche il sostituto pg Alessandro Piccirillo ha chiesto la conferma della condanna di primo grado. E nella sua discussione ha argomentato: «La Romania è entrata a far parte nella comunità europea, pertanto deve uniformarsi i parametri dell´Unione e integrarsi con la nostra cultura e le nostre leggi. Il rapimento dei neonati non appartiene alla nostra cultura. Ciò nonostante, in Italia spariscono tanti bambini. Non sappiamo ad opera di chi, ma è un dato del quale non possiamo non tenere conto».

Fra trenta giorni il deposito delle motivazioni. La difesa prepara ricorso per Cassazione. Angelica è ancora detenuta nell´istituto minorile di Nisida.

scritto da: romesinti alle ore 13:59 | link | commenti
categorie: campania, napoli, intolleranza
venerdì, 03 aprile 2009

Napoli : V° edizione dell’Arte della Felicità

artefelicita L'evento ”Arte della Felicità”, giunto alla V° edizione, quest’anno è dedicato al tema della ‘paura’. Questa mattina (ore 10), Gabriele Salvatores incontrerà gli studenti presso il Cinema Modernissimo per commentare l’inchiesta fotografica “Io ho paura”, a seguire la proiezione del film “Io non ho paura”.

Nei prossimi giorni saranno ospiti della manifestazione organizzata da Luciano Stella e Francesca Mauro anche Aldo Schiavone, i filosofi Umberto Galimberti, Roberto Esposito e  Aldo Masullo, l’economista Loretta Napoleoni, la psicanalista francese Luce Irigaray, gli psicologi Vincenzo Tallarico e Fabio Veglia, lo psicoterapeuta greco Sarantis Thanopulos, gli psichiatri Luigi Baldascini e Christophe Andrè, quest’ultimo specializzato nella psicologia delle emozioni. E ancora il sociologo Alessandro Dal Lago, la regista Francesca Catarci e l’attivista sinti Eva Rizzin,  la docente di letteratura per l’infanzia Annamaria Costa, le insegnanti Maria Assunta de Majo, Bianca D’Arienzo e Annamaria Lovo, l’insegnante di yoga Paolo Colussi, la giornalista e scrittrice Titti Marrone.

Sabato 4 aprile a Città della Scienza cena-evento con l’economista Loretta Napoleoni, tra i massimi esperti mondiali di terrorismo. “Buffet e degustazione vini” a cura di Città del Gusto di Napoli del Gambero Rosso (biglietto 20 euro, prevendita info@artedellafelicita.it e 0815527106).

Domenica 5 aprile gran finale con il concerto di musica classica la “Resurrezione HWV 47” di G.F. Handel, ad opera dell’ ensemble “La Risonanza”, diretta da Fabio Bonizzoni, alle ore 20.00 presso l’Auditorium di Castel Sant’Elmo.

L’Arte della Felicità è organizzata dall’Associazione Achab con la Soprintendenza Speciale al Polo Museale di Napoli, in collaborazione con l’EPT di Napoli, l’Assessorato al Turismo e Beni Culturali della Regione Campania, il Comune di Napoli. Main sponsor: Il Gioco del Lotto.-Lottomatica.

Partner dell’evento sono: l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, la Città della Scienza, l’Istituto di Cultura Francese di Napoli Le Grenoble, L’Istituto Cervantes di Napoli, l’Associazione Culturale Alessandro Scarlatti, la Tibet House Switzerland Foundation, il Goethe Institut di Napoli,. l’Associazione Teatro Stabile di Napoli – Mercadante, il Palazzo delle Arti di Napoli PAN, la Scuola di cinema Pigrecoemme di Napoli, l’Associazione culturale Nessuno è perfetto.

Con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, dai Consolati di Canada, di Francia, di Germania, dall’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia (PI).
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scritto da: romesinti alle ore 14:57 | link | commenti
categorie: campania, musica e spettacoli, napoli
giovedì, 12 marzo 2009

Napoli: La rom di Ponticelli non voleva rapire la bimba

Dubbi sulla condanna della rom: interviene anche il Consolato Usa
"Angelica è innocente, rivedete il caso"
Giuseppe Porzio
Gli atti non sono mai stati tradotti nella lingua madre e l´imputata non capisce l´italiano
La difesa: la nomade non ha rapito la neonata
Chi l´accusa ha già mentito
 
Non è certo se il suo nome sia Angelica o Maria. Quel che per il Tribunale dei minori è certo, è che la giovane nomade di origini rumene e dai troppi alias cercò di rapire una neonata. La rom è stata condannata, in primo grado, a 3 anni e 8 mesi. Una sentenza che però non ha affatto chiuso il caso, tanto da far scendere in campo, per chiedere che sia fatta chiarezza, riaperto il caso, l´Union Romanì (organismo internazionale per la salvaguardia dei diritti delle comunità rom), oltre all´Opera Nomadi e a Soccorso legale, che denunciano «violazioni dei diritti umani» e la «palese condanna mediatica di una innocente». Accanto a loro la Comunità di Sant´Egidio, Mani Tese, il Comitato napoletano per i rom, l´Osservazione e i gruppi Everyone e "Chi rom chi no". Ma il caso è ora anche all´attenzione del Consolato generale americano, che ha chiesto gli atti del processo. Della questione si interessa pure la senatrice Pd Annamaria Carloni, che farà un´interrogazione parlamentare. I fatti risalgono alla sera del 10 maggio. Per come l´hanno ricostruita gli inquirenti (tesi sposata dal Tribunale), Angelica si sarebbe introdotta in un appartamento di Ponticelli, avrebbe afferrato la bimba seduta in un dondolo e tentato la fuga, fermata sul pianerottolo dalla mamma della piccola rapita, poi rincorsa e quasi linciata dai familiari della donna. Un episodio che innescò la cacciata dei rom dalle baraccopoli di Ponticelli anche con raid incendiari. Angelica, 16 anni compiuti a novembre scorso, è stata condannata per sequestro di persona. La sentenza è del 15 gennaio. Otto mesi sono trascorsi tra indagini e dibattimenti, nel corso dei quali la ragazzina ha sentito pronunciare le accuse formulate nei suoi confronti senza comprenderle, perché solo di recente - come testimoniato da una mediatrice culturale di Nisida - avrebbe cominciato a masticare un po´ d´italiano. Né gli atti sono mai stati tradotti in lingua madre, dando così la possibilità all´imputata di scegliersi il rito. Angelica è stata inoltre giudicata senza che le fosse concesso il gratuito patrocinio di un avvocato (che l´ha comunque assistita gratuitamente), perché per i giudici « «potrebbe avere dei capitali in patria». Ed è stata condannata senza la concessione di alcuna attenuante, a causa di un precedente per furto che all´epoca del dibattimento non era passato in giudicato. Ma sono altri gli elementi sui quali la difesa invoca chiarezza. Su tutti, il fatto che l´episodio è stato ricostruito sulla base della sola testimonianza della madre della neonata: «Nel valutare l´attendibilità della teste - spiega Christian Valle, legale dell´imputata - non si è tenuto affatto conto di una precedente condanna nei suoi confronti proprio per falsa testimonianza». Si sottolinea inoltre che dal momento in cui la donna si è accorta dell´assenza della piccola, in cucina, a quando l´avrebbe trovata sul pianerottolo in braccio alla rom, sarebbe trascorso troppo tempo, abbastanza perché la presunta rapitrice si allontanasse. Perché, allora, avrebbe indugiato davanti all´uscio di casa? Ancora un dubbio avanzato dalla difesa: è stato provato che la sera in cui si sarebbe consumato il rapimento, la giovane avrebbe agito senza complici e mezzi di trasporto. «Assurdo ipotizzare - sottolinea il legale - che avrebbe potuto pensare di passare indisturbata, portando in braccio una bimba a piedi fino al campo rom nel quale risiedeva, che dista alcuni chilometri dalla casa». Lo stesso Tribunale ha accertato che la giovane ha agito senza la copertura di altri, per cui il rapimento e un´eventuale richiesta di riscatto avrebbe dovuto organizzarli in proprio. Dubbi che si addensano su di una vicenda che rischia di diventare un caso diplomatico.

martedì, 10 marzo 2009

Pina Varriale pubblica I bambini invisibili

bambini invisibili

Ci sono alcune frasi così semplici e incisive nel libro Pina Varriale I bambini invisibili da restare impresse nella mente.

E’ il caso delle righe conclusive:

Alla fine siamo diventate amiche e io non ho fatto più caso alle differenze, anzi, a pensarci bene, sono proprio quelle che mi piacciono.
Forse aveva ragione Papo Mirko, andare d’accordo non è difficile. Basterebbe soltanto non aver paura… di conoscersi.


I bambini invisibili sono i bambini Rom. Che, in questo caso, vivono in un campo di Kempine (ovvero roulotte) alla periferia di Napoli, così come in gran parte delle periferie delle grandi città. Ma com’è la loro vita nei campi? E' proprio vero che i bambini vengono trattati male e costretti a lavorare e a rubare? 
Sevla racconta la sua vita e la sua storia in prima persona. E pagina dopo pagina viene naturale immedesimarsi in lei, una dodicenne che ama la sua casa con le ruote e vuole come tetto il cielo azzurro. Alla quale sembra normale addormentarsi alla sera con i racconti di suo nonno e la musica dei violini attorno al fuoco.
"Normale"… il libro fa riflettere parecchio su questa parola, che nasconde i pregiudizi nei confronti di chi è al di fuori da questa “norma”. La parole di Sevla ci permettono di avere una prospettiva completamente differente su quello che significa essere un Rom, fare parte di una cultura diversa con propri valori e legami forti. Noi, in fondo, siamo gli altri i gagè, ovvero i non Rom, che trattano Sevla con indifferenza e in alcuni casi con ribrezzo. E che arrivano alla fine a bruciare per intolleranza, paura e incomprensione il suo campo e la sua casa. Infatti come dice Sevla: “I gagè hanno un sacco di idee sbagliate sul nostro conto. Anche se qualcuno gli dovrebbe spiegare che la gente non è buona o cattiva a seconda del posto dove abita o della lingua che parla.”

Dopo Ragazzi di Camorra Pina Varriale pubblica per Il battello a vapore un’altra storia toccante che parla di bambini ai margini.
I bambini invisibili, 180 pagine, 12,50 €.


scritto da: romesinti alle ore 08:43 | link | commenti
categorie: libri, napoli
lunedì, 23 febbraio 2009

Napoli qualcosa si è mosso, per il trasporto bimbi rom un nuovo contratto

Rinnovato ieri il contratto all' Opera Nomadi per il servizio di trasporto scolastico dei bambini rom napoletani. L' assegnazione del contratto è giunta dopo un mese di trattative: i ritardi nella stipula avevano provocato le dimissioni del presidente Opera Nomadi della Campania, Marco Nieli.


Leggi: 
Napoli: niente scuola-bus per 150 bambini

mercoledì, 11 febbraio 2009

Napoli: No scuola-bus per 150 bimbi Rom


No scuola-bus per 150 bimbi Rom Regionamenti/ Campania   Moltissimi ragazzi rischiano di restare a casa perché privi del servizio di accompagnamento gestito dalla società di proprietà dell'amministrazione comunale, la Napoli Sociale Spa. Tra di loro ci sono anche i bambini rom dei campi di Secondigliano e Scampia, zone periferiche e poco praticabili

Per protestare contro le inadempienze del comune di Napoli, Marco Nieli, responsabile campano di Opera Nomadi, si è dimesso dalla carica di presidente. "Serve una scossa - spiega Nieli - in questo momento il fatto che centinaia di minori rom non abbiano la possibilità di andare a scuola rinunciando così a un diritto conquistato a fatica non fa notizia: siamo nel campo delle normali disfunzioni dell'informazione".
"Da otto anni - continua - collaboriamo con comune e regione nell'ottica di sostenere il diritto alla scuola degli immigrati, ma ora la situazione è diventata insostenibile. La nostra - sottolinea l'operatore sociale - è una critica costruttiva, nel senso che noi abbiamo sempre sostenuto la giunta Iervolino e non vogliamo certo un governo di centro-destra razzista e xenofobo".
Ma, per il momento, "non avendo nessuna rassicurazione sulla continuità del servizio, non possiamo starcene con le mani in mano mentre tante famiglie rom rischiano una denuncia per inadempienza scolastica".

