In coppia: Maurizio Sala e Marco Marin insieme
(Gobbi/Bergamaschi)
«Il problema è che le priorità di questa giunta erano ben altre» rincara la dose l'ex olimpionico. Priorità che l'esponente elenca minuziosamente con una certa soddisfazione: «Una priorità per la giunta Zanonato- Ruffini è per esempio la festa per l'Indipendenza del Benin per cui sono stati stanziati 1 e 500 euro, 2500 sono andati invece per un torneo di calcio della Diaspora africana». «Leggendo tutto il lunghissimo elenco ci s'imbatte in voci paradossali- rincara la dose Marin-. Sono stati spesi 5 mila euro per corsi di lingua araba per minori e autoctoni. Invece d'insegnare agli stranieri l'italiano, si finanziano lezioni di lingua straniera, magari indirizzati ai non italiani».
«Checché ne dicano a palazzo Moroni, in questi anni le ore complessive dell'assistenza domiciliare sono diminuite - aggiunge -. In compenso il centrosinistra investe 2 mila euro per spiegare ai padovani come si festeggia la Pasqua in Romania o 1500 per il capodanno dello Sri Lanka». «I padovani devono sapere che in questi anni Zanonato e la sua giunta hanno stanziato migliaia e migliaia di euro in favore di associazioni che si occupano di immigrazione. Di queste quella più a destra è l'Arci» polemizza invece Saia che, dopo essere rimasto in disparte durante la prima parte della campagna elettorale, ora torna al centro della scena. «Dal momento che per l'integrazione dei nomadi il comune si appoggia all'Opera nomadi- conclude il Senatore-, questi signori dovrebbero spiegarci come mai ogni angolo del centro storico è occupato da qualche rom che chiede l'elemosina. Bisogna chiamare le cose con il loro nome: qui siamo di fronte ad un vero e proprio racket dell'accattonaggio davanti al quale in molti preferiscono girarsi dall'altra parte».
La risposta dell'Opera Nomadi di Padova è sempre uguale, come abbiamo risposto a Menorello (pdl) - Ex Assessore della Giunta Destro 1999/2004, rispondiamo anche al Senatore ed ex Vice Sindaco Maurizio Saia:
Dopo aver letto oggi sul "Corriere del Veneto" l'ennesima polemica contro di noi, innescata questa volta dal Senatore Maurizio Saia del Pdl exVice Sindaco della Giunta Destro (1999-2004) sopra citata, ci sentiamo in dovere di ribattere quanto segue: i Rom che chiedono l'elemosina a Padova non sono un numero così elevato, appartengono a gruppi itineranti non stanziali ed è molto difficile avvicinarli. Per tutte queste ragioni chiaramente non è stato possibile procedere ad un monitoraggio per poter avviare progetti di integrazione. Comunque, se si tratta di un "racket dell'accattonaggio" come pensa il Senatore Saia, non è certo compito della ns. associazione individuare i mandanti, ma spetta alle forze dell'ordine".
Per quanto riguarda il ns. lavoro a Padova e il ns. rapporto con la Giunta Zanonato, facciamo presente che abbiamo lavorato, sia per la scolarizzazione dei bambini Rom e Sinti, sia per la gestione delle aree nomadi comunali, anche con l'Assessore Marin della Giunta Destro oggi candidato Sindaco per il PDL.
Di seguito riportiamo la risposta alla polemica di un anno e mezzo fa di un altro componente del PDL.
I figli, seguiti dal ns. progetto di scolarizzazione attivo da anni (anche durante la Giunta Destro di centro-destra) in Convenzione con l'Assessorato ai Servizi Scolastici, frequentano regolarmente la scuola materna, elementare e media e alcuni anche le scuole superiori. Rimane problematico l'accesso alle risorse (lavoro autonomo o dipendente), a causa molto spesso dei pregiudizi esistenti.
Le loro richieste di poter finalmente mutare le condizioni di vita emarginanti e discriminanti, come possono essere quelle della vita in un campo nomadi, dopo essere state attentamente valutate, sono state accolte dall'Amministrazione Zanonato.
Per quanto riguarda la Convenzione annuale di € 38.500,00.= che servono per la gestione delle due aree nomadi da parte di 6 operatori, sono gli stessi importi annuali che venivano assegnati alla ns. associazione anche dalla Giunta Destro (della quale faceva il senatore Saia come Vicesindaco, il Dott. Marco Marin come Assessore al Sociale e anche l'avv. Menorello).
Questo importo per quanto ci riguarda, una volta superati i campi nomadi verrà risparmiato dall'Amministrazione Comunale perché non ci sarà più bisogno di gestione. Quanto costano e quanto sono costati i campi nomadi alle Amministrazioni Comunali in Italia in questi anni? Questi soldi potevano sicuramente essere spesi molto meglio così come sta facendo oggi, l'Amministrazione Comunale di Padova.
Il progetto di Padova per lo smantellamento dei campi e la sistemazione delle famiglie che hanno i requisiti in abitazioni, l'individuazione di piccoli terreni da acquistare da parte delle persone rimaste in via Longhin e soprattutto la realizzazione del "Villaggio della Speranza autocostruito" sono stati individuati come "buone pratiche" in Convegni Nazionali ed Europei per l'integrazione dei Rom e dei Sinti, tanto è vero che il Ministero della Solidarietà Sociale ha inserito proprio Padova tra le quattro città destinatarie del finanziamento statale del "Bando di inclusione sociale" a favore dei Rom e dei Sinti.
La contrapposizione, l'ostilità, l'emarginazione e il disconoscimento delle persone portano all'insanabilità, e alla radicalizzazione dei conflitti, la generalizzazione e la criminalizzazione nei confronti di tutto un popolo, come si sta facendo in questi giorni a causa di un grave ed efferato episodio accaduto a Roma, offre lo spunto anche al consigliere comunale avv. Menorello per etichettare tutti i Rom e i Sinti come persone indegne, indesiderate, anormali e addirittura rapitrici di bambini: infatti l'avv. Menorello tira in ballo la ricerca di Denise Pipitone avvenuta anni fa al campo di via Longhin senza specificare come sarebbe doveroso che la ricerca ha avuto un esito assolutamente negativo.
Ricordiamo inoltre che la Giunta Destro, spese € 250.000,00.= (come da Delibera Comunale dell'8 luglio 2002) per l'adeguamento degli impianti nel campo nomadi di via Lungargine San Lazzaro n° 2 e non certo per favorire l'integrazione degli ospiti ma per mantenere la logica del campo-ghetto, logica contro la quale la ns. associazione si batte ormai da anni. I campi nomadi vanno superati in quanto sono veri e propri ghetti senza servizi igienici adeguati, moderni campi di concentramento come sono stati considerati dall'Unione Europea.
