Romano Lil - Rom, Sinti e Camminanti in Italia

venerdì, 12 giugno 2009

Padova: Il Pdl: «Sociale penalizzato Troppi soldi per gli stranieri»

ballottaggio alle comunali
Dossier di Marin e Saia: «Ecco i contributi del sindaco e della Ruffini»

In coppia: Maurizio Sala e Marco Marin insieme
(Gobbi/Bergamaschi)

PADOVA - Ci sono i 5000 euro per la festa nazionale della Romania, i 500 per la proiezione di un film cingale­se, i 3 mila per la festa della famiglia africana e i 1500 per un torneo di calcio nigeria­no. Foglio Excel alla mano, Marco Marin con a fianco il senatore di An Maurizio Saia mette sotto tiro la politica dell'Immigrazione targata «Zanonato- Ruffini». «L'ulti­mo bilancio che ho approva­to come assessore al Sociale - attacca il candidato del centrodestra -, era di 13 mi­lioni 322 mila euro. Quest'an­no, a cinque anni di distan­za, con il costo della vita che è aumentato come tutti sap­piamo, non sono andati ol­tre ai 14 milioni 936 mila eu­ro».

«Il problema è che le prio­rità di questa giunta erano ben altre» rincara la dose l'ex olimpionico. Priorità che l'esponente elenca minu­ziosamente con una certa soddisfazione: «Una priorità per la giunta Zanonato- Ruf­fini è per esempio la festa per l'Indipendenza del Benin per cui sono stati stanziati 1 e 500 euro, 2500 sono andati invece per un torneo di cal­cio della Diaspora africana». «Leggendo tutto il lunghissi­mo elenco ci s'imbatte in vo­ci paradossali- rincara la do­se Marin-. Sono stati spesi 5 mila euro per corsi di lingua araba per minori e autocto­ni. Invece d'insegnare agli stranieri l'italiano, si finan­ziano lezioni di lingua stra­niera, magari indirizzati ai non italiani».

«Checché ne dicano a pa­lazzo Moroni, in questi anni le ore complessive dell'assi­stenza domiciliare sono di­minuite - aggiunge -. In compenso il centrosinistra investe 2 mila euro per spie­gare ai padovani come si fe­steggia la Pasqua in Roma­nia o 1500 per il capodanno dello Sri Lanka». «I padovani devono sapere che in questi anni Zanonato e la sua giun­ta hanno stanziato migliaia e migliaia di euro in favore di associazioni che si occupano di immigrazione. Di queste quella più a destra è l'Arci» polemizza invece Saia che, dopo essere rimasto in di­sparte durante la prima par­te della campagna elettorale, ora torna al centro della sce­na. «Dal momento che per l'integrazione dei nomadi il comune si appoggia all'Ope­ra nomadi- conclude il Sena­tore-, questi signori dovreb­bero spiegarci come mai ogni angolo del centro stori­co è occupato da qualche rom che chiede l'elemosina. Bisogna chiamare le cose con il loro nome: qui siamo di fronte ad un vero e pro­prio racket dell'accattonag­gio davanti al quale in molti preferiscono girarsi dall'al­tra parte».

 
Alberto RodighieroCorriere del Veneto
 

 La risposta dell'Opera Nomadi di Padova è sempre uguale, come abbiamo risposto a Menorello (pdl) - Ex Assessore della Giunta Destro 1999/2004,   rispondiamo anche al Senatore ed ex Vice Sindaco Maurizio Saia:

 

Dopo aver letto oggi sul "Corriere del Veneto"  l'ennesima polemica contro di  noi,  innescata  questa volta dal Senatore Maurizio Saia del Pdl exVice Sindaco della Giunta Destro (1999-2004) sopra citata, ci sentiamo in dovere di ribattere quanto segue: i Rom che chiedono l'elemosina a Padova non sono un numero così elevato, appartengono a gruppi itineranti  non stanziali  ed è molto difficile avvicinarli. Per tutte queste ragioni chiaramente non è stato possibile procedere ad un monitoraggio per poter avviare progetti di integrazione.    Comunque, se si tratta di un "racket dell'accattonaggio" come pensa  il Senatore Saia, non è certo compito della ns. associazione individuare i mandanti, ma spetta alle forze dell'ordine".

 

Per quanto riguarda il ns. lavoro a Padova e il ns. rapporto con la Giunta Zanonato, facciamo presente che abbiamo lavorato, sia per la scolarizzazione dei bambini Rom e Sinti, sia per la gestione delle aree nomadi comunali, anche con l'Assessore Marin della Giunta Destro oggi candidato Sindaco per il PDL. 

Di seguito riportiamo la risposta alla polemica di un anno e mezzo fa di un altro componente del PDL.  

 Ad un anno di distanza, dopo aver letto oggi su "Il Gazzettino" la stessa polemica, innescata dalla futura realizzazione del "Villaggio della Speranza" per i Sinti Veneti (cittadini italiani anzi padovani), abitanti nell'area nomadi dell'ex via Tassinari in Corso Australia, ci sembra d'obbligo rispondere nuovamente alle affermazioni del Consigliere Comunale di Forza Italia avv. Domenico Menorello. Il protocollo firmato tra L'Amministrazione Comunale di Padova e l'Opera Nomadi non dà alcuna carta bianca alla nostra associazione; si tratta infatti di un progetto già concordato dalla fine dell'anno 2006, che sarà, in itinere, sotto stretto controllo dello stesso Comune di Padova. E' un progetto di autocostruzionedi undici abitazioni di 50 mq. che permetterà ai Sinti Veneti, presenti nell'area nomadi di via Tassinari, un percorso di integrazione e di inserimento lavorativo per sette giovani che non hanno ancora trovato lavoro, attraverso un corso di formazione professionale che potrà valere anche per il futuro inserimento lavorativo come operatori edili. Le casette che verranno costruite sono la risposta alla loro esigenza, dettata dalla cultura d'appartenenza, di vivere in piccole aree attrezzate, a gruppi familiari allargati. L'abitare in casette, assegnate in locazione, con il proprio numero civico, con le proprie utenze, con il proprio servizio igienico, rappresenterà l'inizio di un nuovo percorso di vita autonomo e responsabile all'interno del ns. tessuto urbano e sociale, svincolato dalla logica assistenziale perpetrata fino ad oggi. I Sinti Veneti sono presenti in Italia e nel Veneto dal 1400 circa, la loro principale occupazione era, fino a poco tempo fa, il lavoro dello spettacolo viaggiante, le piccole giostre, i circhi, ecc, lavoro che, con il tempo, è divenuto sempre più precario con introiti insufficienti per mantenere in modo adeguato e decoroso le famiglie. Da semi-nomadi (si spostavano in alcuni periodi dell'anno seguendo le fiere e le sagre) sono perciò divenuti stanziali.

I figli, seguiti dal ns. progetto di scolarizzazione attivo da anni (anche durante la Giunta Destro di centro-destra) in Convenzione con l'Assessorato ai Servizi Scolastici, frequentano regolarmente la scuola materna, elementare e media e alcuni anche le scuole superiori. Rimane problematico l'accesso alle risorse (lavoro autonomo o dipendente), a causa molto spesso dei pregiudizi esistenti.