Il problema del mancato accompagnamento scolastico riguarda, in particolare, circa 150 minori, sui 250 che vanno a scuola tra Scampia e Secondigliano. "Siamo riusciti, non senza fatica, a coinvolgere - racconta Nieli - circa il 60% dei minori dei campi rom di Scampia e Secondigliano che oggi frequenta scuola tutti i giorni. Non è stato facile, abbiamo dovuto combattere e combattiamo ancora l'evasione scolastica: non avremmo mai pensato però di trovarci a combattere anche per non gettare al vento tutto il lavoro fatto finora". Anche "quando il servizio c'è - aggiunge - non funziona mai a regime e l'erogazione dei fondi regionali va a singhiozzi: il giorno prima è garantito, ma quello dopo si può interrompere, con ricadute negative ovviamente sulla frequenza e sull'andamento scolastico dei piccoli rom, che hanno già le loro difficoltà ad integrarsi".

Il comune, conclude Nieli, "ci ha detto che proprio in questi giorni sono arrivati i fondi dalla regione, ma che sono bloccati. Intanto i bambini restano a casa così come i mediatori culturali che normalmente li accompagnano, che oggi si ritrovano senza contratto. Se la situazione non cambia nell'immediato, saremo costretti a mobilitarci, insieme alle altre associazioni di disabili coinvolte. Il terzo settore non può sostituirsi al pubblico".


venerdì, 16 gennaio 2009

Zanotelli accusa: gravi i silenzi sugli incendi ai campo rom


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Gli ultimi raid ai campi nomadi inducono Alex Zanotelli ad amare riflessioni: "Preoccupante l’assenza del commissario Pansa. A Giugliano servono soluzioni alternative".

A nome del comitato campano con i ROM, esprimo l’amarezza e la rabbia per tutto quello che il popolo ROM sta subendo in questa città e nella provincia di Napoli. Il 28 dicembre 2008 è stata data alle fiamme un piccolo dormitorio ROM, uno squallido buco sotto un cavalcavia tra Casavatore e San Pietro a Paterno, dove dormivano una quarantina di ROM. Incidente? Doloso? Nessuno sembra saperlo. Il 30 dicembre a Capua è stato bruciato un altro campo ROM situato tra Orta di Atella , Pascarola e Caivano. Incidente? Doloso? Nessuno sembra saperlo.

Ed ora è il turno del campo ROM di Giugliano. Infatti l’autorità giudiziaria, nella persona del dott. Galasso, ha deciso (19/12/2008) il sequestro preventivo del campo ROM di Giugliano entro 15 giorni dal decreto. Non contestiamo la decisione dell’autorità giudiziaria, ma il fatto che i ROM(400 circa, con 80 bambini scolarizzati a Giugliano) vengano fatti sgomberare senza un’alternativa adeguata. Una pratica ormai consolidata in questo territorio (basta ricordare la demolizione del campo ROM di Casoria senza offrire loro un sito alternativo).

Riteniamo gravi tutti questi fatti che vengono ad aggiungersi agli ormai già visti nel territorio contro i ROM, come a Ponticelli. Riteniamo grave il silenzio e l’inazione del Prefetto di Napoli, dott. Pansa, anche commissario straordinario dei ROM. Dietro a questo silenzio si cela la politica razzista del governo Berlusconi, espressa dal ministro degli Interni Maroni che arriva al punto di identificare il clandestino con il criminale. Tutto questo nell’attuale crisi economica che con sempre più conflitti sociali , porterà alla politica del capro espiatorio. E a pagarne le conseguenze , saranno i ROM e gli immigrati.

 

scritto da: romesinti alle ore 21:50 | link | commenti
categorie: campania, napoli, intolleranza
martedì, 09 dicembre 2008

Napoli, Scampia: arriva il freddo i rom bruciano

Campo rom di Scampia
NAPOLI - C'è un rogo costante a Scampia nei pressi del campo rom in via della Resistenza: rifiuti speciali e non. I fumi non si fermano mai e quando non c’è qualche cumulo incendiato, ci sono i rom che per riscaldarsi nelle loro catapecchie bruciano spazzatura. Le testimonianze dei cittadini su You Tube non mancano, proprio nel week-end appena trascorso un altro rogo durato tutta la notte è stato documentato dai redattori del sito laterradeifuochi.it. Ma basta inserire nel motore di ricerca parole chiave come Scampia e rifiuti per accorgersi che non sono gli unici ad essersi accorti del degrado cui è ridotta questa zona di Napoli. I rom per riscaldarsi bruciano di tutto nelle loro catapecchie: plastica, pezzi di mobili con tutta la vernice e rifiuti d’ogni genere. C’è una puzza acre che non va mai via, il fumo che esce dai caminetti è denso e bianco, carcasse di automobili bruciate a bordo strada si susseguono assieme ai rifiuti speciali abbandonati, anche questi bruciati, mentre alcuni cassonetti della spazzatura giacciono integri e vuoti.
Tutto brucia qui, anche la gola dopo appena dieci minuti. Niente acqua, niente elettricità per i rom, nessun servizio igienico, o meglio, come spiegano loro, c’è tutto, ma è ricavato col fai da te e con l’abusivismo. I rom sono circa 500, senza documenti, stanno qui da vent’anni, ci sono focolai di epatite A. Alcuni membri dell’associazione Opera Nomadi spiegano come è intervenuto il Comune finora: «Alcuni rom studiano e frequentano lezioni grazie ai progetti di scolarizzazione, ci sono sportelli sanitari ma per loro non si può fare molto dato che formalmente sono abusivi».
Le istituzioni conoscono tutto benissimo. L’Assessore Regonale alle Politiche Sociali Alfonsina De Felice dichiara: «Ho scritto diverse volte sia a Bertolaso che a Pansa e solo di recente ho ricevuto risposte. La prossima settimana mi incontrerò con Pansa a Napoli per trovare delle soluzioni concrete, inoltre, presso la sede della Regione Campania a Roma, incontrerò alcuni parlamentari europei, tra cui una di etnia rom, per discutere sulle politiche europee di inclusione sociale da adottare».
Michele Cartisano
 

scritto da: romesinti alle ore 17:49 | link | commenti (1)
categorie: campania, napoli
mercoledì, 29 ottobre 2008

Napoli: Via Maddalena

Allarme della Terza Muncipalità per 250 nomadi in un edificio senza luce né fogne
rom nell´ex fabbrica "Vivono in condizioni di totale degrado"
 
Duecentocinquanta rom nella ex fabbrica di viale Umberto Maddalena, tanti bambini, una sola fontanella d´acqua e niente luce. Niente sistema fognario. Lancia l´allarme sanitario il presidente della Terza Municipalità Alfonso Principe, chiede al prefetto Alessandro Pansa la convocazione di un comitato per l´ordine e la sicurezza pubblica. «Beninteso - puntualizza - siamo a favore di un campo rom sul nostro territorio, ma che sia attrezzato e che non metta a rischio la salute».
È l´ultima emergenza a Napoli quanto a campi nomadi, dopo la primavera calda della rivolta contro i rom da parte dei residenti di Ponticelli e le recenti tensioni contro gli extracomunitari a Pianura. Nel caso denunciato ieri dal presidente Principe la vicenda riguarda la comunità che si è raccolta da circa sette mesi nei capannoni di proprietà privata. L´ex fabbrica dell´Iri ed ex scuola di formazione professionale oggi infatti è di proprietà di una società immobiliare pugliese che, venuta a conoscenza dell´occupazione da parte della comunità rom, ha fatto la denuncia in Procura ed è in attesa di riprendere possesso di ciò che è suo. Intanto, però, si sono moltiplicate le proteste arrivate dall´insediamento produttivo dell´Enel che si trova vicino alla ex fabbrica: gli operai sempre più spesso non riescono a lavorare per il cattivo odore, l´aria è irrespirabile.
Così, poco dopo il censimento volontario dei rom fatto nel giugno scorso dalla polizia (per un totale di settanta persone presenti), il presidente della Terza Municipalità è andato a visitare l´ex fabbrica. «Ho trovato una situazione indescrivibile», commenta Principe. In particolare il vero problema è quello sanitario. La sporcizia e la promiscuità, l´impossibilità di igiene («i rom vivono in condizioni igienico sanitarie ai limiti della sopravvivenza») e la mancanza di fognature. «Quelle persone - spiega Principe - vivono in una situazione di degrado allarmante. È uno scenario ai limiti della decenza, dove albergano da mesi uomini, donne ma soprattutto molti bambini». Dunque l´urgenza di un´area attrezzata con i servizi primari che, propone Principe, potrebbe essere realizzata nelle aree libere vicino all´ex fabbrica. Ma insiste anche sulla necessità, per i più piccoli, di andare a scuola. «Non possiamo permettere che duecentocinquanta persone continuino a vivere in quelle condizioni - insiste Principe. In attesa che intervenga il prefetto sottoporrò la questione all´assessore comunale Giulio Riccio». Contrario alla proposta dell´area attrezzata per i rom cui pensa Principe è il capogruppo di Forza Italia, Raffaele Ambrosino. «Il presidente della terza Municipalità Principe - commenta Ambrosino - propone un nuovo ghetto in viale Umberto Maddalena, vicino ad alberghi e strutture

scritto da: romesinti alle ore 07:10 | link | commenti
categorie: napoli
lunedì, 27 ottobre 2008

Tentativo di incendio a Napoli

127145-LanciomolotovC'erano anche donne e bambini nel campo rom alle spalle del Centro Direzionale di Napoli che quattro ragazzi hanno tentato di incendiare giovedì notte. Le fiamme divampano verso le 22.00. Circa un quarto d'ora dopo arrivano vigili del fuoco e polizia. Le operazioni per spegnere l'incendio durano ore e la dinamica dei fatti non è del tutto chiara. Il piccolo agglomerato di baracche, abitato da una trentina di persone, si trova all'ingresso del popoloso rione Luzzatti, di fianco a un complesso sportivo abbandonato e vicino l'ingresso dall'autostrada. Nella zona ci sono tante prostitute, e all'arrivo della polizia fuggono via. Qualcuna, senza farsi vedere, si ferma e ci racconta qualcosa. «Erano in quattro - racconta una - correvano sui motorini, poi si sono fermati, hanno gettato delle bottiglie piene di benzina e hanno dato fuoco a tutto». «Abbiamo provato a vedere le targhe dei motorini - racconta un'altra - ma correvano, ci puntavano con i motorini per spaventarci e a qualcuna di noi sono arrivati anche schiaffi».

Il campo è nascosto da una collinetta di rifiuti e da enormi pile di cassette per la frutta che i commercianti del vicino mercato ortofrutticolo depositano ogni giorno. Mentre i vigili del fuoco lavorano per domare le fiamme e la polizia tenta di ricostruire i fatti, saliamo sulla collinetta di rifiuti ed entriamo nel campo. E' tutto buio. Hanno un generatore di corrente elettrica che per sicurezza hanno staccato quando sono divampate le fiamme.

Le donne portano di corsa i bambini in casa. Si fermano a parlare solo gli uomini e una ragazza. Ibraim ci mostra i documenti, poi indica un cumulo di ferraglia che nel buio si vede a stento e ci dice che gli uomini guadagnano da vivere con la raccolta del ferro. La ragazza parla bene italiano, sorride e ammette di andare in giro a chiedere l'elemosina. Qualcuno ci racconta di un patto con i commerciati di frutta: questi li lasciano vivere nel campo e loro controllano che nessuno rubi le cassette di frutta. Dall'alito e dai repentini cambi di umore si direbbe che hanno bevuto. Uno racconta di quando la polizia è arrivata nel campo per prendere le generalità di tutti, un altro vede una telecamera e inveisce contro i giornalisti. Altri ci invitano a tornare: vogliono fare una festa, ci dicono di portare vino, vodka, pasta e caffè.

Quando riscendiamo la collinetta di rifiuti troviamo un capannello di curiosi. Avviciniamo due ragazzi. «E' morto qualche zingaro? - ci chiede uno -. Se non è morto nessuno ci penso io domani a ucciderli». L'altro non parla, e i due hanno tutta l'aria di chi è "tornato sul luogo del delitto".

Ci spostiamo di qualche metro, entriamo in una pizzeria, ordiniamo due birre e facciamo qualche domanda. Ci sono due ragazzi che hanno appena finito di inseguirsi con i motorini. «Non si fanno queste cose - dice uno dei due - anche se ci rubano in casa sono persone come noi». Poi montano di nuovo in sella agli scooter e cominciano a impennare per strada.

