Romano Lil - Rom, Sinti e Camminanti in Italia

lunedì, 25 maggio 2009

Roma: raid razzista a villa Gordiani

Per tutti coloro che ancora ha difficoltà ad ammettere che il razzismo è aumentato a Roma ci troviamo purtroppo costretti a segnalare l’ennesimo episodio di intolleranza nella Capitale: il raid razzista a villa Gordiani della notte scorsa.

I fatti: la notte scorsa circa 20-30 uomini hanno compiuto un vero e proprio blitz razzista nel noto parco sulla prenestina dove si stavano svolgendo i preparativi per il capodanno bengalese. Al grido “bengalesi di merda” il gruppo di razzisti, armati di mazze, è penetrato nei tendoni dove si stava allestendo la festa ed ha spaccato tutto quello che ha trovato.

Condanna immediata di Alemanno. “Condanno con fermezza il raid xenofobo che ieri ha colpito la festa del Capodanno Bangla ed esprimo la mia piena solidarietà alla comunità bengalese e alle vittime dell’aggressione. Mi auguro che gli inquirenti assicurino alla giustizia i responsabili di questo episodio il cui movente di intolleranza xenofoba appare evidente”. Bene le parole. Ma per l’ennesima volta diciamo: non basta più parlare, bisogna fermare i razzisti.


scritto da: romesinti alle ore 18:42 | link | commenti
categorie: roma, intolleranza
lunedì, 11 maggio 2009

Roma:

La città sicura           

           è una città che si-CURA

 

             

               Riflessioni e proposte sulle periferie interculturali

        Roma, via Alberini (colli aniene) 14-17 maggio 2009

 
 
 

Tra le mura del centro e le corsie del Grande Raccordo Anulare, c’è un deserto. Un deserto di valori e di relazioni. E’ una città di tutti e di nessuno, una città di identità che non si incontrano, una città senza parole, insicura.

Il deserto, appunto. Dove l’altro è un nemico, da picchiare o da derubare. Quartieri in cui si abita ma non si vive. Condomini in cui si ‘ciatta’ con il mondo ma non si conosce il vicino di casa.

Il deserto genera razzismo. Le aggressioni nei confronti di cittadini immigrati sono in aumento e spesso purtroppo gli autori rimangono impuniti. Il deserto genera anche paura. Un quartiere senza relazioni fa paura.

A Colli Aniene, in Quinto Municipio, per quattro giorni si parlerà di questo. Senza verità in tasca, ma con la necessità di trovare al più presto la CURA. Partendo dal confronto tra soggetti diversi e dalle potenzialità, dalle piccole oasi nel deserto. Dai luoghi abbandonati che possono trasformarsi e generare relazioni sociali, dialogo e convivenza.

Mosaici Comunicazione e il cantiere sociale Decolliamo

                                 ORGANIZZANO:

La città SICURA

   è una città

        che SI-CURA

     Riflessioni e Proposte

                                 Per un quartiere

                                 interculturale

Via Alberini, (Colli Aniene) 14-15-16-17 maggio 2009

 
PROGRAMMA
Giovedì 14 maggio ore 16.oo:

inizio lavori, presentazione del seminario

 ‘VIVERE LE PERIFERIE, ABITARE LE RELAZIONI’

LA PERIFERIA ROMANA TRA PASSATO PRESENTE E FUTURO           

-IL DESERTO OLTRE LE MURA

-moderatore Carlo Moccaldi

A.Medici (vicepres. V Municipio) Dialogo e convivenza nel V municipio,

A. Virgili conflitti e identità _S. Paoluzzi _P. Bochicchio “Memoria delle periferie”

Rappresentante Comunità Rom Nedzib e Dragan “Colli Aniene: Vivere oltre il cavalcavia”

P. Vitale Comitato popolare per la lotta della casa “La situazione dell’emergenza abitativa nel V municipio”_F. Manujibeya (Mosaici) Razzismo e xenofobia nelle periferie romane

Osservatorio Razzismo “Casi di violenza in periferia”

Ore 18.00 presentazione mostra fotografica ‘l’Italia Accanto

-Banco informativo: “Io non ho paura”.

- Cena Sud Americana

  Venerdì 15 maggio ore 16,30

OASI E MIRAGGI

-intervengono:

F. Manujebeya l’esperienza delle consulte”

Rappresentante comunità latino americana “L’accoglienza di Roma oggi”

Rappresentante comunità marocchina “L’esperienza della convivenza nell’emergenza abitativa”

T. Kuzik “Una piccola Kiev a Ponte Mammolo, l’aggregazione della comunità ucraina attraverso il mercato” C. Moccaldi l’integrazione nel condominio

-Cena Araba
 
Sabato 16 maggio ore 16,30
INCONTRI PERIFERICI

PROIEZIONI, MUSICHE E SPETTACOLO

Gruppo percussioni Tor Sapienza Musica balcanica Alessandro menestrello vu’ Cumprà

Proiezione del documentario: “Colli Aniene: Percorsi di periferia”

 
Domenica 17 maggio ore 16,30

LA CURA DELLA CITTA’ SICURA

LUOGHI, INCONTRI, RELAZIONI

ore 15,30
intervengono:

R. Mastrantonio (VII Municipio)

G. Rocca “Arte e integrazione”

L. Carocci, “progetto Mediazione sociale” Sos Razzismo: “L’integrazione attraverso le banche del tempo” C. Moccaldi “la convivenza possibile, la cura attraverso i luoghi di incontro”

A. Virgili “Le “Romano Pijats” laboratorio di dialogo interculturale”

Conclusione: A. Medici (V Municipio) “Punto della situazione e nuove prospettive. Da dove ripartiamo?”

Cena Rom

Ore 18.00 esposizione dell’artigianato Rom

Ore 20.00 musiche del mondo intorno al fuoco                          

IL PROGRAMMA AGGIORNATO è DISPONIBILE SUL SITO http://www.piazzavittorioweb.it/

Per info:----Silvia Paoluzzi 338 4283 726 Carlo Moccaldi 392 9959935
 

scritto da: romesinti alle ore 09:10 | link | commenti
categorie: roma, lazio, opera nomadi del lazio
martedì, 05 maggio 2009

Roma: Le storie e i volti del documentario "Le donne vestivano gonne fiorite"


30/04/2009, 20:43

Le storie e i volti del documentario "Le Donne Vestivano Gonne Fiorite"
Delle immagini in bianco e nero, che provengono dal passato: un accampamento di Rom colto in alcuni momenti tipici della sua quotidianità: le donne accudiscono i bambini, gli uomini battono il rame….. su queste immagini di repertorio la voce off di un'anziana rom kalderasha, Emilia, racconta degli spostamenti continui, del montaggio e smontaggio delle tende nei diversi paesi toccati dal loro incessante cammino di zingari, sempre alla rincorsa delle sagre e delle feste patronali.....
... Il volto di Emilia oggi, segnato dal tempo e dalla vita, che prosegue il suo racconto all’interno della piccola roulotte in cui vive, nell’accampamento nel cortile dell’ex foro boario di Testaccio, a Roma…..
... Rasema ha venti anni meno di Emilia, ma non si direbbe: il suo volto di ses­santenne è segnato da rughe profonde, anche se la sua espressione mantiene un che di infantile, specialmente quando sorride. Ci racconta del suo arrivo in Italia dalla Bosnia, nel lontano 1969, con il marito e un bambino piccolo in braccio.
Oggi vive nel piccolo campo all’Arco di Travertino, circondata dall’affetto e dal rispetto dei figli e degli innumerevoli nipoti. E il suo modo di vedere la vita, tradizionale, “all'antica”, dissolve.....
... Nel racconto delle esperienze di Umiza, romnì bosniaca che ha da poco superato la trentina e che è arrivata in Italia da Mostar quando aveva solo pochi mesi. Oggi vive in un container del villaggio attrezzato di via Cesare Lombroso, accanto ai suoi anziani genitori e ai fratelli.
Un marito perennemente in galera, la fatica di portare avanti la famiglia e far crescere i suoi due figli da sola..... la vita non è affatto semplice per Umiza, che si arrangia recuperando materiali di ogni genere nei cassonetti della spazzatura, per poi rivenderli nel mercatino aperto vicino al campo…..
... La stessa forza di Umiza anima le attività di Sevla, romnì quarantenne che è riuscita ad uscire dal campo di vicolo Savini e a garantire un tetto ai suoi otto figli occupando una casa abbandonata. Sevla è un'ottima ballerina di danze balcaniche e una donna forte, espansiva e solare. Ha messo a frutto le sue capacità creative con determinazione e passione, insegnando le danze tradizionali rom e avviando un'attività di piccolo artigianato. Tutta la vita di Sevla risente della presenza del ricordo del fratello morto oramai quasi vent'anni fa, il celebre poeta zingaro Rasim Sejdic, come dimostra anche l'e­ducazione che ha scelto di dare ai suoi figli, così orientata verso l'espressione artistica,.....
... E la passione per la danza, che pratica con impressionante bravura, Daniela l’ha ereditata proprio dalla madre. A diciannove anni Daniela ha rifiutato con serena determinazione lo stile di vita tradizionale della sua comunità che le proponeva un matrimonio precoce e il ruolo di madre e mo­glie sottomessa al marito. Il suo principale obiettivo è invece quello di cambiare le sue condizioni di vita: chiudere definitivamente con la vita del campo nomadi, trovare un lavoro che le permetta di rendersi autonoma, ma senza rinunciare a divertirsi, come è nei desideri di qualsiasi ragazza della sua età.....
... E una voglia quasi sfrenata di vivere pienamente la sua giovinezza caratterizza lo stile di vita di Mirela, ventenne che vive nel villaggio attrezzato di via dei Gordiani. Mirela è una forza della natura: volitiva, travolgente, sen­suale, con un modo tutto suo, sincero e diretto, di esprimersi. Non veste “alla zingara”, rifiuta anzi di indossare le tradizionali lunghe gonne a fiori e fre­quenta comitive di ragazzi italiani, rifuggendo la compagnia degli altri Rom. Questo suo comportamento la mette in cattiva luce dentro la comunità: non sono in pochi, e non solo gli adulti o gli anziani ma anche le sue coetanee, a considerarla una “poco di buono”.....
... Charlotte, invece, è una diciottenne che è riuscita a gestire armoniosa­mente e con consapevolezza il rapporto difficile tra il mondo dei Rom e il mondo dei “Gagé”: ha conseguito la licenza media, si è iscritta al corso per volontaria del servizio civile e ha iniziato a fare le prime esperienze come mediatrice culturale nella scuola elementare vicina al campo di Testaccio, dove vive con la sua famiglia. Ma la dolcezza del suo volto è contraddetta dal guizzo ribelle dello sguardo, quando ricorda con orgoglio di essere sem­pre riuscita a ribellarsi agli aspetti più arretrati della sua cultura di origine.

scritto da: romesinti alle ore 21:15 | link | commenti
categorie: roma

ROMA: IL CAMPO ROM RESTA AL CASILINO

(IRIS) - ROMA, 4 MAG - “ Il Casilino 900 sarà ridimensionato ma non smantellato e trasferito. Resteranno solo i nomadi che garantiranno il rispetto del vivere civile!“. A dichiararlo è Luca Panariello, delegato del sindaco Alemanno e responsabile delle relazioni con le associazioni dei cittadini che ha incontrato il primo aprile 2009 alle 18 presso il Circolo Bocciofilo di via Pietro Ruga 21, i cittadini del VI Municipio. "Una nostra vittoria. L’amministrazione Lippiello si è subito schierata contro questa decisione resa pubblica il 10 gennaio 2009. Una nostra vittoria perché abbiamo risposto e spiegato tempestivamente tutte le motivazioni che impedivano il trasferimento del campo rom alle porte del nostro comune. In barba a tutti i comunicati che continuano a pervenire dall’ufficio relazioni con l’esterno targato rigorosamente Udc e, chissà perché non Pd, l’avvocato Michele Pagano dovrebbe chiedersi come mai, solo ora che siamo in aperta campagna elettorale si ricorda di un possibile trasferimento del campo Casilino 900 in zona Casal Bianco, tra l’altro a pochi metri da casa sua ma di fatto, a gennaio, quando le televisioni venivano a riprendere le rimostranze dei cittadini sotto la pioggia battente, della sua figura nemmeno l’ombra, nemmeno una lettera a dire, “sono dalla vostra parte”. Ricordiamo che a gennaio, quando la notizia divulgata su tutti i quotidiani faceva da ombra a questa possibilità, l’unico che si era preoccupato di muoversi e protestare a fianco dei comitati cittadini, era il sottoscritto e accanto a lui i comitati cittadini di marco simone e case rosse. Eppure, vista la tenacia con cui l’avvocato sta trattando l’argomento solo in questi giorni, mi viene da chiedere come mai, tale presa di posizione non l’abbia iniziata a suo tempo ma si è limitato ad inviare un unico comunicato in cui esprimeva il suo dissenso per una eventuale venuta di 'zingari'alle porte di Guidonia Montecelio. E leggo sui suoi comunicati proprio il turpe appellativo 'zingari'. Un uomo 'democrat' come si definisce, non dovrebbe scrivere frasi tipo, “ Confidiamo sul fatto che gli amici del Pdl che si sono fermamente opposti all’eventualità di trasferire altri zingari nel nord est della Capitale”. Sia fatta ancora chiarezza sulla sua posizione." 

scritto da: romesinti alle ore 21:03 | link | commenti
categorie: roma
giovedì, 30 aprile 2009