Le loro richieste di poter finalmente mutare le condizioni di vita emarginanti e discriminanti, come possono essere quelle della vita in un campo nomadi, dopo essere state attentamente valutate, sono state accolte dall'Amministrazione Zanonato.

Per quanto riguarda la Convenzione annuale di € 38.500,00.= che servono per la gestione delle due aree nomadi da parte di 6 operatori, sono gli stessi importi annuali che venivano assegnati alla ns. associazione anche dalla Giunta Destro (della quale faceva il senatore Saia come Vicesindaco, il Dott. Marco Marin come Assessore al Sociale e anche l'avv. Menorello).

Questo importo per quanto ci riguarda, una volta superati i campi nomadi verrà risparmiato dall'Amministrazione Comunale perché non ci sarà più bisogno di gestione. Quanto costano e quanto sono costati i campi nomadi alle Amministrazioni Comunali in Italia in questi anni? Questi soldi potevano sicuramente essere spesi molto meglio così come sta facendo oggi, l'Amministrazione Comunale di Padova.

Il progetto di Padova per lo smantellamento dei campi e la sistemazione delle famiglie che hanno i requisiti in abitazioni, l'individuazione di piccoli terreni da acquistare da parte delle persone rimaste in via Longhin e soprattutto la realizzazione del "Villaggio della Speranza autocostruito" sono stati individuati come "buone pratiche" in Convegni Nazionali ed Europei per l'integrazione dei Rom e dei Sinti, tanto è vero che il Ministero della Solidarietà Sociale ha inserito proprio Padova tra le quattro città destinatarie del finanziamento statale del "Bando di inclusione sociale" a favore dei Rom e dei Sinti.

La contrapposizione, l'ostilità, l'emarginazione e il disconoscimento delle persone portano all'insanabilità, e alla radicalizzazione dei conflitti, la generalizzazione e la criminalizzazione nei confronti di tutto un popolo, come si sta facendo in questi giorni a causa di un grave ed efferato episodio accaduto a Roma, offre lo spunto anche al consigliere comunale avv. Menorello per etichettare tutti i Rom e i Sinti come persone indegne, indesiderate, anormali e addirittura rapitrici di bambini: infatti l'avv. Menorello tira in ballo la ricerca di Denise Pipitone avvenuta anni fa al campo di via Longhin senza specificare come sarebbe doveroso che la ricerca ha avuto un esito assolutamente negativo.

Ricordiamo inoltre che la Giunta Destro, spese € 250.000,00.= (come da Delibera Comunale dell'8 luglio 2002) per l'adeguamento degli impianti nel campo nomadi di via Lungargine San Lazzaro n° 2 e non certo per favorire l'integrazione degli ospiti ma per mantenere la logica del campo-ghetto, logica contro la quale la ns. associazione si batte ormai da anni. I campi nomadi vanno superati in quanto sono veri e propri ghetti senza servizi igienici adeguati, moderni campi di concentramento come sono stati considerati dall'Unione Europea.


scritto da: romesinti alle ore 14:59 | link | commenti (1)
categorie: padova, intolleranza, opera nomadi di padova
giovedì, 28 maggio 2009

Padova, targa a ricordo di ..

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Questa targa commemorativa sarà affissa:Martedì 2 giugno 2009, alle ore 11 sulla spalla sinistra del ponte di Voltabarozzo sul Canale Scaricatore ,all’inizio del Lungargine Terranegra di fianco al sottopasso della pista ciclo -pedonale . Ai nostri figli e ai loro amici gridiamo ancora che non si dà la caccia a nessuno, che nessuno è autorizzato a perseguitare e linciare con giudizi e azioni chi tra noi, italiano o straniero, sbandato o precario, fragile o solo, cerca con fatica di costruirsi una vita migliore.
Interverranno:
- un cittadino della zona;
- il coordinamento “ Abracciaperte” ;
- Karim Guennoun, Presidente della Commissione per la rappresentanza dei cittadini stranieri del Comune di Padova;
- un rappresentante della Amministrazione Comunale. Con l'autorizzazione del Genio Civile e la collaborazione del Comune di Padova.

scritto da: romesinti alle ore 20:06 | link | commenti
categorie: padova

Padova: un Sinto per il Consiglio Comunale di Padova

 
L'altra sinistra, quella della falce e martello. Pronta ad appoggiare la coppia Zanonato-Albuzio, in attesa di trovare un accordo di programma. Una sinistra orgogliosa dei propri risultati e fiera delle proprie idee, un partito a tre anime formato da Rifondazione, Comunisti italiani e una buona parte di indipendenti che, senza nessuna tessera specifica, si ritrova nelle posizioni di chi porta avanti la tradizione comunista. Con un collante preciso, come confermano assieme Paolo Benvegnù e Massimo Berto, rispettivamente segretari e candidati di Rifondazione (provinciale) e Comunisti italiani.  «Non vogliamo che forze di destra possano governare la città e i dintorni». Nessun dualismo, almeno nelle intenzioni, con Sinistra per Padova. Le liste, presentate ieri insieme al simbolo, prevedono Daniela Ruffini - assessore uscente - capolista per palazzo Moroni e l'indipendente Renzo Soranzo per la provincia. Il messaggio è chiaro: si resta nella coalizione, ma solo per non far vincere gli altri. Anche in caso di eventuale buon risultato alle urne, finché non c'è convergenza sui programmi con il centrosinistra non si può governare. Con riferimento ad alcune scelte (legge urbanistica e ordinanze) che ai comunisti non sono piaciute. Decisioni che, ricorda la consigliera Giuliana Beltrame - l'anima dei senza tessera - sono state combattute sia in consiglio che in giunta. Difesa delle fasce deboli e stop alla crescita degli insediamenti abitativi e attenzione alle politiche culturali. Con un cavallo di battaglia della sinistra: il mantenimento del controllo pubblico sui servizi fondamentali, da non rendere oggetto di scorribande speculative da parte della finanza e dell'impresa. Infine ci sono i nomi, i candidati. Tante donne, con in testa Daniela Ruffini e Giuliana Beltrame, in cerca di riconferma. Poi uno zoccolo duro formato da sindacalisti e giovani, ricercatori e studenti. I primi contano Gianluca Colombo (Ikea), Elisabetta Baratto (azienda ospedaliera), Giuseppe Tonsuso (Fiom-Cgil della azienda Filippi). I giuristi democratici schierano Leonardo Arnau e Giovanni Michelon. In più ci sono il professor Giuseppe Mosconi, Virgilio Pavan, consigliere nazionale dell'Opera nomadi, Khalid Mouhib, lavoratore licenziato dalla Tnt. 

scritto da: romesinti alle ore 19:23 | link | commenti
categorie: padova, opera nomadi di padova
giovedì, 19 marzo 2009