«Bestie - sentenzia il proprietario della pizzeria - sono bestie quelli che hanno fatto questa cosa. Io li conosco bene questi zingari, sono pochi, sono tranquilli, a me fanno tenerezza». Ci racconta che spesso vanno in pizzeria a chiedere acqua o da mangiare. Lui li accontenta con una pizza e qualche volta con una cassa d'acqua. «Li accusano di rubare, di rapire i bambini - dice ancora il proprietario della pizzeria - eppure sono più gli italiani a fare queste cose. Se il metodo è appiccare gli incendi allora dovremmo dare fuoco a tutto il rione».

Beniamino Daniele - Walter Medolla
 

scritto da: romesinti alle ore 21:57 | link | commenti
categorie: campania, napoli

NOMADI: VIMINALE, 12.346 I CENSITI A ROMA MILANO E NAPOLI

(AGI) - Roma, 22 ott. - Alla valutazione dei risultati del censimento, seguiranno quattro momenti chiave: adozione delle misure di sgombero e ripristino delle aree occupate abusivamente; individuazione contestuale di altri siti dove far sorgere i “villaggi attrezzati”; ripristino dei livelli minimi sociali e sanitari; piani di scolarizzazione per i minori (i cui tassi di scolarizzazione sono risultati, ha ammesso Maroni, “drammaticamente bassi, da emergenza”).

I primi interventi saranno messi a punto dai commissari in collaborazione con i tecnici del Viminale e con i ministeri del Welfare e della Pubblica Istruzione, gli enti locali, la Croce Rossa e l’Unicef. “Quanto tempo ci vorra? L’ordinanza prevedeva che tutto fosse realizzato entro un anno, e noi contiamo di rispettare i tempi - ha affermato il ministro - ovvero di eliminare i campi abusivi, far nascere i ‘villaggi attrezzati’, avviare i progetti di scolarizzazione e allontanare chi non ha diritto entro maggio-giugno del 2009. Allontanare eventuali cittadini comunitari e’ piu’ complicato che non espellere gli extracomunitari non in regola, e’ vero, ma chi non ha diritto di stare non puo’ stare e troveremo in collaborazione con i paesi di origine una soluzione. Tra l’altro, l’ordinanza non e’ mai stata modificata, mi preme ribadirlo”.

Quanto alla localizzazione dei nuovi “villaggi attrezzati”, se necessario “saranno coinvolti gli enti locali interessati anche perche’ i villaggi non solo dovranno essere accettati dalle comunita’, ma integrarsi in essi”. Ultimo capitolo quello dei costi. “Per il censimento - ha concluso Maroni - l’ordinanza stanziava 3 milioni di euro ma, ad esempio, le stime per avviare la scolarizzazione di oltre 5mila minori non sono ancora state fatte. Una cosa e’ certa: saranno trovate tutte le risorse necessarie, perche’ bisogna mettere fine per sempre allo sconcio dei campi abusivi”. (AGI)


scritto da: romesinti alle ore 21:53 | link | commenti
categorie: politica, milano, roma, napoli, articoli nazionali

Ronghi, MpA: «I disoccupati napoletani si dichiarino nomadi»

Roberto Maroni ha citato alcune iniziative riguardanti l'avviamento professionale dei nomadi, come il coinvolgimento nella costruzione di nuovi villaggi e la costituzione di cooperative di servizi per smaltimento e diferenziata. Ronghi, MpA: «I disoccupati napoletani si dichiarino nomadi»

Nomadi a Napoli si occuperanno dello smaltimento dei rifiuti. Lo ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, nel corso di un'audizione al Comitato Schengen. Il ministro ha parlato di alcune iniziative riguardanti l'avviamento professionale dei nomadi. I percorsi, ha spiegato, "sono essenzialmente due: il primo è il coinvolgimento dei nomadi nella costruzione di nuovi villaggi; il secondo è la costituzione di cooperative di servizi".

Per quest'ultimo tema, ha fatto sapere, "c'è in corso un'iniziativa a Napoli nel campo dello smaltimento dei rifiuti e della raccolta differenziata. Il prefetto ha fatto un accordo con alcuni residenti nei campi nomadi che si sono impegnati ad attuare, attraverso appunto la costituzione di una cooperativa di servizi, un'attività parallela a quella del commissario Bertolaso per lo smaltimento dei rifiuti tossico-nocivi che ancora ci sono in giro per la Campania".

Secondo quanto si apprende, l'accordo punta a far gestire ai nomadi lo smaltimento dei rifiuti che loro stessi producono in maniera diretta. Si tratta, per la maggior parte, di rifiuti ingombranti (materassi, armadi, frigoriferi) che, anziché rimanere per strada, andrebbero portati nelle piazzole attrezzate per questa tipologia di rifiuti.

Netta la replica del consigliere regionale e portavoce campano del MpA Salvatore Ronghi; "È sconvolgente quanto affermato dal ministro Maroni a proposito dell'iniziativa che il prefetto di Napoli avrebbe già sottoscritto per la costituzione di una cooperativa di nomadi da impiegare per la raccolta differenziata a Napoli". Ronghi ha, dunque, invitato "tutti i disoccupati napoletani, i partecipanti al progetto I.s.o.l.a. e tutti coloro che hanno fatto formazione per la raccolta differenziata a chiedere al prefetto di essere inseriti nella cooperativa, rinunciando alla cittadinanza italiana e dichiarandosi nomadi".

Leggete: Napoli cooperative di Rom per la raccolta di rifiuti



scritto da: romesinti alle ore 21:09 | link | commenti
categorie: politica, napoli
venerdì, 17 ottobre 2008

Napoli, cooperative di Rom per la raccolta differenziata

Idea illustrata dal ministro dell'Interno Maroni durante un'audizione al comitato Schengen, partita da una proposta di Opera Nomadi. Zoppoli: ''Va bene se viene circoscritta ai campi, altrimenti c’è il rischio di guerra tra poveri''
NAPOLI - I Rom a Napoli potrebbere essere utilizzati per incentivare la raccolta differenziata. L'idea è stata lanciata ieri dal ministro dell'Interno Roberto Maroni nel corso di un'audizione al Comitato Schengen. «Più precisamente - ha detto il ministro - è già in corso un accordo tra la Prefettura napoletana e i Rom, i quali, attraverso cooperative di servizi, si sono impegnati ad attuare un'attività parallela a quella del commissario Bertolaso per lo smaltimento dei rifiuti tossico-nocivi che ancora ci sono in Campania».

«L'iniziativa parte da una nostra proposta presentata alla Prefettura - precisa Marco Nieli, responsabile dell'Opera Nomadi di Napoli - si tratta in particolare di un progetto di autogestione che prevede la possibilità di impiegare i Rom nella raccolta differenziata dei rifiuti prodotti negli stessi campi nei quali vivono, naturalmente in collaborazione con l'Asìa», (l'Azienda che gestisce la raccolta dei rifiuti a Napoli). «L'idea - prosegue Nieli - è nata da un'esigenza ravvisata proprio dall'Asìa i cui dipendenti lamentavano il difficile svolgimento del loro lavoro proprio in prossimità dei Campi di Secondigliano sia per la posizione isolata che per il mancato rispetto degli orari di deposito da parte della popolazione Rom. Di qui l'idea di chiedere la collaborazione ai nomadi».

Un progetto pilota, un punto di partenza che potrebbe essere ripreso anche per altri insediamenti. Ma come verrà portato avanti? «Attraverso volantini in lingua da distribuire all'interno dei campi - precisa il presidente dell'Opera Nomadi - che spieghino come depositare i sacchetti, in quali orari e anche attraverso la distribuzione dei sacchetti per la raccolta, È un'iniziativa che se verrà definitivamente approvata ci sembra utile ed interessante. Tra l'altro esiste un precedente storico al centro di accoglienza comunale "Deledda" dove i Rom sono già attivi nella raccolta differenziata soprattutto dei metalli, di concerto con la protezione civile, un esperimento che funziona già da qualche anno e con ottimi risultati».

«A parte il sorriso che l'accostamento Rom- rifiuti provoca - interviene Giovanni Zoppoli referente campano di Osservazione - credo che l'idea sia buona a patto naturalmente che venga circoscritta ai campi e gestita attraverso cooperative. Si tratta oltrettutto di un'operazione di sostegno del sottoproletariato urbano molto utile. Diversamente se si dovesse pensare ad un servizio da estendere a tutta la città, sarebbe improponibile perché scatenerebbe una guerra tra poveri». Un'idea buona dunque ma che non risolve problemi vecchi e nuovi, da prendere in considerazione proprio adesso che la Prefettura di Napoli ha ultimato il censimento e sta per rendere definitivi i dati che parlano grosso modo di 2700 presenze. 

«Abbiamo presentato dei progetti per la realizzazione di centri di prima accoglienza, da realizzarsi dove attualmente si trovano le baraccopoli - dice ancora Nieli -  qui credo che la cosa più importante da fare sia quella di chiuderle in maniera civile, prevedendo alternative valide, differenziate a seconda delle situazioni. Noi crediamo che per i Rumeni la soluzione di prima accoglienza funzioni, proprio come è accaduto alla Deledda, con il Comune che li prende in carico per qualche anno, poi saranno loro stessi a stabilirsi nelle case, Per gli ex jugoslavi invece sì a soluzioni come i piccoli villaggi con progetti di integrazione urbana».

Senza dimenticare la scolarizzazione, visto che c'è ancora molto da fare.
«Tra Scampia e Secondigliano i bambini Rom che frequentano la scuola sono 280 - conclude Nieli - ma almeno 100 non trovano posto nelle scuole. Mentre sono almeno 400 i piccoli rumeni che evadono, una situazione che denunciamo da tempo. La Regione ha definito dei finanziamenti ma purtroppo i soldi sono bloccati, non si può andare avanti solo con la buona volontà».
 

martedì, 14 ottobre 2008

Napoli: baracche rom in fiamme a Ponticelli

C'è il sospetto che l'incendi sia doloso. Sono bruciate solo alcune baracche in punti diversi dell'accampamento
Alcune baracche sono state distrutte da un incendio in un campo rom in via Argine, nel quartiere di Ponticelli a Napoli.

Il fuoco ha distrutto gli alloggi in diversi punti dell'accampamento e questo fa pensare che il rogo sia di origine dolosa. Il campo era sicuramente abitato ma i rom si sono allontanati: sono rimasti i panni stesi e a terra i giocattoli dei bambini.

Per alcune ore la società Autostrade meridionali ha chiuso in via precauzionale il tratto dell'A3 Napoli-Salerno, tra gli svincoli di San Giovanni e Napoli centro, in entrambe le direzioni per il fumo intenso causato dall'incendio: nelle vicinanze è presente anche un distributore di carburante.

Nella zona il traffico è andato in tilt, con ripercussioni sulla circolazione anche nel centro della citta.

L'accampamento si trova proprio sotto alla rampa d'uscita dell'autostrada A3, in via Marina. L'incendio si è sviluppato a pochi metri dai tubi che portano combustibile e gas dai depositi delle raffinerie della zona orientale alla Darsena Petroli del porto di Napoli.

E' Caccia al Rom

Un , di chiara origine dolosa, ha distrutto un gruppo di baracche nel campo di via Argine, nel quartiere di .
Le fiamme, nel campo , si sono levate altissime e per motivi di sicurezza è stato
necessario chiudere il tratto ell’A3 Napoli-Salerno, tra gli svincoli di San Giovanni e Napoli centro, in entrambe le direzioni con gravissime conseguenza per il traffico
non solo nella zona orientale della città ma anche lungo le arterie di alcuni comuni
del vesuviano. L’accampamento devastato ieri dalle fiamme si trova sotto un ponte della stessa
autostrada. Alcune baracche sono andate completamente distrutte. Non si sono
registrate vittime solo perché i nomadi si sono allontanati velocemente. I vigili del fuoco hanno dovuto lavorare non poco sia per spegnere le fiamme ma anche per
evitare che si propagassero ad un vicino distributore di carburante. In ogni caso non si tratta del primo di un campo nomade. Nel maggio scorso
alcune baracche del campo di furono distrutte. In quell’occasione si trattò
di un doloso, appiccato da qualcuno che non voleva più i nel quartiere.
Anche nei giorni successivi, quando i , erano già lontano altre baracche furono
completamente distrutte dalle fiamme.


scritto da: romesinti alle ore 21:46 | link | commenti
categorie: napoli
mercoledì, 24 settembre 2008

Napoli Ponticelli, non c'è il pulmino: 60 bambini rom non possono raggiungere la scuola

Su «Il Napoli». La prefettura: «Non sappiamo come rimediare»

Zero navette dal campo di Poggioreale. Nieli (Opera nomadi): «Andare in classe è indispensabile per l'integrazione» NAPOLI - Niente pulmino, niente scuola. È triste negare l'istruzione a sessanta bimbi rom semplicemente perché non c'è servizio di navetta. Eppure è così: tanti ragazzini delle famiglie nomadi fuggite di Ponticelli - come riporta la free press «Il Napoli» - non potranno frequentare la scuola pur essendo stati regolarmente iscritti dai volontari della Caritas e dell’ Opera Nomadi in un istituto della stess aperiferia est di Napoli. «Servirebbe un pulmino col quale accompagnare i piccoli a scuola - spiega all’Ansa Marco Nieli dell’Opera Nomadi - perchè l’iscrizione è solo un primo passo, poi serve l’accompagnamento materiale: non tutti i genitori hanno compreso l’importanza della scuola per i loro figli». Anche la prefettura sembra non avere soluzioni, nell'immediato: «È un problema ma non sappiamo come rimediare».

