È soprattutto l'etnia rom ad essere maggiormente danneggiata dalla retorica aggressiva dei leader politici italiani. I rom sono spesso associati alla criminalità, così politica e media alimentano il sentimento di ostilità dell'opinione pubblica.
Il clima di odio si riflette anche sull'accesso al mondo del lavoro e sugli standard minimi di sicurezza. I cittadini rom non vengono assunti e chi lo fa, li tratta come carne da macello, violando tutti i diritti dell'uomo e del lavoro.
Il Ministro degli Esteri Frattini accusa l'Onu di presentare rapporti falsi ed esprime forte indignazione per le calunnie. Secondo il governo, quelle presentate sono informazioni non dimostrate e non rappresentano un atto ufficiale dell'Ilo, ma soltanto delle ipotesi al vaglio dell'organizzazione.
Secondo il Ministero degli Esteri, l'Italia è in prima linea nel sostegno agli immigrati, avendo salvato la vita di migliaia di clandestini, a cui sono state garantite tutte le cure necessarie.
La Farnesina è convinta che il rapporto sia stato “sollecitato” da alcuni esponenti dell'Italia all'estero. Rapporto oltremodo falso, dato che l'Italia riconosce di dovere obbedienza alle regole europee internazionali sulle questioni del lavoro.
Repubblica — 09 marzo 2009
Durante i due anni del governo Prodi (2006 e 2007) i tg hanno raddoppiato lo spazio della cronaca nera. Secondo uno studio del Centro d'ascolto dell'informazione radiotelevisiva (nato da un' iniziativa dei radicali) dal 2003 al 2007, il tempo dedicato ai servizi su delitti, violenze e rapine è raddoppiato (se non triplicato) passando dal 10,4% dei tg del 2003 al 23,7% di quelli del 2007. Dato significativo che potrebbe avere aumentato la percezione di insicurezza da parte degli italiani, e avere avuto un peso alle elezioni politiche del 2008, tesi sostenuta dal centrosinistra in molte occasioni. Come la convinzione che il senso di incertezza e paura sarebbe nato in parte per il battage dei media. «Adesso arrivano i dati, ma l' abbiamo sempre saputo, Prodi era stato il primo a rendersene conto» commenta Sandra Zampa (Pd) «Purtroppo ce ne siamo accorti a spese degli italiani». Il tema della sicurezza, e dell' uso che se ne fa,è molto sentito anche oggi: «Paura e insicurezza ci sono», ha detto il procuratore capo della Repubblica di Torino Giancarlo Caselli a Ercolano, al convegno "L' etica libera la bellezza" «dovrebbero essere sempre mali da curare ma spesso vengono ingigantiti anche dalla carta stampata e da certa politica». I numeri dicono che nel 2003 il Tg1 ha dato notizie di cronaca nera per l' 11% del suo tempo, il 19,4% nel 2006, il 23% nel 2007. Il Tg2 è passato dal 9,7% del 2003 al 21% del 2006, fino ad arrivare nel 2007, al 25,4%. Il Tg3 è la testata che registra il minore aumento, passando dall' 11,5% del 2003 al 18,6% del 2007. Sulle reti Mediaset l' aumento è maggiore: per Studio Aperto, la percentuale è stata pari al 30,2 della durata totale dei tg del 2007, contro il 12,6% del 2003. Il Tg5 è passato dal 10,8% al 25,7%. Il Tg4, malgrado il raddoppio negli ultimi 5 anni, ha avuto l' incremento minore, dal 10,2% del 2003 al 20,9% del 2007. «Fare una valutazione di natura politica sarebbe sbagliato, bisognerebbe vedere cos' è successo nei diversi anni» spiega il direttore del Tg5 Clemente Mimun «Prima non era Chicago ora non è Disneyland. La cosa che ha pesato di più, sempre, è stata la situazione economica, per cui l' idea che qualcuno abbia picchiato sulla cronaca per colpire X o Y, lascia il tempo che prova, se non si controlla cos'è accaduto in quegli anni. Esaminando questo bimestre, si è parlato molto di stupri, oggettivamente hanno colpito l' opinione pubblica. Poi se mi chiede: durante il governo Prodi voleva colpire Prodi?, rispondo no». «Un buon telegiornale racconta le cose che accadono» replica il direttore del Tg2 Mauro Mazza «ma imputare ai tg il fallimento delle elezioni non è accettabile, le ragioni vanno cercate altrove. Il pubblico di metà giornata è più attento alla cronaca e ne segue gli sviluppi. Alle 20,30 la quota diminuisce». Mario Giordano, direttore del Giornale, ha guidato Studio Aperto dal 2000 al 2007. «Ricordo la stessa polemica nel 2000, l' epoca delle rapine in villa. Poi c' è stato l' 11 settembre. È vero, è aumentata l' attenzione per la cronaca nera, non solo quella che crea insicurezza. I grandi casi - Cogne, Erba, Garlasco - aumentano gli ascolti. Impiegando la nera in chiave politica pro o contro qualcuno si fa solo un pessimo servizio».
Pubblichiamo i commenti ricevuti:
Le ronde e la Lega alla conquista del nord. Con la legittimazione delle ronde, già funzionanti in molti paesi governati da giunte leghiste, la stessa Lega pone in essere un'attività di controllo dei territori che diventa un vero e proprio spot politico. A Padova, la lega sta cercando spazio e per questo l'attività è frenetica. Dalla visita con il maialino al rudere dove dovrebbe sorgere la futura moschea, alle continue esternazioni contro qualsiasi attività a favore di immigrati e rom (contro il progetto di autocostruzione e contro la scolarizzazione dei bambini rom e sinti), alle uscite notturne per la città con agenti di polizia al seguito e giornalisti. Hanno avuto, però, la disavventura di incontrare i no-global nel loro giro a sostegno dei senza tetto e dei barboni.
ciao
WASHINGTON (USA) - «Sacrifici», soprattutto per i ricchi, ma anche maggiore equità sociale, con l'«assistenza sanitaria» per tutti gli americani. Barack Obama ha presentato così il piano di bilancio del governo federale degli Stati Uniti, dove è contenuto «un impegno storico per la riforma della sanità». Dalla finanziaria per l’anno fiscale 2010 emerge un quadro a tinte fosche: il deficit degli Stati Uniti infatti si dovrebbe attestare nel 2009 a 1.750 miliardi di dollari, il più alto dai tempi della Seconda guerra mondiale. E Obama, parlando di un bilancio corposo ma anche «onesto» («In passato altri bilanci per anni non hanno detto la verità», ha detto) ha annunciato che intende dimezzare il deficit entro la fine del suo primo mandato, nel gennaio 2013 e che sono stati già identificati risparmi per circa duemila miliardi di dollari.
SUSSIDIO PER DISOCCUPATI - Sulla sanità il presidente ha chiarito che il suo bilancio si prefigge di rendere l'assistenza più accessibile ai milioni di americani che hanno perso il posto. Obama ha parlato di un sussidio, in vigore dal 26 febbraio, che aiuterà sette milioni di americani che hanno perso il lavoro a conservare la mutua che avevano prima del licenziamento. La misura è compresa nel pacchetto di stimolo. «Sette milioni di americani avranno una cosa in meno di cui preoccuparsi quando vanno a dormire», ha detto Obama.
RINUNCE E SANITÀ - L'inquilino della Casa Bianca ha rivolto all'America un invito alle «rinunce» per uscire dalla crisi, in vista di «scelte difficili»: «Dovremo rinunciare a cose che ci piacciono ma che non ci possiamo permettere», ha detto il presidente spiegando inoltre che anche a livello di governo «sarà necessario tagliare cose che non ci servono per pagare quelle che servono», ovvero una grande riforma della sanità, per estendere a tutti l'assistenza pubblica, «anche tassando i più ricchi». Più in particolare per finanziare la nuova manovra che riguarda la sanità (la spesa prevista è di 634 miliardi di dollari) il presidente ha proposto il primo aumento delle tasse da 16 anni per le famiglie ad alto reddito (quanti guadagnano più di un quarto di milione di dollari all'anno) e una drastica revisione dei pagamenti alle assicurazioni private collegate a Medicare, la mutua per gli anziani.
RICCHI - Il piano di bilancio prevede di risparmiare svariati miliardi di dollari non rinnovando gli sgravi fiscali concessi all'amministrazione Bush ai già ricchi. Saranno interessati da questo provvedimento tutti gli americani che guadagnano oltre 250.000 dollari o 250.000 per le coppie sposate. Per i contribuenti oltre questa soglia, l'incidenza fiscale passerà rispettivamente dal 33% e dal 35% al 36% e al 39,6%.
TAGLI ALLA SPESA - Quanto al deficit, Obama ha spiegato che «soltanto in questi ultimi 30 giorni» la sua amministrazione ha identificato «riduzioni pari a 2mila miliardi, che ci aiuteranno - ha detto il presidente americano - a diminuire della metà il deficit entro la fine del mio mandato». Il presidente ha citato in particolare risparmi per 20 milioni con tagli nell'agricoltura, 200 milioni tagliando i fondi per le miniere abbandonate e riduzione per svariati programmi nella pubblica istruzione. Senza dare maggiore dettagli, Obama ha parlato di risparmi per quasi 50 miliardi riducendo sussidi eccessivi e sgravi fiscali.
IRAQ: VIA LE TRUPPE DAL 2010 - Un capitolo a parte nella legge di bilancio è dedicato alle guerre. Dove il presidente americano ribadisce quanto annunciato già in altre occasioni sull'Iraq: le truppe americane andranno via dall'agosto 2010. Tuttavia Obama ha detto ai parlamentari che lascerà da 35 a 50mila soldati come consiglieri delle forze irachene e per proteggere gli interessi statunitensi. Obama non ha risparmiato stilettate all'amministrazione Bush sulle spese di guerra. «Questo budget rivela i veri costi della guerra in Iraq» ha detto il presidente Usa ricordando la confusione intenzionale creata dal precedente inquilino della Casa Bianca sui reali oneri sopportati dal paese per finanziare le operazioni belliche nel paese. Obama ha previsto per le guerre in Iraq e in Afghanistan, dove intende rafforzare la presenza militare americana, spese pari a 130 miliardi di dollari nel 2010. Quest'anno le spese militari per le due guerre prevedono stanziamenti eccezionali per 75,5 miliardi, con richieste complessive del Pentagono pari a 141 miliardi. Complessivamente, le spese militari previste per l'esercizio 2010, che scatta il primo ottobre, sono pari a quasi 664 miliardi di dollari, in aumento dell'1,5%.
250 MILIARDI PER LE BANCHE - L'amministrazione Obama potrebbe chiedere inoltre al Congresso nuovi fondi per il maxi-salvataggio del sistema finanziario: altri 750 miliardi di dollari da mettere a disposizione delle istituzioni finanziarie travolte dalla crisi. È quanto emerge dalle prime indiscrezioni sul piano di bilancio, secondo quanto riporta l'agenzia Bloomberg. Più in dettaglio - ha spiegato un funzionario dell'amministrazione - il provvedimento sarà inserito nella manovra di bilancio sotto la cifra di 250 miliardi perché, in base alla normativa vigente, bisogna registrare i costi netti del piano a carico dei contribuenti. La Casa Bianca - ha comunque precisato la fonte - ancora non ha deciso se per sostenere il settore finanziario, ci sarà bisogno di un aiuto di tale entità.
