Romano Lil - Rom, Sinti e Camminanti in Italia

venerdì, 29 maggio 2009

Venezia: il Prefetto nominato Commissario Straordinario per i Rom - Opera Nomadi non c'è nessuna emergenza

20090529.PD.pdf - Adobe Reader Firmata ieri dal premier Silvio Berlusconi l'ordinanza che nomina il prefetto del capoluogo

Commissario anti rom in Veneto - Maroni emergenza in regione

Opera Nomadi:nella nostra regione i progetti di superamento campi sono già a ottimo punto
francesca.fungher epolis.sm

â–  Dopo Roma, Milano e Napoli, anche Torino e soprattutto Venezia avranno il loro commissario delegato per i campi nomadi. A gestire in Veneto «la grave situazione di alcuni insediamenti, caratterizzati da condizioni di degrado che mostrano un'incidenza negativa soprattutto su bambini e ragazzi », come  sostenuto dal ministro dell'Interno Roberto Maroni, sarà il capo dell'ufficioterritoriale del Governo di Ca' Corner, che avrà il compito di coordinare gli interventi per passare, sostanzialmente, dai campi ai villaggi attrezzati.

Anche se per gli addetti ai lavori, né nella terraferma veneziana né nel resto del Veneto c'è un'emergenza. E anzi, il superamento dei campi nomadi è già un dato di fatto. Parlando appunto di fatti, sul tavolo comunque ne restano due. Da una parte il decreto firmato ieri mattina dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Che oltre a prorogare fino a dicembre 2010 il commissariamento a Milano, Roma e Napoli per concludere i progetti avviati, introduce la figura anche nei capoluoghi veneto e piemontese. A Venezia la carica diventerà operativa non appena sarà nominato, è ovvio, il nuovo prefetto che succederà a Guido Nardone.

Il tutto «in accoglimento delle richieste provenienti da quelle realtà regionali», precisa Maroni. Ma chi si occupa in Veneto proprio di queste realtà, si chiede dove sia quest'allarme sociale.

«Qui non c'è nessuna emergenza - esordisce Renata Paolucci, Opera Nomadi - anzi ci sono progetti di integrazione e riqualificazione avanzati come autocostruzione di alloggi, ristrutturazione dei campi o presenza di famiglie allargate su terreni di proprietà della famiglia stessa». E per quanto riguarda il degrado e la situazione dei minori? «Dico solo che il 95 per cento dei ragazzini delle realtà rom e sinti frequenta la scuola».

Nello specifico, nel Veneziano il campo sinti di via Vallenari si sta trasformando giorno dopo giorno in un - pur contestatisssimo - villaggio attrezzato.   

A Padova, ad esempio, dei circa 400 rom e sinti vivono tra i campi di via Longhin (circa 55 residenti), via Tassinari con (8 roulotte) e una trentina di micro- insediamenti su terreni di proprietà.

A Treviso l'ultimo campo è stato sgomberato nel 2006 e quasi tutte le famiglie sinti sono sistemate in alloggi Ater nel quartiere popolare di via Bindoni.

A Vicenza restano un campo comunale in via Criccoli e una ventina di insediamenti provati. «Lì dove c'erano emergenze, le stiamo risolvendo » chiude Paolucci. â– 


martedì, 05 maggio 2009

Milano: 10 milioni di euro per i campi

rom-2Soddisfatto il prefetto Gian Valerio Lombardi per l’esito dell’incontro di ieri pomeriggio a Roma con il ministro dell’Interno Roberto Maroni. In agenda l’attività svolta come commissario straordinario per l’emergenza rom: il lavoro svolto e quello programmato. La buona notizia: il ministero conferma i 10 milioni di euro stanziati per la sistemazione dei campi rom milanesi. Entro una settimana circa, infatti, il Comune presenterà il progetto per lo snellimento e la riqualificazione di una decina di campi autorizzati. Obiettivo: dimezzare il numero degli occupanti, smistarli in altre strutture, creare fognature e servizi necessari ai campi. Infine sarà creare anche un’area di sosta e transito. Saranno accompagnati e assistiti quei rom che desiderano cercare una soluzione abitativa diversa.
Una volta che la riqualificazione sarà ultimata arriveranno anche i rinforzi: più forze dell’ordine per vigilare sulla sicurezza dei cittadini e su quanto avviene dentro i campi.
Leggete:

scritto da: romesinti alle ore 21:23 | link | commenti
categorie: milano, intolleranza, habitat, renata paolucci ex segr naz
lunedì, 04 maggio 2009

Politiche Possibili abitare le città con i Rom e i Sinti

copertina poltiche possibiliCarocci editore
Politiche possibili
Abitare le città con i rom e i sinti
a cura di Tommaso Vitale
Studi Economici e Sociali Carocci
2009, pp. 300





Da secoli sono parte integrante della storia urbana e rurale del nostro Paese. Li chiamiamo con diversi nomi: zingari, nomadi, rom, sinti, caminanti, yenish. Negli ultimi anni la loro presenza è diventata uno dei principali temi di dibattito e mobilitazione nella vita politica, soprattutto a livello locale. I Comuni sono chiamati a realizzare politiche sociali e abitative, e spesso non sanno cosa fare. Tentate dalla demagogia, incalzate dai media, le amministrazioni sovente non conoscono esperienze già attuate in altre città e di cui è stata valutata l’efficacia.

Nel volume vengono esaminati aspetti storici, culturali e sociologici dei differenti gruppi zigani e vengono descritte le linee di politica progettate dall’Unione Europea. Sono poi esposte nel dettaglio le politiche sociali, sanitarie, educative, del lavoro e, in particolare, abitative realizzate verso i nomadi in diverse realtà italiane. Dall’insieme emerge come, se programmate e negoziate con i rom e i sinti, politiche locali che affrontano i problemi e le contraddizioni e rispettano i diritti di tutte le parti in gioco sono possibili.
Tommaso Vitale è ricercatore di Sociologia presso l’Università di Milano Bicocca dove insegna Scienza politica e Sviluppo locale, è membro del comitato di redazione della rivista “Partecipazione e conflitto. Rivista italiana di studi sociali e politici”. Conduce ricerche sui conflitti urbani, sulla governance dei processi di conversione industriale e sulla programmazione dei servizi sociali. Fra le sue pubblicazioni più recenti: Le convenzioni del lavoro, il lavoro delle convenzioni (2007, con V. Borghi), In nome di chi? Partecipazione e rappresentanza nelle mobilitazioni locali (2007); I rom e l’azione pubblica (2008, con G. Bezzecchi e M. Pagani).
- Prefazione di Luca Rodda
- Ringraziamenti di Maurizio Cabras
- Introduzione:
elogio del possibilismo di Tommaso Vitale
Prima parte
- Una pluralità di storie e culture
- La “questione zingari” nell’Italia fascista. La costruzione culturale
di una categoria razziale di Luca Bravi
- Lingue, culture e rappresentazioni di Demir Mustafa
- Generazioni nomadi fra tradizione e mutamento di Alfredo Alietti
- Le normative europee e internazionali contro la discriminazione di Eva Rizzin e Claudia Tavani
Seconda parte
Conflitti e governo locale
- Opera:
emergenza e partecipazione politica di Patrizio Ponti e Laura Rosina
- Pavia:
la negazione istituzionale di una questione pubblica di Andrea Membretti
- Buccinasco:
un esperimento insolito coi sinti lombardi di Ernesto Rossi
- Reggio Calabria e Messina:
tra mediazioni e conflitti di Antonella Cammarota e Tiziana Tarsia
- Venezia:
quando un ente locale deve lottare per realizzare le proprie politiche di Claudia Mantovan
Terza parte
Le politiche sociali
- I servizi sanitari.
Promozione della salute ed epidemiologia del pregiudizio di Lorenzo Monasta
- I servizi sociali.
Rom a servizio o servizi per i rom? di Daniela Lucatti
- I servizi sociali.
Strategie di progettazione integrata di Stefania Mapelli
- I percorsi educativi.
Il sostegno alle capacità di minori e adulti di Claudia Biondi e Sabrina Ignazi
- La scuola. Lu
ogo di appartenenza o di esclusione? di Angela Sacco
Il lavoro.
Gli inserimenti lavorativi fra sperimentazione e messa a regime di Eleonora Costantini
Il lavoro.
Mediazione associativa, auto-organizzazione dei rom e conquista di opportunità personali di Maurizio Pagani
L’integrazione fra politiche.
Immaginare un futuro tra memoria e presente di Milena Scioscia
Quarta parte
Le politiche dell’abitare
- Dalla segregazione al diritto all’abitare di Tommaso Vitale e Livia Brembilla
- Pisa:
politiche e interventi locali fattibili con i rom e i sinti di Antonio Sconosciuto
- Rovereto e Trento:
l’accesso all’edilizia pubblica di Stefano Petrolini Bologna: migrazioni rom e inserimenti abitativi
di Cris Tomesani

- Milano: g
radualmente verso una casa in affitto di Fiorenzo De Molli
- Mantova:
dal campo ai terreni privati, un percorso di mediazione culturale di Elena Borghi e Stefano Liuzzo
- Modena:
il percorso di realizzazione delle microaree di Luca Puggioli e Paola Santoro
- Padova:
il superamento dei campi nomadi e il Progetto di inserimento
scolastico di Renata Paolucci

- Trezzo sull’Adda:
l’importanza dell’ascolto di Giuseppe Barbisoni , Francesca Gilioli , Laura Di Martino
- Trezzo sull’Adda:
una esperienza interrotta… verso modelli dell’abitare integrato di Maurizio Cabras e Paola Ciceri
- Settimo Torinese:
il processo di autocostruzione e autorecupero come strumento di inclusione sociale di Armando De Salvatore e Simona Riboni
- Lione:
il miglioramento delle abitazioni “indegne” di Martine Chanal Case, casette, baracche e roulotte di Nicola Solimano
- Conclusioni.
Ragionare per casi: dinamiche di innovazione nelle
politiche locali con i rom e i sinti di Tommaso Vitale e Loris Caruso

Bibliografia



homepage.mac.com/tommaso.vitale

mercoledì, 17 settembre 2008

Padova: Relazione Opera Nomadi e comunicato stampa del Comune di Padova sul Progetto Scolarizzazione

Di seguito pubblichiamo le dichiarazioni rilasciate alla stampa dall'Assessore alle Politiche Scolastiche di Padova e una  breve relazione sul ns. Progetto scolastico rivolto agli alunni rom e sinti, al quale durante l'anno scolastico 2002/2003 si è dovuta uniformare anche l'Associazione Italiana Zingari Oggi (AIZO) per poter collaborare con la ns. Associazione all'interno del progetto stesso. 


Breve relazione sul progetto di integrazione scolastica

degli alunni rom e sinti - a.s. 2007/2008

Premessa

                  La percentuale a livello nazionale dei bambini Rom, Sinti e Camminanti che evadono l'obbligo scolastico è elevata e purtroppo non siamo in grado di fornire dati certi, non essendosi ancora attivato un progetto di monitoraggio a livello nazionale (più volte sollecitato dalla nostra Associazione) che, pur mantenendo l'anonimato delle persone, permetterebbe di rilevare il numero reale dei minori che evadono la scuola dell'obbligo.
Infatti i dati forniti dalle scuole rispecchiano solo in parte la realtà: è necessario contattare i Rom e i Sinti, famiglia per famiglia, negli alloggi, nelle case nei terreni privati, nelle aree comunali e nei campi sosta. All'interno di alcuni gruppi di Rom/Sinti soprattutto italiani (rom harvati, rom istriani) c'è molta resistenza nel far frequentare la scuola ai minori della famiglia, (resistenza che siamo riusciti a superare tra i Sinti Taic di origine tedesca e i Sinti veneti) perché riconoscono valida soltanto la propria cultura per la formazione dei figli, e questa posizione va rispettata, come principio generico ma non certo come pratica reale quotidiana :

infatti qualcuno è ancora forse convinto che, al giorno d'oggi, sia utile, a persone ormai stanziali, chiudersi e isolarsi nelle proprie abitudini con l'incapacità, data dall'analfabetismo, di destreggiarsi nella società maggioritaria, continuamente martellati dai messaggi dei mass-media, senza avere gli strumenti necessari per metabolizzarli ?

D'accordo con la Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia, siamo fermamente convinti che i minori debbano vivere la propria infanzia, debbano imparare a conoscere la nostra e altre culture, debbano far conoscere la loro e debbano essere aiutati a sviluppare la propria personalità; la scuola deve educare, cioè deve formare con l'insegnamento e con l'esempio il carattere e la personalità. E solo la scuola e una scuola specializzata, dove sia attuata una didattica interculturale, permette che venga riconosciuta la ricchezza che deriva dal dialogo e dallo scambio fra i diversi orizzonti culturali, per una ridefinizione degli stessi.

Il problema dell'evasione scolastica può essere risolto in tutto o in parte, solo attraverso progetti miratidi Padova che impegnino mediatori culturali che svolgano, appunto, un lavoro di mediazione con la famiglia e con la scuola, che favoriscano una didattica interculturale e un inserimento socio-culturale dei bambini. come questo, ad esempio,

 

L'importanza della figura del mediatore culturale nella scuola

Il bambino rom o sinto che si affaccia al mondo della scuola, quasi sempre con mancanza di autostima e portando con sè un bagaglio culturale molto diverso da quello della società maggioritaria, per usi e costumi, lingua e per appartenenza ad una cultura orale, ha bisogno della figura del mediatore culturale.   A differenza dei minori stranieri, per i quali, soprattutto nei primi mesi è importante il supporto di un mediatore linguistico, nel nostro caso è necessaria la presenza di una figura che rassicuri i bambini, rafforzando la loro autostima, che sensibilizzi gli insegnanti sul loro mondo, sulla loro cultura, la loro lingua, che, favorisca l'accoglienza nella scuola e stimoli l'attivazione della didattica interculturale. Compito del mediatore è anche fornire al bambino gli strumenti per comprendere la cultura maggioritaria e eventualmente le altre culture con cui viene a contatto, attraverso il mondo della scuola. Nel contempo, è fondamentale la presenza del mediatore presso le famiglie per cercare di superare le diffidenze degli adulti nei confronti dell'istituzione scolastica.   Il mediatore culturale rom o sinto deve avere una preparazione specifica, attraverso corsi di formazione, un buon livello di scolarizzazione e deve conoscere in maniera approfondita il mondo dei gagè.   Soprattutto è importante sappia destreggiarsi nell'ambiente scolastico, instaurando un rapporto costruttivo con gli insegnanti con cui deve lavorare in sinergia. Purtroppo in Italia sono ancora pochi i Rom e i Sinti che possono svolgere tale compito, perché questa è la prima generazione scolarizzata, sono stati attivati pochi corsi per mediatori e, inoltre, tra gli adulti esistono ancora molti analfabeti o semi-analfabeti. 

A causa di questi impedimenti, che speriamo vengano superati in futuro, in quasi tutti i progetti di scolarizzazione, per il momento, vengono impiegati solo mediatori gagè opportunamente formati e che godono della fiducia delle famiglie rom/sinte.  

 

Difficoltà riscontrate riguardanti l'inserimento scolastico dei bambini 

Confrontando le varie esperienze vissute dai mediatori che lavorano nei progetti di scolarizzazione dei bambini rom, sinti e camminanti presenti in Italia si sono individuate alcune problematiche ricorrenti, legate all'apprendimento scolastico:

  • - difficoltà di memorizzazione.
  • - Difficoltà di mantenimento dell'attenzione e della concentrazione.
  • - Difficoltà della lettura, scrittura e comprensione di un testo. 
  • - Difficoltà nel tradurre in forma scritta pensieri, conoscenze e contenuti appresi e precedentemente espressi oralmente.
  • - Difficoltà di astrazione: scarsa capacità di applicare regole logiche che prevedono il passaggio dal particolare al generale dal concreto all'astratto.
  • -Scarsa conoscenza lessicale e difficoltà di comprensione delle regole grammaticali.

Riteniamo che tali problematiche siano da attribuirsi a :

1)illimitato interesse suscitato dagli argomenti trattati a scuola. Le materie insegnate non trovano alcun riscontro pratico nelle esperienze quotidiane maturate in ambito familiare, pertanto la scuola viene vissuta come un'istituzione inutile che non fornisce strumenti adeguati al proprio stile di vita.

2)l'appartenenza ad un cultura orale. Infatti nella società dei Rom e dei Sinti non esiste nessuna cultura di linguaggio codificato, è un mondo di suoni e quindi di azione; il suono, infatti, significa avvenimento e la parola parlata è evento non oggetto, non significa ma agisce. Le parole hanno potere sulle persone e possono provocare danni, sono come armi. L'uomo orale è dogmatico   (si racconta solo la verità) e, per questo, ciò che viene raccontato non permette la capacità di critica e la possibilità di confronto. Il racconto è una forma di insegnamento e la conoscenza si fonda sulla vita collettiva, su ciò che è stato detto, che viene aggregato e accumulato mnemonicamente. Il racconto è condizionato dalla prossimità e manca la dimensione del tempo narrato. L'oralità dipende dalla socialità e respinge l'individualismo. 

A scuola, perciò, per chi è abituato alla tradizione orale, le difficoltà sono le seguenti:

  • a) mancanza di abitudine all'osservazione
  • b) difficoltà a ridurre il vissuto a dimensione visiva.
  • c)mancanza di abitudine alla critica e al confronto.

Per una cultura specializzata nella sintesi orale, l'osservazione visiva è irrilevante; la scrittura, invece, sviluppa la percezione visiva e l'osservazione individuale (per osservare qualcosa, quel qualcosa deve stare fermo mentre il suono esiste nel tempo e non si ferma). Se la tradizione orale respinge l'individualismo (l'uomo esiste nella socialità), la scrittura stacca l'uomo dal gruppo, dà origine al pensiero originale isolato e presuppone l'introspezione che manca nella cultura orale, dove l'uomo è più attento a cogliere le opinioni degli altri piuttosto che a riflettere sulle proprie affermazioni. Per la cultura orale il nostro modo di comunicare è inefficace; la scuola dovrebbe quindi adottare metodi diversi e munirsi di strumenti idonei per permettere a questi bambini di apprendere, passando, appunto, dallo loro cultura orale a quella della scrittura.

3) all'interno di molti gruppi familiari i minori parlano il romanès: ne deriva quindi che l'italiano risulta essere la II^ se non la III^ lingua, (è il caso dei rom stranieri che parlano anche la lingua del paese di ultima provenienza, dei sinti veneti, lombardi, marchigiani, ecc e dei Rom dell'Italia meridionale che utilizzano parlate dialettali spesso arcaiche) e l'utilizzo che ne fanno è limitato a fini pratici.   

Il "romanès" presenta una struttura molto diversa da quella della lingua italiana e pertanto risulta difficile per i bambini rom/sinti comprendere e utilizzare in maniera adeguata la nostra sintassi.

 
4) la mancanza di un percorso prescolastico: il forte senso di protezione dei genitori nei confronti dei figli in giovanissima età e l'importanza che questi gruppi attribuiscono all'educazione familiare si manifestano in atteggiamenti di resistenza nei confronti della scuola materna.   Di conseguenza i bambini rom e sinti affrontano la classe I^ senza quei prerequisiti indispensabili ad accedere con facilità e in tempi brevi, al pari degli altri compagni, all'apprendimento della lettura e della scrittura.                                                   

5) L'analfabetismo e la diffidenza, più o meno accentuata, a seconda dei gruppi di appartenenza, dei genitori nei confronti della società dei gagè: accettano con difficoltà l'inserimento scolastico dei loro figli, considerando non formativo l'incontro con la nostra ed eventualmente altre culture.    Il più delle volte la scuola viene più o meno frequentata per fini utilitaristici.

6) La mancanza di una politica di accoglienza da parte delle scuole, accoglienza che deve avvenire in modo serio e progettuale. Deve consistere in una prima fase temporale ben precisa del primo arrivo con l'incontro tra chi arriva e chi c'è già e deve continuare con atteggiamenti e attitudini nei confronti dell'alterità e della differenza.

Accogliere ed essere accolto significa prestare attenzione ai bisogni dell'altro, sviluppando atteggiamenti di apertura, ascolto e reciprocità. Per tutto ciò è necessario adottare una serie di dispositivi, norme, atti, circostanze e risorse previsti e realizzati in una determinata fase, da parte di chi accoglie. 

La mancanza di una politica dell'accoglienza che punti alla valorizzazione della cultura rom e sinta e al rispetto delle differenze, rischia di fare di questi bambini dei "diversi" influendo pesantemente sul loro grado di autostima e sui rapporti che si creano all'interno della classe. Si rischia che la scuola venga vissuta dai minori e dalle famiglie come un ambiente ostile, che svaluta la loro cultura e la relega a condizioni di svantaggio. Spesso si utilizza una didattica che tende ad accentuare le diversità e le difficoltà anziché superarle, valorizzando i punti comuni e le potenzialità di ciascuno, condizione indispensabile per attuare un' effettiva integrazione.   Il livello di integrazione ed il grado di autostima influenza, non solo l'impegno e quindi il successo scolastico, ma anche la frequenza.