DA POGGIOREALE - In seguito all’incendio che a maggio ha distrutto il campo rom di Ponticelli, alcune famiglie si sono spostate a Poggioreale, dove c’è un grosso accampamento «di circa 350 persone, un terzo sono bambini», prosegue Nieli. Per il pulmino che dovrebbe accompagnare i bambini da Poggioreale all’istituto scolastico di Ponticelli però «mancano le risorse economiche», dice il responsabile dell’ Opera Nomadi. «Le diffidenze tra la comunità italiana e quella rom non si risolvono in un giorno: la scuola è indispensabile perchè favorisce l’integrazione», aggiunge Nieli. «Pensiamo di chiedere aiuto al Comune - conclude Nieli - o di proporre ai genitori dei bimbi rom di autofinanziare con una piccola somma un mezzo di trasporto, come fanno anche le famiglie italiane».


mercoledì, 23 luglio 2008

Bimbe rom annegate: NAPOLI: D'AIMMO CONDANNA L' INDIFFERENZA

di Cristina Zagaria

È un anatema. «Potevate salvarle e non l´avete fatto. Potevate avere rispetto della loro morte e non l´avete avuto. Che siate maledetti». Scandisce ogni parola, Vera Carig, la nonna di Cristina e Violetta, le due sorelline rom del campo di Secondigliano morte annegate sabato scorso sulla spiaggia di Torregaveta, tra l´indifferenza di molti e il disperato tentativo di salvarle di pochissimi.

Tredici anni Cristina, dodici Violetta. Sono vestite a festa, con l´abito bianco, pieno di sbuffi e voile. La più piccola ha un diadema con una farfalla sulla fronte ed entrambe indossano piccoli guanti bianchi su cui sono poggiati anelli d´oro, pietre luccicanti e bracciali. Le due bare bianche sono sommerse di fiori, in una baracca al centro del campo. Rose, gerbere, margherite, orchidee portate da mamme e bambini di Secondigliano. «Fiori e una preghiera: ci piacerebbe servissero a cancellare l´indifferenza in cui sono morte le due ragazzine», spiega uscendo dalla camera ardente Lucia N., 29 anni che tiene per mano suo figlio M., compagno di scuola di Violetta.

«Violetta si sentiva italiana, sognava di diventare una "Velina", era vanitosa e spesso la trovavamo davanti allo specchio a ballare, come qualsiasi altra adolescente. Si sentiva italiana ed è morta da rom - sussurra la mamma Myriana Gergevic, 28 anni - E poi cosa vuol dire rom? Loro sono nate in Italia, io stessa sono nata qui. I miei antenati sono di Zagabria, ma noi siamo italiani. Eppure voi ci odiate tanto». Rabbia. Ma anche solidarietà davanti alla camera ardente. «Violetta veniva sempre a casa nostra era molto amica di mia figlia» dice Gennaro Chirichella, di Melito. «Conosco bene il campo e queste famiglie - dice Nicola, maglietta bianca e occhiali da sole - è gente generosa, ospitale». Chiunque arriva porta fiori e un lumino.



Alle 14 sul tavolo davanti alla baracca ci sono 64 lumini e un croissant. Nessuno sembra vedere la brioche mezza mangiucchiata, che rimane lì tra le luci che danno l´ultimo saluto alle due bimbe. L´odore acre di crauti, piselli, patate, pollo diventa sempre più intenso. Le donne stanno ultimando i preparativi del pranzo, mentre le bimbe più piccole sistemano le panche per il banchetto, in attesa che arrivi da Salerno anche il padre delle ragazzine, Branco Georgevic, in carcere per furto. «Oggi i camion dell´Asìa hanno raccolto l´immondizia davanti al campo - esplode Branco Georgevic omonimo del padre e cugino di famiglia - Le nostre bimbe sono morte come cani mentre la gente prendeva il sole e ora si ricordano anche di noi, che viviamo come cani nei rifiuti dei napoletani».
Vera Carig è una donna piccola, con occhi azzurri come lame: «Tre mesi fa davanti al campo c´è stato un incidente stradale tra due ragazzi italiani, noi siamo usciti tutti per aiutarli. Li abbiamo soccorsi e trattati come figli, perché invece Violetta e Cristina sono state abbandonate sotto un asciugamano. Io non li maledico con la forza del loro odio, ma con quella del mio amore per le mie bimbe».
 
Alle tre del pomeriggio il pranzo funebre è pronto. La tavolata di fronte alla camera ardente si popola di piatti fumanti. Si fermano le lacrime, le invettive e le litanie. Un´ora dopo si presenta al campo padre Andrej Poytsov, parroco della chiesa ortodossa, di Santa Maria di Benmorire, in corso Umberto. Il padre delle bimbe non é ancora arrivato. Vera e Myriana sono le prime ad alzarsi in piedi. Il pranzo è finito. Parte una musica triste, che piano piano prende ritmo. Fisarmoniche per salutare Violetta e Cristina. Verranno sepolte al cimitero di Qualiano. Le bare bianche escono dal campo portate a spalla, seguite da decine di bimbe, con i jeans e le scarpine con il tacco.

(22 luglio 2008)
NAPOLI: D'AIMMO CONDANNA INDIFFERENZA PER ANNEGAMENTO BIMBE ROM
(ASCA) - Napoli, 21 lug - ''Mi sembra doveroso che i rappresentanti delle istituzioni testimonino, in questo giorno di grande dolore per il popolo rom, la vicinanza alle famiglie delle bambine annegate sabato a Torregaveta e la condanna assoluta dell'atteggiamento di indifferenza di gran parte dei bagnanti di fronte ad una tragedia cosi' grande''.

Cosi' Isadora D'Aimmo, assessore alla Pace e all'Immigrazione della Provincia di Napoli, che questo pomeriggio ha presenziato ai funerali delle bambine del campo di Secondigliano, a titolo personale ed in rappresentanza dei molti cittadini scossi e addolorati dall'accaduto.

scritto da: romesinti alle ore 09:12 | link | commenti
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DUE RAGAZZINE ROM ANNEGANO NEL NAPOLETANO

Due adolescenti rom sono annegate nel napoletano. Il fatto e' accaduto poco dopo le 14 a Torre Gaveta, sul litorale flegreo; le ragazzine, di 13 e 15 anni, erano arrivate con un altro gruppo di minori zingari e passeggiavano sul molo quando un'onda le ha gettate in mare. Poco dopo la risacca le ha riportate in spiaggia, ma le due ragazzine erano gia' morte. I loro compagni si sono dileguati. (AGI) - Napoli, 19 lug. -
Rom annegate, corpi per ore in spiaggia
Il sindaco: i bagnanti non sono rimasti indifferenti?
ROMA (20 luglio) - «Preoccupazione» e «indignazione». Non ci sono altre parole per descrivere la sciagura delle due bimbe rom che ieri sono annegate a Torregaveta, vicino a Pozzuoli, i cui cadaveri sono rimasti per ore in spiaggia tra l'indifferenza dei bagnanti. Parole forti quelle di Laura Boldrini, portavoce dell'alto commissario per i rifugiati dell'Onu. Cordoglio alle famiglie delle due bimbe che nell'assolata giornata di ieri, dopo ore sotto il sole a vendere conchiglie, braccialetti e portafortuna avevano deciso di farsi un bagno tra le onde agitate del mare. Condanna anche da parte dell'arcivescovo di Napoli, cardinal Sepe che parla di indifferenza devastante, mentre il sindaco di Monte di Procida, Franco Iannuzzi, respinge le accuse e spiega che «tutti si sono mobilitati per salvare le bambine».

La tragedia. Per Violetta e Cristina Ebrehmovich, 12 e 11 anni, non c'è stato nulla da fare nonostante il tentativo di salvataggio di due bagnini dei vicini stabilimenti privati. Le due ragazzine si gettano in mare insieme ad altre due amiche, Manuela di 15 e un'altra piccola di 8. Venivano dal campo nomadi di Scampìa, vicino a Secondigliano. Avevano preso la Cumana, il treno che collega Napoli con Pozzuoli e i centri della periferia.

Bimbe lavoratrice con la voglia di mare. Come ogni sabato a lavorare per raccogliere qualche euro. Ma le bimbe lavoratrici restano bimbe e non resistono alla voglia di tuffarsi in mare, nonostante le onde agitate che bagnano la spiaggia libera. Loro probabilmente non sanno nuotare, non hanno neanche il costume e si gettono in mare vestite. Disperate le grida d'aiuto delle bimbe. I due bagnini cercano disperatamente di salvarle. Dopo pochi minuti arriva l'ambulanza del 118 chiamata da una signora che ha assistito alla scena. In mare anche una motobarca dei vigili del fuoco. Si salveranno Manuela e la piccola di 8 anni, ma per Violetta e Cristina, i cui corpi sono stati recuperati a 150 metri dalla spiaggia, non c'è stato niente da fare.

I corpi lasciati per ore sulla spiaggia. Intanto sulla spiaggia un centinaio di bagnanti continuano a prendere il sole, come se nulla fosse successo. Come se quei due cadaveri rimasti per ore a terra, coperti con teli da mare, fosserso invisibili. Attraverso le testimonianze delle due bimbe salvate le forze dell'ordine hanno avvertito i parenti. Il papà e uno zio, di origine slave, con documenti d'identità italiani. Le bimbe inizialmente, spaventate, scappano alla vista delle forze dell'ordine. Particolare che ha contribuito al fatto che i due cadaveri restassero per ore in spiaggia. L'anngeamneto è avvenuto alle 14 circa e i corpi sono stati portati via verso le 15.30, quando è arrivata una ditta di onoranze funebri.

Il cordoglio dell'Unhcr. Cordoglio ma «anche preoccupazione - ha detto Laura Boldrini, portavoce dell'
alto commissario per i rifugiati dell'Onu - per quanto accaduto sulla spiaggia. Infatti, secondo quanto riportano i giornali, nessuno dei bagnanti sarebbe intervenuto a tentare di salvare le bambine prima dei soccorsi dei bagnini. Colpisce ed indigna anche il fatto che il recupero dei due corpi sia avvenuto nell'indifferenza generale, come se niente fosse avvenuto». E la Boldrini si chiede: «Si sarebbe tenuto lo stesso comportamento se si fosse trattato di due bambine italiane? Come possibile che le persone non danno più spazio alla commozione, di fronte ad un dramma simile?». La portavoce ha ricordato che il 20% dei rom presenti in Italia sono slavi, persone che hanno ottenuto lo status di rifugiati o la protezione umanitaria.

Il sindaco: non c'è stata indifferenza. «Mi è stato riferito, così come ho appreso da testimonianze, che tutti si sono mobilitati per salvare quelle due giovani vite». Franco Iannuzzi, sindaco di Monte di Procida, in provincia di Napoli, difende la sua comunità dalle accuse di aver assistito indifferente alla morte delle due ragazzine rom. Durante l'attesa della ditta di onoranze funebri alcuni bagnanti le hanno ricoperte con dei teli da mare, ma Iannuzzi sottolinea anche che molti si sono gettati in acqua per cercare, inutilmente, di salvarle: «C'è stata una gara di solidarietà che è scattata tra i bagnanti e tra le forze dell'ordine con in primis Guardia Costiera e Carabinieri per soccorrere le ragazzine in difficoltà».