CITIGROUP - Citigroup, intanto, potrebbe annunciare già in giornata di aver trovato un accordo con il governo americano per nuove infusioni di capitale in cambio di una partecipazione a favore del Tesoro che potrebbe raggiungere il 40%. L'operazione si configura come una forma di «seminazionalizzazione». Non mancano però conseguenze potenzialmente gravi: la legge messicano, per esempio, impedisce a qualsiasi impresa controllata da un governo straniero in misura superiore al 10% di operare nel Paese. Il problema è che Citigroup controlla Banamex, il gruppo finanziario messicano che considera il suo gioiello della corona e di cui non vorrebbe affatto privarsi.
Bruxelles, 27 feb. (Apcom - Nuova Europa) - L'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) "osserva con grande preoccupazione l'emergenza di un clima di odio nei confronti delle minoranze rom e sinti in alcuni suoi Stati membri, che in alcuni casi sono sfociati in violenze e perfino omicidi". E' quanto afferma, in una nota il direttore dell'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (Odihr) dell'istutituzione di Vienna, lo sloveno Janez Lenarcic.
Il monito di Lenarcic arriva all'indomani di quello del commissario Ue agli Affari sociali, Vladimir Spidla. Entrambi hanno puntato il dito contro l'Ungheria, dove lunedì sono stati uccisi un giovane rom e suo figlio di cinque anni, ma hanno citato anche altri Stati europei. "In questi tempi di crisi economica, c'è il rischio sempre maggiore che i rom e i sinti vengano trasformati in capri espiatori di problemi di cui non sono responsabili", avverte il direttore dell'Odihr/Osce.
Con questa azione le famiglie non hanno avuto l’intenzione di negare i diritti dei concittadini che aspettano da 20 anni di essere allocati in questi stessi alloggi, ma solo quella di reagire al silenzio delle istituzioni e quindi al pericolo incombente di una emarginazione definitiva ad Arghillà.
Sbaglia chi legge in questa occupazione l’arroganza e la violenza di un gruppo esercitata contro altri cittadini. In questo modo si crea artificiosamente l’ennesima guerra tra poveri che nei fatti e nelle intenzioni non esiste.
La prova sta nel fatto che nessuna di queste famiglie vorrebbe restare in questi alloggi coabitando con altre 40 nuclei rom perché così si creerebbe un ghetto, ma al contrario vedrebbe bene in questi alloggi poche famiglie rom inserite in mezzo a quelle famiglie non rom alle quali devono essere assegnati gli alloggi.
L’occupazione è nata dalla disperazione delle famiglie che vedono svanire nel nulla la loro speranza di uscire dalla situazione di emarginazione sociale nella quale vivono da decenni.
Difatti la gran parte degli occupanti è composta dalle 30 famiglie rom residenti nei due ghetti di Modena ( ex Polveriera e Ciccarello Palazzine) che risultano vincitrici del bando 1999 e che, come più volte denunciato dall’Opera Nomadi, sono stati invitati ad accettare un alloggio ad Arghillà dove, oggi, risiedono 108 famiglie. Un grande ghetto che aumenta sempre di più a danno di tutti.
Queste famiglie per evitare un futuro di emarginazione sociale hanno per due volte presentato al Sindaco, ai sensi della legge reg.le nr 32/96, regolare rinuncia all’alloggio di Arghillà chiedendo una casa in equa dislocazione. Il Sindaco che per il piano di equa dislocazione aveva promesso di accettare queste rinunce non l’ha mai fatto .
Le altre famiglie di occupanti sono costituite da nuclei del 208 che aspettano un alloggio dalla data di demolizione dell’ex caserma (agosto 2007) e da altri nuclei che risiedono a Modena oppure ad Arghillà e che sperano di uscire dalla condizione di ghettizzazione nella quale vivono.
Sui due insediamenti ghetto di Modena nessuna amministrazione comunale negli ultimi decenni ha mai progettato un intervento; il sindaco Scopelliti dopo la demolizione dell’ex caserma 208 ( agosto 2007) aveva promesso che nel gennaio 2008 sarebbe stato avviato un progetto di equa delocalizzazione, ma nulla è stato fatto.
Se per il ghetto del “208” ci sono voluti 36 anni per trovare una soluzione nonostante il progetto del nuovo ospedale Morelli, per i due ghetti di Modena ( ex Polveriera e Modena palazzine) sul cui territorio non esiste alcun progetto, quanto tempo ci vorrà prima che si sviluppi una iniziativa?
La mancanza di una qualche attenzione verso i due ghetti di Modena (nei quali oggi vivono in condizioni disumane 77 famiglie rom) si nota anche dal fatto che nel Contratto di Quartiere di cui è titolare il Comune e che interessa questo territorio non si considera minimamente questa gravissima problematica. Eppure questa tipologia di progetti sono stati promossi negli ultimi anni perché prevedono il coinvolgimento di tutta la popolazione nell’affrontare i problemi che riguardano il territorio. Ci chiediamo come è stato possibile ignorare una condizione abitativa dove esiste un serio pericolo per l’incolumità fisica delle persone come quella in cui vivono dal 1960 le 30 famiglie rom dell’ex Polveriera ma anche quella delle Palazzine popolari che risale al 1981.
Di fronte a questa situazione così difficile e controversa le famiglie degli occupanti chiedono di avere la garanzia di un alloggio in condizioni di equa dislocazione.
La proposta che l’associazione avanza al Comune è quella di costituire subito un tavolo di lavoro con l’Opera Nomadi, con le stesse famiglie e con la Circoscrizione di Modena con la finalità di sviluppare un progetto per la sistemazione abitativa in dislocazione di queste famiglie partendo dalla loro condizione oggettiva e dalle priorità che questa presenta.
Il tavolo di lavoro con il sostegno dell’Opera Nomadi, in prima battuta, dovrà servire ad aprire un dialogo tra le famiglie rom ed il Sindaco fissando un accordo preciso.
Il primo cittadino dovrà garantire personalmente a queste persone un percorso d’inserimento abitativo in equa dislocazione da realizzare in tempi brevi e quindi dovrà spiegare insieme all’associazione che solo pochissimi nuclei, ossia quelli per i quali l’Amministrazione si era impegnata, potranno restare negli alloggi del Viale Europa mentre gli altri dovranno lasciarli aspettando la futura sistemazione.
Il dialogo e l’impegno diretto tra le famiglie rom ed il primo cittadino è servito per concludere l’operazione del 208 e quindi servirà pure oggi per risolvere questo problema dell’occupazione se effettivamente c’è l’intenzione di avviare un programma abitativo di dislocazione evitando la soluzione Arghillà.
Per questo progetto si potrebbe rivedere il Contratto di Quartiere e coinvolgere la Regione Calabria per la richiesta di finanziamenti inoltre si potranno reperire alloggi nel patrimonio di edilizia residenziale pubblica tra quelli non occupati.
L’Opera Nomadi si impegna da parte sua a sostenere il Comune in una progettazione coerente con la dislocazione e che garantisca prima di tutto i diritti delle famiglie più disagiate .
Il segretario provinciale Filiberto Pesciaroli e gli altri militanti della Destra presenti, si sono intrattenuti a lungo con i concittadini per spiegare le nostre iniziative volte a scongiurare la sciagurata ipotesi di trasferire campi nomadi di Roma nel viterbese e più in generale per presentare le nostre proposte per il miglioramento del governo del territorio.
Registriamo inoltre la visita informale del sindaco di Viterbo Giulio Marini il quale, anche grazie ai nostri ripetuti appelli, si è schierato apertamente contro qualsiasi apertura o concessione al trasloco dei rom nel nostro territorio e ci ha promesso di intraprendere tutte le azioni in suo potere come sindaco e come parlamentare di maggioranza per impedire al commissario di governo per l’emergenza nomadi, nominato dalla sua stessa maggioranza di centro, di individuare nella Tuscia aree ove scaricare e nascondere i problemi di Roma.
La Destra, a nome di tutti i suoi sostenitori, ringrazia per questa netta presa di posizione ed informa che sarà presenta i prossimi sabati e domeniche in varie cittadine della provincia per raccogliere sul territorio le istanze dei cittadini
Roma, 20 feb. - (Adnkronos) - "Il nostro piano, per cio' che riguarda i campi nomadi, prevede lo smantellamento delle sedi abusive per fare in modo che chi non puo' stare nella nostra citta' perche' ha commesso reati venga espulso. Chi invece puo' rimanere deve stare in pochi campi vigilati, che non siano aree di degrado''. E' quanto dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, intervenendo all'assemblea pubblica al Teatro 33, in via Gran Paradiso nel IV Municipio.
"Ecco perche' - prosegue il sindaco di Roma - le zone lontane dai centri abitati sono le possibili aree di costruzione. Questo progetto sara' terminato entro un anno''.
"Noi - conclude Alemanno - non vogliamo piu' queste realta' che sono impressionanti, Roma non puo' essere questa ma deve tornare a essere una citta' tranquilla serena dove c'e' gioia di vivere".
Replica dell'Oppposizione : BIANCHINI (PD), ALEMANNO HA UN PIANO DI DEPORTAZIONE NOMADI
Roma, 20 feb. - (Adnkronos) - "Finalmente Alemanno getta la maschera e dice chiaramente che ha un vero e proprio piano di deportazione dei nomadi fuori citta', in luoghi senza servizi e opportunita', dove sara' impossibile sperimentare qualsiasi processo d'integrazione o avere infrastrutture essenziali, un problema sofferto dai cittadini che abitano gia' tali zone". E' il commento del consigliere del Pd Paolo Bianchini, componente della Commissione Sviluppo alla Provincia di Roma, in merito alle dichiarazioni sui campi nomadi del sindaco nel IV municipio.
"Ecco il progetto di Alemanno, paladino del decoro e della bella facciata - conclude Bianchini - mettere i nomadi in isolamento in periferia, foraggiare sentimenti di diffidenza e risentimento, impedendo ogni coesione sociale e dando cosi' nuova linfa a quel senso d'insicurezza che in questi mesi il sindaco ha voluto alimentare in ogni modo".
Il viaggio in treno da Milano. Oltre 900 giovani delle scuole superiori di Milano e della Lombardia hanno affrontato il lungo viaggio in treno dalla stazione Centrale di Milano fino a quella di Auschwitz. I ragazzi arrivati a destinazione sono rimasti in silenzio di fronte all'atrocità evocata dalla scritta "Arbeit Macht Frei" (il lavoro rende liberi) che ancora campeggia sul cancello d'ingresso del campo di sterminio nazista. Orrore amplificato davanti alle camere a gas, agli oggetti delle vittime, ai nomi e dopo la visita a Birkenau, dove i quattro forni crematori hanno funzionato a pieno ritmo fino agli ultimi giorni della guerra.
Sul treno anche gli studenti di Parma. Su uno dei due treni della memoria partiti da Milano, organizzati da Cgil, Cisl e dalla Provincia di Milano, tra gli oltre 1200 passeggeri sulla via per Auschwitz - tra cui 300 lavoratori e pensionati - anche un gruppo di studenti di Parma che hanno affidato a Parma-Repubblica.it il loro diario di viaggio corredato di foto e racconti. Un viaggio collettivo verso i campi di sterminio, dove sono previste visite, cerimonie, confronti organizzati con l'obiettivo di "formare nuovi testimoni".