Firmata ieri dal premier Silvio Berlusconi l'ordinanza che nomina il prefetto del capoluogo
â– Dopo Roma, Milano e Napoli, anche Torino e soprattutto Venezia avranno il loro commissario delegato per i campi nomadi. A gestire in Veneto «la grave situazione di alcuni insediamenti, caratterizzati da condizioni di degrado che mostrano un'incidenza negativa soprattutto su bambini e ragazzi », come sostenuto dal ministro dell'Interno Roberto Maroni, sarà il capo dell'ufficioterritoriale del Governo di Ca' Corner, che avrà il compito di coordinare gli interventi per passare, sostanzialmente, dai campi ai villaggi attrezzati.
Anche se per gli addetti ai lavori, né nella terraferma veneziana né nel resto del Veneto c'è un'emergenza. E anzi, il superamento dei campi nomadi è già un dato di fatto. Parlando appunto di fatti, sul tavolo comunque ne restano due. Da una parte il decreto firmato ieri mattina dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Che oltre a prorogare fino a dicembre 2010 il commissariamento a Milano, Roma e Napoli per concludere i progetti avviati, introduce la figura anche nei capoluoghi veneto e piemontese. A Venezia la carica diventerà operativa non appena sarà nominato, è ovvio, il nuovo prefetto che succederà a Guido Nardone.
Il tutto «in accoglimento delle richieste provenienti da quelle realtà regionali», precisa Maroni. Ma chi si occupa in Veneto proprio di queste realtà, si chiede dove sia quest'allarme sociale.
«Qui non c'è nessuna emergenza - esordisce Renata Paolucci, Opera Nomadi - anzi ci sono progetti di integrazione e riqualificazione avanzati come autocostruzione di alloggi, ristrutturazione dei campi o presenza di famiglie allargate su terreni di proprietà della famiglia stessa». E per quanto riguarda il degrado e la situazione dei minori? «Dico solo che il 95 per cento dei ragazzini delle realtà rom e sinti frequenta la scuola».
Nello specifico, nel Veneziano il campo sinti di via Vallenari si sta trasformando giorno dopo giorno in un - pur contestatisssimo - villaggio attrezzato.
A Padova, ad esempio, dei circa 400 rom e sinti vivono tra i campi di via Longhin (circa 55 residenti), via Tassinari con (8 roulotte) e una trentina di micro- insediamenti su terreni di proprietà.
A Treviso l'ultimo campo è stato sgomberato nel 2006 e quasi tutte le famiglie sinti sono sistemate in alloggi Ater nel quartiere popolare di via Bindoni.
A Vicenza restano un campo comunale in via Criccoli e una ventina di insediamenti provati. «Lì dove c'erano emergenze, le stiamo risolvendo » chiude Paolucci. â–
Le chiamano classi-ponte, in realtà sono classi differenziali.
Già nel 1965 lo Stato italiano si dotava di uno strumento istituzionale costituito dalle classi speciali “Lacio drom” (Buon Cammino), ghettizzando i bambini rom e i sinti all’interno delle scuole, in locali appartati, non idonei e isolati. Fortunatamente nel 1974 venne dichiarata l’eccezionalità di tali classi e nel 1982 ci fu la loro definitiva soppressione. Nel 1986, poi, il Ministero diede nuove disposizioni in materia di scolarizzazione di minori rom e sinti, disposizioni che precorrevano la Risoluzione Europea del Consiglio dei Ministri dell’ Educazione del 22/05/1989. Il Ministero, dopo aver richiamato la scuola materna, elementare e media al principio dell’obbligo scolastico che non è solo obbligo per i ragazzi a frequentare la scuola, ma anche obbligo della scuola ad assicurare il massimo possibile di apprendimento a tutti i frequentanti, prescriveva ad essa l’impegno di offrire un servizio adeguato nel “massimo rispetto dell’identità culturale dei soggetti interessati e il dovere di predisporre, per quanto possibile, un’ organizzazione, proficua, soddisfacente e rispondente ai reali bisogni degli stessi”.
Questo accadeva nel 1989, ora siamo nel 2008 e vengono ripresentate disposizioni in materia scolastica antecedenti al 1965.
Noi crediamo, quindi, che la proposta della Lega sia raccapricciante e pericolosa perchè non ha altri effetti che la discriminazione e non consentirà l'integrazione perchè gli studenti di origine straniera e rom saranno a contatto solo con altri stranieri e altri rom e, ad anno scolastico iniziato, verranno forse introdotti nelle classi “normali” dove i compagni avranno già socializzato tra loro e l'unica conseguenza sarà essere percepiti come diversi. E tutto ciò non servirà neanche a tenerli al passo con la classe perchè non si capisce come faranno a seguire questi “corsi propedeutici” e anche ad avanzare col normale programma. Non si comprende neanche come si potrà conciliare il tutto con i tagli che il governo continua a prevedere per l'istruzione.
È evidente, quindi, che le motivazioni della Lega sono ispirate dal solito profondo razzismo che la caratterizza e costituiscono un attacco al diritto all'istruzione e al principio di non discriminazione, tutelati dalla nostra Costituzione.
I leghisti parlano di integrazione riuscendo ad immaginare al massimo un'assimilazione degli stranieri alla cultura italiana, facendo proposte anacronistiche e senza senso dettate dal timore dell'invasione dei migranti i cui figli, anche se nati in Italia, sono ritenuti colpevoli di rallentare i programmi scolastici dei figli degli autoctoni...
Crediamo che la scuola sia di importanza cruciale per una reale e sensata integrazione e per evitare gli aberranti episodi di razzismo di cui sentiamo parlare sempre più spesso in questi giorni. Sappiamo perfettamente che ci possono essere difficoltà per gli studenti stranieri ma crediamo che siano altre le strade per superarle e molte scuole le stanno già percorrendo mettendo a disposizione: corsi di alfabetizzazione pomeridiani per dare a tutti le conoscenze minime, necessarie per avvicinarsi ai linguaggi specifici di ogni disciplina, corsi di educazione all' intercultura e ricorrendo anche all’aiuto dei mediatori culturali.
Quello di cui questo paese ha bisogno non è certo una politica dell'apartheid che porterà a classi di serie A e classi di serie B, C etc.. ma occorre mettere a disposizione fondi per avviare progetti che permettano ai docenti di fare il loro lavoro e di rispondere alla complessità del cambiamento in atto, difendendo la diversità come ricchezza e rifiutando l'assimilazione.
Opera Nomadi Padova
Lo leggete su:
Micro nido intitolato a Marta Cimento, la giovane psicologa piemontese scomparsa il 5 gennaio di quest'anno al pronto soccorso dell'ospedale civile. L'asilo per l'infanzia è stato inaugurato sabato scorso a Villavernia in provincia di Alessandria, il paese di origine di Marta. Presenti alla cerimonia, oltre ai genitori della sfortunata ragazza e a tanta gente del posto, il Prefetto, il Questore di Alessandria, il Vescovo, una rappresentante del governo. Erano presenti anche: la prof.ssa Franca Bimbi in rappresentanza del Comune di Venezia, Il Dott. Lorenzo Panizzolo responsabile dell'ufficio Servizi sociali del comune di Padova e Renata Paolucci, la presidente dell'Opera nomadi dove dal 2004 Marta Cimento prestava servizio seguendo in particolare i bambini rom.
