Romano Lil - Rom, Sinti e Camminanti in Italia

venerdì, 12 giugno 2009

Padova: Il Pdl: «Sociale penalizzato Troppi soldi per gli stranieri»

ballottaggio alle comunali
Dossier di Marin e Saia: «Ecco i contributi del sindaco e della Ruffini»

In coppia: Maurizio Sala e Marco Marin insieme
(Gobbi/Bergamaschi)

PADOVA - Ci sono i 5000 euro per la festa nazionale della Romania, i 500 per la proiezione di un film cingale­se, i 3 mila per la festa della famiglia africana e i 1500 per un torneo di calcio nigeria­no. Foglio Excel alla mano, Marco Marin con a fianco il senatore di An Maurizio Saia mette sotto tiro la politica dell'Immigrazione targata «Zanonato- Ruffini». «L'ulti­mo bilancio che ho approva­to come assessore al Sociale - attacca il candidato del centrodestra -, era di 13 mi­lioni 322 mila euro. Quest'an­no, a cinque anni di distan­za, con il costo della vita che è aumentato come tutti sap­piamo, non sono andati ol­tre ai 14 milioni 936 mila eu­ro».

«Il problema è che le prio­rità di questa giunta erano ben altre» rincara la dose l'ex olimpionico. Priorità che l'esponente elenca minu­ziosamente con una certa soddisfazione: «Una priorità per la giunta Zanonato- Ruf­fini è per esempio la festa per l'Indipendenza del Benin per cui sono stati stanziati 1 e 500 euro, 2500 sono andati invece per un torneo di cal­cio della Diaspora africana». «Leggendo tutto il lunghissi­mo elenco ci s'imbatte in vo­ci paradossali- rincara la do­se Marin-. Sono stati spesi 5 mila euro per corsi di lingua araba per minori e autocto­ni. Invece d'insegnare agli stranieri l'italiano, si finan­ziano lezioni di lingua stra­niera, magari indirizzati ai non italiani».

«Checché ne dicano a pa­lazzo Moroni, in questi anni le ore complessive dell'assi­stenza domiciliare sono di­minuite - aggiunge -. In compenso il centrosinistra investe 2 mila euro per spie­gare ai padovani come si fe­steggia la Pasqua in Roma­nia o 1500 per il capodanno dello Sri Lanka». «I padovani devono sapere che in questi anni Zanonato e la sua giun­ta hanno stanziato migliaia e migliaia di euro in favore di associazioni che si occupano di immigrazione. Di queste quella più a destra è l'Arci» polemizza invece Saia che, dopo essere rimasto in di­sparte durante la prima par­te della campagna elettorale, ora torna al centro della sce­na. «Dal momento che per l'integrazione dei nomadi il comune si appoggia all'Ope­ra nomadi- conclude il Sena­tore-, questi signori dovreb­bero spiegarci come mai ogni angolo del centro stori­co è occupato da qualche rom che chiede l'elemosina. Bisogna chiamare le cose con il loro nome: qui siamo di fronte ad un vero e pro­prio racket dell'accattonag­gio davanti al quale in molti preferiscono girarsi dall'al­tra parte».

 
Alberto RodighieroCorriere del Veneto
 

 La risposta dell'Opera Nomadi di Padova è sempre uguale, come abbiamo risposto a Menorello (pdl) - Ex Assessore della Giunta Destro 1999/2004,   rispondiamo anche al Senatore ed ex Vice Sindaco Maurizio Saia:

 

Dopo aver letto oggi sul "Corriere del Veneto"  l'ennesima polemica contro di  noi,  innescata  questa volta dal Senatore Maurizio Saia del Pdl exVice Sindaco della Giunta Destro (1999-2004) sopra citata, ci sentiamo in dovere di ribattere quanto segue: i Rom che chiedono l'elemosina a Padova non sono un numero così elevato, appartengono a gruppi itineranti  non stanziali  ed è molto difficile avvicinarli. Per tutte queste ragioni chiaramente non è stato possibile procedere ad un monitoraggio per poter avviare progetti di integrazione.    Comunque, se si tratta di un "racket dell'accattonaggio" come pensa  il Senatore Saia, non è certo compito della ns. associazione individuare i mandanti, ma spetta alle forze dell'ordine".

 

Per quanto riguarda il ns. lavoro a Padova e il ns. rapporto con la Giunta Zanonato, facciamo presente che abbiamo lavorato, sia per la scolarizzazione dei bambini Rom e Sinti, sia per la gestione delle aree nomadi comunali, anche con l'Assessore Marin della Giunta Destro oggi candidato Sindaco per il PDL. 

Di seguito riportiamo la risposta alla polemica di un anno e mezzo fa di un altro componente del PDL.  

 Ad un anno di distanza, dopo aver letto oggi su "Il Gazzettino" la stessa polemica, innescata dalla futura realizzazione del "Villaggio della Speranza" per i Sinti Veneti (cittadini italiani anzi padovani), abitanti nell'area nomadi dell'ex via Tassinari in Corso Australia, ci sembra d'obbligo rispondere nuovamente alle affermazioni del Consigliere Comunale di Forza Italia avv. Domenico Menorello. Il protocollo firmato tra L'Amministrazione Comunale di Padova e l'Opera Nomadi non dà alcuna carta bianca alla nostra associazione; si tratta infatti di un progetto già concordato dalla fine dell'anno 2006, che sarà, in itinere, sotto stretto controllo dello stesso Comune di Padova. E' un progetto di autocostruzionedi undici abitazioni di 50 mq. che permetterà ai Sinti Veneti, presenti nell'area nomadi di via Tassinari, un percorso di integrazione e di inserimento lavorativo per sette giovani che non hanno ancora trovato lavoro, attraverso un corso di formazione professionale che potrà valere anche per il futuro inserimento lavorativo come operatori edili. Le casette che verranno costruite sono la risposta alla loro esigenza, dettata dalla cultura d'appartenenza, di vivere in piccole aree attrezzate, a gruppi familiari allargati. L'abitare in casette, assegnate in locazione, con il proprio numero civico, con le proprie utenze, con il proprio servizio igienico, rappresenterà l'inizio di un nuovo percorso di vita autonomo e responsabile all'interno del ns. tessuto urbano e sociale, svincolato dalla logica assistenziale perpetrata fino ad oggi. I Sinti Veneti sono presenti in Italia e nel Veneto dal 1400 circa, la loro principale occupazione era, fino a poco tempo fa, il lavoro dello spettacolo viaggiante, le piccole giostre, i circhi, ecc, lavoro che, con il tempo, è divenuto sempre più precario con introiti insufficienti per mantenere in modo adeguato e decoroso le famiglie. Da semi-nomadi (si spostavano in alcuni periodi dell'anno seguendo le fiere e le sagre) sono perciò divenuti stanziali.

I figli, seguiti dal ns. progetto di scolarizzazione attivo da anni (anche durante la Giunta Destro di centro-destra) in Convenzione con l'Assessorato ai Servizi Scolastici, frequentano regolarmente la scuola materna, elementare e media e alcuni anche le scuole superiori. Rimane problematico l'accesso alle risorse (lavoro autonomo o dipendente), a causa molto spesso dei pregiudizi esistenti.

Le loro richieste di poter finalmente mutare le condizioni di vita emarginanti e discriminanti, come possono essere quelle della vita in un campo nomadi, dopo essere state attentamente valutate, sono state accolte dall'Amministrazione Zanonato.

Per quanto riguarda la Convenzione annuale di € 38.500,00.= che servono per la gestione delle due aree nomadi da parte di 6 operatori, sono gli stessi importi annuali che venivano assegnati alla ns. associazione anche dalla Giunta Destro (della quale faceva il senatore Saia come Vicesindaco, il Dott. Marco Marin come Assessore al Sociale e anche l'avv. Menorello).

Questo importo per quanto ci riguarda, una volta superati i campi nomadi verrà risparmiato dall'Amministrazione Comunale perché non ci sarà più bisogno di gestione. Quanto costano e quanto sono costati i campi nomadi alle Amministrazioni Comunali in Italia in questi anni? Questi soldi potevano sicuramente essere spesi molto meglio così come sta facendo oggi, l'Amministrazione Comunale di Padova.

Il progetto di Padova per lo smantellamento dei campi e la sistemazione delle famiglie che hanno i requisiti in abitazioni, l'individuazione di piccoli terreni da acquistare da parte delle persone rimaste in via Longhin e soprattutto la realizzazione del "Villaggio della Speranza autocostruito" sono stati individuati come "buone pratiche" in Convegni Nazionali ed Europei per l'integrazione dei Rom e dei Sinti, tanto è vero che il Ministero della Solidarietà Sociale ha inserito proprio Padova tra le quattro città destinatarie del finanziamento statale del "Bando di inclusione sociale" a favore dei Rom e dei Sinti.

La contrapposizione, l'ostilità, l'emarginazione e il disconoscimento delle persone portano all'insanabilità, e alla radicalizzazione dei conflitti, la generalizzazione e la criminalizzazione nei confronti di tutto un popolo, come si sta facendo in questi giorni a causa di un grave ed efferato episodio accaduto a Roma, offre lo spunto anche al consigliere comunale avv. Menorello per etichettare tutti i Rom e i Sinti come persone indegne, indesiderate, anormali e addirittura rapitrici di bambini: infatti l'avv. Menorello tira in ballo la ricerca di Denise Pipitone avvenuta anni fa al campo di via Longhin senza specificare come sarebbe doveroso che la ricerca ha avuto un esito assolutamente negativo.

Ricordiamo inoltre che la Giunta Destro, spese € 250.000,00.= (come da Delibera Comunale dell'8 luglio 2002) per l'adeguamento degli impianti nel campo nomadi di via Lungargine San Lazzaro n° 2 e non certo per favorire l'integrazione degli ospiti ma per mantenere la logica del campo-ghetto, logica contro la quale la ns. associazione si batte ormai da anni. I campi nomadi vanno superati in quanto sono veri e propri ghetti senza servizi igienici adeguati, moderni campi di concentramento come sono stati considerati dall'Unione Europea.


scritto da: romesinti alle ore 14:59 | link | commenti (1)
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venerdì, 29 maggio 2009

Venezia: il Prefetto nominato Commissario Straordinario per i Rom - Opera Nomadi non c'è nessuna emergenza

20090529.PD.pdf - Adobe Reader Firmata ieri dal premier Silvio Berlusconi l'ordinanza che nomina il prefetto del capoluogo

Commissario anti rom in Veneto - Maroni emergenza in regione

Opera Nomadi:nella nostra regione i progetti di superamento campi sono già a ottimo punto
francesca.fungher epolis.sm

â–  Dopo Roma, Milano e Napoli, anche Torino e soprattutto Venezia avranno il loro commissario delegato per i campi nomadi. A gestire in Veneto «la grave situazione di alcuni insediamenti, caratterizzati da condizioni di degrado che mostrano un'incidenza negativa soprattutto su bambini e ragazzi », come  sostenuto dal ministro dell'Interno Roberto Maroni, sarà il capo dell'ufficioterritoriale del Governo di Ca' Corner, che avrà il compito di coordinare gli interventi per passare, sostanzialmente, dai campi ai villaggi attrezzati.

Anche se per gli addetti ai lavori, né nella terraferma veneziana né nel resto del Veneto c'è un'emergenza. E anzi, il superamento dei campi nomadi è già un dato di fatto. Parlando appunto di fatti, sul tavolo comunque ne restano due. Da una parte il decreto firmato ieri mattina dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Che oltre a prorogare fino a dicembre 2010 il commissariamento a Milano, Roma e Napoli per concludere i progetti avviati, introduce la figura anche nei capoluoghi veneto e piemontese. A Venezia la carica diventerà operativa non appena sarà nominato, è ovvio, il nuovo prefetto che succederà a Guido Nardone.

Il tutto «in accoglimento delle richieste provenienti da quelle realtà regionali», precisa Maroni. Ma chi si occupa in Veneto proprio di queste realtà, si chiede dove sia quest'allarme sociale.