Arabi e cristiani in viaggio da Firenze. Un treno della memoria è partito anche da Firenze, organizzato dalla Regione Toscana, con a bordo 800 persone tra studenti delle scuole superiori e giovani di diversi paesi che frequentano le università toscane. Una ragazza marocchina con il chador, un palestinese che studia a Firenze per diventare artista nella sua terra, un esponente della comunità rom. "Questo viaggio è importante per conoscere dal vivo i luoghi dove l'uomo ha commesso orrori, ma sono consapevole che l'uomo da quegli orrori non ha imparato" commenta Remzt, 22 anni, palestinese della città vecchia di Gerusalemme.
Gli appuntamenti in tv. Numerose le occasioni per ricordare la Giornata della memoria sul piccolo schermo, a cominciare da RaiTre che domani alle 11 trasmette in diretta la cerimonia dal salone dei Corazzieri del Quirinale. Questa sera Retequattro alle 23.20 propone il film tv Il processo di Norimberga. Sempre su RaiTre, questa sera a mezzanotte Linea notte ospiterà Anna Foam, autrice del libro Diaspora, storia degli ebrei nel '900. Domani si comincia alle 8.05, ancora su RaiTre, con la seconda puntata de La storia siamo noi, dal titolo La soluzione finale, alla ricerca delle radici ideologiche e politiche della Shoah (mercoledì la terza parte). Sempre sulla terza rete Rai alle 13.10 va in onda Un treno per Auschwitz, il documentario di Carlo Lucarelli e Paola De Martiis dedicato al viaggio in treno di 600 studenti da Carpi al lager. La7 ricorda la Shoah alle 14 con la favola tragica Train de vie, film scritto e diretto da Radu Mihaileanu. RaiUno alle 14.10 ripropone la fiction Exodus - Il sogno di Ada, protagonista Monica Guerritore, dedicata alla storia di Ada Sereni che ha dedicato la sua vita a organizzare l'espatrio di migliaia di ebrei verso la Palestina. Nell'arco della giornata Rainews 24 propone interviste a scrittori, storici, testimoni, sopravvissuti e l'inchiesta esclusiva Bombardate Auschwitz: l'ordine che non fu dato. Sempre domani Retequattro trasmette alle 21.10 Il pianista, il film di Roman Polanski con Adrien Brody, il musicista la cui vita fu sconvolta dalla guerra e dall'invasione nazista. Sky Cinema 1, invece, ricorda lo sterminio trasmettendo in esclusiva alle 21 il film Il diario di Anna Frank, una recente trasposizione del celebre diario.
Venezia, un mese per non dimenticare. Anche quest'anno Venezia celebra la ricorrenza della Giornata della memoria scegliendo di promuovere molteplici appuntamenti distribuiti nell'arco di un mese, sostenendo occasioni di approfondimento culturale e iniziative d'arte e spettacolo sensibili ai valori di una "memoria condivisa" da non rimuovere, specie nei suoi capitoli meno conosciuti come la persecuzione nazista dei disabili, degli zingari, degli omosessuali e degli oppositori politici. Spicca la presenza di Moni Ovadia, che ha dato il via a una serie di eventi al teatro Goldoni tra cui la prima del suo ultimo lavoro teatrale Senza confini, ebrei e zingari. Tra le iniziative più toccanti la Fiaccolata delle memoria, la silenziosa marcia che partirà domani da Chirignago, in terra ferma, e sarà accompagnata dalle testimonianze di coloro che allo sterminio nazista sono sopravvissuti.
Cuneo, Bob Geldof in concerto. Incontri culturali, momenti di confronto e di riflessione a Cuneo. Nella mattinata di martedì, alle 12, in prefettura consegna delle medaglie d'onore ai deportati nei lager nazisti. Alle 16.30 dalla sinagoga di Contrada Mondovì partirà un trekking della memoria, con tappe al monumento alla Resistenza, al santuario degli Angeli e poi a Borgo San Dalmazzo dove centinaia di lumini ricordano le vittime della Shoah al Memoriale della deportazione, nei pressi della stazione ferroviaria. Alle 21 al teatro Toselli l'ottava edizione del Concerto della memoria con Bob Geldof, artista già candidato al premio Nobel per la pace e organizzatore di grandi eventi mondiali come il Live Aid e il Live 8.
Trieste ricorda dalla Risiera di San Sabba. A Trieste la giornata del 27 gennaio si apre alle 9.30 con la marcia silenziosa degli ex deportati dalle carceri del Coroneo alla Stazione centrale, dove sarà deposta una corona del Comune a ricordo della partenza dei convogli verso i campi nazisti. Alle 11 alla Risiera di San Sabba, unico campo di sterminio sul territorio italiano, si svolgerà la cerimonia solenne mentre tre esposizioni approfondiranno le storie legate alle deportazioni nazifasciste: le opere di Mario Moretti, militare italiano deportato dal 1943 al 1945 in Polonia e Germania, una mostra sulla persecuzione degli ebrei in Italia e una sul diario di Nicolò Chiucchi, cittadino istriano deportato a Dachau.
In Toscana spettacoli e riflessioni. Un nuovo museo per la documentazione, canti sacri, spettacoli teatrali e momenti di riflessione sono le iniziative organizzate in Toscana. A Prato domani sera è in programma nella chiesa di Lammari a Capannori il concerto di Antonella Ruggiero dedicato alla musica ebraica. Massa celebrerà il giorno della memoria con una seduta solenne del Consiglio Regionale nel Palazzo Ducale. Le scuole di Chiusi (Siena) saranno invece coinvolte in incontri con un sopravvissuto di un lager, Bruno Toppi, e assisteranno anche alla proiezione del film Il bambino col pigiama a righe. A Firenze il tradizionale concerto del 27 gennaio organizzato dal Maggio Musicale fiorentino sarà dedicato quest'anno alla "notte dei cristalli". Durante il concerto, in programma al Piccolo teatro del Maggio, saranno proiettati filmati e foto d'epoca con l'obiettivo di proporre una riflessione sul tema.
Bologna, teatro e commemorazioni. Deposizioni di corone, incontri musicali, tavole rotonde, spettacoli teatrali e consigli congiunti di Comuni e Province sono in programma in tutta l'Emilia Romagna. A Bologna le celebrazioni si aprono al Museo ebraico con l'inaugurazione della mostra Carlo Levi - Il prezzo della libertà. Al quartiere San Donato, invece, andranno in scena gli spettacoli teatrali ispirati al saggio di Hannah Arendt La banalità del male replicati nei licei Copernico, Minghetti e Galvani. Martedì saranno deposte delle corone davanti alle lapide presso lo stadio Dall'Ara in memoria di Arpad Weisz, atleta ebreo morto ad Auschwitz che fu allenatore del Bologna negli anni Trenta, al monumento dei martiti in piazza Nettuno, al cippo dei caduti in Certosa, alla lapide davanti alla Sinagoga e ai monumenti ai deportati omosessuali e zingari, uccisi dai nazi-fascisti.
Genova ricorda vittime omosessuali. In occasione della Giornata della memoria il programma di iniziative del Comitato Genova Pride presenta nella sala espositiva della Regione Liguria la mostra interattiva Omocausto, organizzata dal Gruppo Giovani del comitato Arcigay L'Approdo.
Le iniziative in Puglia. Numerose le iniziative in Puglia, a cominciare dalla consegna, domani mattina in prefettura a Bari, delle medaglie d'onore ai cittadini italiani, civili e militari, deportati e internati nei lager nazisti. Il Piccinniensemble con la direzione del maestro Valfrido Ferrari, terrà un concerto a Santeramo in colle. A Foggia la Città del cinema ha curato la proiezione, domani mattina, del film Il bambino con il pigiama a righe di Mark Herman.
L'università della Calabria. "Toccare, vedere, sentire: comprendere l'altro", questo il tema scelto dall'Università della Calabria con un nutrito programma di iniziative organizzate con il Conservatorio Giacomantonio di Cosenza, con la fondazione Ferramonti che prevede una visita al Campo di concentramento di Tarsia, e con il Movimento delle donne e l'Arcigay.
Mai più è lo slogan ripetuto ed ascoltato milioni di volte dalle generazioni nate nel secondo dopoguerra. Mai più è la frase ad effetto che accompagna le celebrazioni della Giornata della Memoria, istituita allo scopo di ricordare al mondo intero la barbarie dell’Olocausto di ebrei, zingari, omosessuali e “diversi”, messa in atto dalla Germania nazista di Hitler.
9 gennaio 2009. Noi organizzazioni del Privato Sociale del Veneto operative in ambito di grave emarginazione sociale esprimiamo forte preoccupazione e delusione rispetto alle decisioni annunciate dalla Regione Veneto di procedere ad un pesante taglio, per il prossimo ed i successivi tre anni, della spesa per le Politiche Sociali. Ci colpisce l’azzeramento totale dei già modesti capitoli di spesa per le vittime della tratta di esseri umani e la povertà estrema, così come il pesante taglio alle azioni rivolte a minori, tossicodipendenti, disabili, giovani. Con ciò si distrugge un lavoro paziente portato avanti negli ultimi dieci anni, di collaborazione e sacrificio, anche da parte di numerose organizzazioni del Privato Sociale. Un lavoro che ha permesso di aiutare migliaia di persone ad uscire dal buio dell’emarginazione. Un lavoro che ha permesso di restituire dignità a persone che, nell’abuso e nello sfruttamento, hanno visto ridotti a zero i propri diritti di esseri umani. Un lavoro che ha visto crescere un patrimonio di esperienze e competenze, umane e professionali. Un lavoro che nella difficoltà delle zone più crude delle città del Veneto è continuato nel silenzio e lontano dai riflettori della politica. Ed un lavoro che, attraverso il reinserimento sociale di persone in difficoltà, ha contribuito a moderare la sensazione di insicurezza dei cittadini, cresciuta negli ultimi anni proprio a causa della sempre maggior visibilità dei fenomeni di emarginazione nelle nostre città.
Ci appelliamo a tutte le persone di buona volontà, politici e cittadini, sensibili ai valori della solidarietà, dell’accoglienza e dell’aiuto verso chi è stato meno fortunato per sostenere la richiesta al Consiglio Regionale di un ripensamento su tale nefasta decisione.
Associazione Mimosa (PD), EQUALITY Cooperativa Sociale (PD), Associazione Di.A.Psi.Gra (VI),
Associazione Genitori Vicenza ONLUS (VI), Lega Tumori Vicenza (VI),
Suore francescane con i poveri ONLUS (PD),Associazione Welcome (PD), ACLI Veneto,
Associazione Diritti Umani - Sviluppo Umano (PD), Comunità dei Giovani (VR),
Opera Nomadi di Padova - Onlus
Non ci sono solo aggressioni. In Italia la xenofobia passa anche attraverso gesti in apparenza minori. Sempre più numerosiROMA - Il giorno in cui H., cittadino tunisino con regolare permesso di soggiorno, chiese di partecipare al bando comunale da sessanta licenze per taxi, scoprì che tassisti, qui da noi, si diventa solo se cittadini italiani. Il giorno in cui F. ed L., coppia nigeriana residente in Veneto, risposero a un annuncio per cuochi, scoprirono che l'albergo che li cercava, di neri non ne voleva. E "non per una questione di razzismo", gli venne detto dalla costernata direttrice della pensione, "perché in giardino, ad esempio", lavoravano "da sempre solo i pachistani". Il giorno in cui S., deliziosa adolescente napoletana, finì nella sala d'attesa di un pediatra di base di Roma accompagnata dal padre, alto dirigente del Dipartimento della pubblica sicurezza, realizzò che insieme a lei attendevano soltanto bambini dal colore della pelle diverso dal suo. E ne chiese conto: "Papà, perché da quando ci siamo trasferiti a Roma siamo diventati così sfigati?".