«Ringrazio a nome della nostra associazione - ha detto Paolucci - tutti coloro che hanno pensato di dedicare questo nuovo nido comunale a Marta. Ringrazio anche le persone che oggi con la loro presenza, rendono omaggio e ricordano questa bella figura di donna. Marta è arrivata da noi - ha proseguito Paolucci - nel 2004, inserendosi subito molto bene nel nostro gruppo. La sua sensibilità per tutti gli individui e i bambini era eccezionale. Ci è stata strappata giovane e bella, con tanti sogni e mille progetti. Seguiva anche le famiglie, favorendo per loro un percorso di integrazione ed autonomia. Dedicando così la sua vita a sostenere i più deboli, lottando contro le ingiustizie. La partecipazione di rom e sinti - ha concluso Paolucci - a questo profondo lutto, ha dato un segno tangibile di quanto amore e gioia abbia Marta donato soprattutto ai bambini».
Il taglio del nastro è stato accompagnato da un colorato lancio in cielo di palloncini, tenuti in mano da decine e decine di bambini, per salutare e ringraziare Marta. Una targa all'ingresso della struttura ricorda l'impegno della psicologa piemontese per gli altri, con particolare riguardo proprio ai più piccoli.
Di seguito pubblichiamo le dichiarazioni rilasciate alla stampa dall'Assessore alle Politiche Scolastiche di Padova e una breve relazione sul ns. Progetto scolastico rivolto agli alunni rom e sinti, al quale durante l'anno scolastico 2002/2003 si è dovuta uniformare anche l'Associazione Italiana Zingari Oggi (AIZO) per poter collaborare con la ns. Associazione all'interno del progetto stesso.
Breve relazione sul progetto di integrazione scolastica
degli alunni rom e sinti - a.s. 2007/2008
La percentuale a livello nazionale dei bambini Rom, Sinti e Camminanti che evadono l'obbligo scolastico è elevata e purtroppo non siamo in grado di fornire dati certi, non essendosi ancora attivato un progetto di monitoraggio a livello nazionale (più volte sollecitato dalla nostra Associazione) che, pur mantenendo l'anonimato delle persone, permetterebbe di rilevare il numero reale dei minori che evadono la scuola dell'obbligo.
Infatti i dati forniti dalle scuole rispecchiano solo in parte la realtà: è necessario contattare i Rom e i Sinti, famiglia per famiglia, negli alloggi, nelle case nei terreni privati, nelle aree comunali e nei campi sosta. All'interno di alcuni gruppi di Rom/Sinti soprattutto italiani (rom harvati, rom istriani) c'è molta resistenza nel far frequentare la scuola ai minori della famiglia, (resistenza che siamo riusciti a superare tra i Sinti Taic di origine tedesca e i Sinti veneti) perché riconoscono valida soltanto la propria cultura per la formazione dei figli, e questa posizione va rispettata, come principio generico ma non certo come pratica reale quotidiana :
infatti qualcuno è ancora forse convinto che, al giorno d'oggi, sia utile, a persone ormai stanziali, chiudersi e isolarsi nelle proprie abitudini con l'incapacità, data dall'analfabetismo, di destreggiarsi nella società maggioritaria, continuamente martellati dai messaggi dei mass-media, senza avere gli strumenti necessari per metabolizzarli ?
D'accordo con la Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia, siamo fermamente convinti che i minori debbano vivere la propria infanzia, debbano imparare a conoscere la nostra e altre culture, debbano far conoscere la loro e debbano essere aiutati a sviluppare la propria personalità; la scuola deve educare, cioè deve formare con l'insegnamento e con l'esempio il carattere e la personalità. E solo la scuola e una scuola specializzata, dove sia attuata una didattica interculturale, permette che venga riconosciuta la ricchezza che deriva dal dialogo e dallo scambio fra i diversi orizzonti culturali, per una ridefinizione degli stessi.
Il problema dell'evasione scolastica può essere risolto in tutto o in parte, solo attraverso progetti miratidi Padova che impegnino mediatori culturali che svolgano, appunto, un lavoro di mediazione con la famiglia e con la scuola, che favoriscano una didattica interculturale e un inserimento socio-culturale dei bambini. come questo, ad esempio,
L'importanza della figura del mediatore culturale nella scuola
Il bambino rom o sinto che si affaccia al mondo della scuola, quasi sempre con mancanza di autostima e portando con sè un bagaglio culturale molto diverso da quello della società maggioritaria, per usi e costumi, lingua e per appartenenza ad una cultura orale, ha bisogno della figura del mediatore culturale. A differenza dei minori stranieri, per i quali, soprattutto nei primi mesi è importante il supporto di un mediatore linguistico, nel nostro caso è necessaria la presenza di una figura che rassicuri i bambini, rafforzando la loro autostima, che sensibilizzi gli insegnanti sul loro mondo, sulla loro cultura, la loro lingua, che, favorisca l'accoglienza nella scuola e stimoli l'attivazione della didattica interculturale. Compito del mediatore è anche fornire al bambino gli strumenti per comprendere la cultura maggioritaria e eventualmente le altre culture con cui viene a contatto, attraverso il mondo della scuola. Nel contempo, è fondamentale la presenza del mediatore presso le famiglie per cercare di superare le diffidenze degli adulti nei confronti dell'istituzione scolastica. Il mediatore culturale rom o sinto deve avere una preparazione specifica, attraverso corsi di formazione, un buon livello di scolarizzazione e deve conoscere in maniera approfondita il mondo dei gagè. Soprattutto è importante sappia destreggiarsi nell'ambiente scolastico, instaurando un rapporto costruttivo con gli insegnanti con cui deve lavorare in sinergia. Purtroppo in Italia sono ancora pochi i Rom e i Sinti che possono svolgere tale compito, perché questa è la prima generazione scolarizzata, sono stati attivati pochi corsi per mediatori e, inoltre, tra gli adulti esistono ancora molti analfabeti o semi-analfabeti.
A causa di questi impedimenti, che speriamo vengano superati in futuro, in quasi tutti i progetti di scolarizzazione, per il momento, vengono impiegati solo mediatori gagè opportunamente formati e che godono della fiducia delle famiglie rom/sinte.
Difficoltà riscontrate riguardanti l'inserimento scolastico dei bambini
Confrontando le varie esperienze vissute dai mediatori che lavorano nei progetti di scolarizzazione dei bambini rom, sinti e camminanti presenti in Italia si sono individuate alcune problematiche ricorrenti, legate all'apprendimento scolastico:
Riteniamo che tali problematiche siano da attribuirsi a :
1)illimitato interesse suscitato dagli argomenti trattati a scuola. Le materie insegnate non trovano alcun riscontro pratico nelle esperienze quotidiane maturate in ambito familiare, pertanto la scuola viene vissuta come un'istituzione inutile che non fornisce strumenti adeguati al proprio stile di vita.
