Stando al racconto dell'associazione EveryOne che si occupa di assistere e tutelare i cittadini di etnia Rom, la donna, avrebbe chiesto all'ospedale San Salvatore cure per i fortissimi dolori alla testa che da giorni la tormentano. Il figlio: "Non le hanno fatto neanche una semplice ricetta"
Pesaro, 22 luglio 2008 - "I medici del San Salvatore hanno rifiutato le cure a una donna malata di cancro perché rom e senza dimora". E' la denuncia del Gruppo EveryOne, associazione che si occupa di assistere e tutelare i nomadi. Il fatto segnalato sarebbe accaduto questa mattina nell'ospedale pesarese.
"La donna - stando al racconto di EveryOne - aveva richiesto una visita medica urgente e un eventuale ricovero per i fortissimi dolori alla testa che da giorni la tormentano, dovuti a un cancro al seno con metastasi cerebrale". Mia Copalea, romena di etnia Rom, accompagnata in ospedale dal figlio Ionitz Ciuraru, ha subìto qualche mese fa un delicato intervento alla testa a Milano, prima di trasferirsi a Pesaro con la famiglia, dove non ha trovato altra sistemazione che un edificio abbandonato.
Il Gruppo EveryOne, che assiste la donna e i suoi familiari da alcuni mesi, che sta cercando di mettere a punto un programma di inserimento del nucleo familiare con la collaborazione del sindaco Ceriscioli Luca e di Opera Nomadi Pesaro, aveva contattato il professor Antinori, primario del pronto soccorso del San Salvatore, che si era premurato di far prendere in cura immediatamente la donna, vista la gravità della sua situazione.
"Pur avendo i nostri documenti romeni - ha spiegato il figlio di Mia a EveryOne -, il personale ospedaliero ha impedito il ricovero di mia madre perché qui a Pesaro non ha una casa dove prendere la residenza. Si sono rifiutati di farci anche una semplice ricetta medica per prescriverle le medicine più urgenti che le servono per combattere il cancro e il mal di testa".
Poi ha continuato: "Le hanno detto, in alternativa che per poter avere una visita oncologica deve spendere dai trecento ai quattrocento euro". Il Gruppo EveryOne si appella al ministro della Salute Maurizio Sacconi affinché "intervenga nell'immediato presso il distaccamento oncologico del San Salvatore di Pesaro per far sì che Mia Copalea possa essere accolta al più presto nella struttura ospedaliera, beneficiando di tutte le cure necessarie, come ogni altro essere umano".
"Mia sta male" concludono i leader dell'associazione Malini, Pegoraro e Picciau. "Ci auguriamo che almeno il Ministro possa avere compassione di quanto di terribile sta colpendo questa famiglia, come moltissime altre nel nostro Paese che non hanno la possibilità di un alloggio e di un lavoro a causa della discriminazione".