I fatti: la notte scorsa circa 20-30 uomini hanno compiuto un vero e proprio blitz razzista nel noto parco sulla prenestina dove si stavano svolgendo i preparativi per il capodanno bengalese. Al grido “bengalesi di merda” il gruppo di razzisti, armati di mazze, è penetrato nei tendoni dove si stava allestendo la festa ed ha spaccato tutto quello che ha trovato.
Condanna immediata di Alemanno. “Condanno con fermezza il raid xenofobo che ieri ha colpito la festa del Capodanno Bangla ed esprimo la mia piena solidarietà alla comunità bengalese e alle vittime dell’aggressione. Mi auguro che gli inquirenti assicurino alla giustizia i responsabili di questo episodio il cui movente di intolleranza xenofoba appare evidente”. Bene le parole. Ma per l’ennesima volta diciamo: non basta più parlare, bisogna fermare i razzisti.
è una città che si-CURA
Riflessioni e proposte sulle periferie interculturali
Roma, via Alberini (colli aniene) 14-17 maggio 2009
Tra le mura del centro e le corsie del Grande Raccordo Anulare, c’è un deserto. Un deserto di valori e di relazioni. E’ una città di tutti e di nessuno, una città di identità che non si incontrano, una città senza parole, insicura.
Il deserto, appunto. Dove l’altro è un nemico, da picchiare o da derubare. Quartieri in cui si abita ma non si vive. Condomini in cui si ‘ciatta’ con il mondo ma non si conosce il vicino di casa.
Il deserto genera razzismo. Le aggressioni nei confronti di cittadini immigrati sono in aumento e spesso purtroppo gli autori rimangono impuniti. Il deserto genera anche paura. Un quartiere senza relazioni fa paura.
A Colli Aniene, in Quinto Municipio, per quattro giorni si parlerà di questo. Senza verità in tasca, ma con la necessità di trovare al più presto la CURA. Partendo dal confronto tra soggetti diversi e dalle potenzialità, dalle piccole oasi nel deserto. Dai luoghi abbandonati che possono trasformarsi e generare relazioni sociali, dialogo e convivenza.
Mosaici Comunicazione e il cantiere sociale Decolliamo
ORGANIZZANO:
La città SICURA
è una città
che SI-CURA
Riflessioni e Proposte
Per un quartiere
interculturale
Via Alberini, (Colli Aniene) 14-15-16-17 maggio 2009
inizio lavori, presentazione del seminario
‘VIVERE LE PERIFERIE, ABITARE LE RELAZIONI’
LA PERIFERIA ROMANA TRA PASSATO PRESENTE E FUTURO
-IL DESERTO OLTRE LE MURA
-moderatore Carlo MoccaldiA.Medici (vicepres. V Municipio) Dialogo e convivenza nel V municipio,
A. Virgili conflitti e identità _S. Paoluzzi _P. Bochicchio “Memoria delle periferie”
Rappresentante Comunità Rom Nedzib e Dragan “Colli Aniene: Vivere oltre il cavalcavia”
P. Vitale Comitato popolare per la lotta della casa “La situazione dell’emergenza abitativa nel V municipio”_F. Manujibeya (Mosaici) Razzismo e xenofobia nelle periferie romane
Osservatorio Razzismo “Casi di violenza in periferia”
Ore 18.00 presentazione mostra fotografica ‘l’Italia Accanto’
-Banco informativo: “Io non ho paura”.
- Cena Sud Americana
OASI E MIRAGGI
F. Manujebeya l’esperienza delle consulte”
Rappresentante comunità latino americana “L’accoglienza di Roma oggi”
Rappresentante comunità marocchina “L’esperienza della convivenza nell’emergenza abitativa”
T. Kuzik “Una piccola Kiev a Ponte Mammolo, l’aggregazione della comunità ucraina attraverso il mercato” C. Moccaldi l’integrazione nel condominio
PROIEZIONI, MUSICHE E SPETTACOLO
Gruppo percussioni Tor Sapienza Musica balcanica Alessandro menestrello vu’ Cumprà
Proiezione del documentario: “Colli Aniene: Percorsi di periferia”
LA CURA DELLA CITTA’ SICURA
LUOGHI, INCONTRI, RELAZIONI
R. Mastrantonio (VII Municipio)
G. Rocca “Arte e integrazione”
L. Carocci, “progetto Mediazione sociale” Sos Razzismo: “L’integrazione attraverso le banche del tempo” C. Moccaldi “la convivenza possibile, la cura attraverso i luoghi di incontro”
A. Virgili “Le “Romano Pijats” laboratorio di dialogo interculturale”
Conclusione: A. Medici (V Municipio) “Punto della situazione e nuove prospettive. Da dove ripartiamo?”