2)l'appartenenza ad un cultura orale. Infatti nella società dei Rom e dei Sinti non esiste nessuna cultura di linguaggio codificato, è un mondo di suoni e quindi di azione; il suono, infatti, significa avvenimento e la parola parlata è evento non oggetto, non significa ma agisce. Le parole hanno potere sulle persone e possono provocare danni, sono come armi. L'uomo orale è dogmatico (si racconta solo la verità) e, per questo, ciò che viene raccontato non permette la capacità di critica e la possibilità di confronto. Il racconto è una forma di insegnamento e la conoscenza si fonda sulla vita collettiva, su ciò che è stato detto, che viene aggregato e accumulato mnemonicamente. Il racconto è condizionato dalla prossimità e manca la dimensione del tempo narrato. L'oralità dipende dalla socialità e respinge l'individualismo.
A scuola, perciò, per chi è abituato alla tradizione orale, le difficoltà sono le seguenti:
Per una cultura specializzata nella sintesi orale, l'osservazione visiva è irrilevante; la scrittura, invece, sviluppa la percezione visiva e l'osservazione individuale (per osservare qualcosa, quel qualcosa deve stare fermo mentre il suono esiste nel tempo e non si ferma). Se la tradizione orale respinge l'individualismo (l'uomo esiste nella socialità), la scrittura stacca l'uomo dal gruppo, dà origine al pensiero originale isolato e presuppone l'introspezione che manca nella cultura orale, dove l'uomo è più attento a cogliere le opinioni degli altri piuttosto che a riflettere sulle proprie affermazioni. Per la cultura orale il nostro modo di comunicare è inefficace; la scuola dovrebbe quindi adottare metodi diversi e munirsi di strumenti idonei per permettere a questi bambini di apprendere, passando, appunto, dallo loro cultura orale a quella della scrittura.
3) all'interno di molti gruppi familiari i minori parlano il romanès: ne deriva quindi che l'italiano risulta essere la II^ se non la III^ lingua, (è il caso dei rom stranieri che parlano anche la lingua del paese di ultima provenienza, dei sinti veneti, lombardi, marchigiani, ecc e dei Rom dell'Italia meridionale che utilizzano parlate dialettali spesso arcaiche) e l'utilizzo che ne fanno è limitato a fini pratici.
Il "romanès" presenta una struttura molto diversa da quella della lingua italiana e pertanto risulta difficile per i bambini rom/sinti comprendere e utilizzare in maniera adeguata la nostra sintassi.
5) L'analfabetismo e la diffidenza, più o meno accentuata, a seconda dei gruppi di appartenenza, dei genitori nei confronti della società dei gagè: accettano con difficoltà l'inserimento scolastico dei loro figli, considerando non formativo l'incontro con la nostra ed eventualmente altre culture. Il più delle volte la scuola viene più o meno frequentata per fini utilitaristici.
6) La mancanza di una politica di accoglienza da parte delle scuole, accoglienza che deve avvenire in modo serio e progettuale. Deve consistere in una prima fase temporale ben precisa del primo arrivo con l'incontro tra chi arriva e chi c'è già e deve continuare con atteggiamenti e attitudini nei confronti dell'alterità e della differenza.
Accogliere ed essere accolto significa prestare attenzione ai bisogni dell'altro, sviluppando atteggiamenti di apertura, ascolto e reciprocità. Per tutto ciò è necessario adottare una serie di dispositivi, norme, atti, circostanze e risorse previsti e realizzati in una determinata fase, da parte di chi accoglie.
La mancanza di una politica dell'accoglienza che punti alla valorizzazione della cultura rom e sinta e al rispetto delle differenze, rischia di fare di questi bambini dei "diversi" influendo pesantemente sul loro grado di autostima e sui rapporti che si creano all'interno della classe. Si rischia che la scuola venga vissuta dai minori e dalle famiglie come un ambiente ostile, che svaluta la loro cultura e la relega a condizioni di svantaggio. Spesso si utilizza una didattica che tende ad accentuare le diversità e le difficoltà anziché superarle, valorizzando i punti comuni e le potenzialità di ciascuno, condizione indispensabile per attuare un' effettiva integrazione. Il livello di integrazione ed il grado di autostima influenza, non solo l'impegno e quindi il successo scolastico, ma anche la frequenza.
Con una buona accoglienza da parte delle scuole, con l'attivazione di una didattica finalizzata all'educazione interculturale e con la presenza di mediatori culturali, si deve mirare a ottenere che gli alunni rom e sinti che si avvicinano al mondo scolastico della cultura maggioritaria con una assenza totale di autostima, SI SENTANO IMPORTANTI E INTERESSANTI al pari degli altri.
Per farli sentire interessanti devono essere messe in evidenza e valorizzate all'interno delle classi: la loro lingua d'origine, la loro storia e la loro cultura; perché siano e si sentano importanti, al pari degli altri bambini, si deve arrivare ad una maturazione della loro personalità, mantenendo la cultura d'origine, senza che venga assimilata nella nostra, e, come a tutti, deve essere data anche a loro la possibilità di scelta nella vita.
Non è da sottovalutare, anzi da porre in rilievo come l'habitat influisca sulla frequenza e sul rendimento scolastico: dove esistono condizioni abitative decorose, alloggi, case, terreni privati, ecc., più facilmente si nota un abbassamento delle percentuale di coloro che evadono l'obbligo scolastico. E' evidente, quindi, come il problema dell'evasione e della dispersione scolastica non prescinda dal problema abitativo, igienico, di futuro inserimento lavorativo, ecc, e sia necessario attivare quindi progetti a 360 gradi mirati al superamento di tutte le varie problematiche.
E soprattutto è necessario mirare al superamento dei "campi nomadi", dove esistono, che risultano essere una prospettiva non solo ghettizzante ma, come da definizione dell' European Roma Right Center "l'emblema della segregazione razziale per eccellenza" e, secondo il Comitato per l'Eliminazione delle Discriminazioni dell'ONU, "un mix tra le favelas e i campi di concentramento" (l'Italia è l'unica nazione dell'Europa che ne mantiene l'esistenza).
Fatte queste premesse, poiché il nostro intervento è stato attuato a 360° ed ha riguardato: diritto al lavoro, diritto allo studio, il diritto ad un habitat dignitoso con il superamento dei campi nomadi, il diritto alla salute, possiamo dire di aver ottenuto per quanto riguarda la frequenza scolastica degli ottimi risultati, se messi a confronto con la media nazionale. Entrando nello specifico, anche lo sforzo della nostra associazione di far superare dall'Amministrazione Comunale il campo nomadi ricercando soluzioni abitative dignitose ha influito alla maggiore responsabilizzazione delle famiglie, cambiando il loro atteggiamento nei confronti della scuola. L'Opera Nomadi di Padova interviene con progetti di scolarizzazione nei comuni di Padova, Vigonza (PD) e Cadoneghe (PD).