Roma, Alemanno: Per nuovi campi espropriamo aree private

Il Comune di Roma potrebbe localizzare le nuove aree per i campi nomadi della capitale espropriando terreni privati. Lo annuncia il sindaco Gianni Alemanno in un'intervista oggi sul Corriere della Sera. "I sette campi che ci sono funzionano male - ha detto - e possono assorbire ancora altre persone. Poi ci servono altri tre siti: uno l'abbiamo trovato fuori dal Gra, gli altri due li stiamo cercando. Credo saranno aree private, da espropriare. Devono essere ben collegate, ma non in contatto con i centri abitati. Poi dovranno coniugare legalità e integrazione". Per Alemanno bisogna "controllare chi entra e chi esce, ma anche promuovere la formazione e la scolarizzazione. Inoltre chi prenderà gli appalti per la sistemazione dei campi dovrà farlo con lavoratori rom. Alla fine del percorso spero di avere dal Piano casa alloggi non solo per gli italiani, ma anche - ha concluso il sindaco - per chi voglia lasciare i campi. Nelle nuove generazioni rom molti ne hanno la voglia, ma non i mezzi".


scritto da: romesinti alle ore 15:07 | link | commenti
categorie: roma
mercoledì, 25 marzo 2009

Roma: i rom non devono essere stanziali

SANTORI-TODINI: “AVVIARE SUBITO PIANO NOMADI MANTENENDO PUNTI FERMI: NUMERO CHIUSO, PERMANENZA TEMPORANEA E NUOVI CAMPI FUORI DAI CENTRI ABITATI”


Il Presidente della Commissione Sicurezza: “Nomadi non siano stanziali”. “Finalmente Roma avrà un piano nomadi che la città attende da oltre 20 anni, infatti il provvedimento garantirà inclusione e condizioni di vita più dignitose a chi rispetta le regole. E’ ammesso solo chi è munito di DAST, il Documento di Autorizzazione allo Stazionamento Temporaneo e sottoscrive gli obblighi previsti dal regolamento, chi paga le utenze e chi rispetta gli obblighi di scolarizzazione per i minori. Le aree di sosta saranno controllate 24 ore su 24. Roma è una città aperta, ma non può assistere un numero infinito di nomadi. Se la permanenza è concessa solo a carattere temporaneo si riesce di fatto a mantenere un ‘numero chiuso’ per nomadi e senza fissa dimora a Roma e nel Lazio eliminando tutti gli insediamenti abusivi della città”. Lo dichiarano i consiglieri capitolini del Pdl, Fabrizio Santori, Presidente della Commissione Sicurezza Urbana del Comune di Roma e Ludovico Todini, membro della Commissione, in merito alla riunione della Commissione avente per oggetto il “Regolamento per la gestione dei villaggi attrezzati per le Comunità nomadi nella Regione Lazio”, emanato dal Commissario delegato per l’emergenza nomadi. All’incontro sono intervenuti tra gli altri Daniel Bostaca, della Comunità Romena di Roma, in rappresentanza della delegata del Sindaco Ramona Badescu. “Nel corso della riunione - conclude Santori – è stata inoltre riconfermata la volontà politica della Commissione Sicurezza di collocare le nuove aree attrezzate al di fuori del Raccordo Anulare e di contenerne i costi di gestione ”.

scritto da: romesinti alle ore 23:02 | link | commenti (1)
categorie: roma, intolleranza, habitat

Roma, il municipio vieta le fontanelle ai rom e altri vengono sgomberati

 "Chiudere le fontanelle pubbliche, per favore, altrimenti ci vanno i rom. Sono tanti, si accalcano per riempire le taniche e danno fastidio ai residenti del quartiere e ai commercianti. E' sconveniente, soprattutto vicino al mercato rionale". Per questo motivo il presidente di An del IV municipio di Roma, a ottobre, aveva chiuso alcune fontanelle pubbliche nei quartieri Talenti e Prati Fiscali: Roma Nord-est, quartieri di lavoratori dipendenti a un passo dal centro. Una di queste, in via Prati Fiscali vecchia, è ancora chiusa.

Una decina di cittadini di sinistra del IV municipio, pensionati, liberi professionisti, docenti ha letto la denuncia de l'Unità e lanciato un appello e una raccolta di firme per la riapertura delle fontanelle. "L'acqua è vita, è un bene di tutti. Non si può togliere a chi vive in strada, a quei rom che non hanno neanche un posto nei campi nomadi della città" - scrivono i dieci.

E spiegano: "La motivazione del nostro incontro viene dall'osservazione quotidiana della disgregazione del tessuto sociale dei nostri quartieri, dal venir meno di segni di accoglienza e di solidarietà, il tutto nella progressiva scomparsa di luoghi di incontro e confronto. Ciò viene accentuato dalle attuali difficoltà economiche. In questo quadro, sempre di più, vengono strumentalmente indicate e fatte percepire come un pericolo le persone provenienti da altri paesi che qui vivono e lavorano. Il nostro obiettivo è costruire un luogo di aggregazione e di riflessione e di intessere al nostro territorio, una rete di relazioni tra i cittadini italiani e quelli di provenienze diverse".

ROM:  BONIFICATI ALTRI INSEDIAMENTI ABUSIVI
(ASCA) - Roma, 24 mar - Proseguono i controlli della Questura tesi al monitoraggio dei campi nomadi non regolari sorti nella Capitale e alla verifica delle persone che li abitano.

Nella giornata di ieri, nell'ambito dell'attivita' di controllo delle aree golenali dei fiumi Tevere ed Aniene e dei nodi di scambio, gli Agenti della Polizia di Stato della Questura hanno bonificato 2 insediamenti abusivi sorti nei pressi di via Walter Procaccini, piazza Ettore Scola e viale Rizzieri, nella zona di Torre Maura.

scritto da: romesinti alle ore 22:55 | link | commenti
categorie: roma, intolleranza, sgomberi
martedì, 24 marzo 2009

Roma: Pijats Romanò, i Rom e dei Sinti e i mercati rionali

Se vuoi sostenere questo appello rispondi a sostienipijatsromano@tiscali.it con nome e cognome, domicilio e attività. Grazie.

 
 
 
 
SOSteniamo Pijats Romanò
 
Al Sindaco di Roma Gianni Alemanno
Al Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo

Al Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti

Ai Presidenti dei 19 Municipi del Comune Roma
 
CHIEDIAMO:

·       CHE IL PATRIMONIO RAPPRESENTATO DAI PIJATS ROMANO’ NON VADA PERDUTO

·       CHE VENGANO AUTORIZZATI I PIJATS ROMANO’ DEI VARI MUNICIPI

·       CHE SI SVILUPPI UN PERCORSO CHE PORTI ALLA COSTRUZIONE DI UN UNICO GRANDE (BARO’) PIJATS ROMANO’ CITTADINO CHE RIUNIFICHI PERIODICAMENTE IN OCCASIONI SIGNIFICATIVE LE VARIE MANIFESTAZIONI MUNICIPALI

 
CHE COS’E’ PIJATS ROMANO’
 

Pijats Romanò è una manifestazione culturale con esposizione di produzioni artigianali tipiche della cultura Rom/Sinta e di usato riciclato.

L’attività mercatale, svolta in modo non professionistico, con vendita di manufatti frutto dell’ingegno e delle abilità tradizionali viene svolta da sempre dai Rom/Sinti anche se in modo non normato, spontaneo.

Sicuramente questa abilità dei Rom/Sinti nel commerciare è stata favorita storicamente dal nomadismo e dalla necessità di costruire uno sbocco sul mercato ai tipici manufatti artigianali unitamente al commercio dei cavalli, una attività praticata da sempre.

E’ dalla conoscenza e consapevolezza di questa secolare competenza e professionalità nell’arte del commercio che a Roma le Comunità Rom e Sinti insieme all’Opera Nomadi ed alle cooperative Phralipè e Romano Pijatshanno dato vita ai Pijats Romanò. Nella lingua romanì Pijats significa appunto mercato, ma anche piazza a ricordarci che il mercato Rom/Sinti non è un mercato come tutti gli altri ma, potremmo dire, un vetrina di una molteplicità di prodotti, frutto delle abilità artigianali nella lavorazione dei metalli e dei tessuti, ma anche riutilizzo, riciclo e riuso di tutta una serie di beni che l’attuale società consumista presume, troppo velocemente e a torto, vecchi e inutili.

 
ALCUNI CENNI STORICI
 

Se i Rom/Sinti da sempre commerciano, a Roma troviamo i primi mercati Rom AUTORIZZATI negli anni ‘90 a Spinaceto (XII Municipio) e a Casilino 700 (VII Municipio). Successivamente una ulteriore esperienza è stata sviluppata sempre in VII Municipio a Piazza San Felice da Cantalice.

Ma sicuramente è con l’edizione del mercatino Rom in V Municipio dapprima di Via di Casal Tidei e successivamente a Via di Cervara 200 (un progetto sostenuto anche dalla Provincia di Roma) che questa manifestazione trova una sua stabilità sul territorio romano e diventa un vero lavoro regolare per decine e decine di capifamiglia Rom/Sinti.

Un lavoro vero che sfata il pregiudizio che vorrebbe queste comunità inoperose, che produce un reddito onesto e che da la possibilità di risiedere legalmente sul nostro territorio attraverso il rinnovo del permesso di soggiorno altrimenti impossibile con le normative in materia di immigrazione via via affermatisi.

Nel frattempo altri mercatini sono stati sviluppati come quelli del XII Municipio in Piazzale militari caduti nei lager ma soprattutto con i Pijats Romanò del VII e dell’XI Municipio rispettivamente nell’area parcheggio di Via Collatina (di fronte a Via Zanibelli poi spostato in Via Longoni) e nell’area di Via Lungotevere Dante (traversa Viale Marconi). Questi due ultimi nati dal recupero di due aree estremamente degradate che l’Assessorato alle Politiche Sociali e il V Dipartimento del Comune di Roma hanno risanato.

Successivamente sono stati attivati quelli del V Municipio a Via Mirtillo, dell’VIII Municipio in Viale Tor Bella Monaca (e successivamente Grotte Celoni), del XV Municipio a Corviale e, infine del IV Municipio a Piazzale Flaiano (una edizione definita IntegraROMa).

Da segnalare inoltre che espositori Rom e i Sinti partecipano ai mercati di Porta Portese e di Porta Portese 2 e quelli nati spontaneamente a ridosso di alcune comunità (come a Via Boccea e a Via Cesare Lombroso).

Purtroppo negli ultimi periodi molte di queste iniziative sono state sospese (a tutt’oggi sono attivi solo i mercatini Rom del IV e del VII Municipio) e il problema della ricerca di ulteriori aree dove poter svolgere tale attività non significa tanto allargamento di questa attività ma presupposto indispensabile per l’esistenza della stessa. Questo perché, per poter funzionare, l’attività mercatale dei Rom/Sinti ha bisogno di un numero determinato di posti che impediscano che, una massa sproporzionata di venditori si riversino sui pochissimi mercati funzionanti, facendoli così collassare data l’esiguità dei posti disponibili rispetto all’alto numero di Rom e Sinti che vogliono svolgere questa attività in modo regolare.

Bisogna poi comprendere che un popolo che non concepisce separazioni, barriere e confini nazionali è difficile che si adegui spontaneamente ai confini municipali con cui attualmente si svolgono i mercatini Rom.

La costruzione dei Pijats Romanò a livello municipale è stata una scelta importante perché ha permesso un radicamento di queste attività sul territorio ed ha sollevato i singoli municipi dalla complessità cittadina dei mercatini rom (ad esempio ai tempi di Casal Tidei tutte le Comunità Rom/Sinte di Roma premevano per partecipare a questo unico mercato esistente con le conseguenze negative che tutti possiamo ricordare e immaginare).

Crediamo però pure che dopo questo tirocinio municipale si possa immaginare anche la costruzione di un Romano Pijats cittadino con caratteristiche e basi nuove e l’inserimento di singoli venditori/espositori Rom e Sinti nei mercati rionali e domenicali esistenti.

 
PIJATS ROMANO’: UN MERCATO MA ANCHE UNA PIAZZA
 

Come abbiamo già detto il mercatino Rom ha molteplici caratteri e funzionalità:

 

Carattere economico

I Rom ed i Sinti da sempre praticano la compravendita riciclano materiali usati e sviluppano attività artigianali (rame, ferro, vestiario tradizionale, bottiglie decorate e bonsai).

Tali attività possono avere impulso e sbocco solo con i mercati. Nello stesso tempo l’attività mercatale è importante perché:

- permette loro di preservare le loro caratteristiche di famiglia allargata;

- è in sintonia con la loro concezione del tempo e dello spazio,

- valorizza le loro attitudini artigianali ed autoimprenditoriali.

I Rom e i Sinti naturalmente si sentono artigiani e commercianti e praticano questa attività perlopiù in modo spontaneo (abusivo).

 
Carattere sociale.

Per abbattere il muro dei pregiudizi e degli stereotipi legati all’immagine negativa dei Rom, Sinti e Camminanti che vivono di espedienti, che rifiutano il lavoro soprattutto inteso come valore, e distaccati da un inserimento sociale, occorre riconoscere la profonda modificazione che sta avvenendo all’interno della cultura di questo popolo. Modificazione culturale presente in tutte le comunità Rom/Sinti, ma evidentissima nei Rom, Sinti e Camminanti italiani: soprattutto per l’attuale scolarizzazione dei minori, la ricerca di istruzione anche tra fasce di età adulta, l’avvicinamento ad una possibile formazione professionale congeniale alla loro potenzialità.