Ore 18.00 esposizione dell’artigianato Rom
Ore 20.00 musiche del mondo intorno al fuoco
IL PROGRAMMA AGGIORNATO è DISPONIBILE SUL SITO http://www.piazzavittorioweb.it/




"Chiudere le fontanelle pubbliche, per favore, altrimenti ci vanno i rom. Sono tanti, si accalcano per riempire le taniche e danno fastidio ai residenti del quartiere e ai commercianti. E' sconveniente, soprattutto vicino al mercato rionale". Per questo motivo il presidente di An del IV municipio di Roma, a ottobre, aveva chiuso alcune fontanelle pubbliche nei quartieri Talenti e Prati Fiscali: Roma Nord-est, quartieri di lavoratori dipendenti a un passo dal centro. Una di queste, in via Prati Fiscali vecchia, è ancora chiusa. Se vuoi sostenere questo appello rispondi a sostienipijatsromano@tiscali.it con nome e cognome, domicilio e attività. Grazie.
Al Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti
· CHE IL PATRIMONIO RAPPRESENTATO DAI PIJATS ROMANO’ NON VADA PERDUTO
· CHE VENGANO AUTORIZZATI I PIJATS ROMANO’ DEI VARI MUNICIPI
· CHE SI SVILUPPI UN PERCORSO CHE PORTI ALLA COSTRUZIONE DI UN UNICO GRANDE (BARO’) PIJATS ROMANO’ CITTADINO CHE RIUNIFICHI PERIODICAMENTE IN OCCASIONI SIGNIFICATIVE LE VARIE MANIFESTAZIONI MUNICIPALI
Pijats Romanò è una manifestazione culturale con esposizione di produzioni artigianali tipiche della cultura Rom/Sinta e di usato riciclato.
L’attività mercatale, svolta in modo non professionistico, con vendita di manufatti frutto dell’ingegno e delle abilità tradizionali viene svolta da sempre dai Rom/Sinti anche se in modo non normato, spontaneo.
Sicuramente questa abilità dei Rom/Sinti nel commerciare è stata favorita storicamente dal nomadismo e dalla necessità di costruire uno sbocco sul mercato ai tipici manufatti artigianali unitamente al commercio dei cavalli, una attività praticata da sempre.
E’ dalla conoscenza e consapevolezza di questa secolare competenza e professionalità nell’arte del commercio che a Roma le Comunità Rom e Sinti insieme all’Opera Nomadi ed alle cooperative Phralipè e Romano Pijatshanno dato vita ai Pijats Romanò. Nella lingua romanì Pijats significa appunto mercato, ma anche piazza a ricordarci che il mercato Rom/Sinti non è un mercato come tutti gli altri ma, potremmo dire, un vetrina di una molteplicità di prodotti, frutto delle abilità artigianali nella lavorazione dei metalli e dei tessuti, ma anche riutilizzo, riciclo e riuso di tutta una serie di beni che l’attuale società consumista presume, troppo velocemente e a torto, vecchi e inutili.
Se i Rom/Sinti da sempre commerciano, a Roma troviamo i primi mercati Rom AUTORIZZATI negli anni ‘90 a Spinaceto (XII Municipio) e a Casilino 700 (VII Municipio). Successivamente una ulteriore esperienza è stata sviluppata sempre in VII Municipio a Piazza San Felice da Cantalice.
Ma sicuramente è con l’edizione del mercatino Rom in V Municipio dapprima di Via di Casal Tidei e successivamente a Via di Cervara 200 (un progetto sostenuto anche dalla Provincia di Roma) che questa manifestazione trova una sua stabilità sul territorio romano e diventa un vero lavoro regolare per decine e decine di capifamiglia Rom/Sinti.
Un lavoro vero che sfata il pregiudizio che vorrebbe queste comunità inoperose, che produce un reddito onesto e che da la possibilità di risiedere legalmente sul nostro territorio attraverso il rinnovo del permesso di soggiorno altrimenti impossibile con le normative in materia di immigrazione via via affermatisi.
Nel frattempo altri mercatini sono stati sviluppati come quelli del XII Municipio in Piazzale militari caduti nei lager ma soprattutto con i Pijats Romanò del VII e dell’XI Municipio rispettivamente nell’area parcheggio di Via Collatina (di fronte a Via Zanibelli poi spostato in Via Longoni) e nell’area di Via Lungotevere Dante (traversa Viale Marconi). Questi due ultimi nati dal recupero di due aree estremamente degradate che l’Assessorato alle Politiche Sociali e il V Dipartimento del Comune di Roma hanno risanato.