A Padova i campi nomadi sono due: uno in via Tassinari abitato da Sinti veneti e uno in via Lungargine San Lazzaro n° 2 abitato da Rom harvati e da Rom Dasikhanè e Khorakhanè Shiftarija provenienti dall'ex jugoslavia e dal Kosovo.
Per i Sinti veneti del campo nomadi di via Tassinari sta sorgendo "Il Villaggio della Speranza": 12 abitazioni con ingresso indipendente, giardinetto e garage, autocostruite dai Sinti stessi futuri inquilini, (i più giovani hanno conseguito la licenza di terza media seguiti dal nostro progetto) che hanno frequentato un corso di formazione teorico/pratico con rilascio di attestato che permetterà loro di continuare in futuro in questo lavoro. Lo smantellamento totale del campo nomadi di via Lungargine San Lazzaro con la ricerca di soluzioni abitative che tengano conto della cultura e delle esigenze dei 50 rom harvati italiani rimasti (microaree attrezzate per famiglia allargata preferibilmente di proprietà), è iniziato già dal 2005 con l'inserimento di circa 150 persone (soprattutto rom dell'ex jugoslavia) che avevano i requisiti e che l'hanno richiesto, negli alloggi popolari.
Frequenza scolastica
le situazioni critiche riguardano soprattutto 5 dei nove bambini rom harvati italiani ancora presenti in via Lungargine San Lazzaro: per S.V, S.G. (seguito dalla psicopedagogista), S.N., S.S., S.N., infatti le resistenze delle famiglie sono ancora molto forti. I Rom harvati italiani non mandano i figli alla scuola materna perché la loro educazione deve avvenire in famiglia. Le resistenze per quanto riguarda la scuola elementare sono meno forti, ma i bambini si trovano in grosse difficoltà che riguardano sia il distacco dai genitori e dai parenti e sia perché l'abitare nel campo nomadi comporta tutte le problematiche già citate nelle premesse.
Anche le famiglie dei Sinti Taic o Gackane italiani abitanti nelle microaree residenziali private (veri e propri giardini, ben inserite nel contesto sociale) avevano delle grosse resistenze nei confronti della scuola legate sempre alla mancanza di fiducia verso l'Istituzione Scolastica. Dopo anni di lavoro i bambini di queste famiglie (fratelli, cugini o addirittura figli dei ragazzi già scolarizzati dalla ns. associazione dal 1997/98) frequentano con regolarità e con profitto la scuola. Per gli altri, abitanti negli alloggi popolari e nel campo di via Tassinari, la frequenza è stata regolare.
Didattica, metodologia e interculturalità
Il nostro intervento rivolto agli alunni rom e sinti, frequentanti la scuola, è stato attuato nel modo seguente:
- Intervento individualizzato nelle scuole frequentate dagli alunni rom e sinti.
- Compresenza degli operatori - insegnanti dell'Opera Nomadi di Padova con gli insegnanti di classe, all'interno delle classi stesse, per favorire il recupero scolastico e l'inserimento socio - culturale dei minori rom e sinti.
- Utilizzo di materiali didattici adeguati, con schede elaborate in funzione dei programmi scolastici e degli interessi degli alunni.
- Rivalutazione costante della lingua e della cultura di origine.
- Esperienze di animazione, volte alla reciproca comprensione tra rom/sinti e non, anche nell'interesse delle scuole, che hanno favoriscano, durante le attività di animazione scolastica, l'inserimento degli alunni da noi seguiti nelle varie classi, per uno scambio interculturale attraverso: disegni, giornalini, materiali vari, frutto del loro lavoro e attestanti la loro cultura, la loro lingua, le loro usanze, laboratori linguisitici, teatrali.
- Lezioni individuali di recupero all'interno dei campi nomadi e delle abitazioni al pomeriggio e, al mattino, in caso di assenza dei ragazzi dalla scuola.
- attività di recupero scolastico e di animazione durante la pausa estiva.
Attuazione degli interventi:
presso le scuole materne: "Peter Pan", "Salvo d'Acquisto",
presso le scuole medie: "Boito", "Donatello", "Vivaldi", "Pacinotti", "ex-Ruzante", "Petrarca" e CTP Briosco.
presso le scuola superiori: l'Istituto "ASL Estetica e Turismo, l'Istituto Professionale Enaip, l'Istituto Professionale "Camerini Rossi" e l'Istituto Professionale "Don Bosco.
Gli alunni seguiti sono stati i seguenti:
Scuole materne "Peter Pan" e "Salvo d'Acquisto": frequentate dai bambini O.J, D.M. (sinti veneti), G.F., G.V., (rom khorakhanè kosovari) R.M., R.S.(rom dasikhanè ex-jugoslavia).
Scuola elementare "Prati": R.S., T.S., T.T., R.S., R.A., tutti appartenenti a famiglie di Sinti taic gackane italiani e abitanti nelle microaree residenziali private.
Scuola elementare "Randi": H.B., M.N., N.A, N.Z., S.M. tutti appartenenti a famiglie di rom dell'ex Jugoslavia le cui famiglie sono state inserite negli alloggi comunali.
Scuola elementare "Diego Valeri": S.N., S.N., S.M., S.S. tutti appartenenti a famiglie di rom harvati italiani abitanti nel campo nomadi comunale di via Lungargine San Lazzaro n° 2.
Scuola elementare "San Camillo": S.G, e S.V. (rom harvati italiani).
Scuola elementare "Muratori": D.N. rom dasikhanè ex-jugoslavia.
Scuola elementare "Lambruschini": BT.e B.S., sinte venete abitanti nella microarea privata della famiglia; P.K., P.E., sinte venete abitanti nell'area nomadi comunale di via Tassinari.
Scuola elementare "Salvo d'Acquisto": G.A. e G.N. (rom kosovare).
Scuola elementare "Arcobaleno": F.C. (sinta veneta) e R.M. (sinto taic italiano) (per un breve periodo perché trasferito da gennaio).
Totale scuole elementari n° 25 alunni.
Scuola media "Vivaldi-ex Ruzante": T.S., R.J., Held V., R.E., H.H., sinti taic italiani abitanti nelle microaree familiari private; P.L., P.V., rom provenienti dall'ex jugoslavia abitanti negli alloggi comunali.
Scuola media "Petrarca": S.M. (rom dasikhanè ex-jugoslavia).
Scuola media "Boito": F.V. e F.M. (sinti veneti)
Scuola media "Zanella": P.C. (sinta veneta)
Scuola media "Donatello": N.C., N.C.(rom ex -jugoslavia); G.A., G.V. (rom kosovare).
Totale scuole medie n° 15 alunni.
Scuole superiori:
E' stato effettuato un intervento di mediazione scuola/famiglia per gli alunni:
S.C. (rom ex-jugoslavia) che frequenta l'Istituto "ASL Estetica e Turismo",
P.A.e P.V. (rom ex jugoslavia) che frequentano l'Istituto Professionale "Don Bosco",
G.E. (rom kosovaro) che frequenta l'Istituto Professionale Enaip,
N.C. (rom ex-jugoslavia) che frequenta l'Isitituto Professionale "Camerini Rossi".