Con una buona accoglienza da parte delle scuole, con l'attivazione di una didattica finalizzata all'educazione interculturale e con la presenza di mediatori culturali, si deve mirare a ottenere che gli alunni rom e sinti che si avvicinano al mondo scolastico della cultura maggioritaria con una assenza totale di autostima, SI SENTANO IMPORTANTI E INTERESSANTI  al pari degli altri. 

 Per farli sentire interessanti devono essere messe in evidenza e valorizzate all'interno delle classi: la loro lingua d'origine, la loro storia e la loro cultura; perché siano e si sentano importanti, al pari degli altri bambini, si deve arrivare ad una maturazione della loro personalità, mantenendo la cultura d'origine, senza che venga assimilata nella nostra, e, come a tutti, deve essere data anche a loro la possibilità di scelta nella vita.

Non è da sottovalutare, anzi da porre in rilievo come l'habitat influisca sulla frequenza e sul rendimento scolastico: dove esistono condizioni abitative decorose, alloggi, case, terreni privati, ecc., più facilmente si nota un abbassamento delle percentuale di coloro che evadono l'obbligo scolastico. E' evidente, quindi, come il problema dell'evasione e della dispersione scolastica non prescinda dal problema abitativo, igienico, di futuro inserimento lavorativo, ecc, e sia necessario attivare quindi progetti a 360 gradi mirati al superamento di tutte le varie problematiche.

E soprattutto è necessario mirare al superamento dei "campi nomadi", dove esistono, che risultano essere una prospettiva non solo ghettizzante ma, come da definizione dell' European Roma Right Center "l'emblema della segregazione razziale per eccellenza" e, secondo il Comitato per l'Eliminazione delle Discriminazioni dell'ONU, "un mix tra le favelas e i campi di concentramento" (l'Italia è l'unica nazione dell'Europa che ne mantiene l'esistenza).

 
 
 
Relazione finale sulle attività svolte dall'Associazione Opera Nomadi di Padova

Fatte queste premesse, poiché il nostro intervento è stato attuato a 360° ed ha riguardato: diritto al lavoro, diritto allo studio, il diritto ad un habitat dignitoso con il superamento dei campi nomadi, il diritto alla salute, possiamo dire di aver ottenuto per quanto riguarda la frequenza scolastica degli ottimi risultati, se messi a confronto con la media nazionale. Entrando nello specifico, anche lo sforzo della nostra associazione di far superare dall'Amministrazione Comunale il campo nomadi ricercando soluzioni abitative dignitose ha influito alla maggiore responsabilizzazione delle famiglie, cambiando il loro atteggiamento nei confronti della scuola. L'Opera Nomadi di Padova interviene con progetti di scolarizzazione nei comuni di Padova, Vigonza (PD) e Cadoneghe (PD).

A Padova i campi nomadi sono due: uno in via Tassinari abitato da Sinti veneti e uno in via Lungargine San Lazzaro n° 2 abitato da Rom harvati e da Rom Dasikhanè e Khorakhanè Shiftarija provenienti dall'ex jugoslavia e dal Kosovo.

Per i Sinti veneti del campo nomadi di via Tassinari sta sorgendo "Il Villaggio della Speranza": 12 abitazioni con ingresso indipendente, giardinetto e garage, autocostruite dai Sinti stessi futuri inquilini, (i più giovani hanno conseguito la licenza di terza media seguiti dal nostro progetto) che hanno frequentato un corso di formazione teorico/pratico con rilascio di attestato che permetterà loro di continuare in futuro in questo lavoro.   Lo smantellamento totale del campo nomadi di via Lungargine San Lazzaro con la ricerca di soluzioni abitative  che tengano conto della cultura e delle esigenze dei 50 rom harvati italiani rimasti (microaree attrezzate per famiglia allargata preferibilmente di proprietà), è iniziato già dal 2005 con l'inserimento di circa 150 persone (soprattutto rom dell'ex jugoslavia) che avevano i requisiti e che l'hanno richiesto, negli alloggi popolari.

 

Frequenza scolastica

le situazioni critiche riguardano soprattutto 5 dei nove bambini rom harvati italiani ancora presenti in via Lungargine San Lazzaro: per S.V, S.G. (seguito dalla psicopedagogista), S.N., S.S., S.N., infatti le resistenze delle famiglie sono ancora molto forti. I Rom harvati italiani non mandano i figli alla scuola materna perché la loro educazione deve avvenire in famiglia. Le resistenze per quanto riguarda la scuola elementare sono meno forti, ma i bambini si trovano in grosse difficoltà che riguardano sia il distacco dai genitori e dai parenti e sia perché l'abitare nel campo nomadi  comporta tutte le problematiche già citate nelle premesse.  

Anche le famiglie dei Sinti Taic o Gackane italiani abitanti nelle microaree residenziali private (veri e propri giardini, ben inserite nel contesto sociale) avevano delle grosse resistenze nei confronti della scuola legate sempre alla mancanza di fiducia verso l'Istituzione Scolastica. Dopo anni di lavoro i bambini di queste famiglie (fratelli, cugini o addirittura figli dei ragazzi già scolarizzati dalla ns. associazione dal 1997/98) frequentano con regolarità e con profitto la scuola. Per gli altri, abitanti negli alloggi popolari e nel campo di via Tassinari, la frequenza è stata regolare.

 
 

Didattica, metodologia e interculturalità

Il nostro intervento rivolto agli alunni rom e sinti, frequentanti la scuola, è stato attuato nel modo seguente:

- Intervento individualizzato nelle scuole frequentate dagli alunni rom e sinti. 

- Compresenza degli operatori - insegnanti dell'Opera Nomadi di Padova con gli insegnanti di classe, all'interno delle classi stesse, per favorire il recupero scolastico e l'inserimento socio - culturale dei minori rom e sinti.

- Utilizzo di materiali didattici adeguati, con schede elaborate in funzione dei programmi scolastici e degli interessi degli alunni.

- Rivalutazione costante della lingua e della cultura di origine.

- Esperienze di animazione, volte alla reciproca comprensione tra rom/sinti e non, anche nell'interesse delle scuole, che hanno favoriscano, durante le attività di animazione scolastica, l'inserimento degli alunni da noi seguiti nelle varie classi, per uno scambio interculturale attraverso: disegni, giornalini, materiali vari, frutto del loro lavoro e attestanti la loro cultura, la loro lingua, le loro usanze, laboratori linguisitici, teatrali.

- Lezioni individuali di recupero all'interno dei campi nomadi e delle abitazioni al pomeriggio e, al mattino, in caso di assenza dei ragazzi dalla scuola.   

- attività di recupero scolastico e di animazione durante la pausa estiva.

 

Attuazione degli interventi:

presso le scuole materne: "Peter Pan", "Salvo d'Acquisto",


presso le scuole elementari:
"Prati", "Valeri", "Randi", "Salvo D'Acquisto", "Lambruschini", "Forcellini" e "Arcobaleno";

presso le scuole medie: "Boito", "Donatello", "Vivaldi", "Pacinotti", "ex-Ruzante",  "Petrarca" e CTP Briosco. 

presso le scuola superiori: l'Istituto "ASL Estetica e Turismo, l'Istituto Professionale Enaip, l'Istituto Professionale "Camerini Rossi" e l'Istituto Professionale "Don Bosco.

Gli alunni seguiti sono stati i seguenti:

Scuole materne "Peter Pan" e "Salvo d'Acquisto": frequentate dai bambini O.J, D.M. (sinti veneti), G.F., G.V., (rom khorakhanè kosovari) R.M., R.S.(rom dasikhanè ex-jugoslavia).

Scuola elementare "Prati":  R.S., T.S., T.T., R.S., R.A., tutti appartenenti a famiglie di Sinti taic gackane italiani e abitanti nelle microaree residenziali private.

Scuola elementare "Randi": H.B., M.N., N.A, N.Z., S.M. tutti appartenenti a famiglie di rom dell'ex Jugoslavia le cui famiglie sono state inserite negli alloggi comunali.

Scuola elementare "Diego Valeri": S.N., S.N., S.M., S.S. tutti appartenenti a famiglie di rom harvati italiani abitanti nel campo nomadi comunale di via Lungargine San Lazzaro n° 2. 

Scuola elementare "San Camillo": S.G, e  S.V. (rom harvati italiani).

Scuola elementare "Muratori": D.N. rom dasikhanè ex-jugoslavia.

Scuola elementare "Lambruschini": BT.e B.S., sinte venete abitanti nella microarea privata della famiglia;  P.K., P.E., sinte venete abitanti nell'area nomadi comunale di via Tassinari.

Scuola elementare "Salvo d'Acquisto": G.A. e G.N. (rom kosovare).

Scuola elementare "Arcobaleno": F.C. (sinta veneta) e R.M. (sinto taic italiano) (per un breve periodo perché trasferito da gennaio).

 

Totale scuole elementari n° 25 alunni.

Scuola media "Vivaldi-ex Ruzante": T.S., R.J., Held V., R.E., H.H., sinti taic italiani abitanti nelle microaree familiari private; P.L., P.V., rom provenienti dall'ex jugoslavia abitanti negli alloggi comunali.

Scuola media "Petrarca"S.M. (rom dasikhanè ex-jugoslavia).

Scuola media "Boito": F.V. e F.M. (sinti veneti)

Scuola media "Zanella": P.C. (sinta veneta)  

Scuola media "Donatello": N.C., N.C.(rom ex -jugoslavia);   G.A., G.V. (rom kosovare).

 

Totale scuole medie n° 15 alunni.

Scuole superiori:

E' stato effettuato un intervento di mediazione scuola/famiglia per gli alunni: 

S.C. (rom ex-jugoslavia) che frequenta l'Istituto "ASL Estetica e Turismo",

P.A.e P.V. (rom ex jugoslavia) che frequentano l'Istituto Professionale "Don Bosco",

G.E. (rom kosovaro) che frequenta l'Istituto Professionale Enaip,

N.C. (rom ex-jugoslavia) che frequenta l'Isitituto Professionale "Camerini Rossi".

Totale scuole superiori n° 5 alunni.

Nel Progetto sono stati impiegati sette operatori.

Risultati conseguiti

I problemi rimangono per i bambini Rom harvati del campo nomadi di via Lungargine San Lazzaro che, però pur non usufruendo più del pulmino messo a disposizione dai Servizi Sociali, hanno frequentato con più regolarità la scuola "Valeri" rispetto agli anni passati. Probabilmente c'è stata una maggior responsabilizzazione da parte dei genitori. Quest'anno, poi, si sono aggiunti altri due bambini, sempre abitanti nel campo di San Lazzaro, i quali, iscritti in prima classe nella scuola elementare "San Camillo de Lellis", si sono quasi totalmente rifiutati di frequentarla, soprattutto uno dei due, nonostante fosse stato attivato anche un progetto di accompagnamento dove era inserita la zia, come mediatrice culturale.

È stata rilevata una certa discontinuità nella frequenza anche in due bambini abitanti nei terreni privati e appartenenti al gruppo dei Sinti Taic.

Per tutti gli altri, si può parlare di continuità nella frequenza scolastica. 

 

Mediazione scuola - famiglia - Settore Servizi Scolastici - altre istituzioni

Tutto è risultato nel complesso soddisfacente, i rapporti con gli insegnanti delle elementari e delle medie sono stati improntati a una fattiva collaborazione, i rapporti con le famiglie sinte e rom sono stati generalmente ottimi, e quelli con gli stessi Presidi e Dirigenti Scolastici, soprattutto in occasione di alcune difficoltà comportamentali, sono stati efficacemente propositivi e positivi.

 
Apprendimento scolastico

In generale appare in crescita, sia nelle fasi dell'impegno che in quelle dei risultati, soprattutto per quei bambini che frequentano regolarmente e che rappresentano la maggior parte degli alunni da noi seguiti. Si è reso necessario aumentare le ore di intervento per quattro alunni della scuola media "Donatello", integrandole con il progetto presentato dagli stessi insegnanti della classe, nell'ambito degli interventi finalizzati alla "lotta alla dispersione scolastica". 

Il progetto "Seguendo fiere e sagre...." ideato e attivato dalle insegnanti Elisa Marini e Paola Sarzo dell'Istituto Comprensivo di Piazzola sul Brenta, in collaborazione con l'Opera Nomadi di Padova, ha permesso una continuità didattica ai figli dei giostrai, costretti a spostarsi da un paese all'altro nel periodo delle feste paesane. 

 
Integrazione sociale

Generalmente ottima, dato il livello di collaborazione tra noi operatori e gli insegnanti delle singole classi, che generalmente apprezzano il nostro intervento e la nostra disponibilità.

 

Proposte per la prosecuzione del progetto:

sarebbe interessante aumentare le ore di intervento per tutti gli alunni per poterli seguire, oltre che a scuola, anche presso le abitazioni, facilitandoli nei compiti per casa. Bisognerebbe poter lavorare maggiormente in sinergia con le Istituzioni e, sarebbe necessario, attivare interventi individualizzati di supporto per permettere agli alunni che presentano particolari difficoltà nell'apprendimento, di poter ottenere dei risultati almeno sufficienti.

Quest'anno è stato attivato anche un intervento di mediazione scuola-famiglia per quegli alunni  che, dopo la terza media stanno frequentando le scuole di formazione professionale.

Padova, 28 giugno 2008

                                        Opera Nomadi di Padova 
                                         prof.ssa Renata Paolucci


Comune di Padova
Assessorato alle Politiche Scolastiche
Settore Servizi Scolastici
COMUNICATO STAMPA

Padova 11 luglio 2008

 
“ LE IMPRONTE “… DELLA FORMAZIONE
PROGETTO PER L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA degli ALUNNI SINTI E ROM

Dall’anno scolastico 2002/03 il Settore Servizi Scolastici del Comune di Padova promuove il PROGETTO PER L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEGLI ALUNNI SINTI E ROM, attuato in stretta collaborazione con:

- gli Istituti Comprensivi

- le scuole primarie e secondarie di I grado della città

- il Settore Servizi Sociali (che precedentemente curava il progetto).

IL CONTESTO

Il contesto normativo nel quale la scuola e l’ente locale si trovano ad operare è definito:

- dall’autonomia didattica ed organizzativa delle scuole

- dal decreto legislativo 112/98, che all’art. 139, in attuazione della L.59/97, attribuisce ai comuni specifiche competenze sulla scuola di base, per quanto riguarda la realizzazione delle pari opportunità di istruzione e la prevenzione della dispersione scolastica.

GLI OBIETTIVI

(a) Il progetto si propone di:

- prevenire la dispersione scolastica

- promuovere le pari opportunità d’istruzione in considerazione del rischio di abbandono e d’insuccesso scolastico cui i minori Sinti e Rom sono sottoposti in misura maggiore degli altri.

(b) Obiettivo prioritario è:

- la promozione della frequenza scolastica dei bambini e ragazzi presenti stabilmente o temporaneamente sul territorio comunale

- la responsabilizzazione delle famiglie riguardo ai compiti educativi e di istruzione dei figli.

I SOGGETTI

Il progetto è realizzato dall’Opera Nomadi e dall’Associazione Italiana Zingari Oggi, che hanno un’esclusiva competenza professionale ed una pluriennale esperienza e conoscenza della realtà locale. Le modalità di attuazione del progetto sono regolate da una convenzione nella quale sono descritte le diverse azioni.

LE AZIONI

Gli interventi sono differenziati a seconda delle necessità rilevate.

1- Interventi degli educatori delle due associazioni previsti sia a scuola, sia in orario extra scolastico, al campo o a casa, che si articolano in due direzioni principali:

- la mediazione nelle relazioni scuola – famiglia (cura delle iscrizioni e aiuto negli adempimenti burocratici…)

- il sostegno all’apprendimento scolastico dei bambini e dei ragazzi.

Per gli interventi a scuola ciascuna associazione garantisce una presenza degli educatori minima di 1.500 ore complessive annue. Per un totale di almeno 3.000 ore presenza a scuola.

2- Il servizio di trasporto scolastico per alcuni bambini e ragazzi privi di qualsiasi altra risorsa per raggiungere la scuola, realizzato dall’AIZO verso le scuole delle zone Stanga, Forcellini, Camin.
3 - Erogazione di un buono di 50 ε mensili come sostegno economico alle famiglie che, non potendo usufruire di alcun servizio di trasporto pubblico, provvedono autonomamente ad accompagnare i bambini a scuola, garantendo la regolarità della frequenza (la verifica è mensile, la frequenza deve essere di almeno il 75% delle lezioni).
4 - Altre agevolazioni:

Su richiesta della scuola sono forniti gratuitamente i buoni pasto per gli alunni che frequentano scuole a tempo lungo o pieno.

Le associazioni forniscono alle famiglie l'aiuto necessario nell’espletare le pratiche per ottenere l’esonero del pagamento dei buoni pasto, la Borsa di Studio Regionale o il Rimborso dei libri di testo.

5 - L'aiuto rivolto alle famiglie dei minori per l'espletamento delle pratiche di iscrizione a scuola e ai centri estivi comunali.
 
6- L'accompagnamento dei minori che hanno concluso gli studi nella scuola secondaria di I° grado e che intraprendono il percorso di istruzione superiore o di formazione professionale.
Il progetto prevede:

- incontri di coordinamento fra i responsabili del progetto di ciascuna associazione e del Settore Servizi Scolastici

- incontri fra gli insegnanti delle scuole e gli educatori delle associazioni interessate, finalizzati alla programmazione degli interventi specifici, definiti sui singoli casi, e al monitoraggio del progetto stesso.

PROGETTO PER L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA degli ALUNNI SINTI E ROM
 

bambini (6-10 anni) e ragazzi (11-14 anni) iscritti nelle scuole della città - anno 2007-2008

 
Infanzia
 
Primaria
Sec. I° grado
Sup. o CFP
Totale
Alunni seguiti
4
 
52
36
12
104
97
Alunni seguiti dagli educatori AIZO
 
Infanzia
 
Primaria
Sec. I° grado
Sup. o CFP
Totale
Educatori
 
26
20
7
53
8
 
Alunni seguiti dagli educatori ON
 
Infanzia
 
Primaria
Sec. I° grado
Sup. o CFP
Totale
Educatori
 
23
16
5
44
7
 
Scuole Interessate
Infanzia
 
Primaria
Sec. I° grado
Sup. o CFP
Totale
 
2
 
13
8
5
28
 
Risultati scolastici
 
 
Ammessi
 

Non ammessi o ritirati

 

risultati non noti

 
Scuola Primaria
43 (82,5%)
2
4
 
Sec. I° grado
25 (70%)
7
4
 
Sup. o CFP
7 (60%)
4
1
 
Totale
75
13
9
 
 
77%
 
13%
9%
 

Alunni trasportati dall'AIZO n° 6

Alunni che usufruiscono dei buoni pasto n° 46

 
Comune di Padova

Assessorato alle Politiche Scolastiche

" LE IMPRONTE " ... DELLA FORMAZIONE

PROGETTO PER L'INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEGLI ALUNNI SINTI E ROM

“smettiamola con gli slogan, proviamo a far parlare i fatti e le realizzazioni concrete”

Oggi vanno di moda i nomadi. Le impronte, le liste, le identificazioni, ... cose poco utili e presentate in modo assai discutibile, tanto che pure la Comunità Europea, ex ministri di destra e sinistra, esponenti di tutti gli schieramenti, personaggi della cultura, associazioni e autorità ecclesiali hanno messo in guardia dalle pericolose derive a cui si prestano tali azioni!

Questo paese si sveglia al mattino e si accorge che esistono gli stranieri, poi le prostitute,poi i nomadi, e poi... ? a chi toccherà la prossima settimana?
Qualcuno si mette a gridare al lupo al lupo e tutti dietro a sbraitare.
In queste settimane si sono sprecate parole, invocato provvedimenti urgenti, si è fatto agara a chi gridava più forte per mettere paura e per invocare punizioni esemplari. E tutti a fare a gara per spararla più grossa.

Di fronte alla provocazione di chi procura un allarme al giorno, di chi investe tutte le proprie risorse politiche nel generare sentimenti di paura e di contrapposizione è quanto mai opportuno darsi gli strumenti essenziali per capire di cosa si sta parlando, di quale città vogliamo costruire, capire quali obiettivi sono perseguibili e soprattutto quanto è già  stato attivato.

Anche nella nostra città, purtroppo, alcune forze politiche si sono affrettate ad alzare i toni del dibattito e spesso a dare interpretazioni di parte, non complete, deformanti la realtà.
Ci sembra quanto mai opportuno allora dare la parola ai fatti concreti, alle cose realizzate in anni di lavoro, dove amministrazioni di diverso orientamento hanno mantenuto fede a progetti e realizzazioni di particolare importanza al fine di sostenere, tra le altre cose, percorsi di integrazione scolastica di alunni sinti e rom.
Offriamo alla città i dati e la descrizione del progetto affinchè sia possibile da parte di tutti:
- avere un quadro oggettivo della situazione o non caricature;
- essere in grado di esprimere giudizi fondati e opinioni utili;
- studiare la situazione per quello che è senza preconcetti e posizione strumentali;
- capire quanto è stato realizzato, che certamente può essere migliorato, ma che è già ad un punto molto avanzato;
- vedere quali sono i punti di forza per migliorare percorsi e metodo di lavoro;
- immaginare le prospettive possibili se tutti faranno la propria parte.
Siamo convinti che la gran parte dei cittadini chieda alla politica di governare, di avviare percorsi possibili di integrazione, di far crescere una comunità capace di convivenza civile, non di urlare, non di mettere all’indice i diversi di turno, non di schierare gli uni contro gli altri armati!