Il Razzismo italiano è un "pensiero ordinario". Abita il pianerottolo dei condomini, le fermate dell'autobus, i tavolini dei bar, i vagoni ferroviari. "Negro", una di quelle parole ormai pronunciate con senso liberatorio nel lessico pubblico, non nelle barzellette. Volendo, da esporre sulle lavagne del menù del giorno di qualche tavola calda, per allargare a una parte degli umani il divieto di ingresso ai cani.
L'Italia Razzista è la geografia di un odio di prossimità, che nei primi dieci mesi di quest'anno ha conosciuto picchi che non ricordava almeno dal 2005. Un odio "naturale", dunque apparentemente invisibile, anche statisticamente, fino a quando non diventa fatto di sangue. Il pestaggio di un ragazzo ghanese in una caserma dei vigili urbani di Parma; il linciaggio di un cinese nella periferia orientale di Roma; il rogo di un capo nomadi nel napoletano; la morte per spranga, a Milano, di un cittadino italiano, ma con la pelle nera del Burkina Faso; l'aggressione di uno studente angolano all'uscita di una discoteca nel genovese.
Dunque, cosa si muove davvero nella pancia del Paese? Al quinto piano di Largo Chigi, 17, Roma, uffici della presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per le pari opportunità, lavora da quattro anni un ufficio voluto dall'Europa la cui esistenza, significativamente, l'Italia ignora. Si chiama "Unar" (Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale). Ha un numero verde (800901010) che raccoglie una media di 10 mila segnalazioni l'anno, proteggendo l'identità di vittime e testimoni. È il database nazionale che misura la qualità e il grado della nostra febbre xenofoba. Arriva dove carabinieri e polizia non arrivano. Perché arriva dove il disprezzo per il diverso non si fa reato e resta "solo" intollerabile violenza psicologica, aggressione verbale, esclusione ingiustificata dai diritti civili.
Nei primi nove mesi di quest'anno l'Ufficio ha accertato 247 casi di discriminazione razziale, con una progressione che, verosimilmente, pareggerà nel 2008 il picco statistico raggiunto nel 2005. Roma, gli hinterland lombardi e le principali città del Veneto si confermano le capitali dell'intolleranza. I luoghi di lavoro, gli sportelli della pubblica amministrazione, i mezzi di trasporto fotografano il perimetro privilegiato della xenofobia. Dove i cittadini dell'Est europeo contendono lo scettro di nuovi Paria ai maghrebini.
In una relazione di 48 cartelle ("La discriminazione razziale in Italia nel 2007") che nelle prossime settimane sarà consegnata alla Presidenza del Consiglio (e di cui trovate parte del dettaglio statistico in queste pagine) si legge: "Il razzismo è diffuso, vago e, spesso, non tematizzato (...) La cifra degli abusi è l'assoluta ordinarietà con cui vengono perpetrati. Gli autori sembra che si sentano pienamente legittimati nel riservare trattamenti differenziati a seconda della nazionalità, dell'etnia o del colore della pelle". Privo di ogni sovrastruttura propriamente ideologica, il razzismo italiano si fa "senso comune".
Appare impermeabile al contesto degli eventi e all'agenda politica (la curva della discriminazione, almeno sotto l'aspetto statistico, non sembra mai aver risentito in questi 4 anni di elementi che pure avrebbero potuto influenzarla, come, ad esempio, atti terroristici di matrice islamica). Procede al contrario per contagio in comunità urbane che si sentono improvvisamente deprivate di ricchezza, sicurezza, futuro, attraverso "marcatori etnici" che si alimentano di luoghi comuni o, come li definiscono gli addetti, "luoghi di specie".
Dice Antonio Giuliani, che dell'Unar è vicedirettore: "I romeni sono subentrati agli albanesi ereditandone nella percezione collettiva gli stessi e identici tratti di "genere". Che sono poi quelli con cui viene regolarmente marchiata ogni nuova comunità percepita come ostile: "Ci rubano il lavoro", "Ci rubano in casa", "Stuprano le nostre donne". Dico di più: i nomadi, che nel nostro Paese non arrivano a 400 mila e per il 50% sono cittadini italiani, sono spesso confusi con i romeni e vengono vissuti come una comunità di milioni di individui. E dico questo perché questo è esattamente quello che raccolgono i nostri operatori nel colloquio quotidiano con il Paese".
L'ordinarietà del pensiero razzista, la sua natura socialmente trasversale, e dunque la sua percepita "inoffensività" e irrilevanza ha il suo corollario nella modesta consapevolezza che, a dispetto anche dei recenti richiami del Capo dello Stato e del Pontefice, ne ha il Paese (prima ancora che la sua classe dirigente). Accade così che le statistiche del ministero dell'Interno ignorino la voce "crimini di matrice razziale", perché quella "razzista" è un'aggravante che spetta alla magistratura contestare e di cui si perde traccia nelle more dei processi penali. Accade che nei commissariati e nelle caserme dei carabinieri di periferia nelle grandi città, il termometro della pressione xenofoba si misuri non tanto nelle denunce presentate, ma in quelle che non possono essere accolte, perché "fatti non costituenti reato".
Come quella di un cittadino romeno, dirigente di azienda, che, arrivato in un aeroporto del Veneto, si vede rifiutare il noleggio dell'auto che ha regolarmente prenotato perché - spiega il gentile impiegato al bancone - il Paese da cui proviene "è in una black list" che farebbe della Romania la patria dei furti d'auto e dei rumeni un popolo di ladri. O come quella di un cittadino di un piccolo Comune del centro-Italia che si sveglia un mattino con nuovi cartelli stradali che il sindaco ha voluto per impedire "la sosta anche temporanea dei nomadi".
La xenofobia lavora tanto più in profondità quanto più si fa odio di prossimità (è il caso del maggio scorso al Pigneto). Disprezzo verso donne e uomini etnicamente diversi ma soprattutto socialmente "troppo contigui" e numericamente non più esigui. Anche qui, le statistiche più aggiornate sembrano confermare un'equazione empirica dell'intolleranza che vuole un Paese entrare in sofferenza quando la percentuale di immigrazione supera la soglia del 3 per cento della popolazione autoctona. In Italia, il Paese più vecchio (insieme al Giappone), dalla speranza di vita tra le più alte al mondo e la fecondità tra le più basse, l'indice ha già raggiunto il 6 per cento. E se hanno ragione le previsioni delle Nazioni Unite, tra vent'anni la percentuale raggiungerà il 16, con 11 milioni di cittadini stranieri residenti.
Franco Pittau, filosofo, tra i maggiori studiosi europei dei fenomeni migratori e oggi componente del comitato scientifico della Caritas che cura ogni anno il dossier sull'Immigrazione nel nostro Paese (il prossimo sarà presentato il 30 ottobre a Roma), dice: " È un cruccio che come cristiano non mi lascia più in pace. Se la storia ci impone di vivere insieme perché farci del male anziché provare a convivere? Bisogna abituare la gente a ragionare e non a gridare e a contrapporsi. Non dico che la colpa è dei giornalisti o dei politici o degli uomini di cultura o di qualche altra categoria. La colpa è di noi tutti. Rischiamo di diventare un paese incosciente che, anziché preparare la storia, cerca di frenarla.
Si può discutere di tutto, ma senza un'opposizione pregiudiziale allo straniero, a ciò che è differente e fa comodo trasformare in un capro espiatorio. Alcuni atti rasentano la cattiveria gratuita. Mi pare di essere agli albori del movimento dei lavoratori, quando la tutela contro gli infortuni, il pagamento degli assegni familiari, l'assenza dal lavoro per parto venivano ritenute pretese insensate contrarie all'ordine e al buon senso. Poi sappiamo come è andata".
Se Pittau ha ragione, se cioè sarà la Storia ad avere ragione del "pensiero ordinario", l'aria che si respira oggi dice che la strada non sarà né breve, né dritta, né indolore. I centri di ascolto dell'Unar documentano che nel nord-Est del paese sono cominciati ad apparire, con sempre maggiore frequenza, cartelli nei bar in cui si avverte che "gli immigrati non vengono serviti" (se ne è avuto conferma ancora quattro giorni fa a Padova, alle "3 botti" di via Buonarroti, che annunciava il divieto l'ingresso a "Negri, irregolari e pregiudicati"). E che nelle grandi città anche prendere un autobus può diventare occasione di pubblica umiliazione, normalmente nel silenzio dei presenti.
Come ha avuto modo di raccontare T., madre tunisina di due bambini, di 1 e 3 anni. "Dovevo prendere il pullman e, prima di salire, avevo chiesto all'autista se potevo entrare con il passeggino. Mi aveva risposto infastidito che dovevo chiuderlo. Con i due bambini in braccio non potevo e così ho promesso che lo avrei chiuso una volta salita. L'autista mi ha insultata. Mi ha gridato di tornarmene da dove venivo. E non è ripartito finché non sono scesa". T., appoggiata dall'Unar, ha fatto causa all'azienda dei trasporti. L'ha persa, perché non ha trovato uno solo dei passeggeri disposto a testimoniare. In compenso ha incontrato di nuovo il conducente che l'aveva umiliata. Dice T. che si è messo a ridere in modo minaccioso. "Prova ora a mandare un'altra lettera", le ha detto.
Quattro mesi dopo l'annuncio che sarebbe stato eseguito un censimento dei campi nomadi presenti a Roma, Milano e Napoli - iniziativa che ha sollevato anche le proteste dell'Unione Europea, poi rientrate dopo le spiegazioni fornite dal Viminale - il ministro dell'Interno Roberto Maroni sottolinea che «l'ottimo lavoro» svolto dai commissari straordinari nominati dal governo, i prefetti delle tre città, Carlo Mosca, Gianvalerio Lombardi e Alessandro Pansa. E presentando i numeri del censimento ricorda che l'ordinanza di protezione civile che ha stabilito le 'regole' per le rilevazioni «non è mai stata modificata, neanche dopo l'intervento della Commissione europea».
Il censimento ha accertato la presenza di 167 campi, di cui 124 abusivi e 43 autorizzati in cui erano presenti al momento della rilevazione 12.346 persone di cui 5.436 minori. Ma, ed è questo che preme di più a Maroni, almeno altrettante persone si sono allontanate dai campi quando hanno saputo dell'iniziativa. «È un effetto importante« dice infatti il ministro, secondo il quale la maggioranza di quelli che sono spariti erano cittadini romeni di etnia rom che sarebbero andati in Francia, Spagna e Svizzera. Nei prossimi giorni - aggiunge Maroni - definiremo gli ambiti e i progetti da mettere in atto, in modo da procedere in maniera spedita e arrivare a completare gli interventi entro maggio dell'anno prossimo».