Totale scuole superiori n° 5 alunni.
Nel Progetto sono stati impiegati sette operatori.
I problemi rimangono per i bambini Rom harvati del campo nomadi di via Lungargine San Lazzaro che, però pur non usufruendo più del pulmino messo a disposizione dai Servizi Sociali, hanno frequentato con più regolarità la scuola "Valeri" rispetto agli anni passati. Probabilmente c'è stata una maggior responsabilizzazione da parte dei genitori. Quest'anno, poi, si sono aggiunti altri due bambini, sempre abitanti nel campo di San Lazzaro, i quali, iscritti in prima classe nella scuola elementare "San Camillo de Lellis", si sono quasi totalmente rifiutati di frequentarla, soprattutto uno dei due, nonostante fosse stato attivato anche un progetto di accompagnamento dove era inserita la zia, come mediatrice culturale.
È stata rilevata una certa discontinuità nella frequenza anche in due bambini abitanti nei terreni privati e appartenenti al gruppo dei Sinti Taic.
Per tutti gli altri, si può parlare di continuità nella frequenza scolastica.
Mediazione scuola - famiglia - Settore Servizi Scolastici - altre istituzioni
Tutto è risultato nel complesso soddisfacente, i rapporti con gli insegnanti delle elementari e delle medie sono stati improntati a una fattiva collaborazione, i rapporti con le famiglie sinte e rom sono stati generalmente ottimi, e quelli con gli stessi Presidi e Dirigenti Scolastici, soprattutto in occasione di alcune difficoltà comportamentali, sono stati efficacemente propositivi e positivi.
In generale appare in crescita, sia nelle fasi dell'impegno che in quelle dei risultati, soprattutto per quei bambini che frequentano regolarmente e che rappresentano la maggior parte degli alunni da noi seguiti. Si è reso necessario aumentare le ore di intervento per quattro alunni della scuola media "Donatello", integrandole con il progetto presentato dagli stessi insegnanti della classe, nell'ambito degli interventi finalizzati alla "lotta alla dispersione scolastica".
Il progetto "Seguendo fiere e sagre...." ideato e attivato dalle insegnanti Elisa Marini e Paola Sarzo dell'Istituto Comprensivo di Piazzola sul Brenta, in collaborazione con l'Opera Nomadi di Padova, ha permesso una continuità didattica ai figli dei giostrai, costretti a spostarsi da un paese all'altro nel periodo delle feste paesane.
Generalmente ottima, dato il livello di collaborazione tra noi operatori e gli insegnanti delle singole classi, che generalmente apprezzano il nostro intervento e la nostra disponibilità.
Proposte per la prosecuzione del progetto:
sarebbe interessante aumentare le ore di intervento per tutti gli alunni per poterli seguire, oltre che a scuola, anche presso le abitazioni, facilitandoli nei compiti per casa. Bisognerebbe poter lavorare maggiormente in sinergia con le Istituzioni e, sarebbe necessario, attivare interventi individualizzati di supporto per permettere agli alunni che presentano particolari difficoltà nell'apprendimento, di poter ottenere dei risultati almeno sufficienti.
Quest'anno è stato attivato anche un intervento di mediazione scuola-famiglia per quegli alunni che, dopo la terza media stanno frequentando le scuole di formazione professionale.
Padova, 28 giugno 2008
Opera Nomadi di Padova
prof.ssa Renata Paolucci
Padova 11 luglio 2008
Dall’anno scolastico 2002/03 il Settore Servizi Scolastici del Comune di Padova promuove il PROGETTO PER L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEGLI ALUNNI SINTI E ROM, attuato in stretta collaborazione con:
- gli Istituti Comprensivi
- le scuole primarie e secondarie di I grado della città
- il Settore Servizi Sociali (che precedentemente curava il progetto).
IL CONTESTO
Il contesto normativo nel quale la scuola e l’ente locale si trovano ad operare è definito:
- dall’autonomia didattica ed organizzativa delle scuole
- dal decreto legislativo 112/98, che all’art. 139, in attuazione della L.59/97, attribuisce ai comuni specifiche competenze sulla scuola di base, per quanto riguarda la realizzazione delle pari opportunità di istruzione e la prevenzione della dispersione scolastica.
(a) Il progetto si propone di:
- prevenire la dispersione scolastica
- promuovere le pari opportunità d’istruzione in considerazione del rischio di abbandono e d’insuccesso scolastico cui i minori Sinti e Rom sono sottoposti in misura maggiore degli altri.
(b) Obiettivo prioritario è:
- la promozione della frequenza scolastica dei bambini e ragazzi presenti stabilmente o temporaneamente sul territorio comunale
- la responsabilizzazione delle famiglie riguardo ai compiti educativi e di istruzione dei figli.
Il progetto è realizzato dall’Opera Nomadi e dall’Associazione Italiana Zingari Oggi, che hanno un’esclusiva competenza professionale ed una pluriennale esperienza e conoscenza della realtà locale. Le modalità di attuazione del progetto sono regolate da una convenzione nella quale sono descritte le diverse azioni.
Gli interventi sono differenziati a seconda delle necessità rilevate.
- la mediazione nelle relazioni scuola – famiglia (cura delle iscrizioni e aiuto negli adempimenti burocratici…)
- il sostegno all’apprendimento scolastico dei bambini e dei ragazzi.
Per gli interventi a scuola ciascuna associazione garantisce una presenza degli educatori minima di 1.500 ore complessive annue. Per un totale di almeno 3.000 ore presenza a scuola.
Su richiesta della scuola sono forniti gratuitamente i buoni pasto per gli alunni che frequentano scuole a tempo lungo o pieno.
Le associazioni forniscono alle famiglie l'aiuto necessario nell’espletare le pratiche per ottenere l’esonero del pagamento dei buoni pasto, la Borsa di Studio Regionale o il Rimborso dei libri di testo.
- incontri di coordinamento fra i responsabili del progetto di ciascuna associazione e del Settore Servizi Scolastici
- incontri fra gli insegnanti delle scuole e gli educatori delle associazioni interessate, finalizzati alla programmazione degli interventi specifici, definiti sui singoli casi, e al monitoraggio del progetto stesso.