Claudio Piron, Assessore alle Politiche Scolastiche

 

mercoledì, 02 luglio 2008

Comunicato stampa di Renata Paolucci sulla schedatura e rilevazione delle impronte

La segretaria nazionale dell’Opera Nomadi Nazionale e presidente dell’Opera Nomadi di Padova si dissocia dal comportamento del Presidente Nazionale e del Lazio,  Massimo Converso che interviene nella schedatura dei Rom e dei Sinti  di Roma. La proposta presentata dall’Opera Nomadi al Ministro Ferrero ormai due anni fa, non era un censimento/schedatura ma un’indagine conoscitiva qualitativa e quantitativa, mantenendo l’anonimato, dei Rom e dei Sinti presenti nel territorio, per permettere di conoscere soprattutto il numero dei bambini che evadevano l’obbligo scolastico e, in base a questo, poter avviare progetti di integrazione e scolarizzazione.   La schedatura e il rilevamento delle impronte digitali su base etnica degli adulti va contro l’art. 3 della Costituzione Italiana e quella dei minori di 18 anni va contro anche la Convenzione Internazionale dei diritti del Fanciullo ratificata dall’Italia nel 1991.






Il rilevamento delle impronte è un atto di violenza e di criminalità istituzionalizzata perpetrata nei confronti degli adulti e bambini che ci riporta al fascismo. Il governo si sta accanendo contro i Rom e i Sinti pretendendo di schedare anche gli stanziali ormai italiani dal 1400.    Allarghi allora la schedatura a tutti i bambini gagè perché molti di essi, presenti nel territorio italiano, sono in pericolo e a rischio di devianza (per esempio i figli dei camorristi e i figli dei mafiosi). Per anni in tutto il territorio italiano, nessun governo (tranne il breve periodo del governo Prodi) si è mai occupato dei piccoli rom e sinti, erano bambini invisibili senza nessun diritto soprattutto quello che riguarda la salute e l’istruzione. Ora ci si accanisce contro di loro con misure repressive senza impegnare risorse economiche e finanziarie per progetti di scolarizzazione e per favorire le famiglie ad abitare in condizioni dignitose, ad uscire dai campi nomadi e avere accesso alle risorse, superando la logica assistenziale a cui da sempre sono stati abituati, con sperperi enormi di denaro pubblico, dato anche alle associazioni, da parte delle Amministrazioni locali, per la gestione dei mega ghetti/campi nomadi che non hanno mai permesso e che non permetteranno mai a queste persone un percorso autonomo e che non li aiutano a divenire cittadinanza attiva con i diritti e i doveri che ciò comporta. Non c’è mai stata la volontà politica di puntare sull’accoglienza di una popolazione che rappresenta lo 0,3 % di quella totale e si preferisce la repressione. Un disegno politico che si ripropone per distogliere la popolazione maggioritaria dal disagio quotidiano provocato da problematiche ben più gravi, facendo diventare i Rom e i Sinti il capro espiatorio del malessere diffuso.



Sappiamo tutti che nessuno nasce con il pregiudizio (viene trasmesso da padre in figlio), alla cui base sta soprattutto la mancanza di conoscenza; non si riduce solo col buon senso ma, se ci fosse la volontà politica, con messaggi istituzionali forti che permettano alla società maggioritaria una conoscenza più approfondita di queste persone. E, sempre se ci fosse la volontà politica, sarebbe necessaria una riconciliazione nazionale che chiuda le ostilità, che avvii processi e iniziative, che permetta che venga riconosciuta la ricchezza derivante dal dialogo e dallo scambio fra i diversi orizzonti culturali per una ridefinizione degli stessi. Ma ciò non avviene e pensiamo non avverrà mai se continua questa politica.  




Riguardo i fatti di Verona, ribadiamo, come è già stato da noi dichiarato nell’Audizione presso la Commissione dell’Infanzia della Camera dei Deputati, la condanna contro chiunque sfrutti i deboli: bambini e donne. Chi agisce in questo modo è un delinquente che va perseguito sia esso rom/sinto o gagè e i bambini devono essere salvati da situazioni criminali di questo tipo.




prof.ssa Renata Paolucci




segretario nazionale




pres Opera Nomadi di Padova


scritto da: romesinti alle ore 07:00 | link | commenti
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venerdì, 06 giugno 2008

Relazione sulla scolarizzazione


Opera Nomadi

Ente Morale (D.P.R. 26.03.70 N° 347) – Onlus

 

IX° Seminario Nazionale

10/11 febbraio 2007

 

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A cura della Prof.ssa Renata Paolucci

Vice Presidente Nazionale Opera Nomadi 

Referente Scuola Opera Nomadi Nazionale 

 

Siti: http://romanolil.blog.tiscali.it               www.romlavoro.it    

Sede Nazionale tel. 06/44704749


IX° Seminario Nazionale

Premessa

                  La percentuale dei bambini rom e sinti che evadono l’obbligo scolastico è elevata e purtroppo non siamo in grado di fornire dati certi, non essendosi ancora attivato un progetto di monitoraggio a livello nazionale (più volte sollecitato dalla nostra Associazione) che, pur mantenendo l’anonimato delle persone, permetterebbe di rilevare il numero reale dei minori che evadono la scuola dell’obbligo. Infatti i dati forniti dalle scuole rispecchiano solo in parte la realtà: è necessario contattare i Rom e i Sinti, famiglia per famiglia, negli alloggi, nelle case nei terreni privati, nelle aree comunali e nei campi sosta. All’interno di alcuni gruppi di Rom e di Sinti c’è molta resistenza nel mandare i bambini a scuola perché i genitori riconoscono valida solo la loro cultura per la formazione dei figli, e questa loro convinzione va rispettata;         ma qualcuno è ancora forse convinto che, al giorno d’oggi, sia utile, a persone ormai stanziali, chiudersi e isolarsi nelle proprie abitudini con l’incapacità, data dall’analfabetismo, di destreggiarsi nella società maggioritaria, continuamente martellati dai messaggi dei mass-media, senza avere gli strumenti necessari per metabolizzarli ?   

D’accordo con la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, siamo fermamente convinti che i minori debbano vivere la propria infanzia, debbano imparare a conoscere la nostra e altre culture, debbano far conoscere la loro e debbano essere aiutati a sviluppare la propria personalità; la scuola deve educare, (dal latino “educo”) cioè deve formare con l’insegnamento e con l’esempio il carattere e la personalità.   

E solo la scuola e una scuola specializzata, dove sia attuata una didattica interculturale, permette che venga riconosciuta la ricchezza che deriva dal dialogo e dallo scambio fra i diversi orizzonti culturali, per una ridefinizione degli stessi.   

Il problema dell’evasione scolastica può essere risolto, come abbiamo constatato, solo attraverso progetti mirati che impegnino mediatori culturali che svolgano, appunto, un lavoro di mediazione con la famiglia e con la scuola, che favoriscano una didattica interculturale e un inserimento socio-culturale dei bambini.

 

IX° Seminario Nazionale

 

L’importanza della figura del mediatore culturale nella scuola

 

Il bambino rom o sinto che si affaccia al mondo della scuola, quasi sempre con mancanza di autostima e portando con sè un bagaglio culturale molto diverso da quello della società maggioritaria, per usi e costumi, lingua e per appartenenza ad una cultura orale, ha bisogno della figura del mediatore culturale.   A differenza dei minori stranieri, per i quali, soprattutto nei primi mesi è importante il supporto di un mediatore linguistico, nel nostro caso è necessaria la presenza di una figura che rassicuri i bambini, rafforzando la loro autostima, che sensibilizzi gli insegnanti sul loro mondo, sulla loro cultura, la loro lingua, che, favorisca l’accoglienza nella scuola e stimoli l’attivazione della didattica interculturale. Compito del mediatore è anche fornire al bambino gli strumenti per comprendere la cultura maggioritaria e eventualmente le altre culture con cui viene a contatto, attraverso il mondo della scuola. Nel contempo, è fondamentale la presenza del mediatore presso le famiglie per cercare di superare le diffidenze degli adulti nei confronti dell’istituzione scolastica.   Il mediatore culturale rom o sinto deve avere una preparazione specifica, attraverso corsi di formazione, un buon livello di scolarizzazione e deve conoscere in maniera approfondita il mondo dei gagè.  Soprattutto è importante sappia destreggiarsi nell’ambiente scolastico, instaurando un rapporto costruttivo con gli insegnanti con cui deve lavorare in sinergia. Purtroppo in Italia sono ancora pochi i Rom e i Sinti che possono svolgere tale compito, perché questa è la prima generazione scolarizzata, sono stati attivati pochi corsi per mediatori e, inoltre, tra gli adulti esistono ancora molti analfabeti o semi-analfabeti. 

A causa di questi impedimenti, che speriamo vengano superati in futuro, in quasi tutti i progetti di scolarizzazione, per il momento, vengono impiegati solo mediatori gagè opportunamente formati e che godono della fiducia delle famiglie rom/sinte.  

 

 

 

IX° Seminario Nazionale

 

Difficoltà riscontrate riguardanti l’inserimento scolastico dei bambini 

            Confrontando le varie esperienze vissute dai mediatori che lavorano nei progetti di scolarizzazione dei bambini rom, sinti e camminanti presenti in Italia si sono individuate alcune problematiche ricorrenti, legate all’apprendimento scolastico:

-         difficoltà di memorizzazione.

-         Difficoltà di mantenimento dell’attenzione e della concentrazione.

-         Difficoltà della lettura, scrittura e comprensione di un testo.

-         Difficoltà nel tradurre in forma scritta pensieri, conoscenze e contenuti appresi e precedentemente espressi oralmente.

-         Difficoltà di astrazione: scarsa capacità di applicare regole logiche che prevedono il passaggio dal particolare al generale dal concreto all’astratto.

-         Scarsa conoscenza lessicale e difficoltà di comprensione delle regole grammaticali.

Riteniamo che tali problematiche siano da attribuirsi a :

1)     illimitato interesse suscitato dagli argomenti trattati a scuola. Le materie insegnate non trovano alcun riscontro pratico nelle esperienze quotidiane maturate in ambito familiare, pertanto la scuola viene vissuta come un’istituzione inutile che non fornisce strumenti adeguati al proprio stile di vita.

2) l’appartenenza ad un cultura orale. Infatti nella società dei Rom e dei Sinti non esiste nessuna cultura di linguaggio codificato, è un mondo di suoni e quindi di azione; il suono, infatti, significa avvenimento e la parola parlata è evento non oggetto, non significa ma agisce. Le parole hanno potere sulle persone e possono provocare danni, sono come armi. L’uomo orale è dogmatico   (si racconta solo la verità) e, per questo, ciò che viene raccontato non permette la capacità di critica e la possibilità di confronto. Il racconto è una forma di insegnamento e la conoscenza si fonda sulla vita collettiva, su ciò che è stato detto, che viene aggregato e accumulato mnemonicamente. Il racconto è condizionato dalla prossimità e manca la dimensione del tempo narrato. L’oralità dipende dalla socialità e respinge l’individualismo. 

IX° Seminario Nazionale

A scuola, perciò, per chi è abituato alla tradizione orale, le difficoltà sono le seguenti:

a)     mancanza di abitudine all’osservazione

b)    difficoltà a ridurre il vissuto a dimensione visiva.

c)     mancanza di abitudine alla critica e al confronto.

Per una cultura specializzata nella sintesi orale, l’osservazione visiva è irrilevante; la scrittura, invece, sviluppa la percezione visiva e l’osservazione individuale (per osservare qualcosa, quel qualcosa deve stare fermo mentre il suono esiste nel tempo e non si ferma). Se la tradizione orale respinge l’individualismo (l’uomo esiste nella socialità), la scrittura stacca l’uomo dal gruppo, dà origine al pensiero originale isolato e presuppone l’introspezione che manca nella cultura orale, dove l’uomo è più attento a cogliere le opinioni degli altri piuttosto che a riflettere sulle proprie affermazioni. Per la cultura orale il nostro modo di comunicare è inefficace; la scuola dovrebbe quindi adottare metodi diversi e munirsi di strumenti idonei per permettere a questi bambini di apprendere, passando, appunto, dallo loro cultura orale a quella della scrittura.

3) all’interno di molti gruppi familiari i minori parlano il romanès: ne deriva quindi che l’italiano risulta essere la II^ se non la III^ lingua, (è il caso dei rom stranieri che parlano anche la lingua del paese di ultima provenienza, dei sinti veneti, lombardi, marchigiani, ecc e dei Rom dell’Italia meridionale che utilizzano parlate dialettali) e l’utilizzo che ne fanno è limitato a fini pratici.    Il “romanès” presenta una struttura molto diversa da quella della lingua italiana e pertanto risulta difficile per i bambini rom e sinti comprendere e utilizzare in maniera adeguata la nostra sintassi.

 

4) la mancanza di un percorso prescolastico: il forte senso di protezione dei genitori nei confronti dei figli in giovanissima età e l’importanza che questi gruppi attribuiscono all’educazione familiare si manifestano in atteggiamenti di resistenza nei confronti della scuola materna.   Di conseguenza i bambini rom e sinti affrontano la classe I^ senza quei prerequisiti indispensabili ad accedere con facilità e in tempi brevi, al pari degli altri compagni, all’apprendimento della lettura e della scrittura.

 

                                                             IX° Seminario Nazionale

 

5) L’analfabetismo e la diffidenza, più o meno accentuata, a seconda dei gruppi di appartenenza, dei genitori nei confronti della società dei gagè: accettano con difficoltà l’inserimento scolastico dei loro figli, considerando non formativo l’incontro con la nostra ed eventualmente altre culture.    Il più delle volte la scuola viene più o meno frequentata per fini utilitaristici.

6) La mancanza di una politica di accoglienza da parte delle scuole, accoglienza che deve avvenire in modo serio e progettuale. Deve consistere in una prima fase temporale ben precisa del primo arrivo con l’incontro tra chi arriva e chi c’è già e deve continuare con atteggiamenti e attitudini nei confronti dell’alterità e della differenza.

Accogliere ed essere accolto significa prestare attenzione ai bisogni dell’altro, sviluppando atteggiamenti di apertura, ascolto e reciprocità. Per tutto ciò è necessario adottare una serie di dispositivi, norme, atti, circostanze e risorse previsti e realizzati in una determinata fase, da parte di chi accoglie. 

La mancanza di una politica dell’accoglienza che punti alla valorizzazione della cultura rom e sinta e al rispetto delle differenze, rischia di fare di questi bambini dei “diversi” influendo pesantemente sul loro grado di autostima e sui rapporti che si creano all’interno della classe. Si rischia che la scuola venga vissuta dai minori e dalle famiglie come un ambiente ostile, che svaluta la loro cultura e la relega a condizioni di svantaggio. Spesso si utilizza una didattica che tende ad accentuare le diversità e le difficoltà anziché superarle, valorizzando i punti comuni e le potenzialità di ciascuno, condizione indispensabile per attuare un’ effettiva integrazione.  Il livello di integrazione ed il grado di autostima influenza, non solo l’impegno e quindi il successo scolastico, ma anche la frequenza.

Con una buona accoglienza da parte delle scuole, con l’attivazione di una didattica finalizzata all’educazione interculturale e con la presenza di mediatori culturali, si deve mirare a ottenere che gli alunni rom e sinti che si avvicinano al mondo scolastico della cultura maggioritaria con una assenza totale di autostima, SI SENTANO IMPORTANTI E INTERESSANTI  al pari degli altri. 

IX° Seminario Nazionale

 

 Per farli sentire interessanti devono essere messe in evidenza e valorizzate all’interno delle classi: la loro lingua d’origine, la loro storia e la loro cultura; perché siano e si sentano importanti, al pari degli altri bambini, si deve arrivare ad una maturazione della loro personalità, mantenendo la cultura d’origine, senza che venga assimilata nella nostra, e, come a tutti, deve essere data anche a loro la possibilità di scelta nella vita.


Non è da sottovalutare, anzi da porre in rilievo come l’habitat influisca sulla frequenza e sul rendimento scolastico: dove esistono condizioni abitative decorose, alloggi, case, terreni privati, ecc., più facilmente si nota un abbassamento delle percentuale di coloro che evadono l’obbligo scolastico.  

E’ evidente, quindi, come il problema dell’evasione e della dispersione scolastica non prescinda dal problema abitativo, igienico, di futuro inserimento lavorativo, ecc, e sia necessario attivare quindi progetti a 360 gradi mirati al superamento di tutte le varie problematiche.

E soprattutto è necessario mirare al superamento dei “campi nomadi”, dove esistono, che risultano essere una prospettiva non solo ghettizzante ma, come da definizione dell’ European Roma Right Center “l’emblema della segregazione razziale per eccellenza” e, secondo il Comitato per l’Eliminazione delle Discriminazioni dell’ONU, “un mix tra le favelas e i campi di concentramento” (l’Italia è l’unica nazione dell’Europa che ne mantiene l’esistenza). 

 

IX° Seminario Nazionale

Interventi e Conclusioni

Hanno partecipato al Seminario del 10/11 febbraio 2007: il Dott. Tallo della Direzione Generale per lo Studente, il Dott. Laplaca Consigliere del Ministro Fioroni, la Dott.ssa Spadaro della Direzione Scolastica Regionale della Lombardia, il Dott. Berardi dell’Ufficio Nazionale Antidisciminazioni Razziali, vari insegnanti provenienti da tutta Italia, la rappresentante della Casa dei Diritti Sociali di Roma, la coordinatrice del Progetto di Scolarizzazione della sezione Lazio dell’Opera Nomadi insegnante Annaluisa Longo, il Presidente della sezione di Napoli dell’Opera Nomadi prof. Marco Nieli, la rappresentante della sezione di Firenze prof.ssa Marzia Grillo, la mediatrice culturale abruzzese Serena Spada, un mediatore culturale della sezione di Palermo.

Durante il seminario si è evidenziata la presenza in Italia di molti progetti mirati:

1) all’integrazione dei bambini rom e sinti soprattutto al nord,

2) alla formazione del personale della scuola di operatori del territorio e di mediatori culturali.

3) all’orientamento e riorientamente dei minori rom e sinti,

 

4) alla facilitazione di percorsi ponte (per semianalfabeti),

5) all’alfabetizzazione degli adulti,

6) ai corsi di recupero della terza media rivolti ai minori rom e sinti che hanno compiuto i sedici anni di età.

Inoltre è stata sottolineata la presenza di Intese, Accordi, Convenzioni fra Istituzioni, Enti Locali e Associazioni che, a livello locale, hanno favorito la realizzazione di progetti mirati all’integrazione scolastica dei minori rom e sinti e delle loro famiglie nel sociale. Si è evidenziato come sia di fondamentale importanza il lavoro dei mediatori culturali rom e sinti, con la loro presenza all’interno delle scuole soprattutto in Abruzzo e in Lombardia.   

 

 

 

IX° Seminario Nazionale

Interventi e Conclusioni

Hanno partecipato al Seminario del 10/11 febbraio 2007: il Dott. Tallo della Direzione Generale per lo Studente, il Dott. Laplaca Consigliere del Ministro Fioroni, la Dott.ssa Spadaro della Direzione Scolastica Regionale della Lombardia, il Dott. Berardi dell’Ufficio Nazionale Antidisciminazioni Razziali, vari insegnanti provenienti da tutta Italia, la rappresentante della Casa dei Diritti Sociali di Roma, la coordinatrice del Progetto di Scolarizzazione della sezione Lazio dell’Opera Nomadi insegnante Annaluisa Longo, il Presidente della sezione di Napoli dell’Opera Nomadi prof. Marco Nieli, la rappresentante della sezione di Firenze prof.ssa Marzia Grillo, la mediatrice culturale abruzzese Serena Spada, un mediatore culturale della sezione di Palermo.

Durante il seminario si è evidenziata la presenza in Italia di molti progetti mirati:

1) all’integrazione dei bambini rom e sinti soprattutto al nord,

2) alla formazione del personale della scuola di operatori del territorio e di mediatori culturali.

3) all’orientamento e riorientamento dei minori rom e sinti,

In quest’ultima regione anche se non è stato firmato un Accordo di Programma con la Direzione Scolastica Regionale si sta portando avanti da tre anni un corso per mediatori rom e sinti ed è stato attivato un monitoraggio quantitativo e qualitativo sui Rom e i Sinti dall’Osservatorio Regionale in collaborazione con Opera Nomadi e Caritas in coordinamento con l’Università che ha riguardato le Province di Milano, Cremona, Mantova e Pavia. 

Si mette in rilievo che tale monitoraggio può costituire un modello per tutte le altre regioni relativamente al percorso attuato rispetto a quel tipo di indagine. 

IX° Seminario Nazionale


Gli operatori e mediatori presenti hanno sottolineato:

come sia a volte impegnativa e difficile la collaborazione con gli insegnanti e i Dirigenti Scolastici e come in alcune scuole ci sia la tendenza a rifiutare l’iscrizione dei minori rom stranieri, se privi di permesso di soggiorno, contravvenendo alle leggi, alle Raccomandazioni, alle Circolari, tra cui la Circolare Ministeriale n° 24 del 01/03/2006 (Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione). Inoltre per i pochi ragazzi che frequentano le scuole superiori, spesso la mancanza di documenti impedisce loro la partecipazione a Stage professionalizzanti organizzati dalle scuole all’estero privando gli stessi di un                          diritto fondamentale,

- nonché di un’adeguata formazione che permetta loro un corretto                                 inserimento nel mondo del lavoro.