«Qui non c'è nessuna emergenza - esordisce Renata Paolucci, Opera Nomadi - anzi ci sono progetti di integrazione e riqualificazione avanzati come autocostruzione di alloggi, ristrutturazione dei campi o presenza di famiglie allargate su terreni di proprietà della famiglia stessa». E per quanto riguarda il degrado e la situazione dei minori? «Dico solo che il 95 per cento dei ragazzini delle realtà rom e sinti frequenta la scuola».

Nello specifico, nel Veneziano il campo sinti di via Vallenari si sta trasformando giorno dopo giorno in un - pur contestatisssimo - villaggio attrezzato.   

A Padova, ad esempio, dei circa 400 rom e sinti vivono tra i campi di via Longhin (circa 55 residenti), via Tassinari con (8 roulotte) e una trentina di micro- insediamenti su terreni di proprietà.

A Treviso l'ultimo campo è stato sgomberato nel 2006 e quasi tutte le famiglie sinti sono sistemate in alloggi Ater nel quartiere popolare di via Bindoni.

A Vicenza restano un campo comunale in via Criccoli e una ventina di insediamenti provati. «Lì dove c'erano emergenze, le stiamo risolvendo » chiude Paolucci. â– 


giovedì, 28 maggio 2009

Padova: un Sinto per il Consiglio Comunale di Padova

 
L'altra sinistra, quella della falce e martello. Pronta ad appoggiare la coppia Zanonato-Albuzio, in attesa di trovare un accordo di programma. Una sinistra orgogliosa dei propri risultati e fiera delle proprie idee, un partito a tre anime formato da Rifondazione, Comunisti italiani e una buona parte di indipendenti che, senza nessuna tessera specifica, si ritrova nelle posizioni di chi porta avanti la tradizione comunista. Con un collante preciso, come confermano assieme Paolo Benvegnù e Massimo Berto, rispettivamente segretari e candidati di Rifondazione (provinciale) e Comunisti italiani.  «Non vogliamo che forze di destra possano governare la città e i dintorni». Nessun dualismo, almeno nelle intenzioni, con Sinistra per Padova. Le liste, presentate ieri insieme al simbolo, prevedono Daniela Ruffini - assessore uscente - capolista per palazzo Moroni e l'indipendente Renzo Soranzo per la provincia. Il messaggio è chiaro: si resta nella coalizione, ma solo per non far vincere gli altri. Anche in caso di eventuale buon risultato alle urne, finché non c'è convergenza sui programmi con il centrosinistra non si può governare. Con riferimento ad alcune scelte (legge urbanistica e ordinanze) che ai comunisti non sono piaciute. Decisioni che, ricorda la consigliera Giuliana Beltrame - l'anima dei senza tessera - sono state combattute sia in consiglio che in giunta. Difesa delle fasce deboli e stop alla crescita degli insediamenti abitativi e attenzione alle politiche culturali. Con un cavallo di battaglia della sinistra: il mantenimento del controllo pubblico sui servizi fondamentali, da non rendere oggetto di scorribande speculative da parte della finanza e dell'impresa. Infine ci sono i nomi, i candidati. Tante donne, con in testa Daniela Ruffini e Giuliana Beltrame, in cerca di riconferma. Poi uno zoccolo duro formato da sindacalisti e giovani, ricercatori e studenti. I primi contano Gianluca Colombo (Ikea), Elisabetta Baratto (azienda ospedaliera), Giuseppe Tonsuso (Fiom-Cgil della azienda Filippi). I giuristi democratici schierano Leonardo Arnau e Giovanni Michelon. In più ci sono il professor Giuseppe Mosconi, Virgilio Pavan, consigliere nazionale dell'Opera nomadi, Khalid Mouhib, lavoratore licenziato dalla Tnt. 

scritto da: romesinti alle ore 19:23 | link | commenti
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giovedì, 16 ottobre 2008

Comunicato dell'Opera Nomadi di Padova : APARTHEID … A SCUOLA

La Lega sembra davvero “avere molto a cuore” la sorte dei figli dei migranti o di rom e sinti; qualche mese fa la schedatura dei minori rom per promuovere la scolarizzazione e, in questi giorni, il ritorno a classi-ghetto per favorire l'integrazione, “prevenire il razzismo, educare alla legalità e alla cittadinanza”. Nel concreto vogliono istituire delle classi riservate ai figli dei migranti e dei rom che non sono giudicati idonei alla scuola degli italiani per scarsa conoscenza della nostra lingua.

Le chiamano classi-ponte, in realtà sono classi differenziali.

Già nel 1965 lo Stato italiano si dotava di uno strumento istituzionale costituito dalle classi speciali “Lacio drom” (Buon Cammino), ghettizzando i bambini rom e i sinti all’interno delle scuole, in locali appartati, non idonei e isolati. Fortunatamente nel 1974 venne dichiarata l’eccezionalità di tali classi e nel 1982 ci fu la loro definitiva soppressione. Nel 1986, poi, il Ministero diede nuove disposizioni in materia di scolarizzazione di minori rom e sinti, disposizioni che precorrevano la Risoluzione Europea del Consiglio dei Ministri dell’ Educazione del 22/05/1989. Il Ministero, dopo aver richiamato la scuola materna, elementare e media al principio dell’obbligo scolastico che non è solo obbligo per i ragazzi a frequentare la scuola, ma anche obbligo della scuola ad assicurare il massimo possibile di apprendimento a tutti i frequentanti, prescriveva ad essa l’impegno di offrire un servizio adeguato nel “massimo rispetto dell’identità culturale dei soggetti interessati e il dovere di predisporre, per quanto possibile, un’ organizzazione, proficua, soddisfacente e rispondente ai reali bisogni degli stessi”.

Questo accadeva nel 1989, ora siamo nel 2008 e vengono ripresentate disposizioni in materia scolastica antecedenti al 1965.

Noi crediamo, quindi, che la proposta della Lega sia raccapricciante e pericolosa perchè non ha altri effetti che la discriminazione e non consentirà l'integrazione perchè gli studenti di origine straniera e rom saranno a contatto solo con altri stranieri e altri rom e, ad anno scolastico iniziato, verranno forse introdotti nelle classi “normali” dove i compagni avranno già socializzato tra loro e l'unica conseguenza sarà essere percepiti come diversi. E tutto ciò non servirà neanche a tenerli al passo con la classe perchè non si capisce come faranno a seguire questi “corsi propedeutici” e anche ad avanzare col normale programma. Non si comprende neanche come si potrà conciliare il tutto con i tagli che il governo continua a prevedere per l'istruzione.

È evidente, quindi, che le motivazioni della Lega sono ispirate dal solito profondo razzismo che la caratterizza e costituiscono un attacco al diritto all'istruzione e al principio di non discriminazione, tutelati dalla nostra Costituzione.

I leghisti parlano di integrazione riuscendo ad immaginare al massimo un'assimilazione degli stranieri alla cultura italiana, facendo proposte anacronistiche e senza senso dettate dal timore dell'invasione dei migranti i cui figli, anche se nati in Italia, sono ritenuti colpevoli di rallentare i programmi scolastici dei figli degli autoctoni...

Crediamo che la scuola sia di importanza cruciale per una reale e sensata integrazione e per evitare gli aberranti episodi di razzismo di cui sentiamo parlare sempre più spesso in questi giorni. Sappiamo perfettamente che ci possono essere difficoltà per gli studenti stranieri ma crediamo che siano altre le strade per superarle e molte scuole le stanno già percorrendo mettendo a disposizione: corsi di alfabetizzazione pomeridiani per dare a tutti le conoscenze minime, necessarie per avvicinarsi ai linguaggi specifici di ogni disciplina, corsi di educazione all' intercultura e ricorrendo anche all’aiuto dei mediatori culturali.

Quello di cui questo paese ha bisogno non è certo una politica dell'apartheid che porterà a classi di serie A e classi di serie B, C etc.. ma occorre mettere a disposizione fondi per avviare progetti che permettano ai docenti di fare il loro lavoro e di rispondere alla complessità del cambiamento in atto, difendendo la diversità come ricchezza e rifiutando l'assimilazione.

 

Opera Nomadi Padova


scritto da: romesinti alle ore 18:18 | link | commenti
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domenica, 05 ottobre 2008

Villalvernia (AL): asilo nido intitolato a Marta Cimento

micronidookMicro nido intitolato a Marta Cimento, la giovane psicologa piemontese scomparsa il 5 gennaio di quest'anno al pronto soccorso dell'ospedale civile. L'asilo per l'infanzia è stato inaugurato sabato scorso a Villavernia in provincia di Alessandria, il paese di origine di Marta. Presenti alla cerimonia, oltre ai genitori della sfortunata ragazza e a tanta gente del posto, il Prefetto, il Questore di Alessandria, il Vescovo, una rappresentante del governo. Erano presenti anche: la prof.ssa Franca Bimbi in rappresentanza del Comune di Venezia, Il Dott.  Lorenzo Panizzolo responsabile dell'ufficio Servizi sociali del comune di Padova e Renata Paolucci, la presidente dell'Opera nomadi dove dal 2004 Marta Cimento prestava servizio seguendo in particolare i bambini rom.

«Ringrazio a nome della nostra associazione - ha detto Paolucci - tutti coloro che hanno pensato di dedicare questo nuovo nido comunale a Marta. Ringrazio anche le persone che oggi con la loro presenza, rendono omaggio e ricordano questa bella figura di donna. Marta è arrivata da noi - ha proseguito Paolucci - nel 2004, inserendosi subito molto bene nel nostro gruppo. La sua sensibilità per tutti gli individui e i bambini era eccezionale. Ci è stata strappata giovane e bella, con tanti sogni e mille progetti. Seguiva anche le famiglie, favorendo per loro un percorso di integrazione ed autonomia. Dedicando così la sua vita a sostenere i più deboli, lottando contro le ingiustizie. La partecipazione di rom e sinti - ha concluso Paolucci - a questo profondo lutto, ha dato un segno tangibile di quanto amore e gioia abbia Marta donato soprattutto ai bambini».

Il taglio del nastro è stato accompagnato da un colorato lancio in cielo di palloncini, tenuti in mano da decine e decine di bambini, per salutare e ringraziare Marta. Una targa all'ingresso della struttura ricorda l'impegno della psicologa piemontese per gli altri, con particolare riguardo proprio ai più piccoli.


scritto da: romesinti alle ore 22:49 | link | commenti
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mercoledì, 17 settembre 2008

Padova: Relazione Opera Nomadi e comunicato stampa del Comune di Padova sul Progetto Scolarizzazione

Di seguito pubblichiamo le dichiarazioni rilasciate alla stampa dall'Assessore alle Politiche Scolastiche di Padova e una  breve relazione sul ns. Progetto scolastico rivolto agli alunni rom e sinti, al quale durante l'anno scolastico 2002/2003 si è dovuta uniformare anche l'Associazione Italiana Zingari Oggi (AIZO) per poter collaborare con la ns. Associazione all'interno del progetto stesso. 


Breve relazione sul progetto di integrazione scolastica

degli alunni rom e sinti - a.s. 2007/2008

Premessa

                  La percentuale a livello nazionale dei bambini Rom, Sinti e Camminanti che evadono l'obbligo scolastico è elevata e purtroppo non siamo in grado di fornire dati certi, non essendosi ancora attivato un progetto di monitoraggio a livello nazionale (più volte sollecitato dalla nostra Associazione) che, pur mantenendo l'anonimato delle persone, permetterebbe di rilevare il numero reale dei minori che evadono la scuola dell'obbligo.
Infatti i dati forniti dalle scuole rispecchiano solo in parte la realtà: è necessario contattare i Rom e i Sinti, famiglia per famiglia, negli alloggi, nelle case nei terreni privati, nelle aree comunali e nei campi sosta. All'interno di alcuni gruppi di Rom/Sinti soprattutto italiani (rom harvati, rom istriani) c'è molta resistenza nel far frequentare la scuola ai minori della famiglia, (resistenza che siamo riusciti a superare tra i Sinti Taic di origine tedesca e i Sinti veneti) perché riconoscono valida soltanto la propria cultura per la formazione dei figli, e questa posizione va rispettata, come principio generico ma non certo come pratica reale quotidiana :

infatti qualcuno è ancora forse convinto che, al giorno d'oggi, sia utile, a persone ormai stanziali, chiudersi e isolarsi nelle proprie abitudini con l'incapacità, data dall'analfabetismo, di destreggiarsi nella società maggioritaria, continuamente martellati dai messaggi dei mass-media, senza avere gli strumenti necessari per metabolizzarli ?