La stampa, la sicurezza, la politica, le ronde ....... bell'Italia

Tv, boom di cronaca nera negli anni di Prodi

Repubblica — 09 marzo 2009 

Durante i due anni del governo Prodi (2006 e 2007) i tg hanno raddoppiato lo spazio della cronaca nera. Secondo uno studio del Centro d'ascolto dell'informazione radiotelevisiva (nato da un' iniziativa dei radicali) dal 2003 al 2007, il tempo dedicato ai servizi su delitti, violenze e rapine è raddoppiato (se non triplicato) passando dal 10,4% dei tg del 2003 al 23,7% di quelli del 2007. Dato significativo che potrebbe avere aumentato la percezione di insicurezza da parte degli italiani, e avere avuto un peso alle elezioni politiche del 2008, tesi sostenuta dal centrosinistra in molte occasioni. Come la convinzione che il senso di incertezza e paura sarebbe nato in parte per il battage dei media. «Adesso arrivano i dati, ma l' abbiamo sempre saputo, Prodi era stato il primo a rendersene conto» commenta Sandra Zampa (Pd) «Purtroppo ce ne siamo accorti a spese degli italiani». Il tema della sicurezza, e dell' uso che se ne fa,è molto sentito anche oggi: «Paura e insicurezza ci sono», ha detto il procuratore capo della Repubblica di Torino Giancarlo Caselli a Ercolano, al convegno "L' etica libera la bellezza" «dovrebbero essere sempre mali da curare ma spesso vengono ingigantiti anche dalla carta stampata e da certa politica». I numeri dicono che nel 2003 il Tg1 ha dato notizie di cronaca nera per l' 11% del suo tempo, il 19,4% nel 2006, il 23% nel 2007. Il Tg2 è passato dal 9,7% del 2003 al 21% del 2006, fino ad arrivare nel 2007, al 25,4%. Il Tg3 è la testata che registra il minore aumento, passando dall' 11,5% del 2003 al 18,6% del 2007. Sulle reti Mediaset l' aumento è maggiore: per Studio Aperto, la percentuale è stata pari al 30,2 della durata totale dei tg del 2007, contro il 12,6% del 2003. Il Tg5 è passato dal 10,8% al 25,7%. Il Tg4, malgrado il raddoppio negli ultimi 5 anni, ha avuto l' incremento minore, dal 10,2% del 2003 al 20,9% del 2007. «Fare una valutazione di natura politica sarebbe sbagliato, bisognerebbe vedere cos' è successo nei diversi anni» spiega il direttore del Tg5 Clemente Mimun «Prima non era Chicago ora non è Disneyland. La cosa che ha pesato di più, sempre, è stata la situazione economica, per cui l' idea che qualcuno abbia picchiato sulla cronaca per colpire X o Y, lascia il tempo che prova, se non si controlla cos'è accaduto in quegli anni. Esaminando questo bimestre, si è parlato molto di stupri, oggettivamente hanno colpito l' opinione pubblica. Poi se mi chiede: durante il governo Prodi voleva colpire Prodi?, rispondo no». «Un buon telegiornale racconta le cose che accadono» replica il direttore del Tg2 Mauro Mazza «ma imputare ai tg il fallimento delle elezioni non è accettabile, le ragioni vanno cercate altrove. Il pubblico di metà giornata è più attento alla cronaca e ne segue gli sviluppi. Alle 20,30 la quota diminuisce». Mario Giordano, direttore del Giornale, ha guidato Studio Aperto dal 2000 al 2007. «Ricordo la stessa polemica nel 2000, l' epoca delle rapine in villa. Poi c' è stato l' 11 settembre. È vero, è aumentata l' attenzione per la cronaca nera, non solo quella che crea insicurezza. I grandi casi - Cogne, Erba, Garlasco - aumentano gli ascolti. Impiegando la nera in chiave politica pro o contro qualcuno si fa solo un pessimo servizio».

Pubblichiamo i commenti ricevuti:

Questo articolo di Repubblica mi dà l'occasione per fare una piccola riflessione già fatta, già sentita ma che rifaccio viste anche le ultime dichiarazioni dell’uomo più potente del pianeta, Obama. La sicurezza o l'insicurezza gonfiata in maniera così pesante dalla stampa e dalla politica ha sicuramente influenzato la scelta degli italiani in questi anni della popolazione italiana, il centro sinistra, suo malgrado, ha deciso di assecondare il problema anzi di cavalcarlo scontrandosi con il centro destra. Ma che senso ha sfidare la destra con una politica di destra? Ricordiamo l’episodio della povera Sig.ra Reggiani e la reazione di Veltroni e dei ministri di centro-sinistra allora al governo compreso il ministro Ferrero.
Ma la sinistra dovrebbe fare la sinistra; credo che tutti abbiano capito che l’unica soluzione per migliorare la situazione è la ridistribuzione della ricchezza che dal dopoguerra in poi si è accumulata solo in certe tasche, se la gente non ha soldi per comperare beni e servizi, si ferma il ciclo economico basato sul consumismo sfrenato di questi ultimi anni. Il problema è affrontare le lobby economiche che sono molto più forti dei partiti e sono apartitiche. Ricordiamo la prima legge finanziaria dell’ultimo governo Prodi (2006) che ha assegnato finanziamenti di milioni di euro alle imprese senza nessun vincolo di tutela dei posti di lavoro o l’aumento di stipendio; le privatizzazioni iniziate dai governi di centro sinistra, anche di imprese in attivo come le autostrade, ecc... Possibile che per sentire discorsi di “sinistra” si è dovuto aspettare l’arrivo di Obama. Possibile che oggi siamo arrivati all’assurdo, Lo stato che finanzia i depositari della ricchezza, le banche? Possibile che per tutelare queste lobby economiche tutti i governi che si sono succeduti hanno continuato a penalizzare la gente comune e continuano a penalizzarla? E i contratti a progetto, co.co.co, ecc? E gli stipendi dei manager, dei politici ed dell’enturage. La presa in giro del prezzo dei carburanti, l’Alitalia con la cordata italiana di imprenditori che dicono di essere di entrambi gli schieramenti, ma loro sono dello schieramento dei soldi. Adesso Franceschini “lancia” slogan di sinistra e Berlusconi (ma anche Casini) risponde che il debito crescerebbe troppo per riconoscere un assegno ai disoccupati e ricorda che il governo ha varato la social card e il bonus famiglia, cioè l’elemosina. Il teatrino continua, ma dove andremo a finire noi che fatichiamo a tirare avanti?
ciao


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Obama tasse per i ricchi


Le ronde e la Lega alla conquista del nord. Con la legittimazione delle ronde, già funzionanti in molti paesi governati da giunte leghiste, la stessa Lega pone in essere un'attività di controllo dei territori che diventa un vero e proprio spot politico. A Padova, la lega sta cercando spazio e per questo l'attività è frenetica. Dalla visita con il maialino al rudere dove dovrebbe sorgere la futura moschea, alle continue esternazioni contro qualsiasi attività a favore di immigrati e rom (contro il progetto di autocostruzione e contro la scolarizzazione dei bambini rom e sinti), alle uscite notturne per la città con agenti di polizia al seguito e giornalisti. Hanno avuto, però, la disavventura di incontrare i no-global nel loro giro a sostegno dei senza tetto e dei barboni.
ciao

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scritto da: romesinti alle ore 20:52 | link | commenti (2)
categorie: politica, padova

Padova quartiere Camin: staccano i bollini rossi dalle piante malate scambiandoli per segnali rom