-         come ci sia la mancanza di collaborazione a volte con le famiglie che ancora non considerano la scolarizzazione come un investimento per il futuro dei propri figli.

-         come permanga ancora il problema del ricambio nelle comunità, degli sgomberi e degli spostamenti che non consentono una  progettualità a lungo termine.

Drammatica viene presentata la situazione a Napoli, dove su una popolazione di circa seicento minori, trecento dei quali frequentano la scuola e il rapporto numerico tra operatori e studenti è di circa 1/100.   A Napoli si verifica un’inutile e dispendiosa politica di repressione che non risolve realmente i problemi ma ne aggrava le ricadute negative sulle comunità e sulla società ospitante. Si dovrebbe invece intervenire, in un’ottica integrata e soprattutto preventiva che passi per l’attuazione di serie politiche sociali capaci di prevenire il disagio per una riduzione del danno.  

Vengono, quindi, riformulate le seguenti proposte, già avanzate nel corso del VIII° seminario del dicembre 2005, all’allora Direttore Generale dai vari gruppi di lavoro divisi per aree geografiche (nord, centro, sud), visto il Protocollo d’Intesa firmato il 22 giugno 2005 tra Opera Nomadi e Miur:

IX° Seminario Nazionale

1)    che venga attivato un progetto di monitoraggio qualitativo e quantitativo

 mantenendo l’anonimato, sui minori, per rilevare l’effettivo numero di     

 coloro i quali evadano l’obbligo scolastico ;

1A) che l’Opera Nomadi e il MPI diano seguito al Seminario formando un

gruppo di lavoro specifico;  

2)     che vengano attivati corsi per la formazione di mediatori culturali rom e   

sinti; che venga costituita una banca dati che raccolga: progetti, modelli,  

materiali da diffondere a livello nazionale;

3)      che vengano attivati corsi di formazione rivolti agli insegnanti;

4)      che il MPI solleciti l’applicazione del Protocollo d’Intesa a livello regionale.

 

Il Protocollo d’Intesa, infatti, dovrebbe stimolare e sensibilizzare le varie Direzioni Scolastiche Regionali perché è indispensabile investire risorse economiche per finanziare seriamente i progetti di scolarizzazione, se effettivamente esiste la volontà politica di tutelare i diritti della popolazione dei Rom e dei Sinti;  altrimenti tutti i bei discorsi rimangono lettera morta.

Il 26 gennaio scorso presso il Ministero della Pubblica Istruzione abbiamo avuto il primo incontro con il nuovo Direttore Generale Dott. Dutto che ci ha assicurato che verranno contattate le Direzioni Didattiche Regionali, che verrà formalizzata la Commissione Tecnica dell’Opera Nomadi presso il Ministero e che verrà dato il pieno appoggio da parte della Direzione Generale ad un progetto nazionale di indagine conoscitiva, mantenendo l’anonimato, sulla presenza dei minori rom, sinti e camminanti in Italia e sul loro grado di scolarizzazione; tale progetto si rende necessario perché non siamo ancora in grado di rilevare delle percentuali reali riguardanti l’evasione e la dispersione scolastica.

I funzionari presenti riferiscono che si sta discutendo un progetto di legge per affrontare tutti gli aspetti inerenti la peculiarità dei rom e dei sinti e che comunque si adopereranno per favorire l’attenzione nei confronti delle problematiche specifiche che riguardano questo popolo e in modo particolare nei confronti di quelle evidenziate nel corso di questo seminario.  

IX° Seminario Nazionale

 

APPENDICE

A)    La Scolarizzazione in Italia

B)     I Progetti in CAMPANIA, CALABRIA, LAZIO

 

La scolarizzazione in Italia

 

In Italia la piena scolarizzazione della popolazione dai 6 ai 10 anni è stata raggiunta sia per i maschi che per le femmine già a partire dagli anni ‘50 e a metà degli anni ’60 la riforma della scuola media consentì di completare la scolarizzazione con riferimento all’intero ciclo dell’obbligo scolastico.

L’esigenza di ottemperare al diritto all’istruzione per i minori rom e sinti si è sentita nel 1959, a livello di volontariato nelle carovane e negli edifici privati e, sulla scia di queste esperienza, lo Stato Italiano nel 1965 si dotava di uno strumento istituzionale costituito dalle classi speciali “Lacio Drom” (Buon cammino) che da 11 raggiunsero un numero di 60 nel 1970.   Classi speciali quindi, all’inizio all’interno di edifici scolastici per favorire la socializzazione e, in seguito, a causa dell’opposizione dei responsabili locali della scuola e dei genitori degli altri alunni, i bambini rom e sinti furono ghettizzati in locali appartati, non idonei e isolati. Nel 1974, venne dichiarata l’eccezionalità di tali classi e fu disposto che i minori rom e sinti fossero inseriti nelle classi comuni, conservando però le classi speciali con una funzione di accoglienza di quegli alunni che presentavano un notevole ritardo scolastico o che avevano una frequenza irregolare, a causa della vita nomade. Nel 1982 ci fu la definitiva soppressione delle classi speciali, riconoscendo, nel caso gli alunni avessero difficoltà di apprendimento per l’appartenenza ad una cultura diversa o per il problema del bilinguismo (il “romanès” per alcuni è la sola lingua parlata in famiglia, per cui si rende necessario insegnare l’italiano come L2), un insegnante di sostegno.

Nel 1986 il Ministero diede nuove disposizioni in materia di scolarizzazione dei minori rom e sinti, disposizioni che precorrono la Risoluzione Europea del Consiglio dei Ministri dell’Educazione del 22/05/1989

 

 

 

IX° Seminario Nazionale

.    Dopo aver richiamato la scuola materna, elementare e media al principio dell’obbligo scolastico che  non è solo obbligo dei ragazzi a frequentare la scuola, ma anche obbligo della scuola ad assicurare il massimo possibile di apprendimento a tutti i frequentanti, il Ministero prescrive ad essa l’impegno di offrire un servizio adeguato nel “massimo rispetto dell’identità culturale dei soggetti interessati e il dovere di predisporre, per quanto possibile, un’organizzazione proficua, soddisfacente e rispondente ai reali bisogni degli stessi”.

Altro elemento importante è la creazione presso i Provveditorati agli Studi e gli Uffici Scolastici Provinciali di un Centro di competenze specifiche con il compito di conoscere, vagliare, coordinare, le iniziative scolastiche sul territorio, in collegamento con l’apposito gruppo di lavoro che avrebbe dovuto funzionare al Ministero, con gli Enti locali chiamati a garantire i servizi integrativi necessari per la piena scolarizzazione.   Nel 1989 e nel 1990 infine, il Ministero della Pubblica Istruzione ha emanato due importanti Circolari riguardanti il diritto all’istruzione ai figli degli immigrati, quindi anche dei Rom giunti dall’Europa Orientale: la scuola li deve accogliere anche se i genitori sono privi di permesso di soggiorno e realizzare un’educazione interculturale sia per superare ogni forma di rigetto, sia per garantire ai bambini stranieri il rispetto della loro cultura.

Non solo, ma a proposito della lingua “romanès” nel 1981 il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione aveva approvato ed inviato al Ministero una Raccomandazione (n° 125), insistendo non solo sul rispetto della lingua e della cultura nelle scuole ma anche chiedendo appositi corsi di formazione di Rom e di Sinti in grado di insegnare la propria lingua (tutto ciò non fu mai attuato).

A tutt’oggi nonostante le varie Disposizioni Ministeriali, la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e le Raccomandazioni e le leggi ancora pochi sono i progetti avviati nel nostro paese per permettere un proficuo inserimento scolastico dei bambini rom e sinti, e si continua purtroppo a registrare un elevato numero di minori che evadono la scuola dell’obbligo o la frequentano saltuariamente.

 

IX° Seminario Nazionale

 

Educazione Interculturale

Accanto ad una politica dell’accoglienza, è di fondamentale importanza prevedere di applicare nelle scuole la didattica interculturale. Esiste una normativa dell’interculturalità nel nostro ordinamento scolastico; i documenti sono numerosi e di diversa natura, tra questi i più significativi sono:

-         Circolare n° 301 del 08/09/1989 e la successiva Circolare Ministeriale n° 205 del 26/07/1990, la n° 73 del 02/03/1994,

-         La Pronuncia del C.N.P.I. del 23/04/1992 e del 24/03/1993, i programmi della scuola media che risalgono al 06/02/1979, della scuola elementare del 12/02/1985,

-         la legge di riforma dell’ordinamento della scuola elementare del 05/06/1990  n° 148.

Nonostante le Circolari Ministeriali, la Pronuncia del C.N.P.I., le premesse generali ai programmi dei vari ordini di scuola, i programmi della scuola elementare e della scuola media, ancora in molte scuole la didattica interculturale non viene applicata. Si tende a fornire un’educazione multiculturale al posto di un’educazione interculturale.   L’educatore che assume una prospettiva multiculturale considera la coabitazione delle differenze etniche, culturali e religiose come un processo storico naturale di cui si prende atto, imposta tra le diverse culture un rapporto di tipo oggettuale (è una cultura in più da approfondire) tutto basato sull’oggetto dello studio e sulla materia. Quando invece l’educatore costruisce un progetto educativo intenzionale, cioè compie una scelta, passa dal multiculturale all’interculturale, non riducendo l’altra cultura ad un oggetto di studio in più ma imposta il rapporto tra le culture in questo modo: non oggettuale ma soggettuale, non estrinseco ma intrinseco, non cumulativo ma interattivo, non enciclopedico ma epistemico nel senso che l’altra cultura deve interessare per modificare lo spettro di indagine, assumendo un punto di vista diverso sulla realtà, esterno al proprio sistema cognitivo.

 

 

 

IX° Seminario Nazionale

 

L’educazione interculturale non è naturale ma deve essere voluta e provocata, l’insegnante stesso deve avviare un processo personale di decostruzione mentale data da stereotipi e pregiudizi, cambiando la sua visione del mondo, superando il concetto di monocultura e di centralità europea.

L’educazione interculturale è: riconoscimento dell’identità dell’altro, tutela e promozione del diritto di cittadinanza, educazione antirazzista, prevede e comprende atteggiamenti e comportamenti, è superamento del monoculturalismo. E’ un processo multidimensionale di interazione tra soggetti di identità culturale diverse, che, attraverso l’incontro (interculturale), vivono un’esperienza profonda e complessa di conflitto/accoglienza. Ciò diviene una preziosa opportunità di crescita della cultura personale di ciascuno nella prospettiva di cambiare tutto quello che è di ostacolo alla costruzione comune di una convivenza civile, è, infine, considerarsi cittadini del mondo superando il concetto di nazionalismo dato dalla rigidità delle frontiere.

 

Tutto ciò si può riassumere nei quattro elementi strutturali dell’interculturalità:

 

a)    l’integrazione.

b)    L’empatia.

c)     Il decentramento.

d)    La transitività cognitiva.

Il conseguimento degli obiettivi succitati esige almeno tre cambiamenti del sistema scolastico:

 

a)     l’attuazione del principio delle pari opportunità,

b)     Il rifacimento dei libri di testo e l’adozione di tecniche attive e di  

strumenti multimediali.

c)      La riqualificazione degli educatori.

 

Di seguito alleghiamo alcune relazioni su progetti di scolarizzazione nel resto d’Italia:

 

 

 

 

 

IX° Seminario Nazionale

 

 

RELAZIONE SULLA SCOLARIZZAZIONE DEI MINORI ROM NELLE SCUOLE MATERNE, ELEMENTARI E MEDIE DELLA REGIONE CAMPANIA 

 a cura del Prof. Marco Nieli (Presidente Opera Nomadi di Napoli)

               

 

I Rom a Napoli e nella Campania

In Campania, a fronte delle presenze tradizionali di Rom italianizzati e perfettamente integrati nella società locale, esistono circa 3000 Rom di origine ex-Jugoslavia, in prevalenza dasikhané (dei sottogruppi Mrznarja, Kanharija e Banguleshd) con una minoranza di Musulmani (khorakhané). Le loro condizioni abitative sono quasi dappertutto disastrose (baraccopoli), con alcune significative eccezioni come il nuovo campo attrezzato di Secondigliano a Napoli, che presenta però vistosi problemi di isolamento e gestione. Un ottimo villaggio attrezzato è stato recentemente aperto a Caivano e un altro è atteso a Giugliano, dove esiste il più grande insediamento di baracche dopo quello di Scampia (rispettivamente, circa 600 e 800 persone). Per i circa 1000-1500 Rumeni presenti nella provincia esiste, allo stato attuale, un solo Centro di Accoglienza Comunale a Napoli, la Scuola “G. Deledda” di Soccavo.

 

Scuola materna ed elementare a Napoli

A cinque anni dall’inizio del progetto comunale Napoli-Zona Nord gestito dall’Opera Nomadi di Napoli (oggi ribattezzato “Attività specifiche per minori rom ed extra-comunitari”), la percentuale di minori rom che frequenta le scuole materna ed elementare a Napoli con una certa regolarità è del 50% circa. La percentuale scende a circa il 20 % nella scuola media, per i motivi che ben conosciamo: necessità di contribuire all’economia familiare, per le femminucce al menage domestico e in più, precoce avviamento al matrimonio.

Le scuole interessate a Napoli, tra Scampia e Secondigliano, sono la Pascoli II (elementare e media), l’80°, l’87° e il 10°. Qualche altra scuola del Centro accoglie i minori rom abitanti in zona, ma non avendo progetti in queste scuole, l’O.N. non ha un monitoraggio di queste frequenze.

Il numero di bambini iscritti è salito quest’anno (2005-2006) a 264. Il principale ostacolo alla frequenza è rappresentato dalla necessità economica della famiglia, che impiega i bambini per il mangel. Le inadempienze vengono gestite dagli operatori dell’Opera Nomadi, che avvisano e sollecitano costantemente le famiglie sulla necessità di rispettare i “Patti di cittadinanza” istituiti con il Comune di Napoli, in particolare riguardo l’obbligo di iscrizione/frequenza dei minori. Per fare sì che gli O.D.S. inviati dalla scuola sui casi di dispersione più eclatanti abbiano un esito positivo, l’Opera Nomadi lavora a stretto contatto con l’assistente sociale di Scampia, in modo da concordare insieme interventi fattivi e non inutilmente repressivi.

 

 

 

IX° Seminario Nazionale

 

L’Opera Nomadi dà anche sostegno logistico e consulenza per i bambini rom rumeni iscritti a Soccavo (6 alle elementari).

 

Scuola media a Napoli

A Napoli, la frequenza nella scuola media di alunni Rom è estremamente limitata (25 iscritti, di cui 7-8 frequentano più o meno con regolarità). Data l’esiguità delle risorse a disposizione dell’O.N., in passato solo poche ore sono arrivate a questa fascia così delicata del processo di scolarizzazione. L’O.N. di Napoli sta attualmente cercando di intervenire su questa fascia di dispersione con un progetto comunale ad hoc sul campo di Secondigliano, relativo all’alfabetizzazione degli adolescenti e finalizzato al conseguimento della terza media. Laddove in passato è stato realizzato, si è riusciti a intervenire con qualche risultati in questa sacca di dispersione.

 

 

NEL RESTO della CAMPANIA

                                          Al di fuori del territorio comunale di Napoli, la sezione napoletana della nostra associazione, quella di Caserta e quella di Giugliano hanno attivato percorsi di scolarizzazione sulle comunità locali, pur tra mille difficoltà e ostacoli.

A Caivano è iniziata la scolarizzazione di circa 30 minori rom del gruppo Crna Gorja del Montenegro, con accompagnamento scolastico.

A Caserta, circa 30 bambini frequentano in varia maniera la scuola elementare, dove l’Opera Nomadi locale svolge attività di mediazione con le famiglie e sta per mettere in campo dei laboratori interculturali. Sembra buona la scolarizzazione fra le Comunità di rom abruzzesi che vivono da due generazioni nel Casertano, ivi compresa la famiglia estesa dell’artista Rom ROCCO GITANO.

A Giugliano, il progetto dell'Opera Nomadi locale, prevedente l'accompagnamento e la mediazione per circa 70 bambini rom va avanti ormai da 2 anni.

25 bambini rumeni erano stati iscritti a Casoria (v. Lufrano), dove recentemente c’è stato uno sgombero di 400 persone, ma per mancanza di accompagnamento comunale, il diritto allo studio di questi bambini non è stato adeguatamente sorretto e incoraggiato.

E’ difficile seguire le situazioni sparse della provincia napoletana, dell’avellinese e del beneventano, dal momento che non sono in atto progetti in queste zone. Nel Salernitano era stato iniziato un discorso di scolarizzazione dei minori rom “slavi” locali, ma le difficoltà dell’Opera Nomadi locale hanno fatto sì che anche qui il monitoraggio fosse discontinuo. Fra i Rom Cilentani (circa 2000 individui fra Eboli, Agropoli, ed altri centri del basso Salernitano) la dispersione scolastica è alta e ad Agropoli sono stati evidenziati dai Dirigenti Scolastici e dall’Amministrazione Comunale gravissimi fenomeni di bullismo nella scuola da parte di alcuni adolescenti Rom.

 

 

 

IX° Seminario Nazionale

Attività svolte dall'Opera Nomadi riguardanti l'alfabetizzazione primaria e l’intercultura

Accompagnamento scolastico (legge 285/'97): quest'attività costituisce a tutt'oggi il grosso del progetto 285 di cui si è detto. Attualmente l'accompagnamento dei circa 240 alunni rom nelle diverse scuole di Secondigliano e Scampia (circa la metà frequentano con una certa regolarità) viene svolto coi pulmini donati dal Banco di Napoli all’Opera Nomadi e guidati da operatori rom. Gli operatori italiani e rom sono coinvolti in una difficile e paziente opera di mediazione con le famiglie rom, si preoccupano anche di sollecitare le famiglie su punti delicati come l'igiene, eventuali pediculosi o altre

affezioni/infezioni, la certificazione dopo l’assenza per malattia, il materiale scolastico e le inadempienze.

Laboratori interculturali e di sostegno dell'alfabetizzazione (legge 285/'97): tale attività viene svolta in tre scuole di Secondigliano, l'87° (Don Guanella), l'80° e Pascoli II. In tali scuole sono state organizzate attività di sostegno all'alfabetizzazione in un'ottica interculturale che, spesso, vengono eseguite in condizioni di grande precarietà logistica dovuta anche alla mancanza cronica di spazi. Tali laboratori prevalentemente linguistici hanno l'importante funzione di colmare l'evidente lacuna di una programmazione didattica differenziata, tarata sulle esigenze specifiche dei minori rom, che sono in parte diverse da quelle degli alunni italiani. I bambini rom presentano infatti dei condizionamenti che sono dovuti alle precarissime condizioni igienico-sanitarie e abitative, nonché al carattere orale della loro cultura. E' dunque importante che la loro frequenza scolastica sia seguita e monitorata nel tempo da operatori qualificati che cercano anche di dare un taglio interculturale all'alfabetizzazione (con l’obiettivo di arrivare in prospettiva a un apprendimento bilingue: italiano/romanes). Fondamentale è infatti che gli alunni rom non dimentichino la loro lingua, il Romanés, le loro tradizioni e i loro costumi. L’Opera Nomadi ha anche costantemente introdotto attività ludiche, grafico-pittoriche, espressive e musicali sulla storia, la lingua, la cultura del popolo rom, con interventi mirati sul gruppo classe e in presenza delle maestre. Quest’anno, in una delle scuole, la Pascoli II, è partito un piccolo laboratorio di circo sulle tradizioni del popolo rom.

Doposcuola (legge 285/'97): le attività di doposcuola, svolte nel Campo Nuovo, presso il centro sociale B o presso le varie case del campo, è condotto a stretto contatto con il lavoro svolto a scuola, spesso dagli stessi operatori. Tali attività hanno coinvolto una ventina di bambini, dai 6 agli 11 anni, corrispondenti alla fascia di età della scuola elementare, a vario titolo bisognosi di sostegno per l'alfabetizzazione e l'integrazione scolastica. L'attività è stata condotta, per quanto possibile, anche in romanés, madrelingua dei bambini rom.

Progetto di aggiornamento per docenti sulla scolarizzazione di minori rom: svolto a Giugliano, in collaborazione con l'Opera Nomadi locale, ha interessato nell’anno 2004-2005, una ventina di insegnanti di vari circoli di Giugliano e altrettanti operatori sociali e tutors del Comune di Giugliano e dell'Opera Nomadi locale.

A Napoli, a tutt’oggi, non si è ancora vista un tale iniziativa e se ne sente fortemente la mancanza.