D'accordo con la Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia, siamo fermamente convinti che i minori debbano vivere la propria infanzia, debbano imparare a conoscere la nostra e altre culture, debbano far conoscere la loro e debbano essere aiutati a sviluppare la propria personalità; la scuola deve educare, cioè deve formare con l'insegnamento e con l'esempio il carattere e la personalità. E solo la scuola e una scuola specializzata, dove sia attuata una didattica interculturale, permette che venga riconosciuta la ricchezza che deriva dal dialogo e dallo scambio fra i diversi orizzonti culturali, per una ridefinizione degli stessi.

Il problema dell'evasione scolastica può essere risolto in tutto o in parte, solo attraverso progetti miratidi Padova che impegnino mediatori culturali che svolgano, appunto, un lavoro di mediazione con la famiglia e con la scuola, che favoriscano una didattica interculturale e un inserimento socio-culturale dei bambini. come questo, ad esempio,

 

L'importanza della figura del mediatore culturale nella scuola

Il bambino rom o sinto che si affaccia al mondo della scuola, quasi sempre con mancanza di autostima e portando con sè un bagaglio culturale molto diverso da quello della società maggioritaria, per usi e costumi, lingua e per appartenenza ad una cultura orale, ha bisogno della figura del mediatore culturale.   A differenza dei minori stranieri, per i quali, soprattutto nei primi mesi è importante il supporto di un mediatore linguistico, nel nostro caso è necessaria la presenza di una figura che rassicuri i bambini, rafforzando la loro autostima, che sensibilizzi gli insegnanti sul loro mondo, sulla loro cultura, la loro lingua, che, favorisca l'accoglienza nella scuola e stimoli l'attivazione della didattica interculturale. Compito del mediatore è anche fornire al bambino gli strumenti per comprendere la cultura maggioritaria e eventualmente le altre culture con cui viene a contatto, attraverso il mondo della scuola. Nel contempo, è fondamentale la presenza del mediatore presso le famiglie per cercare di superare le diffidenze degli adulti nei confronti dell'istituzione scolastica.   Il mediatore culturale rom o sinto deve avere una preparazione specifica, attraverso corsi di formazione, un buon livello di scolarizzazione e deve conoscere in maniera approfondita il mondo dei gagè.   Soprattutto è importante sappia destreggiarsi nell'ambiente scolastico, instaurando un rapporto costruttivo con gli insegnanti con cui deve lavorare in sinergia. Purtroppo in Italia sono ancora pochi i Rom e i Sinti che possono svolgere tale compito, perché questa è la prima generazione scolarizzata, sono stati attivati pochi corsi per mediatori e, inoltre, tra gli adulti esistono ancora molti analfabeti o semi-analfabeti. 

A causa di questi impedimenti, che speriamo vengano superati in futuro, in quasi tutti i progetti di scolarizzazione, per il momento, vengono impiegati solo mediatori gagè opportunamente formati e che godono della fiducia delle famiglie rom/sinte.  

 

Difficoltà riscontrate riguardanti l'inserimento scolastico dei bambini 

Confrontando le varie esperienze vissute dai mediatori che lavorano nei progetti di scolarizzazione dei bambini rom, sinti e camminanti presenti in Italia si sono individuate alcune problematiche ricorrenti, legate all'apprendimento scolastico:

  • - difficoltà di memorizzazione.
  • - Difficoltà di mantenimento dell'attenzione e della concentrazione.
  • - Difficoltà della lettura, scrittura e comprensione di un testo. 
  • - Difficoltà nel tradurre in forma scritta pensieri, conoscenze e contenuti appresi e precedentemente espressi oralmente.
  • - Difficoltà di astrazione: scarsa capacità di applicare regole logiche che prevedono il passaggio dal particolare al generale dal concreto all'astratto.
  • -Scarsa conoscenza lessicale e difficoltà di comprensione delle regole grammaticali.

Riteniamo che tali problematiche siano da attribuirsi a :

1)illimitato interesse suscitato dagli argomenti trattati a scuola. Le materie insegnate non trovano alcun riscontro pratico nelle esperienze quotidiane maturate in ambito familiare, pertanto la scuola viene vissuta come un'istituzione inutile che non fornisce strumenti adeguati al proprio stile di vita.

2)l'appartenenza ad un cultura orale. Infatti nella società dei Rom e dei Sinti non esiste nessuna cultura di linguaggio codificato, è un mondo di suoni e quindi di azione; il suono, infatti, significa avvenimento e la parola parlata è evento non oggetto, non significa ma agisce. Le parole hanno potere sulle persone e possono provocare danni, sono come armi. L'uomo orale è dogmatico   (si racconta solo la verità) e, per questo, ciò che viene raccontato non permette la capacità di critica e la possibilità di confronto. Il racconto è una forma di insegnamento e la conoscenza si fonda sulla vita collettiva, su ciò che è stato detto, che viene aggregato e accumulato mnemonicamente. Il racconto è condizionato dalla prossimità e manca la dimensione del tempo narrato. L'oralità dipende dalla socialità e respinge l'individualismo. 

A scuola, perciò, per chi è abituato alla tradizione orale, le difficoltà sono le seguenti:

  • a) mancanza di abitudine all'osservazione
  • b) difficoltà a ridurre il vissuto a dimensione visiva.
  • c)mancanza di abitudine alla critica e al confronto.

Per una cultura specializzata nella sintesi orale, l'osservazione visiva è irrilevante; la scrittura, invece, sviluppa la percezione visiva e l'osservazione individuale (per osservare qualcosa, quel qualcosa deve stare fermo mentre il suono esiste nel tempo e non si ferma). Se la tradizione orale respinge l'individualismo (l'uomo esiste nella socialità), la scrittura stacca l'uomo dal gruppo, dà origine al pensiero originale isolato e presuppone l'introspezione che manca nella cultura orale, dove l'uomo è più attento a cogliere le opinioni degli altri piuttosto che a riflettere sulle proprie affermazioni. Per la cultura orale il nostro modo di comunicare è inefficace; la scuola dovrebbe quindi adottare metodi diversi e munirsi di strumenti idonei per permettere a questi bambini di apprendere, passando, appunto, dallo loro cultura orale a quella della scrittura.

3) all'interno di molti gruppi familiari i minori parlano il romanès: ne deriva quindi che l'italiano risulta essere la II^ se non la III^ lingua, (è il caso dei rom stranieri che parlano anche la lingua del paese di ultima provenienza, dei sinti veneti, lombardi, marchigiani, ecc e dei Rom dell'Italia meridionale che utilizzano parlate dialettali spesso arcaiche) e l'utilizzo che ne fanno è limitato a fini pratici.   

Il "romanès" presenta una struttura molto diversa da quella della lingua italiana e pertanto risulta difficile per i bambini rom/sinti comprendere e utilizzare in maniera adeguata la nostra sintassi.

 
4) la mancanza di un percorso prescolastico: il forte senso di protezione dei genitori nei confronti dei figli in giovanissima età e l'importanza che questi gruppi attribuiscono all'educazione familiare si manifestano in atteggiamenti di resistenza nei confronti della scuola materna.   Di conseguenza i bambini rom e sinti affrontano la classe I^ senza quei prerequisiti indispensabili ad accedere con facilità e in tempi brevi, al pari degli altri compagni, all'apprendimento della lettura e della scrittura.                                                   

5) L'analfabetismo e la diffidenza, più o meno accentuata, a seconda dei gruppi di appartenenza, dei genitori nei confronti della società dei gagè: accettano con difficoltà l'inserimento scolastico dei loro figli, considerando non formativo l'incontro con la nostra ed eventualmente altre culture.    Il più delle volte la scuola viene più o meno frequentata per fini utilitaristici.

6) La mancanza di una politica di accoglienza da parte delle scuole, accoglienza che deve avvenire in modo serio e progettuale. Deve consistere in una prima fase temporale ben precisa del primo arrivo con l'incontro tra chi arriva e chi c'è già e deve continuare con atteggiamenti e attitudini nei confronti dell'alterità e della differenza.

Accogliere ed essere accolto significa prestare attenzione ai bisogni dell'altro, sviluppando atteggiamenti di apertura, ascolto e reciprocità. Per tutto ciò è necessario adottare una serie di dispositivi, norme, atti, circostanze e risorse previsti e realizzati in una determinata fase, da parte di chi accoglie. 

La mancanza di una politica dell'accoglienza che punti alla valorizzazione della cultura rom e sinta e al rispetto delle differenze, rischia di fare di questi bambini dei "diversi" influendo pesantemente sul loro grado di autostima e sui rapporti che si creano all'interno della classe. Si rischia che la scuola venga vissuta dai minori e dalle famiglie come un ambiente ostile, che svaluta la loro cultura e la relega a condizioni di svantaggio. Spesso si utilizza una didattica che tende ad accentuare le diversità e le difficoltà anziché superarle, valorizzando i punti comuni e le potenzialità di ciascuno, condizione indispensabile per attuare un' effettiva integrazione.   Il livello di integrazione ed il grado di autostima influenza, non solo l'impegno e quindi il successo scolastico, ma anche la frequenza.

Con una buona accoglienza da parte delle scuole, con l'attivazione di una didattica finalizzata all'educazione interculturale e con la presenza di mediatori culturali, si deve mirare a ottenere che gli alunni rom e sinti che si avvicinano al mondo scolastico della cultura maggioritaria con una assenza totale di autostima, SI SENTANO IMPORTANTI E INTERESSANTI  al pari degli altri. 

 Per farli sentire interessanti devono essere messe in evidenza e valorizzate all'interno delle classi: la loro lingua d'origine, la loro storia e la loro cultura; perché siano e si sentano importanti, al pari degli altri bambini, si deve arrivare ad una maturazione della loro personalità, mantenendo la cultura d'origine, senza che venga assimilata nella nostra, e, come a tutti, deve essere data anche a loro la possibilità di scelta nella vita.

Non è da sottovalutare, anzi da porre in rilievo come l'habitat influisca sulla frequenza e sul rendimento scolastico: dove esistono condizioni abitative decorose, alloggi, case, terreni privati, ecc., più facilmente si nota un abbassamento delle percentuale di coloro che evadono l'obbligo scolastico. E' evidente, quindi, come il problema dell'evasione e della dispersione scolastica non prescinda dal problema abitativo, igienico, di futuro inserimento lavorativo, ecc, e sia necessario attivare quindi progetti a 360 gradi mirati al superamento di tutte le varie problematiche.

E soprattutto è necessario mirare al superamento dei "campi nomadi", dove esistono, che risultano essere una prospettiva non solo ghettizzante ma, come da definizione dell' European Roma Right Center "l'emblema della segregazione razziale per eccellenza" e, secondo il Comitato per l'Eliminazione delle Discriminazioni dell'ONU, "un mix tra le favelas e i campi di concentramento" (l'Italia è l'unica nazione dell'Europa che ne mantiene l'esistenza).

 
 
 
Relazione finale sulle attività svolte dall'Associazione Opera Nomadi di Padova

Fatte queste premesse, poiché il nostro intervento è stato attuato a 360° ed ha riguardato: diritto al lavoro, diritto allo studio, il diritto ad un habitat dignitoso con il superamento dei campi nomadi, il diritto alla salute, possiamo dire di aver ottenuto per quanto riguarda la frequenza scolastica degli ottimi risultati, se messi a confronto con la media nazionale. Entrando nello specifico, anche lo sforzo della nostra associazione di far superare dall'Amministrazione Comunale il campo nomadi ricercando soluzioni abitative dignitose ha influito alla maggiore responsabilizzazione delle famiglie, cambiando il loro atteggiamento nei confronti della scuola. L'Opera Nomadi di Padova interviene con progetti di scolarizzazione nei comuni di Padova, Vigonza (PD) e Cadoneghe (PD).