Il primo passo sarà lo sgombero dei campi abusivi e l'individuazione dei siti idonei dove realizzare quelli attrezzati. Intervento questo, assicura Maroni, che verrà fatto 'd'intesa con gli enti locali». Successivamente verranno realizzati quegli interventi necessari per il ripristino delle condizioni socio-sanitarie all'interno dei campi autorizzati e partirà la scolarizzazione dei minori.
«Il nostro obiettivo - dice ancora il ministro - è di passare dai campi nomadi semplicemente autorizzati o tollerati ad una struttura che sarà un vero e proprio villaggio attrezzato dove potranno vivere in condizioni civili tutti coloro che hanno il diritto di rimanere in Italia. È un piano ambizioso che vuole mette fine a questo sconcio e creare un modello che possa essere d'esempio come 'best practice' per tutta l'Europa.
Ma secondo l'opposizione la questione dei nomadi non si risolve sfidando l'Europa. Così il capogruppo del Pd nella commissione Politiche europee della Camera, Sandro Gozi, risponde al ministro Maroni. «Non è sfidando l'Europa che il governo potrà risolvere la questione nomadi - sottolinea - non è dichiarando di trascurare le regole europee che potremmo tutelare il nostro interesse nazionale in materia di sicurezza. Al censimento deve seguire un vero programma di integrazione e proposte costruttive per una vera sicurezza sul nostro territorio che si può assicurare solo attraverso una forte cooperazione con i governi e le istituzioni europee e non contro o a prescindere da loro. Abbiamo bisogno di capire quale sia la linea del governo in materia di libera circolazione dei cittadini comunitari dato che al momento - conclude - c'è solo una serie di dichiarazioni contraddittorie».
I primi interventi saranno messi a punto dai commissari in collaborazione con i tecnici del Viminale e con i ministeri del Welfare e della Pubblica Istruzione, gli enti locali, la Croce Rossa e l’Unicef. “Quanto tempo ci vorra? L’ordinanza prevedeva che tutto fosse realizzato entro un anno, e noi contiamo di rispettare i tempi - ha affermato il ministro - ovvero di eliminare i campi abusivi, far nascere i ‘villaggi attrezzati’, avviare i progetti di scolarizzazione e allontanare chi non ha diritto entro maggio-giugno del 2009. Allontanare eventuali cittadini comunitari e’ piu’ complicato che non espellere gli extracomunitari non in regola, e’ vero, ma chi non ha diritto di stare non puo’ stare e troveremo in collaborazione con i paesi di origine una soluzione. Tra l’altro, l’ordinanza non e’ mai stata modificata, mi preme ribadirlo”.
Quanto alla localizzazione dei nuovi “villaggi attrezzati”, se necessario “saranno coinvolti gli enti locali interessati anche perche’ i villaggi non solo dovranno essere accettati dalle comunita’, ma integrarsi in essi”. Ultimo capitolo quello dei costi. “Per il censimento - ha concluso Maroni - l’ordinanza stanziava 3 milioni di euro ma, ad esempio, le stime per avviare la scolarizzazione di oltre 5mila minori non sono ancora state fatte. Una cosa e’ certa: saranno trovate tutte le risorse necessarie, perche’ bisogna mettere fine per sempre allo sconcio dei campi abusivi”. (AGI)
mercoledì, 22 ottobre, 2008
Verona. La città della “tolleranza zero” è stata presa di mira dalla 'Repubblica di Venezia'. La corte d’appello di Venezia conferma, per la terza volta, il reato di propaganda razzista a Flavio Tosi, sindaco di Verona e paladino della Lega Nord ed altri 5 compagni di partito. Sono stati condannati per “propaganda di idee fondate sulla superiorità e sull’odio razziale”, in base alla legge Mancino come riporta Sara Milanesi su Nigrizia. La stessa legge tirata in ballo dal sottoscritto, Armando Stefani e Michele Nardelli nei due esposti per apologia al nazifascismo per i candidati alla fiamma (allegato 1) e per il cartello discriminatorio di Castello Tesino (allegato 2). Esposti che tracciano un limite invalicabile da parte di chiunque.
Il giudice di Venezia ha confermato anche la condanna al risarcimento dei sinti che si sono costituiti parte civile ed ha condannato a 2 mesi di carcere (sospeso per condizionale) con il divieto di partecipare a competizioni elettorali politiche e amministrative per 3 anni.
È un duro colpo per Tosi, il sindaco che si è permesso di rimuovere la foto del Capo dello Stato Giorgio Napolitano dalle pareti del Municipio (a proposito di limiti invalicabili). Assieme al primo cittadino anche gli assessori di Verona Enrico Corsi, Matteo Bragantini, Luca Coletto, la capogruppo in Comune Barbara Tosi e il militante Maurizio Filippi stanno vivendo un momento non facile.
Il tutto accadde quando Tosi era consigliere regionale (2001). Oggetto dei suoi attacchi xenofobi i sinti di Boscomantico. La gente “per bene” era allora tutta con Tosi ad incoraggiarlo nella “guerra al diverso”. Il consigliere raccoglieva firme con un modulo non equivoco. Affermava: “gli zingari sono tutti ladri”. Tranne, naturalmente, i campionissimi Andrea Pirlo e Zlatan Ibrahimovic.
La sentenza di primo grado, al pari dell’offesa, era anch’essa inequivocabile: condannava tutti a 6 mesi e al risarcimento delle parti civili per “propaganda di idee razziste ed incitamento alla commissione di atti di discriminazione”. Le sentenze nei gradi successivi sono a confermare il discrimine. ''Faremo ricorso in Cassazione.” È stato il primo commento di Flavio Tosi da Piazza Brà alzando la spada al cielo nella battaglia tra Capuleti e Montecchi.
Ma la parte civile è pronta ad affrontare anche quest’ennesimo momento del processo. “Noi non ci muoviamo" afferma l’avv. Federica Panizzo, "Il passo più importante per noi è stato sicuramente il fatto che le famiglie sinte e l’Opera Nazionale Nomadi siano stati riconosciuti come parte civile, cosa che ci ha permesso di dare il via al processo” continua, “Ma oggi segniamo un altro importante risultato: questa sentenza ha confermato nuovamente che quella fu una propaganda di stampo razzista.”
Capitanata: il sindacato guida la «legalità organizzata»
Grande partecipazione alla manifestazione provinciale per lo sviluppo, la legalità, la sicurezza ed il lavoro promossa dalle segreterie provinciali di CGIL CISL e UIL di Capitanata. Oltre tremila i lavoratori, pensionati e studenti scesi nelle strade di Foggia, da piazza Cavour fino al teatro Umberto Giordano, a manifestare contro gli ultimi gravi episodi criminosi avvenuti in Capitanata che hanno preso di mira anche amministratori, giornalisti e sindacalisti del territorio.
Ultimi in ordine di tempo, i proiettili esplosi contro l'abitazione del primo cittadino del Comune di Lucera ed i ripetuti conflitti a fuoco per le strade del capoluogo tra bande della «società», la mala foggiana. All'iniziativa dei sindacati confederali ha aderito una vasta platea di soggetti della società civile e del volontariato: ACLI, ARCI, CARITAS, LIBERA, LEGAMBIENTE, AMNESTY INTERNATIONAL, OPERA NOMADI, CENTRO BAOBAB, AREA NUOVA, KOLLETTIVO LETTERE, UNIONE DEGLI STUDENTI e FORUM TERZO SETTORE. I sindacati hanno coinvolto tutti nella costituzione del «Forum permanente della legalità», a sigillo del quale è stato elaborato e sottoscritto un documento programmatico, quale manifesto di valori per la riaffermazione forte del principio di legalità. «Tutti insieme nei prossimi giorni avvieremo un lavoro comune, convinti che un territorio che vuol emergere deve tirare fuori il meglio di se per dimostrare che in Capitanata la parte sana della società è prevalente su quella dell'illegalità e del malaffare», ha detto, nel comizio in piazza Cesare Battisti, Emilio Di Conza, il segretario generale della CISL di Foggia, prima promotrice dell'iniziativa, che già nei mesi scorsi ha presentato al Prefetto di Foggia, Antonio Nunziante, un suo protocollo per contrastare la diffusa illegalità. «Rivendichiamo proposte che riteniamo possibili da realizzare: l'istituzione della sezione della Corte d'Appello, del Tribunale dei Minori e della Procura Distrettuale Antimafia; l'aumento del personale operativo e dei magistrati; il rafforzamento della macchina ispettiva e delle forze dell'ordine; l'istituzione in Prefettura di un osservatorio sugli appalti e la sottoscrizione di un protocollo sulla legalità».
Ed anche la Provincia ed il Comune di Foggia hanno voluto scendere in piazza, con i loro gonfaloni, al fianco di CGIL, CISL e UIL, in una battaglia che appare imprescindibile per far uscire dalla crisi sociale ed economica la Capitanata, provincia ultima nelle graduatorie nazionali per qualità della vita, e per non pregiudicare le iniziative di sviluppo in cantiere, a partire dalla pianificazione strategica. «Siamo contenti che a questa manifestazione ci sia stato il consenso anche di molti politici e amministratori - ha rilevato Emilio Di Conza -. Ma a noi non basta la solidarietà, noi rivendichiamo un ruolo maggiore e più autorevole da parte della politica locale. Da parte di chi ci amministra - ha sottolineato il dirigente Cisl - ci vogliono più impegno, più senso del dovere e risposte concrete alle istanze dei cittadini». Secondo il segretario generale della Cisl, «l'affermazione del principio di legalità e trasparenza deve partire dalla corretta gestione della pubblica amministrazione. A partire dal sistema di aggiudicazione degli appalti dei lavori pubblici e dei servizi, con procedure che diano garanzie ai lavoratori e convenienza economica alle imprese. Da questa manifestazione e dal Forum permanente sulla legalità - ha concluso il leader provinciale della Cisl - siamo convinti che si possa aprire una nuova stagione sociale di concertazione per promuovere davvero legalità e lavoro».
Ecco il testo della mozione approvata dalla Camera, così come riformulata dagli stessi presentatori. Non si parla più di «classi ponte», come in un primo momento, ma di «classi di inserimento».