Con la fobia dell’insicurezza non si scherza. Succede così che dei segni rossi tracciati sui tronchi degli alberi allarmino e pazienza se sono soltanto i contrassegni dei giardinieri del Comune per distinguere gli arbusti malati. Con le percezioni dei residenti non si scherza, i giardinieri - dopo aver individuato gli alberi da abbattere - dovranno ripetere l’operazione e contrassegnarli di nuovo, visto che i bollini rossi i residenti hanno pensato bene di cancellarli. Non si sa mai, magari erano messaggi in codice dei rom. Il fatto è accaduto per davvero in via Vigonovese a Camin. Quando gli abitanti hanno scoperto quei segni hanno pensato subito alle carovane dei nomadi stanziate sugli argini. L’associazione di idee è stata immediata. Meno male che al settore verde hanno il senso dell’umorismo...

scritto da: romesinti alle ore 14:39 | link | commenti
categorie: padova, intolleranza
domenica, 05 ottobre 2008

Villalvernia (AL): asilo nido intitolato a Marta Cimento

micronidookMicro nido intitolato a Marta Cimento, la giovane psicologa piemontese scomparsa il 5 gennaio di quest'anno al pronto soccorso dell'ospedale civile. L'asilo per l'infanzia è stato inaugurato sabato scorso a Villavernia in provincia di Alessandria, il paese di origine di Marta. Presenti alla cerimonia, oltre ai genitori della sfortunata ragazza e a tanta gente del posto, il Prefetto, il Questore di Alessandria, il Vescovo, una rappresentante del governo. Erano presenti anche: la prof.ssa Franca Bimbi in rappresentanza del Comune di Venezia, Il Dott.  Lorenzo Panizzolo responsabile dell'ufficio Servizi sociali del comune di Padova e Renata Paolucci, la presidente dell'Opera nomadi dove dal 2004 Marta Cimento prestava servizio seguendo in particolare i bambini rom.

«Ringrazio a nome della nostra associazione - ha detto Paolucci - tutti coloro che hanno pensato di dedicare questo nuovo nido comunale a Marta. Ringrazio anche le persone che oggi con la loro presenza, rendono omaggio e ricordano questa bella figura di donna. Marta è arrivata da noi - ha proseguito Paolucci - nel 2004, inserendosi subito molto bene nel nostro gruppo. La sua sensibilità per tutti gli individui e i bambini era eccezionale. Ci è stata strappata giovane e bella, con tanti sogni e mille progetti. Seguiva anche le famiglie, favorendo per loro un percorso di integrazione ed autonomia. Dedicando così la sua vita a sostenere i più deboli, lottando contro le ingiustizie. La partecipazione di rom e sinti - ha concluso Paolucci - a questo profondo lutto, ha dato un segno tangibile di quanto amore e gioia abbia Marta donato soprattutto ai bambini».

Il taglio del nastro è stato accompagnato da un colorato lancio in cielo di palloncini, tenuti in mano da decine e decine di bambini, per salutare e ringraziare Marta. Una targa all'ingresso della struttura ricorda l'impegno della psicologa piemontese per gli altri, con particolare riguardo proprio ai più piccoli.


scritto da: romesinti alle ore 22:49 | link | commenti
categorie: piemonte, padova, opera nomadi di padova
domenica, 03 agosto 2008

Famiglia Cristiana: Padova, costruire l'integrazione, mattone su mattone

postato da operanomadipadova [28/07/2008 19:27]
Si può demolire un pregiudizio come un muro, tirando su un altro muro, fatto di mattoni e calce? Il luogo comune da picconare è quello che vuole rom e sinti indissolubilmente abbinati a "campi nomadi", roulotte e camper. A provarci insieme sono una comunità di sinti di Padova, il Comune e l'Opera Nomadi. Per ora ci si arriva da una stretta strada sterrata circondata da acacie; a ridosso scorre la tangenziale e sorgono strutture fatiscenti del foro boario, l'ex macello. Ma all'inizio del 2009, in quell'area alla periferia di Padova, soggetta a riqualificazione, sarà pronta la prima casa del Villaggio della Speranza: la prima delle tre palazzine quadrifamiliari a due piani, che ospiteranno unidici famiglie sinte da tempo accampate in roulotte a cenjto metri di distanza da qui, in via Tassinari, in un ex parcheggio. Un luogo degradato, che la piccola comunità tiene con dignità occupandosi della pulizia dell'area. Ora, però, sono in arrivo le case, o meglio, hanno iniziato a costruirsele. Il problema di auto-costruzione, definitivo "Dal campo nomadi, alla città" uno dei pochissimi avviati in Italia, prevede, infatti, che la comunità stanziale sinta contribuisca direttamente all'edificazione degli immobili. "quest'idea ci è stata proposta dai sinti e dall'Opera Nomadi presente a Padova", spiega l'assessore comunale ai Servizi Sociali, Claudio Sinigaglia. "E noi abbiamo deciso di farla nostra , finanziandola siglando un protocollo con Opera Nomadi".
Dei 750mila euro finanziati per l'intervento complessivo, col primo stralcio (277mila euro) entro fine anno sarà realizzata la prima casa e alcune opere di urbanizzazione. Non basta: "Grazie a una cooperativa edile, la Cpm (Cooperativa Padovana Muratori), che dirige i lavori al cantiere, è stato possibile formare i giovani sinti al mestiere di muratore e assumerli al cantiere". Sono sei ragazzi, tutti giostrai come i padri, che hanno accettato di intraprendere questo lavoro.
Cazzuola e filo a piombo.
E ora, terminato il corso teorico, da un mese lavorano con cazzuola e filo a piombo per farsi la casa. "Degli 800 euro di stipendio, 300 li accantonano come anticipo per i canoni d'affitto che pagheranno al Comune, che resta proprietario degli immobili. Un modo per responsabilizzare i nuovi inquilini", dice l'assessore.
Scende dai ponteggi arroventati dal sole uno dei muratori sinti, Yuri Pavan, un ragazzone ventiduenne, diploma di meccanico, che ammette le difficoltà iniziali: "Dopo la prima settimana di lavoro, col caldo soffocante che faceva qui, volevamo abbandonare il cantiere. Ma poi abbiamo superato lo scoraggiamento. Chissà, un giorno potrei fare il muratore". La casa per lui e per la sua famiglia è, davvero, qualcosa di più di un edificio: è una vera speranza per il futuro. "Da anni sognavamo questo momento. Noi siamo famiglie sinte di antica origine italiana e cittadini di questo paese: da oltre tre secoli viviamo in Italia, tutti i nostri figli vanno a scuola; nessuno va a chiedere il mengele (fare l'accattonaggio, ndr). Ma vivere nel campo non è un bel vivere. Non l'abbiamo scelto noi. Ci crea anche problemi per trovare un lavoro stabile: mia moglie, che lavorava in un'agenzia di pulizie, è stata licenziata quando hanno saputo che viveva in roulotte", racconta Virgilio Pavan, giostraio, padre di Yuri, nativo di Este (PD), e consigliere nazionale dell'Opera Nomadi. "Con queste abitazioni usciremo dal ghetto e avremo la possibilità di cambiare lavoro, perché xcon le giostre si vive sempre più stentatamente". O trenta sinti veneti di via Tassinari fanno parte della comunità più vasta dei rom e dei sinti residenti a Padova, che conta circa quattrocento persone dislocate, in altre aree della città. "Grazie alle risorse del cofinanziamento ottenute dal precedente governo, sarà possibile avviare anche un secondo progetto di autocostruzione per cinquanta rom accampati nell'altra area nomadi della città" conclude Sinigaglia. "Non conosco Rom o Sinti che siano felici di vivere in un campo nomadi. Invece delle schedature adottate dal Governo, delle impronte digitali, si dovrebbero cercare i modi per aiutare le famiglie che vogliono integrarsi. E l'iniziativa di Padova va in tal senso" osserva Renata Paolucci, presidente dell'Opera Nomadi cittadina. Anche grazie all'impegno dei mediatori culturali il 98% dei minori rom e sinti in città è scolarizzato.
un'immagine del campo

lunedì, 14 luglio 2008

Padova, cittadini invitati a farsi ''schedare''