I tempi d'attesa. Il sindaco parla anche dei tempi di attesa: «Ha pesato l'iter burocratico necessario visto che le due erano minori e straniere e che la polizia ha dovuto individuare ed avvertire i genitori». Personale dell'amministrazione, riferisce il sindaco, ha cercato di stare vicino alla famiglia delle vittime ma, riferisce il sindaco, «i nomadi hanno avuto un atteggiamento di chiusura» anche per «via dell'attuazione del decreto Maroni che non ha permesso di aprire un dialogo». Le due giovani saranno ricordate dal comune con un «manifesto di solidarietà». Il sindaco esclude che l'indifferenza, se c'è stata, sia stata causata dal fatto che le ragazzine fossero rom. «Dinanzi al decesso- dice Iannuzzi - dopo la prima amara emozione, tutto riprende con strana normalità».

Cardinale Sepe: indifferenza devastante. «Dolore per la perdita di due vite preziose», «devastante l'indifferenza» dei bagnanti addirittura «infastiditi» immortalati nelle foto che riprendono i due corpi in spiaggia, «immagini di Napoli che non si vorrebbero vedere, perfino più di quelle che hanno mostrato Napoli sommersa dai rifiuti». Così l'arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzo Sepe, commenta in una nota la vicenda. Girarsi dall'altra parte o, farsi gli affari propri può essere a volte più devastante degli stessi eventi che accadono». Lo afferma l'arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzo Sepe. «L'indifferenza - si legge nella nota - non è un sentimento per gli esseri umani e meno che mai poteva essere per Violetta e Cristina già segnata da una vita di stenti: è tempo di parole chiare per Napoli e non vorremmo che proprio l'indifferenza possa profilarsi come una nuova - e più grave - emergenza».

Il ricordo nelle messe. Le parrocchie di Monte di Procida e di Bacoli hanno ricordato le due vittime nella preghiera domenicale.

Acque pericolose. Nelle acque di Torregaveta, pericolose per le correnti di ponente e di scirocco che si incrociano, sono morte anche altre persone in passato. All'inizio del Novecento, i montesi volevano infatti creare il proprio porto ma le autorità della Marina Militare dell'epoca sconsigliarono l'attuazione del progetto.

scritto da: romesinti alle ore 09:05 | link | commenti
categorie: napoli
lunedì, 14 luglio 2008

Napoli: Ancora un episodio di intolleranza contro i rom

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Fiamme nel campo rom raid nelle baracche disabitate
 

Continua la "bonifica" a Ponticelli. Non quella del Comune. Ma purtroppo quella violenta e incontrollata del quartiere. Ieri è andato a fuoco il campo rom di via Virginia Woolf, un assembramento di quatto baracche rimaste miracolosamente in piedi dopo i roghi dello scorso maggio e dove, secondo le testimonianza degli stessi residenti, da qualche settimana, la notte andavano a dormire i nomadi tornati nella periferia Est. L´incendio è scoppiato poco prima delle 19. Un raid. Per fortuna nelle baracche non c´era ancora nessuno. Una telefonata anonima ha avvertito i vigili del fuoco, che parlano di incendio doloso. Un copione già visto: domenica scorsa, esattamente alla stessa ora, era stato dato alle fiamme il campo di via Argine di fronte alla Motorizzazione (anche questo riaperto nella notte da due famiglie di nomadi).
«Appena va via la luce del giorno, loro escono. Alcuni dormono nel prato, altri hanno attrezzato le baracche, ma solo per la notte» raccontava all´indomani del rogo di via Argine Ines Renna, membro del comitato «Insieme per Ponticelli», riferendosi alle baracche di via Woolf. Ed ecco che a 7 giorni di distanza anche le ultime casupole di legno e ferro sono state rase al suolo con il fuoco. Venerdì, alle 14, a Palazzo San Giacomo, il Comune ha finalmente assegnato la gara per la bonifica ufficiale dei campi devastati di Ponticelli. Ha vinto una ditta di Pozzuoli, con un´offerta di circa 320 mila euro. Oggi alle 8.30 è fissato il primo incontro in Comune per far partire la bonifica, dopo tanti roghi e polemiche. A Ponticelli rimane ancora in piedi parte del campo di via Dorando Pietri (disabitato) e quello di via Argine ad angolo con via Nisco, dove da 15 giorni sono tornati Dragan e la sua famiglia, gli unici nomadi ancora presenti a Ponticelli e guardati a vista da polizia e carabinieri.

Ancora alta la tensione a Ponticelli: baracche in fiamme nel campo disabitato
E' accaduto ieri nel quartiere di Napoli teatro dei roghi di due mesi fa. Per gli inquirenti è l'ennesimo avvertimento contro il ritorno delle famiglie. Intanto prosegue il censimento a Scampia. Opera nomadi: ''Inutile operazione di make-up''

  NAPOLI - Ancora alta la tensione a Ponticelli, il quartiere orientale del capoluogo partenopeo, teatro due mesi fa di roghi ai campi rom, in seguito a un presunto rapimento di una bambina di sei mesi da parte di una ragazza Rom. Un altro incendio si è verificato lo scorso 6 luglio, per il ritorno di alcune famiglie che erano state costrette a fuggire dopo le proteste. Ora ritorna la minaccia del fuoco. Ieri pomeriggio, infatti, alcune baracche di un campo disabitato sono state date alle fiamme. Per gli inquirenti si tratta dell’ennesimo avvertimento perchè le famiglie nomadi non ritornino più. Eppure proprio in questa zona, in via Virgina Woolf e nella vicina via delle Industrie dovrebbero  nascere due insediamenti nuovi che rientrano nel piano predisposto dal comune di Napoli per l'accoglienza dei Rom.

Polizia e Carabinieri continuano a presidiare l'unico campo di Ponticelli ancora abitato da un trentina di persone di cui 15 sono bambini e le zone calde, come i vicini insediamenti situati tra via Argine e via Nifo, dove vivono attualmente cinque famiglie di etnia Rom. Intanto va avanti, non senza polemiche, il censimento dei Rom presenti a Scampia dove sono già state schedate 700 persone. Per l'Opera Nomadi di Napoli è un provvedimento inutile: “Un'operazione di make-up per dare sicurezza ai benpensanti d'Italia - dice  Enzo Esposito, segretario dell'Opera Nomadi di Napoli - , un provvedimento che non ci è mai piaciuto perché sembra più una schedatura di carattere poliziesco (la fotografia con il numerino) che uno screening. Noi abbiamo sempre chiesto un censimento sociale dei Rom, cioè un tentativo reale di conoscere la situazione e soprattutto i bisogni di queste popolazioni”.

È pur vero che a Scampia si sta seguendo una linea più soft. “Prima di iniziare il censimento - prosegue Esposito - siamo stati interpellati dal Commissario straordinario Alessandro Pansa - e abbiamo concordato alcune minime condizioni. La prima, che ci sembrava la più importante, è stata quella di non schedare i minori, che ci appariva come un atto di criminalizzazione, la seconda è stata di avvisare almeno i capi-famiglia dei diversi campi prima di iniziare. Credo che la cosa importante sia il dopo-censimento, cioé la possibilità di riconoscere le persone censite. Per questo  abbiamo chiesto che venga rilasciato loro un documento che ne attesti l'identità, la provenienza geografica e l'appartenenza ai luoghi in cui vivono”. Per poi pensare a sistemi di accoglienza migliori e soprattutto definitivi. “È il vero problema - prosegue Esposito -  purtroppo i commissari straordinari sono nominati sull'emergenza mentre noi abbiamo sempre chiesto un ufficio di governo ad hoc che possa pianificare e deliberare in un'ottica di integrazione reale. In Italia ci sono Rom che sono ormai alla terza generazione”.


scritto da: romesinti alle ore 19:20 | link | commenti
categorie: campania, napoli, opera nomadi di napoli
martedì, 08 luglio 2008

Ponticelli, nuovo incendio e fuga dei Rom. Opera Nomadi: «Chiediamo sicurezza»


incendio rom caserta






La tensione resta «alta» e il quartiere di Ponticelli, a Napoli, è ancora «pericoloso» per i Rom: lo dimostra quanto accaduto domenica sera, 6 luglio, dopo che è divampato un incendio nel campo nomadi. Le fiamme hanno distrutto alcune baracche, già abbandonate lo scorso mese da alcuni rom a seguito di un altro incendio. Secondo i primi accertamenti l' incendio è di natura dolosa.

Nelle baracche rimaste nella zona avevano fatto ritorno una trentina di nomadi, dopo gli incidenti avvenuti due mesi fa, scatenati da un denunciato tentativo di rapimento di una neonata. Una presenza comunque monitorata dalle forze dell'ordine - spiegano al commissariato di polizia, guidato da Luciano Nigro - e che non aveva portato finora problemi di ordine pubblico.

Ma dopo l'ennesimo atto contro il campo anche il gruppo che aveva cercato di reinsediarsi è fuggito. Non è stata accolta quindi la richiesta del presidente di 'Opera Nomadi' Marco Nieli, che avevo sollecitato controlli per la sicurezza dell'accampamento.

«Credo che il problema vero non sia solo legato alla presenza dei gruppi rom sul territorio, nella zona di Ponticelli. Il vero problema, secondo me, è che nel quartiere ci siano dei gruppi violenti manovrabili, e che questa violenza può essere indirizzata verso qualsiasi obiettivo», ha spiegato invece il gesuita padre Domenico Pizzuti. «I rom possono magari risultare simpatici o antipatici, ma sono gente pacifica. Se ci sono degli attacchi contro di loro vuol dire che ci sono delle centrali di violenza, non soltanto di criminalità organizzata», ha aggiunto il gesuita, precisando poi che il problema può essere risolto «se le forze di polizia presidiano costantemente il territorio. E attraverso il coinvolgimento della società civile che «deve muoversi per immunizzare il territorio».

E mentre a Napoli non si stempera la tensione, a Roma l'Opera Nomadi e la maggioranza delle Comunità dei Rom/Sinti, hanno fatto sapere che, non parteciperanno alla raccolta delle impronte in programma il 7 Luglio perché «pregiudiziali verso l'indispensabile clima di dialogo già in fase avanzata con l'Amministrazione comunale di Roma». Parteciperanno invece come delegazione al Consiglio Comunale per «discutere delle modalità del Censimento (dopo aver positivamente già incontrato negli scorsi giorni il Prefetto Palmieri) e delle iniziative riguardanti il lavoro l'istruzione e la casa.A tale proposito le linee del documento che il Pdl ha consegnato in consiglio in materia di sicurezza parlano chiaro: sostegno e collaborazione con il commissario delegato per l'emergenza nomadi, la richiesta dell'identificazione dei bambini rom, un'accelerazione del processo di allontanamento deisoggetti non italiani criminali. Si chiede al sindaco di Roma Gianni Alemanno l'impegno a collaborare con il prefetto di Roma Carlo Mosca, in quanto commissario delegato, «con un rigoroso e capillare censimento delle presenze dei senza fissa dimora in città» per renderli identificabili e quindi eventualmente punibili.

Nel documento si chiede inoltre al sindaco di farsi intermediario verso il commissario per chiedere «l'identificazione dei bambini nomadi specie in età prescolare per proteggerli e vaccinarli». Alemanno dovrà chiedere al governo che venga «messo in atto ogni provvedimento utile per rendere più efficace e sistematico il processo di allontanamento-espulsione dei soggetti non italiani che provocano allarme sociale». In più, il documento chiede la stipula di patti di legalità con i campi rom e con le organizzazioni sociali perché vengano rispettate le norme di convivenza civile e le leggi, per beneficiare dei fondi per l'assistenza erogati dal comune.

Infine, secondo il piano queste misure dovrebbero essere affiancate da opere di accoglienza e inclusione sociale volte all'integrazione, ma senza escludere la realizzazione di presidi delle forze dell'ordine in ogni campo rom. Insomma, integrati ma con la polizia.

Napoli: Opera Nomadi e l'Assessore Riccio criticano le disposizioni del Ministro Maroni




cartolina Napoli



Napoli, parte il censimento dei rom con il rilievo delle impronte




Prime applicazioni delle disposizioni del ministro dell'Interno Roberto Maroni, che riguardano anche i minorenni. Secondo stime approssimative, nella provincia napoletana i nomadi dovrebbero essere circa 5000


Napoli, 4 luglio 2008 - Sono oltre cinquanta, a Napoli, i nomadi a cui sono state prese le impronte digitali sino ad ora in seguito alle disposizioni del ministro dell'Interno Roberto Maroni, che prevedono un censimento dei nomadi, minori compresi.