A Padova i campi nomadi sono due: uno in via Tassinari abitato da Sinti veneti e uno in via Lungargine San Lazzaro n° 2 abitato da Rom harvati e da Rom Dasikhanè e Khorakhanè Shiftarija provenienti dall'ex jugoslavia e dal Kosovo.

Per i Sinti veneti del campo nomadi di via Tassinari sta sorgendo "Il Villaggio della Speranza": 12 abitazioni con ingresso indipendente, giardinetto e garage, autocostruite dai Sinti stessi futuri inquilini, (i più giovani hanno conseguito la licenza di terza media seguiti dal nostro progetto) che hanno frequentato un corso di formazione teorico/pratico con rilascio di attestato che permetterà loro di continuare in futuro in questo lavoro.   Lo smantellamento totale del campo nomadi di via Lungargine San Lazzaro con la ricerca di soluzioni abitative  che tengano conto della cultura e delle esigenze dei 50 rom harvati italiani rimasti (microaree attrezzate per famiglia allargata preferibilmente di proprietà), è iniziato già dal 2005 con l'inserimento di circa 150 persone (soprattutto rom dell'ex jugoslavia) che avevano i requisiti e che l'hanno richiesto, negli alloggi popolari.

 

Frequenza scolastica

le situazioni critiche riguardano soprattutto 5 dei nove bambini rom harvati italiani ancora presenti in via Lungargine San Lazzaro: per S.V, S.G. (seguito dalla psicopedagogista), S.N., S.S., S.N., infatti le resistenze delle famiglie sono ancora molto forti. I Rom harvati italiani non mandano i figli alla scuola materna perché la loro educazione deve avvenire in famiglia. Le resistenze per quanto riguarda la scuola elementare sono meno forti, ma i bambini si trovano in grosse difficoltà che riguardano sia il distacco dai genitori e dai parenti e sia perché l'abitare nel campo nomadi  comporta tutte le problematiche già citate nelle premesse.  

Anche le famiglie dei Sinti Taic o Gackane italiani abitanti nelle microaree residenziali private (veri e propri giardini, ben inserite nel contesto sociale) avevano delle grosse resistenze nei confronti della scuola legate sempre alla mancanza di fiducia verso l'Istituzione Scolastica. Dopo anni di lavoro i bambini di queste famiglie (fratelli, cugini o addirittura figli dei ragazzi già scolarizzati dalla ns. associazione dal 1997/98) frequentano con regolarità e con profitto la scuola. Per gli altri, abitanti negli alloggi popolari e nel campo di via Tassinari, la frequenza è stata regolare.

 
 

Didattica, metodologia e interculturalità

Il nostro intervento rivolto agli alunni rom e sinti, frequentanti la scuola, è stato attuato nel modo seguente:

- Intervento individualizzato nelle scuole frequentate dagli alunni rom e sinti. 

- Compresenza degli operatori - insegnanti dell'Opera Nomadi di Padova con gli insegnanti di classe, all'interno delle classi stesse, per favorire il recupero scolastico e l'inserimento socio - culturale dei minori rom e sinti.

- Utilizzo di materiali didattici adeguati, con schede elaborate in funzione dei programmi scolastici e degli interessi degli alunni.

- Rivalutazione costante della lingua e della cultura di origine.

- Esperienze di animazione, volte alla reciproca comprensione tra rom/sinti e non, anche nell'interesse delle scuole, che hanno favoriscano, durante le attività di animazione scolastica, l'inserimento degli alunni da noi seguiti nelle varie classi, per uno scambio interculturale attraverso: disegni, giornalini, materiali vari, frutto del loro lavoro e attestanti la loro cultura, la loro lingua, le loro usanze, laboratori linguisitici, teatrali.

- Lezioni individuali di recupero all'interno dei campi nomadi e delle abitazioni al pomeriggio e, al mattino, in caso di assenza dei ragazzi dalla scuola.   

- attività di recupero scolastico e di animazione durante la pausa estiva.

 

Attuazione degli interventi:

presso le scuole materne: "Peter Pan", "Salvo d'Acquisto",


presso le scuole elementari:
"Prati", "Valeri", "Randi", "Salvo D'Acquisto", "Lambruschini", "Forcellini" e "Arcobaleno";

presso le scuole medie: "Boito", "Donatello", "Vivaldi", "Pacinotti", "ex-Ruzante",  "Petrarca" e CTP Briosco. 

presso le scuola superiori: l'Istituto "ASL Estetica e Turismo, l'Istituto Professionale Enaip, l'Istituto Professionale "Camerini Rossi" e l'Istituto Professionale "Don Bosco.

Gli alunni seguiti sono stati i seguenti:

Scuole materne "Peter Pan" e "Salvo d'Acquisto": frequentate dai bambini O.J, D.M. (sinti veneti), G.F., G.V., (rom khorakhanè kosovari) R.M., R.S.(rom dasikhanè ex-jugoslavia).

Scuola elementare "Prati":  R.S., T.S., T.T., R.S., R.A., tutti appartenenti a famiglie di Sinti taic gackane italiani e abitanti nelle microaree residenziali private.

Scuola elementare "Randi": H.B., M.N., N.A, N.Z., S.M. tutti appartenenti a famiglie di rom dell'ex Jugoslavia le cui famiglie sono state inserite negli alloggi comunali.

Scuola elementare "Diego Valeri": S.N., S.N., S.M., S.S. tutti appartenenti a famiglie di rom harvati italiani abitanti nel campo nomadi comunale di via Lungargine San Lazzaro n° 2. 

Scuola elementare "San Camillo": S.G, e  S.V. (rom harvati italiani).

Scuola elementare "Muratori": D.N. rom dasikhanè ex-jugoslavia.

Scuola elementare "Lambruschini": BT.e B.S., sinte venete abitanti nella microarea privata della famiglia;  P.K., P.E., sinte venete abitanti nell'area nomadi comunale di via Tassinari.

Scuola elementare "Salvo d'Acquisto": G.A. e G.N. (rom kosovare).

Scuola elementare "Arcobaleno": F.C. (sinta veneta) e R.M. (sinto taic italiano) (per un breve periodo perché trasferito da gennaio).

 

Totale scuole elementari n° 25 alunni.

Scuola media "Vivaldi-ex Ruzante": T.S., R.J., Held V., R.E., H.H., sinti taic italiani abitanti nelle microaree familiari private; P.L., P.V., rom provenienti dall'ex jugoslavia abitanti negli alloggi comunali.

Scuola media "Petrarca"S.M. (rom dasikhanè ex-jugoslavia).

Scuola media "Boito": F.V. e F.M. (sinti veneti)

Scuola media "Zanella": P.C. (sinta veneta)  

Scuola media "Donatello": N.C., N.C.(rom ex -jugoslavia);   G.A., G.V. (rom kosovare).

 

Totale scuole medie n° 15 alunni.

Scuole superiori:

E' stato effettuato un intervento di mediazione scuola/famiglia per gli alunni: 

S.C. (rom ex-jugoslavia) che frequenta l'Istituto "ASL Estetica e Turismo",

P.A.e P.V. (rom ex jugoslavia) che frequentano l'Istituto Professionale "Don Bosco",

G.E. (rom kosovaro) che frequenta l'Istituto Professionale Enaip,

N.C. (rom ex-jugoslavia) che frequenta l'Isitituto Professionale "Camerini Rossi".

Totale scuole superiori n° 5 alunni.

Nel Progetto sono stati impiegati sette operatori.

Risultati conseguiti

I problemi rimangono per i bambini Rom harvati del campo nomadi di via Lungargine San Lazzaro che, però pur non usufruendo più del pulmino messo a disposizione dai Servizi Sociali, hanno frequentato con più regolarità la scuola "Valeri" rispetto agli anni passati. Probabilmente c'è stata una maggior responsabilizzazione da parte dei genitori. Quest'anno, poi, si sono aggiunti altri due bambini, sempre abitanti nel campo di San Lazzaro, i quali, iscritti in prima classe nella scuola elementare "San Camillo de Lellis", si sono quasi totalmente rifiutati di frequentarla, soprattutto uno dei due, nonostante fosse stato attivato anche un progetto di accompagnamento dove era inserita la zia, come mediatrice culturale.

È stata rilevata una certa discontinuità nella frequenza anche in due bambini abitanti nei terreni privati e appartenenti al gruppo dei Sinti Taic.

Per tutti gli altri, si può parlare di continuità nella frequenza scolastica. 

 

Mediazione scuola - famiglia - Settore Servizi Scolastici - altre istituzioni

Tutto è risultato nel complesso soddisfacente, i rapporti con gli insegnanti delle elementari e delle medie sono stati improntati a una fattiva collaborazione, i rapporti con le famiglie sinte e rom sono stati generalmente ottimi, e quelli con gli stessi Presidi e Dirigenti Scolastici, soprattutto in occasione di alcune difficoltà comportamentali, sono stati efficacemente propositivi e positivi.

 
Apprendimento scolastico

In generale appare in crescita, sia nelle fasi dell'impegno che in quelle dei risultati, soprattutto per quei bambini che frequentano regolarmente e che rappresentano la maggior parte degli alunni da noi seguiti. Si è reso necessario aumentare le ore di intervento per quattro alunni della scuola media "Donatello", integrandole con il progetto presentato dagli stessi insegnanti della classe, nell'ambito degli interventi finalizzati alla "lotta alla dispersione scolastica". 

Il progetto "Seguendo fiere e sagre...." ideato e attivato dalle insegnanti Elisa Marini e Paola Sarzo dell'Istituto Comprensivo di Piazzola sul Brenta, in collaborazione con l'Opera Nomadi di Padova, ha permesso una continuità didattica ai figli dei giostrai, costretti a spostarsi da un paese all'altro nel periodo delle feste paesane. 

 
Integrazione sociale

Generalmente ottima, dato il livello di collaborazione tra noi operatori e gli insegnanti delle singole classi, che generalmente apprezzano il nostro intervento e la nostra disponibilità.

 

Proposte per la prosecuzione del progetto:

sarebbe interessante aumentare le ore di intervento per tutti gli alunni per poterli seguire, oltre che a scuola, anche presso le abitazioni, facilitandoli nei compiti per casa. Bisognerebbe poter lavorare maggiormente in sinergia con le Istituzioni e, sarebbe necessario, attivare interventi individualizzati di supporto per permettere agli alunni che presentano particolari difficoltà nell'apprendimento, di poter ottenere dei risultati almeno sufficienti.

Quest'anno è stato attivato anche un intervento di mediazione scuola-famiglia per quegli alunni  che, dopo la terza media stanno frequentando le scuole di formazione professionale.

Padova, 28 giugno 2008

                                        Opera Nomadi di Padova 
                                         prof.ssa Renata Paolucci


Comune di Padova
Assessorato alle Politiche Scolastiche
Settore Servizi Scolastici
COMUNICATO STAMPA

Padova 11 luglio 2008

 
“ LE IMPRONTE “… DELLA FORMAZIONE
PROGETTO PER L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA degli ALUNNI SINTI E ROM

Dall’anno scolastico 2002/03 il Settore Servizi Scolastici del Comune di Padova promuove il PROGETTO PER L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEGLI ALUNNI SINTI E ROM, attuato in stretta collaborazione con:

- gli Istituti Comprensivi

- le scuole primarie e secondarie di I grado della città

- il Settore Servizi Sociali (che precedentemente curava il progetto).

IL CONTESTO

Il contesto normativo nel quale la scuola e l’ente locale si trovano ad operare è definito:

- dall’autonomia didattica ed organizzativa delle scuole

- dal decreto legislativo 112/98, che all’art. 139, in attuazione della L.59/97, attribuisce ai comuni specifiche competenze sulla scuola di base, per quanto riguarda la realizzazione delle pari opportunità di istruzione e la prevenzione della dispersione scolastica.

GLI OBIETTIVI

(a) Il progetto si propone di:

- prevenire la dispersione scolastica

- promuovere le pari opportunità d’istruzione in considerazione del rischio di abbandono e d’insuccesso scolastico cui i minori Sinti e Rom sono sottoposti in misura maggiore degli altri.