L’istruzione e la formazione con qualifiche professionali definite, diventano il primo strumento utile per abbattere il muro di pregiudizi che porta a vere discriminazioni etniche.. Esse aprono prospettive per nuove possibilità occupazionali, legate alle peculiarità originarie di ogni gruppo, sia esso costituito da Rom, Sinti o Camminanti.

Alla luce della crisi che in questi ultimi decenni ha investito la possibilità dell’indipendenza economica dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti, in seguito a vari fenomeni (primo fra i quali il venir meno della civiltà contadina) appare opportuno formulare concrete proposte che possano contribuire a conseguire un inserimento significativo nell’assetto produttivo.

Proposte che mirano a valorizzare le potenzialità presenti in queste comunità rispettando i loro valori. Tutto ciò, sia promuovendo e ridefinendo i saperi artigianali e comunque tradizionali, sia individuando nuove prospettive occupazionali e produttive compatibili con le trasformazioni in atto nel mondo dei Rom, Sinti e Camminanti.

La necessità e l’urgenza nell’affrontare con questo spirito il problema del lavoro, non risponde solo alla logica di una politica occupazionale; essa assume invece, nel caso specifico, una grande importanza, anche perché costituisce una grande occasione di riscatto dall’emarginazione, di prevenzione e superamento della devianza, di sviluppo e autopromozione economica non assistenzialistica, di progettualità produttiva compatibile con le istanze della cultura e dell’assetto sociale del popolo dei Rom, Sinti e Camminanti.

E’ infine la questione legata al permesso di soggiorno per i Rom di origine balcanica fuggiti dalle guerre civili che li vedevano soccombere di fronte alle comunità maggioritarie dei nuovi Stati nazionali nati dopo la caduta del cosiddetto “muro”.

Senza un regolare lavoro per queste persone la possibilità di legalizzazione del loro soggiorno in Italia è impossibile e i mercati Romanò sono una delle poche e di massa risposte a tale necessità in questo preciso momento storico.

Ugualmente anche i cittadini neocomunitari rumeni devono, dopo tre mesi, regolarizzare la loro posizione in Italia attraverso la iscrizione anagrafica. 

Quest’ultima è possibile solo in presenza di un domicilio e di un lavoro (o iscrizione a corsi scolastici o professionali e certificando un reddito e un’assicurazione sanitaria).

 
Carattere culturale

La presenza nel mercato di saperi e culture di questo popolo è stato anche un momento di crescita culturale e di approccio interculturale della cittadinanza romana che ha visitato queste manifestazioni.

In particolare nei pijats romanò si sono svolte le seguenti attività culturali:

-         La musica,

-         le danze,

-         la dimostrazione da parte dei maestri artigiani rom delle loro attività,

-         la predizione del futuro praticata da esperte rumrià (donne rom) abruzzesi,

-         la mostra storico – documentaria sui Rom Sinti e Camminanti

-         la mostra sullo sterminio dimenticato di questo popolo (porrajmos),

-         i “giornali parlati” effettuati al mercato sulle caratteristiche e presenza delle Comunità dei Rom, Sinti e Camminanti

-         il materiale informativo sui Rom, Sinti e Camminanti distribuito gratuitamente

-         i questionari somministrati

hanno fatto conoscere ai visitatori una parte della vita di queste comunità che non è quasi mai portata alla luce dai mezzi di comunicazione ed è per lo più è sconosciuta.


Primi firmatari
 
  1. Sejdovic Dzevad socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati, 72;
  2. Seferovic Fadil socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  3. Seferovic Pemba socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  4. Sejdovic Samir socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Pontina 601;
  5. Jovanovic Najdan socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Dameta 57/E;
  6. Hadzovic Melca socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via della Martora 12/A;
  7. Sejdovic Nedzib socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  8. Ramovic Radmila socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  9. Jovanovic Julijana, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma via della Martora 12/A;
  10. Seferovic Zagorka socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  11. Sulejmanovic Sakib socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  12. Ahmetovic Ekrem socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  13. Ahmetovic Zumra, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  14. Sulejmanovic Sakib socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  15. Halilovic socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  16. Sulejmanovic Almasa, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  17. Adzovic Jasmina socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  18. Hrustic Antonio socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  19. Adzovic Grana socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  20. Djordjevic Nebojsa socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Dameta 57/E;
  21. Jovanovic Dusanka socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Dameta 57/E;
  22. Adzovic Ekrem socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casilino 900;
  23. Ahmetovic Gordana socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via di Salone 323;
  24. Gigovic Muhamed socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  25. Sejdic Fuad socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Pontina 601;
  26. Hrustic Fatima socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Pontina 601;
  27. Tajkunovic Zivomir socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via di Salone 323;
  28. Hidanovic Mira, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma via della Martora n. 12/A;
  29. Piscevic Lidia socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom Roma di Via Salviati n. 70;
  30. Husovic Murat socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casina 900;
  31. Djordjevic Gordana socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati, 70;
  32. Adzovic Naho socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  33. Hamidovic Osman socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  34. Sejdovic Camil socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Pontina 601;
  35. Sulejmanovic Necko socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati, 72;
  36. Djordjevic Natasa socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Dameta 57/E;
  37. Omerovic Fuad, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Pontina 601;
  38. Bacalanovic Nadica socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Dameta 47/E;
  39. Osmanovic Cazim socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  40. Cizmic Mahmut, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  41. Ahmetovic Hanka socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casilino 900;
  42. Hadzovic Nedelijko socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via della Martora 12/a
  43. Salkanovic Suzana, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casilino 900;
  44. Jovanovic Radisa, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Dameta 57/e;
  45. Jovanovic Marija, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Da meta 47/e;
  46.  Halilovic Elizabeta socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  47. Stojik Nadzija socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via del Baiardo, 50;
  48. Omerovic Delija socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Pontina 601;
  49. Stevic Biljana, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Da meta 57/E;
  50. Salkanovic Mamut socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casilino 900;
  51. Halilovic Mauzer socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati, 72;
  52. Halilovic Humica socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati, 72;
  53. Gigovic Senada socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  54. Salkanovic Romeo socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casilina 900;
  55. Abaz Ismet socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Pontina 601
  56. Sulejmanovic Mirabela socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati, 72;
  57. Hadzovic Serif socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  58. Osmanovic Ismet socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  59. Hamidovic Cazim socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  60. Salkanovic Selvija socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casilina 900;
  61. Abaz Minire socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Pontina 601;
  62. Jovanovic Cica socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via di Salone 323;
  63. Adzovic Helma socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casilina 900;
  64. Cizmic Odisey, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  65. Besic Hajrudin socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via della Martora 12/a;
  66. Nikolic Ljubisa socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Bagaladi, 99;
  67. Ahmetovic Sevko, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Ardea;
  68. Ademi Lebibe socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casilina 900;
  69. Ahmetovic Delija socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  70. Zorel Dumitru socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Luigi Candoni;
  71. Ibrahimovic Brener socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati, 72;
  72. Ramovic Dragica socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  73. Maric Jelica socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via L. Candoni 91;
  74. Sejdic Fazlija, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Ostiense;
  75. Hadzovic Esad, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via della Martora 12/a;
  76. Mitic Slavoljub socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via della Martora 12/A
  77. Sejdovic Lepa socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviti 72;
  78. Sejdovic Malena socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casilina, 900;
  79. Petrovic Siba socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via della Martora 12/A;
  80. Halilovic Luca socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Monte Artemisio n. 10;
  81. Halilovic Rambo socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Monte Artemisio n. 10;
  82. Hamidovic Kasim socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Pontina 601;
  83. Ramovic Danilo, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  84. Adzovic Andriano socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  85. Sejdovic Almira, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  86. Tajkunovic Mihailo socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via di Salone 323;
  87. Tajkunovic Cica socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via di Salone 323;
  88. Adzovic Danica socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casilina 900;
  89. Sulejmanovic  Sonita socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  90. Sulejmanovic  Jasminka socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  91. Hrustic Sefika socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Cesarina, 11;
  92. Halilovic Enes socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  93. Tajkunovic Maradona socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via di salone 323;
  94. Sejdovic Esad socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casilina 900;
  95. Ahmetovic Barabba socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  96. Hadzovic Mirsada socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casilina 900;
  97. Sulejmanovic Borzo socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  98. Halilovic Behara socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  99. Husovic Hajrija socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casilina 900;
  100. Bogdanovic Stojadinka socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salone n. 323;
  101. Adzovic Sajma socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  102. Halilovic Jasmin socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  103. Sejdic Azim, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  104. Hrustic Hasnija socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Dandolo ;
  105. Hrustic Ferida, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  106. Vuckovic Ljiubisa socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 70;
  107. Sulejmanovic Abi socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  108. Sulejmanovic Rambo socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  109. Hrustic Alessandro socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Pontina 601;
  110. Sejdovic Emela socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  111. Miftar Azra, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  112. Salkanovic Camil socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casilina 900;
  113. Ahmetovic Branko socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  114. Salkanovic Sulta socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casilina 900;
  115. Sima Velizar socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 70;
  116. Cizmic Mirza, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  117. Tajkunovic Jovica socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via di Salone 323
  118. Sejdovic Mirsad socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casilina 900;
  119. Delic Sacir, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  120. Seferovic Dzevad socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  121. Hadzovic Mejra socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  122. Besic Hajrija socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  123. Cizmic Muhamed, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  124. Halilovic Sefko socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casilina 900;
  125. Husovic Kleo socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casilina 900;
  126. Osmanovic Sead socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  127. Osmanovic Esma, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  128. Sejdic Zlatan socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  129. Adzovic Sida socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casilina 900;
  130. Ramovic Samir socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  131. Ramovic Sevko socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casilina 900;
  132. Osmanovic Amir socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  133. Hrustic Massimo socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  134. Sejdovic Suvadin socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casilina 900;
  135. Sejdovic Bajram socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casilina 900;
  136. Husovic Pemba socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via di Salone 323;
  137. Esadovic Jasminka socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  138. Hadzovic Zehra socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  139. Sulejmanovic Aisa, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  140. Sulejmanovic Renato socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati, 72;
  141. Sulejmanovic Romson socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati, 72;
  142. Hamidovic Bisera, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  143. Sejdic Kasim socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  144. Hamidovic Zema, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  145. Cizmic Hasnija socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  146. Osmanovic Abid socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  147. Hamidovic Sacir, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  148. Ibrahimovic Nusret socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati, 72;
  149. Adzovic Samanta socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casilina 900;
  150. Osmanovic Zuhdija socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  151. Sejdic Mersad, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  152. Djordjevic Katica, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Dameta n. 57/E;
  153. Barbu Gabriela socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Luigi Candoni, 91;
  154. Suljic Semsa socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati, 72;
  155. Omerovic Mevludin socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Pontina, 601;
  156. Zorel Dumitru socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Luigi Candoni 91;
  157. Sulejmanovic  Izeta socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati, 72;
  158. Mitic Dragoslav socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via della Martora 12/a;
  159. Trajkovic Violeta socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via dei Gordiani 365;
  160. Hadzovic Manuel socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via della Martora 12/a;
  161. Sejdovic Amir socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Pontina 601;
  162. Hamidovic Vehbija socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  163. Sejdic Jasmin, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  164. Bajramovic Romana socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati, 72;
  165. Cizmic Fadil, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  166. Bacalanovic Vera socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via di Salone 323;
  167. Omerovic Mustafa, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via di Salone 323;
  168. Sejdovic Sultijana, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casilina 900;
  169. Salkanovic Giuseppe socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casilina 900;
  170. Stojkov Vanjia, socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via della Martora 12/a;
  171. Tajkunovic Vera socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via di Salone 323;
  172. Halilovic Sabrija socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati, 72;
  173. Biberovic Halid socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Pontina 601;
  174. Osmanovic socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  175. Stankovic Milivoj socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati, 72;
  176. Stankovic Ana socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati, 72;
  177. Hadzovic Habiba socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casilina 900;
  178. Husovic Jadranka socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Casilina 900;
  179. Ahmetovic Safet socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via di Salone 323;
  180. Besic Zubejda socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  181. Katic Milos socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Via Salviati 72;
  182. Sejdic Bisera socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;
  183. Osmanovic Zarif socio Cooperativa Romano Pijats - Comunità Rom di Roma Castel Romano;

scritto da: romesinti alle ore 05:54 | link | commenti
categorie: roma, lavoro, lazio, opera nomadi del lazio
mercoledì, 11 marzo 2009

Per la Cgil bisogna «superare i campi nomadi»......

L'integrazione è la strada per risolvere la questione rom

Piero Soldini della Cgil accusa il governo di non diffondere dati puntuali ma solo dati opachi e inconsistenti. Si devono superare i campi nomadi; istituire un osservatorio «indipendente e scientifico, contro la strumentalizzazione e a favore della trasparenza nella diffusione dei dati sul censimento delle popolazioni nomadi». E infine studiare un piano strutturale per l'integrazione utilizzando i fondi europei a disposizione.