Successivamente sono stati attivati quelli del V Municipio a Via Mirtillo, dell’VIII Municipio in Viale Tor Bella Monaca (e successivamente Grotte Celoni), del XV Municipio a Corviale e, infine del IV Municipio a Piazzale Flaiano (una edizione definita IntegraROMa).
Da segnalare inoltre che espositori Rom e i Sinti partecipano ai mercati di Porta Portese e di Porta Portese 2 e quelli nati spontaneamente a ridosso di alcune comunità (come a Via Boccea e a Via Cesare Lombroso).
Purtroppo negli ultimi periodi molte di queste iniziative sono state sospese (a tutt’oggi sono attivi solo i mercatini Rom del IV e del VII Municipio) e il problema della ricerca di ulteriori aree dove poter svolgere tale attività non significa tanto allargamento di questa attività ma presupposto indispensabile per l’esistenza della stessa. Questo perché, per poter funzionare, l’attività mercatale dei Rom/Sinti ha bisogno di un numero determinato di posti che impediscano che, una massa sproporzionata di venditori si riversino sui pochissimi mercati funzionanti, facendoli così collassare data l’esiguità dei posti disponibili rispetto all’alto numero di Rom e Sinti che vogliono svolgere questa attività in modo regolare.
Bisogna poi comprendere che un popolo che non concepisce separazioni, barriere e confini nazionali è difficile che si adegui spontaneamente ai confini municipali con cui attualmente si svolgono i mercatini Rom.
La costruzione dei Pijats Romanò a livello municipale è stata una scelta importante perché ha permesso un radicamento di queste attività sul territorio ed ha sollevato i singoli municipi dalla complessità cittadina dei mercatini rom (ad esempio ai tempi di Casal Tidei tutte le Comunità Rom/Sinte di Roma premevano per partecipare a questo unico mercato esistente con le conseguenze negative che tutti possiamo ricordare e immaginare).
Crediamo però pure che dopo questo tirocinio municipale si possa immaginare anche la costruzione di un Romano Pijats cittadino con caratteristiche e basi nuove e l’inserimento di singoli venditori/espositori Rom e Sinti nei mercati rionali e domenicali esistenti.
Come abbiamo già detto il mercatino Rom ha molteplici caratteri e funzionalità:
Carattere economico
I Rom ed i Sinti da sempre praticano la compravendita riciclano materiali usati e sviluppano attività artigianali (rame, ferro, vestiario tradizionale, bottiglie decorate e bonsai).
Tali attività possono avere impulso e sbocco solo con i mercati. Nello stesso tempo l’attività mercatale è importante perché:
- permette loro di preservare le loro caratteristiche di famiglia allargata;
- è in sintonia con la loro concezione del tempo e dello spazio,
- valorizza le loro attitudini artigianali ed autoimprenditoriali.
I Rom e i Sinti naturalmente si sentono artigiani e commercianti e praticano questa attività perlopiù in modo spontaneo (abusivo).
Per abbattere il muro dei pregiudizi e degli stereotipi legati all’immagine negativa dei Rom, Sinti e Camminanti che vivono di espedienti, che rifiutano il lavoro soprattutto inteso come valore, e distaccati da un inserimento sociale, occorre riconoscere la profonda modificazione che sta avvenendo all’interno della cultura di questo popolo. Modificazione culturale presente in tutte le comunità Rom/Sinti, ma evidentissima nei Rom, Sinti e Camminanti italiani: soprattutto per l’attuale scolarizzazione dei minori, la ricerca di istruzione anche tra fasce di età adulta, l’avvicinamento ad una possibile formazione professionale congeniale alla loro potenzialità.
L’istruzione e la formazione con qualifiche professionali definite, diventano il primo strumento utile per abbattere il muro di pregiudizi che porta a vere discriminazioni etniche.. Esse aprono prospettive per nuove possibilità occupazionali, legate alle peculiarità originarie di ogni gruppo, sia esso costituito da Rom, Sinti o Camminanti.
Alla luce della crisi che in questi ultimi decenni ha investito la possibilità dell’indipendenza economica dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti, in seguito a vari fenomeni (primo fra i quali il venir meno della civiltà contadina) appare opportuno formulare concrete proposte che possano contribuire a conseguire un inserimento significativo nell’assetto produttivo.
Proposte che mirano a valorizzare le potenzialità presenti in queste comunità rispettando i loro valori. Tutto ciò, sia promuovendo e ridefinendo i saperi artigianali e comunque tradizionali, sia individuando nuove prospettive occupazionali e produttive compatibili con le trasformazioni in atto nel mondo dei Rom, Sinti e Camminanti.