bambini (6-10 anni) e ragazzi (11-14 anni) iscritti nelle scuole della città - anno 2007-2008
|
Infanzia
|
Primaria
|
Sec. I° grado
|
Sup. o CFP
|
Totale
|
Alunni seguiti
|
|
4
|
52
|
36
|
12
|
104
|
97
|
|
Alunni seguiti dagli educatori AIZO
|
|||||
|
Infanzia
|
Primaria
|
Sec. I° grado
|
Sup. o CFP
|
Totale
|
Educatori
|
|
|
26
|
20
|
7
|
53
|
8
|
|
Alunni seguiti dagli educatori ON
|
|||||
|
Infanzia
|
Primaria
|
Sec. I° grado
|
Sup. o CFP
|
Totale
|
Educatori
|
|
|
23
|
16
|
5
|
44
|
7
|
|
Scuole Interessate
|
|||||
|
Infanzia
|
Primaria
|
Sec. I° grado
|
Sup. o CFP
|
Totale
|
|
|
2
|
13
|
8
|
5
|
28
|
|
|
Risultati scolastici
|
|||||
|
|
Ammessi
|
Non ammessi o ritirati |
risultati non noti |
|
|
|
Scuola Primaria
|
43 (82,5%)
|
2
|
4
|
||
|
Sec. I° grado
|
25 (70%)
|
7
|
4
|
||
|
Sup. o CFP
|
7 (60%)
|
4
|
1
|
||
|
Totale
|
75
|
13
|
9
|
||
|
|
77%
|
13%
|
9%
|
||
Alunni trasportati dall'AIZO n° 6
Alunni che usufruiscono dei buoni pasto n° 46
Assessorato alle Politiche Scolastiche
" LE IMPRONTE " ... DELLA FORMAZIONE
PROGETTO PER L'INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEGLI ALUNNI SINTI E ROM
“smettiamola con gli slogan, proviamo a far parlare i fatti e le realizzazioni concrete”
Oggi vanno di moda i nomadi. Le impronte, le liste, le identificazioni, ... cose poco utili e presentate in modo assai discutibile, tanto che pure la Comunità Europea, ex ministri di destra e sinistra, esponenti di tutti gli schieramenti, personaggi della cultura, associazioni e autorità ecclesiali hanno messo in guardia dalle pericolose derive a cui si prestano tali azioni!
Questo paese si sveglia al mattino e si accorge che esistono gli stranieri, poi le prostitute,poi i nomadi, e poi... ? a chi toccherà la prossima settimana?
Qualcuno si mette a gridare al lupo al lupo e tutti dietro a sbraitare.
In queste settimane si sono sprecate parole, invocato provvedimenti urgenti, si è fatto agara a chi gridava più forte per mettere paura e per invocare punizioni esemplari. E tutti a fare a gara per spararla più grossa.
Di fronte alla provocazione di chi procura un allarme al giorno, di chi investe tutte le proprie risorse politiche nel generare sentimenti di paura e di contrapposizione è quanto mai opportuno darsi gli strumenti essenziali per capire di cosa si sta parlando, di quale città vogliamo costruire, capire quali obiettivi sono perseguibili e soprattutto quanto è già stato attivato.
Anche nella nostra città, purtroppo, alcune forze politiche si sono affrettate ad alzare i toni del dibattito e spesso a dare interpretazioni di parte, non complete, deformanti la realtà.
Ci sembra quanto mai opportuno allora dare la parola ai fatti concreti, alle cose realizzate in anni di lavoro, dove amministrazioni di diverso orientamento hanno mantenuto fede a progetti e realizzazioni di particolare importanza al fine di sostenere, tra le altre cose, percorsi di integrazione scolastica di alunni sinti e rom.
Offriamo alla città i dati e la descrizione del progetto affinchè sia possibile da parte di tutti:
- avere un quadro oggettivo della situazione o non caricature;
- essere in grado di esprimere giudizi fondati e opinioni utili;
- studiare la situazione per quello che è senza preconcetti e posizione strumentali;
- capire quanto è stato realizzato, che certamente può essere migliorato, ma che è già ad un punto molto avanzato;
- vedere quali sono i punti di forza per migliorare percorsi e metodo di lavoro;
- immaginare le prospettive possibili se tutti faranno la propria parte.
Siamo convinti che la gran parte dei cittadini chieda alla politica di governare, di avviare percorsi possibili di integrazione, di far crescere una comunità capace di convivenza civile, non di urlare, non di mettere all’indice i diversi di turno, non di schierare gli uni contro gli altri armati!
Claudio Piron, Assessore alle Politiche Scolastiche


La schedatura con il rilevamento delle impronte digitali su base etnica degli adulti va contro la Costituzione Italiana, (in particolare vìola gli artt. 2, 3 e 6), contro la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (in particolare artt. 1,3,7) e, quella dei minori di 18 anni, non tiene conto di alcuni principi fondamentali della Convenzione Internazionale dei Diritti del Fanciullo ratificata dall’Italia nel 1991, in particolare vìola gli artt. 2 e 3 comma 1. Inoltre, più volte il Ministro Maroni ha dichiarato che il provvedimento è in linea con il regolamento della Comunità Europea n° 380\2008 che prevede l’identificazione biometrica di adulti e bambini dai sei anni in su. In realtà tale regolamento ha lo scopo di identificare le persone di paesi terzi, al fine di rilasciare il permesso di soggiorno e impedire l’uso fraudolento di tale documento (considerazioni 3 e 7 del Regolamento). L’utilizzo di questi metodi non riguarda il censimento né, tanto meno, garantisce la protezione dal degrado e neppure incentiva la scolarizzazione dei minori. Quindi le misure previste dal Ministro Maroni sarebbero compatibili con la normativa europea solo nel caso in cui si intendesse dare il permesso di soggiorno agli individui schedati.
Il rilevamento delle impronte è un atto di violenza e di razzismo perpetrato nei confronti degli adulti e dei bambini che ci riporta al fascismo. Il governo si sta accanendo contro i Rom e i Sinti pretendendo di schedare tutti, compresi quelli in possesso della cittadinanza italiana ormai da decenni. Domani, seguendo la stessa logica razzista, il governo potrebbe allargare la schedatura a tutti i bambini gagè perché molti di essi, presenti nel territorio italiano, verrebbero ritenuti in pericolo e a rischio di devianza, perché, ad esempio, figli di camorristi e/o di mafiosi. Ciò che invece dovrebbe essere attuato è un’indagine conoscitiva qualitativa e quantitativa, mantenendo l’anonimato, dei Rom e dei Sinti presenti nel territorio, un progetto sociale per permettere di conoscere soprattutto il numero dei bambini che evadono l’obbligo scolastico e, in base a questo, poter avviare progetti di integrazione e scolarizzazione. Per anni in tutto il territorio italiano, nessun governo - (tranne durante il breve periodo del governo Prodi) - si è mai occupato seriamente dei piccoli rom e sinti : bambini fantasma senza nessun diritto, soprattutto per ciò che riguarda la salute e l’istruzione. Ora ci si accanisce contro di loro con misure repressive senza invece impegnare risorse economiche e finanziarie per progetti di scolarizzazione e per migliorare l’habitat delle famiglie, per farle uscire dai campi nomadi, per permettere l’accesso alle risorse, superando la logica assistenziale a cui da sempre sono state abituate.