Presso palazzo Marini a Roma è stato organizzato un seminario di riflessione e proposte dal titolo “zingari non aspettare un altra emergenza per praticare l'integrazione”. Hanno preso parte all'iniziativa esperti e addetti ai lavori. Tra gli altri Savino Pezzotta dell'Udc, Massimo Livi Bacci , senatore del Pd, Massimo Converso dell'opera Nomadie e Piero Soldini della Cgil.

Per Converso, dell'Opera nomadi, siamo di fronte a «uno spreco di denaro a cura di questo governo e del precedente quando basterebbe legalizzare i mestieri già presenti» per cominciare un'opera di integrazione. Infine, per Savino Pezzotta (Udc) è necessario «rompere con un clima di emergenza e con la cultura del sospetto».

Al termine del convegno, un ragazzo di un'associazione rom ha insistito per avere la parola nonostante il suo intervento non fosse previsto, e alla fine ha potuto parlare per raccontare la situazione in cui vivono i nomadi in Italia, «diversa da quella raccontata dalle leggi».

La Cgil punta il dito contro il governo sui continui ritardi nella diffusione dei dati e propone di superare i campi nomadi; istituire un osservatorio «indipendente e scientifico, contro la strumentalizzazione e a favore della trasparenza nella diffusione dei dati sul censimento delle popolazioni nomadi». E infine studiare un piano strutturale per l'integrazione utilizzando i fondi europei a disposizione. È quanto chiede al governo il responsabile per l'immigrazione della Cgil, Piero Soldini, che  ha denunciato il ritardo del governo nella campagna di integrazione dei nomadi. «Non c'è motivo - ha affermato Christopher Hein, direttore generale del Cir - per lasciare la popolazione nomade nei campi; per la costruzione di case serve un finanziamento minore di quello che si spende per l'emergenza». Per Luciano Lagamba, presidente del sindacato Emigrati-Immigrati dell'Ugl, manca «una vera cabina di regia per una politica di integrazione»,


scritto da: romesinti alle ore 11:33 | link | commenti
categorie: roma, massimo converso pres naz, opera nomadi del lazio
mercoledì, 04 marzo 2009

Rom, apolide, in Italia da 35 anni: "Rinchiuso come un cane a Ponte Galeria"

ROMA - "Sono a Ponte Galeria da 20 giorni. Sono qui, chiuso. Da 20 anni collaboro con l'Opera Nomadi. Mi hanno buttato qui e rinchiuso come un cane". Dal Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di Ponte Galeria, Rudi Salkanovic, apolide, residente al Casilino 900, a Roma, racconta da un telefono qualcosa che dopo anni di impegno per i rom non avrebbe mai immaginato. Montenegrino d'origine, oggi ha 46 anni, sette figli di cui alcuni sposati e anche due nipoti italiani che hanno fatto il militare a Livorno e a Venezia. È arrivato in Italia a soli 11 anni. "Io non me lo aspettavo- spiega-. Per avere il permesso di soggiorno ci vuole un passaporto valido. Io, invece, ho perso la cittadinanza jugoslava e non ho potuto rinnovare il passaporto. Il vecchio passaporto ce l'ho, ma e' scaduto. Non potendolo rinnovare non ho potuto prendere il permesso di soggiorno. Ci vuole il passaporto valido".

Rudi per diversi anni e' stato mediatore allo Sportello lavoro comunale e con la cooperativa sociale Phralipe' (fraternita') collaborava ad offrire una possibilita' di un lavoro a tanti.

"Riempivo i fascicoli per persone che venivano da tutta Italia per il nuovo permesso di soggiorno. Abbiamo fondato anche una fraternita', con dei mercatini dove le persone vanno a lavorare e con la cooperativa facciamo rinnovare i permessi di soggiorno".

A Ponte Galeria e' solo. A casa ha lasciato l'intera famiglia. Conosce bene la procedura e sa bene dove si trova in questo momento. "Qualcuno rimane qui due mesi, altri dopo una quarantina di giorni tornano liberi. Ci sono tanti stranieri. Sono circa 170 le persone qui nel centro". E' una sorta di babele. Tante persone da tanti posti diversi. "Noi non siamo come chi viene da altri paesi senza moglie e senza bambini-spiega-. Noi abbiamo moglie e bambini che vanno a scuola. Se mi vuoi mandarmi via, fallo con mia moglie e i miei figli. Non puoi dividere la famiglia. Invece non interessa".

Rudi ha paura di prendere qualche malattia, ma e' la mancanza di una cittadinanza gli ha tolto soprattutto la liberta'. "Qui stanno male. Questo non e' un centro di accoglienza. Ponte Galeria e' un carcere vero e proprio, secondo me". Nonostante tutto non ce l'ha con chi gli ha tolto la liberta' per un pezzo di carta. "Qui ci sono persone fanno il loro lavoro e lo fanno bene, ma non so come mai noi rom con i bambini e da tanti anni in Italia siamo finiti qui. Non abbiamo fatto niente, solo che non abbiamo questo pezzo di carta del permesso di soggiorno".

Il piu' piccolo dei suoi figli ha soli 12 anni, va a scuola. Rudi lo ha sentito al telefono in questi giorni e ha cercato di spiegargli che presto sara' di nuovo a casa. "Mi chiama, parlo con lui qualche volta. Mi chiede quando tornero' a casa e piange. È un casino spiegare dove sono adesso. Gli dico di non preoccuparsi e che tornero' presto a casa".(Ga)(Redattore Sociale - Dires)

3 marzo 2009

scritto da: romesinti alle ore 13:42 | link | commenti
categorie: roma, intolleranza, opera nomadi del lazio
sabato, 28 febbraio 2009

Roma: sgomberati accampamenti rom

Roma, 27 feb. (Apcom) - Questa mattina i carabinieri della stazione di San Cesareo hanno proceduto allo sgombero dell'accampamento di fortuna allestito sotto il ponte dell'autostrada all'altezza del Km 29,200 della statale Casilina. Le operazioni sono state svolte tranquillamente, senza turbative per l'ordine pubblico. L'attività ha preso avvio dalle indagini dei carabinieri per un furto di energia elettrica presso le proprietà limitrofe, che aveva portato nei giorni scorsi all'arresto dei responsabili. Il sindaco di S. Cesareo ha disposto l'ordinanza di sgombero delle baracche di fortuna allestite, prive di ogni elementare norma igienica. Le famiglie di romeni che vi abitavano, all'atto della notifica del provvedimento hanno trovato riparo presso alcune abitazioni di connazionali.

Roma, 27 feb. - (Adnkronos) - Nell'ambito dei controlli dei campi nomadi non regolari della Capitale, la polizia ha fatto sgomberare due insediamenti abusivi. Le aeree interessate sono state quelle adiacenti ai fiumi Tevere ed Aniene e dei nodi di scambio. La polizia, dopo aver recuperato i campi abusivi nei pressi della via Cassia, in via Fabroni, ha controllato sei persone e un veicolo.

scritto da: romesinti alle ore 07:41 | link | commenti
categorie: roma, lazio, sgomberi
venerdì, 27 febbraio 2009

Alemanno al seminario dell'Opera Nomadi del Lazio

Roma, 26 feb. - (Adnkronos) - "Sono convinto che ci sia una strada da percorrere insieme, seppur stretta, difficile, una sfida da realizzare perche' Roma e' una citta' profondamente civile". E' quanto ha dichiarato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, intervenendo oggi nella sala del Carroccio in Campidoglio all'11° seminario Opera nomadi 'Rom-Sinti e sicurezza sociale in Italia' a cui hanno partecipato, tra gli altri, Henry Scicluna, coordinatore generale per i Rom-Sinti presso il Consiglio d'Europa, Massimo Converso, presidente dell'Opera Nomadi, l'europarlamentare Roberta Angelilli, il console della Repubblica di Romania in Italia Jon Calciu.
"So che ci sono persone che vivono in situazioni cosi' difficili che commettono reati perche' non hanno di che vivere -ha proseguito il sindaco di Roma- Dobbiamo trovare forme di lavoro, di equilibrio, grazie all'intelligenza, alla sapienza, agli antichi mestieri dei rom". Il sindaco di Roma ha ancora ricordato che molti rom, "vivono nella Capitale in situazioni inaccettabili. Ci sono persone costrette a vivere in accampamenti ai margini, altri lo scelgono deliberatamente. Dobbiamo dare loro campi attrezzati affinche' possa essere elevato il livello di controllo e di sicurezza".
Occorrono meccanismi elettivi nei campi
"Dobbiamo avere qualcuno con cui parlare"

scritto da: romesinti alle ore 13:35 | link | commenti
categorie: roma, lazio

Roma, Opera Nomadi: Scolarizzazione non sta funzionando

"Al Casilino 900 all'ora di pranzo 25 bambini"

Roma, 26 feb. (Apcom) - Gli interventi di scolarizzazione nei campi nomadi di Roma non stanno funzionando. Lo ha detto il presidente dell'Opera nomadi, Massimo Converso, invervenendo al seminario nazionale dell'organizzazione. "Sono stato al Casilino 900 a mezzogiorno e mezzo", ha raccontato. "Ho contato 25 bambini che erano là, invece di essere a scuola". Ma tra le urgenze, ha aggiunto Converso, c'è anche la vaccinazione dei bambini dei campi abusivi: "E' inutile tornare a vaccinare i bambini dei campi regolari, che sono già stati vaccinati", ha detto, riferendosi alla nuova campagna che prenderà il via il 28 febbraio. "Bisogna invece - ha puntualizzato - intervenire su quelli che ancora non hanno ricevuto la vaccinazione".

Nella sola città di Roma, ha affermato Converso, rom e sinti sono circa 20mila, "contrariamente a quanto dice la Croce rossa, secondo cui sarebbero meno di 10mila". In tutta Italia, invece, ha spiegato, sono 170mila, di cui 70mila con cittadinanza italiana e 100mila provenienti dai Balcani.

Il seminario dell'Opera nomadi, giunto all'undicesima edizione, è un evento di tre giorni che oggi si è svolto in Campidoglio, domani si trasferirà presso l'assessorato delle Politiche sociali del Comune di Roma e sabato troverà spazio alla Caritas. All'incontro oggi hanno preso parte il sindaco, Gianni Alemanno, il sindaco di Appignano (Macerata), Nazzarena Agostini, il presidente dell'associazione Unirsi, Kasim Cizmic, il delegato alla memoria del Campidoglio, Claudio Procaccia, l'eurodeputata Roberta Angelilli, il coordinatore generale per i rom e i sinti presso il Consiglio d'Europa, Henry Scicluna e il console generale della repubblica romena, Ion Calciu.

 

Commento: in questi anni la politica delle Amministrazioni Comunali che si sono succedute a Roma non hanno portato alla risoluzione del problema dei campi nomadi con tutte le difficoltà che ne conseguono, prima di tutte la difficoltà di far frequentare regolarmente la scuola e che i ragazzi non facciamo solo presenza.  Che ci fossero 25 bambini a pranzo al Casilino 900 è "normale"  in una situazione come quella romana.   Quanti soldi sono stati sperperati dal Comune in questi anni per ritrovarsi nuovamente sempre allo stesso punto? Milioni e milioni di euro per nulla, per continuare a mantenere i campi nomadi, per una scolarizzazione che ha sempre funzionato poco, per sgomberare in continuazione i baraccati, per accontentare l'opinione pubblica con il paraocchi che vede solo nella militarizzazione, nello sgombero e nell'allontanamento l'unica azione per vivere in tranquillità pur sapendo che è una soluzione impraticabile.


Roma, i nuovi villaggi diventano tre

L'insediamento rom di via del Baiardo a Tor di Quintodi Fabio Rossi

 

 

 

 

Saranno tre i nuovi villaggi attrezzati che sorgeranno per accogliere i nomadi che hanno i requisiti per restare sul territorio romano. Il piano dei campi, a cui sta lavorando da settimane il prefetto Giuseppe Pecoraro, commissario straordinario per l’emergenza nomadi a Roma e ne Lazio, sarà orientato su questa ipotesi: realizzare tre nuove strutture (e non due), limitando così il numero delle persone che abiteranno in ognuno di questi (al massimo 400 persone per ogni struttura) ed evitando il sovraffollamento.

L’annuncio ufficiale dell’intero piano, però, non ci sarà prima della fine di marzo: il prefetto vuole attendere la fine della seconda fase del censimento dei nomadi, quello portato avanti dalle forze dell’ordine, per limare gli ultimi particolari. Soltanto quando si conoscerà il numero esatto delle persone che potranno alloggiare nei nuovi villaggi (quindi regolarmente immigrate e con la fedina penale pulita) saranno resi noti anche i luoghi dove sorgeranno i tre nuovi campi.
 
Il Comune attualmente stima in tre-quattromila le persone che dovranno lasciare i campi da smantellare. Tra questi bisognerà stabilire quanti hanno diritto a trovare una nuova sistemazione nel territorio della e quanti no. A quanto si apprende, i villaggi saranno tutti lontani da aree abitate: due sorgeranno all’esterno del grande raccordo anulare, dislocato tra l’estrema periferia orientale e quella meridionale; uno sarà realizzato invece all’interno del Gra, verosimilmente tra il XIX e il XX municipio. Sei gli insediamenti che chiuderanno: il più importante è il Casilino 900, il campo nomadi più grande d’Europa, seguito da quello di Tor de’Cenci: entrambi, secondo il Campidoglio, saranno trasferiti entro l’estate.