La necessità e l’urgenza nell’affrontare con questo spirito il problema del lavoro, non risponde solo alla logica di una politica occupazionale; essa assume invece, nel caso specifico, una grande importanza, anche perché costituisce una grande occasione di riscatto dall’emarginazione, di prevenzione e superamento della devianza, di sviluppo e autopromozione economica non assistenzialistica, di progettualità produttiva compatibile con le istanze della cultura e dell’assetto sociale del popolo dei Rom, Sinti e Camminanti.
E’ infine la questione legata al permesso di soggiorno per i Rom di origine balcanica fuggiti dalle guerre civili che li vedevano soccombere di fronte alle comunità maggioritarie dei nuovi Stati nazionali nati dopo la caduta del cosiddetto “muro”.
Senza un regolare lavoro per queste persone la possibilità di legalizzazione del loro soggiorno in Italia è impossibile e i mercati Romanò sono una delle poche e di massa risposte a tale necessità in questo preciso momento storico.
Ugualmente anche i cittadini neocomunitari rumeni devono, dopo tre mesi, regolarizzare la loro posizione in Italia attraverso la iscrizione anagrafica.
Quest’ultima è possibile solo in presenza di un domicilio e di un lavoro (o iscrizione a corsi scolastici o professionali e certificando un reddito e un’assicurazione sanitaria).
La presenza nel mercato di saperi e culture di questo popolo è stato anche un momento di crescita culturale e di approccio interculturale della cittadinanza romana che ha visitato queste manifestazioni.
In particolare nei pijats romanò si sono svolte le seguenti attività culturali:
- La musica,
- le danze,
- la dimostrazione da parte dei maestri artigiani rom delle loro attività,
- la predizione del futuro praticata da esperte rumrià (donne rom) abruzzesi,
- la mostra storico – documentaria sui Rom Sinti e Camminanti
- la mostra sullo sterminio dimenticato di questo popolo (porrajmos),
- i “giornali parlati” effettuati al mercato sulle caratteristiche e presenza delle Comunità dei Rom, Sinti e Camminanti
- il materiale informativo sui Rom, Sinti e Camminanti distribuito gratuitamente
- i questionari somministrati
hanno fatto conoscere ai visitatori una parte della vita di queste comunità che non è quasi mai portata alla luce dai mezzi di comunicazione ed è per lo più è sconosciuta.
Piero Soldini della Cgil accusa il governo di non diffondere dati puntuali ma solo dati opachi e inconsistenti. Si devono superare i campi nomadi; istituire un osservatorio «indipendente e scientifico, contro la strumentalizzazione e a favore della trasparenza nella diffusione dei dati sul censimento delle popolazioni nomadi». E infine studiare un piano strutturale per l'integrazione utilizzando i fondi europei a disposizione.
Presso palazzo Marini a Roma è stato organizzato un seminario di riflessione e proposte dal titolo “zingari non aspettare un altra emergenza per praticare l'integrazione”. Hanno preso parte all'iniziativa esperti e addetti ai lavori. Tra gli altri Savino Pezzotta dell'Udc, Massimo Livi Bacci , senatore del Pd, Massimo Converso dell'opera Nomadie e Piero Soldini della Cgil.
Per Converso, dell'Opera nomadi, siamo di fronte a «uno spreco di denaro a cura di questo governo e del precedente quando basterebbe legalizzare i mestieri già presenti» per cominciare un'opera di integrazione. Infine, per Savino Pezzotta (Udc) è necessario «rompere con un clima di emergenza e con la cultura del sospetto».
Al termine del convegno, un ragazzo di un'associazione rom ha insistito per avere la parola nonostante il suo intervento non fosse previsto, e alla fine ha potuto parlare per raccontare la situazione in cui vivono i nomadi in Italia, «diversa da quella raccontata dalle leggi».
La Cgil punta il dito contro il governo sui continui ritardi nella diffusione dei dati e propone di superare i campi nomadi; istituire un osservatorio «indipendente e scientifico, contro la strumentalizzazione e a favore della trasparenza nella diffusione dei dati sul censimento delle popolazioni nomadi». E infine studiare un piano strutturale per l'integrazione utilizzando i fondi europei a disposizione. È quanto chiede al governo il responsabile per l'immigrazione della Cgil, Piero Soldini, che ha denunciato il ritardo del governo nella campagna di integrazione dei nomadi. «Non c'è motivo - ha affermato Christopher Hein, direttore generale del Cir - per lasciare la popolazione nomade nei campi; per la costruzione di case serve un finanziamento minore di quello che si spende per l'emergenza». Per Luciano Lagamba, presidente del sindacato Emigrati-Immigrati dell'Ugl, manca «una vera cabina di regia per una politica di integrazione»,
Rudi per diversi anni e' stato mediatore allo Sportello lavoro comunale e con la cooperativa sociale Phralipe' (fraternita') collaborava ad offrire una possibilita' di un lavoro a tanti.