La Camera, premesso che:
il crescente fenomeno dell'immigrazione ha modificato sensibilmente il modello organizzativo del sistema scolastico italiano;
l'elevata presenza di alunni stranieri nelle singole classi scolastiche della scuola dell'obbligo determina difficoltà oggettive d'insegnamento per i docenti e di apprendimento per gli studenti;
il diverso grado di alfabetizzazione linguistica si rivela, quindi, un ostacolo per gli studenti stranieri che devono affrontare lo studio e gli insegnamenti previsti nei programmi scolastici, e per gli alunni italiani che assistono a una «penalizzante riduzione dell'offerta didattica» a causa dei rallentamenti degli insegnamenti dovuti alle specifiche esigenze di apprendimento degli studenti stranieri;
tale situazione è ancora più evidente nelle classi che vedono la presenza di studenti provenienti da diversi Paesi, le cui specifiche esigenze personali sono anche caratterizzate dalle diversità culturali del Paese di origine, tanto da indurre gli insegnanti ad essere più tolleranti e meno rigorosi in merito alle valutazioni volte a stabilire i livelli di competenza acquisiti dagli alunni stranieri e italiani sulle singole discipline;
dai dati forniti dal ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca la crescita di alunni stranieri, registrata nell'anno scolastico 2007-2008, è pari a 574.133 unità, con un incidenza del 6,4 per cento rispetto alla popolazione scolastica complessiva;
tale situazione è determinata dalla crescita degli alunni stranieri nel triennio 2003-2005 intensificatasi anche per effetto dei provvedimenti di regolarizzazione (legge n. 189 del 2002 e legge n. 222 del 2002);
rispetto alle nazionalità si confermano ai primi posti i gruppi di studenti provenienti dai Paesi dell'Est europeo, in particolare la Romania che, nell'arco di due anni, è passata dal 12,4 per cento (52.821 alunni), al 16,15 per cento (92.734 alunni), superando la numerosità degli alunni provenienti dall'Albania (85.195 pari al 14,84 per cento), e dal Marocco (76.217 presenze, pari al 13,28 per cento);
la disomogenea distribuzione territoriale di alunni con cittadinanza non italiana, molto concentrata al Centro-Nord e scarsa al Sud e nelle Isole, interessa circa 37.000 punti di erogazione del servizio scolastico, rispetto ai 57.000 presenti in ambito nazionale. È evidente il divario esistente tra i primi e i secondi, determinato dalla necessità per i primi di adeguare gli aspetti organizzativi e didattici all'attività di integrazione degli alunni stranieri;
la più elevata consistenza di alunni stranieri si trova nella scuola primaria e secondaria di I grado (il 7,7 per cento frequenta la primaria, il 7,3 per cento la secondaria di I grado, il 6,7 per cento le scuole dell'infanzia). Gli istituti di istruzione secondaria di II grado, pur non raggiungendo complessivamente i valori delle presenze registrate nella scuola primaria e secondaria di I grado, registrano l'8,7 per cento del totale degli studenti. Tra questi ultimi la maggior parte è concentrata nei professionali, dove rappresentano l'8,7 per cento del totale degli studenti, mentre nei tecnici raggiungono il 4,8 per cento e nei licei sono appena l'1,4 per cento;
l'osservazione a livello territoriale evidenzia che l'incidenza degli alunni con cittadinanza non italiana è particolarmente significativa in Emilia-Romagna, Umbria, Lombardia e Veneto dove essi rappresentano più del 10 per cento della popolazione scolastica regionale;
la presenza di studenti stranieri nel Centro-Nord è quindi superiore alla media italiana fino a raggiungere i 12 studenti stranieri ogni 100 in Emilia-Romagna, mentre nel Mezzogiorno l'incidenza percentuale varia tra l'1,3 e il 2,3 per cento ad eccezione dell'Abruzzo con il 5 per cento;
di grande attualità risultano i dati sulla presenza di alunni nomadi, essi raggiungono le 12.342 unità e pertanto rappresentano il 2,1 per cento degli alunni stranieri. Più della metà degli alunni nomadi frequenta la scuola primaria;
relativamente al rapporto tra la frequenza delle scuole statali e non statali e le loro suddivisioni tra i diversi gradi della scuola, si registra la presenza del 90,3 per cento di alunni stranieri in scuole statali, mentre il restante 9,7 per cento risulta iscritto in istituzioni scolastiche non statali;
i Paesi di provenienza degli alunni stranieri, sui 194 censiti dall'Istituto nazionale di statistica, sono ben 191. Nelle scuole della provincia di Bergamo, ad esempio, i dati del 2005 registravano la rappresentanza di 118 cittadinanze, a Perugia 109, a Pesaro 90, a Siena 80, a Latina 78;
l'osservazione sull'esito scolastico degli alunni italiani a confronto con quello degli alunni stranieri rivela che nelle scuole dove sono presenti alunni con cittadinanza non italiana si riscontra una maggiore selezione nei loro riguardi che finisce per incidere sui livelli generali di promozione: il divario dei tassi di promozione degli allievi stranieri e di quelli italiani è -3,36 per cento nella scuola primaria, -7,06 per cento nella secondaria di I grado, -12,56 per cento nella secondaria di II grado, in cui più di un alunno straniero su quattro non consegue la promozione;
la presenza di minori stranieri nella scuola si inserisce come fenomeno dinamico in una situazione in forte trasformazione a livello sociale, culturale, di organizzazione scolastica: globalizzazione, europeizzazione e allargamento dell'Unione europea, processi di trasformazione nelle competenze territoriali (decentramento, autonomia ed altro), trasformazione dei linguaggi e dei media della comunicazione, trasformazione dei saperi e delle connessioni tra i saperi, processi di riforma della scuola;
il fenomeno migratorio sta assumendo caratteri di stabilizzazione sia per le caratteristiche dei progetti migratori delle famiglie, sia per la quota crescente di minori di origine immigrata che nascono in Italia o comunque frequentano l'intero percorso scolastico;
la Convenzione internazionale dei diritti dell'infanzia sancisce che tutti devono poter contare su pari opportunità in materia di accesso alla scuola, nonché di riuscita scolastica e di orientamento;
la scuola italiana deve quindi essere in grado di supportare una politica di «discriminazione transitoria positiva», a favore dei minori immigrati, avente come obiettivo la riduzione dei rischi di esclusione;
la maggior parte dei Paesi europei ha costruito luoghi d'apprendimento separati per i bambini immigrati, allo scopo di attuare un percorso breve o medio di alfabetizzazione culturale e linguistica del Paese accogliente. La presenza di bambini stranieri, ma anche nomadi o figli di genitori con lo status di rifugiati politici, implica l'aggiunta di finanziamenti e di docenti, e l'organizzazione di classi di recupero successive o contemporanee all'orario normale, di classi bilingue, oppure con la presenza di assistenti assunti a tal fine;
in Grecia, ad esempio, le scuole con un gran numero di alunni stranieri, figli di genitori nomadi o di greci rimpatriati, organizzano delle classi propedeutiche o delle sezioni preparatorie per l'insegnamento del greco, ma anche della linguad'origine, per facilitare l'integrazione di questi bambini nel sistema educativo. Queste classi e sezioni usano materiale didattico specifico e possono essere seguite da insegnanti ordinari che effettuano delle ore supplementari, insegnanti di sostegno temporanei o da insegnanti con qualifiche specifiche a orario ridotto. Il rapporto ufficiale alunni/insegnanti da rispettare è di 9-17 alunni per insegnante nelle classi propedeutiche e di 3-8 alunni per insegnante nelle sezioni preparatorie. L'assegnazione delle risorse dipende dalla presenza di un numero di alunni sufficiente per poter organizzare una classe o sezione;
le gerarchie istituzionali del precedente Governo di centro-sinistra hanno rigettato la proposta della Lega Nord, sulla necessità di istituire dette «classi propedeutiche», considerandole addirittura «luoghi di segregazione culturale», o «mere strategie di integrazione degli alunni immigrati», ritenendole «soluzioni compensatorie di carattere speciale», avvolte in schemi stereotipi e folkloristici;
la pedagogia interculturale del centro-sinistra, attraverso l'affermazione dell'«universalismo», ha lasciato l'iniziativa alle singole scuole e agli enti locali che, pur avendo agito in maniera equilibrata, non possono attuare strategie per il superamento dei problemi derivanti dall'accoglienza e dalla formazione degli studenti stranieri. Le normative sull'immigrazione del 1998 e del 2002 (Testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998 e legge n. 189 del 2002) contengono indicazioni utili sulla funzione e sull'uso dei cosiddetti «spazi dotati di strumenti appositamente dedicati», demandando alle scuole e agli enti locali l'iniziativa e la gestione di tali spazi e strumenti mirati all'istituzione di percorsi specifici di alfabetizzazione
i dati forniti dal ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca evidenziano come il problema dei ripetenti e della dispersione scolastica incida soprattutto sui ragazzi stranieri. Secondo tali dati, il numero degli studenti stranieri ripetenti è del 4 per cento nella scuola primaria, dell'8 per cento nella scuola secondaria di primo grado e arriva al 14 per cento nella scuola secondaria di secondo grado. In riferimento a quest'ultimo ciclo di istruzione si rilevano, inoltre, incongruenze tra la classe frequentata e l'età, incongruenze che riguardano circa il 75 per cento degli studenti stranieri;
la dimensione della scuola, la quantità di stranieri rispetto alla popolazione scolastica e la quantità di cittadinanze concorrono al successo o all'insuccesso scolastico di tutti gli studenti;
dai dati ministeriali si rileva che per i diversi ordini di scuola gli alunni stranieri sembrano ottenere maggiori risultati quando sono ridotti di numero;
la densità della presenza di alunni con cittadinanza non italiana in piccole scuole sembra non favorireil tasso di promozione di alunni stranieri nelle scuole primarie e secondarie di I grado è inversamente proporzionale alla dimensione della loro presenza nella scuola;
l'elemento della presenza di molte diverse cittadinanze nelle scuole, pur non coincidendo necessariamente con esiti negativi finali degli alunni stranieri, rappre senta un fattore condizionante del complesso sistema educativo e formativo che influenza l'intera classe;
le sopraccitate analisi sugli esiti scolastici sono importanti poiché consentono di comprendere determinate categorie di alunni per i quali l'obiettivo, oltre a quello degli apprendimenti, è anche quello dell'integrazione del sistema scolastico e del sistema sociale;
questa tipologia di alunni con cittadinanza non italiana consegue determinati esiti scolastici, in rapporto al livello di conoscenza della lingua italiana, alla dimensione temporale di scolarizzazione nel nostro Paese, alle misure di accompagnamento per la loro integrazione all'interno e all'esterno dell'ambito scolastico;
tali misure risultano infatti determinate sia dal numero degli studenti stranieri, sia dalle diverse nazionalità presenti nella stessa classe o scuola e dalle conseguenti differenti situazioni culturali e sociali che generano molteplici esigenze cui dare risposta,
impegna il Governo:
a rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado, favorendo il loro ingresso previo superamento di test e specifiche prove di valutazione;
a istituire classi di inserimento che consentano agli studenti stranieri che non superano le prove e i test sopra menzionati di frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana, propedeutiche all'ingresso degli studenti stranieri nelle classi permanenti;
a non consentire in ogni caso ingressi nelle classi ordinarie oltre il 31 dicembre di ciascun anno, al fine di un razionale ed agevole inserimento degli studenti stranieri nelle nostre scuole e a prevedere, altresì, una distribuzione degli stessi proporzionata al numero complessivo degli alunni per classe, per favorirne la piena integrazione e scongiurare il rischio della formazione di classi di soli alunni stranieri;
a favorire, all'interno delle predette classi di inserimento, l'attuazione di percorsi monodisciplinari e interdisciplinari, attraverso l'elaborazione di un curricolo formativo essenziale, che tenga conto di progetti interculturali, nonché dell'educazione alla legalità e alla cittadinanza:
a) comprensione dei diritti e doveri (rispetto per gli altri, tolleranza, lealtà, rispetto della legge del paese accogliente);
b) sostegno alla vita democratica;
c) interdipendenza mondiale;
d) rispetto di tradizioni territoriali e regionali del Paese accogliente, senza etnocentrismi;
e) rispetto per la diversità morale e cultura religiosa del Paese accogliente;
a prevedere l'eventuale maggiore fabbisogno di personale docente da assegnare a tali classi, inserendolo nel prossimo programma triennale delle assunzioni di personale docente disciplinato dal decreto-legge n. 97 del 2004, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 143 del 2004, alla cui copertura finanziaria si provvede mediante finanziamenti da iscrivere annualmente nella legge finanziaria. linguistica di durata variabile; livelli elevati di esiti positivi. Tale fattore si determina maggiormente nelle scuole secondarie di secondo grado dove il decremento degli esiti in rapporto alla maggiore consistenza di alunni stranieri è ancora più accentuato: negli istituti di piccole dimensioni con gruppi minimi di studenti non italiani, il tasso di promozione degli alunni stranieri scende dal 93,29 per cento (da 1 a 5) fino al 78,64 per cento (da 11 a 30) se vi sono consistenti gruppi di alunni stranieri. Negli istituti di medie dimensioni (da 101 a 300 alunni complessivi) si passa dal 91,79 per cento al 78,46 per cento; negli istituti maggiormente dimensionati si passa dall'89,87 per cento all'80,26 per cento; ciò vuol dire che
(1-00033)
(Ulteriore nuova formulazione) «Cota, Goisis, Grimoldi, Rivolta, Maccanti, Aprea, Frassinetti, Granata, Latteri, Baldelli, Garagnani, Centemero, Barbieri, Barbaro, Caldoro, Carlucci, Ceccacci Rubino, Di Centa, Renato Farina, Giammanco, Lainati, Mazzuca, Murgia, Palmieri, Massimo Parisi, Perina, Rampelli, Ghiglia, Gottardo».