Prossimi alla chiusura anche i campi di via della Martora, via del Foro Italico, La Monachina e via del Baiardo. Oltre a questi, sarà sgomberato anche il campo de La Barbuta: gli aventi diritto saranno sistemati in uno dei nuovi villaggi. Sette, invece, gli attuali campi attrezzati che resteranno attivi. Tra questi, due potrebbero essere ampliati per accogliere parte dei nomadi trasferiti da altri luoghi della Capitale: si tratta dell’insediamento di Salone, nel territorio del municipio VIII, e quello della Cesarina, nel IV. Resteranno autorizzati, nei confini attuali, anche i campi di via Salviati (I e II), via dei Gordiani, via Candoni e il recente insediamento di Castel Romano, sulla Pontina.

Con l’applicazione del nuovo piano nomadi, è prevista la “tolleranza zero” verso tutti gli insediamenti abusivi, quelli che spuntano come funghi sulle rive dei fiumi o nei tanti “interstizi” della città. In tutti i nuovi insediamenti, così come in quelli che resteranno come campi autorizzati, sarà applicato il regolamento già firmato dal prefetto. Il testo prevede tra l’altro campi chiusi con controllo all'ingresso da parte dei vigili urbani, obbligo di identificazione per chi ci vive e anche per chi vi entra per una breve visita, criteri precisi per essere ammessi, sanzioni che vanno fino alla perdita del diritto di accoglienza per chi viola le regole, obbligo di pagamento delle utenze.

scritto da: romesinti alle ore 13:21 | link | commenti
categorie: roma, lazio
mercoledì, 25 febbraio 2009

Roma, un viaggio tra i rom rumeni

Un viaggio fra quelli che la gente vede come delinquenti sempre pronti a rubare, uccidere, stuprare. Per dimostrare che più di qualcuno forse si sbaglia.
Ottanta anime nel fango. Tra topi, umori e miasmi. Ottanta storie, dimenticate come il popolo ramingo e invisibile della cui sofferenza sono testimonianze vivide, pulsanti. Ottanta volti. Vivi. Unici. Umani. «Non si può capire nulla dei rom e della loro vita finchè non si ha il coraggio di guardarli in faccia», mi spiega
Gianluca mentre scivoliamo
 
giù dalla Casilina tra le lamiere accartocciate di uno sfasciacarrozze e il putrescente groviglio di una mini-discarica improvvisata, imboccando il sentiero melmoso che ti sospinge gibboso verso il campo. Mentre scendiamo, un giovane uomo viene su lasciando un solco sottile sul fango con una vecchia bicicletta inzaccherata. Si avvicina, lo inquadro meglio: capelli corti e ben pettinati, occhi scuri, carnagione olivastra, addosso porta un normalissimo giubbotto nero e un passabile paio di jeans, ai piedi degli scarpini di una marca tra le più boicottate e venerate del pianeta. Si chiama Daniel. Saluta Gianluca come un vecchio amico e subito gli chiede, in un italiano tanto sgangherato quanto efficace: «Hai portato la medicina per mio figlio?». È la prima della serie quasi interminabile di richieste, sollecitazioni e raccomandazioni che collezioneremo durante la nostra visita al campo: dopotutto, Gianluca e l’associazione per cui lavora, la onlus Popica (”birillo“, in rumeno: il perché scopritelo su www.popica.org), sono qui anche per questo. Per dire ai rom che non sono invisibili. E per dirlo nella maniera più esplicita possibile: cercando di risolvere, quando possibile, i loro problemi. Che sono infiniti.
ALLOGGI DI SFORTUNA - Qualche giorno fa, a meno di un chilometro da qui poliziotti e militari della folgore hanno provveduto allo sgombero delle decine di rom che si erano installati in un fazzoletto di terra al limitare di villa De Santis, lungo via dei Gordiani, periferia est di Roma. «Gli uomini sono stati caricati su un pullman della polizia e condotti all’ufficio immigrazione per l’identificazione - racconta un altro operatore di Popica, Christian - Le donne e i bambini hanno preso a vagare, in colonna, con sacchi sulle spalle, alla ricerca di un nuovo posto dove stare. Alla fine, dopo alcuni giorni, siamo venuti a sapere che sono stati ospitati alla ex Fiera di Roma, sulla Cristoforo Colombo. Troppo lontano per permettere ai bambini di raggiungere gli istituti dove avevano iniziato l’anno scolastico». Alla faccia dell’integrazione. E le baracche? Le ho viste prima di arrivare al campo con Gianluca. Le hanno abbattute, a calci probabilmente perché quell’ammasso scricchiolante di legna, vetri e detriti non è lavoro da ruspa. Sgombero sì, bonifica manco per niente, insomma. Ma questa è un’altra storia. È invece una vicenda sinistramente simile a quella degli sgomberati di villa De Santis, quella dei rom rumeni che Popica Onlus sta cercando di aiutare. Anche loro, infatti, hanno ricevuto dalle forze dell’ordine un preavviso di sgombero. In realtà, sono loro stessi i primi a voler lasciare il campo dove, ormai da qualche mese, hanno eretto quelle casette improvvisate, pulite e riscaldate a gas ma prive di acqua ed elettricità, che in un italiano improbabile chiamano «baracchini». Il
perché, lo capisci appena metti
 
piede dentro al campo, quando insieme ai visetti innocenti dei bambini e agli sguardi incuriositi dei più grandi, ti accoglie un formicolante andirivieni di ratti. Grassocci, numerosi e spavaldi, abitavano la piccola discarica abusiva che i rom hanno in parte ripulito per costruire le loro baracche e non hanno la minima soggezione davanti alle persone. «Sono così grossi», commenta imbarazzato Ion, il ragazzo del campo che parla bene l’italiano e che collabora con gli operatori di Popica nella mappatura delle famiglie insediate nel campo, operazione necessaria (qui non è arrivata la Croce Rossa con il suo censimento) per poter pianificare gli interventi e per inserire i bambini nei programmi di vaccinazione, assistenza medica e scolarizzazione. Ion lo troviamo nel largo spiazzo ingombro di ciarpame che precede le baracche. Insieme ad altri uomini, sta caricando degli oggetti metallici su un vecchio camion. «È questo il loro lavoro - mi spiega Gianluca - Raccolgono e rivendono il ferro e l’alluminio. Uomini e donne. Altro non possono fare, perché nemmeno nei cantieri dove si lavora a giornata sono disposti ad assumere un rom. Eppure, queste persone sono cittadini rumeni, comunitari a tutti gli effetti». Con un lavoro regolare, potrebbero ottenere un permesso di soggiorno e uscire dall’illegalità. Ma prima di quel lavoro, c’è un muro alto così di pregiudizi atavici e di montante intolleranza, che li condanna a un’esistenza precaria, sfuggente. Da reietti.
QUESTIONE DI VOCALI - Entriamo nel campo. Abbiamo un foglio stampato con nomi, cognomi e data di nascita dei rom che vi abitano, ma bisogna ricontrollare tutto perché le informazioni raccolte in prima battuta da Ion non sono complete. È mentre Gianluca chiama ad alta voce le varie famiglie, e queste fanno capanello intorno a lui con i
 
documenti in mano, che capisco quanto questa gente abbia voglia di una vita normale. Anche quando chiedo e ottengo di scattare qualche foto, nessuno protesta, nessuno si ritrae. Al contrario, sono contenti di mettersi in posa, ridendo come dei monelli quando qualcuno fa le corna di straforo mentre parte il flash. Evidentemente, penso, non hanno nulla da nascondere. E sperano ancora in un futuro migliore. Soffrono, ma sperano. «Volio studiare italiano più meglio», argomenta serio Donut, 24 anni e due figli di tre e cinque anni, insistendo per essere finalmente ammesso a un corso di lingua per adulti, per il quale è in lista di attesa da settimane. Daniel, il ragazzo della bicicletta, è invece in ansia per suo figlio, che è nato il 30 dicembre: «Io preoccupato - confessa - Ha tose forte e a volte diventa tutto rosso. L’ho portato all’ospedale, ma un’assistenta mi ha strillato e ho dovuto sopportare i suoi brutti gridi con il bambino in braccio. È mio primo filio - aggiunge impotente - Non so come fare». Scene, purtroppo, di ordinaria intolleranza. Gianluca appunta la parola «medico» sulla lista accanto al nome di Daniel: più tardi dovrà chiamare il pediatra che collabora con l’associazione per organizzare una visita. Continuiamo il giro. In un angolo alcuni bambini bisognosi di un bel bagno si divertono con un pallone e qualche altro gioco improvvisato, facendo infuriare il cane legato tra i detriti al margine del campo. Uno di loro, piccolo piccolo, ha le scarpe infilate al contrario, ma va dritto per la sua strada e sembra quasi un’icona della capacità di adattamento e sopportazione del suo popolo. Più avanti, un uomo dall’aria distinta assicura una cassetta da mercato alla bicicletta con del fil di ferro, mentre la moglie osserva soddisfatta il nuovo bagagliaio improvvisato. A pochi metri, alcune vecchie signore con la testa avvolta in colorati foulard siedono intorno a un poco rassicurante fornello da campo, su cui ribolle un pentolone. Ecco da dove arriva quell’odore pungente di cucinato, che impregna l’aria umida tra le baracche. «Famiglia Muti», chiama Gianluca e un signore vestito con una logora tuta da pallone si avvicina. Un signore che si chiama Muti che indossa una tuta da calcio. L’associazione d’idee è troppo invitante: penso d’istinto ad Adrian Mutu, il talentuoso attaccante rumeno della Fiorentina. Un predestinato. Uno che con un anno di stipendio potrebbe dare casa a tutta questa gente. Adrian Mutu e il signor Muti: cambia solo una vocale, ma tra i loro mondi c’è un abisso. E il paradosso mi inquieta.
LA VERA RICCHEZZA - Alina ha bisogno di venti euro. Sta mandando all’asilo i suoi due figli, Andrea e Constantin, e le maestre hanno richiesto dei soldi, probabilmente per l’attività motoria o per la gita di fine anno. A suo modo, Alina è una mamma modello. Ha capito l’importanza della scuola per i suoi figli e li segue costantemente, assicurandosi che non manchino mai a lezione e partecipando regolarmente alle riunioni per i genitori. «Quando li vengo a riprendere, vogliono sempre restare a scuola», racconta orgogliosa mentre raggiungiamo l’istituto per
parlare con le maestre. È in posti come questo, tra pennarelli consumati e seggiole colorate stile casetta dei sette nani, che si sta giocando una fetta sostanziosa del futuro dei rom in Italia. È sui banchi di scuola, che si stanno piantando i semi di un’integrazione complicata, osteggiata, sospirata. Non lontano da qui, alla Romolo Balzani, 126° circolo didattico “Iqbal Masih” (frequentata anche da alcuni bambini dell’insediamento), due maestri si inventarono nel 2002 un coro multietnico, lanciando un progetto che oggi è una onlus, Se… sta voce, e un messaggio di speranza scandito in iraniano, serbo antico, tagalog e rudaro. La chiave resta però l’italiano. Le maestre lo sanno e suggeriscono ad Alina di parlare il più possibile nella nostra lingua soprattutto a Constantin, che ha cinque anni e parla pochissimo in romanì (l’insieme dei dialetti di rom e sinti), figuriamoci in italiano. Nonostante abbia solo tre anni, Andrea è più spigliata: tra non molto, parlerà italiano meglio della madre. «La bambina va bene - riferisce la maestra - È curiosa, partecipa e si è inserita subito nella classe. C’è un solo problema: quando va al bagno, getta la carta igienica usata per terra». Guardo Gianluca e so che sta pensando quello che penso io: come può sapere che la carta si getta nel water, una bambina che un gabinetto a casa sua non c’è l’ha mai avuto? Per fortuna comunque l’osservazione della maestra è fatta con delicatezza, e Alina non si offende: «Glielo spiegherò», assicura. Ci tiene ai suoi bimbi. Come un genitore normale, forse di più. Perché non ha niente, solo loro. Come Daniel, che mentre ti mostra con le mani ruvide quel fagotto rosa da cui spunta la faccina del figlioletto nato da poco, esclama con una saggezza atavica che non appartiene ai suoi vent’anni: «Sono ricco! Ecco tutta la mia ricchezza!». E forse ha davvero ragione lui.

scritto da: romesinti alle ore 21:23 | link | commenti
categorie: roma, romania
martedì, 24 febbraio 2009

Roma Colleferro: altro incendio

Alcuni bambini rom e il capofamiglia sono rimasti leggermente intossicati dal fumo nelle baracche dove vivevano. E' accaduto nei pressi della zona industriale di Colleferro, in via Carpinetana Nord, dove un nucleo di circa 20 persone aveva creato, da diverso tempo, un piccolo insediamento nomade. Il capofamiglia, mentre era a letto all'interno di una baracca non si e' reso conto che la coperta termica usata per coprirsi era in corto, respirando cosi' i fumi tossici. I vigili del fuoco di Colleferro arrivati sul posto, dopo aver spento la coperta e lasciato l'anziano uomo alle cure del 118, hanno visto uscire del fumo da un'altra baracca non molto lontano dalla prima. Entrati all'interno con gli autorespiratori hanno trovato 7 bambini che dormivano in giacigli di fortuna dopo aver consumato la cena e nessuno si era reso conto del pericolo a cui erano esposti. Tutti e sette sono stati prontamente portati all'esterno ed anche loro hanno ricevuto le cure mediche. E' stato fatto loro respirare ossigeno ma fortunatamente non c'e' stato bisogno di trasportarli in ospedale. L'uomo invece ha rifiutato il ricovero.