(b) Obiettivo prioritario è:

- la promozione della frequenza scolastica dei bambini e ragazzi presenti stabilmente o temporaneamente sul territorio comunale

- la responsabilizzazione delle famiglie riguardo ai compiti educativi e di istruzione dei figli.

I SOGGETTI

Il progetto è realizzato dall’Opera Nomadi e dall’Associazione Italiana Zingari Oggi, che hanno un’esclusiva competenza professionale ed una pluriennale esperienza e conoscenza della realtà locale. Le modalità di attuazione del progetto sono regolate da una convenzione nella quale sono descritte le diverse azioni.

LE AZIONI

Gli interventi sono differenziati a seconda delle necessità rilevate.

1- Interventi degli educatori delle due associazioni previsti sia a scuola, sia in orario extra scolastico, al campo o a casa, che si articolano in due direzioni principali:

- la mediazione nelle relazioni scuola – famiglia (cura delle iscrizioni e aiuto negli adempimenti burocratici…)

- il sostegno all’apprendimento scolastico dei bambini e dei ragazzi.

Per gli interventi a scuola ciascuna associazione garantisce una presenza degli educatori minima di 1.500 ore complessive annue. Per un totale di almeno 3.000 ore presenza a scuola.

2- Il servizio di trasporto scolastico per alcuni bambini e ragazzi privi di qualsiasi altra risorsa per raggiungere la scuola, realizzato dall’AIZO verso le scuole delle zone Stanga, Forcellini, Camin.
3 - Erogazione di un buono di 50 ε mensili come sostegno economico alle famiglie che, non potendo usufruire di alcun servizio di trasporto pubblico, provvedono autonomamente ad accompagnare i bambini a scuola, garantendo la regolarità della frequenza (la verifica è mensile, la frequenza deve essere di almeno il 75% delle lezioni).
4 - Altre agevolazioni:

Su richiesta della scuola sono forniti gratuitamente i buoni pasto per gli alunni che frequentano scuole a tempo lungo o pieno.

Le associazioni forniscono alle famiglie l'aiuto necessario nell’espletare le pratiche per ottenere l’esonero del pagamento dei buoni pasto, la Borsa di Studio Regionale o il Rimborso dei libri di testo.

5 - L'aiuto rivolto alle famiglie dei minori per l'espletamento delle pratiche di iscrizione a scuola e ai centri estivi comunali.
 
6- L'accompagnamento dei minori che hanno concluso gli studi nella scuola secondaria di I° grado e che intraprendono il percorso di istruzione superiore o di formazione professionale.
Il progetto prevede:

- incontri di coordinamento fra i responsabili del progetto di ciascuna associazione e del Settore Servizi Scolastici

- incontri fra gli insegnanti delle scuole e gli educatori delle associazioni interessate, finalizzati alla programmazione degli interventi specifici, definiti sui singoli casi, e al monitoraggio del progetto stesso.

PROGETTO PER L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA degli ALUNNI SINTI E ROM
 

bambini (6-10 anni) e ragazzi (11-14 anni) iscritti nelle scuole della città - anno 2007-2008

 
Infanzia
 
Primaria
Sec. I° grado
Sup. o CFP
Totale
Alunni seguiti
4
 
52
36
12
104
97
Alunni seguiti dagli educatori AIZO
 
Infanzia
 
Primaria
Sec. I° grado
Sup. o CFP
Totale
Educatori
 
26
20
7
53
8
 
Alunni seguiti dagli educatori ON
 
Infanzia
 
Primaria
Sec. I° grado
Sup. o CFP
Totale
Educatori
 
23
16
5
44
7
 
Scuole Interessate
Infanzia
 
Primaria
Sec. I° grado
Sup. o CFP
Totale
 
2
 
13
8
5
28
 
Risultati scolastici
 
 
Ammessi
 

Non ammessi o ritirati

 

risultati non noti

 
Scuola Primaria
43 (82,5%)
2
4
 
Sec. I° grado
25 (70%)
7
4
 
Sup. o CFP
7 (60%)
4
1
 
Totale
75
13
9
 
 
77%
 
13%
9%
 

Alunni trasportati dall'AIZO n° 6

Alunni che usufruiscono dei buoni pasto n° 46

 
Comune di Padova

Assessorato alle Politiche Scolastiche

" LE IMPRONTE " ... DELLA FORMAZIONE

PROGETTO PER L'INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEGLI ALUNNI SINTI E ROM

“smettiamola con gli slogan, proviamo a far parlare i fatti e le realizzazioni concrete”

Oggi vanno di moda i nomadi. Le impronte, le liste, le identificazioni, ... cose poco utili e presentate in modo assai discutibile, tanto che pure la Comunità Europea, ex ministri di destra e sinistra, esponenti di tutti gli schieramenti, personaggi della cultura, associazioni e autorità ecclesiali hanno messo in guardia dalle pericolose derive a cui si prestano tali azioni!

Questo paese si sveglia al mattino e si accorge che esistono gli stranieri, poi le prostitute,poi i nomadi, e poi... ? a chi toccherà la prossima settimana?
Qualcuno si mette a gridare al lupo al lupo e tutti dietro a sbraitare.
In queste settimane si sono sprecate parole, invocato provvedimenti urgenti, si è fatto agara a chi gridava più forte per mettere paura e per invocare punizioni esemplari. E tutti a fare a gara per spararla più grossa.

Di fronte alla provocazione di chi procura un allarme al giorno, di chi investe tutte le proprie risorse politiche nel generare sentimenti di paura e di contrapposizione è quanto mai opportuno darsi gli strumenti essenziali per capire di cosa si sta parlando, di quale città vogliamo costruire, capire quali obiettivi sono perseguibili e soprattutto quanto è già  stato attivato.

Anche nella nostra città, purtroppo, alcune forze politiche si sono affrettate ad alzare i toni del dibattito e spesso a dare interpretazioni di parte, non complete, deformanti la realtà.
Ci sembra quanto mai opportuno allora dare la parola ai fatti concreti, alle cose realizzate in anni di lavoro, dove amministrazioni di diverso orientamento hanno mantenuto fede a progetti e realizzazioni di particolare importanza al fine di sostenere, tra le altre cose, percorsi di integrazione scolastica di alunni sinti e rom.
Offriamo alla città i dati e la descrizione del progetto affinchè sia possibile da parte di tutti:
- avere un quadro oggettivo della situazione o non caricature;
- essere in grado di esprimere giudizi fondati e opinioni utili;
- studiare la situazione per quello che è senza preconcetti e posizione strumentali;
- capire quanto è stato realizzato, che certamente può essere migliorato, ma che è già ad un punto molto avanzato;
- vedere quali sono i punti di forza per migliorare percorsi e metodo di lavoro;
- immaginare le prospettive possibili se tutti faranno la propria parte.
Siamo convinti che la gran parte dei cittadini chieda alla politica di governare, di avviare percorsi possibili di integrazione, di far crescere una comunità capace di convivenza civile, non di urlare, non di mettere all’indice i diversi di turno, non di schierare gli uni contro gli altri armati!

Claudio Piron, Assessore alle Politiche Scolastiche

 

domenica, 03 agosto 2008

Famiglia Cristiana: Padova, costruire l'integrazione, mattone su mattone

postato da operanomadipadova [28/07/2008 19:27]
Si può demolire un pregiudizio come un muro, tirando su un altro muro, fatto di mattoni e calce? Il luogo comune da picconare è quello che vuole rom e sinti indissolubilmente abbinati a "campi nomadi", roulotte e camper. A provarci insieme sono una comunità di sinti di Padova, il Comune e l'Opera Nomadi. Per ora ci si arriva da una stretta strada sterrata circondata da acacie; a ridosso scorre la tangenziale e sorgono strutture fatiscenti del foro boario, l'ex macello. Ma all'inizio del 2009, in quell'area alla periferia di Padova, soggetta a riqualificazione, sarà pronta la prima casa del Villaggio della Speranza: la prima delle tre palazzine quadrifamiliari a due piani, che ospiteranno unidici famiglie sinte da tempo accampate in roulotte a cenjto metri di distanza da qui, in via Tassinari, in un ex parcheggio. Un luogo degradato, che la piccola comunità tiene con dignità occupandosi della pulizia dell'area. Ora, però, sono in arrivo le case, o meglio, hanno iniziato a costruirsele. Il problema di auto-costruzione, definitivo "Dal campo nomadi, alla città" uno dei pochissimi avviati in Italia, prevede, infatti, che la comunità stanziale sinta contribuisca direttamente all'edificazione degli immobili. "quest'idea ci è stata proposta dai sinti e dall'Opera Nomadi presente a Padova", spiega l'assessore comunale ai Servizi Sociali, Claudio Sinigaglia. "E noi abbiamo deciso di farla nostra , finanziandola siglando un protocollo con Opera Nomadi".
Dei 750mila euro finanziati per l'intervento complessivo, col primo stralcio (277mila euro) entro fine anno sarà realizzata la prima casa e alcune opere di urbanizzazione. Non basta: "Grazie a una cooperativa edile, la Cpm (Cooperativa Padovana Muratori), che dirige i lavori al cantiere, è stato possibile formare i giovani sinti al mestiere di muratore e assumerli al cantiere". Sono sei ragazzi, tutti giostrai come i padri, che hanno accettato di intraprendere questo lavoro.
Cazzuola e filo a piombo.
E ora, terminato il corso teorico, da un mese lavorano con cazzuola e filo a piombo per farsi la casa. "Degli 800 euro di stipendio, 300 li accantonano come anticipo per i canoni d'affitto che pagheranno al Comune, che resta proprietario degli immobili. Un modo per responsabilizzare i nuovi inquilini", dice l'assessore.
Scende dai ponteggi arroventati dal sole uno dei muratori sinti, Yuri Pavan, un ragazzone ventiduenne, diploma di meccanico, che ammette le difficoltà iniziali: "Dopo la prima settimana di lavoro, col caldo soffocante che faceva qui, volevamo abbandonare il cantiere. Ma poi abbiamo superato lo scoraggiamento. Chissà, un giorno potrei fare il muratore". La casa per lui e per la sua famiglia è, davvero, qualcosa di più di un edificio: è una vera speranza per il futuro. "Da anni sognavamo questo momento. Noi siamo famiglie sinte di antica origine italiana e cittadini di questo paese: da oltre tre secoli viviamo in Italia, tutti i nostri figli vanno a scuola; nessuno va a chiedere il mengele (fare l'accattonaggio, ndr). Ma vivere nel campo non è un bel vivere. Non l'abbiamo scelto noi. Ci crea anche problemi per trovare un lavoro stabile: mia moglie, che lavorava in un'agenzia di pulizie, è stata licenziata quando hanno saputo che viveva in roulotte", racconta Virgilio Pavan, giostraio, padre di Yuri, nativo di Este (PD), e consigliere nazionale dell'Opera Nomadi. "Con queste abitazioni usciremo dal ghetto e avremo la possibilità di cambiare lavoro, perché xcon le giostre si vive sempre più stentatamente". O trenta sinti veneti di via Tassinari fanno parte della comunità più vasta dei rom e dei sinti residenti a Padova, che conta circa quattrocento persone dislocate, in altre aree della città. "Grazie alle risorse del cofinanziamento ottenute dal precedente governo, sarà possibile avviare anche un secondo progetto di autocostruzione per cinquanta rom accampati nell'altra area nomadi della città" conclude Sinigaglia. "Non conosco Rom o Sinti che siano felici di vivere in un campo nomadi. Invece delle schedature adottate dal Governo, delle impronte digitali, si dovrebbero cercare i modi per aiutare le famiglie che vogliono integrarsi. E l'iniziativa di Padova va in tal senso" osserva Renata Paolucci, presidente dell'Opera Nomadi cittadina. Anche grazie all'impegno dei mediatori culturali il 98% dei minori rom e sinti in città è scolarizzato.
un'immagine del campo

lunedì, 14 luglio 2008

Padova, cittadini invitati a farsi ''schedare''

Sabato un sit-in davanti alla prefettura. Organizzato da Opera Nomadi, aderiscono associazioni e comune. Donne in nero: ''Sicurezza non è moltiplicare militarizzazione e controllo, alimentare paura odio contro il diverso di turno''
   
PADOVA – Sabato sit-in davanti alla Prefettura di Padova per protestare contro il rilevamento delle impronte a rom e sinti e per sensibilizzare la popolazione sull’argomento dell’integrazione culturale. L’appuntamento era alle 12 per chiunque decida di farsi “schedare” volontariamente lasciando le proprie impronte digitali. La protesta, partita dall’Opera Nomadi, ha raccolto molto interesse anche nel mondo dell’associazionismo e nella società civile padovana, incontrando l’adesione, tra i tanti, di Donne in nero, Beati i Costruttori di Pace, Cgil, Comune. La protesta, nelle intenzioni degli organizzatori, vuole puntare il dito contro una pratica di “schedatura” e allo stesso tempo rimarcare il concetto che servono iniziative mirate all’integrazione per portare finalmente un po’ di serenità: “Bisogna garantire alle famiglie rom e sinti un po’ di dignità – non smette di ricordare Renata Paolucci, dell’Opera Nomadi -, mentre la proposta del Governo è quasi di una schedatura su base razziale”.