Il rilievo delle impronte digitali è iniziato in via Cupa Scherillo nel quartiere Scampia. La Prefettura partenopea ha censito complessivamente 615 nomadi, quasi tutti accampati in una sola struttura. In provincia di Napoli i campi nomadi sarebbero in tutto una ventina, tra cui quelli più grandi localizzati ad Afragola e Casoria. 


Nel capoluogo, invece, gli unici accampamenti attrezzati si concentrano nei quartieri Scampia, Secondigliano e Soccavo dove, nella scuola Grazia Deledda, al confine con il Rione Traiano, è stato allestito un centro di prima accoglienza. In via Cupa Perillo, sempre a Scampia, vi sono anche baracche nelle quali si sono stabiliti degli slavi. Un altro campo è in via Circumvallazione esterna, a Giugliano, mentre ve ne sono decine 'spontanei', soprattutto popolati da romeni: nei quartieri Pianura e in via Santa Maria del Pianto, nei pressi del nuovo cimitero cittadino dove i rom si sono rifugiati dopo gli attentati incendiari nel quartiere Ponticelli. Atti di vandalismo, scoppiati all'indomani del tentativo di rapimento di una neonata, probabilmente ad opera di una nomade. Sassaiole e incendi che hanno costretto i nomadi ad andar via, molto spesso scortati dalle forze dell'ordine. 



E' molto difficile, comunque, effettuare una mappatura precisa di campi e rom accampati abusivamente. La situazione è diventata ancora più difficile dopo una serie aggressioni nei loro confronti. Oltre agli fatti verificatisi in via Malibran, via Virginia Woolf e in via Dorando Pietri a Ponticelli, nel quartiere Barra, in via Mastelloni, ignoti hanno preso di mira un piccolo accampamento di romeni credendo che fossero profughi provenienti dal quartiere vicino. Nella periferia nord, a Secondigliano, altri rom sono stati malmenati in viale Maddalena da alcuni sconosciuti. La situazione più grave, però, resta il campo di via Vicinale Santa Maria del Pianto. Qui, dopo le minacce sono arrivati i lanci di pietre ed è stato indispensabile l'intervento della Polizia. 



Secondo alcune stime, molto approssimative, i nomadi nella provincia di Napoli dovrebbero aggirarsi attorno ai 5mila, anche se ogni valutazione è suscettibile di continue mutazioni. I nomadi sono prevalentemente romeni, sinti, del Montenegro e dei Paesi dell'ex Jugoslavia.




In seguito alla decisione del prefetto di Napoli, Alessandro Pansa, di dare esecuzione alle disposizioni del ministro Maroni, da più parti si sono levate polemiche. Non solo dall'Opera Nomadi partenopea, ma anche dall'assessore alle Politiche sociali del Comune, Giulio Riccio che ha parlato di "pratica illegale e discriminatoria".




Dello stesso avviso anche la Cgil Campania che ha inviato una lettera aperta al prefetto nella quale si ricorda che proprio con il rilievo delle impronte si è arrivati alla discriminazione razziale all'epoca del fascismo e del nazismo.


lunedì, 30 giugno 2008

NAPOLI 25 giugno 2008: istituzioni e associazioni siglano un patto culturale per la convivenza

All'indomani dei fatti di Ponticelli, lo hanno siglato Regione Campania, Comune e Provincia di Napoli, insieme alle associazioni (finora una quarantina tra napoletane e straniere), tra cui Acli, Caritas, Comunità di Sant'Egidio, Libera

 

Un patto culturale per la convivenza: una proposta per contrastare la violenza e la xenofobia all’indomani dei fatti di Ponticelli e del clima di paura che si è diffuso tra gli immigrati. Lo hanno siglato ieri a Napoli, presso la sala consiliare della Provincia, le istituzioni – Regione Campania, Comune e Provincia di Napoli – insieme alle associazioni, finora una quarantina tra napoletane e straniere, tra cui Acli, Caritas, Comunità di Sant’Egidio, Libera. “La ragione di questa iniziativa – ha spiegato Adriana Buffardi, responsabile del Comitato Regionale per i Diritti umani – è la forte preoccupazione che ha colto una parte della società civile in seguito ai recenti assalti ai campi rom di Ponticelli”. “Questi fatti hanno, oltre a un valore in sé, una valenza simbolica che non possiamo trascurare – ha continuato – perché ci restituiscono la realtà di un’adesione, in un certo senso, sotterranea della società, alimentata da una rappresentazione mediatica distorta”. “Si genera così – ha aggiunto la Buffardi – un circolo vizioso, per cui i media fomentano un clima di paura e, a sua volta, la paura produce insicurezza”.

 

Il manifesto promosso dal Comitato e che finora ha raccolto un centinaio di adesioni tra singoli, gruppi ed enti sociali e culturali, è articolato su tre punti salienti: ruolo dei media, diritto alla scuola e alla salute dei migranti, contributo economico che gli immigrati danno all’economia e alla società italiane. Il suo obiettivo è quello di aprire una riflessione sulla profonda trasformazione sociale e culturale che sta attraversando la nostra società, a cui bisogna dare una risposta proprio sul terreno civile e culturale, e, allo stesso tempo, quello di sottolineare il forte gap tra legislazione (diritti umani sanciti per legge) e atteggiamenti e comportamenti largamente condivisi e comunemente praticati.

 

Presente all’incontro di ieri anche Marco Nieli, responsabile dell’Opera Nomadi di Napoli, che, pur aderendo in linea di principio all’iniziativa, se ne è discostato nei fatti. “La Regione e, più in generale, le istituzioni – ha commentato Nieli – dovrebbero fare molto di più per i rom che cose come questa, l’ennesima iniziativa vetrina, ricca di contenuti teorici e belle parole, ma povera di fatti”. “E’ ora di finirla con i patti – ha proseguito – bisogna fare qualcosa, qui la situazione è sempre più grave”. Il responsabile di Opera Nomadi ha anche parlato di “tragedie annunciate”, facendo riferimento ai nuovi attacchi che hanno coinvolto nei giorni scorsi a Napoli, in particolare nei quartieri di Barra, Poggioreale e Secondigliano, altri gruppi di rom. C’è poi un altro problema a cui sarà necessario dare delle risposte: quello dei rifugiati e dei nomadi sgombrati dai loro campi. (Maria Nocerino)

scritto da: romesinti alle ore 23:40 | link | commenti
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NAPOLI, 20 giugno 2008 - Parte da Scampia il censimento dei campi di Napoli

Ne parla il viceprefetto responsabile dell'emergenza Rom, Gabriella D'Orso. 20 insediamenti, di cui solo 3 regolari. I rom a Napoli e nel casertano sono circa 6 mila. Alla fine del censimento verrà rilasciato un certificato. Ok dall'Opera Nomadi

 

E’ cominciato da Scampia questa mattina il censimento dei campi Rom di Napoli. Lo rende noto Gabriella D’Orso, Vice-Prefetto responsabile della struttura organizzativa regionale di coordinamento dell’emergenza Rom di Napoli, nel corso di un’intervista telefonica rilasciata a Redattore Sociale. “Per la precisione dal Campo Rosa o ‘campo Svizzero’, come gli stessi nomadi lo hanno ribattezzato, la più ordinata fra le strutture non autorizzate”. Ancora non disponibili i primi dati rilevati dall’operazione, in corso di svolgimento. Le stime approssimative a disposizione della Prefettura, fornite dalla D’Orso, però, parlano di 20 insediamenti su tutta la provincia di Napoli, solo 3 dei quali autorizzati.. Due si trovano a Secondigliano, considerati dalle autorità come un unico villaggio attrezzato perché attigui, che ospitano 600 unità. L’altro si trova a Caivano, nato su Ordinanza Provinciale del Consiglio dei Ministri (Opcm), che ne ospita 130.

“Abusivi i restanti 17 – illustra la viceprefetto D’Orso -, privi di acqua e servizi igienici, che raccolgono il grosso della popolazione Rom napoletana. Circa 4.700 persone, prevalentemente di etnia bosniaca e montenegrina; 6.000 considerando l’area del casertano, dove si presume l’esistenza di altri 350 insediamenti irregolari. Per la provincia di Salerno e di Benevento, invece, dove i nomadi sono soliti transitare, non risulta la presenza di agglomerati stabili precisi”. Nel piano degli enti locali è prevista un’alternativa riguardo i villaggi in auto-costruzione di Casoria e Giuliano.

 

Le modalità del censimento sono ispirate alle direttive previste dall’ordinanza ed alla linea dura tracciata dal Ministro dell’Interno Maroni: foto segnaletiche e rilevamento delle impronte digitali anche per i minori dopo i 14 anni, considerando che gran parte dei Rom del napoletano sono di etnia bosniaca e montenegrina, arrivati in Italia dopo il conflitto nella ex Jugoslavia, quindi apolidi e privi di documenti; solo la fotografia d’identificazione per i più giovani. Dubbi sul metodo scelto vengono dalle associazioni: "Richiedere le impronte digitali anche per i minori - aveva dichiarato due giorni fa il presidente nazionale dell’Opera Nomadi, Massimo Converso, nel corso di un’assemblea in Campidoglio - è contro le norme europee e porterebbe alla creazione di una vera e propria anagrafe etnica".

Contemplato, da parte della Prefettura, il rilascio di un certificato che attesta l’avvenuto censimento, che riporta l’intera composizione del nucleo familiare. “Previste ma non quantificabili le espulsioni. Chi sceglierà di non farsi censire, sceglie la via dell’esclusione sociale”.

 

“Che il censimento non si trasformi in un’operazione di polizia, vogliamo garanzie per i Rom”, ha dichiarato Enzo Esposito dell’Opera Nomadi di Napoli, ricordando che la misura della certificazione è nata grazie ad una proposta dell’Opera Nomadi avanzata, la scorsa settimana, durante un incontro di consultazione svoltosi presso la Prefettura di Napoli, fra il Commissario straordinario per i Rom Alessandro Pansa e l’assessore delle Politiche Sociale Giulio Riccio.

“Una misura importante questa – spiega Esposito –, che strappa dall’invisibilità tantissime persone prive di documento d’identità ma realmente residenti dai 20 ai 40 anni sul territorio campano. Un primo segnale per quei circa 30.000 minori in Italia che, pur essendo registrati dall’amministrazione sanitaria e dal sistema scolastico, rischiano di vedersi negata la cittadinanza, precipitando irrimediabilmente nell’illegalità”. (Loredana Menghi)

scritto da: romesinti alle ore 23:37 | link | commenti
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NAPOLI 10 giugno 2008 - Il Comitato campano con i rom chiede la verità sui fatti di Ponticelli

Il comitato riunisce associazioni, gruppi italiani e rom, rappresentanti della società civile. ''Chiediamo chiarezza sull'episodio del tentato rapimento della bambina, visto che tutti i casi di questi anni si sono rivelati menzogne''

 - La verità sui fatti di Ponticelli, che prenda in considerazione tutte le ipotesi già messe in luce in particolare sul possibile intreccio tra gli interessi edilizi rispetto all’area che è stata incendiata, l’ingerenza della camorra e della politica. La chiede il Comitato campano con i rom che riunisce associazioni laiche e religiose, gruppi italiani e rom, rappresentanti della società civile. “Chiediamo chiarezza in ogni dettaglio sull’episodio del tentato rapimento della bambina napoletana - spiega Sassi Fiore dell’associazione ‘Le donne in nero’ -, visto che tutti i casi di rapimento da parte dei rom emersi sui giornali in questi anni si sono sempre rivelati delle menzogne. Mai nella storia della Repubblica un rom è stato condannato per sequestro di minore”. Nel documento il comitato condanna gli atteggiamenti razzisti e xenofobi che si stanno diffondendo in Italia anche per le responsabilità di giornali, politici e cittadini ma anche la scelta di voler affrontare le problematiche sociali con il ricorso a soluzioni di commissariamento e la volontà del governo di inserire nel nostro ordinamento giuridico il reato di immigrazione clandestina. “Mi vergogno di essere italiano e cristiano - ha commentato il comboniano Alex Zanottelli – di fronte ad un’Italia razzista e che intende varare un decreto che paragona un clandestino ad un criminale, il linguaggio leghista che sta trovando spazio nel nostro Paese fa inorridire. Non bisogna dimenticare, inoltre, che l’Italia ha bisogno degli immigrati”.