Sabato un sit-in davanti alla prefettura. Organizzato da Opera Nomadi, aderiscono associazioni e comune. Donne in nero: ''Sicurezza non è moltiplicare militarizzazione e controllo, alimentare paura odio contro il diverso di turno''
   
PADOVA – Sabato sit-in davanti alla Prefettura di Padova per protestare contro il rilevamento delle impronte a rom e sinti e per sensibilizzare la popolazione sull’argomento dell’integrazione culturale. L’appuntamento era alle 12 per chiunque decida di farsi “schedare” volontariamente lasciando le proprie impronte digitali. La protesta, partita dall’Opera Nomadi, ha raccolto molto interesse anche nel mondo dell’associazionismo e nella società civile padovana, incontrando l’adesione, tra i tanti, di Donne in nero, Beati i Costruttori di Pace, Cgil, Comune. La protesta, nelle intenzioni degli organizzatori, vuole puntare il dito contro una pratica di “schedatura” e allo stesso tempo rimarcare il concetto che servono iniziative mirate all’integrazione per portare finalmente un po’ di serenità: “Bisogna garantire alle famiglie rom e sinti un po’ di dignità – non smette di ricordare Renata Paolucci, dell’Opera Nomadi -, mentre la proposta del Governo è quasi di una schedatura su base razziale”.

Con l’occasione, Paolucci fa il punto sulla situazione dei due campi nomadi padovani, ricordando il progetto di autocostruzione di 12 appartamenti in corso Australia per un gruppo di famiglie imparentate che da tempo stanno edificando, mattone su mattone e con l’aiuto di ditte esperte, la loro nuova abitazione. “Questo l’hanno chiesto loro, perché a differenza di come si è soliti pensare, molti desiderano poter vivere in una casa”. L’altro campo invece è da tempo oggetto di un progetto di smantellamento, che ha portato a ridurre la popolazione da 250 a 50 persone. “Adesso per due famiglie di rom italiani, che per cultura non vogliono andare a vivere in una casa, stiamo cercando delle microaree attrezzate dove possano vivere con la loro famiglia allargata. Per un altro gruppo del campo stiamo vagliando quale possa essere la soluzione migliore”.
Dalle Donne in nero arriva poi un invito: “Dobbiamo assumerci la responsabilità di riaffermare con forza alcuni principi fondamentali e irrinunciabili della società civile per cercare di fermare questa “crescente sindrome di paura e di odio di un paese spaventato” come la definiscono. “Dobbiamo riaffermare che nessun essere umano - tanto meno se minore - è illegale, che la differenza è un valore, che tutti abbiamo dei bisogni, delle paure, dei desideri e che solo imparando a conoscerci e a vivere insieme potremo tutti sentirci più sicuri e avere finalmente meno paura”. E in conclusione, “sicurezza per noi non è moltiplicare la militarizzazione e il controllo del territorio, alimentare la paura e l'odio contro il diverso di turno: sicurezza è vivere in città e comunità accoglienti perchè fondate sul rispetto, l'ascolto e il riconoscimento reciproco”.
''Un atto di violenza e razzismo nei confronti di adulti e bambini''.
   
E’ duro il giudizio dell’Opera Nomadi sulla proposta di rilevare le impronte digitali inoltrata dal ministro Maroni. Un’ipotesi che “va contro la Costituzione Italiana e contro la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”. Per quanto riguarda la rilevazione ai minori, inoltre,  “non tiene conto di alcuni principi fondamentali della Convenzione internazionale dei diritti del fanciullo ratificata dall’Italia nel 1991”. Per questo, insieme alle decine di destinatari di un appello al buonsenso e in contrasto del provvedimento, organizza per sabato 12 luglio alle 12 un sit-in davanti alla Prefettura, in cui si inviteranno i cittadini democratici a lasciare le impronte digitali e si distribuirà materiale informativo sul tema dell’integrazione.
 
Senza mezzi termini, l’associazione padovana rimanda al mittente la proposta del Governo definendola “un atto di violenza e di razzismo nei confronti degli adulti e dei bambini che ci riporta al fascismo. Il governo si sta accanendo contro i rom e i sinti pretendendo di schedare tutti, compresi quelli che sono italiani ormai da decenni”. Opera Nomadi non tollera neanche la spiegazione di Maroni, che considera il provvedimento in linea con il regolamento della Comunità Europea: “In realtà tale regolamento ha lo scopo di identificare le persone di paesi terzi, al fine di rilasciare il permesso di soggiorno e impedire l’uso fraudolento di tale documento – si ribatte da Padova -. L’utilizzo di questi metodi non riguarda il censimento né tantomeno garantisce la protezione dal degrado e neppure incentiva la scolarizzazione dei minori”.
 
La ricetta di Opera Nomadi, quindi, è ben diversa: “Ciò che dovrebbe essere attuato è invece un’indagine conoscitiva qualitativa e quantitativa, mantenendo l’anonimato, dei Rom e dei Sinti presenti nel territorio, un progetto sociale per permettere di conoscere soprattutto il numero dei bambini che evadono l’obbligo scolastico e, in base a questo, poter avviare progetti di integrazione e scolarizzazione”. Il problema, ancora una volta, per Opera Nomadi è che da anni lo Stato non si occupa seriamente dei piccoli rom e sinti, “bambini fantasma senza nessun diritto, soprattutto per ciò che riguarda la salute e l’istruzione. Ora ci si accanisce contro di loro con misure repressive senza invece impegnare risorse economiche e finanziarie per progetti di scolarizzazione e per favorire le famiglie ad abitare in condizioni dignitose, ad uscire dai campi nomadi e avere accesso alle risorse, superando la logica assistenziale a cui da sempre sono stati abituate”. L’associazione non smette mai di ricordare che vivere nei campi nomadi è condizione innaturale per molti, che vivrebbero ben volentieri in una casa come tante. (gig)

scritto da: romesinti alle ore 21:10 | link | commenti
categorie: padova, opera nomadi di padova
martedì, 08 luglio 2008

La Lega anche davanti al cantiere di Padova. Comunicato Stampa di Pietrangelo Pettenò