Con l’occasione, Paolucci fa il punto sulla situazione dei due campi nomadi padovani, ricordando il progetto di autocostruzione di 12 appartamenti in corso Australia per un gruppo di famiglie imparentate che da tempo stanno edificando, mattone su mattone e con l’aiuto di ditte esperte, la loro nuova abitazione. “Questo l’hanno chiesto loro, perché a differenza di come si è soliti pensare, molti desiderano poter vivere in una casa”. L’altro campo invece è da tempo oggetto di un progetto di smantellamento, che ha portato a ridurre la popolazione da 250 a 50 persone. “Adesso per due famiglie di rom italiani, che per cultura non vogliono andare a vivere in una casa, stiamo cercando delle microaree attrezzate dove possano vivere con la loro famiglia allargata. Per un altro gruppo del campo stiamo vagliando quale possa essere la soluzione migliore”.
Dalle Donne in nero arriva poi un invito: “Dobbiamo assumerci la responsabilità di riaffermare con forza alcuni principi fondamentali e irrinunciabili della società civile per cercare di fermare questa “crescente sindrome di paura e di odio di un paese spaventato” come la definiscono. “Dobbiamo riaffermare che nessun essere umano - tanto meno se minore - è illegale, che la differenza è un valore, che tutti abbiamo dei bisogni, delle paure, dei desideri e che solo imparando a conoscerci e a vivere insieme potremo tutti sentirci più sicuri e avere finalmente meno paura”. E in conclusione, “sicurezza per noi non è moltiplicare la militarizzazione e il controllo del territorio, alimentare la paura e l'odio contro il diverso di turno: sicurezza è vivere in città e comunità accoglienti perchè fondate sul rispetto, l'ascolto e il riconoscimento reciproco”.
''Un atto di violenza e razzismo nei confronti di adulti e bambini''.
   
E’ duro il giudizio dell’Opera Nomadi sulla proposta di rilevare le impronte digitali inoltrata dal ministro Maroni. Un’ipotesi che “va contro la Costituzione Italiana e contro la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”. Per quanto riguarda la rilevazione ai minori, inoltre,  “non tiene conto di alcuni principi fondamentali della Convenzione internazionale dei diritti del fanciullo ratificata dall’Italia nel 1991”. Per questo, insieme alle decine di destinatari di un appello al buonsenso e in contrasto del provvedimento, organizza per sabato 12 luglio alle 12 un sit-in davanti alla Prefettura, in cui si inviteranno i cittadini democratici a lasciare le impronte digitali e si distribuirà materiale informativo sul tema dell’integrazione.
 
Senza mezzi termini, l’associazione padovana rimanda al mittente la proposta del Governo definendola “un atto di violenza e di razzismo nei confronti degli adulti e dei bambini che ci riporta al fascismo. Il governo si sta accanendo contro i rom e i sinti pretendendo di schedare tutti, compresi quelli che sono italiani ormai da decenni”. Opera Nomadi non tollera neanche la spiegazione di Maroni, che considera il provvedimento in linea con il regolamento della Comunità Europea: “In realtà tale regolamento ha lo scopo di identificare le persone di paesi terzi, al fine di rilasciare il permesso di soggiorno e impedire l’uso fraudolento di tale documento – si ribatte da Padova -. L’utilizzo di questi metodi non riguarda il censimento né tantomeno garantisce la protezione dal degrado e neppure incentiva la scolarizzazione dei minori”.
 
La ricetta di Opera Nomadi, quindi, è ben diversa: “Ciò che dovrebbe essere attuato è invece un’indagine conoscitiva qualitativa e quantitativa, mantenendo l’anonimato, dei Rom e dei Sinti presenti nel territorio, un progetto sociale per permettere di conoscere soprattutto il numero dei bambini che evadono l’obbligo scolastico e, in base a questo, poter avviare progetti di integrazione e scolarizzazione”. Il problema, ancora una volta, per Opera Nomadi è che da anni lo Stato non si occupa seriamente dei piccoli rom e sinti, “bambini fantasma senza nessun diritto, soprattutto per ciò che riguarda la salute e l’istruzione. Ora ci si accanisce contro di loro con misure repressive senza invece impegnare risorse economiche e finanziarie per progetti di scolarizzazione e per favorire le famiglie ad abitare in condizioni dignitose, ad uscire dai campi nomadi e avere accesso alle risorse, superando la logica assistenziale a cui da sempre sono stati abituate”. L’associazione non smette mai di ricordare che vivere nei campi nomadi è condizione innaturale per molti, che vivrebbero ben volentieri in una casa come tante. (gig)

scritto da: romesinti alle ore 21:10 | link | commenti
categorie: padova, opera nomadi di padova
martedì, 08 luglio 2008

La Lega anche davanti al cantiere di Padova. Comunicato Stampa di Pietrangelo Pettenò

Oggi 8 luglio 2008 i lavori al "Villaggio della Speranza" in Corso Australia a Padova sono stati interrotti da un gruppetto di circa 10 leghisti, tra cui anche il capo gruppo della Lega Nord in comune a Padova, Mariella Mazzetto. Il progetto del "Villaggio della Speranza" è nato dalla volontà della comunità sinta di migliorare le proprie condizioni abitative, per riscattare forme di vita povere, depresse, isolate e disprezzate così da creare una reale e concreta integrazione sociale.
L'Opera Nomadi di Padova, da anni impegnata nella gestione dell'area all'ex Foro Boario e da anni portavoce dell'esigenza dei sinti e dei rom, ha ideato insieme ai sinti questo progetto di autocostruzione di unità abitative in muratura. Il villaggio della speranza prevede 11 alloggi per 7 nuclei familiari.
Nonostante il ruolo di capo gruppo della Lega Nord in Comune a Padova, probabilmente la signora Mazzetto, che ha guidato la protesta di oggi con slogan del tipo "no ai ghetti", non è al corrente che il progetto è stato approvato dal Comune di Padova e che i sinti che vi andranno ad abitare, dopo essersi costruiti la casa, pagheranno regolare affitto e tutte le utenze previste. Il progetto del "Villaggio della Speranza" ha come pilastro proprio la volontà di demolire ogni forma di ghettizzazione; con il presupposto che i  campi nomadi, così come li abbiamo conosciuti negli ultimi anni, sono ghetti, luoghi di segregazione, causa di disagio, emarginazione e criminalità. Chiudere con i campi nomadi significa trovare insieme alle comunità interessate nuove e più adeguate modalità residenziali. Obiettivo alla base del progetto dell'Opera Nomadi e del Comune di Padova, che rappresenta inoltre un ottimo esempio di promozione delle capacità e delle risorse delle comunità impegnate a migliorare le proprie condizioni sociali di vita. Capacità e risorse atte a stimolare un ruolo attivo e dinamico delle comunità sinti con l'obiettivo di riuscire ad investire su processi di trasformazione sociale di più vasta portata. Concretamente questo modus operandi è l'unico che garantisce un percorso concreto per uscire da quella logica assistenziale deleteria che favorisce nelle comunità un comportamento di richiesta continua nei confronti delle Amministrazioni Comunali senza alcuna partecipazione reale al cambiamento della loro situazione.
Azioni come quelle della Lega Nord sono vergognose e impregnate di profonda ignoranza perché creano di fatto contrasto tra gli stessi cittadini padovani (sinti e non) e perché trattano la questione in maniera riduttiva, superficiale, affermando notizie senza alcun fondamento, con l'unico scopo di fomentare nell'opinione pubblica confusione e un diffuso sentimento di paura e odio, strumentali al conflitto sociale creatosi in Italia nell'ultimo periodo.
Pietrangelo Pettenò
Consigliere Regionale Veneto del PRC

scritto da: romesinti alle ore 22:39 | link | commenti
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giovedì, 03 luglio 2008

Appello a tutte le forze democratiche, alle associazioni e a tutti i cittadini del territorio padovano e regionale

Padova, 3 luglio 2008

La schedatura con il rilevamento delle impronte digitali su base etnica degli adulti va contro la Costituzione Italiana, (in particolare vìola gli artt. 2, 3 e 6), contro la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (in particolare artt. 1,3,7) e, quella dei minori di 18 anni, non tiene conto di alcuni principi fondamentali della Convenzione Internazionale dei Diritti del Fanciullo ratificata dall’Italia nel 1991, in particolare vìola gli artt. 2 e 3 comma 1. Inoltre, più volte il Ministro Maroni ha dichiarato che il provvedimento è in linea con il regolamento della Comunità Europea n° 380\2008 che prevede l’identificazione biometrica di adulti e   bambini dai sei anni in su.     In realtà tale regolamento ha lo scopo di identificare le persone di paesi terzi, al fine di rilasciare il permesso di soggiorno e impedire l’uso fraudolento di tale documento (considerazioni 3 e 7 del Regolamento).     L’utilizzo di questi metodi non riguarda il censimento né, tanto meno, garantisce la protezione dal degrado e neppure incentiva la scolarizzazione dei minori.     Quindi le misure previste dal Ministro Maroni sarebbero compatibili con la normativa europea solo nel caso in cui si intendesse dare il permesso di soggiorno agli individui schedati.

Il rilevamento delle impronte è un atto di violenza e di razzismo perpetrato nei confronti degli adulti e dei bambini che ci riporta al fascismo. Il governo si sta accanendo contro i Rom e i Sinti pretendendo di schedare tutti, compresi quelli in possesso della cittadinanza italiana ormai da decenni.    Domani, seguendo la stessa logica razzista, il governo potrebbe allargare la schedatura a tutti i bambini gagè perché molti di essi, presenti nel territorio italiano, verrebbero ritenuti in pericolo e a rischio di devianza, perché, ad esempio, figli di camorristi e/o di mafiosi.     Ciò che invece dovrebbe essere attuato è un’indagine conoscitiva qualitativa e quantitativa, mantenendo l’anonimato, dei Rom e dei Sinti presenti nel territorio, un progetto sociale per permettere di conoscere soprattutto il numero dei bambini che evadono l’obbligo scolastico e, in base a questo, poter avviare progetti di integrazione e scolarizzazione. Per anni in tutto il territorio italiano, nessun governo - (tranne durante il breve periodo del governo Prodi) - si è mai occupato seriamente dei piccoli rom e sinti : bambini fantasma senza nessun diritto, soprattutto per ciò che riguarda la salute e l’istruzione. Ora ci si accanisce contro di loro con misure repressive senza invece impegnare risorse economiche e finanziarie per progetti di scolarizzazione e per migliorare l’habitat delle famiglie, per farle uscire dai campi nomadi, per permettere l’accesso alle risorse, superando la logica assistenziale a cui da sempre sono state abituate.