"Riempivo i fascicoli per persone che venivano da tutta Italia per il nuovo permesso di soggiorno. Abbiamo fondato anche una fraternita', con dei mercatini dove le persone vanno a lavorare e con la cooperativa facciamo rinnovare i permessi di soggiorno".
A Ponte Galeria e' solo. A casa ha lasciato l'intera famiglia. Conosce bene la procedura e sa bene dove si trova in questo momento. "Qualcuno rimane qui due mesi, altri dopo una quarantina di giorni tornano liberi. Ci sono tanti stranieri. Sono circa 170 le persone qui nel centro". E' una sorta di babele. Tante persone da tanti posti diversi. "Noi non siamo come chi viene da altri paesi senza moglie e senza bambini-spiega-. Noi abbiamo moglie e bambini che vanno a scuola. Se mi vuoi mandarmi via, fallo con mia moglie e i miei figli. Non puoi dividere la famiglia. Invece non interessa".
Rudi ha paura di prendere qualche malattia, ma e' la mancanza di una cittadinanza gli ha tolto soprattutto la liberta'. "Qui stanno male. Questo non e' un centro di accoglienza. Ponte Galeria e' un carcere vero e proprio, secondo me". Nonostante tutto non ce l'ha con chi gli ha tolto la liberta' per un pezzo di carta. "Qui ci sono persone fanno il loro lavoro e lo fanno bene, ma non so come mai noi rom con i bambini e da tanti anni in Italia siamo finiti qui. Non abbiamo fatto niente, solo che non abbiamo questo pezzo di carta del permesso di soggiorno".
Il piu' piccolo dei suoi figli ha soli 12 anni, va a scuola. Rudi lo ha sentito al telefono in questi giorni e ha cercato di spiegargli che presto sara' di nuovo a casa. "Mi chiama, parlo con lui qualche volta. Mi chiede quando tornero' a casa e piange. È un casino spiegare dove sono adesso. Gli dico di non preoccuparsi e che tornero' presto a casa".(Ga)(Redattore Sociale - Dires)
Roma, 26 feb. (Apcom) - Gli interventi di scolarizzazione nei campi nomadi di Roma non stanno funzionando. Lo ha detto il presidente dell'Opera nomadi, Massimo Converso, invervenendo al seminario nazionale dell'organizzazione. "Sono stato al Casilino 900 a mezzogiorno e mezzo", ha raccontato. "Ho contato 25 bambini che erano là, invece di essere a scuola". Ma tra le urgenze, ha aggiunto Converso, c'è anche la vaccinazione dei bambini dei campi abusivi: "E' inutile tornare a vaccinare i bambini dei campi regolari, che sono già stati vaccinati", ha detto, riferendosi alla nuova campagna che prenderà il via il 28 febbraio. "Bisogna invece - ha puntualizzato - intervenire su quelli che ancora non hanno ricevuto la vaccinazione".
Nella sola città di Roma, ha affermato Converso, rom e sinti sono circa 20mila, "contrariamente a quanto dice la Croce rossa, secondo cui sarebbero meno di 10mila". In tutta Italia, invece, ha spiegato, sono 170mila, di cui 70mila con cittadinanza italiana e 100mila provenienti dai Balcani.
Il seminario dell'Opera nomadi, giunto all'undicesima edizione, è un evento di tre giorni che oggi si è svolto in Campidoglio, domani si trasferirà presso l'assessorato delle Politiche sociali del Comune di Roma e sabato troverà spazio alla Caritas. All'incontro oggi hanno preso parte il sindaco, Gianni Alemanno, il sindaco di Appignano (Macerata), Nazzarena Agostini, il presidente dell'associazione Unirsi, Kasim Cizmic, il delegato alla memoria del Campidoglio, Claudio Procaccia, l'eurodeputata Roberta Angelilli, il coordinatore generale per i rom e i sinti presso il Consiglio d'Europa, Henry Scicluna e il console generale della repubblica romena, Ion Calciu.