Oggi 8 luglio 2008 i lavori al "Villaggio della Speranza" in Corso Australia a Padova sono stati interrotti da un gruppetto di circa 10 leghisti, tra cui anche il capo gruppo della Lega Nord in comune a Padova, Mariella Mazzetto. Il progetto del "Villaggio della Speranza" è nato dalla volontà della comunità sinta di migliorare le proprie condizioni abitative, per riscattare forme di vita povere, depresse, isolate e disprezzate così da creare una reale e concreta integrazione sociale.
L'Opera Nomadi di Padova, da anni impegnata nella gestione dell'area all'ex Foro Boario e da anni portavoce dell'esigenza dei sinti e dei rom, ha ideato insieme ai sinti questo progetto di autocostruzione di unità abitative in muratura. Il villaggio della speranza prevede 11 alloggi per 7 nuclei familiari.
Nonostante il ruolo di capo gruppo della Lega Nord in Comune a Padova, probabilmente la signora Mazzetto, che ha guidato la protesta di oggi con slogan del tipo "no ai ghetti", non è al corrente che il progetto è stato approvato dal Comune di Padova e che i sinti che vi andranno ad abitare, dopo essersi costruiti la casa, pagheranno regolare affitto e tutte le utenze previste. Il progetto del "Villaggio della Speranza" ha come pilastro proprio la volontà di demolire ogni forma di ghettizzazione; con il presupposto che i  campi nomadi, così come li abbiamo conosciuti negli ultimi anni, sono ghetti, luoghi di segregazione, causa di disagio, emarginazione e criminalità. Chiudere con i campi nomadi significa trovare insieme alle comunità interessate nuove e più adeguate modalità residenziali. Obiettivo alla base del progetto dell'Opera Nomadi e del Comune di Padova, che rappresenta inoltre un ottimo esempio di promozione delle capacità e delle risorse delle comunità impegnate a migliorare le proprie condizioni sociali di vita. Capacità e risorse atte a stimolare un ruolo attivo e dinamico delle comunità sinti con l'obiettivo di riuscire ad investire su processi di trasformazione sociale di più vasta portata. Concretamente questo modus operandi è l'unico che garantisce un percorso concreto per uscire da quella logica assistenziale deleteria che favorisce nelle comunità un comportamento di richiesta continua nei confronti delle Amministrazioni Comunali senza alcuna partecipazione reale al cambiamento della loro situazione.
Azioni come quelle della Lega Nord sono vergognose e impregnate di profonda ignoranza perché creano di fatto contrasto tra gli stessi cittadini padovani (sinti e non) e perché trattano la questione in maniera riduttiva, superficiale, affermando notizie senza alcun fondamento, con l'unico scopo di fomentare nell'opinione pubblica confusione e un diffuso sentimento di paura e odio, strumentali al conflitto sociale creatosi in Italia nell'ultimo periodo.
Pietrangelo Pettenò
Consigliere Regionale Veneto del PRC

scritto da: romesinti alle ore 22:39 | link | commenti
categorie: politica, padova, opera nomadi di padova
martedì, 01 luglio 2008

Anche da Padova: Impronte digitali ai bimbi rom: un marchio infamante

Il vicesindaco Claudio Sinigaglia, l’Opera Nomadi e l’associazione Agorà difendono il "Villaggio della speranza" di via Tassinari e polemizzano con gli esponenti della Lega

  

Tre case realizzate dai Sinti: 200 mila euro stanziati dal Comune, altri 700 mila dal ministero per la Solidarietà sociale

 

La difesa del "Villaggio della Speranza" di via Tassinari, dove sorgeranno tre case da quattro appartementi, per 12 unità abitative, auto-costruito dai Sinti; e il secco rifiuto all'ipotesi avanzata dalla Lega Nord di prendere le impronte digitali ai piccoli rom, arriva a tre voci: quella del vice sindaco e assessore ai Servizi Sociali, Claudio Sinigaglia, di Renata Paolucci, presidente dell'Opera nomadi di Padova, e di Emilio Noaro, presidente dell'associazione Agorà.

«Rilevare le impronti digitali ai bimbi rom - dice Claudio Sinigaglia - è come tornare a marchiarli dopo la loro fatica per non essere più riconosciuti come persone provenienti da un campo nomadi. La storia, e mi riferisco alle "schedature" delle popolazioni, sembra non averci lasciato e fatto imparare nulla». Ma il vice sindaco poi sposta la sua attenzione sul progetto "Villaggio della Speranza", che sarà dedicato alla memoria di Marta Cimento, la giovane vice presidente dell'Opera nomadi di Padova: «Stiamo compiendo un passo importante. Con la costruzione dei tre condomini chiuderemo il campo nomadi di via Tassinari. Tutte le polemiche e le prese di posizione contrarie di questi giorni, soprattutto della Lega, rischiano di mandare a monte un lavoro di decenni. Mi piacerebbe invece - continua Claudio Sinigaglia - che sulla questione non ci fossero prese di posizione ideologiche. Anche per questo all'inaugurazione del "Villaggio" - presumibilmente nel marzo del prossimo anno - vorrei invitare i ministri Sacconi e Maroni».

Infine un breve riepilogo sui costi dell'operazione. «Il Comune - ricorda il vice sindaco, che giovedì a Roma ha firmato la convenzione per il contributo governativo - ha stanziato 200 mila euro; 700 mila euro, 400 dei quali li impiegheremo proprio in via Tassinari, sono arrivati dal ministero per la Solidarietà sociale. I Sinti ricevono una busta paga di 800 euro al mese, 500 per il lavoro e 300 che li accantoniamo per l'affitto».

«Attraverso questa operazione - interviene Renata Paolucci - i Sinti non potranno più essere accusati di vivere di assistenzialismo, a anzi diverranno a tutti gli effetti cittadinanza attiva. Per quanto riguarda la Lega Nord, beh, non cadremo nelle loro provocazioni».

«La vera sicurezza - conclude Emilio Noaro - si ottiene tramite l'integrazione che si sviluppa proprio grazie a progetti come il "Villaggio della Speranza». Le "schedature" ricordano un passato che non vogliamo ritorni mai più".


scritto da: romesinti alle ore 01:12 | link | commenti (1)
categorie: politica, veneto, padova, opera nomadi di padova

Risposta a Santino Spinelli dal Sinto Virgilio Pavan e dall'Opera Nomadi di Padova sul villaggio di Mestre

foto

postato da operanomadipadova [12/06/2008 20:01]




Egregio sig. Spinelli, riguardo al progetto del nuovo villaggio di Favaro Veneto, anche noi dell'Opera Nomadi di Padova, quando siamo stati chiamati ad esprimere un parere, eravamo perplessi rispetto all'opportunità di procedere alla costruzione di un villaggio di queste dimensioni, in quanto la politica che portiamo avanti nella nostra città è completamente diversa (microaree, piccolo villaggio autocostruito, inserimento in alloggi comunali).

Ma poi abbiamo parlato con i Sinti, diretti interessati, abbiamo capito che erano favorevoli e ci hanno riferito di apprezzare gli sforzi dell'Amministrazione Comunale di Venezia. Anche ieri in occasione della riunione alla sala San Lorenzo, a Venezia (dove erano presenti le associazioni Sucar Drom, Comitato Rom e Sinti Insieme, OsservAzione, Metz, Rom Kalderasha, Opera Nomadi di Padova) i Sinti si sono autorappresentati, ribadendo la loro opinione favorevole al progetto.