scritto da: romesinti alle ore 21:00 | link | commenti
categorie: roma, lazio

Castelfusano,altro sgombero, ruspe in pineta abbattute cento baracche

Interviene anche l´esercito
Fuggiti gli abusivi

Scatta il blitz anti-baracche. Ieri mattina gli uomini della Folgore, del corpo forestale, dei carabinieri, della polizia e del servizio giardini hanno iniziato il massiccio intervento di bonifica del polmone verde della Capitale alla presenza del sindaco Gianni Alemanno, del presidente del XIII municipio Giacomo Vizzani e dell´assessore all´ambiente Fabio De Lillo.
Una risoluzione programmata e interforze che includerà oltre all´abbattimento delle baracche, un controllo costante delle zone bonificate per evitare che si formino nuovi insediamenti.
E l´ordine per i prossimi giorni è di buttar giù le favelas nascoste all´interno della pineta.
Lo scopo, come ha sottolineato il sindaco è quello di «restituire ai cittadini la vivibilità del territorio e ripristinare la legalità in queste zone ignorate da troppo tempo. Non è un intervento spot e rientra in un quadro complessivo per una soluzione definitiva agli insediamenti abusivi nelle aree verdi di Roma». «Inoltre», ha concluso «non è pensabile che ci siano persone costrette a vivere in queste condizioni".
Un centinaio in tutto i rifugi rasi al suolo e segnalati nella mappa organizzata dall´esercito attraverso il Gps. Nascosti in luoghi appartati del bosco, costeggiavano la ferrovia della Roma - Lido fino a spingersi sempre più all´interno della boscaglia. Baracche, casupole una attaccata all´altra costruite tra l´immondizia con lamiere, cartoni e lastroni di plastica.
Ma tutte vuote all´arrivo delle forze dell´ordine. Degli oltre 400 invisibili che popolano il bosco ieri mattina non è stata trovata infatti alcuna traccia.
Da piazzale Mediterraneo fino all´imbocco della litoranea gli agenti e i militari hanno comunque lavorato tutta la giornata con ruspe, seghe elettriche e gru per lo sgombro definitivo mentre contemporaneamente si eseguivano controlli nei campi rom di Dragona e Acilia.
Tutti i materiali raccolti dall´abbattimento sono stati poi caricati su grossi camion e portati via: «Per la prima volta - hanno commentato il presidente Vizzani e l´assessore De Lillo - saranno eliminati anche i materiali con cui vengono costruite queste baracche e ci auguriamo che rappresenti un ulteriore deterrente per la formazione di altri insediamenti».
Infine, per il risanamento di Castelfusano, è previsto un pattugliamento serrato delle aree considerate a rischio e una volta sgombrata l´intera zona la gestione sarà affidata alla polizia penitenziaria a cavallo. Quello di ieri tuttavia è stato solo l´ultimo tentativo di riqualificazione del polmone verde romano. Un´altra bonifica era stata già effettuata lo scorso dicembre. Pochi giorni dopo la tragedia in cui mamma e bimbo di tre anni morirono in una baracca distrutta da un rogo.

scritto da: romesinti alle ore 20:57 | link | commenti
categorie: roma, lazio, sgomberi

Roma Tor di Quinto: un gagiò salernitano racconta la sua esperienza al campo nomadi

Rom per scelta da quattro anni così un salernitano aiuta i Rom

Ha scelto di vivere tra i Rom quelli che ora in molti temono. Salvatore Paddeu, 27 anni, salernitano, da tre mesi abita in una baracca, pulita ma senza nessun confort, di un campo nomadi di Roma, quello di Tor di Quinto. È arrivato a Roma otto anni fa per fare il militare. Lavora in un albergo vicino a San Pietro: una vita come tante se non fosse per quella voglia di «fare qualcosa per chi sta peggio», come i bambini nomadi. E la storia della sua vita nomade per scelta nasce proprio da un incontro, casuale, con dei bimbi rom. Era il 2004 «andavo in biciletta sulla pista ciclabile di Tor di Quinto, ho visto quei ragazzini che ridevano, ma non avevano nulla, scalzi, i vestiti laceri. L'Africa è qui ho pensato, voglio fare qualcosa per loro».
 
Con l'aiuto di un prete, don Giovanni D'Ercole, Paddeu ha così creato una squadra di calcio per i bambini del campo di Tor di Quinto, gli "Ercolini". «Sul campo giocano bambini e bambine tra gli 8 e i 13 anni - racconta - il primo anno sono arrivati ultimi in classifica in un torneo cittadino e il secondo anno sono arrivati primi». Insomma la voglia di farcela e di riscatto. Poi Salvatore capisce che non basta per quei bimbi solo tirare calci ad un pallone. «Ma non bastava neanche a me - dice così mi sono trasferito qui. Vivo nella baracca 42 in un campo assieme a 43 nuclei familiari, tre dei quali romeni. Qui sono domiciliato e qui sono stato censito nell'ultima ricognizione della popolazione nomade».

Inizialmente la sua decisione gli ha messo tutti contro in famiglia, compresa la mamma, che poi, ha raccontato Salvatore, «è diventata la madrina della squadra».«Certo la scelta di vivere nel campo mi ha stravolto la vita. Ma lo rifarei per stare vicino a questi bambini e poi vorrei che la mia storia fosse un segnale forte, perchè i rom sono persone deliziose», aggiunge. Ora trova anche il tempo di studiare e si è iscritto all'Università, Scienze della Formazione.
 
Ma il futuro per Salvatore è sempre all'insegna della solidarietà. «Voglio creare una casa-famiglia per accogliere i bambini in difficoltà, con un laboratorio professionale e un centro diurno. Ma mi piacerebbe anche lavorare nel presidio socio-educativo che con il nuovo regolamento per i campi verrà inserito in ogni struttura», spiega mentre mostra la sua baracca quasi con una punta di orgoglio: una stanza con giochi per bambini, un quadro con un'immagine sacra, dei tavolini; poi, una camera da letto con l'essenziale, niente cucina nè servizi igienici.
 
Alle finestre, tende bianche nascondono appena un panorama desolante, spazzatura e rifiuti accatastati. «Non mi manca nulla, le donne del campo mi preparano da mangiare; i miei amici vengono a trovarmi per passare un pò di tempo con me e poi giochiamo a calcio con i bambini, parliamo con gli uomini. Insomma, insieme si può stare e anche bene», dice suggerendo quasi una ricetta per la perfetta integrazione.

scritto da: romesinti alle ore 20:39 | link | commenti
categorie: roma
lunedì, 23 febbraio 2009

Regione Lazio audizione per il lavoro dei Sinti

Un'audizione presso la Commissione Lavoro e Politiche sociali del Lazio per dare voce ai giostrai e circensi che lavorano nel territorio laziale.
Anche se una legge dello Stato prevede una serie di norme volte a sostenere e agevolare l'arte dello spettacolo viaggiante, quelli che stanno vivendo i giostrai del Lazio sono davvero tempi duri.
L'etnia Sinti, che da secoli è la principale titolare di tali mestieri ambulanti, lamenta infatti l'assenza di spazi idonei per vivere e lavorare.
La situazione è emersa nel corso dell'audizione di ieri in Commissione presieduta da Peppe Mariani, della lista civica per il Lazio, alla quale ha partecipato una numerosa delegazione di Sinti, guidata da Massimo Converso, presidente dell'Opera Nomadi, ente morale istituito con decreto del 1970.
I Sinti sono originari dell'India, come i Rom, e sono presenti nel nostro paese fin dal XV secolo e circa mille sono presenti nel Lazio, di cui, oltre la metà a Roma.
Il mestiere, che si tramandano di padre in figlio è quello di giostraio, soprattutto quei lavori legati all'arte circense, tra i più famosi in Italia di origine Sinti, gli Orfei e i Togni.
La legge obbliga i comuni a rendere disponibili apposite aree per le istallazioni delle attività dello spettacolo viaggiante e dei parchi di divertimento, ma, come ha riferito il presidente dell'Opera Nomadi nel corso dell'audizione, questo nel Lazio non sempre avviene.
L'esigenza di microaree per famiglie allargate, più funzionali alle esigenze di vita e di lavoro dei Sinti, è stata evidenziata nel corso dell'audizione.
Attualmente infatti i Sinti sono concentrati in grandi insediamenti, come quello di San Basilio a Roma, e coinvolti dai recenti provvedimenti per i campi rom.
Intanto Mariani ha dichiarato di attivarsi subito con le Asl per avere il rapporto sulle persone vaccinate: "Non farlo sarebbe un segnale inaccettabile per la salute pubblica", ha dichiarato.
Nelle ultime settimane intanto, si è provveduto  a vaccinare i circa 200 bambini presenti nei campi, mentre rimane in pessime condizioni la viabilità dell'insediamento di Ciampino.


Viterbo: grande affluenza al gazebo della Destra contro lo spostamento

La copiosa affluenza di sottoscrittori, provenienti da tutta la provincia, presso il nostro gazebo ieri in Piazza delle Erbe, dimostra come il problema dei nomadi, della droga e del disagio giovanile siano particolarmente allarmanti per tutti i cittadini del viterbese. 

Il segretario provinciale Filiberto Pesciaroli e gli altri militanti della Destra presenti, si sono intrattenuti a lungo con i concittadini per spiegare le nostre iniziative volte a scongiurare la sciagurata ipotesi di trasferire campi nomadi di Roma nel viterbese e più in generale per presentare le nostre proposte per il miglioramento del governo del territorio.

Registriamo inoltre la visita informale del sindaco di Viterbo Giulio Marini il quale, anche grazie ai nostri ripetuti appelli, si è schierato apertamente contro qualsiasi apertura o concessione al trasloco dei rom nel nostro territorio e ci ha promesso di intraprendere tutte le azioni in suo potere come sindaco e come parlamentare di maggioranza per impedire al commissario di governo per l’emergenza nomadi, nominato dalla sua stessa maggioranza di centro, di individuare nella Tuscia aree ove scaricare e nascondere i problemi di Roma.

La Destra, a nome di tutti i suoi sostenitori, ringrazia per questa netta presa di posizione ed informa che sarà presenta i prossimi sabati e domeniche in varie cittadine della provincia per raccogliere sul territorio le istanze dei cittadini

 

scritto da: romesinti alle ore 18:23 | link | commenti
categorie: politica, roma, lazio

ROMA: ALEMANNO, INDIVIDUATE POSSIBILI AREE PER NUOVI CAMPI NOMADI

Roma, 20 feb. - (Adnkronos) - "Il nostro piano, per cio' che riguarda i campi nomadi, prevede lo smantellamento delle sedi abusive per fare in modo che chi non puo' stare nella nostra citta' perche' ha commesso reati venga espulso. Chi invece puo' rimanere deve stare in pochi campi vigilati, che non siano aree di degrado''. E' quanto dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, intervenendo all'assemblea pubblica al Teatro 33, in via Gran Paradiso nel IV Municipio.

"Ecco perche' - prosegue il sindaco di Roma - le zone lontane dai centri abitati sono le possibili aree di costruzione. Questo progetto sara' terminato entro un anno''.

"Noi - conclude Alemanno - non vogliamo piu' queste realta' che sono impressionanti, Roma non puo' essere questa ma deve tornare a essere una citta' tranquilla serena dove c'e' gioia di vivere".

Replica dell'Oppposizione : BIANCHINI (PD), ALEMANNO HA UN PIANO DI DEPORTAZIONE NOMADI

Roma, 20 feb. - (Adnkronos) - "Finalmente Alemanno getta la maschera e dice chiaramente che ha un vero e proprio piano di deportazione dei nomadi fuori citta', in luoghi senza servizi e opportunita', dove sara' impossibile sperimentare qualsiasi processo d'integrazione o avere infrastrutture essenziali, un problema sofferto dai cittadini che abitano gia' tali zone". E' il commento del consigliere del Pd Paolo Bianchini, componente della Commissione Sviluppo alla Provincia di Roma, in merito alle dichiarazioni sui campi nomadi del sindaco nel IV municipio.

"Ecco il progetto di Alemanno, paladino del decoro e della bella facciata - conclude Bianchini - mettere i nomadi in isolamento in periferia, foraggiare sentimenti di diffidenza e risentimento, impedendo ogni coesione sociale e dando cosi' nuova linfa a quel senso d'insicurezza che in questi mesi il sindaco ha voluto alimentare in ogni modo".

 

scritto da: romesinti alle ore 18:21 | link | commenti
categorie: politica, roma, lazio
mercoledì, 18 febbraio 2009

Roma, le reazioni

ROMA (17 febbraio) - Il prefetto di Roma e commissario straordinario governativo per l'emergenza nomadi Giuseppe Pecoraro ha stabilito le nuove regole per i campi nomadi: controllo di chi entra e chi esce, un presidio esterno delle forze dell'ordine, una sorta di permesso di soggiorno che autorizza a risiedere nel campo e il rilascio di una tessera-documento, l'obbligatorietà della frequenza scolastica per i bambini. Nell'ultima bozza del regolamento, quella che dovrebbe andare alla firma del prefetto, non compare l'obbligatorietà di chiusura dei campi alle 22 anticipato oggi da alcuni quotidiani. Il nuovo regolamento «per la gestione dei villaggi attrezzati per le comunità nomadi nella Regione Lazio» entrerà in vigore probabilmente domani.