Commento: in questi anni la politica delle Amministrazioni Comunali che si sono succedute a Roma non hanno portato alla risoluzione del problema dei campi nomadi con tutte le difficoltà che ne conseguono, prima di tutte la difficoltà di far frequentare regolarmente la scuola e che i ragazzi non facciamo solo presenza. Che ci fossero 25 bambini a pranzo al Casilino 900 è "normale" in una situazione come quella romana. Quanti soldi sono stati sperperati dal Comune in questi anni per ritrovarsi nuovamente sempre allo stesso punto? Milioni e milioni di euro per nulla, per continuare a mantenere i campi nomadi, per una scolarizzazione che ha sempre funzionato poco, per sgomberare in continuazione i baraccati, per accontentare l'opinione pubblica con il paraocchi che vede solo nella militarizzazione, nello sgombero e nell'allontanamento l'unica azione per vivere in tranquillità pur sapendo che è una soluzione impraticabile.

Alcuni bambini rom e il capofamiglia sono rimasti leggermente intossicati dal fumo nelle baracche dove vivevano. E' accaduto nei pressi della zona industriale di Colleferro, in via Carpinetana Nord, dove un nucleo di circa 20 persone aveva creato, da diverso tempo, un piccolo insediamento nomade. Il capofamiglia, mentre era a letto all'interno di una baracca non si e' reso conto che la coperta termica usata per coprirsi era in corto, respirando cosi' i fumi tossici. I vigili del fuoco di Colleferro arrivati sul posto, dopo aver spento la coperta e lasciato l'anziano uomo alle cure del 118, hanno visto uscire del fumo da un'altra baracca non molto lontano dalla prima. Entrati all'interno con gli autorespiratori hanno trovato 7 bambini che dormivano in giacigli di fortuna dopo aver consumato la cena e nessuno si era reso conto del pericolo a cui erano esposti. Tutti e sette sono stati prontamente portati all'esterno ed anche loro hanno ricevuto le cure mediche. E' stato fatto loro respirare ossigeno ma fortunatamente non c'e' stato bisogno di trasportarli in ospedale. L'uomo invece ha rifiutato il ricovero.
Un'audizione presso la Commissione Lavoro e Politiche sociali del Lazio per dare voce ai giostrai e circensi che lavorano nel territorio laziale.
Anche se una legge dello Stato prevede una serie di norme volte a sostenere e agevolare l'arte dello spettacolo viaggiante, quelli che stanno vivendo i giostrai del Lazio sono davvero tempi duri.
L'etnia Sinti, che da secoli è la principale titolare di tali mestieri ambulanti, lamenta infatti l'assenza di spazi idonei per vivere e lavorare.
La situazione è emersa nel corso dell'audizione di ieri in Commissione presieduta da Peppe Mariani, della lista civica per il Lazio, alla quale ha partecipato una numerosa delegazione di Sinti, guidata da Massimo Converso, presidente dell'Opera Nomadi, ente morale istituito con decreto del 1970.
I Sinti sono originari dell'India, come i Rom, e sono presenti nel nostro paese fin dal XV secolo e circa mille sono presenti nel Lazio, di cui, oltre la metà a Roma.
Il mestiere, che si tramandano di padre in figlio è quello di giostraio, soprattutto quei lavori legati all'arte circense, tra i più famosi in Italia di origine Sinti, gli Orfei e i Togni.
La legge obbliga i comuni a rendere disponibili apposite aree per le istallazioni delle attività dello spettacolo viaggiante e dei parchi di divertimento, ma, come ha riferito il presidente dell'Opera Nomadi nel corso dell'audizione, questo nel Lazio non sempre avviene.
L'esigenza di microaree per famiglie allargate, più funzionali alle esigenze di vita e di lavoro dei Sinti, è stata evidenziata nel corso dell'audizione.
Attualmente infatti i Sinti sono concentrati in grandi insediamenti, come quello di San Basilio a Roma, e coinvolti dai recenti provvedimenti per i campi rom.
Intanto Mariani ha dichiarato di attivarsi subito con le Asl per avere il rapporto sulle persone vaccinate: "Non farlo sarebbe un segnale inaccettabile per la salute pubblica", ha dichiarato.
Nelle ultime settimane intanto, si è provveduto a vaccinare i circa 200 bambini presenti nei campi, mentre rimane in pessime condizioni la viabilità dell'insediamento di Ciampino.
Il segretario provinciale Filiberto Pesciaroli e gli altri militanti della Destra presenti, si sono intrattenuti a lungo con i concittadini per spiegare le nostre iniziative volte a scongiurare la sciagurata ipotesi di trasferire campi nomadi di Roma nel viterbese e più in generale per presentare le nostre proposte per il miglioramento del governo del territorio.