(16 settembre 2008)
Leggete: il Comunicato dell'Opera Nomadi di Padova
LA FESTA DEI MESTRINI DEL MONDO
Stand in piazza Ferretto e un grande spettacolo Teatro Toniolo esaurito
Cacciari incita al dialogo: «Servono fondi dal governo per scuola e casa»
Il sindaco: «Questo evento diventerà un appuntamento annuale. Priorità agli interventi»
Guolo: «No alle classi ghetto»
«L’identità del mondo in cui viviamo, dobbiamo capirlo, è plurale. Se non lo capiamo saremo costretti a vivere nella paura, nel terrore e nell’ignoranza, isolandoci. A qualcuno non piace ma non cambia nulla. Questo è il nostro mondo, conosciamoci!». Il sindaco Massimo Cacciari ha chiuso così ieri pomeriggio al teatro Toniolo la giornata dedicata dai Lions Téchnè ai «mestrini del mondo», ovvero alle comunità dei 23 mila immigrati che in città vivono e lavorano. Donne e uomini stranieri che troviamo in ristoranti, alberghi, fabbriche, o che accudiscono gli anziani. Fino a ieri erano invisibili.
«Dobbiamo trasformare questa festa in un appuntamento annuale stabile», ha esordito Cacciari nel suo colloquio con il sociologo Renzo Guolo, moderato da Maurizio Dianese. In prima fila anche il prosindaco Mognato e gli assessori Zanella e Simionato. «Quando si passa alla politica vera - prosegue Cacciari - interventi ed investimenti sono la priorità». Il sindaco chiede al governo Berlusconi di garantire fondi per l’integrazione scolastica e una vera politica per la casa a favore degli immigrati. «Il modello Nordest è tenuto in piedi dagli immigrati. Più dei cittadini è la politica a dover favorire questo processo di integrazione, senza limitarsi ai temi del lavoro e della sicurezza», aggiunge Guolo, contrario alle classi differenziate per i ragazzini stranieri proposte dalla Lega Nord. E Cacciari annuisce, senza mai tirar in ballo le recenti polemiche sul campo Sinti. Ma avverte: «Se un Comune decide di darsi da fare, occorre che non venga abbandonato dai suoi cittadini». Ed infine il sogno: «Spero che la mia città faccia propria la mentalità di dialogare con tutti, senza isolarsi. Non dobbiamo integrarci ma convivere». Teatro Toniolo esaurito (tutti occupati i 700 posti, in tanti sono rimasti fuori) per l’atto finale di una giornata dedicata all’incontro tra i mestrini e gli immigrati. Da mattina a sera in piazza Ferretto gli stand di artigianato, mostre, tanto sport. Dalle 17.30 nel teatro cittadino uno spettacolo-evento per presentare le comunità di Filippine, Sry Lanka, Thailandia, Bangladesh, Macedonia con i ragazzi dello spritz letterario del liceo Morin e l’orchestra dei «mestrini del mondo» del maestro Marco Ponchiaroli. Balli, canti, parole per farsi conoscere, in una sorta di stretta di mano collettiva. Il rappresentante del Bangladesh saluta i mestrini e i commercianti e poi ricorda: «Esistiamo ma non per voi». Gran finale con il sindaco che premia alcuni immigrati, simbolo dei nuovi cittadini che vivono e lavorano tra noi. C’è Hamed Mohamad Karim, giovane afghano che lavora alla Guggheneim e sogna di far conoscere la cultura del suo paese. C’è l’ucraina Larissa Nicolenko che dopo sei anni di lavoro come badante ora si occupa di sicurezza sul lavoro. La moldava Eugenia Belibov oggi fa la colf ma è anche una valente poetessa. La simpatica Lu Xiang si è laureata all’Università di Ca’ Foscari e lavora per una multinazionale cinese nel Padovano. Ed infine c’è Hasan Mazlun. Giacca e cravatta eleganti, capelli brizzolati: questo signore macedone, scappato nel 1991 dai Balcani in guerra, ha saputo creare a Marghera una impresa edile, la Star House srl, che conta 30 dipendenti e lavora nel settore delle costruzioni e dei restauri. «Sono entusiasta di questa manifestazione, non ho mai visto niente di simile - ci spiega - ho accettato subito anche per far capire che di noi macedoni non si deve parlare solo per i fatti di cronaca nera».
Sebastiano Canetta
Ernesto Milanesi
«Dal Po in giù, l'Italia non c'è più»: agli albori, la miccia del secessionismo si è accesa con il coretto da stadio dei "tifosi" dell'Etna in eruzione. La mitologia padana attecchisce proprio grazie al fiume-simbolo del Nord, dall'ampolla del Monviso fino alla laguna del leòn che ruggisce contro Roma, i "sudici", i negri, gli islamici, i clandestini e gli zingari. E il Lombardo-veneto diventa così il regno padano che sogna il federalismo in chiave fiscale, spinge il Carroccio a sfondare nell'elettorato di Berlusconi, rilancia il benessere con il fazzoletto verde all'occhiello e mette spalle al muro la credibilità di un'alternativa "resistente".
Ai piedi del mitico Nord-est
Ma sotto l'asta del Po cosa succede? È la domanda che porta ad avventurarsi ai margini della "cassaforte" post-industriale, in terre di pianura che un tempo erano anche "isole rosse", lungo arterie tracciate da comunicazioni senza tempo. Il Po come confine lascia ancora galleggiare il salvagente della diversità rispetto all'ideologia vincente (e convincente) delle tante destre? Si parte soltanto con la curiosità di attraversare la periferia della sponda meridionale. Luoghi sideralmente lontani da Milano, Venezia o Bologna. Un po' il cono d'ombra di altrettante geografie distanti dal profilo dei monti. Nomi dai caratteri minuscoli nelle cartine stradali per comuni spesso più piccoli di un quartiere. Forse, l'ultimo argine di contenimento. Forse, già terra di conquista. Forse, tessere di un vecchio mosaico senza più disegno.
Un viaggio a cavallo di Emilia, Lombardia e Veneto. Lontano dall'autostrada, seguendo nastri d'asfalto disegnati mai troppo fuori mano rispetto ad un'ansa del fiume. Il paesaggio sotto il Po «stacca» rispetto al villaggio indistinto di capannoni, villette e insegne pubblicitarie. Cambia anche il traffico: accanto ai bisonti e ai furgoni che spostano merci, in strada rispuntano trattori con il rimorchio e perfino scooter "storici" insieme alle biciclette. È un piccolo universo destinato a restare fuori dalle inquadrature televisive, al piede delle pagine interne di cronaca locale, con municipi e urbanistica dell'altro secolo. Dà l'impressione dell'ultima "riserva" in qualche modo con i piedi per terra. In apparenza, vita di paese che sfoglia il calendario della natura più che il listino della borsa. Di certo, borghi che non sentono bisogno dell'esercito e sindaci cui non occorre la scorta di portaborse. Ai piedi del "mitico Nord Est", distanti dai simulacri del potere e dell'economia, oltre il Po con i suoi ponti, ci si tuffa davvero nella campagna che dal Polesine sconfina nel Ferrarese e dalla Bassa veronese entra ed esce dal Mantovano.
La politica si affaccia con le scritte a caratteri cubitali, propaganda leghista alla Padania che ha ormai scacciato la concorrenza dei "serenissimi" partiti con il tanketo alla conquista del campanile di San Marco da paesini simili, sulla sponda padovana dell'Adige. Altrimenti, solo la bandiera gialla della Coldiretti: sventola sul ciglio della provinciale, sopra le cassette di frutta e verdura. Tutto ad un euro in nome del chilometro zero fra produttore e consumatore. Ma anche sintomo di tasche vuote, in fattoria come a casa. Alla foce del Po, spiaggiano prima dell'autunno i detriti di Wall Street. Mantova ha già lo stesso incubo di Parma. Una dozzina di risparmiatori alle prese con il crac Lehman Brother's si è rivolta a Federconsumatori. Potrebbe diventare un fiume in piena. Gente con in portafoglio obbligazioni, polizze, bond. L'idea che siano carta straccia fa tremare le vene dell'operaio che ha investito 26 mila euro quanto alla famiglia-tipo che ha messo nelle mani della banca un patrimonio a sei cifre.
Federalismo rurale
Alle spalle ormai il Veneto del distretto del mobile di Cerea con la falegnameria d'ogni dimensione e per tutti i gusti. Vetrine da anni 60 di fronte a loft espositivi: chilometri dello specchio di una crisi che riflette l'implosione della società a dimensione familiare. Poco più in là, invece, tutto ruota intorno al vialone nano. Il riso di Isola della Scala è di nuovo politicamente leghista. Qui nel 1999 erano meno di cento i fedelissimi di Bossi nel segreto dell'urna. Alle amministrative 2001 il balzo oltre la soglia del 10% che diventa 15,6% alle Regionali 2005. Ma fa davvero impressione la "rivoluzione elettorale" che ormai terrorizza gli stessi berluscones: 961 voti pari al 13,3% nelle Politiche 2006 che sono esplosi in 2.514 preferenze cioè il 34,9% ad aprile.
A qualche decina di chilometri, si scopre la "capitale morale dell'emigrazione mantovana". Le 1.781 anime di Magnacavallo non dimenticano la valigia di cartone e da 18 anni si cimentano con le nuove frontiere. L'ultima edizione della festa è servita ad approfondire l'informazione nel mondo e la nuova normativa di Maroni alla luce dei trattamenti sanitari obbligatori. Qui la gente si "controlla" praticamente da sola: 655 famiglie con 687 abitazioni. Il reddito medio di 15.861 euro consola i figli di chi ha dovuto lavorare all'estero. E il sindaco Andrea Pinotti, 49 anni, psichiatra, si prende cura di una comunità che non si è scossa più di tanto nemmeno quando nel 2003 c'era chi si divertiva ad avvelenare l'acqua minerale.