Una situazione, quella dei campi nomadi, innaturale per molti Rom e Sinti, che ha portato ad enormi sperperi di denaro pubblico, dato anche alle associazioni, per la gestione dei mega ghetti/campi nomadi che non hanno mai permesso e che non permetteranno mai a queste persone di realizzare un percorso autonomo e responsabile che li metta in condizione di divenire cittadini attivi con tutti i diritti e i doveri che ciò comporta. Non c’è mai stata la volontà politica di puntare sull’accoglienza di una popolazione che rappresenta lo 0,3 % del totale degli abitanti e si preferisce usare metodi repressivi. Un disegno politico che, per distogliere la popolazione dal disagio quotidiano provocato da problematiche veramente gravi, quali quelle riguardanti l’aumento esponenziale del costo della vita (stipendi, pensioni, casa, ambiente….), si ripropone, con un’operazione di carattere ideologico, facendo diventare i Rom e i Sinti il capro espiatorio del malessere diffuso.    E perché proprio contro Rom e Sinti? perché da sempre sono stati discriminati, da sempre sono stati vittime del razzismo soprattutto durante la seconda guerra mondiale, eliminati nei campi di sterminio dai nazisti, assieme agli ebrei ed agli antifascisti, pur essendo essi l’unico popolo ad essere contrario da sempre alla guerra tanto da venir oggi proposti da alcuni intellettuali per il premio Nobel per la pace.

Sappiamo tutti che nessuno nasce con il pregiudizio - (questo viene invero trasmesso da padre in figlio) -, e che alla sua base sta soprattutto la mancanza di conoscenza; esso può ridursi solo col buon senso ed anche, e soprattutto, con la volontà politica, con messaggi istituzionali forti che permettano alla società maggioritaria una conoscenza più approfondita di quelli che vengono presentati come diversi : ebrei, rom, musulmani e lo straniero in genere.

Riguardo i recenti fatti di Verona, ribadiamola condanna contro chiunque sfrutti i deboli: bambini, donne. Chi agisce in questo modo si pone contro la legge e va perseguito sia esso rom/sinto o gagè, italiano o meno; i bambini devono essere salvati da ogni situazione di sfruttamento, non solo economico ma anche sessuale da parte di chiunque.

 

Prime iniziative a seguito dell’appello

 Venerdì 11 luglio conferenza stampa degli aderenti all’appello presso “Sala Gruppi” Comune di Padova ore 13.00.
 
Sabato 12 luglio alle ore 12.00 Sit-in davanti alla Prefettura di Padova in cui si inviteranno i cittadini democratici a lasciare le impronte digitali in risposta al succitato decreto Maroni ed in oltre si distribuirà materiale informativo sul tema dell’integrazione

 
Opera Nomadi di Padova
 
Adesioni:

Donne in nero, Oikos-Bios centro filosofico antiviolenza, Caritas Diocesana, Don Albino Bizzotto, Beati Costruttori di Pace, Lavoro e società CGIL, Daniela Ruffini Assessore all’Immigrazione del Comune di Padova, Vicesindaco e Assessore ai Servizi Sociali di Padova Claudio Sinigaglia, G. Beltrame consigliere comunale Comune di Padova, Claudio Piron Assessore all’ istruzione e alle politiche giovanili Padova, Salvatore Italiano consigliere comunale, Walter Poggi consigliere comunale PRC di Cadoneghe,Giuseppe Melato, Partito della Rifondazione Comunista, Giovani Comunisti PRC, Associazione per la Pace, Giuristi Democratici “Giorgio Ambrosoli” di Padova, Partito dei Comunisti italiani, Federazione Giovani Comunisti italiani, Circolo tra l’altro -Arci Gay, Alessandro Zan Consigliere Comunale di Padova, Andrea Castagna Segretario Generale CGIL Padova, Rosanna Tosato Segretaria CGIL Padova, Francesco Gagliardi Segretario Generale NIdiL CGIL Padova, Sinistra Democratica, G. Mosconi Sociologia Università di Padova, Avv. Carlo Cappellari, Avv. Marco Paggi, Maurizio Angelini consigliere comunale di Cadoneghe, Stefania Berto consigliere comunale di Cadoneghe, Domenico Trovato coord. Opera Nomadi Veneto, Renzo Comin Opera Nomadi di Treviso, Giulietta Poli, Elisa Marini, Paolo Sarzo, Amelio Anzeliero , l’Associazione di Volontariato Jonathan di Piazzola sul Brenta, Salvatore Livorno come coordinatore provinciale di Lavoro e società Cambiare Rotta, area programmatica della cgil, Alberto Savio consigliere comunale PD di Cadoneghe, Gruppo consiliare Regione del Partito della Rifondazione Comunista, Elena Carradori, Renato Cardazzo, Pietrangelo Pettenò - consigliere regionale, adesione personale di Ilario SimonaggioSegretario generale Filt CGIL Veneto, Alessandro Scappin (PDCI – Federazione di Venezia; C.G.I.L. Funzione Pubblica Venezia; Vasco Zanella Legnago (VR), ASU, ass. Granello di Senape (volontariato penitenziario), Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – sezione di Mestre), L’Associazione ItaliaBolivia onlus, con sede a Venezia e La Paz, Virgilio Pavan cons.naz. Opera Nomadi, Yuri Pavan, Dell’Innocenti Daniel, Dell’Innocenti Maicol, Maita Parussati, Cristina Parussati, Mauro Stoiko, Costantina Calderas, Paolo Stoiko, Massimo Stoiko, John Stoiko, Alex Stoiko, Robert Stoiko, Ledi Hudorovic, Barbara Hudorovic, Daniel Stoiko, Pamela Basso, Mara Basso, Soriel Pavan, Nadia Usceri, Gigliola Stepic, Emma Levacovic, Jonny Stoiko, Manuel Stoiko, Assunta Reggiani, Marco Tombolani, Marta Silvi, Ambra Chiarotto, Maria Teresa Laruina, Marco Zanotto, Marco Tamburini, Alessandro Piccin, Zarko Gardasevic, Federico Ferrari Bravo, Carla Neri, Giancarlo Farrugio, Opera Nomadi di Firenze, Opera Nomadi Coord. Toscana, Don Luigi Tellatin Ref. Regionale Veneto di Libera,  Fabrizio Casavola http://www.sivola.net/dblog, Associazione Migranti Extracomunitari di Padova, La Biolca Associazione Culturale di Promozione Sociale aderisce con il Presidente Filippo Zaccaria, Letizia Costa, Tamara Pinton, Prof. Marco Brazzoduro Univ. Roma, Collettivo Vagabondi di Pace, CGIL di Padova,Alessandra Stivali Dipartimento Immigrazione CGIL Padova-Associazione Lavoro e Diritti Senza Frontiere, Associazione Razzismo stop di Padova, Avv. Silvia Benacchio. Sindacato ADL-Cobas di Padova.

inviate la vostra adesione a questo indirizzo di posta elettronica:

oppure inviando un commento sui blog:


Link utili:

Costituzione Italiana:

http://www.quirinale.it/costituzione/costituzione.htm

Convenzione Internazionale sui Diritti del Fanciullo:

Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo:

Risoluzione Europea n° 380/2008

 
Grazie a tutti.
 

scritto da: romesinti alle ore 15:57 | link | commenti
categorie: veneto, opera nomadi di padova
martedì, 01 luglio 2008

Anche da Padova: Impronte digitali ai bimbi rom: un marchio infamante

Il vicesindaco Claudio Sinigaglia, l’Opera Nomadi e l’associazione Agorà difendono il "Villaggio della speranza" di via Tassinari e polemizzano con gli esponenti della Lega

  

Tre case realizzate dai Sinti: 200 mila euro stanziati dal Comune, altri 700 mila dal ministero per la Solidarietà sociale

 

La difesa del "Villaggio della Speranza" di via Tassinari, dove sorgeranno tre case da quattro appartementi, per 12 unità abitative, auto-costruito dai Sinti; e il secco rifiuto all'ipotesi avanzata dalla Lega Nord di prendere le impronte digitali ai piccoli rom, arriva a tre voci: quella del vice sindaco e assessore ai Servizi Sociali, Claudio Sinigaglia, di Renata Paolucci, presidente dell'Opera nomadi di Padova, e di Emilio Noaro, presidente dell'associazione Agorà.

«Rilevare le impronti digitali ai bimbi rom - dice Claudio Sinigaglia - è come tornare a marchiarli dopo la loro fatica per non essere più riconosciuti come persone provenienti da un campo nomadi. La storia, e mi riferisco alle "schedature" delle popolazioni, sembra non averci lasciato e fatto imparare nulla». Ma il vice sindaco poi sposta la sua attenzione sul progetto "Villaggio della Speranza", che sarà dedicato alla memoria di Marta Cimento, la giovane vice presidente dell'Opera nomadi di Padova: «Stiamo compiendo un passo importante. Con la costruzione dei tre condomini chiuderemo il campo nomadi di via Tassinari. Tutte le polemiche e le prese di posizione contrarie di questi giorni, soprattutto della Lega, rischiano di mandare a monte un lavoro di decenni. Mi piacerebbe invece - continua Claudio Sinigaglia - che sulla questione non ci fossero prese di posizione ideologiche. Anche per questo all'inaugurazione del "Villaggio" - presumibilmente nel marzo del prossimo anno - vorrei invitare i ministri Sacconi e Maroni».

Infine un breve riepilogo sui costi dell'operazione. «Il Comune - ricorda il vice sindaco, che giovedì a Roma ha firmato la convenzione per il contributo governativo - ha stanziato 200 mila euro; 700 mila euro, 400 dei quali li impiegheremo proprio in via Tassinari, sono arrivati dal ministero per la Solidarietà sociale. I Sinti ricevono una busta paga di 800 euro al mese, 500 per il lavoro e 300 che li accantoniamo per l'affitto».

«Attraverso questa operazione - interviene Renata Paolucci - i Sinti non potranno più essere accusati di vivere di assistenzialismo, a anzi diverranno a tutti gli effetti cittadinanza attiva. Per quanto riguarda la Lega Nord, beh, non cadremo nelle loro provocazioni».

«La vera sicurezza - conclude Emilio Noaro - si ottiene tramite l'integrazione che si sviluppa proprio grazie a progetti come il "Villaggio della Speranza». Le "schedature" ricordano un passato che non vogliamo ritorni mai più".


scritto da: romesinti alle ore 01:12 | link | commenti (1)
categorie: politica, veneto, padova, opera nomadi di padova
venerdì, 13 giugno 2008

Veneto - Si discute in questi giorni il progetto di legge regionale per regolare la presenza di Sinti e Rom

Un comunicato dell’Opera Nomadi di Padova

Progetto di legge n° 222 del Consiglio Regionale del Veneto: Regolamento e disciplina degli interventi sulla presenza delle popolazioni nomadi nel territorio Veneto.


Osservazioni

Nel territorio Veneto sono presenti: Rom Kalderasha, Rom Harvati, Sinti Veneti, Sinti Taic, tutti italiani; Rom provenienti dalla ex Yugoslavia (Serbia, Bosnia, Kosovo, Macedonia, Croazia) di recente immigrazione e, ultimamente, in seguito all’entrata nella UE delle loro nazioni, assistiamo all’arrivo di rom rumeni e bulgari.

I Rom e i Sinti italiani presenti nel Veneto sono stanziali e, se, nomadi lo sono forzatamente perché non hanno un luogo dove poter vivere stabilmente, come desidererebbero.

Esiste un seminomadismo praticato dai Sinti veneti giostrai che, per seguire le fiere e sagre, si spostano nel periodo primavera/estate. I Rom provenienti dalla ex Yugoslavia non sono nomadi, e non desiderano esserlo anche perché provengono da luoghi dove abitavano nelle case.

Non si comprende, perciò a chi sia rivolta la nuova proposta di legge. A quali popolazioni nomadi? C’è, infatti, un errore già nella dicitura del Progetto di Legge. Al posto di”…..presenza di popolazioni nomadi nel territorio Veneto” dovrebbe essere scritto “.….. presenza di popolazioni Rom e Sinte nel territorio Veneto”.