Registriamo inoltre la visita informale del sindaco di Viterbo Giulio Marini il quale, anche grazie ai nostri ripetuti appelli, si è schierato apertamente contro qualsiasi apertura o concessione al trasloco dei rom nel nostro territorio e ci ha promesso di intraprendere tutte le azioni in suo potere come sindaco e come parlamentare di maggioranza per impedire al commissario di governo per l’emergenza nomadi, nominato dalla sua stessa maggioranza di centro, di individuare nella Tuscia aree ove scaricare e nascondere i problemi di Roma.
La Destra, a nome di tutti i suoi sostenitori, ringrazia per questa netta presa di posizione ed informa che sarà presenta i prossimi sabati e domeniche in varie cittadine della provincia per raccogliere sul territorio le istanze dei cittadini
Roma, 20 feb. - (Adnkronos) - "Il nostro piano, per cio' che riguarda i campi nomadi, prevede lo smantellamento delle sedi abusive per fare in modo che chi non puo' stare nella nostra citta' perche' ha commesso reati venga espulso. Chi invece puo' rimanere deve stare in pochi campi vigilati, che non siano aree di degrado''. E' quanto dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, intervenendo all'assemblea pubblica al Teatro 33, in via Gran Paradiso nel IV Municipio.
"Ecco perche' - prosegue il sindaco di Roma - le zone lontane dai centri abitati sono le possibili aree di costruzione. Questo progetto sara' terminato entro un anno''.
"Noi - conclude Alemanno - non vogliamo piu' queste realta' che sono impressionanti, Roma non puo' essere questa ma deve tornare a essere una citta' tranquilla serena dove c'e' gioia di vivere".
Replica dell'Oppposizione : BIANCHINI (PD), ALEMANNO HA UN PIANO DI DEPORTAZIONE NOMADI
Roma, 20 feb. - (Adnkronos) - "Finalmente Alemanno getta la maschera e dice chiaramente che ha un vero e proprio piano di deportazione dei nomadi fuori citta', in luoghi senza servizi e opportunita', dove sara' impossibile sperimentare qualsiasi processo d'integrazione o avere infrastrutture essenziali, un problema sofferto dai cittadini che abitano gia' tali zone". E' il commento del consigliere del Pd Paolo Bianchini, componente della Commissione Sviluppo alla Provincia di Roma, in merito alle dichiarazioni sui campi nomadi del sindaco nel IV municipio.
"Ecco il progetto di Alemanno, paladino del decoro e della bella facciata - conclude Bianchini - mettere i nomadi in isolamento in periferia, foraggiare sentimenti di diffidenza e risentimento, impedendo ogni coesione sociale e dando cosi' nuova linfa a quel senso d'insicurezza che in questi mesi il sindaco ha voluto alimentare in ogni modo".

Opera Nomadi Ente Morale (D. P. R. 26/03/70 n. 347)
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Comune di Roma Dipartimento XIV Deter. Dir. N. 1939 del 23.12.04 |
In collaborazione
COOPERATIVA SOCIALE “Romano Pijats”
COOP SOC PHRALIPE’ – FRATERNITA’
Municipio Roma VII
“Pijats Romanò”
(manifestazione culturale e esposizione artigianale dei Rom/Sinti del VII Municipio)
tutti le domeniche dalle ore 8.00 alle ore 12.00
Area Parcheggio Via Emilio Longoni (di fronte Via Collatina) Zona Tor Sapienza
- esibizione del lavoro effettuato dai maestri ramai Rom,
- musica balcanica,
- mostra storico – documentaria sul popolo dei Rom, Sinti e Camminanti
- banchetti di libri e materiale informativo sul popolo dei Rom, Sinti e Camminanti
Autobus: 112 da Largo Preneste
541 da Largo Preneste
150 da V.le Washington (anche Termini)
Tel/fax ![]()
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06/72634508 www.romlavoro.it romlavoro@tiscali.it Per contatti ![]()
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348/6614207
L'Associazione Romà Onlus e Focus Casa dei Diritti Sociali realizzeranno sabato 31 al Circo Lidia Togni (Via Appia Nuova 1050, Capannelle) uno spettacolo interamente dedicato ai bambini rom e sinti di Roma. Per una volta potranno essere i piccoli rom e sinti a poter invitare i loro amici e compagni di scuola ad un evento, dove potranno conoscere meglio la cultura rom e sinti. Sarà presente un coro misto di bambini italiani e rom e sinti, proveniente da Latina dove da tempo si è avviato un processo analogo di scolarizzazione, che canterà l'inno del popolo rom e l'inno di Mameli. L'evento si svolge con il patrocinio del Comune di Roma e dell'Assessorato alle Politiche Educative, Scolastiche, l'assessore Laura Marsilio interverrà all'evento. Questa è la prima di una serie di iniziative incentrate sulla riscoperta e valorizzazione della cultura del popolo rom e sinti, in modo da porre l'accento sui molti aspetti positivi e sulla capacità dei rom e sinti di interagire oggi con le società ospitanti. L'Associazione Romà, costituita prevalentemente da Rom e Sinti, contraddicendo ogni pregiudizio, sottolinea che "i Rom e i Sinti sono, nella storia, comunità attive e laboriose: circensi, artigiani, allevatori di cavalli, giostrai, commercianti, etc. che hanno da sempre saputo contribuire ai bisogni dell'economia e della società nella quale si sono insediati".