Lo sguardo torna a perdersi fino all'orizzonte sgombro da ciminiere, mentre i giganteschi centri commerciali cedono il passo ai dimenticati supermarket e ai presidi dei consorzi agrari. L'edilizia testimonia che non è tramontata l'epoca delle case rurali appoggiate alle stalle, con l'aia che separa le galline dall'orto. La piazza resta il cuore di questi paesi all'ombra del campanile. Non manca l'alternativa fra bar centrale e bar sport, anziani che giocano a briscola e giovani tifosi di calcio. I negozi sono ancora "normali", quanto vestirsi al mercato ambulante o sorseggiare bicchieri di vino. Fa sorridere l'isola pedonale in versione paesana: non servono varchi elettronici per i quattro passi intorno al monumento ai caduti.
Bergantino, il paese luna parkIl Po se non si vede, bagna comunque un argine o irriga coltivazioni di mais, tabacco, meloni. Sotto il fiume, sponda polesana, è come stare dentro un film di Carlo Mazzacurati o ascoltare Natalino Balasso. D'improvviso brilla la catena di montaggio artigianale dei fuochi d'artificio e dei luna park. Bergantino, poco più di 2 mila abitanti con un sindaco Under 40 (Antonio Fabbri, geometra, lista civica di centrosinistra), è il paese dei giostrari. Nel senso che qui si inventano e producono i più classici divertimenti non solo per bambini.
E a Bergantino sono abituati ad avere nel portafoglio clienti le famiglie di nomadi con la loro carovana di luna park. Un bel paradosso nel Veneto degli sceriffi e delle rivolte anti-zingari. Ma qui chi non piega la schiena nel solco dell'aratro si applica alle tecnologiche giostre di vertigine, ai lussuosi caravan, all'ultima novità degli impianti di illuminazione o di diffusione acustica, ai carri speciali per allestire e trasportare divertimento da una festa all'altra.
Bergantino ospita di conseguenza un vero e proprio museo, unico in Italia. Palazzo Strozzi (che risale al '700) è la sede del Museo della Giostra e dello Spettacolo Popolare che ricostruisce la storia delle "macchine del divertimento" dall'originale presenza nelle fiere paesane fino ai moderni luna park. Un archivio prezioso che coltiva legittimamente l'ambizione di centro culturale. La giostra a Bergantino diventa un po' il simbolo della nostra storia. Come il fiume che cerca la via del mare, il piccolo paese palesano documenta la "cultura di piazza" storicamente sopravvissuta all'alluvione catodica e alla siccità di regime. Come il Po tanto caro a Bossi, da queste parti però sono sempre pronti i fuochi d'artificio spettacolarmente simili ai "botti" di Napoli.
di Elisabetta Reguitti
Ha fatto molto discutere la vicenda dei cinque bambini Sinti italiani, ai quali non viene concessa la residenza nel comune di Chiari (leggi l’articolo precedente). Ma che cosa dice uno dei protagonisti della vicenda? Per conoscere la posizione dell’amministrazione municipale, quiBrescia.it ha chiesto l'opinione del sindaco della cittadina bresciana, il leghista Sandro Mazzatorta. Avvocato, nato a Verbania nel 1965, vive a Chiari da quando ha vent’anni. E’ sposato e ha un figlio. E’ primo cittadino dal 28 giugno 2004. Dal 13 aprile 2008 è stato eletto senatore nelle file del Carroccio.
La linea politica della Lega sui campi nomadi abusivi è chiara. Ma la storia che abbiamo raccolto e raccontato si è consumata in un'area regolare e messa a disposizione di alcune famiglie Sinti dalla precedente amministrazione comunale di Chiari. Lasciando perdere le scelte della politica, qual è la sua posizione da un punto di vista umano?
Allora come oggi ritengo che la cosa migliore che abbia potuto fare per quelle persone sia stata smantellare quell'area. I bambini vivevano in condizioni igieniche impossibili. Ho un dossier fotografico che lo attesta. Fotografie scattate dagli agenti della polizia locale che testimoniano la sporcizia e il disordine in cui crescevano quei bambini. Il comune di Chiari ha sopportato per anni, troppo a lungo, quella situazione al limite della civiltà. Non esagero definendolo campo nomadi lager.
In quell'area però, come risulta dagli atti, tra le case costruite con fondi pubblici c'era anche un piccolo edificio prefabbricato utilizzato dai volontari della Caritas.
Io non so se c'è stato qualcuno che ha visto e ha taciuto. Posso solamente dire che la Lega ha visto le condizioni drammatiche di quel campo e ha agito secondo leggi e regole che tutti devono rispettare. Per quanto riguarda le costruzioni pagate con soldi pubblici non sono state distrutte bensì smantellate e sono conservate nel magazzino comunale. In ogni caso siamo pronti a consegnarle a qualunque comune che intenda mettere un’area a disposizione di quella famiglia.
Ha qualche idea?Certamente. Potrebbero farlo tutte le amministrazioni comunali di centrosinistra che governano i comuni limitrofi. Parlo di Cazzago, Cologne, Coccaglio ma anche di Rovato. Perché nessuno si è mai fatto avanti? Lo scriva pure: il sindaco di Chiari sarà felice di consegnare le case a quanti daranno la disponibilità di un'area agricola per accogliere la famiglia di cui avete scritto e che, ritengo, venga solo strumentalizzata politicamente. Perché questi sindaci non iscrivono questi bambini nel registro dei senza fissa dimora?
Ma perché gli altri comuni e non Chiari?
Non è forse il centrosinistra che ha una visione solidaristica di quel registro? Quella della Lega, al contrario, è rigorosa. In ogni caso si faccia pure avanti il comune di Rovato. Noi per esempio, ci siamo occupati di affidare l'ultimo bambino nato in quella famiglia a un nucleo che gli garantisse una vita più normale.
Quindi per lei la questione è chiusa?Certamente. Voglio anche ricordare come la nostra amministrazione abbia stanziato 4 mila euro a testa per ogni nucleo Sinti che viveva in quel campo. Soldi che sono stati consegnati al momento della sottoscrizione di un accordo siglato in Prefettura, a Brescia. Quelle persone si sono impegnate a lasciare Chiari. Alcune lo hanno fatto. Evidentemente non tutti. Quell'area è stata cancellata dal Pgt. Inoltre nel comune di Chiari nessuno può fermarsi su di un mezzo mobile per più di 24 ore. E' scritto nel regolamento comunale che noi facciamo rispettare.
Neppure i camperisti, quindi?Neppure loro ovviamente. Ma a Rovato c'è un grande parcheggio...
In ogni caso i bambini sono tali. Non avere una residenza complica loro la vita anche dal punto di vista medico-sanitario. Senza parlare della scuola. Nella provincia di Brescia ci sono diversi ospedali con relativi Pronto soccorso. Non ci sono solamente l'ospedale e il comune di Chiari. E per quanto riguarda la scuola vorrei che ci risentissimo a fine anno scolastico per vedere quanti giorni questi bambini avranno frequentato le lezioni.
Quindi secondo lei non c’è nessuna speranza di un futuro diverso da quello dei loro genitori per quei cinque bambini Sinti?I fatti dimostrano che ci sono culture che non hanno nessun interesse né alcuna volontà di cambiare.
Marsiglia, 17 ott. (Apcom) - La questione legata ai rom è essenzialmente un problema di povertà collettiva alla quale in Europa nessuno Stato membro ha trovato "soluzioni appropriate".E' necessario avviare progetti innovativi per affrontare l'integrazione.
E' il ragionamento espresso dal commissario europeo all'occupazione e agli affari sociali, Vladimir Spidla che ha toccato il delicato problema dei rom in un'intervista rilasciata al Tg padovano di Canale Italia, da Marsiglia dove si trovava per partecipare al convegno europeo sulla lotta alla povertà.
"Avete ragione - ha sottolineato - il problema della minoranza rom è piuttosto forte.In questo momento la povertà in Europa è meno legata alla condizione individuale - ha aggiunto il commissario europeo - questo significa che è fortemente legata alle condizioni delle famiglie. Se voi siete rom è assolutamente chiaro che siete poveri e allora ecco perché si tratta di una povertà collettiva".
Roberto Maroni ha citato alcune iniziative riguardanti l'avviamento professionale dei nomadi, come il coinvolgimento nella costruzione di nuovi villaggi e la costituzione di cooperative di servizi per smaltimento e diferenziata. Ronghi, MpA: «I disoccupati napoletani si dichiarino nomadi»
Nomadi a Napoli si occuperanno dello smaltimento dei rifiuti. Lo ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, nel corso di un'audizione al Comitato Schengen. Il ministro ha parlato di alcune iniziative riguardanti l'avviamento professionale dei nomadi. I percorsi, ha spiegato, "sono essenzialmente due: il primo è il coinvolgimento dei nomadi nella costruzione di nuovi villaggi; il secondo è la costituzione di cooperative di servizi".
Per quest'ultimo tema, ha fatto sapere, "c'è in corso un'iniziativa a Napoli nel campo dello smaltimento dei rifiuti e della raccolta differenziata. Il prefetto ha fatto un accordo con alcuni residenti nei campi nomadi che si sono impegnati ad attuare, attraverso appunto la costituzione di una cooperativa di servizi, un'attività parallela a quella del commissario Bertolaso per lo smaltimento dei rifiuti tossico-nocivi che ancora ci sono in giro per la Campania".
Secondo quanto si apprende, l'accordo punta a far gestire ai nomadi lo smaltimento dei rifiuti che loro stessi producono in maniera diretta. Si tratta, per la maggior parte, di rifiuti ingombranti (materassi, armadi, frigoriferi) che, anziché rimanere per strada, andrebbero portati nelle piazzole attrezzate per questa tipologia di rifiuti.
Netta la replica del consigliere regionale e portavoce campano del MpA Salvatore Ronghi; "È sconvolgente quanto affermato dal ministro Maroni a proposito dell'iniziativa che il prefetto di Napoli avrebbe già sottoscritto per la costituzione di una cooperativa di nomadi da impiegare per la raccolta differenziata a Napoli". Ronghi ha, dunque, invitato "tutti i disoccupati napoletani, i partecipanti al progetto I.s.o.l.a. e tutti coloro che hanno fatto formazione per la raccolta differenziata a chiedere al prefetto di essere inseriti nella cooperativa, rinunciando alla cittadinanza italiana e dichiarandosi nomadi".
Leggete: Napoli cooperative di Rom per la raccolta di rifiuti
Treviso, 17 ottobre 2008
Il provvedimento fa riferimento alle frasi pronunciate dall'esponente leghista durante la Festa della Lega Nord nel capoluogo lagunare, il 14 settembre, per le quali è stata aperta un'inchiesta che lo vede indagato. In quella occasione, secondo quanto riportato oggi dalla Tribuna di Treviso, lo "sceriffo" avrebbe invocato, tra l'altro, "la rivoluzione contro i clandestini" e contro "i campi dei nomadi e degli zingari". Gentilini avrebbe poi sottolineato la sua volontà di "eliminare i bambini che vanno a rubare agli anziani", criticando "quelli che vogliono aprire le moschee e i centri islamici, comprese le gerarchie ecclesiastiche".
Il vice sindaco di Treviso ha fatto sapere che saranno i suoi legali a decidere se si presenterà o meno in Procura per l'interrogatorio. "La mia coscienza è a posto - ha commentato all'Ansa - per 40 anni da avvocato ho frequentato i tribunali e ho quindi piena fiducia nell'operato della magistratura".
Foglio illustrativo delle attività del Coordinamento Nazionale dell'Opera Nomadi