 

IX° Seminario Nazionale

 

 

Criticità e principali difficoltà incontrate

Le difficoltà riscontrate, nell’interfaccia scuola-famiglie rom, sono legate alle condizioni igieniche spesso precarie, alla diffidenza delle famiglie Rom

verso l’istituzione dei gagé, da sempre ostile al loro popolo, alla mancanza in alcune scuole della provincia o della regione di progetti calibrati sulle esigenze di questi bambini e all'assenza di corsi di aggiornamento specifici per insegnanti e operatori del settore. Parecchie

 

scuole non approvano più i progetti interculturali per mancanza di fondi o di personale o, più semplicemente, perché non ritengono che dalla cultura rom si possa imparare qualcosa.

A parte una mediatrice rumena, mancano, inoltre, in Campania, mediatori culturali rom, formati ufficialmente con un Corso Regionale, che intervengano nei rapporti con le maestre e nella promozione di un clima favorevole all’apprendimento e vicino al vissuto dei piccoli Rom. I pochi mediatori che in passato si era riusciti a formare con enormi sforzi sono fuggiti in nord-Italia per problemi con la comunità rom ortodossa, ma anche per la discontinuità dei pagamenti e la mancata valorizzazione a livello locale del loro importantissimo ruolo interculturale.

In generale, bisogna dire che nel processo di scolarizzazione, come è stato portato avanti in questi anni in Campania, manca molto la concezione del lavoro in rete, in un’ottica di fattiva collaborazione interdisciplinare ed interistituzionale. A livello cittadino napoletano, è venuto ad esempio meno il tavolo interistituzionale "Scolarizzazione minori rom e immigrati", che costituiva un punto di riferimento per gli operatori del settore, anche per rilevare e discutere gli eventuali punti di criticità dei progetti e del lavoro svolto in comune. Si spera a breve che questo momento di raccordo venga ripreso, perché costituiva un validissimo momento di confronto e riscontro.

Questo discorso di lavoro in rete riguarda tuttavia, crediamo, anche il livello centrale e sovraregionale, e a questo proposito sarebbe forse utile una maggiore attenzione da parte degli organi centrali (Ministero. Sovrintendenze) sul livello di rendimento del processo di scolarizzazione, che non può essere sostenuto solo dall’associazionismo. La costituzione di un Ufficio Centrale e Regionale per il Monitoraggio sarebbe a questo proposito, un validissimo strumento per la rilevazione dei dati (iscrizione, frequenza, successo scolastico), allo scopo di migliorare la qualità dell’offerta formativa rivolta ai piccoli rom. A livello centrale, inoltre, si avverte comunque, nell’immediato, l’esigenza di un monitoraggio da parte del Ministero dei risultati conseguiti, magari attraverso apposite ricerche messe in campo con l’IRRSAE o altri enti di ricerca/formazione.

 

 

 

 

IX° Seminario Nazionale

 

Un’altra scelta intelligente sarebbe, a nostro avviso, quella di raccomandare, fermo restando l’autonomia delle singole scuole in fatto di curricola, l’adozione di offerte curricolari che contengano, in una certa percentuale, elementi tratti dalla storia, dalla lingua e dalla cultura rom. Spesso, infatti, si può dire che viene completamente trascurata o sottostimata la legittima esigenza di una programmazione interculturale,

vale a dire che accolga spunti della cultura rom all’interno del curricolo o delle attività extra-curricolari. In questo senso, una revisione della legge 482 del ’99 sulle minoranze linguistiche, in direzione di un’inclusione del Romanes tra le lingue minoritarie da proteggere o tutelare, apporterebbe enormi benefici al lavoro svolto sul campo dagli operatori.

A distanza di circa 5 anni dall’inizio dei progetti dell’Opera Nomadi con il Comune di Napoli e a 2 dall’inizio dei progetti con Giugliano, in definitiva, si riconoscono indubbi risultati nell’affermazione del diritto allo studio dei minori extra-comunitari di etnia rom. L’iscrizione e l’accoglienza sono ormai prassi consolidate, a Napoli, come in parecchi casi nella provincia.

D’altro canto, la percentuale di frequenza (regolare) di circa il 50% (e del 60-70% saltuaria), come anche i dati riguardanti il successo scolastico (60-70% dei casi di promozione, ma con criteri che a volte andrebbero meglio verificati), impone l’esigenza di una valutazione complessiva del lavoro svolto insieme nelle scuole. I risultati ottenuti in termini di rendimento (livello complessivo di alfabetizzazione, capacità strumentali base, socializzazione) sono, infatti, a nostro avviso, inferiori alle aspettative, in alcune delle scuole dove si collabora, nonostante gli sforzi enormi messi in campo dall’Opera Nomadi con le poche risorse a disposizione. Quello che serve è un maggiore coordinamento a livello locale (orizzontale) e locale-centrale (verticale), con una maggiore capacità di monitoraggio dei risultati e delle criticità, una maggiore valorizzazione della lingua e cultura rom in sede curricolare, metodologico-formale e contenutistica, e un maggiore dispiegamento di risorse, in senso sia finanziario che di investimenti nella formazione del personale.

 

Napoli, Prof. Marco Nieli presidente Opera Nomadi di Napoli

 

  IX^ Seminario Nazionale

 

 C A L A B R I A

 

Regione Calabria, Provincia di Cosenza,

MIUR Direzione Regionale e CSA Cosenza

Progetto Studenti Rom II^ fase - RELAZIONE FINALE - ANNO SCOLASTICO 2005-2006



 SCUOLE INSERITE nel PROGETTO


1) Scuola Media GULLO Via Popilia - COSENZA

2) Direzione Didattica JOTTI Via Giulia - COSENZA

Zone Via Popilia e Via Reggio Calabria - Cosenza

3) Scuola Media Don Milani Zona San Vito - Cosenza

4) Scuola Media Statale Centro Storico

5) Direzione Didattica Villaggio Scalo Spezzano Arberesh

 

SCUOLE COINVOLTE nell’attività di rilevazione dati

6) Direzione Didattica S.Albo Zona San Vito Cosenza

7) Istituto Comprensivo Lauropoli

Frazione Lauropoli Cassano allo Jonio

IX° Seminario Nazionale

 

 

8) Istituto Comprensivo Bonifati/Cittadella

 

Dalla data di inizio della 2^ fase del “Progetto Studenti Rom”, 1 febbraio 2006, l’intervento ha interessato le scuole del capoluogo e della Sibaritide coinvolte nel progetto di prevenzione dell’evasione e dispersione scolastica, nonché del

 

ritardo didattico, dei minori Rom presenti in tali Comunità storiche del Cosentino.

Il primo passaggio è consistito nel conoscere ed interloquire con i Dirigenti Scolastici e gli Insegnanti delegati per il progetto e sono stati rilevati i dati relativi alle frequenze dei minori Rom Calabresi riguardanti il 1° quadrimestre dell’anno scolastico in corso.

 

Da un esame degli stessi dati, riguardanti i Minori Rom Calabresi, si è constatato come, in più di un caso, la situazione sia allarmante ed il Progetto paga l’esiguità dei fondi messi a disposizione nella I^ fase 04.05 che non ha consentito l’effettuazione dei Centri Estivi ludico-didattici e l’intervento nel I° quadrimestre. Per i Minori Rom Rumeni (di cui il Comune di Cosenza non ha ancora messo a disposizione il Censimento) l’evasione scolastica è del 100% e per i Minori Rom Dasikhanè (cioè di cittadinanza serba) della cosiddetta “Operazione Spezzacatene” la frequenza è costante soltanto perché indotta dalla restrizione dei bambini negli Istituti del Capoluogo e di Sangineto, malgrado gli stessi non avessero subito violenze fisiche dai genitori.

 

 

IX° Seminario Nazionale

COSENZA capoluogo QUARTIERE SAN VITO – Via degli Stadi

La condizione più grave riguarda la scuola media “Don Milani”di via degli Stadi a Cosenza dove su 22 Rom iscritti solo 7 di loro frequentano e, per di più, la tipologia di frequenza maggiormente diffusa è quella saltuaria e irregolare.

Il II° quadrimestre ratifica quella che è la situazione più negativa fra le Scuole Medie dell’intero Paese frequentate da Minori Rom cittadini italiani : nemmeno l’intervento, richiesto ed ottenuto dall’Opera Nomadi, degli assistenti Sociali presso le 17 famiglie inadempienti ha sortito alcun effetto, tale e tanta è la condizione di “zona franca” che caratterizza lo status socio-economico del Villaggio di Via degli Stadi.

In numeri, la dispersione e il ritardo scolastico sfiorano il 70%, percentuale davvero preoccupante. Confrontando questi dati con quelli di fine anno scolastico 2004-2005, si è registrato un aumento negativo, e della dispersione e del ritardo scolastico.

E’ mancata nei fatti la figura di un operatore ROM presente, che, quotidianamente, fungesse da interfaccia tra scuola e comunità Rom del luogo. E ciò malgrado l’Assessore Franco Piperno, su richiesta scritta dell’Opera Nomadi, avesse distaccato un operatore delle Cooperative Comunali dall’1.07.2004 con l’esplicito scopo di intervenire quotidianamente presso le famiglie dei bambini ed adolescenti Rom del Villaggio di Via degli Stadi. Tale Operatore si è limitato a prestare servizio come accompagnatore sullo scuolabus.

Si auspica quindi che per la III^ fase del Progetto (2006-2007) l’Ente Locale ripristini immediatamente tale servizio dell’Operatore Rom per intervenire presso le famiglie inadempienti nel pomeriggio e presenziare al mattino stabilmente nelle 3 scuole assegnatigli a suo tempo dall’Assessore Piperno. E’ bene, in proposito, chiarire che l’Operatore – retribuito direttamente dal Comune di Cosenza – non ha mai voluto entrare nell’organico del <Progetto Studenti Rom> proprio per non svolgere le funzioni di Mediatore a tutti gli effetti. Si auspica che i nuovi assessori Morrone e La Valle riescano ad indurre tale Operatore Rom a frequentare già dal 15 Settembre un Corso di 150 ore per il conseguimento della Licenza Media (di cui infatti ancora non dispone) ed ad entrare organicamente e stabilmente nel <Progetto Studenti Rom> così da coordinarsi quotidianamente con tutte le Istituzioni del suddetto Progetto.

Riguardo alla scuola elementare di via degli Stadi, è presente un nutrito numero di minori Rom e, la dispersione scolastica, è minore rispetto alla scuola media suddetta.

Ma l’integrazione scolastica, dipendente dall’accentuato isolamento socio-economico del nuovo Villaggio di San Vito purtroppo confermatasi <zona franca> come il precedente insediamento di Gergeri, è lontana dalla realizzazione.

        In merito c’è obiettivamente da rilevare come, pur nella sua grande discontinuità, l’Operatore Rom sopradetto debba muoversi in un contesto dove i diversi Clan della Comunità Rom dettano regole e gerarchie per cui gli adolescenti inadempienti fanno, spesso organicamente, parte di tale negativo sistema di equilibri - .

 

 

IX° Seminario Nazionale

Si sono tenute, nella scorsa primavera, due riunioni specifiche presso il Comune di Cosenza, dopo richiesta scritta dell’Opera Nomadi trovatasi sola con il Dirigente Nigro ed i suoi Insegnanti ad affrontare un problema oggetto da anni addirittura della commissione AntiMafia, alla presenza del SubCommissario Ponte.

Nella prima di tali riunioni lo stesso alto Funzionario della Prefettura acquisiva la ottima documentazione dell’Opera Nomadi sulla questione e prendeva atto come il Comune di Cosenza dovesse riprendere l’intervento contro l’evasione scolastica , di fatto interrottosi con la crisi dell’Amministrazione.

Soltanto con la seconda riunione – si era ormai al 19 Maggio - si dava corso ad una operazione (necessaria a nostro avviso già nell’Ottobre 2005) in cui le Assistenti Sociali convocavano negli Uffici di Via Piave le 17 famiglie inadempienti e l’Operatore Rom interveniva, ormai in assoluto ritardo, sulle stesse. Ma la condizione di zona franca del Villaggio di Via degli Stadi ha consentito a tali genitori di proseguire nello stato di flagrante illegalità.

Infatti dagli incontri di lavoro con le Insegnanti sono emersi casi di bambini che vivono senza regole, persino indifferenti allo svolgimento di attività, quali quelle teatrali, di ginnastica e di educazione all’immagine che, nella stragrande maggioranza dei casi, coinvolgono ed entusiasmano tutti i bambini.

 

 

COSENZA CAPOLUOGO SCUOLE ZONE VIA POPILIA e VIA REGGIO CALABRIA

Per quanto riguarda la scuola media “Fausto Gullo” di via Popilia il ritardo scolastico interessa la metà dei Rom iscritti e la dispersione, rispetto ai dati dell’anno scorso, è raddoppiata.

Nella seconda parte dell’anno scolastico si è registrato un altro abbandono e quindi su 20 iscritti al momento solo 14 frequentano e il ritardo scolastico sfiora il 50%. La frequenza si conferma saltuaria per alcuni alunni e regolare per altri.

 

Nella scuola elementare di via Giulia si registra un aumento della dispersione e del ritardo scolastico. La scuola elementare plesso “Cuturella” (nel cuore del quartiere di case popolari di Via Popilia dove vive la più consistente Comunità Rom del Capoluogo) è oggetto di una dispersione che si attesta al 25% e di una tipologia di frequenza regolare/saltuaria. In merito a quest’ultima, circa il caso di un bambino che dall’inizio dell’anno non ha mai frequentato, d’accordo con l’insegnante Spizzirri, si è risolto di recarsi direttamente presso l’abitazione per capire quali motivazioni spingano la famiglia a tenerlo lontano dalla scuola.

In tale scuola (“VII° Circolo” di Via Giulia- Cosenza) si è registrato un altro abbandono di un’alunna che già nel I° quadrimestre frequentava saltuariamente e per il quale erano stati attivati già i dovuti interventi. La tipologia di frequenza più diffusa è saltuaria e solo per pochi regolare.

Nella scuola primaria plesso “Cuturella” si conferma anche nel II° quadrimestre registrata una dispersione scolastica pari al 25% e la già detta tipologia di frequenza regolare/saltuaria. Anche in questa scuola una bambina, con ritardo scolastico, non frequenta dall’inizio dell’anno nonostante siano intervenuti congiuntamente Opera Nomadi ed Insegnanti.

 

IX° Seminario Nazionale

SPEZZANO ARBERESH

 

Passando ad analizzare la realtà della Sibaritide, la situazione più grave è quella della scuola elementare di Spezzano Albanese Scalo dove si registra un aumento della dispersione e un ritardo scolastico pari al 100%.

E’ una realtà problematica (parliamo del Villaggio dello Scalo, in cui l’Operatrice Rumrì ha anche effettuato un Censimento dei Capifamiglia Rom Operai Rottamatori al fine di inserirli occupazionalmente nella <Raccolta Differenziata dei Rifiuti Ingombranti>) dove, nell’anno scolastico trascorso, 3 Rom, pur non avendo mai frequentato sono stati promossi, con l’impegno da parte loro ad una frequenza maggiore relativamente al nuovo anno scolastico.

Ma, a tutt’oggi, ciò non è mai accaduto. Da sottolineare è il ritardo scolastico che vive questa scuola, ragazzi di 14-15 anni infatti sono iscritti in quinta elementare.

Il Dirigente Scolastico, Giuseppe Montone, che è anche uno dei più attivi intellettuali della Minoranza Arberesh nella nostra Regione, viene ripetutamente convocato dal Giudice di Pace per i numerosi casi di evasione scolastica di quelle e quelli che si caratterizzano ormai come uomini e donne della Comunità Rom passati senza soluzione di continuità dall’infanzia all’età adulta, praticamente senza frequentare - nemmeno per le nozioni didattiche più semplici - la prima parte della scuola dell’obbligo. Nella detta scuola primaria “F.Cassini” di Spezzano Albanese Scalo la situazione sembra esser rimasta grave, in quanto anche nel II° quadrimestre si registra la stessa dispersione scolastica relativa al I° quadrimestre pari al 43% e, nonostante siano state attivate la relative procedure congiuntamente Opera Nomadi e Scuola, il risultato non è cambiato in quanto il ritardo scolastico non permette loro di integrarsi.

Il Dirigente Montone ritiene, dopo tutti i tentativi di persuasione effettuati dall’Operatrice Rumrì del Progetto, che si debba istituire – sempre all’interno della Scuola - un’iniziativa permanente pomeridiana di recupero scolastico con Insegnanti e Mediatori Rom specializzati.

Per quanto riguarda la scuola media “Don Bosco” nel Centro storico di Spezzano Arberesh, è diminuita la dispersione ma è aumentato il ritardo scolastico.    Pure nel II° quadrimestre la situazione non è variata infatti nella detta Scuola Media Statale “San Giovanni Bosco” di Spezzano Albanese perché i dati registrano la stessa dispersione scolastica con un ritardo scolastico pari al 50 % e solo la frequenza sembra essere più regolare.

Altri allievi Rom che hanno conseguito la licenza elementare non si sono mai iscritti alla scuola successiva e sono prossimi al compimento del sedicesimo anno di età e quindi non rientranti nell’obbligo formativo.

Si è tenuta, su richiesta scritta dell’Opera Nomadi, il 15 Maggio 2006 una riunione interistituzionale presso il Comune di Spezzano Arberesh (anche per il diretto impegno dell’Assessora alla P.I. Ornella Mauro), ma il Comune non è riuscito ad attivare tutte le risorse necessarie, compresi l‘avvio dei Progetti di avviamento al lavoro (vedi Cooperativa per la Raccolta Differenziata, attività prevalente dei genitori Rom del Villaggio) ed il sostegno pomeridiano per il ritardo didattico, al percorso di integrazione scolastica degli adolescenti Rom del Villaggio.

 

IX° Seminario Nazionale

 

Ribadiamo che la sopradetta proposta del Dirigente Montone si pone come la chiave di volta per risolvere il problema con la III^ fase del <Progetto Studenti Rom> purchè Regione e Provincia ne consentano l’inizio contestualmente all’avvio del nuovo anno scolastico.

LAUROPOLI di CASSANO allo JONIO

 Passando ad analizzare le realtà di Lauropoli, nella scuola elementare, è aumentata la dispersione scolastica, in quella media si è registrato un lieve miglioramento sia della dispersione che del ritardo scolastico.

Anche nel II° Quadrimestre, analizzando la realtà di Lauropoli sia riguardo la scuola primaria “C.A. dalla Chiesa” e Doria sia alla Scuola Media Statale plesso “Feliciazza” non si registrano evidenti cambiamenti.

Anche a Lauropoli la Comunità Rom vive in zona franca e nemmeno la Chiesa, che dispone di mezzi e strutture, riesce ad incidere significativamente sulla grave inadempienza scolastica.

Il Comune di Cassano, al contrario della I^ fase 2005, non è mai intervenuto ad alcuna riunione organizzativa, malgrado i ripetuti inviti scritti.

ANALISI e PROPOSTE per la III^ FASE

 In premessa va rilevato come l’inurbazione, indotta dalla scomparsa dei due mestieri tradizionali – commercio bestiame e lavorazione del ferro – abbia portato i Rom Calabresi ad una condizione di emarginazione sconosciuta nei secoli in cui erano invece riconosciuti i sensali più esperti e come gli impareggiabili riparatori di utensili agricoli e domestici.

Già nelle 5 pagine precedenti abbiamo avanzato concrete proposte che restano valide purchè gli Enti Locali entrino nel Progetto con tutte le risorse necessarie che possono/debbono superare il mero ambito della <Pubblica Istruzione> in quanto, è evidente se si pensa che ci troviamo a livelli di Commissione AntiMafia, il problema è di natura sociale complessiva.

Visionati i dati rilevati, e, avendo il progetto l’obiettivo di favorire una maggiore integrazione dei Rom nella società del Cosentino, risulta evidente quanto sia lunga la strada da percorrere per arrivare a questo scopo. E’ forte l’evasione e la dispersione scolastica ma, preoccupante quasi strutturale come negli omologhi casi in tutta Italia, è anche il ritardo scolastico. Quest’ultimo è infatti causa di numerose problematiche.

La rilevazione dei dati relativi anche del II° quadrimestre conferma come la situazione sia pressappoco invariata. Infatti non si registrano forti cambiamenti nonostante siano state attivate tutte le procedure burocratiche per richiamare la responsabilità delle relative famiglie.

Da questo discende l’impossibilità per i ragazzi Rom di riuscire ad integrarsi, data la differenza di età e il disagio che vivono perché si trovano a fianco di bambini, quando, molti di loro, sono ormai adulti, tenuto conto che nel popolo Rom l’età adolescenziale non esiste, in considerazione della giovanissima età in cui vengono spesso contratte le unioni matrimoniali.

Per gli altri, il ritrovarsi con compagni più grandi, è causa di distrazione e di emulazione di atteggiamenti, spesso, spavaldi.

La proposta del Dirigente Scolastico Montone per classi pomeridiane indirizzate agli “adolescenti>ormai adulti di fatto“ con Insegnanti e Mediatori Rom specializzati trova concorde l’Opera Nomadi anche per la S.M.S. di Via degli Stadi.

IX° Seminario Nazionale

E’ evidente allora quanto sia necessaria una stretta sinergia tra le parti coinvolte senza la quale ogni tentativo è vano. Sinergia che vuol dire anche superare risolutamente forme di buonismo e, laddove sia necessario, predisporre, accuratamente, interventi miranti a sradicare quelle forme di connivenza e di omertà che si insinuano, spesso e con troppa facilità, nella nostra realtà.