Nella giornata di oggi, prima che il provvedimento venga licenziato dal prefetto, il Campidoglio, la Provincia di Roma e la Regione Lazio potranno chiedere modifiche. Nel documento si legge che «il Comune di Roma, nell'ambito delle proprie competenze, e con i tempi necessari porrà in essere tutti gli adempimenti relativi alla sua attuazione. Analoghi adempimenti verranno posti in essere da tutti i comuni della Regione Lazio».

Portavoce Casilino 900: campi diventeranno carceri. «Vogliono trasformare i campi in delle carceri a cielo aperto, nuovi Cpt dove rinchiuderci» spiega Najo Adzovic, uno dei portavoce di Casilino 900, campo nomadi tra i più grandi di Roma.  «Nessuno ci ha informato di nulla - prosegue Azdovic - In queste settimane non abbiamo avuto alcun confronto con il prefetto Pecoraro, ma alla luce di questa novità già oggi ci riuniremo con tutti i capi famiglia per affrontare il problema: qui è a rischio la nostra libertà di movimento». Per il portavoce del campo, che ospita circa 600 persone, il problema non riguarda la lotta alla microcriminalità. «Siamo i primi ad auspicare un ferreo controllo su chi vive nei campi - spiega - ma da questo a rinchiuderci come in centri di permanenza ce ne passa». 

Opera nomadi: regole anticostituzionali. «Ci vorrebbero case e non campi - spiega il Presidente Nazionale dell'Opera Nomadi, Massimo Converso - siamo d'accordo sui controlli ma il divieto di ospitare amici e parenti dopo le 22, se fosse vero, è anticostituzionale perché impedisce di godere di un diritto sancito dalla Carta e, oltretutto, non ha alcun senso pratico. La mancanza di sicurezza a Roma non dipende dalle comunità rom balcaniche». Converso lamenta di non aver potuto incontrare il prefetto Pecoraro nonostante le continue richeste e lo invita all'incontro internazionale in programma su questi temi il 26 febbraio in Campidoglio. Per quanto riguarda l'obbligo di identificare con un tesserino gli abitanti dei villaggi attrezzati, l'Opera Nomadi spiega che «si tratterebbe del quarto documento di riconoscimento sia per i rom Jugoslavi che per i rom Romeni perché già in possesso o di permesso di soggiorno, o di passaporto (carta d'identità comunitaria per i Romeni), o documento di identificazione della Croce Rossa, oppure di tutte e tre le carte di identificazione». 



scritto da: romesinti alle ore 09:17 | link | commenti
categorie: roma, lazio

Roma, campi rom, tesserino per entrare e alle dieci di sera cancelli chiusi

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Doppio cordone di sicurezza 24 ore su 24: dentro e lungo il perimetro del campo nomadi. Obbligo di identificare chiunque entri: sia i residenti, cui verrà rilasciato un tesserino con fotografia e dati anagrafici, sia i visitatori occasionali. Obbligo di annotare tutti gli ingressi su due registri appositi. Divieto di accesso, parcheggio e transito di veicoli e motoveicoli. Divieto di ospitare parenti o amici dopo le 22. Divieto di accendere fuochi fuori dalle aree autorizzate.

Sono alcune delle norme contenute nel "Regolamento per la gestione dei villaggi attrezzati per le comunità nomadi nel Comune di Roma" che verrà presentato tra domani e venerdì. Un lungo elenco di diritti e doveri, requisiti per la permanenza e l´accesso, permessi e modalità di esercizio con cui, d´ora in avanti, verranno costantemente monitorati e controllati i dieci campi rom della capitale.

Un numero ancora in via di definizione, però: come infatti precisato dal sindaco Alemanno, ai sette insediamenti già esistenti sul territorio comunale se ne aggiungeranno presto altri due o tre, da realizzare ex novo in altrettante aree di periferia. Tutti saranno dotati di un ferreo dispositivo di vigilanza, che potrà essere rafforzato con l´utilizzo di telecamere: le forze dell´ordine pattuglieranno l´esterno, dentro ci sarà un presidio fisso di vigili urbani o, in alternativa, di guardie giurate, che dovranno garantire la sicurezza interna, compilare il registro delle presenze, verificare l´identità dei visitatori e annotare ogni ingresso.

Messo a punto dal prefetto Giuseppe Pecoraro nella sua veste di commissario per l´emergenza nomadi, si tratta del primo "testo unico" dei campi romani. L´obbiettivo è chiaro: disciplinare in modo univoco la gestione e le regole di condotta cui gli zingari devono attenersi se vogliono essere ammessi negli insediamenti autorizzati, che il Campidoglio gestirà insieme a un Comitato consultivo di cui fanno parte, oltre ai rappresentanti del Comune, Asl, vigili del fuoco, polizia, carabinieri e un delegato rom. Gli unici dove i nomadi potranno vivere, una volta che la nuova disciplina entrerà in vigore.

Requisiti
Per conquistare la "residenza" nel villaggio, che sarà valida per due anni, bisognerà ricevere l´autorizzazione del Dipartimento alle Politiche sociali, cui spetta il rilascio del permesso e l´assegnazione in uso delle piazzole di sosta per le roulotte, dei prefabbricati e dei servizi. Dopodiché, entro 30 giorni, si verrà iscritti nei registri anagrafici della popolazione residente del Comune di Roma. Chi però ha subìto una condanna definitiva o un periodo di detenzione superiore a due anni, non si presenti nemmeno: verrà respinto. Quanto al resto, gli extracomunitari dovranno essere in possesso di un regolare permesso di soggiorno o titolo equipollente; gli italiani e i cittadini comunitari di un documento di identità valido. Chi non è in grado di esibire né l´uno né l´altro, dovrà dimostrare la permanenza in Italia da almeno dieci anni.

Tessera di identificazione
Per entrare nei campi sarà obbligatorio farsi identificare. Perciò a tutti gli abitanti, bambini compresi, verrà consegnata una tessera munita di fotografia e corredata dai dati anagrafici.

Doveri
Oltre ad aderire ai percorsi di formazione e integrazione eleborati dal Campidoglio, i residenti nei campi dovranno seguire precise regole di condotta. Fra cui: divieto di ospitare persone non registrate o comunque non autorizzate; divieto di accendere fuochi fuori dalle aree appositamente attrezzate e comunque mai bruciare materiale inquinanti o pericolosi; divieto di accesso, parcheggio e transito di veicoli e motoveicoli; garantire l´uscita di parenti o visitatori occasionali entro le 22; pagare le bollette dell´acqua, della corrente e del gas, nonché il canone mensile per l´utlizzo della piazzola di sosta e per i rifiuti; usare solo elettrodomestici a norma.

Revoca dell´autorizzazione
Pesante la sanzione per chi sgarra: l´espulsione dal campo entro 48 ore dalla revoca. In caso di rifiuto, il sindaco può chiedere l´intervento della forza pubblica. Perderà il diritto a vivere nel villaggio chi viola i doveri e le regole di condotta sopra elencati; abbandona la struttura assegnata all´interno del villaggio per un periodo superiore a tre mesi, salvo non sia stato espressamente consentito; rifiuta più volte l´inserimento lavorativo; viene condannato, con sentenza definitiva, a oltre 2 anni di carcere per reati contro il patrimonio o la persona; tiene comportamenti che creano grave turbamento alla sicura e civile convivenza.

Comitato degli abitanti
Al fine di promuovere corrette relazioni tra chi gestisce il campo e gli zingari, viene indetta l´elezione di un Comitato di rappresentanza degli abitanti: cinque membri che restano in carica un anno ed eleggono al suo interno un presidente.

Presidio socio-educativo
Si occuperà di favorire i percorsi di integrazione e scolarizzazione, nonché l´assistenza socio-economica e culturale dei rom. Resterà aperto però solo in orario d´ufficio.

scritto da: romesinti alle ore 09:10 | link | commenti
categorie: roma, lazio
martedì, 10 febbraio 2009

Roma: Parte il censimento bis, Folgore, Corpo Forestale, Polizia Municipale

Un totale di 124 insediamenti abusivi monitorati, rimossi e bonificati, e circa 200 persone identificate, delle quali 60 denunciate per occupazione di suolo pubblico, in quattro grandi aree verdi della Capitale.

È il risultato di un'operazione interistituzionale coordinata dall'Upgsp (Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico) della questura di Roma.

All'operazione ha collaborato personale del comando provinciale del Corpo forestale dello Stato, della Folgore, della polizia municipale, nonché personale guardaparco dell'Ente parco regionale 'Roma Natura' e parco 'Appia Antica'.

"Abbiamo progettato l'operazione a novembre e in soli 54 giorni l'abbiamo portata a termine - ha spiegato Clemente - grazie ad una grande collaborazione interistituzionale e seguendo un piano organico che, partito dalle zone centrali della città, ci porterà nei prossimi mesi a spingerci verso obbiettivi più esterni".

Anche l'assessore all'Ambiente del Comune di Roma, Fabio De Lillo, ha sottolineato "lo spirito di collaborazione che ha caratterizzato quest'operazione". "In particolare - ha proseguito - voglio porre l'accento sul lavoro svolto dal Servizio Giardini del Comune che impiegando circa 30 uomini, ruspe e vari altri strumenti, ha permesso di bonificare immediatamente le aree liberate dagli abusivi dalle forze dell'ordine con un grandissimo risparmio di risorse. In via del Frassineto - ha concluso De Lillo - per esempio una ditta privata ci aveva presentato un preventivo di circa 120mila euro per la demolizione di 75 baracche, noi lo abbiamo fatto a costo zero".

Il delegato per l'assessorato alla Sicurezza della Regione Lazio, Vincenzo Boncoraglio ha poi spiegato che "il tema della sicurezza e della bonifica di insediamenti abusivi è da sempre al centro dell'attenzione della Regione. Già l'anno scorso - ha detto - avevamo finanziato attività simili. In questi interventi la Regione è puntuale e lo sarà sempre". Ezio Paluzzi, assessore provinciale alla Sicurezza ha infine sottolineato come "molte volte la pressione esercitata sul territorio di Roma genera una dislocazione degli insediamenti abusivi. Operazioni come questa, però, organizzate in un piano organico di monitoraggio e bonifica sono encomiabili. L'attenzione deve comunque restare ai massimi livelli".

scritto da: romesinti alle ore 21:40 | link | commenti
categorie: roma, lazio, articoli nazionali

Roma: Casilino '900, firmato un patto tra Alemanno e i capi nomadi

"Una dichiarazione di intenti che impegna Comune di Roma e le comunità nomadi di Casilino 900 alla collaborazione reciproca in vista del piano di riorganizzazione dei campi nomadi. Il documento è stato firmato questa mattina in Campidoglio dal sindaco di Roma Gianni Alemanno e dai rappresentanti delle comunità nomadi di Casilino 900, Husovic Hakiaja, Hadzovic Najo, Salkanovic Klei, Rasimi Bajram e Licina Esad. Presenti, tra gli altri, anche il vice capo di Gabinetto del Comune di Roma, Tommaso Profeta, l'assessore capitolino alle Politiche sociali, Sveva Belviso, il responsabile dell'Ufficio extradipartimentale per la Sicurezza Mario Mori, il presidente del Municipio VII, Roberto Mastrantonio e Don Paolo Lo Iudice, il sacerdote della diocesi impegnato nell'aiuto e nell'assistenza delle famiglie del campo". Lo comunica il Campidoglio con una nota.

"Il documento, suddiviso in 6 articoli - prosegue la nota - prevede l'impegno dell'Amministrazione capitolina a realizzare, dopo aver bonificato gli eventuali allacci abusivi, uno o più punti di distribuzione di acqua ed energia elettrica all'interno del Campo con relativi contatori generali così da rendere possibile il regolare collegamento agli impianti privati. Il pagamento delle utenze sarà a carico delle famiglie, con esclusione di quelle che presentano situazioni particolarmente disagiate. L'Amministrazione Comunale si impegna inoltre a garantire un controllo periodico della situazione igienico-sanitaria all'interno del Campo. Da parte sua, la comunità nomade si impegna a conservare il buono stato delle strutture esistenti, attraverso l'impiego della propria manodopera opportunamente coordinata da un 'Comitato tecnico congiunto', a mantenere il campo in condizioni igienico sanitarie adeguate fino alla definitiva ricollocazione e a supportare l'Amministrazione Capitolina nel coordinamento e nello svolgimento materiale delle operazioni di trasferimento.
A monitorare il tutto sarà il Comitato tecnico congiunto, formato dai rappresentanti della comunità nomade di Casilino 900 e da delegati dell'Assessorato capitolino alle Politiche sociali e dell'Ufficio extradipartimentale di Coordinamento delle Politiche per la Sicurezza; dal presidente del Municipio VII o un suo delegato; da un rappresentante gruppo di Polizia municipale competente per territorio; da un delegato della Asl di competenza; da un rappresentante delle realtà associative e di volontariato che operano nel campo nomadi".

scritto da: romesinti alle ore 21:34 | link | commenti
categorie: roma, lazio
giovedì, 05 febbraio 2009

Roma: riapre il Mercato di Via Longoni

 ruota,jpgOpera Nomadi Ente Morale (D. P. R. 26/03/70 n. 347)

Sportello di segretariato sociale per l’avviamento al lavoro delle Comunità Rom, Sinti e Camminanti

Comune di Roma Dipartimento XIV

Deter. Dir. N. 1939 del 23.12.04

 

In collaborazione

 

COOPERATIVA SOCIALE  “Romano Pijats” 

  COOP SOC  PHRALIPE’ – FRATERNITA’      

 Municipio Roma VII

 
Vieni a Trovarci !