Cortei. Sulla questione della regolamentazione dei cortei nella Capitale Pecoraro ha affermato: «Ci sono delle cose da disciplinare ma non la considero un'emergenza». Al margine della cerimonia il prefetto ha detto di voler incontrare i segretari generali dei sindacati confederali: «Vedremo se sarà possibile fare qualcosa, ovviamente garantendo il diritto di manifestare ma tenendo anche ben presenti le esigenze dei cittadini».

Mentre a pagina 104 del Dpf, nel paragrafo sulle “politiche per la sicurezza e la legalità” si legge: «Attuare, sulla base delle direttive del Commissario delegato per il superamento dell’emergenza nomadi, un piano per il contenimento e l’inclusione sociale delle popolazioni senza territorio attraverso programmi di bonifica e ristrutturazione degli insediamenti delle popolazioni nomadi e il progressivo sgombero, previa individuazione di aree disponibili alternative e la sistemazione dei minori, degli accampamenti illegali a partire dalle situazioni di maggior degrado». Il Campidoglio sembra quindi deciso a proseguire con la politica degli sgomberi degli insediamenti abusivi, unendola tuttavia a un piano per il contenimento e l’inclusione sociale dei rom. Bastone e carota insomma, bonifica dei campi illegali (o più degradati come il Casilino 900) e successivo spostamento fuori Roma, ma anche recupero sociale con operazioni sulla falsariga del censimento della Croce Rossa. O come quelle legate alla scolarizzazione di cui si parla a pagina 63 (paragrafo «politiche educative e scolastiche»): «Rientrano sempre nelle finalità legate al diritto allo studio anche la fornitura di libri di testo nonché la scolarizzazione rom da attuarsi mediante la costituzione di una cabina di regia che, monitorando il servizio, individuerà nuove linee strategiche per il raggiungimento dell’obiettivo». Un obiettivo da perseguire anche attraverso «la realizzazione di corsi a contenuto professionalizzante da proporre alla frequenza delle popolazioni nomadi», e una cabina di regia che dovrà ripensare il fallimentare e costoso modello di integrazione scolastica avviato dalle amministrazioni Rutelli e Veltroni. Ed è significativo che uno dei sei macroprogetti legati alla solidarietà reciti «risoluzione dell’emergenza dei senza fissa dimora e dei nomadi».
La cornice in cui collocare tutte queste azioni è ancora il «Patto per Roma sicura» firmato lo scorso 29 luglio da Comune, Provincia, Regione e Prefettura. Così come l’interlocutore di riferimento è sempre il prefetto nonché commissario straordinario per l’emergenza rom. E non è un caso che venerdì il sindaco Alemanno, in occasione del passaggio di consegne tra il vecchio inquilino di Palazzo Valentini Carlo Mosca e il nuovo Giuseppe Pecoraro, abbia subito affrontato la questione con il prefetto entrante indicando come priorità le situazioni nomadi e cortei. Per tornare al contenuto del Dpf, le dieci righe di pagina 104 si chiudono così: «In particolare occorre procedere all’individuazione dei soggetti destinatari di provvedimenti che impediscono la prosecuzione della loro presenza sul territorio, con particolare riferimento agli extracomunitari clandestini e ai cittadini comunitari che delinquono o sono pericolosi, per i quali andranno adottati rispettivamente provvedimenti di espulsione e di allontanamento». E qui sarà fondamentale il differente atteggiamento di Pecoraro rispetto al suo predecessore Mosca. «Stimo Mosca, lo conosco da molti anni ma io e lui abbiamo caratteri diversi». Parole, quelle del neoprefetto, che lasciano intuire un’inversione di marcia.
Foglio illustrativo delle attività del Coordinamento Nazionale dell'Opera Nomadi