La logica dei campi nomadi poteva essere valida negli anni passati, solo se considerati una soluzione temporanea e luoghi di prima accoglienza. Oggi è necessaria una politica di superamento degli stessi. Il campo nomadi, se aveva l’obiettivo di offrire un habitat dignitoso per queste famiglie, ha fallito. Situati ai margini della città, in condizioni igieniche e sanitarie disastrose, la loro gestione comporta una spesa pubblica non indifferente.

In realtà gli stessi Rom e Sinti non vogliono vivere nelle aree comunali, veri e propri ghetti e sacche di emarginazione sociale tanto che l’Italia è stata condannata, il 24 aprile 2006, per la politica abitativa dei cosiddetti campi nomadi, dal Comitato Europeo per i Diritti Sociali, organismo del Consiglio d’Europa, indicando le politiche sviluppate a favore dei Rom e Sinti, azioni di esclusione e di separazione dal resto della società.


Ribadendo che il mantenimento dei campi nomadi in Italia, conosciuta in Europa come “paese dei campi”, risulta essere una prospettiva non solo ghettizzante ma, come da definizione dell’European Roma Right Center “l’emblema della segregazione razziale per eccellenza” e secondo il Comitato per l’Eliminazione delle Discriminazione dell’ONU, “un mix tra le favelas e i campi di concentramento”, siamo convinti che l’unica strada da percorrere (oltre all’inserimento scolastico e lavorativo) per procedere ad una efficace inserimento socio-culturale dei Rom e dei Sinti sia quella di procedere alla progressiva eliminazione dei campi nomadi con l’inserimento delle persone in abitazioni o micro-aree per una famiglia allargata.


Proposte

L’errore di fondo sta proprio nel considerare le popolazioni rom e sinte come popolazioni nomadi, che vogliono vivere nei campi nomadi e che non vogliono inserirsi nel nostro tessuto sociale.

Niente di più sbagliato, in realtà gli stessi Rom e Sinti vogliono vivere, alcuni negli alloggi, altri, per cultura, in piccole aree attrezzate per famiglia allargata.

Al posto di una legge che, improntata sulla costruzione di campi per i Rom e i Sinti nomadi che, in realtà non esistono più (come abbiamo già sottolineato in precedenza) sarebbe auspicabile una legge che supporti attivamente la politica dei piccoli terreni privati per famiglia allargata o di piccole aree attrezzate, già esistenti nel territorio Veneto (a Padova sono circa una ventina) e i cui abitanti si sono perfettamente integrati all’interno del tessuto sociale senza crear problemi e trasformando le loro aree, soprattutto se di proprietà, in bellissimi giardini puliti e curati.

A questo proposito la Regione Emilia Romagna e Toscana hanno nei fatti modificato la propria Legge Regionale a tutela di Rom e Sinti: al posto di finanziare la realizzazione di campi nomadi hanno preferito avviare la politica degli inserimenti abitativi e dei piccoli terreni privati per famiglie allargate, dando la possibilità anche di costruire.

Per quanto riguarda la Regione Veneto si consiglia di seguire l’esempio dell’Amministrazione Comunale di Padova sia per quanto riguarda la politica abitativa, vedi lo smantellamento delle aree nomadi comunali e la sistemazione delle famiglie in nuove realtà abitative a seconda delle loro esigenze e il progetto di autocostruzione per i Sinti Veneti del “Villaggio della Speranza”, sia per quanto riguarda il progetto di scolarizzazione rivolto ai minori rom e sinti che ha contribuito a debellare quasi totalmente l’evasione e la dispersione scolastica, presenti in percentuale elevata in molte altre parti d’Italia e a far proseguire negli studi (scuole professionali e istituti superiori) gli alunni dopo il conseguimento della licenza di III^ media.


Vogliamo a questo proposito ricordare che l’Associazione Opera Nomadi ha stipulato nel 2005 un Protocollo d’Intesa per la scolarizzazione dei minori rom e sinti con il Miur a livello Nazionale e quest’anno un Protocollo D’Intesa Regionale con l’Ufficio Scolastico Regionale Veneto.

In caso di arrivo, in futuro, di un numero consistente di rom rumeni e bulgari, anch’essi abituati a vivere in casa nei loro paesi d’origine, le nostre proposte sono le seguenti:

I^ fase: ospitalità in centri di prima accoglienza,

II^ fase: avvio di un’indagine conoscitiva quantitativa e qualitativa.

III fase: avvio di percorsi per il diritto alla salute.

IV^ fase: realizzazione di progetti mirati a: un inserimento abitativo decoroso, alla scolarizzazione dei minori con l’impiego di mediatori culturali e all’inserimento lavorativo.


Per concludere, in sintesi, la ns. Associazione ai vari “patti per la legalità” e “patti per la sicurezza” contrappone, come risposta, “il patto per una giustizia sociale” a livello nazionale tra Amministrazioni Locali (Regioni, Provincie, Comuni) e i Rom e i Sinti per:



-  Il riconoscimento di minoranza etnico-linguistica.

-  Il superamento dei campi nomadi, che si trasformano in sacche di emarginazione e in veri e propri lager.

-  ricercare soluzioni per l’inserimento nelle abitazioni per chi ne fa richiesta o individuare microaree per famiglia allargata, sempre per chi ne fa richiesta.

-  che ogni comune, con l’intervento di mediatori culturali rom/sinti e non, si dichiari disponibile ad accogliere una o più famiglie rom/sinte a seconda del numero di abitanti presenti nel territorio, evitando così il peregrinare continuo di famiglie alla ricerca o di un posto stabile o per svernare.

-  l’attivazione di progetti di inserimento scolastico con l’impiego di mediatori culturali rom/sinti e non, per stabilire un efficace rapporto scuola/famiglia e favorire l’attuazione di una didattica interculturale.

-  l’attivazione di percorsi di formazione al lavoro e percorsi di inserimento lavorativo, tenendo conto delle esigenze e delle attitudini dei Rom/Sinti presenti nel territorio.


Sappiamo tutti che nessuno nasce con il pregiudizio (viene trasmesso da padre in figlio), alla cui base sta soprattutto la mancanza di conoscenza; non si riduce solo col buon senso ma con messaggi istituzionali forti che permettano alla società maggioritaria una conoscenza più approfondita di queste popolazioni e che agevolino quest’ultime nel processo di assunzione dei diritti e dei doveri di cittadinanza attiva, uscendo dalla logica assistenziale negativa a cui sono stati abituate troppo spesso e in cui si sono adagiate. E’ necessaria, quindi, una riconciliazione nazionale che chiuda le ostilità, che avvii processi e iniziative, e che permetta che sia riconosciuta la ricchezza derivante dal dialogo e dallo scambio fra i diversi orizzonti culturali per una ridefinizione degli stessi.

La presidente dell’Opera Nomadi di Padova

segretario nazionale

prof.ssa Renata Paolucci

[ mercoledì 23 aprile 2008 ]






scritto da: romesinti alle ore 22:36 | link | commenti
categorie: veneto, opera nomadi di padova

Linea dura in Veneto campi nomadi solo a pagamento





da Venezia



Rom di tutta Europa, unitevi e cancellate il Veneto dal vostro itinerario. O, se proprio volete venire a fare un po’ di campeggio da queste parti, mettete mano al portafogli e pagate l’acqua, il gas e la luce che, fino ad ora, vi erano gentilmente offerti da una legislazione munifica. Raffaele Zanon, consigliere regionale di An, ha interpretato gli ultimi risultati elettorali come una pressante richiesta di sicurezza e ordine da parte dei veneti. E così ha ripreso un suo progetto di revisione della legge regionale del 1989, quella che, per prima in Italia, introdusse contributi specifici per le varie amministrazioni che, nei propri territori, istituivano dei campi sosta per i nomadi, chiedendo un’immediata inversione di tendenza: contributi sì, ma a versarli devono essere anche i nomadi stessi, previa presentazione dei documenti di identità.

Il progetto di legge, presentato nel febbraio dell’anno scorso, è stato «rianimato» da Zanon in questi giorni e avrebbe dovuto essere discusso ieri in Consiglio regionale. Ma la trattazione è durata il tempo della relazione introduttiva: poi lo stesso primo firmatario Zanon ha accolto la richiesta del capogruppo di Forza Italia, Remo Sernagiotto, acconsentendo che il testo torni ad essere esaminato dalla commissione Cultura di palazzo Ferro-Fini, che l'ha già inserito all'ordine del giorno dei lavori della seduta di giovedì prossimo.

«Questa proposta - spiega Zanon - prevede norme chiare per una rigorosa regolamentazione degli insediamenti rom. Delle norme studiate ad hoc per dare una mano a quelle amministrazioni comunali che, con buon senso, si preoccupano della sicurezza e della legalità, considerata l’ondata di nuovi arrivi dall'Europa dell’Est. Sia chiaro che non stiamo parlando di coloro che vengono in Italia a lavorare, ma di quelle migliaia di zingari rom e di quelle infiltrazioni mafiose che stanno mettendo a repentaglio la civile convivenza delle comunità venete».

L’ondata di voti a favore della Lega, che in Veneto aveva proposto una completa abrogazione della legge che Zanon vuole modificare, e del centrodestra in genere, ha convinto il consigliere regionale di An a stringere i tempi. Anche perché in tutte le città del Veneto non si contano le proposte di istituzione di ronde private notturne, le richieste di rafforzamento delle forze dell’ordine e se non ci fosse alcuna risposta dalle istituzioni, il rischio di scivolare fuori della legalità diventerebbe forte. Nel momento in cui dovesse entrare in vigore il nuovo testo di legge, gran parte del potere verrebbe girato ai sindaci dei comuni interessati. Spetterà a loro controllare il traffico dei campi nomadi, consentendone l’accesso solo a chi è identificato previo versamento di una congrua cauzione e con una successiva quota a saldo per contribuire alle spese di gestione. Campi nomadi a pagamento, in sostanza, controllati e controllabili.

«La legge dell’89 - afferma Zanon - si è rivelata assolutamente inadeguata a risolvere i problemi dei campi nomadi, i quali spesso offrono il fianco ad attività criminose che vanno bloccate sul nascere, adottando una linea decisa e meno tollerante. Nel progetto di legge, inoltre, un'attenzione particolare viene riservata alla questione della tratta di minori e allo sfruttamento dei bambini, i quali non solo vengono costretti a fare accattonaggio ai semafori, ma anche indotti a rubare».

scritto da: romesinti alle ore 22:31 | link | commenti
categorie: veneto, opera nomadi di padova
venerdì, 06 giugno 2008

MERCOLEDI 11 GIUGNO Festa di Liberazione a Padova con Opera Nomadi e Nazirock (sabato 14 giugno)

Oltre che mangiare bambini (ed è forse per rifornire i loro ristoranti che gli "Zingari" li rubano...) i comunisti organizzano anche delle feste interessanti.



FESTA LIBERAZIONE PADOVA 7/14 GIUGNO 2008

Parco Appiani (dietro Prato della Valle)


MERCOLEDI 11 GIUGNO

ORE 21

Dibattito: Le fiamme di Ponticelli: tornano i fantasmi del ‘900?

con:   

Renata Paolucci

(segretaria nazionale Opera Nomadi - maggioritaria)



Giorgio Bezzecchi

(vice presidente nazionale Opera Nomadi - Rom harvato - minoranza)



Daniela Ruffini

(Assessore immigrazione e accoglienza Comune di Pd - maggioritaria)


Ore 22:

concerto con TRIO REINHART (Sinti - musica gitana)

e GRUPO CULTURAL GINGA (capoeira e percussioni da Brasile)

Ore 23:

proiezione del film documentario "L'olocausto dei Rom" (IMPERDIBILE!!!)



 SABATO 14 GIUGNO

ORE 21: 

proiezione del film documentario "Nazirock" con la presentazione del regista C.Lazzaro (IMPERDIBILE!!!)

Ore 22:

concerto con l'orchestra DAJAFALL (Senagal) 






scritto da: romesinti alle ore 16:12 | link | commenti
categorie: opera nomadi di padova

Foglio illustrativo delle attività del Coordinamento Nazionale dell'Opera Nomadi

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Utente: romesinti
Nome: Romano Lil
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