 “Pijats Romanò”

(manifestazione culturale e esposizione artigianale dei Rom/Sinti del VII Municipio)

 

tutti le domeniche dalle ore  8.00 alle ore 12.00

 

Area Parcheggio Via Emilio Longoni (di fronte Via Collatina) Zona Tor Sapienza

TROVERAI:
 
- artigianato in rame, antiquariato, abiti usati, collezionismo, bigiotteria etc…

-         esibizione del lavoro effettuato dai maestri ramai Rom,

-         musica balcanica,

-         mostra storico – documentaria sul popolo dei Rom, Sinti e Camminanti

-         banchetti di libri e materiale informativo sul popolo dei Rom, Sinti e Camminanti

come arrivarci:  
Auto: Uscita Raccordo N. 16 proseguire per Via Prenestina

       Autobus: 112 da Largo Preneste

                            541 da Largo Preneste

                            150 da V.le Washington (anche Termini)

 
 Cicl. in proprio Via Alessandro della Seta n. 20/a 00178 Roma

Tel/fax 06/72634508   www.romlavoro.it romlavoro@tiscali.it    Per contatti 348/6614207


A GRANDE RICHIESTA
 
Domenica 2 Febbraio 2009 ha riaperto il PIJATS ROMANO' (MANIFESTAZIONE CULTURALE ED ESPOSIZIONE ARTIGIANALE DEI ROM E SINTI DEL VII MUNICIPIO).
Siamo in attesa della riapertura dei Pijats Romanò dei municipi V, VIII, X, XI , XII e XV affinchè ogni Comunità Rom/Sinti possa con tranquillità e nel rispetto delle regole svolgere la sua manifestazione.
Sogniamo la creazione di un UNICO Pijats Romanò cittadino di grandi dimensioni che riunifichi le singole manifestazioni... magari in una caserma dismessa!!!
 
I SOGNI NON COSTANO NIENTE E QUINDI TANTO VALE SOGNARE ALLA GRANDE! 
 
 

scritto da: romesinti alle ore 19:30 | link | commenti
categorie: roma, lazio
venerdì, 30 gennaio 2009

Roma, al circo Lidia Togni una giornata per i bambini ....

normale_yb5876ctcircoacrobatiL'Associazione Romà Onlus e Focus Casa dei Diritti Sociali realizzeranno sabato 31 al Circo Lidia Togni (Via Appia Nuova 1050, Capannelle) uno spettacolo interamente dedicato ai bambini rom e sinti di Roma. Per una volta potranno essere i piccoli rom e sinti a poter invitare i loro amici e compagni di scuola ad un evento, dove potranno conoscere meglio la cultura rom e sinti. Sarà presente un coro misto di bambini italiani e rom e sinti, proveniente da Latina dove da tempo si è avviato un processo analogo di scolarizzazione, che canterà l'inno del popolo rom e l'inno di Mameli. L'evento si svolge con il patrocinio del Comune di Roma e dell'Assessorato alle Politiche Educative, Scolastiche, l'assessore Laura Marsilio interverrà all'evento. Questa è la prima di una serie di iniziative incentrate sulla riscoperta e valorizzazione della cultura del popolo rom e sinti, in modo da porre l'accento sui molti aspetti positivi e sulla capacità dei rom e sinti di interagire oggi con le società ospitanti. L'Associazione Romà, costituita prevalentemente da Rom e Sinti, contraddicendo ogni pregiudizio, sottolinea che "i Rom e i Sinti sono, nella storia, comunità attive e laboriose: circensi, artigiani, allevatori di cavalli, giostrai, commercianti, etc. che hanno da sempre saputo contribuire ai bisogni dell'economia e della società nella quale si sono insediati".
 

scritto da: romesinti alle ore 16:39 | link | commenti
categorie: roma, scuola, lazio

Roma, sgomberato campo abusivo: molti i bambini in condizioni disperate












ROMA (29 gennaio) – Sgomberato questa mattina un insediamento abusivo a Ponte di Nona: tra le famiglie che sono state allontanate anche molti bambini che abitavano nelle baracche sparse in un raggio di 500 metri in condizioni disperate. Quindici i denunciati, tra loro anche due donne. I ripari, poco più che capanne sporche e anguste, erano costruite di materiale di risulta e vecchi pezzi di legno. Erano cittadini romeni di etnia Rom. Il campo abusivo era sorto nei pressi di via Don Primo Mazzolari, le baracche sono state demolite una per una con un lavoro durato diverse ore. A tutte le persone rimaste senza un ricovero è stata data la possibilità di poter usufruire dell'assistenza alloggiativa nella struttura dell'ex Fiera di Roma, in via dell'Arcadia.

Casilino 900 «Insieme ai rappresentanti del Casilino 900 e al VII Municipio abbiamo firmato oggi un patto con cui si comincia una bonifica dal punto di vista della spazzatura e dell'attacco di acqua e luce in questo campo, insieme ad una collaborazione per lo spostamento dell'insediamento e per trovare percorsi condivisi. Dalla settimana prossima comincia la nuova fase e la nuova vita del Casilino 900». Lo ha detto stamattina in Campidoglio il sindaco di Roma Gianni Alemanno, in merito alla dichiarazione di intenti firmata in Campidoglio. acerdote della diocesi impegnato nell'aiuto e nell'assistenza delle famiglie del campo.

Allarme a Vallerotonda Polemiche tra i residenti del comune del Cassinate Vallerotonda di fronte all'ipotesi di ospitare alcune famiglie di rom allontanati dai campi nomadi delle grandi città. Il commissario prefettizio che regge l'amministrazione dopo la sfiducia espressa, alcuni mesi fa, dall'assise civica al primo cittadino Giovanni Rongione, avrebbe indicato come possibile sito in cui ospitare nuclei di nomadi, alcune vecchie case Ater nella frazione di Cardito. I residenti, ovviamente, allarmati da questa ipotesi, protestano e ritengono che «la decisione non possa essere presa da una rappresentanza non eletta dai cittadini». Il commissario, invece, ha riferito di aver partecipato insieme ad altre rappresentanze del territorio, ad alcune riunioni indette dalla prefettura di Roma per far fronte al fenomeno delle popolazioni nomadi ma di non aver preso delle decisioni in merito. Avrebbe ammesso però che «al fax di richiesta di eventuali disponibilità inviate dalla prefettura capitolina, il responsabile dell'ufficio tecnico ha risposto chiarendo che l'unica possibile disponibilità era individuabile presso le case Iacp in località Cardito che comunque versano in uno stato di totale inagibilità». E dunque tale posizione non sarebbe immediata. La questione però, mantiene i cittadini in pre allarme.

scritto da: romesinti alle ore 09:58 | link | commenti
categorie: roma, sgomberi
martedì, 13 gennaio 2009

Il nuovo prefetto di Roma Pecoraro: «A Roma non ci sono emergenze»

ROMA (28 novembre) - «Si continua a parlare di Roma perché fa notizia, ma per me in questa città non ci sono emergenze». Lo ha detto il nuovo prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro a conclusione dell'incontro a Palazzo Valentini con Carlo Mosca per il passaggio di consegne. «Per quanto riguarda i rom - ha aggiunto Pecoraro - fatemi arrivare, per me ancora non c'è ancora nessuna emergenza e non mi sento di parlarne. Del piano ne parleremo con il sindaco, oggi ne abbiamo parlato delle linee generali». 

Quanto all'impressione avuta nel suo primo giorno a capo della Prefettura di Roma Pecoraro ha detto: «Ho avuto un'ottima impressione, c'è una completa identità di vedute con i miei colleghi del ministero e con il sottosegretario Mantovano».

rom3Cortei. Sulla questione della regolamentazione dei cortei nella Capitale Pecoraro ha affermato: «Ci sono delle cose da disciplinare ma non la considero un'emergenza». Al margine della cerimonia il prefetto ha detto  di voler incontrare i segretari generali dei sindacati confederali: «Vedremo se sarà possibile fare qualcosa, ovviamente garantendo il diritto di manifestare ma tenendo anche ben presenti le esigenze dei cittadini».

Mosca. «Ho svolto un ruolo di garante dei diritti civili e sociali». Così Carlo Mosca, ormai ex prefetto di Roma, sintetizza l'operato del suo mandato. Mosca, al termine della cerimonia del passaggio di consegne, ha dichiarato di lasciare l'incarico «con spirito sereno e grande orgoglio. Ho svolto un servizio in favore di una città che ha tanti problemi e di cittadini che meritano grande rispetto». Quanto al nodo cortei, Mosca ha espresso l'auspicio che «il nuovo prefetto vari il regolamento sempre d'intesa con tutti i protagonisti della vita della città».

Mosca da prefetto aveva detto no alle impronte per i rom, alle espulsioni di massa e agli sgomberi dei campi nomadi; nei giorni scorsi il vice prefetto Maria Rosaria Ingenito aveva criticato la decisione del Viminale di rimuovere Mosca dall'incarico, definendolo «defenestrato per un pretesto qualunque».


scritto da: romesinti alle ore 18:52 | link | commenti
categorie: roma

Roma: emergenza rom: bisogna conciliare la solidarietà col rispetto delle leggi

roma
















Dieci righe pesanti e quattro punti programmatici. Due terzi di pagina su un documento di 109 cartelle, ma sufficienti per segnare un cambio di passo per la risoluzione dell’emergenza nomadi nella Capitale. Una svolta sulla questione rom che forse è sfuggita a molti osservatori, messa nero su bianco all’interno del Documento di programmazione finanziaria 2009-2011 del Comune appena approvato dalla giunta e che sta per approdare in Consiglio. I quattro punti su immigrazione e rom recitano così (pagina 59): «Creazione del circuito della seconda accoglienza; creazione di un sistema progettuale permanente finalizzato all’autonomia socio-lavorativa; promozione del reingresso assistito nei paesi di origine dei rom; normalizzazione della situazione dei campi nomadi autorizzati prevedendo lo spostamento dalla città in zone periferiche e dotate di servizi essenziali».

Mentre a pagina 104 del Dpf, nel paragrafo sulle “politiche per la sicurezza e la legalità” si legge: «Attuare, sulla base delle direttive del Commissario delegato per il superamento dell’emergenza nomadi, un piano per il contenimento e l’inclusione sociale delle popolazioni senza territorio attraverso programmi di bonifica e ristrutturazione degli insediamenti delle popolazioni nomadi e il progressivo sgombero, previa individuazione di aree disponibili alternative e la sistemazione dei minori, degli accampamenti illegali a partire dalle situazioni di maggior degrado». Il Campidoglio sembra quindi deciso a proseguire con la politica degli sgomberi degli insediamenti abusivi, unendola tuttavia a un piano per il contenimento e l’inclusione sociale dei rom. Bastone e carota insomma, bonifica dei campi illegali (o più degradati come il Casilino 900) e successivo spostamento fuori Roma, ma anche recupero sociale con operazioni sulla falsariga del censimento della Croce Rossa. O come quelle legate alla scolarizzazione di cui si parla a pagina 63 (paragrafo «politiche educative e scolastiche»): «Rientrano sempre nelle finalità legate al diritto allo studio anche la fornitura di libri di testo nonché la scolarizzazione rom da attuarsi mediante la costituzione di una cabina di regia che, monitorando il servizio, individuerà nuove linee strategiche per il raggiungimento dell’obiettivo». Un obiettivo da perseguire anche attraverso «la realizzazione di corsi a contenuto professionalizzante da proporre alla frequenza delle popolazioni nomadi», e una cabina di regia che dovrà ripensare il fallimentare e costoso modello di integrazione scolastica avviato dalle amministrazioni Rutelli e Veltroni. Ed è significativo che uno dei sei macroprogetti legati alla solidarietà reciti «risoluzione dell’emergenza dei senza fissa dimora e dei nomadi».
La cornice in cui collocare tutte queste azioni è ancora il «Patto per Roma sicura» firmato lo scorso 29 luglio da Comune, Provincia, Regione e Prefettura. Così come l’interlocutore di riferimento è sempre il prefetto nonché commissario straordinario per l’emergenza rom. E non è un caso che venerdì il sindaco Alemanno, in occasione del passaggio di consegne tra il vecchio inquilino di Palazzo Valentini Carlo Mosca e il nuovo Giuseppe Pecoraro, abbia subito affrontato la questione con il prefetto entrante indicando come priorità le situazioni nomadi e cortei. Per tornare al contenuto del Dpf, le dieci righe di pagina 104 si chiudono così: «In particolare occorre procedere all’individuazione dei soggetti destinatari di provvedimenti che impediscono la prosecuzione della loro presenza sul territorio, con particolare riferimento agli extracomunitari clandestini e ai cittadini comunitari che delinquono o sono pericolosi, per i quali andranno adottati rispettivamente provvedimenti di espulsione e di allontanamento». E qui sarà fondamentale il differente atteggiamento di Pecoraro rispetto al suo predecessore Mosca. «Stimo Mosca, lo conosco da molti anni ma io e lui abbiamo caratteri diversi». Parole, quelle del neoprefetto, che lasciano intuire un’inversione di marcia.

 

scritto da: romesinti alle ore 18:39 | link | commenti
categorie: roma

Foglio illustrativo delle attività del Coordinamento Nazionale dell'Opera Nomadi

Chi sono

Utente: romesinti
Nome: Romano Lil
Foglio illustrativo del Coordinamento Nazionale dell'Opera Nomadi

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