Una situazione, quella dei campi nomadi, innaturale per molti Rom e Sinti, che ha portato ad enormi sperperi di denaro pubblico, dato anche alle associazioni, per la gestione dei mega ghetti/campi nomadi che non hanno mai permesso e che non permetteranno mai a queste persone di realizzare un percorso autonomo e responsabile che li metta in condizione di divenire cittadini attivi con tutti i diritti e i doveri che ciò comporta. Non c’è mai stata la volontà politica di puntare sull’accoglienza di una popolazione che rappresenta lo 0,3 % del totale degli abitanti e si preferisce usare metodi repressivi. Un disegno politico che, per distogliere la popolazione dal disagio quotidiano provocato da problematiche veramente gravi, quali quelle riguardanti l’aumento esponenziale del costo della vita (stipendi, pensioni, casa, ambiente….), si ripropone, con un’operazione di carattere ideologico, facendo diventare i Rom e i Sinti il capro espiatorio del malessere diffuso. E perché proprio contro Rom e Sinti? perché da sempre sono stati discriminati, da sempre sono stati vittime del razzismo soprattutto durante la seconda guerra mondiale, eliminati nei campi di sterminio dai nazisti, assieme agli ebrei ed agli antifascisti, pur essendo essi l’unico popolo ad essere contrario da sempre alla guerra tanto da venir oggi proposti da alcuni intellettuali per il premio Nobel per la pace.
Sappiamo tutti che nessuno nasce con il pregiudizio - (questo viene invero trasmesso da padre in figlio) -, e che alla sua base sta soprattutto la mancanza di conoscenza; esso può ridursi solo col buon senso ed anche, e soprattutto, con la volontà politica, con messaggi istituzionali forti che permettano alla società maggioritaria una conoscenza più approfondita di quelli che vengono presentati come diversi : ebrei, rom, musulmani e lo straniero in genere.
Prime iniziative a seguito dell’appello
Donne in nero, Oikos-Bios centro filosofico antiviolenza, Caritas Diocesana, Don Albino Bizzotto, Beati Costruttori di Pace, Lavoro e società CGIL, Daniela Ruffini Assessore all’Immigrazione del Comune di Padova, Vicesindaco e Assessore ai Servizi Sociali di Padova Claudio Sinigaglia, G. Beltrame consigliere comunale Comune di Padova, Claudio Piron Assessore all’ istruzione e alle politiche giovanili Padova, Salvatore Italiano consigliere comunale, Walter Poggi consigliere comunale PRC di Cadoneghe,Giuseppe Melato, Partito della Rifondazione Comunista, Giovani Comunisti PRC, Associazione per la Pace, Giuristi Democratici “Giorgio Ambrosoli” di Padova, Partito dei Comunisti italiani, Federazione Giovani Comunisti italiani, Circolo tra l’altro -Arci Gay, Alessandro Zan Consigliere Comunale di Padova, Andrea Castagna Segretario Generale CGIL Padova, Rosanna Tosato Segretaria CGIL Padova, Francesco Gagliardi Segretario Generale NIdiL CGIL Padova, Sinistra Democratica, G. Mosconi Sociologia Università di Padova, Avv. Carlo Cappellari, Avv. Marco Paggi, Maurizio Angelini consigliere comunale di Cadoneghe, Stefania Berto consigliere comunale di Cadoneghe, Domenico Trovato coord. Opera Nomadi Veneto, Renzo Comin Opera Nomadi di Treviso, Giulietta Poli, Elisa Marini, Paolo Sarzo, Amelio Anzeliero , l’Associazione di Volontariato Jonathan di Piazzola sul Brenta, Salvatore Livorno come coordinatore provinciale di Lavoro e società Cambiare Rotta, area programmatica della cgil, Alberto Savio consigliere comunale PD di Cadoneghe, Gruppo consiliare Regione del Partito della Rifondazione Comunista, Elena Carradori, Renato Cardazzo, Pietrangelo Pettenò - consigliere regionale, adesione personale di Ilario SimonaggioSegretario generale Filt CGIL Veneto, Alessandro Scappin (PDCI – Federazione di Venezia; C.G.I.L. Funzione Pubblica Venezia; Vasco Zanella Legnago (VR), ASU, ass. Granello di Senape (volontariato penitenziario), Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – sezione di Mestre), L’Associazione ItaliaBolivia onlus, con sede a Venezia e La Paz, Virgilio Pavan cons.naz. Opera Nomadi, Yuri Pavan, Dell’Innocenti Daniel, Dell’Innocenti Maicol, Maita Parussati, Cristina Parussati, Mauro Stoiko, Costantina Calderas, Paolo Stoiko, Massimo Stoiko, John Stoiko, Alex Stoiko, Robert Stoiko, Ledi Hudorovic, Barbara Hudorovic, Daniel Stoiko, Pamela Basso, Mara Basso, Soriel Pavan, Nadia Usceri, Gigliola Stepic, Emma Levacovic, Jonny Stoiko, Manuel Stoiko, Assunta Reggiani, Marco Tombolani, Marta Silvi, Ambra Chiarotto, Maria Teresa Laruina, Marco Zanotto, Marco Tamburini, Alessandro Piccin, Zarko Gardasevic, Federico Ferrari Bravo, Carla Neri, Giancarlo Farrugio, Opera Nomadi di Firenze, Opera Nomadi Coord. Toscana, Don Luigi Tellatin Ref. Regionale Veneto di Libera, Fabrizio Casavola http://www.sivola.net/dblog, Associazione Migranti Extracomunitari di Padova, La Biolca Associazione Culturale di Promozione Sociale aderisce con il Presidente Filippo Zaccaria, Letizia Costa, Tamara Pinton, Prof. Marco Brazzoduro Univ. Roma, Collettivo Vagabondi di Pace, CGIL di Padova,Alessandra Stivali Dipartimento Immigrazione CGIL Padova-Associazione Lavoro e Diritti Senza Frontiere, Associazione Razzismo stop di Padova, Avv. Silvia Benacchio. Sindacato ADL-Cobas di Padova.
inviate la vostra adesione a questo indirizzo di posta elettronica:oppure inviando un commento sui blog:
http://www.quirinale.it/costituzione/costituzione.htm
Convenzione Internazionale sui Diritti del Fanciullo:
Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo:
Risoluzione Europea n° 380/2008
Il riconoscimento di minoranza etnico-linguistica.
Il superamento dei campi nomadi, che si trasformano in sacche di emarginazione e in veri e propri lager.
ricercare soluzioni per l’inserimento nelle abitazioni per chi ne fa richiesta o individuare microaree per famiglia allargata, sempre per chi ne fa richiesta.
che ogni comune, con l’intervento di mediatori culturali rom/sinti e non, si dichiari disponibile ad accogliere una o più famiglie rom/sinte a seconda del numero di abitanti presenti nel territorio, evitando così il peregrinare continuo di famiglie alla ricerca o di un posto stabile o per svernare.
l’attivazione di progetti di inserimento scolastico con l’impiego di mediatori culturali rom/sinti e non, per stabilire un efficace rapporto scuola/famiglia e favorire l’attuazione di una didattica interculturale.
l’attivazione di percorsi di formazione al lavoro e percorsi di inserimento lavorativo, tenendo conto delle esigenze e delle attitudini dei Rom/Sinti presenti nel territorio.Foglio illustrativo delle attività del Coordinamento Nazionale dell'Opera Nomadi