Tra le altre denunce la politica degli sgomberi dei campi rom, che, secondo i membri del comitato, vengono eseguiti senza l’individuazione di soluzioni alternative e in violazione del diritto alla casa e di conseguenza alla salute, allo studio, alla vita familiare, così come previsto dalla convenzione europea dei diritti umani.

 

“Tutta la vicenda svoltasi nei ‘Vespri di Ponticelli’ - ha aggiunto il gesuita Domenico Pizzuti che lavora da anni presso i campi di Scampia - con i raid progressivi contro i diversi campi dimostra senza ombra di dubbio un disegno concertato mirante alla cacciata di tutti i rom dal quartiere per un intreccio di interessi politico-affaristici e criminali che va disvelato. È quindi un affaire orchestrato sulle vite delle famiglie rom di Ponticelli che rischiano di essere trattati come rifiuti umani da espellere dalla vista”. 

Il comitato chiede inoltre la regolarizzazione per tutti i rom che vivono sul nostro territorio l’adozione di politiche non ghettizzanti e il loro coinvolgimento nei tavoli in cui si decide del loro futuro.

“Da anni chiediamo di poter essere integrati nel tessuto sociale e politico della città – ha sottolineato Nino Smajovic, rom jugoslavo che vive a Scampia - ma l’Italia, paese democratico, dimostra di non accogliere le minoranze, le istituzioni non ci aiutano e non ci danno la possibilità di avere il permesso di soggiorno e di lavorare, non è vero che siamo nomadi e che amiamo vivere nel dregrado dei campi ma per fittare una casa ci vogliono i soldi e per guadagnare bisogna avere un lavoro. Per questo chiediamo di partecipare ai tavoli istituzionali dove si decide della nostra vita”.

 

“Siamo felici che i rom si vogliano auto-organizzare e autorappresentare - ha concluso Marco Nieli, presidente dell’Opera Nomadi di Napoli che ha denunciato tra l’altro il perpetrarsi delle violenze e di atti intimidatori nei confronti dei rom fuggiti da Ponticelli - per questo invito il popolo rom ad essere unito e a superare le divisioni che non giovano alla loro causa. È ora che partecipino in maniera attiva anche alle manifestazioni che organizziamo per loro, perché è necessaria una forte pressione politica per poter cambiare le cose”.

scritto da: romesinti alle ore 22:53 | link | commenti
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NAPOLI 28 MAGGIO 2008 - ROM/ BASSOLINO: ESPLOSIONE INTOLLERANZA GRAVISSIMA

Impegnarci per evitare che si scateni nuovamente la violenza

Napoli, 28 mag. (Apcom) - Anche oggi Napoli e la Campania hanno dovuto registrare un atto di intolleranza nei confronti dei Rom. Lo ha detto il presidente della Regione, Antonio Bassolino, in un intervento sul suo blog. "Oggi a Ponticelli qualche delinquente ha incendiato uno dei campi rom risparmiati dalle fiamme dei giorni scorsi. Ancora una volta siamo chiamati tutti a fare i conti con un'esplosione di intolleranza gravissima, che dopo tante giuste polemiche e denunce, e dopo anche assurde giustificazioni, continua a covare sotto la cenere di quei roghi. Innanzitutto dobbiamo impegnarci per evitare che si scateni nuovamente quella violenza. Dopo gli attacchi e la fuga dei nomadi da Ponticelli, rischiamo infatti di vedere quelle tensioni trasferirsi in altre zone della città, magari già afflitte da situazioni di degrado".

Il governatore ha inoltre scritto che la Regione ha convocato un tavolo a cui, oltre a rappresentanti della Prefettura, del Comune e della VI Municipalità, partecipano Opera Nomadi, Sant'Egidio e Caritas. "Per trovare risposte adeguate alla questione l'assessorato alle Politiche sociali ha attivato due gruppi di lavoro, uno per le problematiche logistiche, uno per quelle giuridiche. Da un lato - spiega - si tratta di individuare aree o strutture disponibili per accogliere gli insediamenti in modo dignitoso. Dall'altro vanno sostenuti legalmente, prima di tutto, coloro che giungono qui da Paesi in cui sono oggetto di discriminazione e persecuzione. Bisogna fare in fretta e collaborare per garantire accoglienza e sicurezza". Emergenza della quale ha parlato oggi telefonicamente con il ministro dell'Interno, Roberto Maroni per "uno scambio di informazioni e di idee in relazione alla prossima ordinanza di Protezione Civile che nomina il prefetto Pansa commissario ai Rom".

Bassolino aggiunge che "per andare avanti in modo giusto, accanto alle attività del Commissariato, saranno indispensabili politiche attive del Governo e di tutte le istituzioni locali, iniziative delle associazioni e del volontariato, un forte investimento sulla scuola come grande luogo di dialogo e di inclusione. Un luogo in cui i nostri figli costruiscano assieme ai figli dei cittadini immigrati e, sempre di più, assieme ai figli dei Rom una società più aperta e consapevole di quella in cui viviamo noi". "Negli occhi - conclude - scorrono ancora le immagini dei bambini Rom spaventati davanti alle fiamme, i loro volti impauriti e, per contrappunto, le brutte facce rabbiose ed invasate di teppisti e di camorristi che infierivano sugli accampamenti. Quelle immagini tolgono il respiro. Facciamo in modo che non accada mai più".

scritto da: romesinti alle ore 22:16 | link | commenti
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Napoli 28 giugno 2008 I temi choc degli alunni:"Giusto bruciare i campi rom"

I prof della scuola: bambini presenti ai raid

Giuseppe scrive: non se ne sono andati con le buone e abbiamo usato la forza

E qualche scolaro del San Giovanni Bosco chiede scusa: cerchiamo per loro un lavoro

 

Hanno assistito ai roghi dalle finestre di casa, la sera del 13 maggio. Il giorno dopo altro fumo; tanto da entrare persino in classe, nella scuola di via De Meis. La puzza ha costretto insegnanti e alunni a chiudere le finestre. Lì per lì neppure era chiaro che stessero andando a fuoco le baracche dei nomadi, i rom stipati nei campi a due passi dalle loro abitazioni e dalla loro scuola. «Io pensavo che stessero bruciando la spazzatura» racconta Michele, 8 anni. Gli alunni dell´istituto comprensivo San Giovanni Bosco, a Ponticelli, hanno avuto contezza di quel che stava accadendo - delle fiamme che stavano distruggendo le povere cose che i rom in fuga avevano abbandonato precipitosamente - solo quando sono usciti da scuola. In classe, per l´intera mattinata, la vicenda della giovane rom accusata di tentato rapimento e l´ira degli abitanti della zona contro i nomadi accampati a Ponticelli avevano tenuto banco nelle discussioni tra ragazzini e docenti. Un argomento che da due settimane è all´ordine del giorno, a scuola. Fino ai temi che i piccoli dell´istituto San Giovanni Bosco hanno scritto l´altro giorno, raccontando angosce ed esprimendo giudizi sull´accaduto. Chiedendo scusa ai bambini rom, talvolta, ma più spesso prendendo le parti di chi ha lanciato le molotov nei campi dei nomadi.

«La gente ha fatto bene a bruciare i campi». «Hanno fatto bene - spiega Giuseppe - visto che i rom non se ne sono andati con le buone, abbiamo dovuto usare le maniere forti». Parole terribili. Ancor più perché scritte, dunque frutto di una riflessione. «Non siamo razzisti, ma loro si sono presi troppo la mano e quindi noi abbiamo dovuto incendiare i loro campi». Parole terribili anche perché mostrano una totale adesione all´azione compiuta dagli abitanti del quartiere. «Noi abbiamo dovuto incendiare i loro campi» scrive Ugo. «Noi», non «loro». E Ugo e Giuseppe non sono i soli ad essere contenti «che i rom siano dovuti scappare». «I residenti - sono le parole di Francesco - sono stati eccessivi, ma forse hanno ragione perché sono stati lasciati soli». Frasi che i bambini - gli autori dei temi in questione hanno tra i 9 e gli 11 anni - scimmiottano dagli adulti, come afferma anche il vicepreside della loro scuola, il professore Mariano Coppola. «Questi bambini sono stati coinvolti in pieno - afferma - e non tutti hanno ben colto la gravità dell´accaduto. Ecco perché da giorni stiamo lavorando con loro per fargli capire cosa è davvero successo, per ribadire che si tratta di episodi di violenza che non vanno ripetuti». Coppola è testimone di alunni «che hanno raccontato di aver preso parte ai raid e che, anche dopo, hanno ribadito con fermezza la loro posizione». E la scuola non può trincerarsi dietro i ragazzini - che pur ci sono - che hanno condannato la violenza, «quindi - aggiunge il docente - dobbiamo continuare a lavorare ogni giorno per trasmettere i giusti valori a tutti gli alunni, innanzitutto quelli che fuori dalle classi, in famiglia, in strada, sono influenzati dagli esempi e dagli insegnamenti negativi».

Un impegno che l´istituto San Giovanni Bosco ha condiviso spesso con i rappresentanti di "Libera" e con il numero uno, in Campania, dell´Associazione nazionale contro le mafie, don Tonino Palmese. Che considera le affermazioni dei bambini «un segnale da non sottovalutare, un segnale che deve far riflettere noi educatori». Don Tonino Palmese i bambini che hanno scritto quelle frasi li conosce uno ad uno. Li ha incontrati a scuola, più volte; ha parlato loro di malavita e vittime della mafia, di camorra e legalità. «È la criminalità - spiega ora ai ragazzini - ad aver pilotato la protesta contro i rom. A Ponticelli si sono scontrati due popoli: uno, quello dei rom, dove c´era qualche delinquente, un altro, quello degli abitanti della zona, dove c´erano molti delinquenti».

«Chi ha fatto del male ai rom adesso dovrebbe chiedere scusa» si legge in uno dei temi, e Grazia suggerisce che si ponga rimedio «cercando loro dei posti di lavoro». Il lavoro è una delle chiavi nella lettura della vita dei rom da parte dei piccoli di Ponticelli: «I rom possono anche restare, ma devono lavorare. Non gli chiediamo di fare lavori duri - ha scritto Francesca - possono sopravvivere con qualsiasi attività, basta che non sia illegale». Perché «se vogliono restare non devono rubare e devono rispettare i bambini» sostiene Katia. Mentre per Anna, evidentemente più attenta alle questioni poste dagli insegnanti, il problema va affrontato a livello europeo: «Gli Stati dovrebbero creare parchi europei per i rom. Ogni parco dovrebbe funzionare come una piccola società economica e culturale», con tanto di «campi per l´agricoltura, officine per artigiani, teatrini per gli spettacoli. Noi saremmo felici di comprare il biglietto per questi spettacoli o oggetti d´artigianato».


 

scritto da: romesinti alle ore 22:10 | link | commenti
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Napoli, card. sepe: "Contro rom la camorra e ideologia estremista"

"Ci sono state strumentalizzazioni ideologiche"




"Anche quando è scoppiata la rivolta nessuno ha portato un pò di latte e di cibo a questi bambini, la violenza e' stata aizzata in modo strumentale''



Citta' del Vaticano, 28 mag. - (Adnkronos) - Nelle violenze contro i campi rom verificatisi a Napoli c'e' la mano della camorra e di un'ideologia estremista. E' quanto ha affermato questa mattina il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, nel corso della presentazione del volume 'Il caso zingari' curato dalla comunita' di Sant'Egidio. ''A Ponticelli -ha detto il porporato- ci sono state strumentalizzazioni ideologiche, c'e' anche chi ha pescato nel torbido al di la' dei rom sfruttando il disagio sociale; poi c'e' la coincidenza con l'azione camorristica nella zona''.



Dal punto di vista dell'estremismo ideologico, ha sottolineato il cardinale, ha influenzato negativamente la popolazione ''un forte richiamo al nazionalismo, al provincialismo, al campanilismo. Si e' voluto in questo modo dar sfogo alla preoccupazione della gente''.



Quindi il cardinale ha spiegato: ''In questi campi rom l'unica presenza da molti anni e' quella della Chiesa e nonostante i solleciti fatti perche' si prendesse coscienza di una realta' non e' arrivata nessuna risposta. L'unica istituzione che si e' impegnata per dare istruzione ai bambini rom e' stata la comunita' di Sant'Egidio. Anche quando e' scoppiata la rivolta nessuno ha portato un po' di latte e di cibo a questi bambini, la violenza e' stata aizzata in modo strumentale''.