L’istruzione paritaria dei Minori è l’imprenscindibile strumento per l’integrazione nella società del Cosentino per le diverse Comunità Rom.

Anche l’Assessore alle Politiche Sociali Ferdinando Aiello della PROVINCIA ed il nuovo Antonino De Gaetano alla REGIONE, devono prendere atto, con programmazione e contributi nel Progetto all’interno delle Comunità, come la devianza Rom costituisca la più grossa emergenza sociale del territorio provinciale cosentino, considerato che tocca il 90% degli oltre 2500 Rom Calabresi e Rumeni che insistono su tale zona della Calabria.

Si auspica che il sostegno materiale alla III^ fase 06-07 del <Progetto Studenti Rom> sia tale da consentire l’intervento in entrambi i quadrimestri – e nel periodo estivo – così da favorire il recupero didattico da una parte e l’intervento sinergico sugli inadempienti su tutto l’arco dell’anno, ivi compresa la formazione degli Operatori Rom e l’aggiornamento degli Insegnanti e degli Operatori dei diversi servizi Istituzionali.   Il Seminario finale (24 Giugno) si è

caratterizzato (per la presenza quasi totale delle Istituzioni Coinvolte e cioè Regione Calabria, Comune di Cosenza, Ministero di Giustizia, MIUR CSA di Cosenza, con la consueta assenza dei Comuni di Spezzano e Cassano allo Jonio) nella direzione di ratificare tale sinergia.

Il Comitato Scientifico, in questa seconda fase del Progetto, è stato composto esclusivamente, invece, da professionisti del mondo della Scuola e della Pubblica Istruzione degli EE.LL. Assolutamente preziosa si è rivelata l’esperienza specifica ventennale della Dirigente Scolastica Maria Lucente ed il puntuale contributo tecnico dell’Ispettore Francesco Fusca a ciò delegato dalla Direzione regionale del MIUR anche sulla scorta del Protocollo d’Intesa Nazionale firmato da MIUR/opera Nomadi il 22.06.05 a Roma. Sempre presente il Dirigente Scolastico Pompeo Nigro e gli Insegnanti delle Scuole di Via Giulia e Via Popilia.

Il 21 Luglio 2006 si terrà presso il Comune di Cosenza la riunione del Gruppo di Lavoro per individuare (ovvero confermare) la strategia più efficace di prevenzione (e viceversa di severa dissuasione rispetto ai genitori degli inadempienti) per ridurre l’evasione.

La nuova Assessore cosentino Alessandra La Valle pensa come positive tali classi per adolescenti>ormai adulti però inserite in un vero e proprio Corso che comprenda avviamento al lavoro e recupero didattico.

Ecco quindi dove va ad amalgamarsi la sinergia istituzionale sopradetta con l’Assessore Regionale DE GAETANO (che ha già messo a disposizione un esperto tecnico nella persona del Dr. Bianco) che dovrà fornire quanto necessario perché ogni scuola con <Studenti Rom> sappia/possa integrare recupero didattico e formazione-lavoro.

Non deve stupire che sia proprio l’Opera Nomadi a proporre, come strumento decisivo, la creazione di tre presidi polivalenti (Vigili, Operatori Scolastici, Esperto formazione-lavoro, assistenza legale per detenuti) ai Villaggi di San Vito e Spezzano Scalo e nel quartiere di Lauropoli.

IX° Seminario Nazionale

 

E certo ci fa ben sperare che il Consorzio <Valle-Crati> stia preparando l’apertura della piattaforma-ecologica per gli operai rottamatori Rom, un progetto di avviamento al lavoro proposto alcuni anni addietro dall’Opera Nomadi, inserito in bilancio dalla <Valle-Crati> e mai partito per via delle note vicissitudini dell’Azienda.

Messa in campo, e sinergicamente – ribadiamo -, tutta la macchina della prevenzione, rispetto all’evasione, sia dei Rom Calabresi che dei Rom Rumeni, non bisognerà trascurare nemmeno la possibilità estrema di un severo intervento dei Vigili Urbani presso ciascuna abitazione degli inadempienti.

L’Opera Nomadi in questi due anni, fra tante difficoltà ed incomprensioni dovute alla triste constatazione che ben poche realtà amano intervenire su tale contesto, ha reso un grande servigio alle Istituzioni : e cioè fotografare in modo scientifico e quantificare una realtà su cui interveniva qualche isolato Insegnante o Dirigente Scolastico, ma non le Amministrazioni Comunali (in particolare i due Centri della Sibaritide e nell’ultimo anno anche Cosenza) a disagio difronte a quella che è, ribadiamo, la più grave ed incancrenita emergenza sociale della provincia.

 

Nessuna Istituzione (Regione, Provincia, Comuni, il MIUR) disponeva dei dati scorporati sulla dispersione scolastica dei Minori Rom, documentazione –aggiunta alla minuziosa fotografia del contesto sociale- che consente oggi con la partecipazione delle Istituzioni civili di avviare la terza e definitiva fase di quel processo di integrazione che resta la base strategica del <Progetto Studenti Rom>.

I segnali inviati dall’Assessore Regionale DE GAETANO e dalla nuova Assessora cosentina LA VALLE costituiscono una certezza di percorso in cui l’Opera Nomadi non sia più il solo coraggioso parafulmine di tutte le problematiche non affrontate nella <questione-Rom>.

Sono appunto le Istituzioni che devono/possono ritornare a governare la <questione-Rom> a Cosenza ed in provincia : troppo protagonismo, peraltro obbligato in assenza di altri interventi, si è registrato da parte della Questura con spettacolari operazioni che hanno ulteriormente peggiorato sia l’immagine complessiva delle comunità Rom che quella delle Istituzioni, che già dai prossimi mesi, ripetiamo, possono/devono ritonare ad amministrare il <problema-Rom>.

 

Dr. Isp. Massimo Converso Presidente Opera Nomadi Cosenza e provincia

in collaborazione con Dr.ssa MariaDivina Gallo e Cristina Caravia  

Coordinatrici <Progetto Studenti Rom>

 

  

IX° Seminario Nazionale

 

L A Z I O

a cura di AnnaLuisa Longo, Maria Rosaria Chirico,

Mario Ceccarelli, Guerino Spada  

 

 

Opera Nomadi

Provinciale - Sezione di Padova

Ente morale (D.P.R. 26.03.70 N° 347) – ONLUS

Via Marcanova n° 2      -   35137    PADOVA

E.mail: operanomadipd@yahoo.it

http://operanomadipadova.blog.tiscali.it

Tel. e fax. 049 / 655805

 

Progetto di scolarizzazione

rivolto agli alunni Rom e Sinti presenti nel territorio provinciale

Anno scolastico 2006/2007.

 

    L’associazione Opera Nomadi è un Ente Morale che, per il raggiungimento del fine sociale, si ispira ai principi della Carta dei Diritti dell’Uomo, alla Costituzione Italiana, alla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, ai documenti e alle Raccomandazioni adottate dalle Nazioni Unite e dall’Unesco, e fa proprie tutte le disposizioni a carattere umanitario, sociale ed educativo emanate dall’Unione Europea, dal Consiglio d’Europa e dal Parlamento Europeo.

Su indicazioni del Consiglio Direttivo dell’Opera Nomadi Provinciale sezione di Padova, da nove anni vengono avviati dalla nostra Associazione corsi di recupero scolastico a livello elementare e medio nella zona di Padova e Provincia e, con il Progetto Scuola “Esmeralda”, già sperimentato durante gli anni scolastici 1997/98, 1998/99, 1999/2000, 2002/2003, 2003/2004, 2004/2005, 2005/2006 l’Opera Nomadi prov. Sezione di Padova si è occupata e si occupa dei Bambini rom e sinti che frequentano regolarmente la Scuola dell’obbligo per favorirne l’inserimento socio - culturale e per permetterne il recupero scolastico all’interno delle classi frequentate.

Negli anni scorsi il ns. lavoro si è svolto nella città di Padova all’interno di 26 Scuole tra elementari e medie inferiori, nella Provincia di Padova, nelle scuole materne, elementari e medie di Piazzola sul Brenta , Tremignon, Cadoneghe, Legnaro, Vigonza, Piove di Sacco, Codevigo, Correzzola, Villa del Bosco, Conca d’Albero, Candiana, Agna, Conselve, Arzerello ed Arzergrande, e, nella Provincia di Venezia, nelle scuole di Pegolotte e Cavarzere. I ns. operatori, inseriti nelle Scuole, hanno finalizzato il loro intervento ad un recupero scolastico e ad un inserimento socio – culturale degli alunni zingari all’interno delle classi da essi regolarmente frequentate. A quelli con frequenza irregolare, per motivi culturali o per condizioni di disagio, soprattutto nella zona del Piovese, è stato fornito un supporto scolastico presso i luoghi sosta e le abitazioni, coinvolgendo i familiari e stimolandoli alla frequenza regolare dei propri figli.   Grazie alla ns. presenza, si è notato un aumento dell’interesse, della volontà, dell’applicazione e della motivazione a frequentare la scuola, da parte degli alunni e una maggior attenzione, da parte del personale docente, nei loro riguardi.   Si è comunque notato che gli insegnanti, pur favorendo nella maggior parte dei casi, l’inserimento degli alunni rom e sinti, non sempre dimostrano una corretta conoscenza delle problematiche del loro mondo; tali problematiche vengono, infatti, spesso associate e confrontate con altre realtà più o meno marginali o simili, ma che sono diverse dalla realtà zingara che, per questo, va affrontata in modo specifico. Prerogativa irrinunciabile per una buona riuscita dell’intervento è la continuità didattica e per questo motivo,   la ns. associazione ha proseguito il suo lavoro, durante i mesi estivi, presso i campi nomadi sia pubblici che privati, con attività di animazione e di rielaborazione dei programmi svolti dai bambini durante l’anno scolastico.

Dall’Opera Nomadi Provinciale sezione di Padova sono stati anche avviati dal 1995 corsi di recupero scolastico a livello elementare e medio, sia a Padova città che in Provincia, rivolti a quei Rom e Sinti, minorenni, che, avendo abbandonato la scuola dell’obbligo per superamento dei limiti di età, sentono l’esigenza di riprendere gli studi.     I corsi sono stati frequentati da un buon numero di minori che, alla fine, hanno potuto conseguire con successo la licenza di terza media e il diploma di V^ elementare. La ns. associazione, quando gli alunni hanno assolto l’obbligo scolastico, provvede al loro inserimento nelle scuole superiori o nei corsi di formazione professionale, e si attiva per avviarli ad un contesto lavorativo e sociale, qualificato per la loro realtà.

Fatta questa premessa di presentazione del ns. operato, illustriamo, nello specifico,   il Progetto,   iniziando dai riferimenti normativi e legislativi.

 

Riferimenti Normativi e Legislativi

Il presente progetto si colloca all’interno di un contesto normativo volto:

al recupero della dispersione scolastica, a contrastare situazioni di abbandono e di emarginazione,   a superare i pregiudizi nei confronti dei Rom e dei Sinti, e a tutelare i diritti dei minori.

Ci pregiamo, perciò, citare i seguenti riferimenti normativi e legislativi:

 

1)     Costituzione Italiana.

2)     Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia, approvata dall’Assemblea Generale dell’ONU il 20 novembre 1989, ratificata dall’Italia con L. 27 maggio 1991 n° 176.

3)     Legge 337/1968.

4)     Circolare n° 207/86: scolarizzazione degli alunni zingari e nomadi nella scuola materna, elementare e secondaria di I° grado.

5)     Circolare n° 205/90: la scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri.

6)     Legge Regionale n° 54/89: interventi a tutela della cultura dei Rom e dei Sinti.

7)     Circolare Ministero Interno n° 15/93: patto di collaborazione tra scuola ed autonomie locali.

8)     Decreto Interministeriale n° 832 del 15/04/1994: dispersione ed insuccesso.

9)     Legge n° 142/90 art. 27.

10) C.M. Interni A.C. 1985: problema dei nomadi (Doveri istituzionali degli Enti Locali in materie anagrafiche e di sosta).


11) Risoluzione del Consiglio dei Ministri: scolarizzazione dei figli degli zingari e dei girovaghi del 22/05/1989.

12) L.R. n° 31/85: norme di interventi per agevolare i compiti educativi delle famiglie e per rendere effettivo il diritto allo studio.

13) D.M. 03/06/1991: orientamenti per la scuola Materna.

D.P.R. 12/02/1985 Nuovi programmi per la scuola Elementare.

D.M. 09/02/1979 nuovi programmi per la scuola Media.

14) L. n° 285/97 disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza.

15)  Legge n° 216/91: interventi in favore dei minori a rischio anche nell’ambito delle strutture scolastiche.

16) Legge n° 196/97 in materia di promozione dell’occupazione.

17) Legge 144 del maggio 1999 che sancisce l’obbligo formativo fino al 18° anno d’età.

18) Legge n° 09/99: disposizioni urgenti per l’elevamento dell’obbligo di istruzione.

19) Risoluzione del Consiglio d’Europa n°249 (1993) su “Gli zingari in Europa: ruolo e responsabilità delle autorità locali e regionali”.

20) Raccomandazione n° 1203 (1993) Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, punto 6°.

21) C.M. 12 Gennaio1994 n°5.

22) L. 06/03/98, n°40, art.36.

 

Fatte queste premesse, entriamo nel merito del Progetto che riguarda il servizio di recupero scolastico e inserimento socio - educativo in favore dei minori rom e sinti, presenti nel territorio del Comune di Padova, che frequentano la scuola dell’obbligo.

 

Finalità del Progetto inadeguata da parte del personale scolastico, a causa della scarsa conoscenza della loro realtà e della loro cultura d’origine, 3) la difficoltà di apprendimento da parte dei bambini stessi, a causa soprattutto del bilinguismo (in famiglia parlano il sinto o il romanés), 4) l’atteggiamento refrattario di alcune famiglie zingare ad inserire i propri figli all’interno della scuola per diffidenza nei confronti di istituzioni appartenenti ad una cultura “altra”, ad una società che li ha sempre emarginati e che temono allontani i propri figli dalla cultura d’origine.  

L’utenza alla quale ci rivolgiamo riguarda una categoria di bambini (appartenenti ai gruppi: Sinti Veneti, Rom italiani, Rom che provengono dalla ex-Jugoslavia) che rappresenta la prima generazione scolarizzata.   Dopo aver constatato, in passato, un frequente abbandono scolastico, si è ritenuto opportuno intervenire direttamente a scuola, durante le lezioni, in compresenza con gli insegnanti di classe. La scarsa motivazione a frequentare le scuole dell’obbligo con conseguente insuccesso e abbandono scolastico è dovuta, infatti, ad una molteplicità di motivi, tra loro concatenati: 1) l’emarginazione dei bambini rom e sinti da parte dei compagni, all’interno delle classi frequentate, causata dai pregiudizi esistenti, 2) un’accoglienza di questi minori, a volte

La nostra presenza, invece, ha permesso e permetterà che l’inserimento del bambino venga agevolato da una persona competente, che i programmi didattici vengano integrati con materiali attenti alla salvaguardia della lingua e della cultura d’origine e che si creino positivi momenti di incontro tra scuola e famiglia, indispensabili per instaurare un rapporto reciproco di conoscenza e fiducia.

Comunque, l’obiettivo ultimo che la ns. associazione si prefigge è il superamento del progetto stesso:   ci proponiamo di contribuire a costruire una Scuola Specializzata, in cui la riflessione sulla pluralità incammini il pensiero verso una maturità interculturale,   dove venga riconosciuta la ricchezza che deriva dal dialogo e dallo scambio fra diversi orizzonti culturali, per una ridefinizione degli stessi.

Le finalità e gli obiettivi del Progetto si possono così sintetizzare:

1)     Incentivare e regolarizzare la frequenza dei Rom e dei Sinti nella scuola Materna, Elementare e Media.

2)     Ridurre la dispersione scolastica.

3)     Migliorare la convivenza tra gli alunni rom/sinti e non, attivando all’interno delle scuole momenti di animazione interculturale per favorire l’incontro, la conoscenza, il dialogo, lo scambio tra culture diverse.

4)     Azioni di sostegno finalizzate all’iscrizione alle scuole materne, elementari, medie, superiori e ai corsi di formazione professionale.

5)     Combattere stereotipi e pregiudizi, prevenire il disagio giovanile e contrastare il fenomeno dell’emarginazione attraverso un corretto inserimento nel contesto sociale, favorendo contemporaneamente lo sviluppo della personalità del bambino e dell’adolescente.

6)     Migliorare il livello di apprendimento dei bambini rom e sinti.

7)     Rivalutare costantemente la lingua e la cultura d’origine dei Rom e dei Sinti.

8)     Contribuire a far in modo che la scuola venga vissuta come esperienza positiva e gratificante.

9)     Sensibilizzare,   informare ed aggiornare gli insegnanti e le diverse componenti scolastiche ed extrascolastiche, al fine di far acquisire una conoscenza approfondita del mondo zingaro

10) Incentivare la partecipazione delle famiglie rom e sinte alla vita della scuola.

11) Coordinare gli interventi dei diversi ordini di scuola, dell’Ente locale e delle ULSS.

12) Contribuire alla diminuzione dell’emarginazione sociale dei Rom e dei Sinti.

13) Favorire l’inserimento lavorativo e sociale, qualificato per la realtà dei Rom e dei Sinti.

14) Ottenere che, in futuro, si possa arrivare al superamento del Progetto stesso.

 

Obiettivi

Per gli alunni sinti e rom:

·     far vivere la scuola come esperienza positiva e gratificante in modo da ottenere come risultato la frequenza regolare.

·     stabilire relazioni positive e socializzanti con tutti gli altri alunni.

·     far acquisire il riconoscimento, l’accettazione e lo scambio con una cultura diversa dalla loro.

·     garantire gli obiettivi di apprendimento che saranno stabiliti dalla programmazione didattica sulla base delle verifiche del lavoro svolto durante l’anno scolastico e garantire, inoltre, pari opportunità del successo scolastico.

Per tutti gli alunni:

·     far conoscere bambini appartenenti ad una cultura diversa, superando paure e preconcetti.

·     Acquisire conoscenze relative ad una cultura altra, attivando uno scambio interculturale per scoprire differenze, somiglianze e favorire il dialogo.

·     Acquisire la consapevolezza che ogni bambino è portatore di diritti fondamentali e conoscerli.

 

Didattica, metodologia e interculturalità

Il nostro intervento rivolto agli alunni rom e sinti, frequentanti la scuola, verrà attuato adottando il seguente metodo:

-         Intervento individualizzato nelle scuole frequentate dagli alunni rom e sinti. 

-         Compresenza degli operatori - insegnanti dell’Opera Nomadi provinciale sez. di Padova con gli insegnanti di classe, all’interno delle scuole, per favorire il recupero scolastico e l’inserimento socio – culturale dei minori rom e sinti.

-         Utilizzo di materiali didattici adeguati, con schede elaborate in funzione dei programmi scolastici e degli interessi degli alunni.

-         Rivalutazione costante della lingua e della cultura di origine.

-         Esperienze di animazione, volte alla reciproca comprensione tra rom/sinti e non, anche nell’interesse delle scuole, che favoriscano, durante le attività di animazione scolastica, l’inserimento degli alunni da noi seguiti nelle varie classi, per uno scambio interculturale attraverso: disegni, giornalini, materiali vari, frutto del loro lavoro e attestanti la loro cultura, la loro lingua, le loro usanze, laboratori linguisitici, teatrali, di didattica interculturale.

-         Lezioni individuali di recupero all’interno dei campi nomadi e delle abitazioni al pomeriggio e, al mattino, in caso di assenza dei ragazzi dalla scuola.   

-         attività di recupero scolastico e di animazione durante la pausa estiva.

 

Materiali didattici

Per gli alunni rom e sinti italiani che conoscono la nostra lingua, ma che in famiglia parlano il sinto o il romanés, verranno utilizzati dei materiali didattici adeguati che permettano loro di acquisire una conoscenza più ampia ed approfondita della lingua italiana. 

Per gli alunni rom stranieri e per gli italiani, che conoscono poco la nostra lingua, verranno utilizzati materiali didattici appropriati con schede adeguate per facilitare l’apprendimento della lingua italiana come L 2, passando attraverso le seguenti fasi:

I^ fase: alfabetizzazione ed apprendimento della lingua dei bisogni.

II^ fase: apprendimento della grammatica induttiva.

III^ fase: apprendimento della lingua dello studio, attraverso semplici testi.

 

Attuazione del Progetto

-         Progettazione e riprogettazione (tra Enti, utenza ed operatori).

-         Ascolto dell’utenza.

-         Didattica e contenuti interculturali.

-         Coordinamento con gli insegnanti nella programmazione iniziale. Presenza degli operatori durante i Consigli di classe e interclasse.

-         In caso di assenza degli alunni dalla Scuola, recupero scolastico presso i luoghi dove vivono.

       -   Attività di supporto sociale per sostenere il rapporto scuola-famiglia, svolte dagli operatori da noi formati.

 

     Composizione équipe del Progetto di scolarizzazione in favore dei minori Rom e Sinti.

Il Progetto prevede l’impiego di:

·     1 coordinatore, che interverrà dal punto di vista organizzativo, amministrativo e didattico, con esperienza nel campo della scolarizzazione dei minori rom e sinti.