Scusi sig. Spinelli, li conosce veramente i Sinti Lei? Come fa ad affermare, come comparso nell'articolo de La Nuova Venezia del giorno 10/06/2008 di pag 23, che andrebbero volentieri tutti ad abitare negli appartamenti? La invitiamo a contattarli perchè la soluzione migliore per loro, la decidono loro, città per città, famiglia per famiglia. E' facile calare dall'alto le decisioni senza interpellarli, Lei Rom, si sta comportando come un gagio.

La salutiamo,

 

Virgilio Pavan, Sinto Consigliere Nazionale Opera Nomadi

Direttivo dell'Opera Nomadi di Padova

Il rom Spinelli è contrario al villaggio per i sinti di Mestre


postato da operanomadipadova [12/06/2008 19:58]




«Anche se fosse d'oro sarebbe un ghetto»

la Nuova di Venezia - 10 giugno 2008   

 

FAVARO. «Il nuovo villaggio sinti? Nemmeno se lo facessero d'oro risulterebbe diverso da un ghetto». Alexian Santino Spinelli (nella foto) è a tutti gli effetti abruzzese di Lanciano. Ma è anche un musicista e poeta rom, fiero delle sue origini, con due lauree (unico in Europa) e docente all'università di Trieste. «Ho scritto una lettera a Cacciari - spiega - nella quale lo ringrazio per la disponibilità a discutere e indico 10 punti sui quali riflettere. Anzitutto bisogna finirla con questa distinzione tra rom e sinti, sintomo di disinformazione dilagante. I rom sono sinti, si tratta di due comunità diverse dello stesso popolo. I sinti vanno iscritti nelle liste per l'assegnazione delle case, devono poter accedere all'assistenza sanitaria e trovare un lavoro. Falso che non possano vivere in appartamenti, pura autoconvinzione dei rom: possono viverci benissimo senza perdere la loro cultura, altrimenti si ghettizzano. I campi nomadi vanno chiusi, bisogna aiutare i sinti a godere degli stessi diritti degli italiani. Il riconoscimento dei diritti non passa attraverso i soldi degli italiani, ma attraverso i fondi europei, che spesso non vengono attivati e vanno a finire nelle associazioni di pseudo volontariato. Inutile creare un nuovo campo, dove non c'è interazione con l'esterno, sarebbe un ghetto. Gli italiani non sono razzisti, c'è una cattiva informazione che manipola le coscienze. Attendo un invito da Massimo Cacciari». (m.a.

scritto da: romesinti alle ore 00:38 | link | commenti
categorie: veneto, padova

PADOVA: Iniziati i lavori del primo stralcio dell'insediamento per i Sinti Veneti giostrai



Villaggio1
 



Chi ha detto che i Sinti non hanno voglia di lavorare

E' iniziato il lavoro dei giovani sinti Yuri, Reddy e Maverik (che in questi giorni è assente perchè si è rotto un dito) per la costruzione delle loro abitazioni. Sono tre giovani di 20 e 18 anni che stanno dimostrando una volontà e una voglia di fare veramente eccezionale, soprattutto in queste giornate di caldo soffocante. E' iniziata, infatti, la costruzione di una delle tre palazzine in muratura del "Villaggio della Speranza" che verrà intitolato alla ns. Marta Cimento.


Ieri una delibera della giunta ha dato il via alla realizzazione delle altre due palazzine nell'area di via Tassinari vicina a Corso Australia. I muri perimetrali del primo edificio già si possono vedere. Adesso, però, partirà anche l'altro che prevede la realizzazione di due palazzine e l'impiego di altri quattro sinti. In totale le abitazioni che verranno ultimate saranno dodici, quattro per ogni immobile con ingresso indipendente, giardino di competenza e garage.

Sono a buon punto, quindi, i cantieri per la costruzione delle case per i Sinti che il Comune ha deciso di realizzare in Corso Australia. Anche nella seduta di giunta di ieri è stata approvata una delibera sull'argomento, su proposta dell'assessore Claudio Sinigaglia: con questo ultimo atto verrà individuata la ditta costruttrice che stipulerà il contratto con l'Opera Nomadi di Padova per edificare proprio il secondo stralcio del progetto relativo appunto alle due palazzine da otto alloggi. «Con la presente deliberazione - si legge nel documento approvato ieri - si conferma la titolarità della partnership in capo all'Opera Nomadi di Padova quale soggetto che vanta ampia esperienza, è radicato sul territorio e da molti anni segue il percorso di integrazione dei sinti ». La delibera aggiunge anche che l'impresa selezionata sarà tenuta a «instaurare un rapporto di lavoro con i sette sinti che concorreranno all'autocostruzione, che jhanno già frequentato un corso di formazione-aggiornamento professionale. per muratori.

Per realizzare l'intervento il Comune metterà a disposizione 300 mila euro, ai quali vanno aggiunti i 750 mila che arriveranno dal governo (Ministro Ferrero), parte dei quali saranno spesi però per suddividere l'area del campo nomadi di via Longhin in piccoli appezzamenti attrezzati da dare in affitto. Il costo per il primo stralcio è di 200 mila euro, per il secondo di 350 mila: l'intera operazione di Corso Australia, quindi, verrà a costare 550 mila euro.

Di questi dodici appartamenti che saranno pronti fra qualche mese vicino a Corso Australia, 10 verranno dati ai sinti e due andranno al Comune che li utilizzerà per assegnarli a famiglie che necessitano di protezione sociale.

«Siamo soddisfatti - ha commentato Claudio Sinigaglia - di essere riusciti a dare una risposta definitiva a queste persone che non si possono più definire nomadi, in quanto abitano a Padova da decenni. Soddisfatta anche Renata Paolucci presidente dell'Opera Nomadi di Padova che ha ideato il progetto assieme ai Sinti e che segue da anni i loro figli che regolarmente vanno a scuola e sono integrati con i bambini padovani. Positivo è anche vedere i futuri inquilini, appunto i sinti , che stanno lavorando come muratori per costruire quelle che diventeranno fra poco le loro abitazioni stanziali. L'investimento è produttivo, perchè nel caso una famiglia sinti rinunci, o non rispetti il patto con il Comune, il suo appartamento verrà dato ad altri». Ogni giovane "ingaggiato" dalle imprese costruttrici percepisce circa 800 euro al mese: 500 se li mette in tasca e 300 vengono accantonati come anticipo per il canone che dovrà poi pagare.


 

Le fasi del superamento delle aree nomadi comunali di Padova

e Progetto Villaggio della Speranza


L'Amministrazione Comunale di centro-sinistra insediatasi a Padova nel giugno 2004, dopo una battaglia politica da noi sostenuta, supportata anche dall'Assessore Daniela Ruffini, ha finalmente capito che i "campi nomadi" sono delle sacche di emarginazione e che vanno smantellati.