NAPOLI: CARD.SEPE, TEMI ANTI-ROM SPAVENTOSI, FRUTTO DELLA DEMAGOGIA  

(ASCA) - Roma, 28 mag - Un segnale ''spaventoso'', conseguenza della ''demagogia'' e dell'estremismo ideologico che riesce a colpire i bambini'': parlando con i giornalisti a margine della presentazione del libro ''Il caso zingari'' curato dalla comunita' di Sant'Egidio ed edito da Leonardo International, l'arcivescovo di Napoli, card. Crescenzio Sepe, ha descritto cosi' i contenuti dei temi di alcuni ragazzi napoletani, che hanno scritto che ''abbiamo fatto bene a cacciare via'' i Rom dal campo di Ponticelli.



''E' lo stesso fenomeno - ha aggiunto - che aveva portato in alcuni temi a fare l'esaltazione della camorra''. Per il cardinale, non si tratta di ''bambini, ma di adulti cresciuti improvvisamente''.



L'arcivescovo del capoluogo campano non riesce a spiegarsi ancora i raid contro i campi nomadi: ''Le periferie sono piu' sensibili all'apertura all'altro, ma allo stesso tempo hanno mostrato una fortissima chiusura''. All'origine della violenza, secondo Sepe, c'e' la ''strumentalizzazione di forze che hanno pescato nel torbido'', insieme alla ''coincidenza con forze camorristiche''. L'arcivescovo ha fatto anche riferimento alla ''contraddizione'' tra la forza di ''aggregazione nazionale'' presente nel Paese e i rischi ''di campanilismo e regionalismo''.



Per risolvere il problema, secondo il cardinale e' necessario affermare una ''identita' aperta, rispettosa dell'identita' dell'altro'', pronta al ''riconoscimento di quelli che sono i diritti e i doveri e all'integrazione del territorio''.

scritto da: romesinti alle ore 22:06 | link | commenti
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domenica, 29 giugno 2008

Napoli 25 maggio 2008 -In tribunale i bimbi rom «scomparsi»

il manifesto del 25 Maggio 2008


Lunedì l'europarlamentare ungherese Mohacsi, in visita nei campi nomadi, aveva denunciato gravi violazioni dei diritti umani

I. U.

 

Napoli

La scomparsa di alcuni bambini rom a Napoli non è esattamente da attribuire a casi di desaparecidos, come annunciato lunedì dall'europarlamentare ungherese rom Viktoria Mohacsi. La situazione è ben diversa, forse ancora più difficile. L'esponente della plenaria di Strasburgo che in visita in Italia ha denunciato «le gravissime violazioni di diritti umani» nelle baraccopoli di Roma e Napoli, non ha potuto però comprendere in pieno la tragica vicenda di quasi un centinaio di bambini rom, e forse più, a causa di un problema di traduzione. Così almeno precisa l'associazione Opera Nomadi che, puntualizzando la questione, apre un capitolo, se vogliamo, ancora più drammatico. Sono decine e decine i bambini rom che vengono «prelevati» dal Tribunale dei minori di Napoli, dalle loro famiglie e nella maggior parte dei casi trascorrono mesi e mesi prima che possano rivederle. Non soltanto dodici come nel caso sollevato dalla Mohacsi.

Per alcuni come Mirko, uno dei papà rom sfuggito la settimana scorsa all'attacco incendiario nei campi di Ponticelli, possono trascorrere anche due anni. La figlia di Mirko, vittima di una violenza sessuale da parte di ragazzi napoletani chiede di vedere la famiglia, ma a distanza di due anni, l'incontro non è ancora avvenuto. Il papà Mirko non riesce a spiegarsi come il mancato controllo della ragazzina di dodici anni possa tramutarsi in fine della patria potestà. «In questo caso in particolare - spiega Cristian Valle, uno degli avvocati che collabora con Opera Nomadi - il papà si è anche costituito parte civile nel processo per stupro, ma per ora non ha ancora potuto vedere la bambina». Mirko non sa neanche dove si trovi la sua piccola. «Ogni volta che ci incontra - spiegano gli operatori di Opera Nomadi - chiede come sia possibile tutto questo».

E veniamo a cosa dice la legge. La procedura è abbastanza complessa e riguarda l'intervento della pubblica autorità a favore dei minori, prevista dall'articolo 403 del codice civile, in caso in cui il minore sia stato trovato abbandonato o «allevato in locali insalubri e pericolosi». In seguito all'intervento del tribunale, i genitori possono rivendicare la patria potestà e, intanto che le autorità giudiziarie verificano la possibilità o meno dei genitori di provvedere al figlio assistito nel frattempo dai servizi sociali, la famiglia può avere incontri periodici con il bambino. Qui sorge il primo problema. «Le case famiglia spesso non si assumono la responsabilità di organizzare gli incontri perché non si sentono in grado di gestirli - spiegano ancora da Opera Nomadi - gli assistenti sociali dicono che le figure competenti sono i pm, ma i pubblici ministeri, naturalmente, ricordano che a farlo devono essere gli assistenti sociali. E quindi l'incontro viene rimandato per mesi». I figli del vento, che dalla burocrazia vogliono sfuggire, rimangono imbrigliati nelle maglie di una procedura complicata.

E negli ultimi tempi la situazione è anche peggiorata perché le condizioni di indigenza e elemosina che caratterizzano la vita dei campi vengono scambiate con sempre più facilità per induzione all'accattonaggio. Si moltiplicano quindi i processi nei confronti di genitori rom che, spesso, hanno come unica colpa quella di non avere una casa e un lavoro. E dire che se un rom vuole iscrivere suo figlio a scuola non riesce mai a farlo. «Quasi sempre a Napoli ci siamo trovati di fronte a scuole che dicono di non avere posti - raccontano da Opera Nomadi - ancora peggio se il genitore vuole trovare un lavoro: non viene considerato». Prima ancora del lungo iter di integrazione per il quale, ha ricordato sempre la Mohacsi «l'Italia non ha chiesto neanche i soldi previsti dalla Ue», i bambini vengono affidati ad altre famiglie. In caso di risposta negativa da parte del Tribunale, alcuni vengono adottati direttamente da famiglie italiane. In altri casi ancora i genitori non sono in grado di reclamare la potestà genitoriale per problemi linguistici e incapacità di richiedere assistenza da parte degli avvocati.

scritto da: romesinti alle ore 23:43 | link | commenti
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Viktoria Mohacsi: ''A Napoli incursioni della polizia nei campi per malmenare i rom''

Roma 19 maggio 2008 - Incursioni notturne della polizia nei campi nomadi napoletani. Obiettivo: malmenare e minacciare i rom. Si tratterebbe di "vere e proprie razzie, che si sono moltiplicate dopo il caso del presunto rapimento di una bambina da parte di una ragazza rom". A denunciare l'episodio e' l'europarlamentare Rom, Viktoria Mohacsi, intervenendo oggi al convegno 'Emergenza carceri come conseguenza dello sfascio della giustizia', organizzato nella sede dei radicali, a Roma.

"Durante la nostra visita ad alcuni campi nomadi nel napoletano- continua Mohacsi- abbiamo scoperto che questi campi vengono regolarmente visitati dalla polizia, soprattutto nelle ore notturne". In pratica, "ci e' stato raccontato che alcuni poliziotti si presentano verso mezzanotte in questi insediamenti, e prendono a botte i rom che ci vivono senza dire nulla". Di solito, "dopo queste vere e proprie razzie che avvengono di fronte a tutti, la polizia porta con se' una ventina di persone che vengono arrestate per 48 ore e sottoposte ad altri maltrattamenti non solo fisici. Successivamente, i rom prelevati vengono rilasciati senza alcun documento o foglio in mano che ne dimostri la detenzione". A Napoli, "la situazione e' particolarmente grave, anche perche' questi episodi si sono moltiplicati da quando c'e' stato l'episodio del presunto rapimento di un bambino da parte di una ragazza rom".

Si tratta, conclude l'europarlamentare rom ungherese "di episodi gravissimi che, tra l'altro, avvengono spesso ai danni di persone che non hanno alcun precedente penale".

scritto da: romesinti alle ore 23:37 | link | commenti
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Napoli 19 maggio 2008 - Bimbi ''rubati'' ai Rom: la denuncia della deputata europea rom

Roma 19 maggio 2008 - Bambini rom tolti ai genitori dal tribunale dei minori dei quali si sarebbero perse completamente le tracce. Alcuni di questi bambini erano accusati di accattonaggio, ma da due anni i genitori non sanno piu' nulla della loro sorte. A denunciare l'episodio e' l'europarlamentare ungherese Rom, Viktoria Mohacsi, che e' intervenuta questa mattina alla conferenza organizzata dai radicali 'Emergenza carceri come conseguenza dello sfascio della giustizia', organizzata nella sede dei radicali a Roma.


"Ho raccolto personalmente tutti i documenti riguardo a 12 casi di bambini scomparsi a Napoli a seguito di un intervento del tribunale- spiega Mohacsi-. Ma, secondo l'avvocato dell'Opera nomadi, il numero di questi casi sarebbe addirittura di diverse centinaia". Il problema "e' che questi bambini sembrano spariti nel nulla, e di loro non c'e' piu' traccia da nessuna parte". Durante un giro in alcuni campi nomadi di Roma e Napoli, continua l'europarlamentare rom, "mi e' stato raccontato personalmente dai genitori quanto accaduto. Un uomo di 55 anni, risiedente in un campo nomadi napoletano, mi ha detto che 2 anni fa, scendendo dal tram, si e' visto sequestrare i bambini che lo accompagnavano da 2 poliziotti". Di questi bambini "si sono perse completamente le tracce ed e' allucinante che i genitori siano cosi' disperati, perche' non ne sanno piu' nulla".

Per questo, Mohacsi ha rivolto un appello alla delegazione radicale nel Parlamento italiano, affinche' "domandi al ministro dell'Interno che fine hanno fatto questi bambini e in quali luoghi vengono tenuti. Se veramente fosse confermato che il tribunale non sa spiegare che fine hanno fatto, le conseguenze sarebbero molto pesanti e credo che l'Unione europea dovrebbe prendere dei provvedimenti in merito".

La parlamentare ungherese rom a Bruxelles ha anche annunciato che proprio oggi "il presidente del gruppo europarlamentare liberale parlera' di questi fatti avvenuti in Italia all'assemblea riunita in seduta plenaria". E, ha concluso, "anche io riferiro' oggi, alle 19, nella stessa sede".

scritto da: romesinti alle ore 23:34 | link | commenti
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Roma 19 maggio 2008 - Viktoria Mohacsi europarlamentare rom: ''A Napoli incursioni della polizia nei campi per malmenare i rom''

Roma 19 maggio 2008 - Incursioni notturne della polizia nei campi nomadi napoletani. Obiettivo: malmenare e minacciare i rom. Si tratterebbe di "vere e proprie razzie, che si sono moltiplicate dopo il caso del presunto rapimento di una bambina da parte di una ragazza rom". A denunciare l'episodio e' l'europarlamentare Rom, Viktoria Mohacsi, intervenendo oggi al convegno 'Emergenza carceri come conseguenza dello sfascio della giustizia', organizzato nella sede dei radicali, a Roma.

"Durante la nostra visita ad alcuni campi nomadi nel napoletano- continua Mohacsi- abbiamo scoperto che questi campi vengono regolarmente visitati dalla polizia, soprattutto nelle ore notturne". In pratica, "ci e' stato raccontato che alcuni poliziotti si presentano verso mezzanotte in questi insediamenti, e prendono a botte i rom che ci vivono senza dire nulla". Di solito, "dopo queste vere e proprie razzie che avvengono di fronte a tutti, la polizia porta con se' una ventina di persone che vengono arrestate per 48 ore e sottoposte ad altri maltrattamenti non solo fisici. Successivamente, i rom prelevati vengono rilasciati senza alcun documento o foglio in mano che ne dimostri la detenzione". A Napoli, "la situazione e' particolarmente grave, anche perche' questi episodi si sono moltiplicati da quando c'e' stato l'episodio del presunto rapimento di un bambino da parte di una ragazza rom".

Si tratta, conclude l'europarlamentare rom ungherese "di episodi gravissimi che, tra l'altro, avvengono spesso ai danni di persone che non hanno alcun precedente penale".


scritto da: romesinti alle ore 23:33 | link | commenti
categorie: roma, napoli, articoli nazionali

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