·     1 supervisore, esperto sulle problematiche dei Rom e Sinti, che interverrà periodicamente per sovrintendere la realizzazione del progetto.

·     1 psicologo, in grado di fornire una consulenza specifica nei casi in cui se ne valuti la necessità.

·     1 logopedista, in grado di intervenire nei casi in cui se ne valuti la necessità.

·     6 operatori/insegnanti, che sono qualificati e formati, con esperienza nel settore degli interventi in favore di minori Rom e Sinti, che godono della fiducia delle famiglie rom e sinte, caratteristiche che sono essenziali per il buon esito dell’esperienza. Il loro lavoro consisterà: nel recupero scolastico all’interno delle classi, in base alla programmazione didattico-educativa stabilita con gli insegnanti, in attività di animazione interculturale, in azioni di sostegno finalizzate alla creazione di rapporti costanti tra le scuole e le famiglie, in azioni di sostegno finalizzate alle iscrizioni scolastiche, all’incentivazione e regolarizzazione della frequenza dei minori rom e sinti nella scuola materna, elementare e media e alla riduzione della dispersione scolastica. 

·     tirocinanti frequentanti la Facoltà di Scienza dell’Educazione che, dopo un periodo di formazione, siano in grado di supportare il lavoro degli operatori/insegnanti. E’ previsto anche l’inserimento di mediatori culturali Rom e Sinti.

 

Definizione delle modalità d’intervento

Gli operatori daranno la propria disponibilità a programmazioni congiunte, indicativamente bimestrali, con gli insegnanti su:    ruoli, obiettivi e modalità, in modo utile e propositivo.    Verranno inoltre redatte delle schede sui soggetti seguiti, per documentare la qualità dell’intervento e i risultati ottenuti, al fine di coadiuvare, articolando congiuntamente il lavoro, gli insegnanti nelle scuole.

All’interno delle scuole saranno promossi:

    a) incontri con proiezioni di video e dibattiti, sulla storia, la cultura e la realtà dei Rom e dei Sinti. Tali incontri saranno rivolti a Capi d’Istituto, insegnanti, e genitori al fine di favorire l’incontro tra culture diverse.

b) iniziative su temi di confronto interculturale;

c) mostra delle attività di animazione.

Il lavoro ha, come parte integrante, un servizio di segretariato sociale attuato dalla ns. associazione attraverso gli stessi operatori/insegnanti, i coordinatori, per lo sviluppo dei diritti sociali, la sicurezza e la vivibilità nei luoghi sosta e per opportunità sociali e lavorative.   

Inoltre, per combattere la dispersione e l’evasione scolastica, viene attuato un servizio di accompagnamento scolastico, gestito da un componente del nucleo familiare residente nell’area di via Lungargine San Lazzaro n° 2.     E’ riconosciuto un contributo da elargire, come rimborso spese di trasporto, alle famiglie che usano i mezzi propri per accompagnare i bambini a scuola.    Sarebbe opportuno, per garantire continuità didattica ed efficacia al progetto, che lo stesso avesse durata almeno triennale. 

Padova, 10 settembre 2006

        In fede.

 

Il Presidente         Opera Nomadi di Padova

                                                Prof.ssa Renata Paolucci

 

 

 

 

Rete Interculturale “Senza Confini”

sede capofila Istituto Comprensivo

di Curtarolo (PD) e Campo S.Martino (PD)   

 

(Intesa di programma con Opera Nomadi sez. di Padova)

 

 


PROGETTO : SEGUENDO FIERE E SAGRE … per alunni/e itineranti

A cura dell’Insegnante Elisa Marini dell’Opera Nomadi di Padova 

 

 

DESTINATARI

* Istituti Comprensivi Statali, Scuole Elementari, Scuole Medie Statali frequentate da alunni/e attrazionisti – giostrai.

 

CAMPO DI APPLICAZIONE

 

·        ICS “Torri di Quartesolo 1” – via A. Moro,7 Torri di Q. (VI)

·        SMS “Natale Dalle Laste” – Marostica (VI)

·        ICS “L. Belludi” – Piazzola s/B (PD)

·        SMS “Bellavitis” – Bassano del Grappa

·        ICS “G. Marconi” – San Giuseppe di Cassola (VI)

·        ICS di Grantorto – via Vitt. Em. III, 32 Grantorto (PD)

·        SMS “Bertazzoli” – Piazzale Dante, 32 Carpenedolo (BS)

·        ICS “Roncalli” – via G. Rossi, 38 Dueville (VI)

·        ICS “G. Galilei” – Isola Vicentina (VI)

·        ICS “Vicenza 2” – via Piovena, 31 Vicenza

·        ICS “Marco Polo” – San Giorgio delle Pertiche (PD)

·        ICS “Zanella” – Sandrigo (VI)

·        SMS “Riese Pio X°” – Riese Pio X° (TV)

 

SOGGETTI COINVOLTI

·        Operatori Scolastici (Dirigenti S., Docenti, ecc.)

·        Alunni/e Attrazionisti – Giostrai e loro Famiglie (Teddy Catter, Meghi Rizzetto)

 

 

PROGETTO

 

FINALITA’ GENERALI

·        Prevenire il disagio giovanile e contrastare il fenomeno dell’emarginazione attraverso lo sviluppo della individualità del bambino e dell’adolescente.

·        Promuovere l’inserimento nella realtà sociale che di volta in volta è in relazione con la vita di alunni/e attrazionisti.

·        Migliorare il rapporto Scuola – Famiglia.

·        Far acquisire un bagaglio culturale adeguato.

 

OBIETTIVI SPECIFICI

·        Favorire la partecipazione alle attività scolastiche didattiche curriculari.

·        Favorire l’acquisizione di strumenti adeguati per affrontare gli impegni scolastici in modo autonomo.

·        Sostenere un equilibrato passaggio fra i diversi gradi di scuola.

·        Promuovere il proseguimento scolastico e/o un adeguato inserimento nel mondo del lavoro o in contesti formativo-professionali.

·        Garantire la qualificazione dell’esperienza nella scuola dell’obbligo, in modo che la frequenza diventi un’esperienza significativa.

·        Stimolare la partecipazione alle iniziative di socializzazione, di gestione del tempo libero e di promozione di attività sportive, ludiche e culturali offerte dalle varie realtà locali.

 

OBIETTIVI DIDATTICI

 

ITALIANO

Leggere (comprensione scritta) :

-         lettura scorrevole

-         comprendere e ricavare le informazioni generali in un testo

-         comprendere le intenzioni di chi scrive.

 

Ascoltare (comprensione orale) :

-         comprendere i contenuti di un messaggio orale.

 

Parlare (produzione orale) :

-         saper descrivere un’immagine o altro

-         saper raccontare un’esperienza personale

 

Scrivere (produzione scritta) :

-         saper descrivere un’immagine o altro

-         saper raccontare un’esperienza personale.

STORIA

-         Conoscere i fondamenti di educazione civica (la Stato Italiano)

-         Utilizzare gli strumenti base della disciplina (carte, ecc.)

-         Conoscere alcuni fatti del 1900 in termini essenziali.

 

GEOGRAFIA

-         Avere nozioni delle implicazioni del rapporto uomo – natura

-         Utilizzare gli strumenti base della disciplina (carte, ecc.)

-         Possedere alcune nozioni dell’ambiente fisico e umano dei continenti.

MATEMATICA

1)        Saper calcolare potenze e saper estrarre radici con l’uso di tavole numeriche e macchinetta calcolatrice

2)        Saper eseguire le quattro operazioni – elevamento a potenza – estrazione di radice di frazioni

3)        Conoscere il significato di numeri positivi e negativi; saper eseguire semplici operazioni con i numeri relativi

4)        Saper disegnare figure geometriche nel piano cartesiano conoscendo le coordinate dei vertici

5)        Saper calcolare perimetro e area di : triangolo, quadrato, rettangolo, rombo e trapezio, anche nel piano cartesiano

6)        Saper applicare il teorema di Pitagora alle figure di cui al punto 5).

SCIENZE

Consegnare al ragazzo/a scheda riassuntiva dell’argomento affrontato in classe durante la sua frequentazione. Verrà interrogato nella scuola successiva.

 

 

LINGUA INGLESE:

a)      Conoscenza delle seguenti funzioni linguistiche:

 

1)      Salutare, presentarsi

2)      Parlare di se’ e della propria famiglia (uso del verbo ESSERE e del verbo AVERE nelle forme affermativa, negativa e interrogativa)

3)      Descrivere in maniera semplice se’ stessi e un’altra persona

4)      Esprimere ciò che piace e non piace fare (uso di CAN e LIKE)

5)      Descrivere delle immagini (Uso di THERE IS e THERE ARE)

 

b)      Conoscere alcuni verbi al tempo presente semplice e presente progressivo

 

Per poter sostenere la prova scritta d’esame:

 

-         esercitare alla composizione di lettere sia in italiano che in inglese, rispettando le regole formali (indirizzo, data, incipit, saluti finali.

                             - esercitare all’uso del Dizionario Bilingue per agevolare lo svolgimento della prova.

 

Nella prova d’esame ci sarà sicuramente una prima parte in cui l’alunno dovrà parlare di se’ come indicato nei punti 1 – 2- 3- 4.

 

LINGUA FRANCESE

A)Conoscenza delle seguenti funzioni linguistiche:

2)      Salutare, presentarsi

3)      Parlare di se’ e della propria famiglia

4)      Descrivere in maniera semplice se’ stessi e un’altra persona

5)      Esprimere ciò che piace e non piace fare

6)      Descrivere delle immagini

 

B) Conoscenza delle seguenti nozioni grammaticali:

a)         Presente indicativo dei verbi ETRE e AVOIR

b)         Presente indicativo dei verbi del primo gruppo in ER e dei principali verbi irregolari

c)         Le forme affermativa, interrogativa e negativa

d)         Uso di IL Y A

 

C) Capacità di comporre semplici lettere personali rispettando le regole formali: indirizzo, data, incipit, formule di saluto e di cortesia.

 

In sede d’esame saranno verificate, tramite il colloquio e l’esame scritto le competenze espresse ai punti A) e C)

 

EDUCAZIONE TECNICA

- Saper riconoscere e rappresentare graficamente le principali figure geometriche piane

- Saper leggere semplici schemi , cartografie e disegni.

 

EDUCAZIONE ARTISTICA

Conoscenza ed uso delle tecniche espressive

- Utilizza semplici tecniche di base

- Sa disegnare semplici elaborati colorati con i pastelli a matita e pennarelli

- Sa completare i propri lavori.

Produzione e rielaborazione dei massaggi visivi

- Ha superato in parte il linguaggio stereotipato

- Sa rendere più variate le proprie produzioni grafiche e le arricchisce di particolari.

 

EDUCAZIONE MUSICALE

- Saper riprodurre/interpretare con strumenti e/o voce semplici ritmi e melodie.

- Saper riconoscere all’ascolto gli elementi essenziali di un brano (timbro, ritmo, struttura formale …)..

- Saper rielaborare con voce e/o strumenti semplici idee ritmico-melodiche a fini espressivi.

EDUCAZIONE FISICA

- Nozioni elementari di autonomia e fisiologia relative all’apparato locomotore, al sistema scheletrico, al sistema muscolare e nervoso, agli apparati respiratorio e cardiocircolatorio

- Elementi di traumatologia e primo soccorso

- Conoscenza dei vari elementi di alcune specialità atletiche, salti, lanci, corse

- Conoscenza dei vari elementi individuali o di squadra di un gioco sportivo con nozioni di regolamento.

 

METODOLOGIA DIDATTICA PROPOSTA

Nel rispetto delle impostazioni metodologiche e didattiche delle singole Scuole e relativi Consigli di Classe, si cercherà di privilegiare :

·        per uno sviluppo positivo dell’individualità in un contesto sociale, la partecipazione ad attività di gruppo – laboratori – progetti ove l’espressione di sé attraverso i linguaggi non verbali sia esperienza significativa;

·        per un recupero – apprendimento – approfondimento delle conoscenze di base (di cui agli obiettivi didattici), interventi individualizzati e di sostegno anche al di fuori del gruppo classe.

 

STRUMENTI

·        Schede didattiche e/o fotocopie da libri di testi specifici in riferimento agli argomenti trattati, attingendo anche ad edizioni e materiale didattico per il ciclo scolastico inferiore rispetto alla classe effettivamente frequentata dagli alunni di cui in oggetto.

·        Utilizzo di quaderni e/o cartelline a cura dell’alunno/a interessato, quale testimonianza – documentazione del percorso di studio ed esercitazione svolto in itinere.

·        Adozione del quaderno – registro disponibile in cartaceo presso l’Editrice Schola di Veggiano Padova, per il rilevamento della frequenza e il passaggio tra le varie scuole degli argomenti trattati con relative verifiche e valutazioni educativo – didattiche.

 

VERIFICHE E VALUTAZIONI

Si suggeriscono verifiche degli argomenti acquisiti :

·        soprattutto nelle scuole dove avrà luogo il soggiorno più duraturo;

·        unicamente per gli argomenti trattati in relazione al piano di lavoro individualizzato.

 

Si consigliano valutazioni che tengano presenti :

·        interesse e partecipazione alle attività proposte;

·        modalità di relazione con compagni ed insegnanti;

·        impegno ed applicazione soprattutto in ambito scolastico (senza escludere il lavoro domestico) per quegli incarichi ed esercitazioni previsti dal piano di lavoro individualizzato;

·        progresso nel recupero e/o acquisizione e/o approfondimento delle conoscenze trattate.

 

Per la valutazione finale determinante il passaggio alla classe successiva, il Consiglio di Classe dovrà considerare necessariamente verifiche e valutazioni espresse dalle singole scuole frequentate durante l’anno scolastico in corso.

 

Per la valutazione del presente progetto, si verificherà l’esito positivo e relative difficoltà incontrate nel percorso scolastico sia dagli alunni in oggetto e loro famiglie, sia dagli operatori scolastici.
Relazioni da leggere:

L’ 8 aprile 2007 "Romano dives – giorno del popolo rom"

Intervento al Ministero dell’Interno

Renata Paolucci[1]

L’8 Aprile è Romanò Dives, il Giorno della Nazione Rom. Si vogliono ricordare le persecuzioni passate e presenti, gli sgomberi di ogni giorno, le sofferenze e i pregiudizi che colpiscono i Rom e i Sinti, siano essi stranieri o italiani. La tradizione vuole che ogni famiglia, si incammini, al tramonto, lungo il fiume più vicino alla propria abitazione che rappresenta la via percorsa durante le lunghe migrazioni. Ogni membro della famiglia porgerà al fiume fiori e petali di fiore che rappresentano le anime dei defunti e candele (lumini) che rappresentano la luce che viaggia con loro

L’8 aprile è la data del primo congresso internazionale, nel 1971, quando per la.prima volta si riunì a Londra la Romani Union, riconosciuta poi anche dall’Onu come Associazione Mondiale non Governativa. In questa occasione i rom di tutto il mondo scelsero anche un inno e una bandiera.

L’8 aprile del 2002 aveva una rilevanza particolare, si festeggiava il primo millennio della partenza dei loro antenati dall’India.

 

Riconciliazione per ridurre i pregiudizi




Ogni progetto di integrazione sociale viene ostacolato, o impedito, dal pregiudizio verso i Rom e i Sinti. Da 600 anni è in atto una guerra verso di loro, fatta di bandi di espulsione, cacce all’uomo, assimilazioni forzate, riduzione in schiavitù, massacri, stermini, che non si è placata col “Porrajmos” (divoramento) durante la II guerra mondiale. La persecuzione continua. Secondo i. monitoraggi della Comunità Europea i Rom/Sinti sono le popolazioni più discriminate e sottoposte ad atti di violenza razziale.   Sono vittime di tutti e tre i tipi di razzismo che conosciamo: da esclusione, da assimilazione, da paura. Tutto ciò ha generato un “trattamento differenziale” ed un processo di “deumanizzazione” di queste popolazioni, oggi i Rom, i Sinti e i Camminanti sono sempre più respinti lungo i confini delle città o dello stato, costringendoli a processi di tipo adattivo come i campi nomadi,  luoghi di segregazione razziale,  di emarginazione, di isolamento.

La politica degli sgomberi e delle espulsioni di massa, largamente praticata in molte zone del paese, come testimoniano le recenti cronache, è un atto di inciviltà politica ed oltretutto illegittimo, in quanto perpetrato ai danni di intere comunità e non di singoli individui e come tale va respinta.

La scelta dei territori e la possibilità di trovare accoglienza, è da sempre il risultato di un complesso rapporto storico e sociale tra la società maggioritaria e le comunità rom/sinte. Una relazione che rivela l’esistenza di rigide barriere di contenimento dei migranti e di normative interne che alzano il livello di discriminazione. E’ necessario mettere in discussione i luoghi comuni interpretativi che riducono la questione Rom a misura degli stereotipi: quelli che individuano nella diversità e nella presenza di comportamenti devianti la causa della mancata accettazione da parte della società maggioritaria, quelli che riconducono la questione ad un problema di inconciliabilità culturale.   Si tratta in sostanza di un lavoro di “decostruzione” del problema, per poi ricostruirlo in modo da renderlo trattabile ed intervenire nella comprensione tra condizione di marginalità ed isolamento, pregiudizio, rifiuto e devianza.  

  Sappiamo tutti che nessuno nasce con il pregiudizio (viene trasmesso da padre in figlio), alla cui base sta soprattutto la mancanza di conoscenza; non si riduce solo col buon senso ma con messaggi istituzionali forti che permettano alla società maggioritaria una conoscenza più approfondita di queste popolazioni e che agevolino quest’ultime nel processo di assunzione dei diritti e dei doveri di cittadinanza attiva, uscendo dalla logica assistenziale negativa a cui sono stati abituate troppo spesso e in cui si sono adagiate. E’ necessaria, quindi,  una riconciliazione nazionale che chiuda le ostilità,  che avvii processi e iniziative, che permetta che venga riconosciuta la ricchezza derivante dal dialogo e dallo scambio fra i diversi orizzonti culturali per una ridefinizione degli stessi.

 

Pratiche sociali e proposte per il riconoscimento di minoranza

 

Proviamo di seguito ad indicare alcuni punti a partire dai quali si possa pensare, definire e realizzare una possibile politica propositiva.

 

Minoranza etnico-linguistica.

Sono ormai numerose le “Raccomandazioni Internazionali” perché l’Italia riconosca lo status di minoranza etnico-linguistica ai Rom/Sinti per proteggerne la lingua e la cultura.

Fra le tante, alcune più recenti:

Il Consiglio d’Europa, il 14 giugno 2006 “raccomanda” all’Italia di sviluppare l’opportunità di riconoscere la minoranza etnico-linguistica dei Rom/Sinti per permettere loro di conservare e sviluppare la loro identità”.

La commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite, nel rapporto presentato il 13 marzo 2007, “raccomanda” anche: “Il riconoscimento della Comunità di Sinti e di Roma come una minoranza nazionale la cui cultura e lingua debbono essere protette”.

Nella legge 482 del 15 dicembre 1999 “norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche e storiche”, le popolazione rom/sinte non sono state neanche nominate disattendendo norme, principi ed impegni internazionali e in particolare la Carta Europea delle lingue regionali minoritarie in vigore dal 1° marzo 1998 che prevede esplicitamente norme “anche per le lingue sprovviste di territorio come l’yddish e lo zingaro”.

E’ convinzione dell’Opera Nomadi che oltre al riconoscimento di minoranza etnico-linguistica in Italia, sia necessario che i Rom e i Sinti siano riconosciuti come popolazioni transnazionali Europee. Il riconoscimento di uno status di minoranza e cittadinanza europea eviterebbe la frattura differenziale tra Rom e Sinti italiani e Rom immigrati.

Sarebbe necessaria una sanatoria per motivi umanitari a favore dei Rom irregolari che da troppi anni ormai sono esclusi dai più elementari diritti. Si tratta di circa 30.000 persone stanziali in Italia anche da 30 anni. Sono in larghissima parte sprovvisti di permesso di soggiorno e destinatari di decreti di espulsione delle nostre Prefetture.

Si chiede al Governo in carica, che si appresta a varare le modifiche alla legge sulla cittadinanza di non eludere dalle previsioni normative la specificità della questione Rom. Si chiede espressamente di regolarizzare tutti i minori rom nati in Italia che per esplicito dettato legislativo (ius sanguinis) non avranno in futuro la possibilità di ottenere un semplice passaporto coi diritti ad esso collegati e di riconoscere la cittadinanza italiana a tutti i Rom presenti da cinque anni o con figli nati da due anni in Italia (come è previsto nel progetto di legge sulla cittadinanza per immigrati “regolari”)  .

Per quanto riguarda il progetto di legge nazionale per i Rom e i Sinti, esprimiamo le ns. perplessità in quanto riteniamo inutile e dannosa una legge specifica.

 

Habitat.

A prescindere dalle situazioni di emergenza che comportano interventi immediati per risolvere temporaneamente i problemi, si deve mirare al superamento della logica dei “campi nomadi”, sacche di emarginazione e veri e propri lager, ricercando soluzioni abitative alternative: inserimento nelle abitazioni, o individuazione di microaree per famiglie allargate (preferibilmente da acquistare) a seconda delle esigenze e delle richieste, utilizzazione della tecnica dell’auto-costruzione o dell’auto-recupero come sta già avvenendo in alcune zone.