Il Comune di Padova il 22 luglio 2005 nella persona del Vice Sindaco Claudio Sinigaglia firmò un impegno scritto alla presenza dei Rom e dei Sinti, per il progressivo smantellamento dei campi nomadi di Padova perché altrimenti non avremmo più accettato la gestione delle aree comunali.
Abbiamo presentato quindi il progetto di smantellamento nello stesso anno 2004:
Nello specifico i destinatari erano:

gli ospiti del campo di via Lungargine San Lazzaro n° 2 suddivisi in 4 aree :

La I^ area (9 roulottes)

è composta da 2 famiglie di Rom nati in Italia, ma di origine macedone; quattro famiglie + una persona singola appartenenti al gruppo di Rom Harvati tutti imparentati tra loro, 2 famiglie di Sinti Taic imparentati tra loro.

La II^ area (6 roulottes)

è composta da un gruppo familiare di Rom Harvati.

La III^ area

è costituita da 12 containers + 1 roulotte, allargati con baracche abusive, abitati da 11 famiglie serbe e una famiglia il cui capofamiglia è proveniente dal Kosovo e la moglie appartiene al gruppo dei Rom Harvati.

La IV^ area

di recente costituzione è composta da 27 famiglie di rom serbi e 6 bulgari (2 coppie e 1 madre con figlia disabile grave).

Esiste una roulotte esterna alle aree dove abita un Rom Croato con la sua famiglia.

Il Progetto è iniziato con lo studio e monitoraggio delle caratteristiche e delle esigenze di ciascun nucleo familiare destinatario del progetto, profilo di ogni famiglia, della composizione, del suo sviluppo a medio e lungo termine, verifica delle risorse disponibili.

Le famiglie che hanno chiesto l'inserimento in alloggi sono state quasi tutte inserite delocalizzandole in varie zone della città, sono circa 30 nuclei e per alcuni di essi è stato previsto un accompagnamento nelle nuove unità abitative.

Per le altre famiglie, stiamo individuando le microaree per chi non vuole vivere negli appartamenti e ha richiesto un percorso agevolato per l'acquisto o l'affitto di piccoli terreni.

Gli ospiti dell''area comunale di via Tassinari n.32 (Corso Australia) sono Sinti veneti (presenti in Italia dal 1400) che vi si sono stabiliti da ormai 15 anni e sono "stanziali" a causa della crisi che ha investito il settore dello "spettacolo viaggiante".

Le famiglie Sinte, 29 persone (17 adulti 12 minori) già in parte integrate, mandano tutti regolarmente i figli a scuola, dalla scuola materna alle superiori, parte degli adulti già lavora nelle cooperative, l'unico a continuare il mestiere del padre, e del nonno, è il Sig. Virgilio Pavan che possiede una piccola giostra e che lavora nel periodo primavera/estate.

Come nasce il progetto del "Villaggio della speranza"

Già da anni i Sinti hanno espresso la necessità e la volontà di migliorare le proprie condizioni abitative per avere la possibilità di una integrazione reale sociale e concreta. L'Opera Nomadi di Padova, da anni impegnata nella gestione dell'area, da sempre portavoce dell'esigenza dei Sinti e dei Rom, ha ideato assieme ai sinti stessi un progetto di autocostruzione di nuove unità abitative in muratura.

Nel 2006 abbiamo redatto il progetto sociale per la realizzazione del Villaggio delle Speranza (vedi materiale inviato), che è stato approvato dai Servizi Sociali, e dalle Commissioni Consiliari competenti.

La Giunta, dopo aver effettuato la variazione del Piano regolatore per quanto riguardava l'area individuata, ha deliberato (Delibera n° 0885 del 28 dicembre 2006) l'assegnazione del progetto di autocostruzione delle 11 abitazioni in muratura all'Opera Nomadi, mettendo a disposizione € 300.000,00.= (prima tranche). L'Associazione, diventata soggetto promotore del progetto dovrà:

- individuare l'impresa per la costruzione degli alloggi e delle opere connesse, previa approvazione del Settore Infrastrutture del Comune di Padova,

- seguire i Sinti nella partecipazione al corso di formazione professionale con il rilascio finale di attestato e nel percorso dell'autocostruzione.

Il Settore Infrastrutture del Comune di Padova si farà carico della necessaria attività di alta sorveglianza, ai fini della regolare esecuzione dell'opera, della contabilità generale e dei conseguenti pagamenti.

Il successivo protocollo d'intesa Opera Nomadi di Padova e l'Assessorato ai Servizi Sociali del 15 marzo 2007 fissa le regole per la prosecuzione del progetto.

Individuate le persone che parteciperanno all'autocostruzione, nel luglio 2007, viene individuata come offerta più consona e interessante, quella della Cooperativa Padovana Muratori di Ponte San Nicolò (PD) e viene data comunicazione immediata al Settore Infrastrutture e al Settore Servizi Sociali del Comune di Padova. Tale scelta è stata motivata dalla comprovata alta professionalità della Ditta e dall'impegno dimostrato nell'ambito di similari progetti di valenza sociale.

Dopo il parere favorevole di congruità e conformità del Settore Infrastrutture, il 03/09/2007 viene sottoscritto un Protocollo d'Intesa tra Opera Nomadi e Cooperativa Padovana Muratori dove vengono fissate le rispettive competenze: le specifiche tecniche del progetto architettonico, i costi dell'intervento comprensivi del corso di formazione professionale con cantiere scuola tenuto da tecnici specializzati, i pagamenti, la durata dell'accordo, i tempi di esecuzione dei lavori.

L'intervento è localizzato lungo Corso Australia, in un lotto di mq. 2.132. E' prevista la costruzione di 12 alloggi in 3 palazzine su due piani, ciascuna di 4 alloggi. Ogni alloggio prevede un locale soggiorno-cottura, due camere da letto, un bagno, il tutto per una superficie calpestabile di mq 45 circa. Ogni alloggio ha impianti autonomi e ingressi dedicati, quelli ai piani superiori per mezzo di scale esterne. Sono previsti dodici posti auto coperti realizzati in struttura leggera e giardino adiacente alle palazzine.

Per le palazzine si prevede una struttura tradizionale in laterizio con solai in laterocemento.

Il volume totale commerciale VxP dell'intervento risulta di mc 2.875.

Il prezzo stimato per l'esecuzione delle opere è di € 642.215,00; in considerazione del fatto che attualmente è in essere una disponibilità di finanziamento da parte dell'Amministrazione Comunale di € 300.000,00, si conviene, di dare inizio in prima battuta ad uno stralcio funzionale per la costruzione di una sola palazzina e relative linee tecnologiche e opere esterne, comprese anche le spese tecniche di progettazione e gli oneri economici per il corso di formazione professionale.

Essendo prevista la partecipazione economica da parte degli operatori sinti al finanziamento del progetto, la quota di partecipazione sarà successivamente detratta dal Comune di Padova dalla retta di affitto che dovranno pagare i lavoratori sinti che l'hanno versata. L'Opera Nomadi metterà a disposizione operatori/mediatori che seguiranno tutto l'iter del progetto.

Opera Nomadi di Padova
prof.ssa Renata Paolucci


 

Foglio illustrativo delle attività del Coordinamento Nazionale dell'Opera Nomadi

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Utente: romesinti
Nome: Romano Lil
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