Per l’allestimento di microaree è importante una Sanatoria in deroga al Piano Urbanistico Nazionale, D.P.R. 380 del 2001, ratificato in legge nell’estate 2003, che permetta di posizionare roulottes in terreni agricoli di proprietà:  molte, infatti, sono le ordinanze comunali di sgombero e di demolizioni rivolte a quelle famiglie già insediate in questi terreni.   

Proponiamo anche che ogni Comune con l’intervento di mediatori culturali rom, sinti e non, si dichiari disponibile ad accogliere una o più famiglie rom o sinte a seconda del numero degli abitanti presenti nel territorio, evitando così il loro continuo peregrinare, alla ricerca di un posto stabile.

 

Lavoro:

l’inserimento lavorativo richiede:

-         facilitazioni come, per esempio, per i lavoratori socialmente utili;

-         sportelli specifici per l’avviamento al lavoro e la formazione professionale per Rom/Sinti con l’individuazione delle attitudini personali;

-         l’implementazione di cooperative sociali di tipo B, estendendo la categoria delle persone svantaggiate anche ai Rom/Sinti;

-         l’Albo comunale per musicisti di strada o da sala;

-         la tutela e recupero e ammodernamento (con licenze apposite) dei mestieri tradizionali ancora presenti (vedi lo spettacolo viaggiante per i Sinti ed il commercio per i Rom) e l’avviamento verso i nuovi lavori, nello spirito dell’articolo n. 4 della Costituzione Italiana.

Le buone pratiche che si stanno realizzando in alcune parti d’Italia come: la costituzione di cooperative di lavoro che vanno dalla raccolta di materiale ferrosi, ai mercati gestiti dalle famiglie rom e sinte, al giardinaggio, alle cooperative di donne rom e sinte e l’apertura di sportelli per l’inserimento lavorativo, dovrebbero essere estese a tutto il territorio nazionale, con l’intervento e l’aiuto delle Istituzioni.  

 

Scuola:

il Protocollo d’Intesa MIUR – Opera Nomadi, firmato il 22 giugno 2005, per combattere l’evasione e la dispersione scolastica,  per favorire l’inserimento socio-culturale dei Rom e dei Sinti nell’ambiente scolastico che deve essere accogliente prestando attenzione ai bisogni dell’altro, sviluppando atteggiamenti di apertura, ascolto e reciprocità, segna un riconoscimento nazionale di minoranza etnico-linguistica con specifiche differenze ed anche svantaggi sociali che vanno recuperati con appositi progetti.

A partire anche dall’insegnamento della lingua “romanès”, occorre estendere l’intercultura alle popolazioni rom e sinte, attuare corsi di recupero per alunni che hanno abbandonato prematuramente la scuola, per l’alfabetizzazione degli adulti, con particolare attenzione all’analfabetismo di ritorno, e corsi di formazione rivolti al personale scolastico.

Indispensabili sono i mediatori culturali rom e sinti con il loro ruolo di collegamento fra scuola,famiglia e territorio.

Si chiede, quindi, che venga applicato con fondi appositi il Protocollo d’Intesa che è una vera e propria pietra miliare di riconoscimento etnico-culturale dei Rom e dei Sinti.

 

Salute:

l’alto tasso di natalità s’intreccia con indici preoccupanti di morbilità e mortalità e con una speranza di vita mediamente più bassa di 20-30 anni, se paragonata con il resto della popolazione. Particolarmente colpite sono la popolazione femminile e la prima infanzia, ma non possiamo ignorare l’insorgenza di “patologie da ghetto” nei luoghi di vita, la mancanza di una cultura della prevenzione, l’elevato tasso di alcolismo e tossicodipendenza in generale e le difficoltà di accesso al servizio sanitario nazionale.  In particolare, per quanto riguarda i rom romeni, occorre promuovere di concerto con la SIMM (Società Italiana Medicina per le Migrazioni) un piano nazionale di vaccinazione e di accesso alle cure sanitarie. Anche in questo caso importanti sono i mediatori culturali e sanitari.

 

Il progetto “Porrajmos dimenticato” dell’Opera Nomadi Nazionale, che dal 27 gennaio 2004, è stata conosciuto e divulgato in tutta Italia, è servito e servirà da volano per la conoscenza ed il riconoscimento di queste popolazioni.

Si chiede pertanto che
la  Legge 20 luglio 2000, n. 211  recante l’istituzione della Giornata della Memoria venga modificata e integrata come contenuto nell’ iniziativa del disegno di legge dei seguenti Senatori :

Valpiana, Sodano, Malabarba, Russo Spena, Maccanico, Donati, Soliani, Bellini, Alfonzi, Bonadonna, Capelli, Gonfalonieri, Emprin Gilardini, Giannini, Martone, Nardini, Palermi, Ripamonti, Silvestri, Tecce, Tibaldi, Turigliatto, Vano

Con questo disegno di legge è doveroso ricordare e quindi inserire, anche altri gruppi che hanno subito le stesse deportazioni e lo sterminio, vittime di discriminazioni etniche, sessuali, sociali e religiose: Rom e Sinti, Omosessuali, Disabili, Testimoni di Geova.

 

Siamo convinti, come già espresso in precedenza, che le nostre proposte contribuirebbero ad agevolare i Rom e i Sinti nell’assunzione dei diritti e dei doveri di cittadinanza attiva, uscendo dalla logica assistenziale negativa degli anni passati e ancora attuale. Interventi dunque a 360° a favore di una popolazione di circa 150.000 persone che rappresenta lo 0.3 % di quella italiana.

 

 

Opera Nomadi Nazionale

Per il Consiglio Direttivo Nazionale

prof.ssa Renata Paolucci

vice presidente nazionale

resp. nazionale scolarizzazione

pres. Opera Nomadi di Padova

martedì, 19 febbraio 2008

Intervento alla Conferenza Europea Rom e Sinti

Roma,  22/23 gennaio 2008


voglia di casa




Il ns. gruppo di persone:  rom, sinti e gagè, insieme,  sta attuando da alcuni anni a Padova progetti rivolti solo ed esclusivamente all’integrazione, alla scolarizzazione dei bambini e alla gestione per il  superamento dei cosiddetti “campi nomadi”, ricerca lavoro, avviamento alle strutture sanitarie, ecc.



Non possiamo pensare, infatti, ad interventi settoriali e generalizzati ma, come diciamo da sempre, devono essere a 360° e diversificati, a favore di una minoranza così variegata che rappresenta presumibilmente, in Italia, lo 0,2 o 0,3 % di quella maggioritaria. Per questo, abbiamo presentato nel gennaio dello scorso anno un “Progetto di Indagine Conoscitiva Nazionale” da attuarsi con l’impiego degli  stessi mediatori culturali rom, sinti e camminanti.  


Progetti di scolarizzazione a Padova e provincia:

Il “Progetto Esmeralda” che portiamo avanti a Padova dal 1997, ha debellato totalmente l’evasione e la dispersione scolastica, utilizzando i mediatori culturali non solo per il trasporto dei bambini ma nel ruolo fondamentale di collegamento fra scuola, famiglia, territorio, con la compresenza in classe degli operatori e la loro partecipazione alle programmazioni e ai consigli di classe.    E’ stato di fondamentale importanza anche l’avvicinamento della famiglia alla vita scolastica dei figli.

Per quanto riguarda la scuola, inoltre,  il Protocollo d’Intesa MIUR – Opera Nomadi, firmato il 22 giugno 2005 e il Protocollo d’Intesa Regionale con la Direzione Scolastica Regionale del Veneto per combattere l’evasione e la dispersione scolastica, per favorire l’inserimento socio-culturale dei Rom e dei Sinti nell’ambiente scolastico che deve essere accogliente, prestando attenzione ai bisogni dell’altro, sviluppando atteggiamenti di apertura, ascolto e reciprocità, segnano un riconoscimento di minoranza e indicano una linea importante verso l’integrazione e il dialogo.   Occorre estendere l’intercultura alle popolazioni rom e sinte, attuare corsi di recupero per alunni che hanno abbandonato prematuramente la scuola, alfabetizzare gli adulti, con particolare attenzione all’analfabetismo di ritorno e attuare corsi di formazione rivolti al personale scolastico.


E’ assolutamente necessario che venga riconosciuto in Italia ai Rom e ai Sinti, lo status di minoranza etnico-linguistica dei Rom/Sinti per proteggerne la lingua e la cultura. 



Progetto di gestione delle aree comunali verso il superamento delle stesse, accompagnamento delle famiglie nelle nuove unità abitative, animazione, pre-scolarizzazione e sostegno scolastico, ricerca lavoro e accompagnamento ai servizi sanitari: si tratta di un progetto di gestione delle due aree nomadi originariamente abitate una da 250 e l’altra da 100 persone ed è un intervento complesso che sta arrivando al termine grazie all’accordo con l’amministrazione comunale che dal 2004 amministra la città di Padova, in particolare nelle persone dell’Assessore alle Politiche Abitative Daniela Ruffini e del Vice Sindaco e Assessore ai Servizi Sociali Claudio Sinigaglia.


Il 22 luglio 2005, infatti, il Comune di Padova nella persona del Vice Sindaco Claudio Sinigaglia ha firmato un impegno scritto alla presenza dei Rom e dei Sinti, per il progressivo smantellamento delle aree nomadi di Padova.


Le nuove politiche abitative hanno portato oltre 150 persone ad essere inserite negli alloggi comunali nell’arco di tre anni, delocalizzandole nel territorio comunale e seguendo il loro inserimento, nel primo periodo, nel tessuto sociale.   Si tratta soprattutto di famiglie di Rom provenienti dalla ex-Jugoslavia, dal Kossovo, ma anche di qualche famiglia di Sinti italiani veneti e taic e Rom italiani di provenienza croata che in genere non prediligono l’essere rinchiusi in appartamenti senza sfogo esterno.

Altre famiglie si sono arrangiate autonomamente acquistando terreni di proprietà.

Ad oggi sono ancora presenti nelle due aree comunali: 55 persone circa in una per le quali stiamo individuando dei terreni da acquistare perché non vogliono essere inserite in alloggi e 29 persone nell’altra per le quali sta per essere avviato un progetto di autocostruzione da loro denominato “Villaggio della Speranza”.
 


La politica dei campi nomadi non tiene conto di molti altri elementi che rendono tale scelta non opportuna. Prima di tutto la stanzialità, quindi chiamarli ancora nomadi non ha nessun senso e poi,  quando si pensa ai “rom e sinti” ci si immagina una cultura omogenea, dove tutti i componenti condividono oltre la lingua, gli stessi valori e riferimenti culturali. Sbagliato. Essendo gruppi disseminati su un vasto territorio, vuol dire che, nei secoli, sono entrati  in contatto con realtà differenti ed inevitabilmente ne sono stati contaminati, venendo influenzati da usi e costumi delle genti che hanno incontrato, differenziandosi sempre più tra loro, creando sotto-gruppi sempre più eterogenei (e non sempre compatibili).   Vediamo così che la logica di creare grossi campi per tutti i Rom e i Sinti, perché tra loro vanno d’accordo, è scorretta e dannosa.

Violando le più banali norme igieniche e di sicurezza, molte amministrazioni di tutta Italia tollerano situazioni al limite dove miseria e marginalità la fanno da padrone e dove la parola dignità é impronunciabile, e senza dignità non può esserci il rispetto, per nessuno.

In anni di attività è emerso in modo sempre più chiaro che le condizioni abitative di queste persone che, da nomadi sono ormai divenute stanziali perché hanno perso anche il diritto al nomadismo, sono il pre-requisito indispensabile per una effettiva, definitiva e positiva integrazione fra la culture.

Tollerare i campi nomadi significa “individuare” delle zone urbane poco frequentate (solitamente industriali , svincoli autostradali se non aree adiacenti a discariche o inceneritori) dove stipare centinaia e a volte migliaia di persone nascondendo agli occhi dei “cittadini” queste sacche di emarginazione e provocando danni irreparabili nelle menti di entrambe le parti in gioco; significa identificare in modo definitivo i Rom e i Sinti con il disagio, la povertà e la conseguente emarginazione.




I Rom e i Sinti sono vittime di tutti e tre i tipi di razzismo che conosciamo: da esclusione, da assimilazione, da paura. Tutto ciò ha generato un “trattamento differenziale” ed un processo di “deumanizzazione” di queste popolazioni.



Riteniamo quindi centrale portare avanti delle politiche abitative che tengano conto delle differenze e delle volontà di tutti, escogitando soluzioni innovative e differenziate. L’esempio di Padova è positivo: l’inserimento in casa, delocalizzando le famiglie e accompagnandole per un breve periodo nell’inserimento nelle nuove unità abitative e l’acquisto di piccoli terreni di proprietà “le cosiddette micro-aree per famiglia allargata”. Sono soluzioni percorribili attraverso il dialogo e il reciproco riconoscimento. Per troppi secoli la “cultura maggioritaria” è stata sorda e cieca alle necessità di queste popolazioni, crediamo, che, per rimediare, ora dobbiamo dar voce a loro.
 

Per quanto riguarda le microaree di proprietà presenti soprattutto nel nord è da sottolineare che sono innumerevoli le ordinanze di sgombero a famiglie che sostano ormai da anni in terreni agricoli di proprietà;  è necessario, quindi, studiare una deroga o una sanatoria al Piano Urbanistico Nazionale, D.P.R. 380 del 2001, ratificato in legge nell’estate 2003, che permetta di regolarizzare la posizione delle famiglie che esercitano attività di spettacolo viaggiante o almeno che permetta di mantenere la sosta invernale, per non fa tornare in strada anche chi ha cercato autonomamente di sistemarsi in un luogo decoroso.

A Padova esistono una trentina di queste aree, che sembrano dei veri e propri giardini e le famiglie sono perfettamente inserite nel tessuto sociale, senza problemi.

Proponiamo anche che ogni Comune, con l’intervento di mediatori culturali, si dichiari disponibile ad accogliere una o più famiglie rom o sinte a seconda del numero degli abitanti presenti nel territorio, evitando così il loro continuo peregrinare, alla ricerca di un posto stabile.

Ritornando al Villaggio della Speranza, una soluzione diversa verrà attuata a Padova con l’autocostruzione.

L'insediamento ospiterà i Sinti Veneti, presenti in Italia dal 1400, residenti nell’area comunale di via Tassinari (Corso Australia) ormai da 15 anni, divenuti stanziali a causa della crisi che ha investito il settore dello “spettacolo viaggiante”.

Già da anni i Sinti di via Tassinari hanno espresso la necessità e la volontà di migliorare le proprie condizioni abitative per avere la possibilità di una integrazione sociale reale e concreta. L’Opera Nomadi di Padova ha ideato assieme ai sinti stessi un progetto di autocostruzione di 12 unità abitative in muratura.


Le famiglie Sinte, 29 persone (12 adulti e 17 minori) già in parte integrate, mandano regolarmente i figli a scuola, dalla scuola materna alle superiori, parte degli adulti già lavora nelle cooperative, uno solo continua il mestiere del padre, e del nonno, perchè possiede una piccola giostra e lavora nel periodo primavera/estate.

Elenchiamo, di seguito, le tappe per la realizzazione del Villaggio della Speranza. 

Nel 2006 abbiamo redatto il progetto sociale per la realizzazione del Villaggio della Speranza, che è stato approvato dai Servizi Sociali, e dalle Commissioni Consiliari competenti e la Giunta, dopo aver effettuato la variante al Piano Regolatore per quanto riguardava l’area individuata, ha deliberato (Delibera n° 0885 del 28 dicembre 2006) l’assegnazione del progetto di autocostruzione delle 12 abitazioni in muratura all’Opera Nomadi, mettendo a disposizione € 300.000,00.= (prima tranche).     Quindi l’associazione, sinti, rom e gagè insieme, che da anni porta avanti questa idea, è diventata soggetto promotore del progetto e dovrà:

-     individuare l’impresa per la costruzione degli alloggi e delle opere connesse, previa approvazione del Settore Infrastrutture del Comune di Padova.

-   seguire i Sinti nella partecipazione al corso di formazione professionale con il rilascio finale di attestato e nel percorso dell’autocostruzione.

Il Settore Infrastrutture del Comune di Padova si farà carico della necessaria attività di alta sorveglianza, ai fini della regolare esecuzione dell’opera, della contabilità generale e dei conseguenti pagamenti:   I successivo Protocollo d’Intesa Opera Nomadi di Padova e l’Assessorato ai Servizi Sociali del 15 marzo 2007 fissa le regole per la prosecuzione del progetto infatti, individuate le persone che parteciperanno all’autocostruzione, nel luglio 2007, viene approvata come offerta più consona e interessante, quella della Cooperativa Padovana Muratori di Ponte San Nicolò (PD) e viene data comunicazione immediata al Settore Infrastrutture e al Settore Servizi Sociali del Comune di Padova, tale scelta è stata motivata dalla comprovata alta professionalità della Ditta e dall’impegno dimostrato nell’ambito di similari progetti di valenza sociale.

Dopo il parere favorevole di congruità e conformità del Settore Infrastrutture, il 03/09/2007 viene sottoscritto un Accordo di Programma Opera Nomadi e Cooperativa Padovana Muratori, dove vengono fissate le rispettive competenze: le specifiche tecniche del progetto architettonico, i costi dell’intervento comprensivi del corso di formazione professionale con cantiere scuola tenuto da tecnici specializzati, i pagamenti, la durata dell’accordo, i tempi di esecuzione dei lavori.

L’intervento è localizzato lungo Corso Australia, in un lotto di mq. 2.132. E’ prevista la costruzione di 12 alloggi in 3 palazzine su due piani, ciascuna di 4 alloggi. Ogni alloggio prevede un locale soggiorno-cottura, due camere da letto, un bagno, ha impianti autonomi e ingressi dedicati, (quelli ai piani superiori per mezzo di scale esterne). Sono previsti dodici posti auto coperti realizzati in struttura leggera e giardino adiacente alle palazzine.

Essendo prevista la partecipazione economica da parte degli operatori sinti al finanziamento del progetto, una quota dello stipendio decisa dai sinti stessi sarà accantonata e successivamente detratta dal Comune di Padova dalla retta di affitto o della quota di riscatto. L’Opera Nomadi metterà a disposizione operatori/mediatori che seguiranno tutto l’iter del progetto. 




Quindi dal punto di vista lavorativo tale progetto permetterà ai 7 Sinti di Padova, con la loro partecipazione al corso di formazione e all’autocostruzione di apprendere un mestiere e di  poter continuare anche in futuro in questa attività.

Per quanto riguarda ancora il lavoro altre esperienze si stanno attuando a Padova; si è costituita infatti, lo scorso anno una cooperativa di raccolta e vendita di materiale ferroso, formata da un gruppo di Sinti italiani “Taic” facenti parte di famiglie della Missione Evangelica Tzigana.

Altre cooperative sono sorte in varie parti d’Italia: A Vicenza e a Prato, ad esempio, per la raccolta di  materiale ferroso, a Roma e Reggio Calabria per la manutenzione di aree verdi, di pulizia o per la raccolta differenziata dei rifiuti. A Roma ancora, alcune donne rom e sinte hanno costituito una cooperativa di stireria e piccoli lavori di sartoria. Vi sono alcuni mercati gestiti dalle famiglie rom e sinte ed è stato istituito uno sportello informativo per l’inserimento lavorativo con l’individuazione delle attitudini personali.


Per quanto riguarda i rom rumeni per ora l’Amministrazione Comunale di Padova non si è ancora attivata. Sono circa 150 e vivono nelle baracche in luoghi nascosti e completamente anti-igenici.

Da tempo abbiamo richiesto di utilizzare dei ricoveri temporaneo in strutture di accoglienza o di emergenza attivate dalla Protezione Civile per poter effettuare un monitoraggio e per poter avviare anche con loro dei progetti di inserimento abitativo, lavorativo e scolastico e soprattutto per avviarli alle strutture sanitarie.   Ad oggi le ns. proposte sono rimaste inascoltate.

La politica degli sgomberi e delle espulsioni di massa, largamente praticata in molte zone del paese, come testimoniano le recenti cronache, è un atto di inciviltà in quanto perpetrato ai danni di intere comunità composte da bambini e donne e come tale va respinta, il denaro speso per gli sgomberi o la costruzione di mega campi potrebbe essere usato in maniera migliore.

Siamo convinti, che le proposte che scaturiranno da questa conferenza contribuiranno ad agevolare i Rom e i Sinti nell’assunzione dei diritti e dei doveri di cittadinanza attiva, uscendo dalla logica assistenziale negativa degli anni passati e ancora attuale in molte zone.

Desidero ringraziare il Comune di Padova per la dedica del Villaggio della Speranza alla ns. vice presidente Marta Cimento che ci ha lasciato improvvisamente nei giorni scorsi, perché è un riconoscimento tangibile del lavoro effettuato da tutti gli operatori a Padova in questi anni.

Grazie

Per il Consiglio Nazionale

prof.ssa Renata Paolucci

 






programma Conferenza

scritto da: romesinti alle ore 08:19 | link | commenti
categorie: renata paolucci ex segr naz

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Utente: romesinti
Nome: Romano Lil
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